Bitcoin ecco il segnale d’acquisto di lungo termine

Bitcoin ecco il segnale d’acquisto di lungo termine

Dopo la correzione di sabato 15 febbraio e il successivo rimbalzo sul supporto dinamico della EMA 21 daily, il Bitcoin si è riportato per la terza volta in 10 giorni sopra i $ 10000 nel suo tentativo di consolidamento sopra la soglia psicologica dei 10k.
 
Inoltre sul grafico giornaliero il golden cross tra MA 50 e MA 200 ha dato un importante segnale d’acquisto di lungo periodo. Con l’aiuto dell’analisi tecnica analizziamo i livelli di prezzo più importanti e cerchiamo di stimare la price action nel breve termine.
 
Nella seconda parte del video faremo un focus sul COT report relativo ai Bitcoin Futures della CME.
 
Buona visione
Coronavirus, il cigno nero inaspettato?

Coronavirus, il cigno nero inaspettato?

Governi e mercati sembrano non dare più molta importanza agli sviluppi sulla diffusione del coronavirus. Ma la situazione è realmente sotto controllo?

Lo scenario macroeconomico internazionale negli ultimi anni ha raggiunto importanti livelli di crescita e solidità. Le fragilità strutturali del sistema finanziario, caratterizzate da un eccessivo indebitamento in ogni settore della società e dall’interconnessione indissolubile tra le economie mondiali, vengono ampiamente compensate dalle politiche espansive delle banche centrali, che iniettano liquidità nel sistema stimolando artificialmente i consumi, gli investimenti e le prospettive di crescita.

In tale contesto molti analisti hanno espresso timori sul rischio di una nuova recessione, ma al momento tutte le previsioni si sono rivelate fallaci. Questo perchè con le attuali politiche monetarie espansive, solo un grande shock sistemico può impattare sull’equilibrio dell’economia mondiale.

Questo grande shock potrebbe essere arrivato, inaspettato e improvviso: il coronavirus.

Cosa sappiamo del virus?

Il coronavirus è meno letale di altri, infatti al momento il tasso di mortalità è attestato intorno al 2%, ben al di sotto dei livelli raggiunti durante pandemie passate (Sars circa 9%). Però il contagio, che pare diffondersi anche in assenza di sintomi, è estremamente rapido e difficile da circoscrivere senza vaccini (che non saranno disponibili prima di 1 anno). Al momento i casi rilevati sono oltre 35000 e il grosso dei contagi è in Cina.

diffusione coronavirus

Purtroppo però questi dati potrebbero essere incompleti. Infatti in Cina a causa della carenza di posti letto negli ospedali molti malati non vengono diagnosticati e non sappiamo quanti di questi restano all’interno delle proprie abitazioni. L’altra nota dolente viene dall’Africa.

Al momento non si segnalano casi di coronavirus nonostante la forte presenza cinese nel continente e questo alimenta qualche sospetto. Non possiamo escludere dunque che la debolezza dei sistemi sanitari locali trasformi l’Africa in un nuovo focolaio del virus.

Un’altro aspetto da non sottovalutare è quello relativo al rapporto tra contagi e decessi: infatti l’epidemia è ancora recente e il numero delle vittime potrebbe aumentare nei prossimi giorni, incidendo sul tasso di mortalità. Inoltre, da un punto di vista economico e sociale, il numero dei malati va a impattare direttamente sulle attività produttive e sulla domanda aggregata.

Purtroppo i dati ufficiali confermano che almeno in Cina l’epidemia sta dilagando in modo esponenziale e potremmo essere solo all’inizio.

aumento contagi coronavirus

Al momento l’economia cinese è sostanzialmente ferma e, in un contesto globale estremamente interconnesso, gli effetti si riverberano a livello internazionale. Diverse multinazionali e aziende locali hanno interrotto le attività produttive prorogando le festività per il capodanno cinese fino a domenica 9 febbraio e il governo ha diffuso delle stime secondo le quali nel corso del 2020 ci sarà un rallentamento della crescita di 4 punti percentuali (dal 6.5 al 2.5%).

Se consideriamo che la Cina attualmente rappresenta circa il 15% dell’economia mondiale, secondo i modelli econometrici a ogni punto percentuale di crescita perso dalla Cina corrisponderà un rallentamento pari allo 0,3% nel resto del mondo.

Al momento non sappiamo cosa succederà in Cina da lunedì e non possiamo escludere che nel corso dell’anno la crescita si azzeri completamente, innescando una reazione a catena sui mercati.

A fronte di questi elementi di considerazione quasi certamente, dopo un periodo di iniziale sottovalutazione del fenomeno, nelle prossime settimane le borse sconteranno lo scenario internazionale incerto e i timori di una pandemia (come già accaduto nell’autunno del 2014 con il panico da virus ebola) e questa volta la situazione potrebbe essere più complessa. Infatti la notizia di oggi secondo cui 5 britannici sono stati contagiati da un connazionale rientrato da Singapore che li ha raggiunti durante una settimana bianca in Francia, contribuirà ad alimentare paura e incertezza.

Considerazioni finali

In conclusione se il coronavirus dovesse confermarsi un “black swan event” porterebbe con se delle conseguenze drammatiche. In un contesto internazionale caratterizzato da un’estrema interconnessione e da livelli di indebitamento superiori a quelli pre-crisi 2008, uno shock sistemico potrebbe innescare un effetto domino al pari, se non peggiore, di quello scatenato dal collasso dei CDO e del sistema bancario nel 2008. E questa volta le banche centrali avranno molte meno munizioni (i tassi d’interesse sono già molto bassi e le politiche monetarie espansive sono già in pieno corso d’opera).

Non possiamo escludere dunque che la situazione sia più complicata di quanto media e governi lascino intendere. A fronte delle ultime notizie sembra che il rischio di pandemia stia crescendo e, come abbiamo visto, un simile scenario avrebbe conseguenze molto negative che potrebbero inficiare seriamente i tassi di crescita globali.

La spirale potrebbe autoalimentarsi con effetti sui trasporti (si viaggerà sempre meno), sui cibi e materie prime che in alcuni casi potrebbero iniziare a scarseggiare scontando un deciso aumento dei prezzi, e sull’inflazione che potrebbe subire un aumento significativo costringendo le banche centrali a tagliare i tassi d’interesse.

In tale contesto, i metalli preziosi e in generale tutti gli asset anticiclici registreranno una notevole impennata e anche il bitcoin, nel ruolo di oro digitale, potrebbe beneficiare di uno scenario economico e finanziario permeato da paura e incertezza.

Auspico che quanto ipotizzato nell’articolo non si concretizzi mai e che le autorità sanitarie internazionali riescano a debellare il fenomeno implementando misure efficaci e risolutive.

Ma negli investimenti, come nella vita, è sempre opportuno prevedere tutti gli scenari possibili e approntare un piano B. 

Nel video l’analisi dell’impatto del coronavirus sui mercati e delle misure da implementare a protezione dei nostri portafogli. Oltre all’acquisto di bitcoin, una valida soluzione è quella dell’oro e grazie a Bitfinex oggi è possibile acquistare i token XAUT, un asset a replica fisica dell’oro che in sostanza ci consente di investire in oro fisico senza dover sostenere i costi di custodia.

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Bitcoin: analisi tecnica e fondamentale di lungo termine

Bitcoin: analisi tecnica e fondamentale di lungo termine

Bitcoin chiude gennaio in positivo del 30% rispetto ad inizio anno: come si evolverà il prezzo della criptovaluta? Analisi tecnica e fondamentale di lungo periodo.

Il bitcoin si appresta a chiudere il mese di gennaio con un rendimento davvero considerevole (al momento della scrittura siamo al +30% da inizio anno). Andiamo ad analizzare i principali driver tecnici e fondamentali che hanno guidato il movimento.

Dall’analisi del grafico settimanale si evince in modo inequivocabile come il bitcoin abbia rotto tecnicamente la trendline ribassista (primo step per un’inversione). L’altro aspetto da non sottovalutare è che una chiusura sopra i 9.555$ darà luogo a un higher high (massimo crescente), interrompendo così la sequenza di massimi decrescenti che accompagnano la quotazione da fine giugno 2019.

analisi bitcoin

La formazione di un massimo crescente è decisiva nel processo di inversione di un trend, che prevede appunto la rottura della trend line ribassista e la successiva formazione di una nuova struttura al rialzo che abbia come base di partenza sia un massimo che un minimo crescente (higher high e higher low).

I prossimi giorni saranno decisivi per stabilire se il bitcoin avrà la forza (e soprattutto i volumi) per stabilire un nuovo massimo crescente, violando il precedente massimo a 9.555$.

Comunque dal punto di vista squisitamente tecnico, è chiaro che la rottura di inizio gennaio del macro POC nell’area di prezzo 8.000/7.800 dollari sia stata fondamentale per fornire nuovo impulso alla quotazione, che proprio su quel livello ha costruito la base di supporto per la nuova struttura al rialzo di breve.

Come si evince dall’analisi del profilo volumetrico del bitcoin, il prossimo livello significativo è senza dubbio il range di prezzo 10.100$ – 10.300$, che potrebbe rivelarsi prima una solida resistenza statica (anche nella considerazione che i 10.000 dollari sono una soglia psicologica importante) e poi un supporto per la successiva struttura al rialzo di medio-lungo termine.

È chiaro che il bitcoin potrebbe ancora invertire la tendenza di breve con un pullback significativo, ma fino a quando la quotazione resterà sopra gli 8.000$ (e non è affatto scontato che li rivedremo) l’attuale struttura tecnica è ancora integra.

L’ultimo elemento di considerazione (non per importanza) è la rottura tecnica della media mobile giornaliera a 200 periodi, una delle resistenze dinamiche più arcigne sul cross BTC/USD. La rottura e il consolidamento al di sopra di tale livello è un ulteriore segnale di come il sentiment del mercato stia virando verso un cauto ottimismo.

bitcoin sentiment

Comunque, visti i livelli di volatilità che stanno caratterizzando le ultime settimane, per determinare le eventuali rotture dei livelli indicati in precedenza è sempre bene aspettare le chiusure delle candele giornaliere e, ancora più importanti, di quelle settimanali.

Passiamo ai fondamentali

Dal punto di vista dei fondamentali del mercato, il catalizzatore principale è sicuramente l’halving del bitcoin previsto per maggio 2020, che garantirà un dimezzamento dell’offerta proprio in un periodo storico in cui ragionevolmente assisteremo a un aumento della domanda.

Ciò che voglio dire è che potremmo essere di fronte a un cambio radicale nel rapporto e nell’equilibrio tra la domanda e l’offerta di bitcoin nel medio-lungo termine. Infatti, mentre l’halving di maggio 2020 ridurrà progressivamente l’offerta, la Cina e i principali Paesi asiatici hanno ufficialmente reso la blockchain un pilastro strategico nazionale, di fatto stimolando un notevole aumento della domanda che impatterà l’ecosistema da qui ai prossimi anni.

Consideriamo anche che le principali compagnie dell’high tech (come Google, Samsung, Facebook) stanno investendo ingenti risorse nel settore, nella consapevolezza che blockchain e valute digitali sono uno dei macro trend del futuro.

Se a questo aggiungiamo la dinamica che vede i cittadini dei Paesi in crisi monetaria fare incetta di valute estere più solide (dollaro, euro) e asset per la riserva di valore (come oro e Bitcoin) per proteggere i propri risparmi dall’iper-inflazione che continua a falcidiare le rispettive valute nazionali, lo scenario che abbiamo davanti è ancora più interessante.

crisi del bolivar

Bolivar necessari per l’acquisto di un rotolo di carta igienica in Venezuela. Immagine tratta dal libro Bitcoin Facile

Dobbiamo inoltre considerare un altro aspetto molto importante: l’inflazione del bitcoin è in calo costante e dopo l’halving di maggio 2020 passerà dall’attuale 3,8% all’1,8% annuo!

inflazione bitcoin

Dopo l’halving dunque, per la prima volta il bitcoin avrà un tasso di inflazione annuale inferiore rispetto al target del 2% imposto dalle principali banche centrali, e gli investitori internazionali iniziano a comprendere l’importanza di questo aspetto.

In ultima istanza, c’è da considerare la nascita e lo sviluppo della finanza decentralizzata. La DeFi infatti diventerà presto un nuovo paradigma del sistema finanziario tradizionale, superando le diffidenze iniziali di Stati ed enti regolatori che dovranno arrendersi all’avanzata di network decentralizzati, i quali trasformeranno vecchi prodotti finanziari in protocolli sicuri e trasparenti che non necessitano più di intermediari o di enti centrali.

La “backdoor” per quella parte di popolazione mondiale unbanked che attende di avere finalmente l’accesso a un nuovo sistema finanziario (si stima che solo negli Stati Uniti oltre 10 milioni di persone non abbiano un conto corrente e che nel mondo vi siano circa 3 miliardi di underbanked).

Infine, l’implementazione della blockchain come pilastro strategico nelle principali economie mondiali sarà il volano decisivo per lo sviluppo del settore DeFi. Exchange decentralizzati, prestiti peer-to-peer, pagamenti in valute digitali e tokenizzazione di assets saranno molto presto una realtà del mercato con cui tutti dovremo confrontarci.

Considerazioni Finali

Tutti gli elementi fin qui analizzati trovano un riscontro oggettivo nella recente price action del bitcoin: infatti. come abbiamo già accennato in precedenza, gennaio 2020 si sta per chiudere con un rendimento del +30%, che rappresenta la performance migliore nel primo trimestre dal lontano 2013.

Negli altri anni in cui il Q1 si è chiuso con un rendimento positivo (2017 e 2019) il Q2 è stato ancora più profittevole, con rendimenti trimestrali che hanno superato di gran lunga il 100%. E con l’hype generato dall’imminente halving, quei rendimenti non sono così fuori portata.

bitcoin primo trimestre 2020

Leggi l’articolo su Cointelegraph

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Bitcoin halving: cos’è e quale scenario ci aspetta

Bitcoin halving: cos’è e quale scenario ci aspetta

L’halving del Bitcoin di maggio è l’appuntamento più atteso del 2020 da tutti gli appassionati e investitori. Vediamo in cosa consiste esattamente e quale impatto avrà sul network e sul prezzo della criptovaluta più importante del mercato.

Per capire bene in cosa consiste l’halving, dobbiamo necessariamente prima introdurre il concetto di mining. Molti avranno sentito dire che i bitcoin vengono creati attraverso un meccanismo di “estrazione” (mining). Ma come avviene esattamente questo processo?

Il mining di bitcoin è il sistema con cui si convalidano le transazioni che avvengono nel Bitcoin core (la blockchain bitcoin) e si registrano su un ledger distribuito (database decentralizzato). Il mining è la spina dorsale del network, infatti grazie ad esso si assicura la solidità e la sicurezza del network e vengono immessi in circolazione nuovi bitcoin.

Il Bitcoin core è un network strutturato su dei nodi decentralizzati (chiunque può diventare un nodo della rete scaricando l’intera blockchain sul proprio PC), alcuni dei quali svolgono anche il ruolo di miners, i quali contribuiscono a mantenere la rete operativa utilizzando hardware ASICs (Application Specific Integrated Circuits). I miners vengono ricompensati attraverso le commissioni di rete (le cosiddette fees per effettuare una transazione) e con i bitcoin coniati al momento della creazione di ogni blocco.

Sebbene questa sia una semplificazione, questo sistema di incentivi è alla base del network Bitcoin.

Proof of work e mining

Tutti i nodi della rete che svolgono la funzione di miners hanno a disposizione un certo numero di macchine hardware (in base all’investimento iniziale) che forniranno la potenza di calcolo necessaria alla validazione delle transazioni all’interno del Bitcoin core.

Ogni 10 minuti le transazioni verificate vengono raggruppate in un blocco della grandezza di 1 MB e tutti i miners sono in competizione tra loro per completare il processo di validazione, attraverso la soluzione di un problema matematico alla base dell’algoritmo che regola il mining, chiamato Proof of work (POW). Il primo miner o pool di miners che risolve il puzzle crittografico avrà la facoltà di validare il blocco e aggiungerlo alla blockchain, così da assicurarsi la ricompensa (block reward).

Per risolvere il problema matematico è necessaria una notevole potenza di calcolo e per questo motivo spesso i miners si associano tra loro formando delle vere e proprie mining farm, in modo da combinare la potenza di calcolo dei rispettivi hardware. Allo stato attuale, per ogni blocco validato e aggiunto alla blockchain il “minatore” ottiene una ricompensa di 12,5 bitcoin.

E qui introduciamo il concetto di l’halving o dimezzamento. Infatti ogni 210.000 blocchi minati (circa 4 anni), la ricompensa si riduce della metà. I primi miners agli albori del network guadagnavano 50 bitcoin per ogni blocco validato, mentre da maggio 2020 il block reward scenderà a 6,25 bitcoin.

bitcoin halving

Il Bitcoin core è stato concepito per produrre al massimo 21 milioni di unità e questa limitazione al “conio” di nuove monete fa del bitcoin una valuta dalla chiara natura deflazionistica. Infatti l’inflazione del bitcoin è in calo costante e dopo l’halving di maggio 2020 passerà dall’attuale 3,8% all’1,8% annuo!

inflazione bitcoin

Dopo l’halving dunque, per la prima volta il bitcoin avrà un tasso di inflazione annuale inferiore rispetto al target del 2% imposto dalle principali banche centrali mondiali e gli investitori internazionali iniziano a comprendere l’importanza di questo aspetto. Guardate infatti questo sondaggio lanciato su Twitter da Ron Paul, investitore americano ed ex membro del Congresso:

sondaggio Ron Paul

In sostanza il buon Ron Paul ha chiesto ai suoi followers in quale forma preferirebbero ricevere un eventuale “donazione” di 10.000$, da vincolare per 10 anni senza possibilità di riscossione anticipata.

Sorprendentemente, il 59% dei partecipanti ha risposto bitcoin! E ribadisco che il sondaggio è stato lanciato su una pagina assolutamente fredda e asettica nei confronti delle criptovalute, a dimostrazione di come ormai le persone inizino a comprendere l’importanza di un’inflazione bassa o nulla, che protegga i propri risparmi.

Ricapitolando, attualmente i bitcoin di nuovo conio fungono da incentivo per i miners a mantenere la rete operativa, ma l’importo è destinato a diminuire gradualmente fino a quando tutti i 21 milioni di BTC saranno estratti. Nel 2025 il 95% di tutte le monete sarà estratto, mentre il resto sarà immesso nel mercato entro il 2140.

Dopo tale data, i miners riceveranno come ricompensa solo le commissioni sulle transazioni, ma ciò dovrebbe essere più che sufficiente per mantenere la rete attiva, visto il valore del bitcoin in continua ascesa.

Considerazioni finali

Nella breve storia del bitcoin, l’halving ha sempre rappresentato un momento importante dal punto di vista speculativo. Infatti, come si evince chiaramente dalla prossima chart, le precedenti fasi di dimezzamento del block reward nel 2012 e 2016 hanno dato vita a un significativo aumento di prezzo della moneta nel lungo termine.halving e prezzo bitcoin

Questo però non significa che da giugno 2020 assisteremo matematicamente a una salita esponenziale del bitcoin, infatti i rendimenti passati non sono garanzia di profitti futuri.Anzi non è da escludere che nel breve periodo l’halving possa addirittura causare un temporaneo calo della quotazione dovuto al fatto che alcuni miners tenderanno a liquidare parte delle proprie monete poco prima dell’halving o, a seguito dell’evento, decidano di abbandonare l’attività a causa della riduzione del margine di guadagno.

Credo che gli effetti positivi dell’halving sul prezzo della moneta si vedranno solo nel lungo termine. Detto questo, tengo a precisare che non sto consigliando di correre a comprare bitcoin alla cieca come la mandria di investitori retailers in piena FOMO (Fear Of Missing 0ut o paura di perdere l’opportunità) durante i cicli di bolla, solo perché il Presidente cinese Xi Jinping ha rilasciato alcune dichiarazioni positive nei confronti della blockchain, la Samsung e le principali società dell’high tech stanno investendo nel settore o l’halving potrebbe comportare l’aumento del prezzo della moneta.

Ciò che voglio dire è che ragionevolmente siamo di fronte a un cambio radicale nel rapporto e nell’equilibrio tra la domanda e l’offerta di bitcoin nel medio-lungo termine. Infatti, mentre l’halving di maggio 2020 ridurrà progressivamente l’offerta, la Cina e i principali paesi asiatici (come Giappone e Corea del Sud) hanno ufficialmente reso la blockchain un pilastro strategico nazionale, di fatto stimolando un notevole aumento della domanda che impatterà nell’ecosistema da qui ai prossimi anni.

Se a questo aggiungiamo la dinamica che vede i cittadini dei paesi in crisi monetaria fare incetta di valute estere più solide (dollaro, euro) e asset per la riserva di valore (come oro e Bitcoin) per proteggere i propri risparmi dall’iper-inflazione che continua a falcidiare le rispettive valute nazionali, lo scenario che abbiamo davanti è ancora più interessante.

Infatti, in base al principio di scarsità (scarcity index) di un determinato bene, l’aumento della domanda a fronte di una riduzione dell’offerta dà luogo inevitabilmente all’aumento del prezzo del bene stesso. Allargando la prospettiva alle principali valute digitali, in futuro mi aspetto uno scenario molto polarizzato, con il bitcoin che continuerà a strutturarsi con la doppia valenza di metodo di pagamento (grazie al Lightning Network) e riserva di valore (oro digitale) e le stablecoin e i network alla Ethereum con la funzione di spina dorsale di una nuova finanza decentralizzata.

In tale contesto, solo poche altre criptovalute troveranno lo spazio per affermarsi all’interno della propria nicchia di mercato, come ad esempio le privacy coin e gli utility token dei vari servizi che prospereranno in ambito DeFi.

La finanza decentralizzata (DeFi) diventerà presto un nuovo paradigma del sistema finanziario tradizionale, superando le diffidenze iniziali di stati ed enti regolatori che dovranno arrendersi all’avanzata di network decentralizzati che trasformeranno vecchi prodotti finanziari in protocolli sicuri e trasparenti che non necessitano più di intermediari o di enti centrali.

La “backdoor” per quella parte di popolazione mondiale unbanked che attende di avere finalmente l’accesso a un nuovo sistema finanziario (si stima che solo negli Stati Uniti oltre 10 milioni di persone non abbiano un conto corrente e nel mondo vi siano circa 3 miliardi di underbanked). E l’implementazione della blockchain come pilastro strategico nelle principali economie mondiali favorirà lo sviluppo del settore DeFi. Exchange decentralizzati, prestiti peer to peer, pagamenti in valute digitali e tokenizzazione di assets saranno molto presto una realtà del mercato con cui tutti dovremo confrontarci.

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Bitcoin, è tempo di bilanci: cosa ci aspetta nel 2020?

Bitcoin, è tempo di bilanci: cosa ci aspetta nel 2020?

Il 2019 sta per concludersi ed è tempo di bilanci. Ripercorriamo i principali traguardi raggiunti dal bitcoin nel corso dell’anno e scopriamo gli aspetti principali che caratterizzeranno il 2020, alla luce del sistema finanziario internazionale e della nuova Finanza Decentralizzata in cui bitcoin e valute digitali giocheranno un ruolo chiave.

Il 2019 è stato un anno determinante nella breve storia del bitcoin e del settore delle valute digitali e possiamo di certo definirlo l’anno della maturità. Dopo l’hype e l’entusiasmo del biennio 2016/17 culminato con l’exponential bubble run di dicembre 2017 e un 2018 che ha riportato bruscamente tutti con i piedi per terra, il 2019 si chiude con la consapevolezza che il mercato è profondamente maturato.

L’interesse nei confronti della blockchain e delle valute digitali mostrato da facebook attraverso il progetto Libra, stati e banche centrali che ormai parlano apertamente di Digital Currencies Electronic Payment, le più grandi società dell’ high tech che investono seriamente nel settore e le principali borse mondiali che fanno a gara per lanciare propri fondi d’investimento e prodotti finanziari legati al bitcoin e alle principali criptovalute, ci dimostrano inequivocabilmente come ormai le criptovalute siano definitivamente sdoganate e legittimate agli occhi degli investitori e dell’opinione pubblica.

Quali sono i punti chiave per il bitcoin e le criptovalute nel 2020?

La sfida più grande che i big players del mercato dovranno affrontare nel corso del 2020, sarà relativa alla capacità di far conciliare le esigenze di regolamentazione e di tutela degli investitori che rivendicano le varie entità politiche e finanziarie internazionali, con il desiderio di libertà e decentralizzazione su cui si fonda il settore delle valute digitali. Se tutti noi saremo in grado di vincere questa sfida, il mercato riuscirà a catalizzare le migliori menti e le energie positive per portare la tecnologia al livello successivo: quello di spina dorsale della nuova finanza decentralizzata (DeFi).

Relativamente al bitcoin, il network più solido e strutturato del mercato con la capitalizzazione maggiore, possiamo affermare serenamente che nel corso del 2019 ha fatto registrare importanti progressi dal punto di vista degli upgrade tecnologici. Il lightning network garantirà la soluzione dell’annoso problema della scalabilità, una volta che sarà risolto il nodo della sicurezza delle transazioni off-chain, mentre aggiornamenti come schnoor signatures, taproot e Interactive Aggregate Signature apporteranno miglioramenti significativi in relazione alla privacy.

La solidità e la sicurezza del bitcoin core è rappresentata plasticamente dall’hashrate del network in continua ascesa nel corso di tutto il 2019 (con una stabilizzazione nell’ultimo trimestre).

bitcoin hashrate

Inoltre a maggio 2020 avremo forse l’evento più atteso, ossia l’halving che porterà al dimezzamento del block reward. Se collochiamo l’halving del bitcoin all’interno del contesto economico internazionale, lo scenario che ci aspetta assume dei contorni davvero promettenti.

Ragionevolmente potremmo essere di fronte a un cambio radicale nel rapporto e nell’equilibrio tra la domanda e l’offerta del Bitcoin nel medio-lungo termine. Infatti mentre l’halving di maggio 2020 ridurrà progressivamente l’offerta, la Cina ha ufficialmente reso la blockchain un pilastro strategico nazionale, colossi del calibro di Samsung hanno inserito wallet nativi all’interno dei propri dispositivi e un ecosistema di DApp basato su blockchain e i governi di tutto il mondo si mostrano sempre più interessati a comprendere e implementare questa tecnologia: tutto questo ovviamente stimolerà un notevole aumento della domanda che impatterà sul mercato da qui ai prossimi anni.

Se a questo aggiungiamo che i cittadini dei paesi in via di sviluppo che stanno fronteggiando una severa crisi monetaria, continueranno a fare incetta di valute estere più solide e di asset anticiclici (come oro e bitcoin) per proteggere il valore dei propri risparmi dall’iper-inflazione che continua a falcidiare le rispettive valute nazionali, lo scenario che abbiamo davanti è ancora più interessante.

Infatti, in base al principio di scarsità (scarcity index) di un determinato bene, l’aumento della domanda a fronte di una riduzione dell’offerta dà luogo inevitabilmente all’aumento del prezzo del bene stesso.

Previsione dei prezzi del bitcoin nel 2020

Le previsioni in merito al prezzo del bitcoin nel medio-breve periodo non mi hanno mai appassionato. Infatti da convinto ed entusiasta sostenitore della tecnologia trovo del tutto irrilevante focalizzarsi sul prezzo in un arco temporale limitato, nella convinzione che nel lungo termine il bitcoin abbia delle potenzialità incredibili dal punto di vista tecnologico e, perché no, speculativo.

Inoltre, come mi piace sempre sottolineare, un mercato a bassa capitalizzazione come quello crypto è facilmente manipolabile da investitori dalle capacità medio basse (le cosiddette whales che con pochi milioni di dollari di capitale possono far letteralmente ciò che vogliono) al contrario dei mercati regolamentati che per essere manipolati necessitano di capitali di ben altra portata. In tale ambito, anche le analisi più impeccabili dal punto di vista tecnico e fondamentale rischiano di essere frustrate da queste dinamiche surrettizie a cui purtroppo assistiamo non di rado.

Tuttavia per chi opera nel mondo del trading di criptovalute è senza dubbio una materia d’interesse e anch’io spesso nei numerosi articoli che scrivo in qualità di analista devo affrontare il tema della previsione del prezzo.

Detto questo, nel primo semestre del 2020 mi aspetto un bitcoin in ranging market con tendenze ribassiste, nel tentativo di consolidamento e difesa dell’attuale livello di supporto tra i 6800 e i 7200 dollari, che rappresenta la golden pocket delle correzioni di Fibonacci data dagli intervalli 0.618 e 0.65 dal massimo di fine giugno 2019. Non è escluso però che quest’area di prezzo possa cedere sotto la pressione delle vendite e dall’analisi del profilo volumetrico di lungo termine del bitcoin, la prossima area di supporto significativa passa in zona 5500/6000 dollari.

previsione prezzo bitcoin

Nel secondo semestre del 2020, dopo che il mercato avrà metabolizzato un oggettivo aumento della domanda di bitcoin per le ragioni elencate in precedenza a fronte di una drastica riduzione dell’offerta causata dall’halving, mi aspetto una ripresa di quella spinta rialzista che generalmente caratterizza le fasi dei cicli del bitcoin in cui la FOMO degli investitori retailers prende il sopravvento sulla ragione, di fatto alimentando bull run paraboliche, con il prossimo picco del ciclo rialzista che non credo arriverà prima del 2023.

Josh Rager prediction

E le altcoins?

Nel futuro che immagino sono poche le monete che sopravviveranno alla “selezione naturale” in corso nel mercato, in uno scenario per certi aspetti molto simile alla fase successiva allo scoppio della bolla dei dotcom all’inizio del nuovo millennio, dove solo le società e i progetti con le fondamenta più solide hanno retto l’urto per poi assurgere al ruolo di star dell’high tech (Amazon e Google su tutte). Ritengo che una classe di asset digitali che avrà molto successo sarà quella dei security token, con cui ad esempio gli investitori possono scambiare valore attraverso uno smart contract.

Se pensiamo a tutti gli asset fisici e digitali di valore (equity aziendali, brand) e a come questi asset possano essere tokenizzati e venduti come securities in una blockchain, vediamo come il margine di crescita per questa tipologia di token sia potenzialmente illimitato.

Se restiamo nel campo delle valute digitali mi aspetto uno scenario molto polarizzato, con il bitcoin che continuerà a strutturarsi con la doppia valenza di metodo di pagamento e riserva di valore (oro digitale) e le stablecoin e i network alla Ethereum con la funzione di spina dorsale di una nuova finanza decentralizzata. In tale contesto, solo poche altre criptovalute troveranno lo spazio per affermarsi all’interno della propria nicchia di mercato, come ad esempio le privacy coin e gli utility token dei vari servizi che prospereranno in ambito DeFi.

La finanza decentralizzata diventerà presto un nuovo paradigma del sistema finanziario tradizionale, superando le diffidenze iniziali di stati ed enti regolatori che dovranno arrendersi all’avanzata di network decentralizzati che trasformeranno vecchi prodotti finanziari in protocolli sicuri e trasparenti che non necessitano più di intermediari o di enti centrali.

La backdoor per quella parte di popolazione mondiale unbanked che attende di avere finalmente l’accesso a un nuovo sistema finanziario (si stima che solo negli Stati Uniti oltre 10 milioni di persone non abbiano un conto corrente e nel mondo vi siano circa 3 miliardi di underbanked).

E l’implementazione della blockchain come pilastro strategico nelle principali economie mondiali favorirà lo sviluppo del settore DeFi.

DEX, prestiti peer to peer, pagamenti in valute digitali e tokenizzazione di assets saranno molto presto una realtà del mercato con cui tutti dovremo confrontarci.

 

 

FUD e fake news dalla Cina: facciamo chiarezza

FUD e fake news dalla Cina: facciamo chiarezza

Nelle ultime settimane si è molto discusso del rapporto fra Cina e criptovalute: qual è il motivo del comportamento apparentemente erratico di questo paese?

Nelle ultime settimane la Cina ha monopolizzato l’attenzione di investitori e analisti per una serie impressionante di notizie relative al settore della blockchain e delle valute digitali.

Dopo l’annuncio del Presidente Xi Jinping in merito all’implementazione della blockchain come pilastro strategico nazionale nell’economia interna cinese e a tutta una serie di misure che di fatto hanno dimostrato un cambio di strategia del colosso asiatico nei confronti delle criptovalute (dal rilascio delle prime licenze per la costituzione di exchange per asset digitali alle nuove regole per agevolare il mining di criptovalute), negli ultimi giorni sono circolate alcune notizie in controtendenza.

La più clamorosa è stata senza dubbio quella diffusa dal sito The Block in merito a un presunto raid della polizia cinese presso gli uffici di Binance a Shanghai, rivelatasi in seguito una fake news.

Un’altra notizia che ha suscitato molto scalpore è stata quella secondo cui il Presidente della Cina avrebbe parlato delle criptovalute in termini poco edificanti, definendole addirittura una frode e uno schema Ponzi.

Incuriosito dalla portata di tali dichiarazioni e nella consapevolezza che Xi Jinping non soffrisse di una qualche forma di bipolarismo latente, ho approfondito l’argomento grazie all’analisi di alcune fonti cinesi ed è emersa tutta un’altra storia rispetto a quella che ci hanno raccontato alcune testate del settore con eccessiva leggerezza e senza effettuare le verifiche del caso.

Analizziamo innanzitutto lo scenario attuale in Cina.

Dopo l’annuncio che la blockchain diventerà un pilastro strategico nell’economia nazionale, si è raggiunto un livello incredibile di hype nel mondo e soprattutto in Cina nei confronti di questa nuova tecnologia.

A questo punto sono ragionevolmente emersi parecchi tentativi di truffa per approfittare della situazione: infatti nei giorni successivi all’annuncio circa 32.000 aziende cinesi hanno dichiarato di utilizzare la tecnologia blockchain, ma poco dopo si è scoperto che meno del 10% attualmente lo fa davvero.

Inoltre, nonostante la valuta digitale nazionale cinese DCEP (Digital Currency Electronic Payment) sia ancora in fase embrionale, numerosi exchange in Cina supportano già coppie di trading con DCEP e sono addirittura comparsi dei token ERC20 chiamati “DCEP”.

In tale contesto, il numero di risultati di ricerca relativi alla parola chiave “download DCEP” in Baidu, il più grande motore di ricerca cinese, è di circa 516.000.

A questo punto è palese come in Cina si stia creando una situazione pericolosa per gli investitori e dunque, per combattere quelli che possiamo definire “blockchain hype scam“, il governo e gli organi di controllo hanno annunciato un giro di vite sull’intero settore. Sono state infatti condotte indagini accurate nei confronti delle società che hanno messo in campo queste pratiche scorrette e fraudolente, e che magari hanno avviato delle raccolte fondi non autorizzate tramite Initial Coin Offering (ICO) che in Cina sono illegali.

È chiaro quindi che questo giro di vite di cui si parla compulsivamente negli ultimi giorni non è assolutamente nei confronti del Bitcoin o verso la parte sana del mercato delle valute digitali, bensì contro la parte marcia, contro i numerosi tentativi di truffe e di frodi: è bene fare questa distinzione perché generalizzare come ho visto fare nei giorni scorsi attraverso articoli del tipo “il Presidente cinese definisce le criptovalute una frode” danneggia inutilmente il mercato, oltre a riportare in maniera errata una notizia dalla portata dirompente.

Non solo blockchain scam: IDAX e Plus Token

Purtroppo dalla Cina continuano a giungere notizie relative a truffe e schemi Ponzi che attanagliano il settore delle valute digitali.

L’ultima in ordine di tempo è quella sulla sparizione del CEO dell’exchange cinese IDAX, che sembra essersi volatilizzato con le chiavi private del cold wallet della società, di fatto rendendo inaccessibili i fondi degli utenti. I rumors delle ultime ore parlano di un exit scam in piena regola.

A questo proposito apro una veloce parentesi per sottolineare ancora una volta quanto sia sbagliato e inopportuno conservare le proprie monete su un exchange, soprattutto quando non abbiamo a che fare con i big del mercato che storicamente offrono maggiori garanzie e tutele.

E in ultimo, ma non certo per importanza, il Plus Token affaire. Addirittura da alcuni analisti è stato identificato come uno dei trigger events dell’impetuosa bull run primaverile e del successivo ribasso.

Facciamo un breve riepilogo degli eventi a beneficio di chi non conosce la piattaforma Plus Token.

Plus Token è stato uno schema Ponzi basato su criptovalute, mascherato da programma d’investimento ad alto rendimento. Gli amministratori della piattaforma hanno chiuso le operazioni nel giugno del 2019 prelevando oltre 3,3 miliardi di dollari in criptovalute (Bitcoin, Ethereum, EOS e altre) e dileguandosi nel nulla. Questo ovviamente ha scatenato una serrata caccia all’uomo internazionale nei confronti dei creatori e degli amministratori della piattaforma.

Plus Token ha avuto un seguito importante in Corea e Cina, in particolare tra gli investitori che hanno poca familiarità con le criptovalute, promettendo rendimenti mensili tra il 9 e il 18 percento, con un sistema “progressivo” che incrementava i profitti all’aumentare dell’investimento. 

Ovviamente, come ogni schema Ponzi che si rispetti, inizialmente Plus Token si è rivelato un vero affare che macinava profitti su profitti… fino alla chiusura dello schema.

Una struttura che ricorda molto da vicino quella di Bitconnect, il famigerato schema Ponzi mascherato anch’esso da programma d’investimento ad alto rendimento e che ha causato la rovina di molti investitori in seguito al suo crollo all’inizio del 2018.

Le forze dell’ordine sono state in grado di arrestare sei dei sospettati coinvolti con Plus Token a Vanuatu (Oceania) il 29 giugno 2019, che successivamente sono stati estradati in Cina per essere processati. La quantità totale di BTC che è stata raccolta dai truffatori durante la loro attività con Plus Token varia da un range che va dagli 80.000 ai 200.000!

Secondo un’analisi che ha riscosso molto successo negli ultimi giorni, circa 180.000 Bitcoin potrebbero essere ancora nella disponibilità dei rimanenti truffatori ancora in fuga.

plus token scam

Se la quantità di BTC stimata e l’analisi del crypto flow fosse corretta (i dati a supporto dell’analisi sembrano piuttosto solidi), ciò significherebbe che circa 1.100 BTC vengono riversati nel mercato su base giornaliera, principalmente attraverso l’exchange Huobi: parliamo di circa il 60% della block reward totale quotidiana!

Dunque in che modo questa storia ha impattato sulla price action del Bitcoin?

La campagna pubblicitaria di Plus Token è iniziata ad aprile, esattamente quando è partito il rally dei prezzi (zona evidenziata in verde), mentre la piattaforma ha chiuso i battenti a giugno e alcuni truffatori sono stati catturati alla fine dello stesso mese, esattamente sul massimo del 2019 (zona evidenziata in rosso).

grafico bitcoin giornaliero

A fronte dei dati fin qui analizzati ci sono ancora diversi punti oscuri in questa vicenda:

  1. Huobi ha davvero rilevato un aumento massiccio dei volumi di trading dopo l’exit scam di Plus Token?
  2. Perché i truffatori sono in grado di inviare BTC a Huobi senza che questo venga segnalato dai sistemi di analisi e controllo di conformità?
  3. Che fine hanno fatto i rimanenti truffatori ancora in fuga?

Considerazioni finali

Fino a quando questa storia non sarà chiarita in maniera definitiva, oggettivamente è difficile ipotizzare quali possano essere gli scenari nel medio termine. Ovviamente il mercato ha già scontato abbondantemente la news, come si evince chiaramente dall’andamento dei prezzi, ed è impossibile stimare se le vendite degli asset digitali ancora in possesso dei truffatori in fuga (sempre ammesso che siano ancora in grado di operare sul mercato) impatteranno ancora negativamente sui prezzi.

Quel che è certo, è che in Cina abbiamo uno scenario e una realtà ancora in piena evoluzione e le autorità si stanno impegnando duramente per conciliare le esigenze di sviluppo tecnologico con quelle di protezione degli investitori da queste frodi sempre più frequenti nel settore delle valute digitali.

Da anni leggo storie in cui migliaia di persone perdono montagne di soldi per colpa di truffatori senza scrupoli e, oltre che l’impegno delle autorità, è auspicabile anche un deciso cambio di passo da parte delle piattaforme e dei big players del settore a tutela della parte sana del mercato. 

Non si possono più tollerare atteggiamenti ambigui o improntati al disimpegno, ne va del buon nome di tutte quelle persone che giornalmente lavorano e si impegnano nello sviluppo di una nuova tecnologia che promette di rivoluzionare il nostro modo di intendere il denaro e lo scambio delle informazioni: lasciare campo libero a queste persone senza scrupoli che continuano a diffondere scam e truffe di varia natura, senza che la parte sana del mercato impegni ogni risorsa utile a contrastare il fenomeno, sarebbe un peccato davvero imperdonabile.

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Bitcoin: analisi di breve 1 dicembre 2019

Bitcoin: analisi di breve 1 dicembre 2019

Dopo il break-out della neckline del testa e spalle formatosi nel grafico a 4h, come avevamo ipotizzato nella precedente analisi il bitcoin ha fallito il primo test della resistenza in area $7800, livello chiave negli ultimi mesi nel grafico BTC/USD. Analizziamo la situazione per determinare quello che può essere l’andamento della quotazione nel breve termine.

Dunque i bassi volumi del weekend hanno impedito al bitcoin di violare al primo tentativo la resistenza sui $ 7800 ed esattamente come avevamo ipotizzato nell’analisi di sabato la moneta è andata a ritestare l’area di supporto tra i 7200 e i 7400 dollari, dove passa la neckline del testa e spalle e soprattutto il livello 0.618 di fibonacci, parte superiore di quell’area di prezzo nota come “Golden pocket”, che si è mostrata un otimo supporto su cui il bitcoin sta tentando di impostare una nuova struttura al rialzo di medio termine.

La conferma di tale supporto, darebbe nuova forza alla quotazione come base per un retest più convinto della resistenza a $ 7800 che per essere efficace ha bisogno di volumi d’acquisto di portata superiore a quelli degli ultimi giorni. Di contro, anche il ribasso dal massimo di breve dei $ 7850 non sembra essere troppo convinto, infatti i volumi delle ultime ore sono decisamente sotto la media e al momento il range di prezzo $ 7200/7400 sta contenendo bene il calo, segno che i compratori non hanno difficoltà ad assorbire le vendite.

Dunque se nelle prossime ore avremo un rialzo della quotazione accompagnato da volumi significativi, ragionevolmente avremo un nuovo test della resistenza e a 7800 dollari e un tentativo del bitcoin di riportarsi sopra gli $ 8000. Diversamente, se la quotazione non sarà sostenuta da volumi adeguati assisteremo a un rallentamento dell’impulso rialzista, con il supporto a $ 7200 nuovamente sotto pressione e il livello 6800 dollari come prossimo target ribassista.

In tale contesto, è possibile aprire una posizione long all’interno della zona di supporto evidenziata in precedenza con take profit a livello della prossima resistenza  ($ 7800), avendo anche l’accortezza di piazzare uno stop loss molto stretto ($ 7050/7100) così da coprirsi nel caso di un cedimento tecnico dei $ 7200 ed esser pronti a riacquistare su livelli di prezzo più convenienti.

bitcoin margin trading

Un ultima nota sui dati del margin trading nelle principali piattaforme, che mostrano il sentiment degli investitori improntato all’indecisione vista la presenza ravvicinata di due livelli di resistenza e di supporto importanti, che rendono lo scenario di breve periodo molto incerto.

Buon trading

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Analisi tecnica e fondamentale del bitcoin di lungo periodo

Analisi tecnica e fondamentale del bitcoin di lungo periodo

Nell’analisi analizzeremo la price action del bitcoin, alle prese con la golden pocket dei ritracciamenti di fibonacci, oltre a valutare il profilo volumetrico così da individuare le aree di prezzo significative.

Nella seconda parte analizzeremo il fear and greed index per determinare il sentiment del mercato crypto e faremo chiarezza sulle notizie controverse che arrivano dalla Cina.

La morsa della regolamentazione sulle valute digitali

La morsa della regolamentazione sulle valute digitali

Dopo le numerose dichiarazioni d’intenti nei vari consessi internazionali, tra cui il G20, il sistema finanziario rompe gli indugi e contrattacca il settore delle valute digitali con il chiaro intento di regolamentare un mondo che, al contrario, nasce per decentralizzare e disintermediare.

I partner commerciali abbandonano Libra

Mastercard, Visa, Stripe, uno dopo l’altro i principali partner di Facebook nel progetto Libra hanno ritirato la loro disponibilità a collaborare nella realizzazione della prima criptovaluta “social”. Un vero esodo.

Qualunque sia l’opinione su Libra, uno dei meriti che le vanno indiscutibilmente riconosciuti è quello di aver sdoganato le criptovalute agli occhi della massa e un dietrofront così brutale da parte di società che fanno del profitto la loro unica ragion d’essere, dovrebbe far nascere più di un interrogativo.

Cosa ha spinto i vecchi partner di facebook ad abbandonare la nave? Ma ovviamente la pressione politica delle autorità politiche e finanziarie USA!

lettera a stripe del senato Usa

lettera senato Usa 2

Questa è la lettera intestata del Senato degli Stati Uniti che ha ricevuto Patrick Collison, Founder e CEO di Stripe, dove alcuni senatori si mostrano “preoccupati” in merito al progetto Libra e agli sviluppi della collaborazione tra la stessa Stripe e Facebook. Se questa non è una “velata minaccia” quantomeno può essere annoverata a pieno titolo come una pressione indebita.

Ovviamente, c’è da immaginare che i destinatari della missiva (a vario titolo tutte le società che avevano annunciato la partnership con Facebook) sentendo la pressione del Senato e delle autorità di controllo hanno preferito rinunciare per evitare ulteriori conseguenze.

Binance e Ali Babà: è fatta, anzi no!

Questa ha davvero del clamoroso. Il 9 ottobre Binance e CZ hanno annunciato al mondo la lodevole iniziativa portata avanti con WeChat e Alipay (l’online payment processor di Alibabà) per favorire l’acquisto di Bitcoin in Cina.

Il giorno dopo Alipay ha annunciato che bloccherà tutte le transazioni volte all’acquisto di bitcoin e criptovalute, per una non meglio precisara lotta a transazioni irregolari.

binance annuncia la partnership con Alipay

alipay annuncia blocco transazioni crypto

Anche in questo caso qualche domanda sorge spontanea, non fosse altro perche chi conosce CZ sa benissimo che gli si possono attribuire molti difetti, ma di certo non quello di parlare a caso.

In tale contesto, le dichiarazioni di Xi Jinping in merito alla necessità della Cina di accelerare lo sviluppo della blockchain da implementare nell’economia nazionale ha una doppia chiave di lettura.

Innanzitutto, le affermazioni del Presidente della Cina vanno inserite nel contesto della guerra commerciale con gli USA, ed è chiaro come le valute digitali siano un’arma estremamente potente nelle mani del colosso orientale per contrastare le mosse del proprio avversario. Nel breve termine questo scenario ha chiaramente ridato nuova linfa al mercato, che ha infatti reagito in maniera estremamente positiva, con il Bitcoin tornato prepotentemente a ridosso dei 10.000$.

Ma nel lungo periodo aspettiamoci un’ulteriore stretta dal punto di vista della regolamentazione del settore, tanto dalla Cina, che storicamente non è esattamente il portabandiera degli ideali di decentralizzazione e libertà, quanto dagli Stati Uniti, che hanno già palesato chiaramente intenti egemonici e di controllo sul settore delle valute digitali.

La SEC stronca il lancio di Gram e del Telegram Open Network

Il 12 ottobre la Sec, in pieno delirio d’onnipotenza, ha prima ottenuto un’ordinanza restrittiva contro il lancio della blockchain pubblica di Telegram (propedeutica al Telegram Open Network, che ha come fine ultimo quello di consentire l’acquisto di bitcoin e valute digitali direttamente su app telegram) e poi ha preteso di estendere la sua giurisdizione a Russia, Gran Bretagna e Dubai (quest’ultima sede legale di Telegram).

Anche Telegram, a questo punto è stata costretta a modificare la sua tabella di marcia e sospendere l’attesissimo lancio di Gram.

Guerra alle stable coins e restrizioni severe per gli exchange decentralizzati

Gli ultimi due eventi in ordine cronologico che ci segnalano una fervente attività da parte delle autorità finanziarie di controllo internazionali, sono le dichiarazioni di venerdì della Financial Action Task Force (FATF) che ha definito le stable coin addirittura un rischio mondiale (sic.)  e la chiusura dell’Exchange Bittrex in oltre 30 paesi tra cui  Afghanistan, Egitto, Bosnia and Herzegovina, Cambogia, Congo, Costa D’avorio, Tunisia, Ethiopia, Uganda e Yemen.

Dagli ultimi sviluppi è ormai chiaro come la reazione del sistema finanziario, che teme di perdere il monopolio sulla creazione di denaro e ricchezza, si stia decisamente inasprendo e nei prossimi mesi, se lo scenario macroeconomico dovesse peggiorare ulteriormente (il nuovo Quantitative Easing annunciato dalla Fed non è di buon auspicio) mi aspetto un’escalation delle iniziative volte a imbrigliare il settore delle criptovalute, che indirettamente trarranno beneficio da una recessione e la relativa crisi monetaria negli stati più deboli (l’Argentina con il suo Peso è solo l’ultima in ordine di tempo).

Il redde rationem dunque si avvicina.

La reazione del mercato

Dopo gli eventi analizzati nell’articolo, sono tornate in auge le presunte criticità del mercato di Bitcoin e delle criptovalute: l’eccessiva volatilità dei prezzi, che comprometterebbe anche le funzionalità della moneta come metodo di pagamento e riserva di valore, i temi della governance e delle regolamentazioni, nonché i presunti problemi del network dal punto di vista della scalabilità.

Ritengo che, almeno relativamente al Bitcoin, siano preoccupazioni senza fondamento.

È naturale che il sistema finanziario reagisca in questo modo scomposto contro il settore delle valute digitali, ma un conto sono Libra, Gram e le stablecoin, riconducibili a delle società dunque facilmente attaccabili, ma un altro è Bitcoin, vale a dire un network decentralizzato non riconducibile a nessuna entità, dunque molto più complicato da attaccare dal punto di vista legale (se non agendo indirettamente contro le mining farm, anche se ci sarà sempre un pool di nazioni disponibili a garantire che tale attività prosegua). Pertanto, da questo punto di vista non ravviso particolari criticità. E poi se gli USA avessero davvero l’obiettivo di distruggere il Bitcoin, avrebbero mai approvato la miriade di strumenti finanziari legati alla criptovaluta?

Relativamente all’accostamento del Bitcoin come riserva di valore, dobbiamo necessariamente allargare la nostra prospettiva. Non ragioniamo in termini di volatilità paragonando il BTC a monete forti come dollaro o euro, ma facciamolo con monete tipo il Bolivar, che per un periodo di tempo hanno viaggiato a un tasso d’inflazione giornaliero superiore al 2%! A confronto, le oscillazioni del Bitcoin sono acqua fresca (e poi consideriamo che l’inflazione distrugge potere d’acquisto, mentre il Bitcoin nel lungo periodo beneficia dalla volatilità).

Infine una considerazione sulla volatilità e sulla capitalizzazione del Bitcoin. È naturale che la volatilità sia inversamente proporzionale alla capitalizzazione, è un concetto semplice e lineare: più la massa monetaria è ampia, più le speculazioni sono difficili poiché serviranno fondi di gran lunga superiori a quelli attualmente sufficienti agli speculatori per fare il bello e il cattivo tempo (whales, fondi speculativi, chiamiamoli come ci pare ma il concetto è questo).

Le affermazioni poi relative alla problematica della scalabilità non hanno senso. Il Lightning Network infatti eliminerà il problema della scalabilità, una volta risolta completamente la questione della sicurezza delle transazioni off-chain.

Non tutti temono gli USA

Nonostante le dinamiche emerse nelle ultime settimane e analizzate nell’articolo, molte società continuano a portare avanti i loro progetti disinteressandosi dell’atteggiamento diffidente degli Stati Uniti, difendendosi con tutte le armi a propria disposizione (Binance è riuscita infatti a lanciare la sua piattaforma Binance.US e Bitfinex sta rispondendo colpo su colpo alle accuse del Procuratore generale di New York, aggiudicandosi anche round importanti in sede giudiziaria).

Inoltre colossi dell’high tech del calibro di Samsung e LG continuano a riservare ingenti investimenti nel settore delle valute digitali: Samsung ha implementato nei suoi nuovi telefoni dei wallet compatibili con le principali criptovalute e una serie di DApp riconducibili alle start-up più attive del settore, mentre LG che ha registrato un brevetto per un portafoglio di criptovalute per smartphone e possiede una divisione business che lavora con una grande banca sudcoreana su un progetto di token digitale.

Chiudo con questo grafico relativo ai miglioramenti tecnologici del Bitcoin, con la stima dei prossimi upgrade utili a perfezionare ulteriormente i temi della scalabilità e della privacy.

bitcoin upgrade

Parliamo senza dubbio del network più solido e dinamico del mercato.

 

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Bitmex-leak: le contromisure per proteggere il tuo account

Bitmex-leak: le contromisure per proteggere il tuo account

Negli ultimi giorni ha suscitato molto scalpore l’incidente occorso a Bitmex, la più grande piattaforma di derivati del settore crypto, che sostanzialmente ha commesso un banale errore in fase di invio di una comunicazione alla propria mailing list, dimenticandosi di oscurare la copia per conoscenza nascosta (CCN), di fatto rendendo pubbliche tutte le e-mail in indirizzo associate agli account dei clienti.

Dopo l’invio della mail incriminata dunque, quasi tutti gli indirizzi dei clienti di Bitmex sono diventati di dominio pubblico. Questo ovviamente genera una serie di problemi relativi alla sicurezza degli account sulla piattaforma e in questo breve articolo voglio fornire degli spunti utili a mettere in sicurezza il tuo conto.

bitmex leak

Come prima cosa se hai attivato l’autenticazione a due fattori su Bitmex tramite indirizzo e-mail, disabilità questa funzionalità e abilità la 2FA tramite l’app Google Authenticator (o altre applicazioni simili). In questo modo aggiungerai uno step di sicurezza ulteriore al tuo account. Inoltre assicurati di abilitare l’autenticazione a due fattori anche per l’accesso alla tua casella di posta elettronica.

Ora passiamo alle password: la prima regola per chi opera con il bitcoin e le valute digitali, è quella di utilizzare un indirizzo email dedicato e ovviamente una password diversa per ogni singola piattaforma del settore (wallet, exchange, etc.). Se non hai seguito queste norme basilari di sicurezza, la soluzione per prevenire problemi futuri è quella di chiudere subito il tuo conto su Bitmex e aprirne uno nuovo!

Mi rendo conto che può sembrare una misura drastica, ma ti assicuro che al contrario è una soluzione di buon senso.

Ipotizziamo infatti che tu stia usando la stessa mail per Bitmex e per altri servizi online (social network, newsletter, e quant’altro); per un hacker esperto sarà un gioco da ragazzi cercare i vari siti e servizi online a cui sei registrato con la tua mail, hackerare il server o il sito web più debole (non tutte le società possono permettersi di investire ingenti risorse nella protezione dei dati) e carpire la password associata al tuo indirizzo di posta.

Ora, dato che per pigrizia molti utenti oltre che la stessa e-mail usano anche la stessa password per più servizi (errore madornale) capisci bene come un incidente all’apparenza insignificante (la diffusione degli indirizzi mail dei clienti di Bitmex) possa trasformarsi in una Caporetto per la nostra privacy e le nostre finanze. 

La compromissione anche di un solo anello della catena (magari l’hacker riuscirà ad avere accesso alla tua casella di posta) ti esporrà a una serie di conseguenze devastanti.

Tornando a Bitmex, se per aprire il tuo account hai utilizzato un indirizzo di posta elettronica e una password associata ad altri servizi o siti web, preleva i tuoi fondi, chiudi immediatamente l’account (sarà sufficiente inoltrare una richiesta al supporto) e aprine uno nuovo. In questo caso infatti, qualsiasi malintenzionato con buone competenze informatiche potrà attaccare il tuo account e impossessarsi delle criptovalute presenti che, come sai bene, non sono recuperabili una volta sottratte.

Per questo motivo l’incidente di Bitmex ha suscitato molto clamore e diversi utenti sono spaventati, anche perchè sui social stanno giungendo alcune segnalazioni (al momento non verificate) di account hackerati. Anche secondo una nota della piattaforma stessa, la maggior parte degli indirizzi e-mail dei clienti sono compromessi.

Come proteggere i nostri portafogli di criptovalute

Una volta messo in sicurezza l’account di Bitmex, ti consiglio la lettura di questa guida che ho scritto all’inizio del 2019 subito dopo la scoperta della Collection#1, la più grande sottrazione di dati nella storia dell’informatica, e di implementare tutte le misure di protezione consigliate nell’articolo.

Nell’era digitale la sicurezza informatica è decisamente uno degli aspetti principali di cui tener conto e un investitore o holder di criptovalute non può permettersi il lusso di ignorare almeno le misure di base per proteggere i propri conti.

 

 

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Il bitcoin si consolida sopra gli $ 8000, cosa ci aspetta?

Il bitcoin si consolida sopra gli $ 8000, cosa ci aspetta?

Il bitcoin continua a muoversi all’interno del trading range tra la resistenza dinamica data dalla media mobile giornaliera a 200 periodi, che passa in area 8700 dollari, e il supporto a $ 7800 che ha arrestato il ribasso iniziato il 24 settembre con la rottura dei 9000 dollari. Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni? 

Se analizziamo da vicino l’andamento della quotazione, vediamo che già da fine settembre la pressione sulla MA 200 daily è in aumento, segnale del tentativo messo in campo dai compratori di riportare il bitcoin sopra tale livello, che storicamente rappresenta lo spartiacque tra il trend al rialzo o al ribasso della moneta (la bull run di aprile è iniziata proprio con il break-out della suddetta MA 200). 

Relativamente al supporto, dall’analisi del profilo volumetrico del bitcoin vediamo che l’area con il maggior volume di scambio negli ultimi mesi è stata proprio quella tra gli 8000 e i 7800 dollari, il che significa che per i ribassisti non sarà affatto semplice violare tale livello.

bitcoin volume range

In tale contesto, dal punto di vista operativo abbiamo diverse soluzioni, tutte estremamente valide, che andranno ponderate in base alla propria soglia di avversione al rischio:

Opzione 1

Attendere il break-out tecnico della MA 200 daily con volumi significativi e l’eventuale pull back con conferma del livello, che andrà inteso come segnale per l’apertura di una posizione long di medio termine (un po’ come avvenuto ad aprile 2019 per intenderci).

bitcoin bull run

Opzione 2

Aspettare il re-test con conferma dell’area di supporto evidenziata in precedenza per sfruttare la strategia buy the dip di breve, che già nelle ultime settimane si è rivelata estremamente profittevole.

Opzione 3

Decisamente la più aggressiva, aprire una posizione long all’interno del falling wedge cercando di anticipare il break-out della MA 200 daily e la conseguente rottura al rialzo del canale discendente. In questo caso si dovrà necessariamente prevedere l’utilizzo di uno stop loss, che andrà impostato appena sotto il minimo di breve periodo in area $ 7700 o con un approccio più “conservativo” appena sotto gli 8000 dollari.

Come stanno giocando la partita i grandi investitori?

Un ottimo modo per leggere il mercato da una prospettiva differente, è quello di analizzare l’operatività degli “istituzionali” e dei fondi d’investimento.

Se è vero che le transazioni più importanti avvengono over the counter, cioè al di fuori dei canonici spot market e dunque i volumi non sono facilmente stimabili, quella che non può esser nascosta è la dotazione patrimoniale dei singoli indirizzi bitcoin (uno dei tanti pregi della blockchain).

Se infatti andiamo ad analizzare i wallet con più di 1000 bitcoin, scopriremo che l’accumulo iniziato a fine 2018 con la moneta a 3500 $ non si è affatto concluso, anzi il numero degli indirizzi dotati di importi superiori ai 1000 btc nelle ultime settimane ha superato le 2000 unità.

Certo qualche indirizzo sarà riconducibile agli exchange del settore, ma da un’attenta analisi è chiaro come i grandi investitori stiano continuando ad accumulare bitcoin nella convinzione che nei prossimi anni il valore della moneta abbia ancora importanti margini di crescita.

wallet con più di 1000 btc

Ad avvalorare questa lettura abbiamo il grafico dell’hashrate del bitcoin, che continua la sua crescita esponenziale e segna nuovi massimi storici in successione, mostrando come la sicurezza della blockchain sia in costante miglioramento e il network goda di ottima salute.
 
bitcoin hashrate

 

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BAKKT vs ETF: quale impatto avranno sul mercato?

BAKKT vs ETF: quale impatto avranno sul mercato?

Negli ultimi mesi il lancio di strumenti finanziari regolamentati legati al bitcoin ha catalizzato l’attenzione di analisti e investitori.

Infatti, grazie ai Bitcoin Futures a replica fisica di BAKKT, piattaforma dell’Intercontinental Exchange (ICE), e all’ipotesi sempre più concreta del semaforo verde da parte della Securities and Exchange Commission (Sec) al rilascio dei primi Bitcoin ETF, tutto il settore delle valute digitali potrà beneficiare di una nuova aurea di credibilità legata a tali strumenti, che contribuiranno a sdoganare in modo definitivo il bitcoin e le criptovalute agli occhi dei grandi investitori.

Andiamo dunque ad analizzare nel dettaglio BAKKT e i Bitcoin ETF, evidenziando le principali caratteristiche, i punti in comune e le differenze.

Bitcoin Futures e servizio di custodia: Bakkt scende in campo

A inizio settembre Kelly Loeffler, Ceo di Bakkt, ha annunciato che entro la fine del mese la piattaforma dell’ICE, proprietario anche della New York Stock Exchange, una delle borse più prestigiose negli Stati Uniti, inizierà a immettere sul mercato i primi Bitcoin Futures a replica fisica.

Dopo i test di luglio andati a buon fine, infatti, Bakkt ha ricevuto luce verde dalla Commodities Futures Trading Commission (CFTC) e a questo punto non ci sono più ostacoli normativi a ritardare il lancio della piattaforma, che nei giorni scorsi ha già reso operativo il servizio di custodia.

I ritardi sulla tabella di marcia originaria (ricordo che il primo lancio di Bakkt era stato annunciato prima per dicembre 2018, poi posticipato a gennaio 2019 e infine rinviato a data da destinarsi) sono da imputare alla “collaborazione” con la CFTC tesa a sviluppare una piattaforma che potesse soddisfare le esigenze dei clienti in conformità alle stringenti normative federali statunitensi.

Il percorso in questione ha portato lo scorso luglio ai primi test UAT (User Acceptance Testing) a cui hanno partecipato attivamente anche gli utenti, utilizzati appunto per testare il modello di trading e il servizio di custodia. 

Lo stesso CEO di Bakkt ha affermato che “i nuovi contratti future sul bitcoin sono stati plasmati dopo numerosi scambi di idee con le controparti e offrono caratteristiche uniche di trading, sicurezza e gestione del rischio“.

Quali sono le particolarità dei Bitcoin Futures di Bakkt?

La caratteristica principale di questi contratti futures a replica fisica rispetto ai parenti stretti scambiati alla CME di Chicago, consiste nel fatto che il sottostante a cui i contratti sono riferiti (bitcoin) sarà acquistato fisicamente sul mercato; dunque BAKKT andrà a dotarsi di un quantitativo di bitcoin in relazione al numero di contratti che saranno rilasciati.  

Adesso andiamo ad analizzare le altre specifiche di questo nuovo strumento finanziario:

  1. Saranno fornite due tipologie di contratti, giornalieri e mensili, così da adattare l’esperienza di trading alle esigenze temporali degli utenti;
  2. la formazione del prezzo relativa all’asset di riferimento (Bitcoin) sarà fornita direttamente dall’Intercontinental Exchange Futures US e supportata da strumenti di analisi per rilevare eventuali pratiche scorrette (come il wash trading). In sostanza Bakkt avrà un proprio Benchmark di riferimento, senza affidarsi agli attuali Spot market del settore non regolamentati;
  3. i contratti futures saranno gestiti direttamente dall’ICE Clear US, compresa la raccolta e la variazione del capitale iniziale a garanzia (margine);
  4. Bakkt contribuirà con $ 35 milioni a garanzia e sicurezza di tutti gli investitori, in modo da coprire eventuali “buchi” causati da una mancata margin call, magari a causa di uno spike improvviso della quotazione;
  5. per l’acquisto e la conservazione dei Bitcoin sarà fornito un servizio di custodia integrato approvato dalle autorità USA, regolarmente assicurato e protetto da eventuali attacchi informatici, che implementerà inoltre dei software anti-riciclaggio e di analisi blockchain.

Alla luce di queste considerazioni è palese come il lavoro svolto da Bakkt per aumentare la visibilità delle valute digitali, insieme alla fattiva collaborazione tenuta con gli utenti e le autorità statunitensi, abbia contribuito a sviluppare una coscienza collettiva utile a favorire la diffusione degli asset digitali, grazie appunto alla sinergia e unità d’intenti tra le imprese e i responsabili politici, che fanno di Bakkt una delle piattaforme istituzionali più all’avanguardia del settore.

Bitcoin, febbre da ETF

Entro ottobre è attesa la decisione finale della Sec in merito all’istanza della CBOE Global Market sul rilascio dei primi Bitcoin ETF e il mercato attende con estremo interesse la pronuncia della commissione. Prima di entrare nel dettaglio vediamo velocemente cos’è un ETF. 

Gli Exchange-Traded Funds, che fanno parte della grande famiglia dei prodotti ad indice quotati (ETP), sono dei fondi negoziati in Borsa come azioni, che replicano in maniera passiva un benchmark. Gli ETF permettono agli investitori di acquisire un’esposizione a indici azionari o settori ben noti con un solo “trade off”, con la stessa facilità di acquisto di un’azione ordinaria.

Già grazie alla sua definizione, possiamo intuire come al momento del lancio dei primi Bitcoin ETF la platea di possibili investitori nel settore aumenterà significativamente. 

Ma allora, ci si potrebbe domandare, cosa sta ostacolando il rilascio di questi strumenti finanziari? 

In realtà in alcune borse europee, come l’Exchange Six che è la borsa principale in Svizzera, sono già operativi degli ETN legati a un paniere delle principali criptovalute, ma ovviamente tutti aspettano il semaforo verde della Sec per il lancio degli ETF nel mercato USA. Purtroppo la legislazione federale americana è estremamente rigida al riguardo, dunque è necessario un grande lavoro di mediazione con le autorità di controllo per arrivare a una modifica dei regolamenti che consentirà il lancio dei Bitcoin ETF.

Nel corso degli ultimi anni infatti sono state inoltrate numerose richieste di autorizzazioni relative al lancio di prodotti ETF legati al bitcoin, molte delle quali però sono state respinte.

Tra le ragioni principali che hanno indotto la Securities and Exchange Commission a cassare definitivamente queste istanze, c’è stato senza dubbio il rischio di una manipolazione del mercato con un ETF legato al prezzo del Bitcoin negli spot market (i vari exchange per intenderci), con tutte le problematiche relative alla facilità con cui queste piattaforme possono essere manipolate.

A tal proposito, l’istanza che a detta di tutti ha più chance di essere approvata dalla Sec, è proprio quella della CBOE in collaborazione con la Van Eck – Solid X, che infatti prevede un’assicurazione sui fondi investiti, oltre a basare il prodotto sull’indice MVIS Bitcoin OTC.

Per chi non lo conoscesse, Il mercato OTC (Over The Counter) è quello maggiormente utilizzato dai grandi investitori per le transazioni di un certo peso.

Si tratta di uno scambio diretto tra utenti senza passare attraverso un exchange. L’utilizzo di questo mercato consente di preservare la quotazione dell’asset scambiato, che al contrario sconterebbe evidenti ripercussioni in termini di prezzo dopo uno scambio in open market di ingenti capitali. 

L’MVIS Bitcoin OTC index, dunque, è molto meno manipolabile e volatile. Grazie a queste caratteristiche l’istanza presentata dalla CBOE è quella che ha migliori possibilità di essere approvata dalla Sec.

La deadline per la decisione finale era originariamente prevista per il 27 febbraio 2019, dopo che la Sec aveva utilizzato tutto il tempo a sua disposizione per analizzare la proposta.

Poi l’istanza è stata ritirata a metà gennaio per evitare il probabile rigetto a causa dello shutdown del governo USA, che avrebbe compromesso il lavoro di tutte le agenzie federali, compresa la Sec.

Dopo il ritiro e la nuova pubblicazione nel registro federale a fine gennaio, la procedura è partita dall’inizio e si concluderà entro ottobre 2019.

Qui puoi leggere l’istanza completa della CBOE.

Gli equilibri all’interno della Sec sono in fase di evoluzione e la Commissaria Hester Pierce (affettuosamente chiamata “crypto mamma” dalla community internazionale per le sue dichiarazioni favorevoli all’approvazione di un Bitcoin ETF) è pronta a dare battaglia in commissione.

Già nell’estare 2018 la Pierce aveva fortemente criticato la decisione di bocciare l’istanza dell’exchange Gemini, puntualizzando come fosse estremamente scorretto privare il mercato di uno strumento quale l’ETF per un asset come il bitcoin, che suscita molto interesse nel pubblico, e che per la stessa commissaria era (ed è) ormai pronto al battesimo del suo primo Exchage Traded Fund.

bitcoin etf hester peirce sec

Inoltre il 13 maggio 2019 durante la conferenza annuale Consensus a New York, la Commissaria della Sec Pierce ha ribadito la sua convinzione sul fatto che i tempi siano ormai maturi per dare il via libera al primo Bitcoin ETF, chiarendo come in passato le manipolazioni del mercato siano state tra le ragioni principali per cui la SEC ha finora respinto ogni proposta di Bitcoin ETF.

Una decisione che potrebbe stravolgere il mercato (così come lo conosciamo)

Secondo molti analisti l’approvazione di un ETF potrebbe far aumentare il prezzo del bitcoin anche del 500% a causa dell’afflusso di denaro degli investitori istituzionali. La società Capgemini, attiva nei settori della consulenza informatica e della fornitura di altri servizi professionali e quotata nell’indice CAC 40 alla Borsa di Parigi, ha stimato che oltre il 29% degli individui con un patrimonio netto elevato è entusiasta di investire in asset digitali, mentre un altro 27% è “interessato”.

Questo è uno scenario tutt’altro che irrealistico, infatti basta vedere l’enorme interesse per il comparto delle valute digitali di Wall Street e di asset manager del calibro di Black Rock (che da solo gestisce quasi 7 Trilioni di dollari, circa 30 volte la capitalizzazione attuale di tutto il settore delle criptovalute).

D’altronde ricordiamo come i Bitcoin Futures della CME di Chicago siano stati proprio il driver principale della bull run culminata con il raggiungimento dei $ 20000 nel dicembre 2017.

E, volendo fare un paragone con dei dati oggettivi, visto che il bitcoin spesso viene definito “l’oro digitale” andiamo ad analizzare l’andamento dell’oro al momento del rilascio dei primi Gold ETF alla fine del 2003.

gold etf

Il prezzo di un’oncia d’oro è passato dai $ 400 ai $1900! È vero che alla fine del 2008 la crisi ha contribuito al rialzo esponenziale dell’oro, ma anche la salita dal 2004 al 2008 lascia poco spazio a interpretazioni.

Vediamo dunque come lo studio della Capgemini che ha stimato un +500% al momento del lancio dei Bitcoin ETF, sia decisamente in linea con i dati relativi all’oro nel momento del rilascio dei Gold Exchange Traded Funds, soprattutto se consideriamo che lo scenario macroeconomico attuale presenta delle serie criticità che hanno portato molti analisti a non escludere una severa recessione da qui ai prossimi anni.

Tale scenario è avvalorato dal fatto che questo strumento finanziario, oltre ad aprire le porte agli investitori istituzionali, consente l’ingresso nel mercato delle valute digitali anche ai piccoli e medi investitori retailers (che storicamente determinano l’esplosione di un asset, perchè da soli gli istituzionali non bastano). Attualmente ci sono molte persone che vorrebbero entrare nel mercato delle criptovalute, ma per limiti tecnologici o di expertise informatica, sono tagliati fuori.

Ma grazie agli ETF, con una semplice telefonata in banca o magari attraverso la propria piattaforma di home banking, potranno acquistare bitcoin e criptovalute in tutta serenità e con la consapevolezza di avere tra le mani uno strumento finanziario sicuro e regolamentato. 

Insomma, una rivoluzione per il mercato come lo conosciamo oggi.

Qui puoi leggere l’articolo originale che ho scritto per Cointelegraph

 

Break-down del bitcoin, quale scenario ci aspetta?

Break-down del bitcoin, quale scenario ci aspetta?

Il pesante calo del 24 settembre, che in meno di un’ora ha sfiorato il -20%, dimostra ancora una volta come il bitcoin sia vulnerabile alla manipolazione da parte di un cartello di investitori (in gergo chiamate balene), che hanno gioco facile a manovrare la quotazione in un ambiante a bassa capitalizzazione. Il mercato riuscirà a smaltire le scorie del dump e a consolidarsi sopra gli 8000 dollari?

Il break down del bitcoin, favorito dalla compressione del prezzo all’interno del triangolo discendente che accompagnava la quotazione dall’estate, ha oggettivamente sorpreso tutti per l’inaudita violenza concentrata in un arco temporale inferiore all’ora.

Non dunque la rottura al ribasso della figura, più che legittima e ipotizzabile, ma la veemenza dell’impulso ci impongono una doverosa riflessione sull’atavica questione della manipolazione del mercato. Ma su questo torneremo più avanti.

In merito alla recente price action, dopo la rottura del supporto di medio periodo dato dal doppio minimo di luglio in area $ 9100, il bitcoin è andato a testare il supporto dinamico della media mobile a 200 periodo giornaliera (linea rossa nella foto di apertura) che attualmente passa a 8400 dollari, ma anche questo livello di prezzo è stato violato al ribasso. Per il mantenimento dell’attuale struttura al rialzo di lungo periodo è auspicabile che il bitcoin torni rapidamente sopra la suddetta media mobile, che storicamente è un importante spartiacque tra un trend al rialzo o al ribasso.

Ricordiamo infatti che nel 2018 tutti i rally del bitcoin si sono interrotti proprio sulla resistenza della MA 200 e la bull run del 2019 è iniziata proprio con la rottura di tale resistenza.

Se nei prossimi giorni non avremo una chiusura daily e relativo consolidamento al di sopra di tale livello, il prossimo livello di supporto è quello nell’area 7800/7600 dollari.

bitcoin

Infatti dall’analisi del profilo volumetrico, apprezzabile nella foto, vediamo che nei mesi di maggio e giugno 2019 abbiamo avuto molta action su quel livello di prezzo, che ha rappresentato prima una resistenza e poi la base su cui la quotazione ha costruito la struttura al rialzo che ha portato il bitcoin a riprendere la sua corsa fino a sfiorare i $14000 a fine giugno.

Se anche questo supporto dovesse cedere sotto la pressione delle vendite, il livello chiave di supporto su cui si accenderanno i riflettori sarà quello sui 7200 dollari, dove passa l’intervatto 0.618 dei ritracciamenti di fibonacci.

bitcoin 0.618 fibonacci

Questo intervallo in analisi tecnica rappresenta il vero e proprio spartiacque tra correzione e inversione del trend. Dunque, in caso di una rottura al ribasso anche di questo supporto, almeno graficamente il bitcoin tornerebbe in pieno bear trend.

Ovviamente utilizzare con le criptovalute i canoni dell’analisi tecnica che generalmente si applicano ai mercati tradizionali spesso può essere fuorviante, infatti sappiamo bene che siamo in presenza di un mercato che rappresenta un “unicum“, vista la sua estrema volatilità favorita da una bassa capitalizzazione. Allo stesso tempo però, è sbagliato ignorare totalmente questi segnali.

I prossimi giorni dunque saranno decisivi per il bitcoin e la tenuta dei livelli di prezzo appena descritti ci diranno molto sull’integrità della struttura al rialzo che ha accompagnato l’incredibile rally del 2019 e, dal punto di vista operativo, conviene restare alla finestra in attesa che la situazione si dipani chiaramente. In uno scenario ad alta volatilità, tentare di anticipare il mercato può essere un gioco molto pericoloso.

La piaga del mercato crypto: la manipolazione

Inutile nascondere la testa sotto la sabbia, questo purtroppo è un problema che affligge il mercato da sempre e i principali attori del settore, in primis le piattaforme di scambio, dovrebbero cercare quantomeno di ridimensionare il fenomeno, per non compromettere la reputazione di tutte le persone e start up che lavorano seriamente e con passione nel campo della blockchain e delle valute digitali.

Voglio subito precisare che per manipolazione non intendo esclusivamente quella caratterizzata da ribassi, ma anche le dinamiche inverse come ho spesso evidenziato nei miei post.

Quello a cui abbiamo assistito martedì sera è stato un imponente deleveraging per colpire le “mani deboli” del mercato, cioè i margin traders e gli investitori retailers più “timidi”. Nel dubbio infatti il dump è stato spinto talmente in profondità da assicurarsi di aver spazzato via tutti gli stop loss.

Tutto è stato scientemente organizzato nella giornata del lancio di Bakkt, che ricordo ha alle spalle l’Intercontinental Exchange proprietario della New York Stock Exchange, un evento che ha sdoganato definitivamente il bitcoin agli occhi dei grandi investitori.

Uno dei principali ostacoli alla consacrazione del Bitcoin come moneta di scambio o quale asset per la riserva di valore è stato più volte indicato nella manipolazione del mercato, dunque cosa c’è di meglio di un’azione eclatante di manipolazione il giorno dell’esordio su Bakkt? A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina.

A tal proposito, lo studio condotto da Arcane Research è illuminante.

Analizzando i movimenti dei prezzi da gennaio 2018 ad agosto 2019 la compagnia ha scoperto che, in quasi tutte le occasioni, poco prima delle date di scadenza dei contratti future su Bitcoin presenti sul Chicago Mercantile Exchange (CME) il valore di Bitcoin è diminuito.

bitcoin manipolazione prezzi CME

Tra le altre cose, nello studio leggiamo un’osservazione che dovrebbe far riflettere seriamente: “Ad oggi, le cifre supportano l’ipotesi che il prezzo di Bitcoin venga manipolato in vista della scadenza dei contratti sul CME. Tuttavia, questi dati non svelano se si tratta o meno di una manipolazione intenzionale. Ad esempio, questi movimenti potrebbero essere semplicemente legati ad una strategia popolare fra gli investitori per proteggere i propri fondi.

Alla luce dei fatti credo che su un punto dovremmo essere tutti d’accordo, dai puristi del bitcoin che vedono come fumo negli occhi i nuovi strumenti finanziari, agli investitori che hanno un approccio più speculativo:  lo spettacolo indecente a cui abbiamo assistito il 24 settembre non deve più ripetersi e l’augurio è che i principali attori del settore si rendano conto di quanto sia importante prevenire tali dinamiche. Ne va del buon nome di tutto il mercato.

Quale scenario ci aspetta?

Negli ultimi giorni i ribassisti hanno mostrato segnali di grande forza, segnando il ritorno sulla scena di una volatilità estrema che aveva caratterizzato i mesi scorsi. La volatilità in sé non va percepita come negativa, infatti è proprio grazie ad essa che si possono realizzare ingenti guadagni con il trading del bitcoin e delle criptovalute.

Non sono mai stato influenzato dalla quotazione del bitcoin nel breve termine, e chi mi segue sa bene quanto anche nei momenti più difficili di fine 2018 abbia sempre mantenuto un approccio oggettivo ed empirico, nella consapevolezza che nel lungo termine il bitcoin ha dei margini di crescita esponenziali.

Dunque niente panico, evitiamo che le emozioni prendano il sopravvento e cerchiamo di sfruttare a nostro vantaggio la volatilità del mercato, nella consapevolezza che proprio nelle fasi di dip si creano le basi per i successivi guadagni.

A questo proposito, per gli investitori che prediligono un approccio di lungo periodo, prendo in prestito quest’immagine del buon Alberto De Luigi, dove sono rappresentati i cicli di halving del bitcoin.

Lo shake-out dei giorni scorsi si inquadra perfettamente all’interno di quella fase chiamata di “reaccumulation” che dovrebbe caratterizzare l’andamento del bitcoin fino al vero bull market dopo l’halving di maggio 2020, in quello che è stato un andamento ciclico che ha caratterizzato tutta la breve storia del bitcoin.

cicli di halving

 

 

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Bitcoin in ranging, le altcoin respirano

Bitcoin in ranging, le altcoin respirano

L’ultima settimana nel mercato crypto è stata sicuramente molto interessante, infatti le principali altcoin hanno fatto registrare rialzi importanti approfittando della fase incerta del bitcoin, che continua a lateralizzare all’interno del suo trading range.

Se analizziamo l’andamento delle ultime settimane del bitcoin, sempre più benchmark di tutto il comparto, vediamo che la quotazione continua a muoversi in sostanziale ranging market all’interno del triangolo discendente che ha come base il minimo di medio periodo a 9100 dollari e come ipotenusa la trend-line che unisce i massimi decresescenti da luglio in poi.

Questa trend-line, che si sta dimostrando una resistenza statica molto solida, attualmente passa in area $ 10300 dove infatti ha respinto ancora una volta la quotazione.

Il trading range all’interno della figura si sta restringendo lentamente ma inesorabilmente e questo sta portando a una compressione del prezzo che prima o poi causerà un violento movimento impulsivo con la rottura della figura.

Stimare adesso la direzione del break-out non è semplice, anche perchè i bassi volumi che stanno accompagnando il bitcoin nelle ultime settimane lo espongono a manovre speculative da parte di quegli investitori che, pur non disponendo di risorse ingenti, hanno gioco facile a manipolare la quotazione anche con capitali medio bassi, appunto a fronte dei volumi esigui.

Dall’analisi del profilo volumetrico dell’ultimo mese vediamo che l’area con il maggior volume di scambio è passata dai 10500 ai 10300 dollari, segnale che l’equilibrio tra compratori e venditori è sceso di qualche punto percentuale.

profilo volumetrico bitcoin

Dal punto di vista dei supporti, attualmente la quotazione sta testando i $ 10000, anche se il livello chiave nel medio periodo è decisamente l’area di prezzo che va dai 9300 ai 9500 dollari.

E le altcoins?

Le principali criptovalute del mercato meritano una menzione particolare, infatti per la prima volta negli ultimi mesi hanno sovraperformato il bitcoin, come vediamo dalla comparazione dell’indice MVIS BTC Us OTC e il Crescent Crypto Alt index (quest’ultimo composto da un paniere di 8 tra le altcoin principali)

bitcoin vs altcoins

Come ho già detto nell’analisi sui flussi dei capitali, sicuramente è ancora presto per parlare di una nuova alt-season anche nella considerazione che queste ultime vengono da un’estate particolarmente difficile.

Ma questa rinnovata energia sicuramente gioverà a tutto il settore e in primis al Bitcoin, che appunto in qualità di Benchmark degli asset digitali ha bisogno di un mercato florido e dinamico per prosperare a sua volta.

Relativamente alla gestione dell’operatività, con il bitcoin prossimo a un forte movimento impulsivo è meglio muoversi con estrema prudenza, poiché in questa fase delicata sbagliare timing può rivelarsi estremamente deleterio. Nei mercati caratterizzati da estrema volatilità infatti, cercare di anticipare il mercato ci espone a dei rischi eccessivi e per questo motivo si deve evitare di operare contro trend.

La pazienza, è tra le armi migliori a disposizione del trader.

Buon trading

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