Come negoziare il mercato in calo?

Come negoziare il mercato in calo?

Nelle analisi degli ultimi mesi abbiamo analizzato a fondo lo scenario macroeconomico e geopolitico, in una delle fasi più difficili degli ultimi 15 anni. Non possiamo escludere infatti che i mercati azionari e obbligazionari estendano i ribassi, trascinando giù anche Bitcoin e il comparto crypto, forse in area $35K, magari più in basso.

Le probabilità che ciò accada non sono elevate, ma vanno considerate.
 
Le prossime settimane saranno ricche di potenziali “inneschi”, a partire dalla Fed che potrebbe alzare aggressivamente i tassi d’interesse dello 0.50% o addirittura dello 0,75% già nel meeting di maggio.
 
Ipotizziamo di dover fronteggiare un mercato crypto in calo costante da diversi giorni, che non riesce a consolidare su un buon livello di supporto.
Qual è la linea di condotta migliore in questa situazione?
 
Partiamo dalla regola d’oro dei mercati, che sebbene possa sembrare banale è la chiave per essere profittevoli: comprare basso quando la paura è sul mercato e vendere alto quando tutti sono in preda all’entusiasmo.
 
Inoltre, i motivi per cui abbiamo deciso di acquistare Bitcoin non cambiano solo perché il prezzo scende del 20 o del 30%.
 
Dunque vendere Bitcoin (e le top altcoin) al di sotto del prezzo di acquisto è un’azione irrazionale, a meno che non abbiate commesso un altro tipico errore: investire oltre le proprie possibilità.
 
Cosa fare in un simile contesto?
 
Accumulare Bitcoin, Ether e se le finanze lo consentono, anche BNB.
 
Più il prezzo è basso e più gli acquisti andrebbero intensificati, così da migliorare significativamente il prezzo medio di acquisto e anticipare le prese di profitto.
 
BTC accumulation zone
 
 
È opportuno lasciare negli exchange solo gli importi necessari al trading, mentre le monete acquistate con una prospettiva d’investimento di lungo termine andrebbero custodite nei cold wallet.
 
È meglio evitare il margin trading e i futures, poiché in caso di ribassi improvvisi, cascate di liquidazioni o crash delle piattaforme, rischiate di compromettere l’intero deposito.
 
E questo sarebbe un peccato, soprattutto nel caso in cui il mercato si riprenda velocemente e torni a salire.
 
Utilizzare una leva 100X, 50X o 20X non è trading ma gambling, che nel 90% dei casi porta a perdite notevoli.
 
In merito alle altcoin, in un contesto ribassista si può valutare l’accumulo delle monete in top 30, mentre il resto andrebbe evitato.
 
Infatti, a causa della bassa capitalizzazione, i ribassi sono molto più violenti rispetto a Bitcoin e un calo del 50-70% è normale amministrazione per le small cap.
 
Quando il mercato tornerà a salire ci sarà tempo per posizionarsi su altcoin più speculative, poiché tenderanno a seguire in “differita” il resto del comparto.
 
Una considerazione sui livelli tecnici e psicologici di analisi tecnica: spesso sono usati dalla massa per entrare sul mercato o per piazzare gli stop loss, pertanto nella maggior parte dei casi le rotture di questi livelli sono dei falsi breakout.
 
Tutto ciò che va contro la regola del “compra basso e vendi alto” è stupido e illogico.
 
Ovviamente questo processo richiede mesi per generare profitti e la pazienza è un’arma fondamentale nel nostro arsenale.
 
Troppo spesso invece mi confronto con persone che pensavano di arricchirsi in poche settimane, per di più investendo poche centinaia di euro.
 
Inutile che vi racconti il finale della storia.
 
E se i drawdown vi rendono tristi e depressi, impostate un piano di DCA e spostate tutto su un hardware wallet, senza dar peso alla price action di breve.
Concentratevi nello sport, nella famiglia o nello studio e dimenticatevi del mercato, che farà tutto da solo.
 
Ricordate che nessuna balena o squalo di wall street prenderà le vostre monete a buon mercato, se non pigiate il pulsante “sell”.
 
Solo dopo aver fatto clic su quel pulsante la perdita sarà reale e ci sono fondate possibilità che poco dopo il mercato torni a crescere.
 
Non c’è alcun misticismo in questo.
 
Se si decide di vendere un asset durante un ribasso, si entra a pieno titolo nella categoria dei Cervus Elaphus.
 
Generalmente quando il panic selling arriva sul mercato e la massa svende i propri asset, il mercato crolla e si instaura una sorta di consenso ribassista, ossia tutti si aspettano che il mercato continui a scendere.
 
Ma in questi casi di solito accade l’esatto contrario, suggellando il passaggio dell’asset dalle mani deboli a quelle forti.
 
P. S. In settimana è stato aggiornato il dato della Money Supply (M2) negli Stati Uniti, che ha raggiunto i $ 22 mila miliardi. Questo è il massimo assoluto, mentre sappiamo che la supply di BTC non potrà mai superare i 21 milioni di token.
 
In tale contesto, la domanda che dovremmo porci non è quale sarà il prezzo di Bitcoin in futuro.
 
L’unica domanda è quando raggiungerà quella cifra.

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NordVPN: come proteggere privacy e dati personali

NordVPN: come proteggere privacy e dati personali

Navigare in sicurezza è possibile? Ecco come una VPN viene in nostro aiuto.

Da ormai più di 10 anni la nostra vita ha subìto un cambiamento nelle abitudini quotidiane e se nei primi anni di questo nuovo millennio parlare di Internet poteva risultare un argomento di nicchia, oggi sappiamo benissimo che Internet è diventato parte della nostra vita.

Ciò che ha spinto l’adozione di questa tecnologia è stato indubbiamente l’avvento dei social network e non meno la possibilità per le aziende di avere una vetrina virtuale accessibile da chiunque in tutto il mondo attraverso il web e la creazione di siti di ogni genere, informativi o di e-commerce, accesso remoto a servizi privati e pubblica amministrazione.

Insomma, una vera e propria esplosione che non accenna minimamente a fermarsi nonostante siano passati molti anni. Si può affermare che ormai tutto è reperibile “on-line” e quindi sul web attraverso Internet con dei veri e propri computer e dispositivi mobili.

Provate a pensare a cosa è accaduto pochi mesi fa durante la sospensione parziale della rete Internet di alcuni dei social network più famosi ed utilizzati a livello mondiale. La gente sembrava impazzire all’idea di non avere una connessione con le altre persone e questo black-out è durato solo qualche ora.

Tutto questo dovrebbe farci riflettere e capire che il lato oscuro di questa tecnologia, se non utilizzata con i giusti accorgimenti, diventa il tallone di Achille per chi la utilizza.

Basti pensare a quanti dati vengono trasmessi ogni secondo, circolando liberamente “nell’etere” in tutto il mondo senza una vera e propria protezione.

Siamo ormai specialisti nella tutela della nostra privacy e ne vantiamo i diritti non appena ci sentiamo minacciati; in realtà l’esposizione della nostra privacy attraverso un semplice smartphone è fuori controllo, facciamo di tutto dai nostri dispositivi mobili e la stessa cosa attraverso pc in ambito personale e lavorativo.

Ecco come la tecnologia ci rende vulnerabili se non sappiamo tutelarci.

Quindi è possibile proteggerci da un possibile attacco alla nostra privacy e ai nostri dati senza rinunciare all’utilizzo di Internet?

La risposta è SI e si chiama VPN.

VPN è l’acronimo di Virtual Private Network, una rete privata virtuale che garantisce anonimato, sicurezza e privacy attraverso un canale di comunicazione riservato e creato sopra un’infrastruttura di rete pubblica (Internet).

Immaginate una sorta di “TUNNEL” virtuale che protegge le informazioni che inviamo quotidianamente su internet, quando andiamo a interrogare il server del servizio che vogliamo utilizzare.

Non voglio entrare in tecnicismi che ritengo superflui alla comprensione del perché utilizzare una VPN, tutto quello che dobbiamo sapere è che questo particolare servizio di rete può essere utilizzato per criptare il traffico Internet e, di conseguenza, proteggere la nostra identità online.

Oggi esistono diversi provider che offrono la possibilità gratuita di utilizzare il proprio servizio di VPN, ma purtroppo questi software gratuiti non offrono un livello di protezione adeguato.  Dunque dovremo valutare l’utilizzo di un servizio ad abbonamento che garantisca una protezione di alto livello, proprio perché è di fondamentale importanza proteggere i nostri dati, la navigazione su internet e la nostra privacy.

Oggettivamente non credo che il costo di qualche decina di euro annui rappresenti un problema quando in gioco c’è la nostra sicurezza digitale.

Ho scelto di presentare un provider di servizi di sicurezza informatica tra i più importanti a livello mondiale e che utilizzo personalmente sia su smartphone che su pc. Un grande vantaggio di questo servizio è che abbiamo la possibilità di proteggere fino a 3 dispositivi a un costo di circa 3 caffè al mese.

Sto parlando di NORDVPN

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Bitcoin, migliora il sentiment e la propensione al rischio

Bitcoin, migliora il sentiment e la propensione al rischio

L’indice Crypto Fear and Greed ha invertito la tendenza rispetto al suo range recente in zona paura estrema. L’inversione ha innescato un nuovo segnale di acquisto per Bitcoin, che storicamente ha avuto un win rate dell’88% dopo segnali simili.

Il crypto fear and greed index è un modello creato da Alternative.me, che calcola una media ponderata del sentiment su bitcoin aggregando cinque fattori: 1) Volatilità 2) Momentum e volumi 3) Social media 4) Sondaggi 5) Dominance.

Nella foto in basso vediamo che gli ultimi 3 mesi sono stati caratterizzati prima da una condizione di reset pessimistico, determinato dalle ben note tensioni geopolitiche in atto, seguito poi da una rapida inversione del sentiment che ha attivato un nuovo segnale di acquisto. Per considerare il segnale affidabile, il prezzo di bitcoin deve essere >= 5% nei cinque giorni successivi al cross over, indicando uno slancio positivo del mercato.

bitcoin inversione del sentiment

Questo segnale è stato attivato altre 8 volte negli ultimi 3 anni e i rendimenti successivi unitamente al profilo di rischio/rendimento di Bitcoin sono stati solidi nel breve termine, soprattutto nel primo mese.

Cosa è accaduto in precedenza?

Dalla violenta correzione di dicembre in avanti il sentiment sul mercato crypto è notevolmente deteriorato, favorendo il classico passaggio di Bitcoin dalle mani deboli a quelle forti. Spesso facciamo riferimento a queste categorie di investitori, ma ho notato che c’è molta confusione sul tema.

Alcune persone pensano che le mani forti siano quegli investitori che dispongono di notevoli capitali e le mani deboli la categoria con meno disponibilità economica. Questo è vero in parte.

Ci sono molti esempi di persone abbienti che però negli investimenti si comportano come dei cervi, acquistando un asset sopravvalutato sotto l’influenza dell’avidità, per poi venderlo in preda al panico a un prezzo più basso quando il mercato inverte la tendenza al ribasso.

Uno degli esempi più eclatanti dell’ultimo biennio è stato senza dubbio Dave Portnoy, imprenditore americano fondatore di Barstool Sports. Dave ha comprato Bitcoin nell’estate 2020 al prezzo di $ 12400 per un valore di un milione di dollari. La settimana dopo Bitcoin è sceso a 11.000 dollari e il buon Dave ha liquidato l’intera posizione in preda al panico, perdendo svariate decine di migliaia di dollari in pochi giorni e annunciando che non era più intenzionato ad acquistare bitcoin.

Gli ulteriori sviluppi del mercato hanno però mostrato che se Dave non avesse agito come un Cervus Elaphus, avrebbe guadagnato 4-5 milioni di dollari in 12-18 mesi.

In questo caso ci sono soldi, ma le mani sono deboli.

A fare da contraltare alla situazione appena descritta, ci sono tante altre storie che hanno visto persone comuni accumulare una fortuna grazie agli investimenti in criptovalute.

La maggior parte di loro inizialmente non aveva molti soldi, ma grazie a una mente acuta hanno compreso le prospettive del mercato elaborando un piano che gli ha permesso  di non svendere le proprie monete durante le fasi di bear market, grazie a una buona consapevolezza e lucidità.

In questo caso pochi soldi, ma mani forti.

Caratteristiche delle mani deboli

Si tratta delle classiche persone perennemente indecise, che ponderano le opportunità di acquisto basandosi sulle opinioni degli altri (che spesso ne sanno meno di loro) e lasciano trascorrere molto tempo in attesa di conferme. Questo atteggiamento attendista li porta a entrare sul mercato con pessimo tempismo, quando ormai le prospettive sono ovvie per tutti.

Dunque si posizionano nella fase di mercato meno favorevole, quella pubblica, e nella maggior parte dei casi lo fanno in preda alla FOMO.

Ovviamente durante una correzione saranno i primi a svendere in panic selling le proprie monete sotto l’influenza della paura, a un prezzo di vendita decisamente inferiore a quello d’acquisto (il contrario di ciò che andrebbe fatto).

E quando accade l’inevitabile, saranno anche i primi a cercare i colpevoli a cui attribuire le responsabilità del loro fallimento. Ma i colpevoli sono proprio loro stessi.

Caratteristiche delle mani forti

Le mani forti si posizionano sul mercato quando l’asset è ancora di scarso interesse per la massa oppure durante le fasi di sell-off quando il mercato è dominato dalla paura. Se l’asset scende sotto il prezzo di acquisto, le mani forti ne approfittano per rinforzare la posizione e migliorare il prezzo di entrata.

Sia gli acquisti che le vendite sono pianificate secondo un rigido protocollo d’investimento, senza lasciare che le emozioni guidino le operazioni. Le mani forti utilizzano gli eccessi di paura e di avidità sul mercato come un contrarian indicator: quando i ribassi e la paura dilagano sul mercato intensificano gli acquisti, mentre quando il mercato è in preda all’euforia pianificano diligentemente un’exit strategy (se previsto dal piano).

Come evitare i tipici errori da “dumb money”

È chiaro che sul mercato le mani deboli tenderanno a perdere sistematicamente denaro, svolgendo il ruolo di liquidità d’ingresso e di uscita per le mani forti.

Le mani deboli in senso lato esistono anche al di fuori dei mercati. Parliamo di tutte quelle persone che nelle decisioni importanti si lasciano guidare dalle emozioni anziché dalla ragione, gente che non sa analizzare i flussi informativi e trae conclusioni basate sulle proprie convinzioni invece che sulle informazioni ricevute.

Negli anni ho notato che questa categoria di persone presenta sempre le stesse caratteristiche: emotività, suggestionabilità, assenza di spirito critico, incapacità di trarre conclusioni e di formulare pareri indipendenti, suscettibilità all’opinione della massa. Un’altra caratteristica comune che ho riscontrato, è la tendenza a informarsi quasi esclusivamente tramite TV generaliste, social e media mainstream, piuttosto che attraverso la lettura di saggi e articoli di approfondimento. Se prendiamo il segmento under 40 anni, direi che la suddetta descrizione corrisponde nel 90% dei casi.

D’altronde, come affermava già nel secolo scorso Yevgeny Gilbo, “chi legge libri controllerà sempre chi guarda la TV”.

Vi siete mai chiesti perché negli ultimi 20 anni sia aumentato notevolmente il numero delle persone suggestionabili, inclini a comportamenti irrazionali e che non sono in grado di processare correttamente le informazioni o di assumersi responsabilità?

Questo è un argomento molto interessante, ma che per ovvie ragioni di spazio affronteremo in altra sede.

Conclusioni

Il primo passo per evitare gli errori descritti nell’articolo, è quello della consapevolezza. Una volta che abbiamo preso coscienza della situazione e della necessità di dover migliorare le nostre competenze, lo step successivo deve essere quello della formazione. Ho scritto il libro Bitcoin Facile proprio per fornire gli strumenti di base per poter operare sul mercato delle criptovalute con “consapevolezza efficace”.

Se avete già letto il libro e siete alla ricerca di un percorso di approfondimento che vi consenta di completare il quadro, seguite le indicazioni che trovate a questo link.

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L’inflazione è ufficialmente fuori controllo

L’inflazione è ufficialmente fuori controllo

In settimana sono stati diffusi i dati sull’inflazione di febbraio Year over Year negli Stati Uniti, con l’indice dei prezzi al consumo che ha raggiunto il 7.9%. L’ultima volta che l’inflazione era su questi livelli il tasso dei Fed funds era del 13% mentre oggi è a zero, a dimostrazione di come l’inflazione sia ormai fuori controllo.

Iper-semplificando, è come se gli stipendi o i rendimenti degli americani fossero scesi dell’8% negli ultimi 12 mesi.
 
E in Europa non va affatto meglio.
 
Il problema è ancora più grave, poiché nell’attuale scenario geopolitico e macroeconomico le banche centrali hanno sostanzialmente le mani legate, infatti la BCE ha ribadito che non alzerà i tassi d’interesse e la Fed avrà un approccio più morbido di quanto preventivato solo un mese fa (Powell ha già detto che a marzo ci sarà un rialzo dello 0,25% in luogo dello 0.50% previsto).
 
In Italia la situazione è pesante, come avrà notato chiunque abbia fatto la spesa, pagato una bolletta o fatto rifornimento all’auto.
 
E proprio oggi i titoli di stato a 10 anni hanno registrato un aumento di 25 punti base, con i rendimenti saliti all’1,93%.
 
Se la Guerra in Ucraina e le tensioni geopolitiche tra Russia e Cina da un lato e Stati Uniti ed Europa dall’altro non si risolveranno quanto prima, siamo in piena corsa verso la stagflazione.
 
Nei prossimi giorni affronteremo l’argomento stagflazione in modo più dettagliato, ma in breve per stagflazione si intende un combinato di crescita economica debole, alta disoccupazione (conseguenza diretta della crisi economica) e alta inflazione.
 
E, nel contesto attuale, sono state create tutte le condizioni per favorire un simile scenario, in un tremendo circolo vizioso culminato con il rialzo senza precedenti dei prezzi delle materie prime.
 
Nelle ultime settimane ho sentito numerosi esperti all’amatriciana di geopolitica e macroeconomia riempirsi la bocca della parola stagflazione, ma il problema è che oggi siamo già fuori tempo massimo.
 
Infatti con i prezzi attuali, è difficile implementare un piano per proteggere i propri risparmi.
 
L’oro è già a ridosso dei massimi storici e sappiamo bene come non sia mai una buona idea acquistare un asset sui massimi (forse a oggi potrebbe valere la pena dare un’occhiata all’argento).
 
Bitcoin viene ancora percepito (erroneamente) da molti come un asset speculativo da modalità risk-on al pari delle azioni e dunque è soggetto alle turbolenze di breve, a causa della correlazione con gli indici azionari. E i 40000 dollari evidentemente non sono ancora una regione in grado di far aumentare significativamente la domanda (anche se in prospettiva di lungo termine parliamo di una regione di prezzo senza dubbio buona).
 
Abbiamo avuto mesi per costruire un portafoglio solido a prova di stagflazione, su livelli di prezzo eccellenti.
 

Ho pubblicato un video sull’argomento a marzo 2020, quando l’oro era a 1500 dollari l’oncia e bitcoin, neanche a dirlo, a 5000 dollari.

Il timing, negli investimenti come nella vita, è tutto.
 
 

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Analisi dei mercati finanziari e crypto – 22 febbraio 2022

Analisi dei mercati finanziari e crypto – 22 febbraio 2022

I mercati azionari sono sotto pressione a causa delle tensioni geopolitiche, mentre l’oro è tornato a ridosso dei 1900 dollari l’oncia e il petrolio continua a puntare i 100 dollari al barile.

La Russia ieri ha dato un’improvvisa accelerazione agli eventi nella crisi in Ucraina, riconoscendo le repubbliche separatiste del Donbass e siglando accordi di cooperazione e assistenza reciproca.
 
Nella notte unità dell’esercito russo sono entrate nei territori di Donetsk e Luhansk per un’operazione di “Peace keeping” (a detta delle autorità russe).
 
Al netto del clamore suscitato, credo che da questo momento la tensione comincerà a calare. Infatti è improbabile che le autorità ucraine considerino l’eventualità di un attacco alle unità russe, soprattutto dopo che Biden ha detto chiaramente a Zelensky di risolvere la situazione esclusivamente attraverso la diplomazia.
 
Credo che arrivati a questo punto la questione sia chiusa. Ci saranno dichiarazioni di circostanza da parte nella Nato e dei paesi occidentali, proclami e sanzioni.
 
Probabilmente l’Ucraina riceverà anche denaro e sostegno, ma la tensione nel Donbass ora si calmerà, perché da un lato l’Ucraina non ha la capacità e la forza di cambiare lo status quo e dall’altro la Russia non ha intenzione di forzare ulteriormente la mano dopo aver raggiunto il suo obiettivo strategico.
 
È probabile che i mercati azionari si stabilizzeranno già da oggi, con l’S&P 500 che ieri si è avvicinato al pivot point nell’area 4200 punti. In questo momento l’S&P 500 è sopra 4330 punti, favorendo anche un rimbalzo significativo di bitcoin.
S&P 500 analisi

Sul fronte crypto la correlazione tra bitcoin e mercati azionari è tornata ai massimi livelli, infatti dopo il blitzkrieg della Russia la principale criptovaluta è passata dai 39000 ai 36500 dollari, seguendo il crollo dei mercati azionari.

Al contesto geopolitico convulso, si è aggiunto il FUD diffuso da alcuni personaggi famosi come Vitalik Buterin (founder di Ethereum), che ha annunciato l’imminente inizio di un mercato ribassista di lungo corso, il famigerato Crypto winter.

Anche Nassim Taleb è tornato di nuovo sulla scena, lo stesso personaggio che ha chiamato idioti i proprietari di bitcoin nell’estate del 2020 (con la moneta a $10K, nda).

Dal punto di vista di breve, il supporto locale da preservare è quello in area $35500/36500, anche perché perdere il livello significherebbe un lower low sul grafico giornaliero.

BTC/USD 22 FEBBRAIO 2022 Bitcoin Facile

Sul fronte dei fondamentali, c’è da segnalare il dato relativo al PIL 2021 di El Salvador, che è balzato al 10,3%.

Numeri mai visti prima dal paese dell’America centrale, “casualmente” dopo che lo stesso ha riconosciuto Bitcoin come moneta a corso legale.

Alla salute del mare di babbei che ancora oggi continuano con la narrazione di El Salvador dittatura, in mano alle gang, con il popolo che si ribella contro bitcoin e compagnia cantante.

E adesso che l’emissione dei “Volcano Bond” andrà a regime, credo che ne vedremo delle belle.

Non credevo possibile che nel 2022 ci sarebbe stata un’altra opportunità in stile 2018 – 2019, quando chi ha avuto la pazienza e la lungimiranza di costruire un buon wallet di lungo termine ha poi generato una ricchezza “generazionale” (bitcoin a 3000 dollari ed Ether a $ 100, nda).

Storia diversa per chi invece in quegli anni ha perso la pazienza e la fiducia, vendendo in perdita e mancando un’opportunità epocale.

Sarà per questo motivo forse che in questa fase i bitcoin holder continuano ad accumulare senza vendere neanche un satoshi. Devono aver imparato la lezione.

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NFT: cosa sono e i principali casi d’uso

NFT: cosa sono e i principali casi d’uso

Nel 2021 il mercato NFT è balzato agli onori delle cronache, attirando l’attenzione dei media mainstream e di numerosi utenti del settore crypto. Nell’ultimo anno il volume di scambio dei token non fungibili è cresciuto esponenzialmente e continua a farlo ma, come ogni mercato, anche gli NFT nascondono delle insidie. In questo articolo analizzeremo nel dettaglio cosa sono i Non Fungible Token, gli eventi chiave e i possibili sviluppi futuri di questo settore.

Premessa

Negli ultimi mesi ho ricevuto molte domande in merito alla tecnologia NFT, d’altronde parliamo di uno dei principali trend del 2021 che continua ad appassionare una larga parte degli addetti ai lavori del settore crypto.
 
Credo che la maggior parte delle persone abbia sentito parlare di NFT senza però avere un’esperienza diretta, così ho deciso di scrivere un approfondimento in modo da chiarire tutti gli aspetti relativi ai Non Fungible Token.
 
Ovviamente dopo aver compreso cos’è un token non fungibile, andremo a esaminare gli NFT dal punto di vista investimento.
 
Vale davvero la pena investire in un JPEG di scimmie, conigli e altri simpatici animaletti o acquistare la foto dell’influencer di turno, nella speranza di generare un profitto?
 
La risposta non è facile.
 
A un primo sguardo superficiale sul settore NFT sembra di assistere a una sorta di gioco dove tutti sono impazziti. Però parliamo di transazioni con denaro reale, in cui una delle parti ha generato grandi profitti.
 
Ma dubito che gli acquirenti di tutte queste collezioni (con l’eccezione del tweet di Jack Dorsey forse) riusciranno a vendere questi “beni” a un prezzo ancora maggiore.
 
Qualcuno tra un paio d’anni avrà davvero bisogno di un gatto Nyan o della foto del Vip di turno e sarà disposto a pagare un prezzo superiore a 300 Ether?
 
Credo sia un evento assai improbabile e per questo motivo non compro tali “asset”, nonostante il clamore.
 
C’è un modello ricorrente in tutti i mercati. Nelle prime fasi di un nuovo settore c’è sempre un lungo ciclo di crescita determinato dall’euforia dei nuovi partecipanti, che genera un eccesso di denaro e ottimismo rendendo i mercati troppo irrazionali.
 
A un certo punto poi, un evento o semplicemente il top del ciclo dell’hype causerà una violenta inversione del mercato che taglierà fuori gli ultimi arrivati, che con poca esperienza e scarsa cultura finanziaria si sono posizionati nel momento peggiore, contabilizzando così perdite in alcuni casi drammatiche.
 
Un po’ quello che è avvenuto durante la bolla dei titoli tech all’inizio degli anni 2000 o, restando in tema di criptovalute, con il boom delle ICO nel mercato del 2017, quando qualsiasi progetto sconclusionato, se non una vera e propria truffa, raccoglieva milioni di dollari.
 
Oggi è più o meno la stessa cosa, solo che invece di ICO abbiamo gli NFT.
 
Precisiamo subito, non credo che gli NFT siano una truffa. Questa è una tecnologia interessante che in futuro avrà sicuramente numerose applicazioni.
 
Inoltre la tecnologia NFT è molto più di una semplice immagine, ma oggi viene utilizzata solo per una piccola parte delle sue potenziali applicazioni.
 
Credo che nei prossimi mesi ci sarà un crollo di massa nel mercato NFT, dopo di che avremo la crescita e lo sviluppo di prodotti e applicazioni realmente funzionali.
 
Ma cosa possiamo considerare un prodotto NFT degno di tale nome? Le collezioni TOP alla cryptopunk per intenderci, non hanno un uso pratico e sono solo un eventuale indicatore di status. Ma gli oggetti e le collezioni da “status simbol” non possono essere inflazionate, dunque quando l’offerta aumenterà rendendo il prodotto di massa, lo status andrà perso. Pertanto, le possibilità che altri analoghi della collezione NFT Bored Ape Yacht Club ripetano il loro successo sono davvero minime.
 
Prendiamo la notizia di Instagram pronta a entrare nel mercato NFT. Molti la interpretano come un segnale che presto tutti gli NFT cresceranno ancora di più. A mio avviso l’effetto potrebbe essere esattamente opposto. Quando milioni di utenti possono generare NFT con un paio di pressioni di pulsanti, chi sarà disposto a investire cifre consistenti? L’offerta aumenterà esponenzialmente, con la domanda che non terrà il passo.
 
Dopotutto è chiaro che la maggior parte degli utenti di Instagram preferirà creare un NFT, venderlo e monetizzare, piuttosto che spendere soldi per un acquisto e attendere che il prezzo aumenti.
 
Quello è il momento in cui presumibilmente il mercato NFT di massa crollerà. Ma chi sopravvivrà alla selezione naturale, ha buone possibilità di diventare la nuova opportunità del decennio.
 
Cosa sono gli NFT?

NFT sta per Non Fungible Token (token non fungibile) e rappresenta un insieme di record, di informazioni inserite in una blockchain. Questi dati, così come avviene in ogni blockchain, sono visibili a tutti i partecipanti al network e non si possono modificare o cancellare. I dati contenuti in un record sono dunque pubblici, rendendo gli NFT una tecnologia ideale per fissare la proprietà digitale, legandola inoltre a oggetti del mondo reale.

Grazie a un token non fungibile possiamo vendere quasi tutti gli oggetti virtuali: immagini, musica, testi, modelli 3D. Ma il più delle volte si parla di oggetti d’arte digitale.

Volendo fare una metafora, è come acquistare un dipinto costoso per poi esporlo al pubblico degli amanti delle belle arti in una nota galleria. Oggi non è semplice capire a fondo tutte le implicazioni di questa nuova tecnologia, ma è probabile che con il tempo diventerà familiare. Non mi stupirei infatti se in pochi anni l’acquisto e la gestione di NFT da parte degli utenti avrà un grado di accessibilità simile agli acquisti tramite carta di credito o smartphone.

Il mercato degli NFT

Il mercato NFT è composto principalmente da singole opere d’arte, collezioni, oggetti del Metaverso, brani musicali e tutto ciò che può essere collegato a token digitali per dimostrare la proprietà di queste risorse digitali. A oggi le tipologie più popolari di token non fungibili sono le collezioni NFT. Il primo e più noto progetto al mondo di questo genere è stata la collezione “Cryptopunks”, concepita nel 2017 quasi per gioco e all’inizio distribuita gratuitamente. Nel 2021 il cryptopunk più costoso è stato venduto per oltre 7 milioni di dollari.

Il network leader indiscusso in termini di vendite in ambito NFT è la rete Ethereum, dove sono stati rilasciati la maggior parte dei grandi progetti. Ad esempio l’11 marzo 2021, un file JPG contenete cinquemila dipinti dell’artista Beeple è stato venduto per 69,3 milioni di dollari in criptovaluta Ether (ETH). Il collage si chiama Everydays: The First 5000 Days e include tutti i dipinti di Beeple negli ultimi 13 anni.

Anche le celebrità stanno prendendo atto del mondo NFT; Quentin Tarantino ha deciso di vendere sotto forma di NFT una parte della sceneggiatura del film Pulp Fiction, che non è stata inclusa nel film uscito nelle sale cinematografiche. Il rapper americano Snoop Dogg ha pubblicato una raccolta NFT chiamata “A Journey with the Dogg“, disponibile solo per 24 ore. Inoltre sono già apparse le prime sfilate di moda nel mondo virtuale. Il leader del segmento è il marchio olandese The Fabrican che realizza solo abbigliamento digitale per avatar di un metaverso dove tutto viene venduto come NFT. Anche i principali marchi di abbigliamento si stanno interessando al fenomeno, vedi Nike che ha iniziato a vendere alcuni articoli sotto forma di NFT.

Opportunità e rischi degli NFT

A gennaio 2021 i volumi di scambio mensili di NFT non superavano i 10 milioni di dollari, mentre all’inizio di maggio 2021 hanno raggiunto la soglia di 325 milioni di dollari, grazie al trend rialzista dell’intero mercato delle criptovalute che ha portato bitcoin sul massimo storico pro tempore e le altcoin a vivere una stagione di rialzi senza precedenti.

Contestualmente gli stessi NFT erano tra i token più richiesti, registrando acquistati di singoli pezzi per decine di milioni di dollari. Analizziamo le maggiori vendite NFT nel 2021:

A febbraio e marzo 2021 diversi criptopunk sono stati venduti per $ 1,24 milioni, $ 1,5 milioni, $ 7,57 milioni e $ 7,58 milioni e a giugno è stato chiuso un accordo da $ 11,7 milioni per l’acquisto di un criptopunk.

Nel marzo 2021, Sotheby’s ha venduto un collage digitale Beeple per 69 milioni di dollari.

Il fondatore di Twitter Jack Dorsey ha venduto il suo primo tweet sotto forma di NFT per $ 2,9 milioni e ha donato il ricavato in beneficenza.

Tuttavia, quando a fine maggio 2021 l’intero mercato delle criptovalute ha subito una violenta correzione, anche i volumi mensili di NFT sono crollati dai 325 milioni di dollari di maggio ai 50 milioni di giugno. Anche il numero medio delle transazioni, così come i portafogli attivi che scambiavano NFT, sono diminuiti sensibilmente.

Inoltre nel corso del 2021 sono emerse le prime storie clamorose relative a incidenti o errori, come ad esempio il proprietario di un raro token NFT Bored Ape che lo ha venduto per $ 3.000 invece di $ 300.000 a causa di un errore di battitura. Il trader ha affermato di aver notato l’errore dopo aver piazzato il lotto in vendita e di non aver avuto il tempo di annullare l’ordine. Ora il token viene rivenduto per $ 320.000.

Come sappiamo bene, gli errori nel settore blockchain e crypto costano molto cari.

Nel secondo semestre 2021 molti “esperti” hanno cominciato a dubitare del reale valore della tecnologia NFT, ritenendo i token non fungibili l’ennesima bolla che non avrebbe più raggiunto i volumi di scambio precedenti. Ma gli scettici hanno commesso un grande errore di valutazione e il mercato NFT si è ripreso velocemente, continuando a svilupparsi. Solo nella prime metà di gennaio 2022, i volumi di scambi hanno superato i 2 miliardi di dollari.

Sviluppi futuri del mercato NFT e casi d’uso

NFT è di gran lunga la principale tendenza cripto dell’ultimo anno, in fase di sviluppo attivo con sempre più nuove opzioni d’investimento, incluso lo staking. Per non parlare delle startup NFT. Nel 2021 i token non fungibili sono diventati un fenomeno mainstream, con celebrità, grandi marchi e banche d’affari che hanno iniziato a investire in maniera significativa nel settore NFT e nel metaverso.

Le implicazioni sono davvero variegate, ad esempio provate a immaginare come un’azienda di qualsiasi settore potrebbe rivoluzionare il concetto di Crowdfunding tramite questa tecnologia; migliorare il coinvolgimento di clienti e investitori, magari riconoscendo loro una parte degli utili o royalties legate all’esclusività di questo nuovo concetto di proprietà.

Prendiamo il classico esempio dell’abbonamento in palestra. Sfido chiunque a negare il fatto di essersi iscritto almeno una volta in una palestra con un abbonamento annuale, sfruttato in realtà per poche settimane o addirittura giorni.

Un costo che oggi tramite un NFT può essere tramutato in investimento, nel momento in cui magari andiamo a rivendere l’abbonamento inutilizzato, realizzando una cifra che compensi interamente o parzialmente il costo del servizio non sfruttato oppure, nello scenario migliore, un cifra maggiore dovuta al valore della palestra che nel frattempo è aumentato grazie al rinnovamento di servizi più esclusivi, accessibili a sconto da parte dei possessori dell’abbonamento NFT. Un modello decisamente win-win.

Adesso andiamo ad analizzare i principali use cases della tecnologia NFT.

Metaverso

Il Metaverse è uno spazio virtuale in cui le persone possono interagire tra loro e con oggetti digitali attraverso i loro avatar, grazie alla tecnologia della realtà virtuale. Grandi aziende e marchi famosi mostrano un interesse crescente per questo settore e, se consideriamo che la proprietà delle risorse digitali nei metaversi viene trasferita tramite NFT e, allo stesso tempo, che le criptovalute saranno le “monete a corso legale” nel metaverso che consentiranno la formazione di un’economia digitale con vari tipi di utility token, non è difficile immaginare le notevoli implicazioni future di tali tecnologie.

Tra i più grandi metaversi decentralizzati vale la pena menzionare i giochi blockchain Decentraland, Sandbox e Alien Worlds. Le grandi aziende stanno acquistando decine di milioni di dollari di immobili digitali al loro interno. Pertanto, nell’ultimo anno, il valore dei lotti e degli edifici virtuali in questi mondi è aumentato notevolmente.

Nelle prossime settimane scriverò un approfondimento interamente dedicato al metaverso.

NFT musicali

Nel 2022 stanno nascendo nuove collaborazioni tra musicisti e progetti NFT. Mentre la tecnologia è ancora agli albori, in futuro il modo in cui la musica viene monetizzata potrebbe cambiare radicalmente. Ad esempio, nell’agosto 2021 il rapper canadese Tory Lanez ha venduto un’edizione limitata del suo nuovo album — un milione di copie al prezzo di 1 dollaro l’una — in soli 57 secondi sulla nuova piattaforma di streaming E-NFT. Gli acquirenti dell’album sotto forma di NFT hanno anche diritto a privilegi speciali: incontri virtuali con l’artista, brani inediti, merchandising autografato e altro ancora.

Fan token NFT

Secondo gli esperti la popolarità dei fan token nel 2022 è destinata a crescere, così come il loro fatturato che potrebbe superare i 2 miliardi di dollari, con un bacino d’utenza iniziale vicino ai 5 milioni di persone. I Fan Token rappresentano un mercato da miliardi di dollari con un pubblico potenzialmente enorme. Hanno iniziato ad attirare l’attenzione nel 2020, quando l’FC Barcelona ha lanciato un fan token per monetizzare il supporto dei tifosi. Molti fan di NFT non vedono l’ora che anche l’industria musicale si unisca a questo settore, in modo da imprimere un’ulteriore accelerazione. In tale contesto si potranno sviluppare numerose opportunità, come ad esempio votare per le date di un tour futuro della propria band preferita o per le città in cui il gruppo dovrebbe esibirsi.

In sintesi, nel 2022 il mercato NFT potrebbe mantenere serenamente il trend di crescita registrato lo scorso anno e diventare molto richiesto in quei settori dove la prova di proprietà è importante: immobili virtuali, abbigliamento, risorse di gioco nell’e-gaming. Molto probabilmente questa tendenza continuerà nel 2022 e attirerà ancora di più l’attenzione da parte di investitori e collezionisti.

Rischi legati agli NFT

Nonostante le previsioni ottimistiche per il settore, questa nuova asset class presenta anche dei rischi concreti. Andiamo ad analizzarli nel dettaglio.

Regolamentazione

Gli NFT non sono ancora regolamentati in alcun modo e le autorità di controllo e regolamentazione finanziaria potrebbero non considerare i token come analoghi non fungibili dei titoli. Ciò potrebbe disincentivare molti grandi investitori ad avvicinarsi al settore.

Perdita di proprietà

La proprietà di una NFT non è sancita da alcuna legislazione e i partecipanti al mercato spesso discutono su cosa significhi possedere una proprietà digitale, poiché nessun diritto legale viene trasferito all’utente con l’acquisto di un NFT.

Diritti d’autore

Quando si acquista un NFT, il titolare possiede solo il token e non il sottostante. Dunque non è ancora chiaro come gli NFT si interfacceranno con le attuali leggi sul copyright.

Rischio d’investimento

Ogni tipologia d’investimento presenta dei rischi e il settore NFT non fa eccezione. Quando si investe in NFT, è difficile prevedere in anticipo quale collezione NFT attirerà il pubblico e sarà in grado di realizzare un profitto. Secondo la piattaforma Chainalysis, solo il 28,5% degli NFT acquistati durante l’emissione iniziale del token ha poi concretizzato un profitto per i detentori, nel momento in cui i token sono arrivati sulla piattaforma OpenSea.

Conclusione

È probabile che nel 2022 la tecnologia NFT continui a crescere e venga utilizzata con successo in un numero crescente di settori. Teniamo inoltre presente che gli NTF sono un nuovo strumento che può essere utilizzato per una varietà di scopi, dal settore automobilistico, all’immobiliare, a quello delle opere d’arte, oltre ai numerosi casi d’uso evidenziati nell’articolo. Ad oggi l’utilizzo più diffuso è quello delle collezioni digitali, ma c’è la concreta possibilità che un giorno gli NFT diventino così saldamente radicati nelle nostre vite che questa tecnologia raggiungerà un tasso di adozione simile a quello degli smartphone.

Scordiamoci però il successo delle collezioni alla Bored Ape Yatch Club, questo segmento è destinato a scomparire. Solo gli NFT che sono di utilità pratica per il proprietario rimarranno sul mercato. Parliamo di quei token non fungibili che daranno diritti, benefici diretti e vantaggi tangibili. Dove ci sarà una risposta chiara e univoca alla domanda di chi e perché dovrebbe comprarli dal primo proprietario/emittente.

Questi sono gli NFT del futuro.

Per ulteriori informazioni e per consulenze personalizzate, scrivete una mail all’indirizzo info@bitcoinfacile.org o compilate il modulo di contatto qui nel sito.

 

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Bitcoin, outlook di mercato fine 2021

Bitcoin, outlook di mercato fine 2021

Analizziamo lo scenario attuale sul mercato delle criptovalute, provando a stimare quello che sarà l’andamento del mercato nelle prossime settimane.

Iniziamo analizzando il mercato dei derivati, dove la situazione è a dir poco incandescente. L’open interest di bitcoin è sui livelli di fine aprile 2021 mentre su Ether ha addirittura superato i massimi di aprile, raggiungendo il massimo assoluto.
Ether Open Interest
 
Questo ovviamente espone il mercato a dei picchi di volatilità improvvisi a causa dell’abuso della leva sulle piattaforme di derivati, che spesso si risolve in del flush improvvisi. Credo che al momento questo sia l’aspetto più critico e una violenta correzione libererebbe il mercato da questa zavorra speculativa, oltre ad attirare nuova liquidità.
 
Scenario ideale per una ripresa sana e sostenibile dell’uptrend. L’area di interesse per un ulteriore step in, insiste nella regione 58000/60000 dollari.
 

Attività on-chain

Il bilancio degli exchange è sui minimi di periodo, con meno del 13% della supply circolante che al momento è allocata nelle piattaforme di scambio. Analizzando la prospettiva dell’offerta, si noti che i long term holders sono in una fase neutra (né accumulano, né distribuiscono).
 
Bitcoin balance exchanges
Scendendo ancora più nel particolare, le monete con “anzianità” 1y+ (non movimentate negli ultimi 12 mesi) stanno tornando in attività a un ritmo di circa 6500 BTC al giorno. Per dare un termine di paragone, durante lo stadio finale delle bull run del 2017, 2019 e 2021 il ritmo della revived supply è stato di 20000 BTC al giorno.
 
Ora diamo un’occhiata al lato della domanda.
 
La fase attuale mostra ancora dei segnali tipici della smart money accumulation, anche se il momento di transizione verso la fase di euforia con l’ingresso massiccio dei piccoli investitori è imminente. La prima evidenza di ciò proviene dall’analisi dei flussi sugli exchange, dove il rapporto tra depositi e prelievi mostra un deflusso netto di circa 5000 BTC al giorno.
 
BTC exchange netflow
In tale ambito, anche il nunero di transazioni giornaliere sul network bitcoin è in aumento a circa 225K transazioni al giorno. Tuttavia siamo lontani dal picco di oltre 300 mila trx giornaliere, raggiunto al culmine delle bull run di dicembre 2017 e maggio 2021.
 
Un pattern simile si nota nel numero delle nuove entità che stanno entrando sul mercato.
 
È in corso un trend rialzista molto modesto con nuove entità che raggiungono i 110k al giorno. Questi sono dei livelli assimilabili alla fase ribassista del 2019-20, dove l’attività era compresa tra le 90k e 110k nuove entità giornaliere.
 
Infine un accenno alla salute del network, con l’hashrate del Bitcoin core che ha recuperato quasi interamente i livelli pre “Cina ban”.
 
A fronte delle considerazioni di cui sopra, ritengo che ci aspettano ancora diverse settimane di uptrend, con una probabile estensione dei profitti anche nel Q1 2022, dove tuttavia sarà necessario adottare un approccio più conservativo.
 

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De inflatio naturae: il nuovo corso dell’inflazione

De inflatio naturae: il nuovo corso dell’inflazione

Per mesi la narrazione di governi, banche centrali e stampa da riporto, ha negato l’evidenza dell’inflazione con la scusa del fenomeno transitorio. Ma le cose stanno davvero così?

La realtà è ben diversa, come chiunque di noi può apprezzare, con rincari a tappeto che stanno impattando anche sui prezzi dei beni di prima necessità come pane e latte.
 
Giusto ieri mattina, ho ascoltato un’intervista a un fornaio italiano che giustificava l’aumento del prezzo del pane nel suo panificio a causa dei rincari sul costo della farina e della bolletta elettrica, nell’ordine del 50%.
 
A pranzo poi, sulla CNN un altro servizio sul rincaro del latte negli States da 1.99 a 2.79 dollari al gallone.
 
Tutto ciò è dannatamente spaventoso, poiché potrebbe essere la fase iniziale di uno dei periodi più neri della storia dal punto di vista dell’inflazione.
 
Di seguito alcuni esempi di iper inflazione Year over Year nel mondo:
 
Canada: 4,4%
Germania: 4,5%
Stati Uniti: 5,4%
Russia: 8,1%
Brasile: 10,3%
Turchia: 19,9%
Argentina: 52,2%
Venezuela: 1946%
 
 
Lo scenario attuale mette a nudo le conseguenze drammatiche delle politiche monetarie aggressive che le banche centrali hanno implementato negli ultimi anni, a base di un aumento folle della money supply con i tassi d’interesse a zero.
 
E personalmente non sono ottimista per il futuro. Anzi, mi aspetto il solito fiume di parole vuote, misure folli e disperazione crescente nel mondo, dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri (con la classe media che si livella verso il basso).
 
Prendiamo la Federal Reserve, senza dubbio la principale banca centrale: la narrativa attuale racconta che il passaggio a una politica monetaria restrittiva sia imminente e nelle ultime settimane c’è stato un gran parlare del famigerato tapering (riduzione dell’acquisto di asset, principalmente titoli di stato, sul mercato secondario).
 
Bene, il 3 novembre il Presidente della Fed Powell ha annunciato che il taper potrebbe finire ragionevolmente a metà 2022. Con tanti saluti ai vari fenomeni che ancora sperano in un cambio di politica monetaria delle banche centrali, in modo da contrastare l’inflazione.
 
Il bilancio della Fed (foto in apertura) è impietoso.
 
Anche se il tapering dovesse continuare senza sosta (e abbiamo visto che non sarà così), avremmo semplicemente una riduzione degli acquisti di asset, non un vero e proprio calo del balance sheet. Purtroppo questa corsa non prevede fermate.
 
Dal nostro punto di vista, è fondamentale strutturare un portafoglio che contrasti la svalutazione derivante dall’inflazione. Banalmente, tenere la nostra liquidità ferma sul c/c ci costa una perdita di potere d’acquisto di circa il 5% all’anno (con outlook in peggioramento).
 
L’imperativo deve essere acquistare oro e soprattutto bitcoin.
 
La chiave per indovinare il timing corretto, sta nell’attendere la contronarrativa dei governi e della stampa mainstream su economia debole = pausa delle politiche monetarie restrittive = prossimo QE.
 
Sarà in quel momento, che ragionevolmente bitcoin darà luogo al prossimo rally parabolico.

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Bitcoin e la storia di Davide contro Golia

Bitcoin e la storia di Davide contro Golia

Una vecchio adagio di Wall Street narra che quando grandi società o entità finanziarie vogliono acquistare un’ingente quantità di un determinato asset, prima diffondono rumors e news negative (FUD) e poi completano l’opera con vendite allo scoperto (short selling).
 
In questo modo creano paura tra gli investitori, i quali cedono al panic selling e aumentano l’offerta sul mercato svendendo i propri asset, in modo che le entità di cui sopra possano acquistare in grandi quantità su livelli di prezzo decisamente vantaggiosi.
 

Ripercorriamo gli ultimi 10 giorni.

Prima Elon Musk rinnega la scelta di aver abbracciato Bitcoin, poi iniziano a circolare rumors che minano la stabilità del mercato (dalla presunta indagine ai danni di Binance all’ennesimo ban di Bitcoin in Cina).
 
A questo punto, l’offerta liquida di Bitcoin schizza a livelli visti l’ultima volta nell’estate del 2019 in pieno trend reversal dai massimi di giugno dello stesso anno.
 
bitcoin supply change
 
 
Il tocco finale è stato il long squeeze del 19 maggio, che ha portato a 8 miliardi di dollari di liquidazioni.
 
Ed ecco che adesso le società o grandi investitori che erano in attesa di posizionarsi, hanno a disposizione una supply enorme per poter comodamente acquistare i quantitativi che desiderano su livelli di prezzo più favorevoli.
 
La storia si chiude con Elon Musk che ha twittato che Tesla ha le Diamond hands (in gergo, non ha venduto).
 
Elon Musk su Bitcoin
Il cerchio è chiuso e la giostra può ripartire.
 
 
 
 
 

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Lo strano caso della liquidità nei conti correnti

Lo strano caso della liquidità nei conti correnti

Che ormai sia un errore mantenere la liquidità in giacenza sul proprio conto corrente è chiaro a tutti, con il “potere d’acquisto” eroso lentamente ma inesorabilmente dal combinato disposto inflazione + tassi d’interesse negativi. Ma recentemente gli istituti di credito stanno attuando iniziative tese a disincentivare ulteriormente tale pratica.

Oggi infatti siamo arrivati a un nuovo step, con la Fineco che modifica unilateralmente il contratto e si arroga il diritto di chiudere il conto a quei clienti che mantengono una giacenza media superiore ai 100mila euro, senza al contempo aver acceso un mutuo/finanziamento o avere investito in prodotti finanziari della banca stessa.
 
Forse il costo della liquidità sta diventando insostenibile per le banche (ci credo poco) o semplicemente è un tentativo di ammortizzare i costi di gestione del danaro, attraverso le commissioni ricavate dalla sottoscrizione dei prodotti finanziari appena menzionati.
 
E qualcuno, in prima istanza, potrebbe anche ritenere legittima una simile strategia, salvo poi approfondire l’argomento “sistema del credito” e scoprire che, grazie al meccanismo della riserva frazionaria, le banche utilizzano i nostri risparmi per generare nuovo credito, prestando magari la liquidità a terze parti sottoforma di finanziamento, e per produrre montagne di profitti investendo nei mercati finanziari, lasciando a noi legittimi proprietari di quelle somme giusto gli spiccioli per la merenda, quando va bene.
 
Il sistema della riserva frazionaria è spiegato in dettaglio nel mio libro Bitcoin Facile.
 
Al netto di quali siano le reali intenzioni degli istituti di credito, nei prossimi mesi assisteremo all’intensificarsi di uno “swap” della liquidità dai conti correnti ai mercati, che poi è il vero obiettivo delle banche centrali e delle autorità politiche.
 
Il sistema finanziario per mantenersi in vita ha bisogno di denaro a buon mercato (cheap money) e le politiche monetarie attuali hanno proprio questo scopo: tassi d’interesse a zero, quando non negativi, e un mare di liquidità creata dal nulla per dopare il sistema.
 
Peccato poi che, in ultima istanza, il conto sarà presentato alla solita classe media, che vedrà il proprio potere d’acquisto letteralmente disintegrato da questi meccanismi, in un processo di depauperamento che va avanti da decenni.
 
L’unica possibilità di difendersi da una simile dinamica è quella di uscire dal sistema delle valute a corso legale (fiat), che per restare competitive devono continuare a svalutarsi ad libitum, e allocare parte del patrimonio in metalli preziosi come l’oro e bitcoin.
 
Quest’ultimo oggi presenta delle condizioni di accesso e una remunerazione del capitale di gran lunga più vantaggiose rispetto all’oro e infatti basta vedere la relazione inversa tra il metallo giallo e bitcoin da luglio 2020, quando una parte del market cap dell’oro è transitata sul mercato delle Valute Digitali.
 
Bitcoin Vs Oro
Ignorare queste dinamiche, può rivelarsi estremamente deleterio per le proprie finanze.

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Qual è la relazione tra US Treasury, mercati e Bitcoin?

Qual è la relazione tra US Treasury, mercati e Bitcoin?

Giorni fa abbiamo già affrontato il tema delle analisi intermarket. Oggi parliamo di una relazione inversa che negli ultimi giorni è assurta agli onori delle cronache e subito è stata ripresa dai media di settore, youtuber, twittaroli e copia e incolla vari, senza che però nessuno abbia capito realmente la dinamica che sottintende il rapporto tra bond statunitensi (U.S. Treasury), mercati azionari e, di conseguenza, bitcoin.

Sappiamo infatti che non basta dire oggi il dollaro è forte, dunque i mercati scenderanno (ma, perchè no, magari potrebbero anche salire o lateralizzare).
 
Abbiamo già visto che non sempre questo genere di relazioni sono rispondenti.
 

Chiariamo bene questo aspetto.

Perché gli indici azionari scendono quando aumenta il rendimento delle obbligazioni?
 
Perché le obbligazioni sono uno strumento a basso rischio, mentre le azioni presentano un livello di rischio significativamente più elevato.
 
Pertanto, anche il rendimento atteso dovrebbe essere più alto, in virtù del principio del risk premium (premio per il rischio).
 
Se con un rendimento obbligazionario dello 0,5% un investitore genera un 10% dalle azioni, realizza una plusvalenza adeguata al rischio.
 
Ma se improvvisamente il rendimento delle obbligazioni sale al 2%, qualche investitore troverà molto più prudente riallocare parte del portafoglio in bond (che ripeto presentano un profilo di rischio bassissimo) piuttosto che rischiare sull’azionario con un premio invariato. Questa dinamica, innseca dunque un calo delle azioni.
 
Ad esempio, investireste su una criptovaluta con un rendimento medio del 10% annuale?
 
Credo proprio di no.
 
Perché una simile plusvalenza può essere generata con un rischio molto più basso.
 
E se qualche stablecoin, magari con garanzie interbancarie, arrivasse a garantire interessi annualizzati del 50%, vendereste Bitcoin per iniziare lo staking?
 
Io non lo farei, ma molti non se lo farebbero ripetere due volte.
 
Un altro esempio: perché si acquistano più bitcoin che altcoins, come si evince chiaramente dalla BTC dominance?
 
Perché Bitcoin offre dei rendimenti notevoli a fronte di un livello di rischio molto più basso rispetto alle alts.
 
E una delle principali ragioni per cui si investe in altcoins, è l’opportunità di generare profitti maggiori rispetto a Bitcoin. Altrimenti perché prendersi il disturbo (e il rischio?)
 
La stessa cosa avviene con le azioni e le obbligazioni. Dato che il mercato azionario è in crescita da circa un anno, quasi nessun investitore si aspetta che nel 2021 le azioni registreranno dei rendimenti migliori rispetto al 2020.
 
Dunque, non appena il rendimento delle obbligazioni è salito, gli investitori hanno iniziato a “mettere in cascina i profitti generati sull’azionario” spostando parte dei capitali in attività prive di rischio.
 

Adesso la domanda da un milione di dollari.

Quali sono gli obiettivi di chi investe in bitcoin e qual è l’atteggiamento nei confronti del rischio?
 
Queste entità (persone fisiche o società) possono essere interessate a un rendimento inferiore al 2% annuo, anche senza rischi?
 
Io credo che la risposta sia NO, infatti gli obiettivi sono chiaramente quelli di protezione dalla svalutazione (e dall’inflazione), andando allo stesso tempo a remunerare il capitale stesso. E per far questo, è necessario prendersi qualche rischio.
 
Di certo non possono essere interessati a una redditività del 2% (ma neanche del 10%).
 
Dunque difficilmente si rivolgeranno alle obbligazioni americane.
 
Un altro effetto collaterale del rialzo dei Treasury, è da ricercare nelle difficoltà dell’oro. Infatti l’aumento degli interessi dei bond hanno fatto salire anche il dollaro, che viene scambiato in maniera inversa all’oro, facendo preoccupare non poco i tori del metallo giallo.
 
In tale contesto, la comparsa della variabile bitcoin potrebbe innescare una serie di processi che nel medio lungo termine porteranno alla decorrelazione tra gli indici azionari e bitcoin stesso.
 
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Bitcoin e i mercati finanziari

Bitcoin e i mercati finanziari

Il tema delle relazioni intermarket è stato sempre molto dibattuto, poiché sempre più investitori ritengono sia premiante approfondire come alcuni settori di mercato si muovano in relazione agli altri. Andiamo ad approfondire l’argomento e scopriamo come questa dinamica impatta anche su Bitcoin.

L’ingresso delle grandi società di Wall Street e degli investitori istituzionali, ha reso bitcoin sempre più correlato all’andamento dei mercati tradizionali.
 
La relazione diretta con l’indice Standard and Poor 500 è ormai acclarata da oltre un anno, ma negli ultimi mesi è emersa un’altra relazione, questa volta inversa.
 
Nella foto in apertura, Bloomberg ha effettuato un parallelo interessante tra oro e bitcoin, mostrando chiaramente come dall’estate 2020 i guadagni di bitcoin siano stati inversamente proporzionali a quelli dell’oro.
 
Per essere ancora più chiari, i guadagni di bitcoin hanno rappresentato perdite per l’oro, con molti investitori che hanno smobilitato parte delle proprie posizioni sul metallo giallo per entrare nel mercato delle valute digitali.
 
Chi segue il gruppo non dovrebbe stupirsi particolarmente di una dinamica simile, infatti già mesi fa avevamo visto la pubblicità aggressiva che l’asset manager Grayscale sta promuovendo negli Stati Uniti, di fatto invitando gli investitori ad abbandonare l’oro in favore di bitcoin

Tuttavia una simile dinamica potrebbe non durare ancora a lungo, con l’oro e bitcoin nuovamente correlati in un contesto macroeconomico caratterizzato da iper-inflazione.
 
Quello delle relazioni tra mercati (intermarket analysis) è un argomento spinoso, che va affrontato con la giusta consapevolezza.
 
Analizzare come i diversi settori del mercato si muovono in relazione agli altri settori è sicuramente importante, ma dobbiamo sapere che i rapporti (diretti o inversi) che hanno funzionato per un determinato periodo di tempo, non ci danno alcuna garanzia per il futuro.
 
Un esempio che recentemente ha avvalorato questa tesi, viene proprio dal rapporto tra dollaro e mercati azionari (e dunque bitcoin).
 
Storicamente è vero che un dollaro forte è stato spesso un indicatore di debolezza dell’azionario, ma nelle ultime settimane questa relazione si è indebolita, con il dollaro e lo S&P 500 che hanno registrato guadagni significativi (prima della correzione sull’azionario avvenuta negli ultimi giorni).
 
Questo perchè le grandi banche centrali internazionali (BCE, BoE, BoJ) stanno acquistando massicciamente il dollaro per preservare la competitività delle rispettive valute nazionali (o sovranazionali come nel caso dell’euro), compensando il calo del biglietto verde che normalmente si vede durante un rally dell’azionario.
 
Oppure la relazione diretta tra rame e indici azionari (con il metallo considerato indice di una ripresa della produzione industriale), che a sua volta può dare problemi di affidabilità.
 
Dunque è opportuno sempre contestualizzare la fase storica e verificare la bontà delle relazioni intermarket, senza darle mai per scontate.
 
Diffidate sempre dei fenomeni da tastiera, dei (pseudo)giornalisti o degli esperti di economia pret a porter la cui unica abilità consiste nel copia-incolla, che vi spacciano per dogmi economici le varie relazioni tra mercati.
 
Negli ultimi giorni, sono assurti agli onori delle cronache i Treasury americani, grazie ai tassi in notevole aumento.
 
A tal proposito, sto preparando un focus sull’argomento per analizzare come l’andamento dei bond americani impatti sul mercato azionaro e, di conseguenza, su quello delle criptovalute, in un altro esempio di relazione intermarket.

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Analisi dei mercati – giovedì 4 marzo 2020

Analisi dei mercati – giovedì 4 marzo 2020

Nella giornata di mercoledì, Bitcoin si è consolidato sopra i 50K raggiungendo un massimo locale a $ 52600, poi però è seguito un rollback fino a 49100 dollari innescato dai ribassi sui mercati azionari.

Al momento della stesura di questa analisi, Bitcoin è negoziato a 49.300 dollari.

La capitalizzazione di mercato è di $ 1518 miliardi e l’indice di BTC dominance al 60,9%.

I mercati azionari sono scesi di nuovo ieri. Il Dow Jones ha perso lo 0,39%, il Nasdaq il 2,7% e l’S & P 500 l’1,31% chiudendo a 3819 punti.

L’indice del dollaro è salito nuovamente sopra 91 punti, con l’oro in sofferenza sceso a $ 1710 l’oncia e il petrolio in leggero rialzo in vista del meeting OPEC.

Sappiamo come i mercati siano sotto pressione a causa dei rendimenti in aumento delle obbligazioni statunitensi, che a loro volta crescono a causa delle aspettative inflazionistiche.

E queste aspettative sono pienamente giustificate. Secondo Bloomberg, 2900 miliardi di dollari sono nei conti dei consumatori (di cui la metà solo negli Stati Uniti).

Per ora le famiglie preferiscono risparmiare, ma non appena la psicosi del Covid allenterà la morsa, questo denaro inizierà ad alimentare i consumi, accelerando l’inflazione.

A quel punto la Fed dovrà affrontare una scelta difficile. Reagire all’inflazione aumentando i tassi d’interesse significa mettere un’enorme pressione sui mercati, a livello di marzo 2020.

Non reagire affatto è un grosso rischio per lo status del dollaro come valuta di riserva mondiale.

Almeno per il primo semestre 2021 non mi aspetto un cambio di politica monetaria delle banche centrali, ma presto o tardi questo è un tema che andrà affrontato e francamente non vorrei essere nei panni dei decisori.

Contestualmente, le aspettative inflazionistiche negli Stati Uniti sono aggravate dall’approvazione del pacchetto di stimoli economici da 1,900 miliardi di dollari, che sarà discusso in Senato nel fine settimana.

Ora i futures S&P 500 sono in calo, così come gli indici asiatici ed europei.

Per calmare i mercati, abbiamo bisogno che la Fed inizi ad acquistare obbligazioni. Questa mossa, in combinazione con l’approvazione del pacchetto di aiuti, frenerà la caduta dei mercati e dunque parte di questo enorme sbalzo inflazionistico di cui si è parlato in precedenza, andrà in investimenti e darà ossigeno all’azionario per qualche tempo.

Bitcoin sta lottando per tenere la soglia psicologica dei 50K, ma vista la forte correlazione con l’S&P 500 non sarà un’impresa facile se lo scenario sui mercati tradizionali resta quello odierno.

L’opzione prioritaria per oggi vede Bitcoin negoziato nell’intervallo $48000-52000, ma con un violento ribasso del mercato azionario c’è il rischio di andare a testare il supporto chiave nella regione $45-46K.

In generale nel medio termine, attendo con ansia la decorrelazione tra Bitcoin e mercato azionario. Non vi è alcuna giustificazione economica per lo scenario attuale e fino a febbraio 2020 la correlazione era praticamente inesistente.

Anzi, nel secondo semestre 2019, spesso abbiamo avuto una correlazione inversa tra Bitcoin e S&P 500 (l’indice scendeva, Bitcoin saliva e viceversa).

Penso che presto o tardi vedremo qualcosa di simile nel corso del 2021.

Sul fronte dei fondamentali, è interessante notare che Peter Schiff, famoso sostenitore degli investimenti in oro e feroce critico di Bitcoin, ancora una volta ha definito gli acquirenti di Bitcoin “persone stupide”.

Considerando che il poveretto ha detto la stesse parole a marzo 2020 e che da allora Bitcoin è cresciuto circa di 10 volte, possiamo affermare serenamente che la sua opinione non è molto importante per noi.

Al contrario, l’ex presidente della Commodity Futures Trading Commission (regolatore statunitense) Christopher Giancarlo e il miliardario Mark Lasri hanno annunciato di aver investito in BlockTower Capital, un hedge fund di criptovalute.

Morale della favola: non essere come Peter ma sii come Christopher.

Buone notizie negli Stati Uniti anche sul fronte tassazione, con l’IRS (agenzia delle entrate statunitense) che ha chiarito come gli investitori non sono tenuti a segnalare gli acquisti di criptovalute fino a quando queste ultime non vengono vendute, generando dunque una plusvalenza.

Alla luce di tali determinazioni, si potrà costruire in sicurezza un portafoglio in Bitcoin senza avere alcun obbligo fiscale e pagare le tasse solo su ciò che si converte in valuta fiat (dollaro nda).

Penso che questo chiarimento favorirà l’aumento del numero di americani disposti a entrare sul mercato crypto.

Nel Rally Trading Club continuiamo a monitorare lo scenario sul mercato, in attesa del momento favorevole per posizionarsi sulle top altcoins. E intanto, nei giorni scorsi, abbiamo rinforzato la posizione su Bitcoin e aggiunto le azioni Apple al portafoglio.

Ricordo a tutti che nel gruppo di discussione su Facebook Bitcoin 3X nel pomeriggio generalmente andiamo ad approfondire le tematiche trattate nelle analisi mattutine qui su telegram, soffermandoci sugli aspetti principali.

Buon trading

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Perchè la maggioranza dei trader perde soldi?

Perchè la maggioranza dei trader perde soldi?

La maggior parte dei partecipanti ai mercati finanziari è sempre in rosso. Questo è comprensibile, dopotutto il denaro non viene dal nulla, dunque se un investitore entra sul mercato con 1 bitcoin per uscirne con 2, qualcuno deve perdere il possesso del secondo bitcoin.

Detta ancora in termini più spiccioli, la maggioranza che perde denaro diventa la base di foraggio per la minoranza che ne guadagna. E non può essere che così, infatti diversamente i capitali degli insiders e dei traders esperti non basterebbero a coprire i profitti della massa di investitori retails.

Prendiamo l’esempio di bitcoin da aprile 2020, data in cui è iniziato il ciclo rialzista post halving: il prezzo è cresciuto quasi senza soluzione di continuità, ma nonostante tutto moltissimi trader hanno perso soldi nei tentativi pressocché infruttuosi di utilizzare lo short selling in attesa di un ribasso (ribassi che si sono concretizzati al massimo in semplici correzioni dell’uptrend attuale, impossibili da anticipare).

Tutte le posizioni corte liquidate negli ultimi mesi, hanno rappresentato parte del profitto di chi era posizionato correttamente.

Ma possiamo fare anche altri esempi al di fuori del contesto crypto, magari sull’azionario. Prendiamo il caso Tesla.

Un recente studio ha dimostrato che tra i 10 titoli azionari che hanno generato il maggior volume di perdite di posizioni short nel 2020 (per un ammontare di circa 79 miliardi di dollari), più del 50% è stato generato dalle azioni Tesla, per oltre $ 40 miliardi! Questa somma, chiaramente, è stata parte del profitto degli investitori che invece hanno dato fiducia alla casa automobilistica californiana.

Non a caso ho utilizzato gli esempi di Bitcoin e Tesla, che spesso durante lo scorso anno sono stati tacciati di sopravvalutazione, di essere una bolla e le solite cantilene a cui siamo abituati. D’altronde basta andare a leggere cosa consigliavano di fare con bitcoin la maggior parte degli analisti il ​​21-24 novembre, il 13-17 dicembre e a fine gennaio 2021 (quando invece nel Rally Trading Club continuavamo a rinforzare le nostre posizioni long). Tutti si aspettavano un’ulteriore ribasso, mentre in realtà eravamo semplicemente su dei minimi locali, ed è facilmente immaginabile il triste destino di coloro i quali hanno aperto posizioni short seguendo le indicazioni dei fenomeni sopraccitati.

Rally Trading Club

Spot market o derivati con leva finanziaria?

Questo è l’eterno dilemma che attanaglia gli investitori, novizi e non. In realtà non c’è una risposta univoca, infatti se si ha una solida strategia di breve termine nulla vieta di utilizzare la leva, ovviamente senza superare il 20X. Con la leva infatti è vero che possiamo aumentare esponenzialmente i profitti, ma anche le perdite.

Nel mercato spot (negoziazione senza leva), un’operazione che va male rischia solo di congelare l’asset per un periodo di tempo limitato. Se hai acquistato Bitcoin in spot market a 50000 dollari e il prezzo scende a $40000, non hai perdite finché non vendi. Inoltre, puoi decidere se acquistare altre quote di bitcoin riducendo il prezzo medio di acquisto, oppure semplicemente attendere che il prezzo torni sopra i $ 50000.

Avrai comunque sempre la quantità di Bitcoin che hai acquistato.

Quando fai trading con la leva finanziaria, la libertà di manovra è limitata dalla dimensione del deposito. Se hai commesso un errore di valutazione e i prezzi muovono nella direzione opposta a quella auspicata, sei costretto ad agire tempestivamente tagliando le perdite con uno stop loss per non rischiare la liquidazione di buona parte del margin wallet, con la possibilità che alla fine il prezzo si muova nella direzione preventivata dopo che sei stato tagliato fuori.

Pertanto, in caso di errore, la scelta è tra la monetizzazione della perdita parziale e la minaccia di una liquidazione.

Da cervo a investitore

Come possiamo fare dunque a passare dalla categoria dei cervi, ossia la massa degli investitori quasi costantemente in perdita, a quella di investitore profittevole?

Come prima cosa, dobbiamo iniziare a ragionare in termini di probabilità, gestione del rischio e diversificazione. In questo articolo ho trattato a fondo l’argomento della diversificazione di un portafoglio, proprio in ottica di gestione del rischio.

Un altro aspetto importante, è quello di evitare gli stereotipi del trading che non hanno riscontri oggettivi.

Tra gli stereotipi più diffusi, possiamo menzionare la necessità di settare uno stop loss  su ogni scambio, il rapporto rischio rendimento di almeno 1: 3 o il rischio di afferrare “coltelli che cadono” quando si vanno a mediare le posizioni.

Sono anni che queste “regole” vengono tramandate da teorici e accademici che hanno poca esperienza sul campo, magari anche con scarsi risultati, senza considerare che comunque parliamo di teorie degli anni ’30 le quali difficilmente si adattano al contesto dei moderni mercati finanziari.

Nei prossimi giorni scriverò un articolo dettagliato sugli stereotipi dannosi nel trading.

Un altro elemento di considerazione, è senza dubbio quello dell’analisi tecnica. Sarò diretto, devi smettere di prendere decisioni operative basate esclusivamente sull’analisi tecnica. L’analisi tecnica è spesso l’unica cosa che viene insegnata a chi vuole approcciare il mercato delle criptovalute, ragionevolmente perchè gli insegnanti stessi non conoscono altri strumenti, dunque preferiscono vendere formazione piuttosto che cimentarsi direttamente con i mercati.

Chi si affida esclusivamente all’analisi tecnica per prendere decisioni di trading, si pone automaticamente tra la massa degli investitori (parco buoi) che opera sul mercato, che alimenta i profitti degli insiders e della smart money.

Con questo non sto asserendo che non sia importante conoscere l’analisi tecnica, anzi è assolutamente necessario avere una comprensione dell’AT, ma non per il proprio trading bensì per comprendere la logica delle azioni della massa. A breve scriverò un approfondimento anche su questo argomento.

L’ultimo aspetto che voglio evidenziare in questo articolo, è relativo alla regola aurea del perfetto investitore: compra a buon mercato e vendi sul rialzo.

Detta così sembra una cosa semplice e anche un po’ banale, ma è la regola più difficile da applicare.

Pertanto, acquistare su un mercato in calo può rivelarsi una strategia corretta anche se va contro il principio dei “coltelli cadenti”, così come vendere su un mercato in forte crescita mentre tutti comprano in preda alla FOMO (paura di perdere l’opportunità) è giusto e talvolta necessario. Di converso, acquistare “in caso di breakout” senza attendere un pullback può rivelarsi a volte una scelta sbagliata.

Considerazioni finali

Opera quasi esclusivamente in spot market e non usare la leva, a meno che non sia prevista in una strategia operativa di breve termine ben definita.

Usa gli stop loss solo se davvero necessario e abbiamo visto come nel mercato spot non lo sia. Ricorda che il market maker vede i tuoi stop e prima o poi cercherà di tagliarti fuori definitivamente.

Non avere paura del rischio ma gestiscilo correttamente, attraverso un money management conservativo e la diversificazione del portafoglio.

Se non sei sicuro delle tue capacità, affidati a un percorso di formazione che possa guidarti nella scelta delle strategie corrette, come il Master online di crypto trading dell’ABTG grazie al quale imparerai tutte le strategie più avanzate per operare con profitto sul mercato delle valute digitali.

Oppure, se preferisci il supporto di una community ed essere guidato potendo replicare trader professionisti che operano sui mercati, puoi valutare il Rally Trading Club dove centinaia di soci ci hanno dato fiducia e sono stati ampiamente ripagati.

Qui trovi il bilancio 2020 del Rally Trading Club e come puoi vedere parliamo di risultati che non hanno alcun bisogno di essere commentati.

Buon trading

 

 

 

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Mt Gox e bitcoin: cos’è davvero successo il 15 dicembre

Mt Gox e bitcoin: cos’è davvero successo il 15 dicembre

La scorsa settimana sono circolati dei rumors relativi alla soluzione dell’annosa questione dell’exchange Mt Gox, fallito nel 2014 in seguito a un furto di centinaia di migliaia di bitcoin. Secondo queste ipotesi, rilanciate oscenamente da stampa e divulgatori senza uno straccio di verifica preventiva, il 15 dicembre i creditori sarebbero rientrati in possesso delle criptovalute perse. Ma è davvero andata così?

In questi giorni si è parlato di un possibile crollo del prezzo dovuto alla distribuzione dei bitcoin da parte del tribunale di Tokyo che ha competenza sul caso. Il tribunale detiene circa 162.000 degli originali 850.000 BTC un tempo in mano al fallito exchange giapponese, da ripartire fra tutti i creditori legittimi. La scadenza, secondo le indiscrezioni circolate la scorsa settimana, sarebbe stata fissata per la data di oggi, 15 dicembre 2020.

Che cosa è veramente successo oggi?

In realtà i creditori di MtGox sapevano benissimo che non ci sarebbe stata nessuna distribuzione, e tantomeno nessun crollo del prezzo. La scadenza del 15 dicembre riguardava una sola persona, il curatore fallimentare fiduciario Nobuaki Kobayashi, il quale, entro oggi, avrebbe dovuto presentare alla corte un piano di riabilitazione.

E, a tal proposito, ringrazio gli amici di Bitcoinyou.it e nello specifico Simone Cantarini, i quali ci hanno fornito la testimonianza di un loro cliente che è tra i creditori dell’exchange Mt Gox. 

La buona notizia per i creditori è stata che il piano è stato effettivamente presentato alla corte. Non si trattava di una notizia così scontata, infatti in passato la scadenza in questione era stata più volte rinviata, proprio da parte dello stesso Kobayashi.

Per quando è attesa l’effettiva distribuzione dei 162.000 bitcoin MtGox?

Il tribunale ora dovrà esaminare il piano di riabilitazione proposto dal curatore, per poi pronunciarsi sull’istanza presentata da Coinlab (un’azienda che sostiene di essere creditrice del defunto exchange). Difficile attendersi una distribuzione entro il 2021 e più ragionevolmente si dovrà attendere il 2022.

I creditori sperano di ottenere, tra bitcoin, bitcoin cash e denaro fiat, circa il 20 % di quanto perso al momento dell’attacco hacker.

Nel 2018 il curatore fallimentare Kobayashi, ancorato alla logica “fiat”, aveva iniziato a vendere in open market parte dei bitcoin in suo possesso, provocando effettivamente un crollo del prezzo sui mercati e guadagnandosi il soprannome di Tokyo whale (la balena di Tokyo).

I creditori in seguito, sono riusciti ad ottenere l’approvazione di un’istanza per il rimborso non in valuta fiat ma direttamente in bitcoin, cosa comunque insolita per un tribunale.

Considerazioni finali

Non c’è dubbio che l’incertezza determinata dalle notizie mendaci diffuse la scorsa settimana, abbia contribuito al pullback di bitcoin fino al supporto in area 17500 dollari e, ragionevolmente, abbia indotto erroneamente più di qualcuno a vendere i propri bitcoin sotto i 18000 dollari, su livelli di prezzo che invece hanno attratto gli acquisti massicci dei grandi investitori.

Questa esperienza dovrà servire per comprendere l’importanza delle fonti da cui ci si informa. Quando si opera nel settore degli investimenti, è importante ragionare sempre con la propria testa e lasciarsi influenzare il meno possibile dal rumore di fondo delle notizie esterne, spesso veicolate ad arte per confondere le acque.

Per formare le vostre opinioni, rivolgetevi esclusivamente a fonti che divulgano notizie perfettamente verificate e che abbiano come unico obiettivo quello di fare informazione e non sensazionalismo o clickbaiting, purtroppo sempre più diffusi nel settore crypto.

Affidarsi a una fonte sbagliata, può rivelarsi estremamente deleterio.

Qui nel blog Bitcoin Facile, così come nel canale telegram o nel gruppo facebook, non leggerete mai notizie che non siano prima state accuratamente verificate.

 

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