Il trojan Cerberus è in grado di carpire i codici 2FA

Il trojan Cerberus è in grado di carpire i codici 2FA

La sicurezza informatica è un aspetto precipuo nell’attuale contesto, soprattutto in qualità di investitori che operano su piattaforme online e negli ultimi giorni due notizie ci hanno ricordato come queste tematiche siano sempre di stretta attualità.

Chi segue il blog sa bene che considero la sicurezza informatica un aspetto fondamentale (e spesso sottovalutato), tanto da aver dedicato un intero capitolo del mio libro a spiegare come proteggere i dispositivi e mettere in sicurezza gli account.

Torniamo alle due notizie che mi hanno convinto a scrivere questo approfondimento.

La prima è quella relativa all’hacking dell’exchange Kucoin, che ci ricorda quanto sia importante la scelta della piattaforma su cui operare (e le piattaforme che mi danno piena fiducia in tal senso si contano sulle dita di una mano).

Gli exchange dal punto di vista della sicurezza informatica, così come tutti i siti web e app, sono dei punti singoli di vulnerabilità e per tale ragione devono esser protetti adeguatamente.

Gli errori che si riscontrano più di frequente sono i seguenti:
  • custodia di una cospicua parte delle dotazioni di monete su hot wallet, che se non adeguatamente protetti sono un facile bersaglio (molto più sicura la custodia su cold wallet);
  • investimenti inadeguati sul miglioramento dell’architettura di rete e dei protocolli di sicurezza, che invece si dovrebbero appaltare a società leader di settore che garantiscano audit di sicurezza e test di penetrazione;
  • mancato coinvolgimento della comunità di hackers etici (white hat hackers), attraverso la creazione di bounty program per testare le vulnerabilità del sistema, come ha giustamente sottolineato oggi il Ceo di Bybit.
Fin qui comunque, parliamo di incidenti che generalmente sono coperti da assicurazione. Invece la seconda notizia di cui sopra, è quella che dovrebbe allarmarci molto seriamente.

 

Una vecchia conoscenza, il trojan Cerberus

Negli ultimi giorni è tornata alla ribalta la notizia secondo cui il noto Trojan Cerberus, comparso la prima volta a metà 2019, abbia raggiunto la capacità di exploitare (mi si conceda la “licenza poetica” da buon informatico) le app di autenticazione a 2 fattori.
 
Google ha lanciato il suo Authenticator come alternativa ai passcode monouso basati su SMS. Poiché i codici di Google Authenticator (e delle altre app che nel frattempo sono nate) vengono generati sullo smartphone di un utente e non viaggiano mai attraverso reti mobili non sicure, gli account online che utilizzano codici Authenticator come livelli 2FA sono considerati più sicuri di quelli protetti da codici basati su SMS.
 
Purtroppo sembra che la nuova versione di Cerberus sia in grado di carpire i codici 2FA abusando dei privilegi di accessibilità: in sostanza quando l’app è in esecuzione, il trojan riesce a ottenere il contenuto dell’interfaccia e a inviarlo al server command and control.
 
Pare che questa versione di Cerberus sia ancora in Beta test, ma potrebbe essere rilasciata presto. Intanto sulle versioni attualmente disponibili sui vari forum di hacking, gli esperti di sicurezza hanno rilevato la stessa ampiezza di funzionalità che si trovano nei trojan ad accesso remoto (RAT), una classe superiore di malware.
 
Queste funzionalità RAT consentono agli utilizzatori di Cerberus di connettersi in remoto a un dispositivo infetto, utilizzare le credenziali bancarie del proprietario per accedere a un conto bancario online e quindi utilizzare la funzionalità OTP di Authenticator per aggirare le protezioni 2FA sull’account, se presenti.
 
I ricercatori di ThreatFabric ritengono che il trojan Cerberus utilizzerà molto probabilmente questa funzione per aggirare le protezioni 2FA basate su Authenticator sui conti bancari online. Tuttavia, non c’è nulla che impedisca agli hacker di aggirare la 2FA su altri tipi di account, come le caselle di posta elettronica, account di social media, reti intranet e account sulle piattaforme di trading.
 
Storicamente, pochissimi gruppi di hacker e ancora meno ceppi di malware hanno avuto la capacità di aggirare le soluzioni di autenticazione multifattoriale (MFA).
 
Se tale funzione verrà implementata su Cerberus, questo inserirà il trojan bancario in una categoria d’élite di ceppi malware.
 
Le raccomandazioni per proteggersi da malware e trojan sono sempre le stesse: evitiamo di cliccare su link ricevuti via sms, social o posta elettronica (anche su link che arrivano da fonti ritenute attendibili, infatti oggi è molto diffusa la modalità di utilizzo di account personali violati, per diffondere link malevoli a tutta la lista di contatti/amici).
 
Per quanto riguarda la protezione dei nostri account di trading, in particolare quelli crypto data la natura particolare e non regolamentata del settore, è d’obbligo adeguare i settaggi di sicurezza e abilitare le whitelist per limitare la possibilità di prelievo solo ad alcuni indirizzi.
 
Stay safe.

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Cos’è il dollar index e perchè è importante per il bitcoin?

Cos’è il dollar index e perchè è importante per il bitcoin?

Recentemente l’indice del dollaro è balzato agli onori delle cronache anche per i traders e gli investitori nel settore crypto, grazie alla correlazione inversa che è emersa tra bitcoin e lo stesso dollar index. È palese dunque che l’andamento del dollaro impatta direttamente anche sul prezzo del bitcoin, ma non a tutti è chiaro come questo sia possibile. In questo approfondimento andremo ad analizzare proprio tale dinamica.

L’indice del dollaro indica il valore del tasso del dollaro rispetto a un paniere di valute. L’indice è stato lanciato nel 1973 e il suo valore iniziale era di 100,00 punti. Come puoi vedere, da quel momento non ci sono state variazioni significative: al momento della scrittura il valore del dollar index è di 92,98 punti, sui minimi degli ultimi 2 anni.

dollar index e bitcoin

Ma tutto ciò cosa ha a che vedere con il bitcoin?

Per capirlo, andiamo a sovrapporre l’andamento del dollar index (linea blu) con quello del bitcoin (linea rossa) dall’inizio del 2020. Quest’ultimo ha raggiunto il suo massimo per l’anno in corso intorno ai $ 12.400, ed eravamo al 18 agosto. L’indice del dollaro in quel momento era a circa 92,5 punti.

dollar index correlazione inversa con bitcoin

Il picco successivo del Bitcoin, con un falso breakout dei 12.000 dollari, è avvenuto il 1 settembre, con il dollar index a 92,14 punti. Successivamente, il dollaro ha attraversato una fase di leggera ripresa e il 9 settembre, contestualmente al raggiungimento di un massimo locale a 93,6 punti, il bitcoin ha scontato una violenta correzione aggiornando il suo minimo di breve medio termine a 9800 dollari. Infine, dal 14 settembre il dollaro ha mostrato nuovamente debolezza scendendo sotto i 93 punti e il bitcoin è tornato all’assalto degli 11000 dollari.

Siamo chiaramente in presenza di una correlazione inversa. In sostanza più alto è l’indice del dollaro, peggiori sono le performance del Bitcoin.

Coincidenza? Adesso andiamo a vedere quando l’indice del dollaro ha raggiunto il suo massimo nel 2020. Era il 9 marzo e il dollaro ha iniziato a palesare una notevole forza relativa, arrivando a sfiorare i 102 punti nei giorni successivi. Tutti ricordiamo dov’era il Bitcoin durante la prima metà di marzo.

Da inizio aprile poi, il dollaro è tornato a mostrare debolezza e il bitcoin ha iniziato la sua incredibile bull run. Abbiamo già visto infine come nelle ultime settimane questa dinamica si sia nuovamente riproposta . A fine agosto, con il dollar index al rialzo e il bitcoin in piena correzione, e il 9 settembre, con il dollaro in soffernza e il bitcoin in ripresa.

Ne consegue che il dollar index e il bitcoin hanno una correlazione inversa estremamente pronunciata.

Il motivo di questa dinamica ha un suo chiaro fondamento, da ricercare nella propensione al rischio degli investitori. Infatti l’indice del dollaro aumenta quando la propensione al rischio diminuisce, dunque tutti gli asset considerati rischiosi, come le azioni e il bitcoin, perdono valore (vi dice nulla la “recente” correlazione diretta tra indici azionari e bitcoin di cui parliamo spesso?).

Quando invece il dollaro si indebolisce e il suo indice di riferimento scende, magari per la legittima paura dei risparmiatori di una forte svalutazione a causa delle politiche monetarie espansive delle banche centrali, aumenta la propensione al rischio degli investitori e gli asset percepiti come rischiosi, ma che allo stesso tempo garantiscono ottimi rendimenti, tornano in auge.

Non c’è niente di buono in tutto ciò, ma questa è la realtà oggettiva che è stata determinata dall’arrivo degli investitori istituzionali sul mercato crypto (il processo è iniziato nel 2017 con il lancio dei primi BTC futures alla Chicago Mercantile Exchange).

Alla luce di quanto appena descritto, dovremo usare il dollar index alla stregua di un indicatore che può aiutarci a comprendere e “anticipare” l’andamento del bitcoin e delle principali criptovalute nel medio breve termine.

Buon trading.

 

 

 

 

 

 

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Binance Vs Coinbase: il confronto tra 2 delle migliori piattaforme del mercato

Binance Vs Coinbase: il confronto tra 2 delle migliori piattaforme del mercato

Binance e Coinbase sono due degli exchange più noti nel mondo del crypto trading. Con milioni di utenti in oltre 180 paesi, entrambi offrono ai propri utenti la possibilità di acquistare criptovalute utilizzando valute locali come la sterlina britannica (GBP) e l’euro (EUR). Andiamo ad analizzare le caratteristiche principali di entrambe le piattaforme.

Coinbase è stato creato nel 2012. Durante questo periodo, ha costruito il suo brand principalmente negli Stati Uniti prima di espandersi in tutto il mondo. Offre principalmente servizi di custodia e di cold storage e trading di criptovalute. La società ha attualmente un valore di $ 8 miliardi e si sta avviando verso la quotazione in borsa.

Binance è stata fondata nel 2017 dopo un’Initial Coin Offering (ICO) e nel giro di poco tempo è diventato il più grande exchange al mondo per volumi di scambio. Da allora, Binance ha integrato molti servizi nel campo del mining, dello sviluppo di blockchain e persino nella finanza decentralizzata (DeFi).

In questo articolo effettueremo un confronto tra Binance e Coinbase, concentrandoci principalmente sulle caratteristiche delle loro piattaforme per l’acquisto di criptovalute utilizzando le valute a corso legale locali. Lo faremo rispondendo a sei domande con le quali assegneremo un punteggio a entrambe le piattaforme.

1. Quali sono le opzioni per l’acquisto di criptovalute?
Sia Binance che Coinbase supportano l’uso di bonifici bancari, così come di carte di credito, carte di debito e persino di servizi bancari locali.
PUNTEGGIO – Binance 1 – Coinbase 1

2. Quanto sono le commissioni sulle carte di credito?
Binance addebita uno spread dell’1% e una commissione del 2% per ogni transazione. Coinbase presenta uno spread dello 0,5% sugli acquisti di criptovaluta, che è la metà del tasso di spread su Binance, ma addebita anche una commissione del 3,99%, che è quasi il doppio del tasso di Binance.

PUNTEGGIO – Binance 1 – Coinbase 0

3. Quali sono le opzioni di prelievo disponibili?
Sia su Binance che su Coinbase è possibile prelevare tramite bonifico bancario. Ciò che li differenzia è la seconda opzione per i prelievi: Binance utilizza Advcash, mentre Coinbase utilizza PayPal. Ogni servizio ha i suoi pro e contro, rivelandosi comunque un’ottima soluzione.
PUNTEGGIO – Binance 1 – Coinbase 1

4. Fino a quanto posso prelevare?
Su Binance gli utenti possono prelevare fino a € 200.000 al giorno tramite bonifico bancario. Su Coinbase, il limite di prelievo giornaliero su PayPal è di £ 20.000. Coinbase offre anche un’opzione di bonifico bancario per i prelievi e, sebbene non dichiarato esplicitamente, gli utenti di Coinbase Pro possono prelevare fino a $ 25.000 al giorno. In ogni caso, il limite di prelievo di Binance fa impallidire Coinbase.
PUNTEGGIO – Binance 1 – Coinbase 0

5. Cosa puoi fare con le tue criptovalute sulle due piattaforme?
In poco tempo Binance ha creato un vasto ecosistema di servizi, rivelandosi una delle realtà più dinamiche del settore. L’offerta di crypto trading varia dai mercati spot, al margin trading fino ai derivati come i futures. Si possono utilizzare le proprie criptovalute anche in servizi di staking e lending, per guadagnare anche se non si fa trading. Sebbene Coinbase sia principalmente un wallet online che dà la possibilità di acquistare criptovalute, offre anche l’exchange Coinbase Pro, che però presenta degli strumenti e delle funzionalità di base che se possono andar bene per un principiante, non soddisfano le esigenze di un trader esperto.
PUNTEGGIO: Binance 1 – Coinbase 0

6. Custodia e cold storage
Coinbase nasce come wallet online e negli Stati Uniti è assurto a servizio di custodia per gli operatori istituzionali che investono nel mercato crypto. Inoltre la piattaforma offre gratuitamente il servizio Vault (cassaforte), un cold storage dove le monete depositate sono assicurate. Non a caso Coinbase è uno dei pochi exchange del settore a non aver mai subito un attacco di sicurezza informatica (o, per meglio dire, nessun attacco è mai andato a buon fine). Binance, nonostante sia una piattaforma dall’eccellente architettura di rete che garantisce la massima efficienza dal punto di vista della sicurezza informatica, non ha ancora implementato un servizio di cold storage.
PUNTEGGIO: – Binance 0 – Coinbase 1

PUNTEGGIO FINALE: Binance 5 – Coinbase 3

In conclusione, parliamo di due delle migliori piattaforme del mercato crypto, che offrono il massimo dell’affidabilità dal punto di vista della sicurezza e garantiscono ottimi volumi di scambio. Tuttavia, in relazione all’esperienza di trading e alla capacità d’innovazione, Binance ha decisamente una marcia in più confermandosi una delle migliori realtà del settore, in grado di fornire aggiornamenti costanti e di interpretare al meglio le innovazioni, all’interno di un settore che corre veloce e fa dell’innovazione una delle sue caratteristiche principali.

 

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Diversificazione di un portafoglio d’investimento: quanto è importante?

Diversificazione di un portafoglio d’investimento: quanto è importante?

Per diversificazione intendiamo la distribuzione del rischio legato all’investimento, in attività o asset class che hanno una relazione debole o assente. Il famoso detto “non mettere tutte le uova nello stesso paniere” rende bene l’idea e riflette in modo inequivocabile il principio di fondo di uno dei più importanti strumenti nell’arsenale di ogni investitore che si rispetti.

C’è una persona al mondo che può essere giustamente definita il “re della diversificazione“: questo è Warren Buffet. È l’unica persona nella top ten di Forbes che ha fatto fortuna solo attraverso attività di investimento. Il suo portafoglio di investimenti comprende una cinquantina di società appartenenti a settori diversi. Anche se, per assurdo, le azioni di dieci società dovessero  scendere di prezzo contemporaneamente, Buffet subirà sì delle perdite relative, ma non rischierà la bancarotta.Warren Buffet

Un altro noto investitore che merita attenzione è Bill Gates. Probabilmente quando si sente questo nome viene subito in mente Microsoft, di cui Gates è co-fondatore. I suoi primi profitti, che gli hanno permesso di diventare uno degli uomini più ricchi del mondo, provengono proprio da Microsoft. Dal 2001 Gates ha venduto buona parte delle sue partecipazioni e nel 2014 infatti possedeva solo il 4% delle azioni Microsoft. Nel 1995, Gates ha creato il fondo d’investimento Cascade Investments, gestito da Michael Larson. Secondo lo stesso Larson, la strategia di Buffett è senza dubbio tra le più profittevoli e infatti il fondo è strutturato su un piano conservativo simile: buy and hold. Il portafoglio di investimenti del fondo comprende oltre trenta società di vari settori.

In entrambi gli esempi, viene effettuata una selezione accurata e meticolosa delle attività sottostanti, poiché la base del portafoglio di investimenti è la diversificazione del rischio. Numerosi fattori possono influenzare il prezzo delle azioni delle società: crisi finanziarie, rapporti trimestrali, conflitti politici, catastrofi naturali e fattore umano. Sia che il tuo portafoglio sia di $ 100 che di $ 1 milione, i rischi potenziali dovrebbero essere sempre mitigati. Il principio di fondo è quello secondo cui i capitali degli investitori confluiscono costantemente da un settore all’altro; quindi quando un settore soffre, un altro ne trae beneficio.

 

Come diversificare il rischio

L’infezione da coronavirus ha causato l’inizio della crisi del 2020. Quasi tutti i settori dell’economia hanno avuto pesanti contraccolpi e tra i più colpiti abbiamo il settore energetico, finanziario, manifatturiero, turistico e al dettaglio. Le azioni delle società di questi settori, ovviamente, hanno subìto ingenti perdite e in alcuni casi non si sono ancora riprese. Il tasso di disoccupazione è aumentato in tutto il mondo e molti analisti prevedono un decremento del il PIL mondiale del 6% nel 2020, il che sarebbe un record (negativo) assoluto.

Tuttavia dobbiamo considerare anche quelle aziende e società che, nonostante la pandemia, hanno continuato a garantire buone performance e chiaramente stiamo parlendo delle compagnie IT e dell’high tech:

  • Rivenditori online: Amazon, Ebay, Alibabà e altri
  • Servizi di streaming: Netflix, Twitch e altri
  • Ristoranti e servizi di home delivery: Papa John’s, Mc Donald’s e altri
  • Sviluppatori di videogiochi: Activision Blizzard, Electronic Arts e altri
  • Comunicazioni online: Zoom, Facebook, Snapchat e altri;
  • Produttori hardware e software: Intel, AMD, Nvidia, Microsoft e altri.

Inoltre, anche l’oro si è rafforzato nei confronti del dollaro, in quanto viene tradizionalmente considerato un bene rifugio contro le incertezze del mercato azionario e l’inflazione. I prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio, sono scesi drammaticamente seguiti dalle azioni delle società minerarie e di raffinazione.

Per comprendere i reali vantaggi della diversificazione del rischio, diamo un’occhiata a 2 semplici esempi nel mercato reale. Comporremo idealmente due portafogli di investimento, ciascuno da $ 10.000, per un periodo che va dal 1 ° gennaio al 1 ° giugno 2020, ovvero durante uno dei momenti più difficili degli ultimi anni. Poi ne confronteremo le relative performance.

OPZIONE 1: Brent crude oil e azioni dell’American Express. Importo totale dell’investimento $ 10000 ($ 5000 per ogni asset).

Nel periodo di riferimento, il Brent è sceso del 44% da $ 66,5 a $ 37,2, mentre le azioni American Express sono scese del 25,2%, da $ 126,2 a $ 94,5. Per gli investimenti nel Brent il portafoglio ha perso $ 2.200 e per la parte relativa alle azioni AE $ 1.260. La perdita totale è di $ 3460 o del 34,6%. Allo stesso tempo, il massimo drawdown nel conto ha superato in due occasioni il 50%: il 18 marzo ha raggiunto il -54,5% e il 22 aprile il -55,5%. Potresti mai reagire con calma a questa eventualità? Improbabile. E il risultato finale di meno $ 3460 nel conto trading difficilmente può essere definito qualcosa di piacevole.

OPZIONE 2: Diversifichiamo un po’ il nostro portafoglio. Al Brent e alle azioni American Express aggiungiamo quelle della Activision Blizzard e infine oro e bitcoin. Investimento iniziale sempre di $ 10000 ma questa volta ripartito in $ 2000 su ogni asset.

  • Il Brent è sceso del 44% da $ 66,5 a $ 37,2, registrando una perdita di $ 880.
  • Le azioni American Express sono scese del 25,2%, passando da $ 126,2 a $ 94,5. Perdita netta di $ 504.
  • Le azioni di Activision Blizzard sono aumentate del 25,4%, da $ 58,7 a $ 73,5.  Profitto di $ 508.
  • L’oro è aumentato del 15%, da $ 1,517 a $ 1,744, per un profitto di $ 300.
  • Infine il bitcoin è cresciuto del 45,9%, da $ 7,150 a $ 10,429, per un profitto di $ 918.

Il rendimento totale del portafoglio è stato di $ 342 o 3,42%. Come puoi vedere, il risultato è significativamente diverso da quello del primo caso. Se ritieni che il 3,42% non sia un profitto così grande in un arco temporale di 5 mesi, ricordiamoci che stiamo parlando di uno dei periodi più difficili nella storia dell’economia mondiale contemporanea e nonostante tutto il portafoglio è stato in grado di generare una piccola plusvalenza. Certo, vi sono stati dei momenti di drawdown, ma non così impattanti come quelli del primo esempio. Il massimo drawdown del portafoglio dell’opzione 2 si è verificato il 13 marzo, durante il periodo del crollo generale dei mercati finanziari, ed è stato del 28,18% (circa la metà se paragonato al caso 1). Il risultato è palesemente diverso.

 

Gli errori nella diversificazione

L’errore principale che spesso si riscontra nella composizione di un portafoglio è proprio la mancata diversificazione. Ad esempio, un portafoglio d’investimento composto da varie criptovalute difficilmente si potrà considerare diversificato, poiché parliamo di un’asset class in cui tutte le monete hanno un’elevata correlazione con il bitcoin. La situazione è la medesima anche nei mercati tradizionali. Investire in Papa John’s, McDonald’s e Subway non è una diversificazione, perché tutte le società appartengono allo stesso settore. Caso diverso se, oltre alle criptovalute o alle azioni di società di uno stesso settore, il portafoglio si compone anche di asset riconducibili ad altri settori.

Le regole principali per una corretta diversificazione

Abbiamo già visto come durante la fase di due diligence e di creazione del portafoglio sia essenziale contemplare una corretta diversificazione, al fine di mitigare il rischio a cui ci esporremmo con la concentrazione del capitale in poche asset classes, magari dello stesso settore.

Quando ad esempio investi nel mercato azionario, prova a scegliere società e start up sottovalutate, giovani e promettenti. Il principio dell’investimento di valore (Value Investment) è spesso applicato dal noto investitore Warren Buffett. Nel 2008 durante la crisi del sistema bancario, tutti gli investitori hanno scientemente evitato di acquistare azioni di banche e altri istituti finanziari. Warren Buffett invece scelse le azioni delle banche più sottovalutate, al di sotto del loro valore contabile, e le acquistò. Tali opportunità sono difficili da trovare in un momento di calma, tuttavia durante periodi di crisi sono occasioni che si presentano spesso e non vanno assolutamente mancate. Scegli diversi settori dell’economia: produzione all’ingrosso, vendita al dettaglio, edilizia, medicina, società IT, fondi di investimento. La quota di portafoglio riservata a ogni asset class non deve mai superare il 20/25%.

I limiti delle strategie di diversificazione

Chiaramente la diversificazione non è la panacea di tutti i mali e da sola non può essere sufficiente a garantire ottime performance. Esistono numerose strategie individuali, per il trading e per il risk management all’interno di una società d’investimento. Spesso nuove strategie si sviluppano in seguito a eventi negativi (leggasi ad esempio lo shock sistemico innescato dal Covid-19), palesando l’inefficacia dei vecchi metodi.

Non esiste un modello ideale per la diversificazione del rischio, ma una strategia diversa per ciascun caso. Il compito della diversificazione infatti è quello di ridurre le potenziali perdite. C’è un famoso detto che spiega al meglio la situazione: “Speriamo per il meglio, ma ci prepariamo per il peggio“.

Anche il modello di diversificazione più semplice può assolvere egregiamente il suo compito.

Come iniziare a diversificare il proprio portafoglio

La diversificazione è dunque uno strumento utile a ridurre il rischio e le potenziali perdite. Tuttavia non sostituisce in alcun modo un’attenta analisi in fase di due diligence delle asset classes in cui si decide di investire. Se questa valutazione non viene eseguita meticolosamente, allora anche le strategie e i modelli più sofisticati di diversificazione saranno inefficaci.

Sarà fondamentale bilanciare adeguatamente le attività sottostanti rischiose con quelle protettive, scegliendo da sei a otto classi di asset su cui investire. Seguendo queste semplici regole, la probabilità di scontare una perdita superiore al 10% si riduce sensibilmente e le opportunità di guadagno saranno molto più elevate rispetto a quando si investe in un solo settore.

Dopo aver selezionato gli asset è necessario determinare il punto di ingresso corretto, ovvero cercare di acquistare al prezzo più basso, coerentemente con lo scenario di mercato. L’analisi tecnica può contribuire a individuare il prezzo d’ingresso ottimale per una determinata fase.

Se vuoi avvicinarti ai successi di Warren Buffett e Bill Gates che abbiamo illustrato nella prima parte dell’articolo, allora devi familiarizzare con le strategie e i modelli di diversificazione. Non importa quale sia la dimensione del tuo portafoglio d’investimento; è necessario valutare adeguatamente i rischi per qualsiasi importo utilizzato. Le crisi, i disastri naturali, i disordini all’interno di paesi sovani, i rapporti trimestrali delle società quotate in borsa, sono tutti eventi difficili da prevedere. Quindi assicurati di gestire adeguatamente i rischi in anticipo.

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Grayscale: il Bitcoin è la nuova riserva di valore mondiale

Grayscale: il Bitcoin è la nuova riserva di valore mondiale

La crisi di liquidità generata dai lockdown per contrastare la diffusione del covid-19 ha portato in recessione l’economia globale. Dopo i timidi tentativi di reazione a inizio marzo a base del taglio dei tassi d’interesse (armi spuntate a causa delle politiche monetarie espansive dell’ultimo decennio), i governi e le banche centrali ben presto hanno realizzato che le misure di stimolo da mettere in campo avrebbero dovuto essere di ben altro tenore. Infatti a oggi l’iniezione di liquidità nel sistema finanziario ha raggiunto i livelli record di $ 255 trilioni, pari al 350% del Pil mondiale.
 
Non c’è altra soluzione per favorire la ripresa dell’economia mondiale e ormai appare evidente che queste politiche monetarie e fiscali “accomodanti” saranno portate avanti anche nel medio lungo termine. Diversamente il rischio di una deflazione, che è proprio ciò che si sta cercando di evitare con le misure di stimolo in atto, si farà sempre più concreto.
 
In tale contesto, questo Quantitative Easing estremo favorirà nel lungo termine un aumento dell’inflazione e della svalutazione delle principali valute fiat e una simile dinamica appare già evidente in quei paesi in via di sviluppo come l’Argentina, il Libano e lo Zimbawe, che stanno vedendo le rispettive valute nazionali falcidiate dall’iper-inflazione.
 
Ragionevolmente nei prossimi mesi risparmiatori e investitori andranno alla ricerca spasmodica di quelle asset class che gli garantiscano di proteggere e al tempo stesso di remunerare il capitale. La crisi finanziaria attuale ha modificato nel profondo i vecchi schemi finanziari, infatti fino a qualche mese fa i Treasury americani (come i bond statali più solidi) assolvevano egregiamente questa funzione. Tuttavia il crash finanziario di marzo, i tassi d’interesse prossimi a finire in territorio negativo e lo spettro dell’inflazione, hanno palesato come non sia più premiante investire in titoli di stato “sicuri”.
 
In tale ambito, il bitcoin sta emergendo chiaramente come una nuova asset class per la riserva di valore. Sono settimane ormai che su Bloomberg e nei report dei principali asset manager e fondi d’investimento leggiamo valutazioni in tal senso e il motivo è ovvio: a fronte del QE messo in campo dalle banche centrali, il Bitcoin (BitfinexUSD) con l’halving di lunedì 11 maggio ha concretizzato in pieno la sua natura deflattiva e posto in essere il Quantitative Tightening con il dimezzamento dell’offerta monetaria futura e la relativa riduzione del tasso d’inflazione annuo che per la prima volta è all’1.8%, ben al di sotto del target delle principali banche centrali.
 
Nella video analisi al termine dell’articolo abbiamo approfondito tutti questi aspetti, analizzando nel dettaglio il report che il fondo Grayscale ha inviato ai suoi investitori, dove oltre a mettere in luce le dinamiche appena descritte ed evidenziare il nuovo ruolo del bitcoin all’interno del panorama finanziario, l’analista di Grayscale ha effettuato anche un interessantissimo parallelo con l’oro. Non esagero affermando che le conclusioni a cui giunge l’autore sono a dir poco sorprendenti.
 
Infatti oltre a definire l’oro letteralmente “ingombrante”, nel report si sottolinea come il ritorno all’utilizzo del metallo giallo come riserva di valore mondiale, significherebbe andare contro la tendenza alla digitalizzazione e al progresso tecnologico in corso. Il contesto economico internazionale oggi richiede un denaro digitale, portatile e accessibile a tutti, mantenendo allo stesso tempo le qualità di una riserva di valore a lungo termine.
 
Parole chiarissime e inequivocabili pronunciate da uno dei più grandi fondi d’investimento al mondo.
 
La definitiva consacrazione del bitcoin nel panorama finanziario internazionale.
 

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Cos’è il COT report e come va interpretato

Cos’è il COT report e come va interpretato

Il Commitment Of Traders Report è una pubblicazione settimanale che mostra le partecipazioni aggregate delle diverse tipologie d’investitori nel mercato dei futures negli Stati Uniti. Pubblicato ogni venerdì dalla Commodity Futures Trading Commission (CFTC) il COT report è un’istantanea dell’impegno dei traders dal martedì della settimana corrente. Il rapporto fornisce agli investitori informazioni aggiornate sulle operazioni nei mercati dei futures e ne aumenta la trasparenza. Viene utilizzato da molti investitori come segnale operativo.

 

  • Il COT report è una pubblicazione settimanale che mostra le partecipazioni aggregate dei partecipanti al mercato dei futures.
  • I traders possono utilizzare il report come segnale per valutare se assumere posizioni long o short nella loro operatività.
  • Al suo interno contiene 4 tipi di rapporti: il Legacy, Supplemental, Disaggregated e Traders in financial futures.

Come interpretare il COT report

Il COT report risale al 1924, quando l’U.S. Department of Agriculture’s Grain Futures Administration pubblicò il primo rapporto relativo alle attività di hedging (copertura) e speculazione sul mercato dei futures. Nel 2000 le autorità finanziarie hanno deciso di pubblicare il rapporto a cadenza settimanale.

Le informazioni contenute nel COT report vengono raccolte e controllate tra il martedì e il giovedì della settimana corrente e pubblicate il venerdì. Abbiamo visto come l’intento del rapporto sia quello di aiutare gli investitori a comprendere le dinamiche all’interno di un mercato estremamente complesso e variegato, come quello dei futures.

Tuttavia non va commesso l’errore di sopravvalutare questo strumento. Consideriamolo solo per quello che è, cioè una raccolta di dati statistici per gli investitori e per lo studio delle tendenze dei prezzi nel mercato dei futures.

Detto questo, una delle evidenti criticità del documento è la scarsa trasparenza: infatti il report nasce per promuovere la trasparenza sui mercati futures ma le regole che ne governano la redazione sono molto poco trasparenti. Ma all’interno delle varie categorie d’investitori elencate nel rapporto, non è possibile sapere a quale entità siano riconducibili tali posizioni.

Ad esempio, i traders sono classificati come Commercial o Non Commercial e questo vale per tutte le posizioni relative a ogni singola materia prima. Ciò significa che una compagnia petrolifera, che ragionevolmente avrà una piccola posizione di copertura (hedging) e una posizione speculativa più consistente sul petrolio greggio, risulterà con entrambe le posizioni all’interno della categoria Commercial. In parole povere, anche i dati disaggregati in realtà sono troppo aggregati per rappresentare con precisione il mercato.

A tal proposito continuano a esserci molte richieste in merito alla pubblicazione di dati più dettagliati, ma al momento l’ipotesi sembra lontana. Inoltre nonostante questi limiti evidenti, molti operatori sono concordi sul fatto che dati parziali sono meglio di niente.

Tipologie di report

Come accennato in precedenza, il rapporto COT contiene quattro diversi tipi di rapporti.

Legacy

Il Legacy COT è il rapporto con cui i traders hanno più familiarità. Suddivide l’Open Interest di tutti i principali contratti. Il COT legacy mostra semplicemente il mercato di un determinato prodotto o materia prima, suddiviso in posizioni long, short e spread per gli operatori Non Commercial, Commercial e non-reportable positions (piccoli investitori). Viene fornito l’Open Interest totale con la variazione rispetto al report precedente.

Il Legacy report offre una panoramica di ciò che pensano i principali partecipanti al mercato e aiuta a determinare la probabilità che una tendenza continui o finisca. Se ad esempio le posizioni long Commerciali e Non Commerciali sono in aumento, questo è un segnale rialzista per il prezzo della merce sottostante.

Supplemental

Rapporto specifico per contratti futures su materie prime agricole, dunque non significativo ai fini della nostra operatività.

Disaggregated

Questo rapporto fornisce un quadro più dettagliato dei partecipanti al mercato dei futures, suddividendo i Commercial traders in produttori, grossisti, rivenditori e utenti finali. I Non Commercial traders sono suddivisi tra grandi speculatori e Other Reportables. Attraverso questi dati è possibile avere il quadro di cosa pensano gli investirori coinvolti direttamente nei business correlati al prodotto/materia prima di riferimento (Commercial traders) rispetto agli investitori speculativi il cui unico obiettivo è il profitto (Non Commercial). Il disaggregated report è stata una risposta (parziale) alle critiche relative alla scarsa trasparenza del COT report.

Traders in Financial Futures

La parte conclusiva del COT report. Questa sezione delinea diversi contratti come titoli del Tesoro USA, azioni, valute ed euro. Come per gli altri, ci sono quattro diverse classificazioni in questo rapporto: dealer/intermediario, gestore patrimoniale/ istituzionale, fondi speculativi e other reportables.

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Ma davvero la volatilità penalizza il bitcoin?

Ma davvero la volatilità penalizza il bitcoin?

La vulgata vuole che la volatilità dei prezzi sia uno dei motivi principali per cui Bitcoin non ha ottenuto una maggiore adozione da parte del pubblico mainstream. Ma è davvero così?

La realtà tuttavia potrebbe essere molto diversa: infatti come suggeriscono i grafici allegati, molte persone in passato sono state attratte dal Bitcoin proprio grazie alle sue oscillazioni selvagge.
 
Sia su Google che su Baidu (principale motore di ricerca in Cina) le ricerche relative alla parola chiave “Bitcoin” registrano un deciso aumento proprio durante i principali movimenti del prezzo (al rialzo quanto al ribasso).
 
bitcoin su google
Per me che sono nel campo del trading e della divulgazione di bitcoin da anni, è sempre stato un concetto molto chiaro: alla maggioranza delle persone, la cosa piaccia o meno, non interessa nulla di Lightning network o di Schnorr signatures, in quanto molti sono interessati quasi esclusivamente al prezzo.
 
Bitcoin su Baidu
A riprova di questa tesi c’è il supporto dei dati di analytics del mio blog o gli insights degli articoli scritti per le testate con cui collaboro, come Cointelegraph o Investing: i pezzi che hanno avuto il maggior numero di lettori, sono proprio quelli relativi all’analisi tecnica e fondamentale del bitcoin e del prezzo.
 
Un esempio lampante di queste dinamiche è avvenuto a fine 2017, quando Coinbase è diventata letteralmente l’app più popolare sull’Apple Store, mentre Bitcoin e diverse altre criptovalute guadagnavano i massimi storici.
 
O, più recentemente, l’annuncio di molti exchange del settore che hanno rilevato aumenti considerevoli nelle iscrizioni degli utenti dopo il crash di metà marzo.
 
Quindi al netto dei vari Taliban, dobbiamo capire che la volatilità del prezzo del bitcoin e delle criptovalute è proprio la caratteristica che rende estremamente appetibile il mercato.
 
E fin quando gli swing selvaggi delle quotazioni continueranno ad attirare nuovi partecipanti e investitori, rendendo così i network più solidi, i primi a beneficiare di questo scenario saremo proprio noi già coinvolti nel mondo crypto.
 
 
 

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Rischio di una depressione mondiale sempre più concreto

Rischio di una depressione mondiale sempre più concreto

I mercati finanziari stanno attraversando una fase erratica. I dati sulla disoccupazione negli Stati Uniti sono terribili e molto presto avremo statistiche simili nei principali paesi europei.

Il petrolio tenta di recuperare stabilmente i 30 dollari e il tentativo degli Usa di rialzare il prezzo va letto in ottica di sostegno alle aziende produttrici di shale oil, la cui produzione non è sostenibile agli attuali prezzi al barile. Ragionevolmente gli sviluppi degli ultimi giorni porteranno a più miti consigli i vari attori in campo e presto si raggiungerà un accordo sui livelli di produzione tra i membri opec e i non opec members.

Gli indici azionari sembrano essersi stabilizzati sugli attuali livelli di prezzo con un’attenuazione della volatilità. Ormai appare chiaro come i mercati abbiano già scontato l’effetto coronavirus e siano legati esclusivamente alle stime sui livelli di produzione (e di guadagno) delle varie società quotate.

Ovviamente il covid19 incide indirettamente su questo aspetto, infatti l’ibernazione economica mondiale è complementare alle misure di contenimento del virus che vanno a incidere sulle stime dei livelli di produttività nei prossimi trimestri.

Come ho già spiegato nella diretta di martedì (https://www.youtube.com/watch?v=4LnaJocsVn8&t), un’estensione dei lockdown potrebbe avere degli effetti irreversibili sulle economie interne dei paesi coinvolti e le misure di sostegno finanziario messe in campo dalle banche centrali potrebbero non essere più sufficienti a contenere lo shock per la sopravvenuta “morte cerebrale” dell’economia. Le prossime settimane saranno decisive in tal senso.

E il bitcoin come si sta adattando al contesto economico?

Il bitcoin negli ultimi giorni ha ridotto significativamente la sua relazione con gli indici azionari e la recente price action conferma questo trend. Anche se il mancato superamento dei 7000 dollari di ieri con rigetto immediato, conferma ancora come i volumi attuali non consentano dei breakout decisivi. Anzi se andiamo ad osservare nel dettaglio l’andamento del bitcoin durante gli ultimi 2 weekend, scopriremo che in entrambi i casi la moneta è andata a cercare il bottom di breve, sempre all’interno della figura evidenziata nel grafico (triangolo ascendente) e sostenuta dalla trendline che unisce i minimi crescenti dal dump di inizio marzo.

btc/usd

Dunque lo scenario più probabile nelle prossime ore è quello di un retest della suddetta trendline in area $ 6200/6300, anche se non è da escludere che il bitcoin trovi il bottom sul livello statico $ 6400/6500, vecchia R1 nel movimento iniziato lunedì. Questi livelli potrebbero fornire ottime opportunità di trading di breve qualora arrivassero delle conferme da parte degli indicatori tecnici e dagli oscillatori in oversold.

Lo scenario alternativo è quello di un breakout tecnico dei 7000 dollari accompagnato da volumi in aumento e a qual punto si dovranno valutare i nuovi livelli di prezzo statici e dinamici su cui effettuare gli ingressi.

Nel Rally Trading Club stiamo sfruttando da giorni questi movimenti all’interno del trading range del bitcoin per mettere a segno delle operazioni dagli ottimi rendimenti. In questi giorni potete unirvi al Club sfruttando il 70% di sconto sull’annuale

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Ci vediamo a bordo! 

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Rischio crisi finanziaria: Quale scenario ci aspetta?

Rischio crisi finanziaria: Quale scenario ci aspetta?

L’ombra di una crisi economica si fa sempre più ingombrante e la giornata di ieri è stata piuttosto indicativa in relazione agli sviluppi che potremmo avere nelle prossime settimane.

I mercati si aspettavano un sostegno delle banche centrali e infatti dopo il taglio dei tassi d’interesse della banca centrale australiana, i principali indici hanno reagito positivamente. Poi è arrivato il turno della Federal Reserve, che ha tagliato i tassi dello 0,5% e Wall Street è sprofondata al -3%. Questa potrebbe sembrare una contraddizione, infatti il taglio dei tassi d’interesse è una misura positiva nell’ottica dei mercati, poiché prelude a nuova liquidità in arrivo e crescita.

Ma se analizziamo bene il contesto in cui la decisione è maturata, in realtà c’è poco di cui rallegrarsi. Infatti la misura è stata introdotta in seguito a una riunione straordinaria e con l’unanimità del board.

Consideriamo anche come il taglio di mezzo punto dei tassi sia una misura che sottintende grande preoccupazione. Infatti l’ultima volta che si è verificata una situazione simile è stato nel 2008 in piena crisi finanziaria mondiale.

Gli investitori dunque hanno riscontrato un’analogia e si sono spaventati. Volendo fare una metafora che ben si adatta allo scenario attuale, è come se ci rivolgessimo al nostro medico perché ci sentiamo poco bene e lui decidesse di mandarci direttamente in terapia intensiva, magari allertando anche il parroco per il sacramento dell’estrema unzione, perché forse a breve ne avremo bisogno.

Un’altra tegola arriva dai rendimenti dei Treasury a 10 e 30 anni, con nuovi minimi storici a 1,02% e 1,64%. Per avere un metro di paragone, durante la crisi del 2008 i rendimenti dei buoni del tesoro americano a 10 e 30 anni erano rispettivamente al 2,08% e 2,53%.

rendimenti titoli del tesoro Usa

L’oro è scambiato stabilmente sopra i 1600 dollari e nelle prossime settimane potrebbe riprendere il suo rialzo, come si evince dal grafico impietoso che mostra il rapporto tra l’indice Dow Jones e l’oro.

Dow Jones - Gold ratio

 
Le prossime settimane saranno incandescenti e nelle ultime ore sta diventando chiaro che le misure messe in campo dai vari governi per contenere il coronavirus, potrebbero impattare ancora più drammaticamente sull’economia.
 
In Giappone dopo la chiusura delle scuole il governo ha annunciato che distribuirà $ 80 al giorno alle famiglie per non andare a lavoro e restare a casa con i figli. Secondo caso di Helicopter money dopo Hong Kong insomma. Anche in Italia il governo ha annunciato la chiusura delle scuole almeno fino a metà marzo.
 
In tale contesto, le politiche monetarie delle banche centrali a sostegno del sistema finanziario si faranno sempre più aggressive. Questa sembra essere l’unica soluzione per evitare il collasso del sistema (come del resto è chiaro dalla crisi del 2008 che ha evidenziato i problemi strutturali dell’economia mondiale, tutt’altro che risolti).
 
La problematica principale però, è che dopo un decennio di politiche monetarie espansive le banche centrali hanno le armi spuntate, infatti con i tassi d’interesse già ai minimi e i vari Quantitative Easing e Repo la base monetaria è già alle stelle.
 
Ma l’unica soluzione attualmente percorribile, congiuntamente a politiche fiscali più elastiche, sembra essere proprio quella di continuare a stampare denaro con l’auspicio che questa volta sia distribuito direttamente alle famiglie e ai consumatori (e non ai soliti noti banche in primis), attraverso politiche di Helicopter money.
 
La speranza è che queste politiche consentano di arginare la crisi e lo spettro della recessione. Purtroppo questo non è affatto scontato.
 

E il Bitcoin?

Nelle ultime 24 ore la situazione sul mercato crypto è sostanzialmente invariata. Il bitcoin continua a perseverare nel suo tentativo di consolidamento sopra la Daily Moving Aaverage 200, dopo aver tentato timidamente di riportarsi sopra i 9000 dollari.
 
La volatilità ai minimi da circa una settimana e il trading range che si va restringendo sempre di più, verosimilmente presto daranno luogo a un movimento impulsivo che andrà a stravolgere il quadro tecnico di breve in maniera significativa.
 
È importante sottolineare come nel momento in cui ieri la Fed ha annunciato il taglio dei tassi, il bitcoin ha registrato un picco di volatilità all’interno di una giornata sostanzialmente piatta.
Questo ci dimostra ancora una volta la forte influenza dei mercati tradizionali sul Bitcoin e più in generale su tutto il comparto crypto. Considerata l’attuale scenario, se sui mercati finanziari non avremo ulteriori movimenti estremi è ragionevole aspettarsi un nuovo tentativo del bitcoin di riguadagnare i $ 9000.
 
Consideriamo anche come la quotazione sia alle prese con il POC del 2020, area in cui compratori e venditori tendono a raggiungere l’equilibrio come si evince plasticamente dalla price action degli ultimi giorni.
 
btc usd daily
Dal punto di vista dei fondamentali abbiamo due notizie da segnalare.
 
La prima è relativa alla rimozione da parte della Corte Suprema indiana delle limitazioni e dei divieti alle società di servizi finanziari che desiderano operare nel settore delle criptovalute. Il divieto era in vigore dall’aprile del 2018, quindi questa è a pieno titolo una notizia importantissima per il settore, nella considerazione che stiamo parlando di uno dei paesi più popolati al mondo.
 
L’altra news è relativa all’incontro che c’è stato ieri tra il Segretario del tesoro Usa e i principali attori del settore crypto, per discutere della regolamentazione del settore. Da mesi gli Stati Uniti stanno producendo il massimo sforzo per stringere la morsa della regolamentazione sul mercato delle valute digitali (con scarso successo in realtà). Vedremo quali saranno gli sviluppi, ma ho la sensazione che molto presto gli yankee avranno cose più urgenti di cui occuparsi.
 

Considerazioni finali

La Federal Reserve ha operato in “stato d’emergenza” il taglio di 50 punti base ai tassi d’interesse, a circa 2 mesi dall’halving del bitcoin. Neanche il più ottimista degli investitori nel mercato delle criptovalute avrebbe potuto scrivere una sceneggiatura così “perfetta” (mi si conceda il termine), con la Fed che taglia pesantemente i tassi e avvierà ragionevolmente una politica monetaria aggressiva, nel momento esatto in cui l’offerta di bitcoin si dimezzerà a causa dell’halving.

I prossimi mesi saranno incandescenti.

Buon trading

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Il vaso di pandora è rotto: cosa dobbiamo aspettarci?

Il vaso di pandora è rotto: cosa dobbiamo aspettarci?

Il sistema finanziario sta affrontando la situazione più difficile dalla crisi del 2008. Le politiche monetarie espansive a base di liquidità senza fine e tassi di interesse prossimi allo zero non sono più in grado di sostenere il sistema, messo in crisi dalla diffusione del coronavirus che minaccia di minare alle fondamenta la crescita di tutti i paesi.

La situazione sul mercato è pressocché invariata rispetto agli ultimi giorni. Sembra che il bitcoin abbia trovato un buon supporto nel range di prezzo $ 8500 – 8700, dove sta cercando di stabilizzarsi (in mattinata la moneta ha stampato un nuovo minimo appena sotto gli $ 8500 sull’onda degli attacchi D-Dos subiti da bitfinex e Okex, risolti poi senza particolari problemi dalle popolari piattaforme). La capitalizzazione del mercato è attestata intorno ai 250 miliardi con la dominance del bitcoin al 64%.

Sui mercati tradizionali continua il bagno di sangue innescato dai timori di una pandemia a base di coronavirus. I principali indici mondiali in 2 giorni hanno lasciato sul terreno quasi il 10%, in un calo che per violenza ricorda quello dell’autunno del 2008. Anche il prezzo del petrolio è in calo, segno che gli investitori non credono in una ripresa della crescita nel medio termine. Addirittura l’oro sta scontando una correzione importante, dopo che nelle ultime settimane era cresciuto molto.

E questo è l’aspetto che forse spaventa di più: quando gli investitori hanno paura anche ad acquistare oro, significa che la situazione è dannatamente seria. Tuttavia se i principali indici azionari continueranno nella loro discesa all’inferno, è ragionevole aspettarsi che l’oro torni a correre avvicinandosi nuovamente ai 1700 dollari.

L’ultima speranza per i mercati azionari sono le banche centrali, che di certo proveranno a contenere i ribassi con una nuova imponente iniezione di liquidità (l’ennesima). Questa strategia avrà successo se ci saranno sviluppi positivi sul fronte coronavirus. Anche i tweet di Trump hanno smesso di sortire l’effetto “rinvigorente” sui mercati: a questo punto serve qualcosa di molto “più forte”.

E per il mercato crypto?

Nel medio lungo termine, un crash dei mercati azionari con una relativa recessione favorirà la crescita e lo sviluppo del bitcoin. Il probabile taglio dei tassi d’interesse della Federal Reserve sortirà lo stesso effetto.

Nel breve termine tuttavia, il bitcoin risentirà dell’ondata di panico che si sta riverberando nel sistema finanziario, poichè i fondi d’investimento e i grandi investitori liquideranno tutti gli asset percepiti come “rischiosi” e il settore crypto rientra a pieno titolo in questa categoria.

In futuro però, la domanda di un asset scollegato dal sistema finanziario tradizionale e non soggetto a inflazione come il bitcoin sarà inarrestabile (dopo l’halving il tasso d’inflazione del bitcoin scenderà all’1,8% annuo, al di sotto di tutti i target delle banche centrali mondiali).

Anche la misura estrema dell’helicopter money (ipotesi ventilata a Hong Kong con la distribuzione di 1200 dollari a ciascun residente) con la diffusione a pioggia di liquidità alla popolazione, verosimilmente avvantaggerà il bitcoin. Infatti buona parte di queste somme potrebbe confluire nel settore delle criptovalute.

Alla luce dello scenario odierno, non è da escludere un ulteriore calo del bitcoin che vada a ritestare il range di prezzo tra gli 8000/8200 dollari, avvicinandosi di molto al macro POC di lungo termine, che rappresenta il vero supporto chiave in questa fase.

Al contrario, se il bitcoin dovesse chiudere la candela giornaliera odierna sopra gli 8800 (MA 200 daily) dollari e nel corso del weekend riuscirà a tornare sopra i 9k, anche lo scenario tecnico di breve assumerebbe dei contorni decisamente più soddisfacenti.

Buon trading

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Bitcoin ecco il segnale d’acquisto di lungo termine

Bitcoin ecco il segnale d’acquisto di lungo termine

Dopo la correzione di sabato 15 febbraio e il successivo rimbalzo sul supporto dinamico della EMA 21 daily, il Bitcoin si è riportato per la terza volta in 10 giorni sopra i $ 10000 nel suo tentativo di consolidamento sopra la soglia psicologica dei 10k.
 
Inoltre sul grafico giornaliero il golden cross tra MA 50 e MA 200 ha dato un importante segnale d’acquisto di lungo periodo. Con l’aiuto dell’analisi tecnica analizziamo i livelli di prezzo più importanti e cerchiamo di stimare la price action nel breve termine.
 
Nella seconda parte del video faremo un focus sul COT report relativo ai Bitcoin Futures della CME.
 
Buona visione
Coronavirus, il cigno nero inaspettato?

Coronavirus, il cigno nero inaspettato?

Governi e mercati sembrano non dare più molta importanza agli sviluppi sulla diffusione del coronavirus. Ma la situazione è realmente sotto controllo?

Lo scenario macroeconomico internazionale negli ultimi anni ha raggiunto importanti livelli di crescita e solidità. Le fragilità strutturali del sistema finanziario, caratterizzate da un eccessivo indebitamento in ogni settore della società e dall’interconnessione indissolubile tra le economie mondiali, vengono ampiamente compensate dalle politiche espansive delle banche centrali, che iniettano liquidità nel sistema stimolando artificialmente i consumi, gli investimenti e le prospettive di crescita.

In tale contesto molti analisti hanno espresso timori sul rischio di una nuova recessione, ma al momento tutte le previsioni si sono rivelate fallaci. Questo perchè con le attuali politiche monetarie espansive, solo un grande shock sistemico può impattare sull’equilibrio dell’economia mondiale.

Questo grande shock potrebbe essere arrivato, inaspettato e improvviso: il coronavirus.

Cosa sappiamo del virus?

Il coronavirus è meno letale di altri, infatti al momento il tasso di mortalità è attestato intorno al 2%, ben al di sotto dei livelli raggiunti durante pandemie passate (Sars circa 9%). Però il contagio, che pare diffondersi anche in assenza di sintomi, è estremamente rapido e difficile da circoscrivere senza vaccini (che non saranno disponibili prima di 1 anno). Al momento i casi rilevati sono oltre 35000 e il grosso dei contagi è in Cina.

diffusione coronavirus

Purtroppo però questi dati potrebbero essere incompleti. Infatti in Cina a causa della carenza di posti letto negli ospedali molti malati non vengono diagnosticati e non sappiamo quanti di questi restano all’interno delle proprie abitazioni. L’altra nota dolente viene dall’Africa.

Al momento non si segnalano casi di coronavirus nonostante la forte presenza cinese nel continente e questo alimenta qualche sospetto. Non possiamo escludere dunque che la debolezza dei sistemi sanitari locali trasformi l’Africa in un nuovo focolaio del virus.

Un’altro aspetto da non sottovalutare è quello relativo al rapporto tra contagi e decessi: infatti l’epidemia è ancora recente e il numero delle vittime potrebbe aumentare nei prossimi giorni, incidendo sul tasso di mortalità. Inoltre, da un punto di vista economico e sociale, il numero dei malati va a impattare direttamente sulle attività produttive e sulla domanda aggregata.

Purtroppo i dati ufficiali confermano che almeno in Cina l’epidemia sta dilagando in modo esponenziale e potremmo essere solo all’inizio.

aumento contagi coronavirus

Al momento l’economia cinese è sostanzialmente ferma e, in un contesto globale estremamente interconnesso, gli effetti si riverberano a livello internazionale. Diverse multinazionali e aziende locali hanno interrotto le attività produttive prorogando le festività per il capodanno cinese fino a domenica 9 febbraio e il governo ha diffuso delle stime secondo le quali nel corso del 2020 ci sarà un rallentamento della crescita di 4 punti percentuali (dal 6.5 al 2.5%).

Se consideriamo che la Cina attualmente rappresenta circa il 15% dell’economia mondiale, secondo i modelli econometrici a ogni punto percentuale di crescita perso dalla Cina corrisponderà un rallentamento pari allo 0,3% nel resto del mondo.

Al momento non sappiamo cosa succederà in Cina da lunedì e non possiamo escludere che nel corso dell’anno la crescita si azzeri completamente, innescando una reazione a catena sui mercati.

A fronte di questi elementi di considerazione quasi certamente, dopo un periodo di iniziale sottovalutazione del fenomeno, nelle prossime settimane le borse sconteranno lo scenario internazionale incerto e i timori di una pandemia (come già accaduto nell’autunno del 2014 con il panico da virus ebola) e questa volta la situazione potrebbe essere più complessa. Infatti la notizia di oggi secondo cui 5 britannici sono stati contagiati da un connazionale rientrato da Singapore che li ha raggiunti durante una settimana bianca in Francia, contribuirà ad alimentare paura e incertezza.

Considerazioni finali

In conclusione se il coronavirus dovesse confermarsi un “black swan event” porterebbe con se delle conseguenze drammatiche. In un contesto internazionale caratterizzato da un’estrema interconnessione e da livelli di indebitamento superiori a quelli pre-crisi 2008, uno shock sistemico potrebbe innescare un effetto domino al pari, se non peggiore, di quello scatenato dal collasso dei CDO e del sistema bancario nel 2008. E questa volta le banche centrali avranno molte meno munizioni (i tassi d’interesse sono già molto bassi e le politiche monetarie espansive sono già in pieno corso d’opera).

Non possiamo escludere dunque che la situazione sia più complicata di quanto media e governi lascino intendere. A fronte delle ultime notizie sembra che il rischio di pandemia stia crescendo e, come abbiamo visto, un simile scenario avrebbe conseguenze molto negative che potrebbero inficiare seriamente i tassi di crescita globali.

La spirale potrebbe autoalimentarsi con effetti sui trasporti (si viaggerà sempre meno), sui cibi e materie prime che in alcuni casi potrebbero iniziare a scarseggiare scontando un deciso aumento dei prezzi, e sull’inflazione che potrebbe subire un aumento significativo costringendo le banche centrali a tagliare i tassi d’interesse.

In tale contesto, i metalli preziosi e in generale tutti gli asset anticiclici registreranno una notevole impennata e anche il bitcoin, nel ruolo di oro digitale, potrebbe beneficiare di uno scenario economico e finanziario permeato da paura e incertezza.

Auspico che quanto ipotizzato nell’articolo non si concretizzi mai e che le autorità sanitarie internazionali riescano a debellare il fenomeno implementando misure efficaci e risolutive.

Ma negli investimenti, come nella vita, è sempre opportuno prevedere tutti gli scenari possibili e approntare un piano B. 

Nel video l’analisi dell’impatto del coronavirus sui mercati e delle misure da implementare a protezione dei nostri portafogli. Oltre all’acquisto di bitcoin, una valida soluzione è quella dell’oro e grazie a Bitfinex oggi è possibile acquistare i token XAUT, un asset a replica fisica dell’oro che in sostanza ci consente di investire in oro fisico senza dover sostenere i costi di custodia.

Iscriviti a Bitfinex attraverso questo link e otterrai uno sconto del 10% su tutte le commissioni d’acquisto nelle future operazioni.

 

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Bitcoin: analisi tecnica e fondamentale di lungo termine

Bitcoin: analisi tecnica e fondamentale di lungo termine

Bitcoin chiude gennaio in positivo del 30% rispetto ad inizio anno: come si evolverà il prezzo della criptovaluta? Analisi tecnica e fondamentale di lungo periodo.

Il bitcoin si appresta a chiudere il mese di gennaio con un rendimento davvero considerevole (al momento della scrittura siamo al +30% da inizio anno). Andiamo ad analizzare i principali driver tecnici e fondamentali che hanno guidato il movimento.

Dall’analisi del grafico settimanale si evince in modo inequivocabile come il bitcoin abbia rotto tecnicamente la trendline ribassista (primo step per un’inversione). L’altro aspetto da non sottovalutare è che una chiusura sopra i 9.555$ darà luogo a un higher high (massimo crescente), interrompendo così la sequenza di massimi decrescenti che accompagnano la quotazione da fine giugno 2019.

analisi bitcoin

La formazione di un massimo crescente è decisiva nel processo di inversione di un trend, che prevede appunto la rottura della trend line ribassista e la successiva formazione di una nuova struttura al rialzo che abbia come base di partenza sia un massimo che un minimo crescente (higher high e higher low).

I prossimi giorni saranno decisivi per stabilire se il bitcoin avrà la forza (e soprattutto i volumi) per stabilire un nuovo massimo crescente, violando il precedente massimo a 9.555$.

Comunque dal punto di vista squisitamente tecnico, è chiaro che la rottura di inizio gennaio del macro POC nell’area di prezzo 8.000/7.800 dollari sia stata fondamentale per fornire nuovo impulso alla quotazione, che proprio su quel livello ha costruito la base di supporto per la nuova struttura al rialzo di breve.

Come si evince dall’analisi del profilo volumetrico del bitcoin, il prossimo livello significativo è senza dubbio il range di prezzo 10.100$ – 10.300$, che potrebbe rivelarsi prima una solida resistenza statica (anche nella considerazione che i 10.000 dollari sono una soglia psicologica importante) e poi un supporto per la successiva struttura al rialzo di medio-lungo termine.

È chiaro che il bitcoin potrebbe ancora invertire la tendenza di breve con un pullback significativo, ma fino a quando la quotazione resterà sopra gli 8.000$ (e non è affatto scontato che li rivedremo) l’attuale struttura tecnica è ancora integra.

L’ultimo elemento di considerazione (non per importanza) è la rottura tecnica della media mobile giornaliera a 200 periodi, una delle resistenze dinamiche più arcigne sul cross BTC/USD. La rottura e il consolidamento al di sopra di tale livello è un ulteriore segnale di come il sentiment del mercato stia virando verso un cauto ottimismo.

bitcoin sentiment

Comunque, visti i livelli di volatilità che stanno caratterizzando le ultime settimane, per determinare le eventuali rotture dei livelli indicati in precedenza è sempre bene aspettare le chiusure delle candele giornaliere e, ancora più importanti, di quelle settimanali.

Passiamo ai fondamentali

Dal punto di vista dei fondamentali del mercato, il catalizzatore principale è sicuramente l’halving del bitcoin previsto per maggio 2020, che garantirà un dimezzamento dell’offerta proprio in un periodo storico in cui ragionevolmente assisteremo a un aumento della domanda.

Ciò che voglio dire è che potremmo essere di fronte a un cambio radicale nel rapporto e nell’equilibrio tra la domanda e l’offerta di bitcoin nel medio-lungo termine. Infatti, mentre l’halving di maggio 2020 ridurrà progressivamente l’offerta, la Cina e i principali Paesi asiatici hanno ufficialmente reso la blockchain un pilastro strategico nazionale, di fatto stimolando un notevole aumento della domanda che impatterà l’ecosistema da qui ai prossimi anni.

Consideriamo anche che le principali compagnie dell’high tech (come Google, Samsung, Facebook) stanno investendo ingenti risorse nel settore, nella consapevolezza che blockchain e valute digitali sono uno dei macro trend del futuro.

Se a questo aggiungiamo la dinamica che vede i cittadini dei Paesi in crisi monetaria fare incetta di valute estere più solide (dollaro, euro) e asset per la riserva di valore (come oro e Bitcoin) per proteggere i propri risparmi dall’iper-inflazione che continua a falcidiare le rispettive valute nazionali, lo scenario che abbiamo davanti è ancora più interessante.

crisi del bolivar

Bolivar necessari per l’acquisto di un rotolo di carta igienica in Venezuela. Immagine tratta dal libro Bitcoin Facile

Dobbiamo inoltre considerare un altro aspetto molto importante: l’inflazione del bitcoin è in calo costante e dopo l’halving di maggio 2020 passerà dall’attuale 3,8% all’1,8% annuo!

inflazione bitcoin

Dopo l’halving dunque, per la prima volta il bitcoin avrà un tasso di inflazione annuale inferiore rispetto al target del 2% imposto dalle principali banche centrali, e gli investitori internazionali iniziano a comprendere l’importanza di questo aspetto.

In ultima istanza, c’è da considerare la nascita e lo sviluppo della finanza decentralizzata. La DeFi infatti diventerà presto un nuovo paradigma del sistema finanziario tradizionale, superando le diffidenze iniziali di Stati ed enti regolatori che dovranno arrendersi all’avanzata di network decentralizzati, i quali trasformeranno vecchi prodotti finanziari in protocolli sicuri e trasparenti che non necessitano più di intermediari o di enti centrali.

La “backdoor” per quella parte di popolazione mondiale unbanked che attende di avere finalmente l’accesso a un nuovo sistema finanziario (si stima che solo negli Stati Uniti oltre 10 milioni di persone non abbiano un conto corrente e che nel mondo vi siano circa 3 miliardi di underbanked).

Infine, l’implementazione della blockchain come pilastro strategico nelle principali economie mondiali sarà il volano decisivo per lo sviluppo del settore DeFi. Exchange decentralizzati, prestiti peer-to-peer, pagamenti in valute digitali e tokenizzazione di assets saranno molto presto una realtà del mercato con cui tutti dovremo confrontarci.

Considerazioni Finali

Tutti gli elementi fin qui analizzati trovano un riscontro oggettivo nella recente price action del bitcoin: infatti. come abbiamo già accennato in precedenza, gennaio 2020 si sta per chiudere con un rendimento del +30%, che rappresenta la performance migliore nel primo trimestre dal lontano 2013.

Negli altri anni in cui il Q1 si è chiuso con un rendimento positivo (2017 e 2019) il Q2 è stato ancora più profittevole, con rendimenti trimestrali che hanno superato di gran lunga il 100%. E con l’hype generato dall’imminente halving, quei rendimenti non sono così fuori portata.

bitcoin primo trimestre 2020

Leggi l’articolo su Cointelegraph

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