Il sistema finanziario sta affrontando la situazione più difficile dalla crisi del 2008. Le politiche monetarie espansive a base di liquidità senza fine e tassi di interesse prossimi allo zero non sono più in grado di sostenere il sistema, messo in crisi dalla diffusione del coronavirus che minaccia di minare alle fondamenta la crescita di tutti i paesi.

La situazione sul mercato è pressocché invariata rispetto agli ultimi giorni. Sembra che il bitcoin abbia trovato un buon supporto nel range di prezzo $ 8500 – 8700, dove sta cercando di stabilizzarsi (in mattinata la moneta ha stampato un nuovo minimo appena sotto gli $ 8500 sull’onda degli attacchi D-Dos subiti da bitfinex e Okex, risolti poi senza particolari problemi dalle popolari piattaforme). La capitalizzazione del mercato è attestata intorno ai 250 miliardi con la dominance del bitcoin al 64%.

Sui mercati tradizionali continua il bagno di sangue innescato dai timori di una pandemia a base di coronavirus. I principali indici mondiali in 2 giorni hanno lasciato sul terreno quasi il 10%, in un calo che per violenza ricorda quello dell’autunno del 2008. Anche il prezzo del petrolio è in calo, segno che gli investitori non credono in una ripresa della crescita nel medio termine. Addirittura l’oro sta scontando una correzione importante, dopo che nelle ultime settimane era cresciuto molto.

E questo è l’aspetto che forse spaventa di più: quando gli investitori hanno paura anche ad acquistare oro, significa che la situazione è dannatamente seria. Tuttavia se i principali indici azionari continueranno nella loro discesa all’inferno, è ragionevole aspettarsi che l’oro torni a correre avvicinandosi nuovamente ai 1700 dollari.

L’ultima speranza per i mercati azionari sono le banche centrali, che di certo proveranno a contenere i ribassi con una nuova imponente iniezione di liquidità (l’ennesima). Questa strategia avrà successo se ci saranno sviluppi positivi sul fronte coronavirus. Anche i tweet di Trump hanno smesso di sortire l’effetto “rinvigorente” sui mercati: a questo punto serve qualcosa di molto “più forte”.

E per il mercato crypto?

Nel medio lungo termine, un crash dei mercati azionari con una relativa recessione favorirà la crescita e lo sviluppo del bitcoin. Il probabile taglio dei tassi d’interesse della Federal Reserve sortirà lo stesso effetto.

Nel breve termine tuttavia, il bitcoin risentirà dell’ondata di panico che si sta riverberando nel sistema finanziario, poichè i fondi d’investimento e i grandi investitori liquideranno tutti gli asset percepiti come “rischiosi” e il settore crypto rientra a pieno titolo in questa categoria.

In futuro però, la domanda di un asset scollegato dal sistema finanziario tradizionale e non soggetto a inflazione come il bitcoin sarà inarrestabile (dopo l’halving il tasso d’inflazione del bitcoin scenderà all’1,8% annuo, al di sotto di tutti i target delle banche centrali mondiali).

Anche la misura estrema dell’helicopter money (ipotesi ventilata a Hong Kong con la distribuzione di 1200 dollari a ciascun residente) con la diffusione a pioggia di liquidità alla popolazione, verosimilmente avvantaggerà il bitcoin. Infatti buona parte di queste somme potrebbe confluire nel settore delle criptovalute.

Alla luce dello scenario odierno, non è da escludere un ulteriore calo del bitcoin che vada a ritestare il range di prezzo tra gli 8000/8200 dollari, avvicinandosi di molto al macro POC di lungo termine, che rappresenta il vero supporto chiave in questa fase.

Al contrario, se il bitcoin dovesse chiudere la candela giornaliera odierna sopra gli 8800 (MA 200 daily) dollari e nel corso del weekend riuscirà a tornare sopra i 9k, anche lo scenario tecnico di breve assumerebbe dei contorni decisamente più soddisfacenti.

Buon trading

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