Lo strano caso della liquidità nei conti correnti

Lo strano caso della liquidità nei conti correnti

Che ormai sia un errore mantenere la liquidità in giacenza sul proprio conto corrente è chiaro a tutti, con il “potere d’acquisto” eroso lentamente ma inesorabilmente dal combinato disposto inflazione + tassi d’interesse negativi. Ma recentemente gli istituti di credito stanno attuando iniziative tese a disincentivare ulteriormente tale pratica.

Oggi infatti siamo arrivati a un nuovo step, con la Fineco che modifica unilateralmente il contratto e si arroga il diritto di chiudere il conto a quei clienti che mantengono una giacenza media superiore ai 100mila euro, senza al contempo aver acceso un mutuo/finanziamento o avere investito in prodotti finanziari della banca stessa.
 
Forse il costo della liquidità sta diventando insostenibile per le banche (ci credo poco) o semplicemente è un tentativo di ammortizzare i costi di gestione del danaro, attraverso le commissioni ricavate dalla sottoscrizione dei prodotti finanziari appena menzionati.
 
E qualcuno, in prima istanza, potrebbe anche ritenere legittima una simile strategia, salvo poi approfondire l’argomento “sistema del credito” e scoprire che, grazie al meccanismo della riserva frazionaria, le banche utilizzano i nostri risparmi per generare nuovo credito, prestando magari la liquidità a terze parti sottoforma di finanziamento, e per produrre montagne di profitti investendo nei mercati finanziari, lasciando a noi legittimi proprietari di quelle somme giusto gli spiccioli per la merenda, quando va bene.
 
Il sistema della riserva frazionaria è spiegato in dettaglio nel mio libro Bitcoin Facile.
 
Al netto di quali siano le reali intenzioni degli istituti di credito, nei prossimi mesi assisteremo all’intensificarsi di uno “swap” della liquidità dai conti correnti ai mercati, che poi è il vero obiettivo delle banche centrali e delle autorità politiche.
 
Il sistema finanziario per mantenersi in vita ha bisogno di denaro a buon mercato (cheap money) e le politiche monetarie attuali hanno proprio questo scopo: tassi d’interesse a zero, quando non negativi, e un mare di liquidità creata dal nulla per dopare il sistema.
 
Peccato poi che, in ultima istanza, il conto sarà presentato alla solita classe media, che vedrà il proprio potere d’acquisto letteralmente disintegrato da questi meccanismi, in un processo di depauperamento che va avanti da decenni.
 
L’unica possibilità di difendersi da una simile dinamica è quella di uscire dal sistema delle valute a corso legale (fiat), che per restare competitive devono continuare a svalutarsi ad libitum, e allocare parte del patrimonio in metalli preziosi come l’oro e bitcoin.
 
Quest’ultimo oggi presenta delle condizioni di accesso e una remunerazione del capitale di gran lunga più vantaggiose rispetto all’oro e infatti basta vedere la relazione inversa tra il metallo giallo e bitcoin da luglio 2020, quando una parte del market cap dell’oro è transitata sul mercato delle Valute Digitali.
 
Bitcoin Vs Oro
Ignorare queste dinamiche, può rivelarsi estremamente deleterio per le proprie finanze.

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Qual è la relazione tra US Treasury, mercati e Bitcoin?

Qual è la relazione tra US Treasury, mercati e Bitcoin?

Giorni fa abbiamo già affrontato il tema delle analisi intermarket. Oggi parliamo di una relazione inversa che negli ultimi giorni è assurta agli onori delle cronache e subito è stata ripresa dai media di settore, youtuber, twittaroli e copia e incolla vari, senza che però nessuno abbia capito realmente la dinamica che sottintende il rapporto tra bond statunitensi (U.S. Treasury), mercati azionari e, di conseguenza, bitcoin.

Sappiamo infatti che non basta dire oggi il dollaro è forte, dunque i mercati scenderanno (ma, perchè no, magari potrebbero anche salire o lateralizzare).
 
Abbiamo già visto che non sempre questo genere di relazioni sono rispondenti.
 

Chiariamo bene questo aspetto.

Perché gli indici azionari scendono quando aumenta il rendimento delle obbligazioni?
 
Perché le obbligazioni sono uno strumento a basso rischio, mentre le azioni presentano un livello di rischio significativamente più elevato.
 
Pertanto, anche il rendimento atteso dovrebbe essere più alto, in virtù del principio del risk premium (premio per il rischio).
 
Se con un rendimento obbligazionario dello 0,5% un investitore genera un 10% dalle azioni, realizza una plusvalenza adeguata al rischio.
 
Ma se improvvisamente il rendimento delle obbligazioni sale al 2%, qualche investitore troverà molto più prudente riallocare parte del portafoglio in bond (che ripeto presentano un profilo di rischio bassissimo) piuttosto che rischiare sull’azionario con un premio invariato. Questa dinamica, innseca dunque un calo delle azioni.
 
Ad esempio, investireste su una criptovaluta con un rendimento medio del 10% annuale?
 
Credo proprio di no.
 
Perché una simile plusvalenza può essere generata con un rischio molto più basso.
 
E se qualche stablecoin, magari con garanzie interbancarie, arrivasse a garantire interessi annualizzati del 50%, vendereste Bitcoin per iniziare lo staking?
 
Io non lo farei, ma molti non se lo farebbero ripetere due volte.
 
Un altro esempio: perché si acquistano più bitcoin che altcoins, come si evince chiaramente dalla BTC dominance?
 
Perché Bitcoin offre dei rendimenti notevoli a fronte di un livello di rischio molto più basso rispetto alle alts.
 
E una delle principali ragioni per cui si investe in altcoins, è l’opportunità di generare profitti maggiori rispetto a Bitcoin. Altrimenti perché prendersi il disturbo (e il rischio?)
 
La stessa cosa avviene con le azioni e le obbligazioni. Dato che il mercato azionario è in crescita da circa un anno, quasi nessun investitore si aspetta che nel 2021 le azioni registreranno dei rendimenti migliori rispetto al 2020.
 
Dunque, non appena il rendimento delle obbligazioni è salito, gli investitori hanno iniziato a “mettere in cascina i profitti generati sull’azionario” spostando parte dei capitali in attività prive di rischio.
 

Adesso la domanda da un milione di dollari.

Quali sono gli obiettivi di chi investe in bitcoin e qual è l’atteggiamento nei confronti del rischio?
 
Queste entità (persone fisiche o società) possono essere interessate a un rendimento inferiore al 2% annuo, anche senza rischi?
 
Io credo che la risposta sia NO, infatti gli obiettivi sono chiaramente quelli di protezione dalla svalutazione (e dall’inflazione), andando allo stesso tempo a remunerare il capitale stesso. E per far questo, è necessario prendersi qualche rischio.
 
Di certo non possono essere interessati a una redditività del 2% (ma neanche del 10%).
 
Dunque difficilmente si rivolgeranno alle obbligazioni americane.
 
Un altro effetto collaterale del rialzo dei Treasury, è da ricercare nelle difficoltà dell’oro. Infatti l’aumento degli interessi dei bond hanno fatto salire anche il dollaro, che viene scambiato in maniera inversa all’oro, facendo preoccupare non poco i tori del metallo giallo.
 
In tale contesto, la comparsa della variabile bitcoin potrebbe innescare una serie di processi che nel medio lungo termine porteranno alla decorrelazione tra gli indici azionari e bitcoin stesso.
 
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Bitcoin e i mercati finanziari

Bitcoin e i mercati finanziari

Il tema delle relazioni intermarket è stato sempre molto dibattuto, poiché sempre più investitori ritengono sia premiante approfondire come alcuni settori di mercato si muovano in relazione agli altri. Andiamo ad approfondire l’argomento e scopriamo come questa dinamica impatta anche su Bitcoin.

L’ingresso delle grandi società di Wall Street e degli investitori istituzionali, ha reso bitcoin sempre più correlato all’andamento dei mercati tradizionali.
 
La relazione diretta con l’indice Standard and Poor 500 è ormai acclarata da oltre un anno, ma negli ultimi mesi è emersa un’altra relazione, questa volta inversa.
 
Nella foto in apertura, Bloomberg ha effettuato un parallelo interessante tra oro e bitcoin, mostrando chiaramente come dall’estate 2020 i guadagni di bitcoin siano stati inversamente proporzionali a quelli dell’oro.
 
Per essere ancora più chiari, i guadagni di bitcoin hanno rappresentato perdite per l’oro, con molti investitori che hanno smobilitato parte delle proprie posizioni sul metallo giallo per entrare nel mercato delle valute digitali.
 
Chi segue il gruppo non dovrebbe stupirsi particolarmente di una dinamica simile, infatti già mesi fa avevamo visto la pubblicità aggressiva che l’asset manager Grayscale sta promuovendo negli Stati Uniti, di fatto invitando gli investitori ad abbandonare l’oro in favore di bitcoin

Tuttavia una simile dinamica potrebbe non durare ancora a lungo, con l’oro e bitcoin nuovamente correlati in un contesto macroeconomico caratterizzato da iper-inflazione.
 
Quello delle relazioni tra mercati (intermarket analysis) è un argomento spinoso, che va affrontato con la giusta consapevolezza.
 
Analizzare come i diversi settori del mercato si muovono in relazione agli altri settori è sicuramente importante, ma dobbiamo sapere che i rapporti (diretti o inversi) che hanno funzionato per un determinato periodo di tempo, non ci danno alcuna garanzia per il futuro.
 
Un esempio che recentemente ha avvalorato questa tesi, viene proprio dal rapporto tra dollaro e mercati azionari (e dunque bitcoin).
 
Storicamente è vero che un dollaro forte è stato spesso un indicatore di debolezza dell’azionario, ma nelle ultime settimane questa relazione si è indebolita, con il dollaro e lo S&P 500 che hanno registrato guadagni significativi (prima della correzione sull’azionario avvenuta negli ultimi giorni).
 
Questo perchè le grandi banche centrali internazionali (BCE, BoE, BoJ) stanno acquistando massicciamente il dollaro per preservare la competitività delle rispettive valute nazionali (o sovranazionali come nel caso dell’euro), compensando il calo del biglietto verde che normalmente si vede durante un rally dell’azionario.
 
Oppure la relazione diretta tra rame e indici azionari (con il metallo considerato indice di una ripresa della produzione industriale), che a sua volta può dare problemi di affidabilità.
 
Dunque è opportuno sempre contestualizzare la fase storica e verificare la bontà delle relazioni intermarket, senza darle mai per scontate.
 
Diffidate sempre dei fenomeni da tastiera, dei (pseudo)giornalisti o degli esperti di economia pret a porter la cui unica abilità consiste nel copia-incolla, che vi spacciano per dogmi economici le varie relazioni tra mercati.
 
Negli ultimi giorni, sono assurti agli onori delle cronache i Treasury americani, grazie ai tassi in notevole aumento.
 
A tal proposito, sto preparando un focus sull’argomento per analizzare come l’andamento dei bond americani impatti sul mercato azionaro e, di conseguenza, su quello delle criptovalute, in un altro esempio di relazione intermarket.

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Analisi dei mercati – giovedì 4 marzo 2020

Analisi dei mercati – giovedì 4 marzo 2020

Nella giornata di mercoledì, Bitcoin si è consolidato sopra i 50K raggiungendo un massimo locale a $ 52600, poi però è seguito un rollback fino a 49100 dollari innescato dai ribassi sui mercati azionari.

Al momento della stesura di questa analisi, Bitcoin è negoziato a 49.300 dollari.

La capitalizzazione di mercato è di $ 1518 miliardi e l’indice di BTC dominance al 60,9%.

I mercati azionari sono scesi di nuovo ieri. Il Dow Jones ha perso lo 0,39%, il Nasdaq il 2,7% e l’S & P 500 l’1,31% chiudendo a 3819 punti.

L’indice del dollaro è salito nuovamente sopra 91 punti, con l’oro in sofferenza sceso a $ 1710 l’oncia e il petrolio in leggero rialzo in vista del meeting OPEC.

Sappiamo come i mercati siano sotto pressione a causa dei rendimenti in aumento delle obbligazioni statunitensi, che a loro volta crescono a causa delle aspettative inflazionistiche.

E queste aspettative sono pienamente giustificate. Secondo Bloomberg, 2900 miliardi di dollari sono nei conti dei consumatori (di cui la metà solo negli Stati Uniti).

Per ora le famiglie preferiscono risparmiare, ma non appena la psicosi del Covid allenterà la morsa, questo denaro inizierà ad alimentare i consumi, accelerando l’inflazione.

A quel punto la Fed dovrà affrontare una scelta difficile. Reagire all’inflazione aumentando i tassi d’interesse significa mettere un’enorme pressione sui mercati, a livello di marzo 2020.

Non reagire affatto è un grosso rischio per lo status del dollaro come valuta di riserva mondiale.

Almeno per il primo semestre 2021 non mi aspetto un cambio di politica monetaria delle banche centrali, ma presto o tardi questo è un tema che andrà affrontato e francamente non vorrei essere nei panni dei decisori.

Contestualmente, le aspettative inflazionistiche negli Stati Uniti sono aggravate dall’approvazione del pacchetto di stimoli economici da 1,900 miliardi di dollari, che sarà discusso in Senato nel fine settimana.

Ora i futures S&P 500 sono in calo, così come gli indici asiatici ed europei.

Per calmare i mercati, abbiamo bisogno che la Fed inizi ad acquistare obbligazioni. Questa mossa, in combinazione con l’approvazione del pacchetto di aiuti, frenerà la caduta dei mercati e dunque parte di questo enorme sbalzo inflazionistico di cui si è parlato in precedenza, andrà in investimenti e darà ossigeno all’azionario per qualche tempo.

Bitcoin sta lottando per tenere la soglia psicologica dei 50K, ma vista la forte correlazione con l’S&P 500 non sarà un’impresa facile se lo scenario sui mercati tradizionali resta quello odierno.

L’opzione prioritaria per oggi vede Bitcoin negoziato nell’intervallo $48000-52000, ma con un violento ribasso del mercato azionario c’è il rischio di andare a testare il supporto chiave nella regione $45-46K.

In generale nel medio termine, attendo con ansia la decorrelazione tra Bitcoin e mercato azionario. Non vi è alcuna giustificazione economica per lo scenario attuale e fino a febbraio 2020 la correlazione era praticamente inesistente.

Anzi, nel secondo semestre 2019, spesso abbiamo avuto una correlazione inversa tra Bitcoin e S&P 500 (l’indice scendeva, Bitcoin saliva e viceversa).

Penso che presto o tardi vedremo qualcosa di simile nel corso del 2021.

Sul fronte dei fondamentali, è interessante notare che Peter Schiff, famoso sostenitore degli investimenti in oro e feroce critico di Bitcoin, ancora una volta ha definito gli acquirenti di Bitcoin “persone stupide”.

Considerando che il poveretto ha detto la stesse parole a marzo 2020 e che da allora Bitcoin è cresciuto circa di 10 volte, possiamo affermare serenamente che la sua opinione non è molto importante per noi.

Al contrario, l’ex presidente della Commodity Futures Trading Commission (regolatore statunitense) Christopher Giancarlo e il miliardario Mark Lasri hanno annunciato di aver investito in BlockTower Capital, un hedge fund di criptovalute.

Morale della favola: non essere come Peter ma sii come Christopher.

Buone notizie negli Stati Uniti anche sul fronte tassazione, con l’IRS (agenzia delle entrate statunitense) che ha chiarito come gli investitori non sono tenuti a segnalare gli acquisti di criptovalute fino a quando queste ultime non vengono vendute, generando dunque una plusvalenza.

Alla luce di tali determinazioni, si potrà costruire in sicurezza un portafoglio in Bitcoin senza avere alcun obbligo fiscale e pagare le tasse solo su ciò che si converte in valuta fiat (dollaro nda).

Penso che questo chiarimento favorirà l’aumento del numero di americani disposti a entrare sul mercato crypto.

Nel Rally Trading Club continuiamo a monitorare lo scenario sul mercato, in attesa del momento favorevole per posizionarsi sulle top altcoins. E intanto, nei giorni scorsi, abbiamo rinforzato la posizione su Bitcoin e aggiunto le azioni Apple al portafoglio.

Ricordo a tutti che nel gruppo di discussione su Facebook Bitcoin 3X nel pomeriggio generalmente andiamo ad approfondire le tematiche trattate nelle analisi mattutine qui su telegram, soffermandoci sugli aspetti principali.

Buon trading

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Perchè la maggioranza dei trader perde soldi?

Perchè la maggioranza dei trader perde soldi?

La maggior parte dei partecipanti ai mercati finanziari è sempre in rosso. Questo è comprensibile, dopotutto il denaro non viene dal nulla, dunque se un investitore entra sul mercato con 1 bitcoin per uscirne con 2, qualcuno deve perdere il possesso del secondo bitcoin.

Detta ancora in termini più spiccioli, la maggioranza che perde denaro diventa la base di foraggio per la minoranza che ne guadagna. E non può essere che così, infatti diversamente i capitali degli insiders e dei traders esperti non basterebbero a coprire i profitti della massa di investitori retails.

Prendiamo l’esempio di bitcoin da aprile 2020, data in cui è iniziato il ciclo rialzista post halving: il prezzo è cresciuto quasi senza soluzione di continuità, ma nonostante tutto moltissimi trader hanno perso soldi nei tentativi pressocché infruttuosi di utilizzare lo short selling in attesa di un ribasso (ribassi che si sono concretizzati al massimo in semplici correzioni dell’uptrend attuale, impossibili da anticipare).

Tutte le posizioni corte liquidate negli ultimi mesi, hanno rappresentato parte del profitto di chi era posizionato correttamente.

Ma possiamo fare anche altri esempi al di fuori del contesto crypto, magari sull’azionario. Prendiamo il caso Tesla.

Un recente studio ha dimostrato che tra i 10 titoli azionari che hanno generato il maggior volume di perdite di posizioni short nel 2020 (per un ammontare di circa 79 miliardi di dollari), più del 50% è stato generato dalle azioni Tesla, per oltre $ 40 miliardi! Questa somma, chiaramente, è stata parte del profitto degli investitori che invece hanno dato fiducia alla casa automobilistica californiana.

Non a caso ho utilizzato gli esempi di Bitcoin e Tesla, che spesso durante lo scorso anno sono stati tacciati di sopravvalutazione, di essere una bolla e le solite cantilene a cui siamo abituati. D’altronde basta andare a leggere cosa consigliavano di fare con bitcoin la maggior parte degli analisti il ​​21-24 novembre, il 13-17 dicembre e a fine gennaio 2021 (quando invece nel Rally Trading Club continuavamo a rinforzare le nostre posizioni long). Tutti si aspettavano un’ulteriore ribasso, mentre in realtà eravamo semplicemente su dei minimi locali, ed è facilmente immaginabile il triste destino di coloro i quali hanno aperto posizioni short seguendo le indicazioni dei fenomeni sopraccitati.

Rally Trading Club

Spot market o derivati con leva finanziaria?

Questo è l’eterno dilemma che attanaglia gli investitori, novizi e non. In realtà non c’è una risposta univoca, infatti se si ha una solida strategia di breve termine nulla vieta di utilizzare la leva, ovviamente senza superare il 20X. Con la leva infatti è vero che possiamo aumentare esponenzialmente i profitti, ma anche le perdite.

Nel mercato spot (negoziazione senza leva), un’operazione che va male rischia solo di congelare l’asset per un periodo di tempo limitato. Se hai acquistato Bitcoin in spot market a 50000 dollari e il prezzo scende a $40000, non hai perdite finché non vendi. Inoltre, puoi decidere se acquistare altre quote di bitcoin riducendo il prezzo medio di acquisto, oppure semplicemente attendere che il prezzo torni sopra i $ 50000.

Avrai comunque sempre la quantità di Bitcoin che hai acquistato.

Quando fai trading con la leva finanziaria, la libertà di manovra è limitata dalla dimensione del deposito. Se hai commesso un errore di valutazione e i prezzi muovono nella direzione opposta a quella auspicata, sei costretto ad agire tempestivamente tagliando le perdite con uno stop loss per non rischiare la liquidazione di buona parte del margin wallet, con la possibilità che alla fine il prezzo si muova nella direzione preventivata dopo che sei stato tagliato fuori.

Pertanto, in caso di errore, la scelta è tra la monetizzazione della perdita parziale e la minaccia di una liquidazione.

Da cervo a investitore

Come possiamo fare dunque a passare dalla categoria dei cervi, ossia la massa degli investitori quasi costantemente in perdita, a quella di investitore profittevole?

Come prima cosa, dobbiamo iniziare a ragionare in termini di probabilità, gestione del rischio e diversificazione. In questo articolo ho trattato a fondo l’argomento della diversificazione di un portafoglio, proprio in ottica di gestione del rischio.

Un altro aspetto importante, è quello di evitare gli stereotipi del trading che non hanno riscontri oggettivi.

Tra gli stereotipi più diffusi, possiamo menzionare la necessità di settare uno stop loss  su ogni scambio, il rapporto rischio rendimento di almeno 1: 3 o il rischio di afferrare “coltelli che cadono” quando si vanno a mediare le posizioni.

Sono anni che queste “regole” vengono tramandate da teorici e accademici che hanno poca esperienza sul campo, magari anche con scarsi risultati, senza considerare che comunque parliamo di teorie degli anni ’30 le quali difficilmente si adattano al contesto dei moderni mercati finanziari.

Nei prossimi giorni scriverò un articolo dettagliato sugli stereotipi dannosi nel trading.

Un altro elemento di considerazione, è senza dubbio quello dell’analisi tecnica. Sarò diretto, devi smettere di prendere decisioni operative basate esclusivamente sull’analisi tecnica. L’analisi tecnica è spesso l’unica cosa che viene insegnata a chi vuole approcciare il mercato delle criptovalute, ragionevolmente perchè gli insegnanti stessi non conoscono altri strumenti, dunque preferiscono vendere formazione piuttosto che cimentarsi direttamente con i mercati.

Chi si affida esclusivamente all’analisi tecnica per prendere decisioni di trading, si pone automaticamente tra la massa degli investitori (parco buoi) che opera sul mercato, che alimenta i profitti degli insiders e della smart money.

Con questo non sto asserendo che non sia importante conoscere l’analisi tecnica, anzi è assolutamente necessario avere una comprensione dell’AT, ma non per il proprio trading bensì per comprendere la logica delle azioni della massa. A breve scriverò un approfondimento anche su questo argomento.

L’ultimo aspetto che voglio evidenziare in questo articolo, è relativo alla regola aurea del perfetto investitore: compra a buon mercato e vendi sul rialzo.

Detta così sembra una cosa semplice e anche un po’ banale, ma è la regola più difficile da applicare.

Pertanto, acquistare su un mercato in calo può rivelarsi una strategia corretta anche se va contro il principio dei “coltelli cadenti”, così come vendere su un mercato in forte crescita mentre tutti comprano in preda alla FOMO (paura di perdere l’opportunità) è giusto e talvolta necessario. Di converso, acquistare “in caso di breakout” senza attendere un pullback può rivelarsi a volte una scelta sbagliata.

Considerazioni finali

Opera quasi esclusivamente in spot market e non usare la leva, a meno che non sia prevista in una strategia operativa di breve termine ben definita.

Usa gli stop loss solo se davvero necessario e abbiamo visto come nel mercato spot non lo sia. Ricorda che il market maker vede i tuoi stop e prima o poi cercherà di tagliarti fuori definitivamente.

Non avere paura del rischio ma gestiscilo correttamente, attraverso un money management conservativo e la diversificazione del portafoglio.

Se non sei sicuro delle tue capacità, affidati a un percorso di formazione che possa guidarti nella scelta delle strategie corrette, come il Master online di crypto trading dell’ABTG grazie al quale imparerai tutte le strategie più avanzate per operare con profitto sul mercato delle valute digitali.

Oppure, se preferisci il supporto di una community ed essere guidato potendo replicare trader professionisti che operano sui mercati, puoi valutare il Rally Trading Club dove centinaia di soci ci hanno dato fiducia e sono stati ampiamente ripagati.

Qui trovi il bilancio 2020 del Rally Trading Club e come puoi vedere parliamo di risultati che non hanno alcun bisogno di essere commentati.

Buon trading

 

 

 

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Mt Gox e bitcoin: cos’è davvero successo il 15 dicembre

Mt Gox e bitcoin: cos’è davvero successo il 15 dicembre

La scorsa settimana sono circolati dei rumors relativi alla soluzione dell’annosa questione dell’exchange Mt Gox, fallito nel 2014 in seguito a un furto di centinaia di migliaia di bitcoin. Secondo queste ipotesi, rilanciate oscenamente da stampa e divulgatori senza uno straccio di verifica preventiva, il 15 dicembre i creditori sarebbero rientrati in possesso delle criptovalute perse. Ma è davvero andata così?

In questi giorni si è parlato di un possibile crollo del prezzo dovuto alla distribuzione dei bitcoin da parte del tribunale di Tokyo che ha competenza sul caso. Il tribunale detiene circa 162.000 degli originali 850.000 BTC un tempo in mano al fallito exchange giapponese, da ripartire fra tutti i creditori legittimi. La scadenza, secondo le indiscrezioni circolate la scorsa settimana, sarebbe stata fissata per la data di oggi, 15 dicembre 2020.

Che cosa è veramente successo oggi?

In realtà i creditori di MtGox sapevano benissimo che non ci sarebbe stata nessuna distribuzione, e tantomeno nessun crollo del prezzo. La scadenza del 15 dicembre riguardava una sola persona, il curatore fallimentare fiduciario Nobuaki Kobayashi, il quale, entro oggi, avrebbe dovuto presentare alla corte un piano di riabilitazione.

E, a tal proposito, ringrazio gli amici di Bitcoinyou.it e nello specifico Simone Cantarini, i quali ci hanno fornito la testimonianza di un loro cliente che è tra i creditori dell’exchange Mt Gox. 

La buona notizia per i creditori è stata che il piano è stato effettivamente presentato alla corte. Non si trattava di una notizia così scontata, infatti in passato la scadenza in questione era stata più volte rinviata, proprio da parte dello stesso Kobayashi.

Per quando è attesa l’effettiva distribuzione dei 162.000 bitcoin MtGox?

Il tribunale ora dovrà esaminare il piano di riabilitazione proposto dal curatore, per poi pronunciarsi sull’istanza presentata da Coinlab (un’azienda che sostiene di essere creditrice del defunto exchange). Difficile attendersi una distribuzione entro il 2021 e più ragionevolmente si dovrà attendere il 2022.

I creditori sperano di ottenere, tra bitcoin, bitcoin cash e denaro fiat, circa il 20 % di quanto perso al momento dell’attacco hacker.

Nel 2018 il curatore fallimentare Kobayashi, ancorato alla logica “fiat”, aveva iniziato a vendere in open market parte dei bitcoin in suo possesso, provocando effettivamente un crollo del prezzo sui mercati e guadagnandosi il soprannome di Tokyo whale (la balena di Tokyo).

I creditori in seguito, sono riusciti ad ottenere l’approvazione di un’istanza per il rimborso non in valuta fiat ma direttamente in bitcoin, cosa comunque insolita per un tribunale.

Considerazioni finali

Non c’è dubbio che l’incertezza determinata dalle notizie mendaci diffuse la scorsa settimana, abbia contribuito al pullback di bitcoin fino al supporto in area 17500 dollari e, ragionevolmente, abbia indotto erroneamente più di qualcuno a vendere i propri bitcoin sotto i 18000 dollari, su livelli di prezzo che invece hanno attratto gli acquisti massicci dei grandi investitori.

Questa esperienza dovrà servire per comprendere l’importanza delle fonti da cui ci si informa. Quando si opera nel settore degli investimenti, è importante ragionare sempre con la propria testa e lasciarsi influenzare il meno possibile dal rumore di fondo delle notizie esterne, spesso veicolate ad arte per confondere le acque.

Per formare le vostre opinioni, rivolgetevi esclusivamente a fonti che divulgano notizie perfettamente verificate e che abbiano come unico obiettivo quello di fare informazione e non sensazionalismo o clickbaiting, purtroppo sempre più diffusi nel settore crypto.

Affidarsi a una fonte sbagliata, può rivelarsi estremamente deleterio.

Qui nel blog Bitcoin Facile, così come nel canale telegram o nel gruppo facebook, non leggerete mai notizie che non siano prima state accuratamente verificate.

 

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Il trojan Cerberus è in grado di carpire i codici 2FA

Il trojan Cerberus è in grado di carpire i codici 2FA

La sicurezza informatica è un aspetto precipuo nell’attuale contesto, soprattutto in qualità di investitori che operano su piattaforme online e negli ultimi giorni due notizie ci hanno ricordato come queste tematiche siano sempre di stretta attualità.

Chi segue il blog sa bene che considero la sicurezza informatica un aspetto fondamentale (e spesso sottovalutato), tanto da aver dedicato un intero capitolo del mio libro a spiegare come proteggere i dispositivi e mettere in sicurezza gli account.

Torniamo alle due notizie che mi hanno convinto a scrivere questo approfondimento.

La prima è quella relativa all’hacking dell’exchange Kucoin, che ci ricorda quanto sia importante la scelta della piattaforma su cui operare (e le piattaforme che mi danno piena fiducia in tal senso si contano sulle dita di una mano).

Gli exchange dal punto di vista della sicurezza informatica, così come tutti i siti web e app, sono dei punti singoli di vulnerabilità e per tale ragione devono esser protetti adeguatamente.

Gli errori che si riscontrano più di frequente sono i seguenti:
  • custodia di una cospicua parte delle dotazioni di monete su hot wallet, che se non adeguatamente protetti sono un facile bersaglio (molto più sicura la custodia su cold wallet);
  • investimenti inadeguati sul miglioramento dell’architettura di rete e dei protocolli di sicurezza, che invece si dovrebbero appaltare a società leader di settore che garantiscano audit di sicurezza e test di penetrazione;
  • mancato coinvolgimento della comunità di hackers etici (white hat hackers), attraverso la creazione di bounty program per testare le vulnerabilità del sistema, come ha giustamente sottolineato oggi il Ceo di Bybit.
Fin qui comunque, parliamo di incidenti che generalmente sono coperti da assicurazione. Invece la seconda notizia di cui sopra, è quella che dovrebbe allarmarci molto seriamente.

 

Una vecchia conoscenza, il trojan Cerberus

Negli ultimi giorni è tornata alla ribalta la notizia secondo cui il noto Trojan Cerberus, comparso la prima volta a metà 2019, abbia raggiunto la capacità di exploitare (mi si conceda la “licenza poetica” da buon informatico) le app di autenticazione a 2 fattori.
 
Google ha lanciato il suo Authenticator come alternativa ai passcode monouso basati su SMS. Poiché i codici di Google Authenticator (e delle altre app che nel frattempo sono nate) vengono generati sullo smartphone di un utente e non viaggiano mai attraverso reti mobili non sicure, gli account online che utilizzano codici Authenticator come livelli 2FA sono considerati più sicuri di quelli protetti da codici basati su SMS.
 
Purtroppo sembra che la nuova versione di Cerberus sia in grado di carpire i codici 2FA abusando dei privilegi di accessibilità: in sostanza quando l’app è in esecuzione, il trojan riesce a ottenere il contenuto dell’interfaccia e a inviarlo al server command and control.
 
Pare che questa versione di Cerberus sia ancora in Beta test, ma potrebbe essere rilasciata presto. Intanto sulle versioni attualmente disponibili sui vari forum di hacking, gli esperti di sicurezza hanno rilevato la stessa ampiezza di funzionalità che si trovano nei trojan ad accesso remoto (RAT), una classe superiore di malware.
 
Queste funzionalità RAT consentono agli utilizzatori di Cerberus di connettersi in remoto a un dispositivo infetto, utilizzare le credenziali bancarie del proprietario per accedere a un conto bancario online e quindi utilizzare la funzionalità OTP di Authenticator per aggirare le protezioni 2FA sull’account, se presenti.
 
I ricercatori di ThreatFabric ritengono che il trojan Cerberus utilizzerà molto probabilmente questa funzione per aggirare le protezioni 2FA basate su Authenticator sui conti bancari online. Tuttavia, non c’è nulla che impedisca agli hacker di aggirare la 2FA su altri tipi di account, come le caselle di posta elettronica, account di social media, reti intranet e account sulle piattaforme di trading.
 
Storicamente, pochissimi gruppi di hacker e ancora meno ceppi di malware hanno avuto la capacità di aggirare le soluzioni di autenticazione multifattoriale (MFA).
 
Se tale funzione verrà implementata su Cerberus, questo inserirà il trojan bancario in una categoria d’élite di ceppi malware.
 
Le raccomandazioni per proteggersi da malware e trojan sono sempre le stesse: evitiamo di cliccare su link ricevuti via sms, social o posta elettronica (anche su link che arrivano da fonti ritenute attendibili, infatti oggi è molto diffusa la modalità di utilizzo di account personali violati, per diffondere link malevoli a tutta la lista di contatti/amici).
 
Per quanto riguarda la protezione dei nostri account di trading, in particolare quelli crypto data la natura particolare e non regolamentata del settore, è d’obbligo adeguare i settaggi di sicurezza e abilitare le whitelist per limitare la possibilità di prelievo solo ad alcuni indirizzi.
 
Stay safe.

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Cos’è il dollar index e perchè è importante per il bitcoin?

Cos’è il dollar index e perchè è importante per il bitcoin?

Recentemente l’indice del dollaro è balzato agli onori delle cronache anche per i traders e gli investitori nel settore crypto, grazie alla correlazione inversa che è emersa tra bitcoin e lo stesso dollar index. È palese dunque che l’andamento del dollaro impatta direttamente anche sul prezzo del bitcoin, ma non a tutti è chiaro come questo sia possibile. In questo approfondimento andremo ad analizzare proprio tale dinamica.

L’indice del dollaro indica il valore del tasso del dollaro rispetto a un paniere di valute. L’indice è stato lanciato nel 1973 e il suo valore iniziale era di 100,00 punti. Come puoi vedere, da quel momento non ci sono state variazioni significative: al momento della scrittura il valore del dollar index è di 92,98 punti, sui minimi degli ultimi 2 anni.

dollar index e bitcoin

Ma tutto ciò cosa ha a che vedere con il bitcoin?

Per capirlo, andiamo a sovrapporre l’andamento del dollar index (linea blu) con quello del bitcoin (linea rossa) dall’inizio del 2020. Quest’ultimo ha raggiunto il suo massimo per l’anno in corso intorno ai $ 12.400, ed eravamo al 18 agosto. L’indice del dollaro in quel momento era a circa 92,5 punti.

dollar index correlazione inversa con bitcoin

Il picco successivo del Bitcoin, con un falso breakout dei 12.000 dollari, è avvenuto il 1 settembre, con il dollar index a 92,14 punti. Successivamente, il dollaro ha attraversato una fase di leggera ripresa e il 9 settembre, contestualmente al raggiungimento di un massimo locale a 93,6 punti, il bitcoin ha scontato una violenta correzione aggiornando il suo minimo di breve medio termine a 9800 dollari. Infine, dal 14 settembre il dollaro ha mostrato nuovamente debolezza scendendo sotto i 93 punti e il bitcoin è tornato all’assalto degli 11000 dollari.

Siamo chiaramente in presenza di una correlazione inversa. In sostanza più alto è l’indice del dollaro, peggiori sono le performance del Bitcoin.

Coincidenza? Adesso andiamo a vedere quando l’indice del dollaro ha raggiunto il suo massimo nel 2020. Era il 9 marzo e il dollaro ha iniziato a palesare una notevole forza relativa, arrivando a sfiorare i 102 punti nei giorni successivi. Tutti ricordiamo dov’era il Bitcoin durante la prima metà di marzo.

Da inizio aprile poi, il dollaro è tornato a mostrare debolezza e il bitcoin ha iniziato la sua incredibile bull run. Abbiamo già visto infine come nelle ultime settimane questa dinamica si sia nuovamente riproposta . A fine agosto, con il dollar index al rialzo e il bitcoin in piena correzione, e il 9 settembre, con il dollaro in soffernza e il bitcoin in ripresa.

Ne consegue che il dollar index e il bitcoin hanno una correlazione inversa estremamente pronunciata.

Il motivo di questa dinamica ha un suo chiaro fondamento, da ricercare nella propensione al rischio degli investitori. Infatti l’indice del dollaro aumenta quando la propensione al rischio diminuisce, dunque tutti gli asset considerati rischiosi, come le azioni e il bitcoin, perdono valore (vi dice nulla la “recente” correlazione diretta tra indici azionari e bitcoin di cui parliamo spesso?).

Quando invece il dollaro si indebolisce e il suo indice di riferimento scende, magari per la legittima paura dei risparmiatori di una forte svalutazione a causa delle politiche monetarie espansive delle banche centrali, aumenta la propensione al rischio degli investitori e gli asset percepiti come rischiosi, ma che allo stesso tempo garantiscono ottimi rendimenti, tornano in auge.

Non c’è niente di buono in tutto ciò, ma questa è la realtà oggettiva che è stata determinata dall’arrivo degli investitori istituzionali sul mercato crypto (il processo è iniziato nel 2017 con il lancio dei primi BTC futures alla Chicago Mercantile Exchange).

Alla luce di quanto appena descritto, dovremo usare il dollar index alla stregua di un indicatore che può aiutarci a comprendere e “anticipare” l’andamento del bitcoin e delle principali criptovalute nel medio breve termine.

Buon trading.

 

 

 

 

 

 

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Binance Vs Coinbase: il confronto tra 2 delle migliori piattaforme del mercato

Binance Vs Coinbase: il confronto tra 2 delle migliori piattaforme del mercato

Binance e Coinbase sono due degli exchange più noti nel mondo del crypto trading. Con milioni di utenti in oltre 180 paesi, entrambi offrono ai propri utenti la possibilità di acquistare criptovalute utilizzando valute locali come la sterlina britannica (GBP) e l’euro (EUR). Andiamo ad analizzare le caratteristiche principali di entrambe le piattaforme.

Coinbase è stato creato nel 2012. Durante questo periodo, ha costruito il suo brand principalmente negli Stati Uniti prima di espandersi in tutto il mondo. Offre principalmente servizi di custodia e di cold storage e trading di criptovalute. La società ha attualmente un valore di $ 8 miliardi e si sta avviando verso la quotazione in borsa.

Binance è stata fondata nel 2017 dopo un’Initial Coin Offering (ICO) e nel giro di poco tempo è diventato il più grande exchange al mondo per volumi di scambio. Da allora, Binance ha integrato molti servizi nel campo del mining, dello sviluppo di blockchain e persino nella finanza decentralizzata (DeFi).

In questo articolo effettueremo un confronto tra Binance e Coinbase, concentrandoci principalmente sulle caratteristiche delle loro piattaforme per l’acquisto di criptovalute utilizzando le valute a corso legale locali. Lo faremo rispondendo a sei domande con le quali assegneremo un punteggio a entrambe le piattaforme.

1. Quali sono le opzioni per l’acquisto di criptovalute?
Sia Binance che Coinbase supportano l’uso di bonifici bancari, così come di carte di credito, carte di debito e persino di servizi bancari locali.
PUNTEGGIO – Binance 1 – Coinbase 1

2. Quanto sono le commissioni sulle carte di credito?
Binance addebita uno spread dell’1% e una commissione del 2% per ogni transazione. Coinbase presenta uno spread dello 0,5% sugli acquisti di criptovaluta, che è la metà del tasso di spread su Binance, ma addebita anche una commissione del 3,99%, che è quasi il doppio del tasso di Binance.

PUNTEGGIO – Binance 1 – Coinbase 0

3. Quali sono le opzioni di prelievo disponibili?
Sia su Binance che su Coinbase è possibile prelevare tramite bonifico bancario. Ciò che li differenzia è la seconda opzione per i prelievi: Binance utilizza Advcash, mentre Coinbase utilizza PayPal. Ogni servizio ha i suoi pro e contro, rivelandosi comunque un’ottima soluzione.
PUNTEGGIO – Binance 1 – Coinbase 1

4. Fino a quanto posso prelevare?
Su Binance gli utenti possono prelevare fino a € 200.000 al giorno tramite bonifico bancario. Su Coinbase, il limite di prelievo giornaliero su PayPal è di £ 20.000. Coinbase offre anche un’opzione di bonifico bancario per i prelievi e, sebbene non dichiarato esplicitamente, gli utenti di Coinbase Pro possono prelevare fino a $ 25.000 al giorno. In ogni caso, il limite di prelievo di Binance fa impallidire Coinbase.
PUNTEGGIO – Binance 1 – Coinbase 0

5. Cosa puoi fare con le tue criptovalute sulle due piattaforme?
In poco tempo Binance ha creato un vasto ecosistema di servizi, rivelandosi una delle realtà più dinamiche del settore. L’offerta di crypto trading varia dai mercati spot, al margin trading fino ai derivati come i futures. Si possono utilizzare le proprie criptovalute anche in servizi di staking e lending, per guadagnare anche se non si fa trading. Sebbene Coinbase sia principalmente un wallet online che dà la possibilità di acquistare criptovalute, offre anche l’exchange Coinbase Pro, che però presenta degli strumenti e delle funzionalità di base che se possono andar bene per un principiante, non soddisfano le esigenze di un trader esperto.
PUNTEGGIO: Binance 1 – Coinbase 0

6. Custodia e cold storage
Coinbase nasce come wallet online e negli Stati Uniti è assurto a servizio di custodia per gli operatori istituzionali che investono nel mercato crypto. Inoltre la piattaforma offre gratuitamente il servizio Vault (cassaforte), un cold storage dove le monete depositate sono assicurate. Non a caso Coinbase è uno dei pochi exchange del settore a non aver mai subito un attacco di sicurezza informatica (o, per meglio dire, nessun attacco è mai andato a buon fine). Binance, nonostante sia una piattaforma dall’eccellente architettura di rete che garantisce la massima efficienza dal punto di vista della sicurezza informatica, non ha ancora implementato un servizio di cold storage.
PUNTEGGIO: – Binance 0 – Coinbase 1

PUNTEGGIO FINALE: Binance 5 – Coinbase 3

In conclusione, parliamo di due delle migliori piattaforme del mercato crypto, che offrono il massimo dell’affidabilità dal punto di vista della sicurezza e garantiscono ottimi volumi di scambio. Tuttavia, in relazione all’esperienza di trading e alla capacità d’innovazione, Binance ha decisamente una marcia in più confermandosi una delle migliori realtà del settore, in grado di fornire aggiornamenti costanti e di interpretare al meglio le innovazioni, all’interno di un settore che corre veloce e fa dell’innovazione una delle sue caratteristiche principali.

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Diversificazione di un portafoglio d’investimento: quanto è importante?

Diversificazione di un portafoglio d’investimento: quanto è importante?

Per diversificazione intendiamo la distribuzione del rischio legato all’investimento, in attività o asset class che hanno una relazione debole o assente. Il famoso detto “non mettere tutte le uova nello stesso paniere” rende bene l’idea e riflette in modo inequivocabile il principio di fondo di uno dei più importanti strumenti nell’arsenale di ogni investitore che si rispetti.

C’è una persona al mondo che può essere giustamente definita il “re della diversificazione“: questo è Warren Buffet. È l’unica persona nella top ten di Forbes che ha fatto fortuna solo attraverso attività di investimento. Il suo portafoglio di investimenti comprende una cinquantina di società appartenenti a settori diversi. Anche se, per assurdo, le azioni di dieci società dovessero  scendere di prezzo contemporaneamente, Buffet subirà sì delle perdite relative, ma non rischierà la bancarotta.Warren Buffet

Un altro noto investitore che merita attenzione è Bill Gates. Probabilmente quando si sente questo nome viene subito in mente Microsoft, di cui Gates è co-fondatore. I suoi primi profitti, che gli hanno permesso di diventare uno degli uomini più ricchi del mondo, provengono proprio da Microsoft. Dal 2001 Gates ha venduto buona parte delle sue partecipazioni e nel 2014 infatti possedeva solo il 4% delle azioni Microsoft. Nel 1995, Gates ha creato il fondo d’investimento Cascade Investments, gestito da Michael Larson. Secondo lo stesso Larson, la strategia di Buffett è senza dubbio tra le più profittevoli e infatti il fondo è strutturato su un piano conservativo simile: buy and hold. Il portafoglio di investimenti del fondo comprende oltre trenta società di vari settori.

In entrambi gli esempi, viene effettuata una selezione accurata e meticolosa delle attività sottostanti, poiché la base del portafoglio di investimenti è la diversificazione del rischio. Numerosi fattori possono influenzare il prezzo delle azioni delle società: crisi finanziarie, rapporti trimestrali, conflitti politici, catastrofi naturali e fattore umano. Sia che il tuo portafoglio sia di $ 100 che di $ 1 milione, i rischi potenziali dovrebbero essere sempre mitigati. Il principio di fondo è quello secondo cui i capitali degli investitori confluiscono costantemente da un settore all’altro; quindi quando un settore soffre, un altro ne trae beneficio.

 

Come diversificare il rischio

L’infezione da coronavirus ha causato l’inizio della crisi del 2020. Quasi tutti i settori dell’economia hanno avuto pesanti contraccolpi e tra i più colpiti abbiamo il settore energetico, finanziario, manifatturiero, turistico e al dettaglio. Le azioni delle società di questi settori, ovviamente, hanno subìto ingenti perdite e in alcuni casi non si sono ancora riprese. Il tasso di disoccupazione è aumentato in tutto il mondo e molti analisti prevedono un decremento del il PIL mondiale del 6% nel 2020, il che sarebbe un record (negativo) assoluto.

Tuttavia dobbiamo considerare anche quelle aziende e società che, nonostante la pandemia, hanno continuato a garantire buone performance e chiaramente stiamo parlendo delle compagnie IT e dell’high tech:

  • Rivenditori online: Amazon, Ebay, Alibabà e altri
  • Servizi di streaming: Netflix, Twitch e altri
  • Ristoranti e servizi di home delivery: Papa John’s, Mc Donald’s e altri
  • Sviluppatori di videogiochi: Activision Blizzard, Electronic Arts e altri
  • Comunicazioni online: Zoom, Facebook, Snapchat e altri;
  • Produttori hardware e software: Intel, AMD, Nvidia, Microsoft e altri.

Inoltre, anche l’oro si è rafforzato nei confronti del dollaro, in quanto viene tradizionalmente considerato un bene rifugio contro le incertezze del mercato azionario e l’inflazione. I prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio, sono scesi drammaticamente seguiti dalle azioni delle società minerarie e di raffinazione.

Per comprendere i reali vantaggi della diversificazione del rischio, diamo un’occhiata a 2 semplici esempi nel mercato reale. Comporremo idealmente due portafogli di investimento, ciascuno da $ 10.000, per un periodo che va dal 1 ° gennaio al 1 ° giugno 2020, ovvero durante uno dei momenti più difficili degli ultimi anni. Poi ne confronteremo le relative performance.

OPZIONE 1: Brent crude oil e azioni dell’American Express. Importo totale dell’investimento $ 10000 ($ 5000 per ogni asset).

Nel periodo di riferimento, il Brent è sceso del 44% da $ 66,5 a $ 37,2, mentre le azioni American Express sono scese del 25,2%, da $ 126,2 a $ 94,5. Per gli investimenti nel Brent il portafoglio ha perso $ 2.200 e per la parte relativa alle azioni AE $ 1.260. La perdita totale è di $ 3460 o del 34,6%. Allo stesso tempo, il massimo drawdown nel conto ha superato in due occasioni il 50%: il 18 marzo ha raggiunto il -54,5% e il 22 aprile il -55,5%. Potresti mai reagire con calma a questa eventualità? Improbabile. E il risultato finale di meno $ 3460 nel conto trading difficilmente può essere definito qualcosa di piacevole.

OPZIONE 2: Diversifichiamo un po’ il nostro portafoglio. Al Brent e alle azioni American Express aggiungiamo quelle della Activision Blizzard e infine oro e bitcoin. Investimento iniziale sempre di $ 10000 ma questa volta ripartito in $ 2000 su ogni asset.

  • Il Brent è sceso del 44% da $ 66,5 a $ 37,2, registrando una perdita di $ 880.
  • Le azioni American Express sono scese del 25,2%, passando da $ 126,2 a $ 94,5. Perdita netta di $ 504.
  • Le azioni di Activision Blizzard sono aumentate del 25,4%, da $ 58,7 a $ 73,5.  Profitto di $ 508.
  • L’oro è aumentato del 15%, da $ 1,517 a $ 1,744, per un profitto di $ 300.
  • Infine il bitcoin è cresciuto del 45,9%, da $ 7,150 a $ 10,429, per un profitto di $ 918.

Il rendimento totale del portafoglio è stato di $ 342 o 3,42%. Come puoi vedere, il risultato è significativamente diverso da quello del primo caso. Se ritieni che il 3,42% non sia un profitto così grande in un arco temporale di 5 mesi, ricordiamoci che stiamo parlando di uno dei periodi più difficili nella storia dell’economia mondiale contemporanea e nonostante tutto il portafoglio è stato in grado di generare una piccola plusvalenza. Certo, vi sono stati dei momenti di drawdown, ma non così impattanti come quelli del primo esempio. Il massimo drawdown del portafoglio dell’opzione 2 si è verificato il 13 marzo, durante il periodo del crollo generale dei mercati finanziari, ed è stato del 28,18% (circa la metà se paragonato al caso 1). Il risultato è palesemente diverso.

 

Gli errori nella diversificazione

L’errore principale che spesso si riscontra nella composizione di un portafoglio è proprio la mancata diversificazione. Ad esempio, un portafoglio d’investimento composto da varie criptovalute difficilmente si potrà considerare diversificato, poiché parliamo di un’asset class in cui tutte le monete hanno un’elevata correlazione con il bitcoin. La situazione è la medesima anche nei mercati tradizionali. Investire in Papa John’s, McDonald’s e Subway non è una diversificazione, perché tutte le società appartengono allo stesso settore. Caso diverso se, oltre alle criptovalute o alle azioni di società di uno stesso settore, il portafoglio si compone anche di asset riconducibili ad altri settori.

Le regole principali per una corretta diversificazione

Abbiamo già visto come durante la fase di due diligence e di creazione del portafoglio sia essenziale contemplare una corretta diversificazione, al fine di mitigare il rischio a cui ci esporremmo con la concentrazione del capitale in poche asset classes, magari dello stesso settore.

Quando ad esempio investi nel mercato azionario, prova a scegliere società e start up sottovalutate, giovani e promettenti. Il principio dell’investimento di valore (Value Investment) è spesso applicato dal noto investitore Warren Buffett. Nel 2008 durante la crisi del sistema bancario, tutti gli investitori hanno scientemente evitato di acquistare azioni di banche e altri istituti finanziari. Warren Buffett invece scelse le azioni delle banche più sottovalutate, al di sotto del loro valore contabile, e le acquistò. Tali opportunità sono difficili da trovare in un momento di calma, tuttavia durante periodi di crisi sono occasioni che si presentano spesso e non vanno assolutamente mancate. Scegli diversi settori dell’economia: produzione all’ingrosso, vendita al dettaglio, edilizia, medicina, società IT, fondi di investimento. La quota di portafoglio riservata a ogni asset class non deve mai superare il 20/25%.

I limiti delle strategie di diversificazione

Chiaramente la diversificazione non è la panacea di tutti i mali e da sola non può essere sufficiente a garantire ottime performance. Esistono numerose strategie individuali, per il trading e per il risk management all’interno di una società d’investimento. Spesso nuove strategie si sviluppano in seguito a eventi negativi (leggasi ad esempio lo shock sistemico innescato dal Covid-19), palesando l’inefficacia dei vecchi metodi.

Non esiste un modello ideale per la diversificazione del rischio, ma una strategia diversa per ciascun caso. Il compito della diversificazione infatti è quello di ridurre le potenziali perdite. C’è un famoso detto che spiega al meglio la situazione: “Speriamo per il meglio, ma ci prepariamo per il peggio“.

Anche il modello di diversificazione più semplice può assolvere egregiamente il suo compito.

Come iniziare a diversificare il proprio portafoglio

La diversificazione è dunque uno strumento utile a ridurre il rischio e le potenziali perdite. Tuttavia non sostituisce in alcun modo un’attenta analisi in fase di due diligence delle asset classes in cui si decide di investire. Se questa valutazione non viene eseguita meticolosamente, allora anche le strategie e i modelli più sofisticati di diversificazione saranno inefficaci.

Sarà fondamentale bilanciare adeguatamente le attività sottostanti rischiose con quelle protettive, scegliendo da sei a otto classi di asset su cui investire. Seguendo queste semplici regole, la probabilità di scontare una perdita superiore al 10% si riduce sensibilmente e le opportunità di guadagno saranno molto più elevate rispetto a quando si investe in un solo settore.

Dopo aver selezionato gli asset è necessario determinare il punto di ingresso corretto, ovvero cercare di acquistare al prezzo più basso, coerentemente con lo scenario di mercato. L’analisi tecnica può contribuire a individuare il prezzo d’ingresso ottimale per una determinata fase.

Se vuoi avvicinarti ai successi di Warren Buffett e Bill Gates che abbiamo illustrato nella prima parte dell’articolo, allora devi familiarizzare con le strategie e i modelli di diversificazione. Non importa quale sia la dimensione del tuo portafoglio d’investimento; è necessario valutare adeguatamente i rischi per qualsiasi importo utilizzato. Le crisi, i disastri naturali, i disordini all’interno di paesi sovani, i rapporti trimestrali delle società quotate in borsa, sono tutti eventi difficili da prevedere. Quindi assicurati di gestire adeguatamente i rischi in anticipo.

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Grayscale: il Bitcoin è la nuova riserva di valore mondiale

Grayscale: il Bitcoin è la nuova riserva di valore mondiale

La crisi di liquidità generata dai lockdown per contrastare la diffusione del covid-19 ha portato in recessione l’economia globale. Dopo i timidi tentativi di reazione a inizio marzo a base del taglio dei tassi d’interesse (armi spuntate a causa delle politiche monetarie espansive dell’ultimo decennio), i governi e le banche centrali ben presto hanno realizzato che le misure di stimolo da mettere in campo avrebbero dovuto essere di ben altro tenore. Infatti a oggi l’iniezione di liquidità nel sistema finanziario ha raggiunto i livelli record di $ 255 trilioni, pari al 350% del Pil mondiale.
 
Non c’è altra soluzione per favorire la ripresa dell’economia mondiale e ormai appare evidente che queste politiche monetarie e fiscali “accomodanti” saranno portate avanti anche nel medio lungo termine. Diversamente il rischio di una deflazione, che è proprio ciò che si sta cercando di evitare con le misure di stimolo in atto, si farà sempre più concreto.
 
In tale contesto, questo Quantitative Easing estremo favorirà nel lungo termine un aumento dell’inflazione e della svalutazione delle principali valute fiat e una simile dinamica appare già evidente in quei paesi in via di sviluppo come l’Argentina, il Libano e lo Zimbawe, che stanno vedendo le rispettive valute nazionali falcidiate dall’iper-inflazione.
 
Ragionevolmente nei prossimi mesi risparmiatori e investitori andranno alla ricerca spasmodica di quelle asset class che gli garantiscano di proteggere e al tempo stesso di remunerare il capitale. La crisi finanziaria attuale ha modificato nel profondo i vecchi schemi finanziari, infatti fino a qualche mese fa i Treasury americani (come i bond statali più solidi) assolvevano egregiamente questa funzione. Tuttavia il crash finanziario di marzo, i tassi d’interesse prossimi a finire in territorio negativo e lo spettro dell’inflazione, hanno palesato come non sia più premiante investire in titoli di stato “sicuri”.
 
In tale ambito, il bitcoin sta emergendo chiaramente come una nuova asset class per la riserva di valore. Sono settimane ormai che su Bloomberg e nei report dei principali asset manager e fondi d’investimento leggiamo valutazioni in tal senso e il motivo è ovvio: a fronte del QE messo in campo dalle banche centrali, il Bitcoin (BitfinexUSD) con l’halving di lunedì 11 maggio ha concretizzato in pieno la sua natura deflattiva e posto in essere il Quantitative Tightening con il dimezzamento dell’offerta monetaria futura e la relativa riduzione del tasso d’inflazione annuo che per la prima volta è all’1.8%, ben al di sotto del target delle principali banche centrali.
 
Nella video analisi al termine dell’articolo abbiamo approfondito tutti questi aspetti, analizzando nel dettaglio il report che il fondo Grayscale ha inviato ai suoi investitori, dove oltre a mettere in luce le dinamiche appena descritte ed evidenziare il nuovo ruolo del bitcoin all’interno del panorama finanziario, l’analista di Grayscale ha effettuato anche un interessantissimo parallelo con l’oro. Non esagero affermando che le conclusioni a cui giunge l’autore sono a dir poco sorprendenti.
 
Infatti oltre a definire l’oro letteralmente “ingombrante”, nel report si sottolinea come il ritorno all’utilizzo del metallo giallo come riserva di valore mondiale, significherebbe andare contro la tendenza alla digitalizzazione e al progresso tecnologico in corso. Il contesto economico internazionale oggi richiede un denaro digitale, portatile e accessibile a tutti, mantenendo allo stesso tempo le qualità di una riserva di valore a lungo termine.
 
Parole chiarissime e inequivocabili pronunciate da uno dei più grandi fondi d’investimento al mondo.
 
La definitiva consacrazione del bitcoin nel panorama finanziario internazionale.
 

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Cos’è il COT report e come va interpretato

Cos’è il COT report e come va interpretato

Il Commitment Of Traders Report è una pubblicazione settimanale che mostra le partecipazioni aggregate delle diverse tipologie d’investitori nel mercato dei futures negli Stati Uniti. Pubblicato ogni venerdì dalla Commodity Futures Trading Commission (CFTC) il COT report è un’istantanea dell’impegno dei traders dal martedì della settimana corrente. Il rapporto fornisce agli investitori informazioni aggiornate sulle operazioni nei mercati dei futures e ne aumenta la trasparenza. Viene utilizzato da molti investitori come segnale operativo.

 

  • Il COT report è una pubblicazione settimanale che mostra le partecipazioni aggregate dei partecipanti al mercato dei futures.
  • I traders possono utilizzare il report come segnale per valutare se assumere posizioni long o short nella loro operatività.
  • Al suo interno contiene 4 tipi di rapporti: il Legacy, Supplemental, Disaggregated e Traders in financial futures.

Come interpretare il COT report

Il COT report risale al 1924, quando l’U.S. Department of Agriculture’s Grain Futures Administration pubblicò il primo rapporto relativo alle attività di hedging (copertura) e speculazione sul mercato dei futures. Nel 2000 le autorità finanziarie hanno deciso di pubblicare il rapporto a cadenza settimanale.

Le informazioni contenute nel COT report vengono raccolte e controllate tra il martedì e il giovedì della settimana corrente e pubblicate il venerdì. Abbiamo visto come l’intento del rapporto sia quello di aiutare gli investitori a comprendere le dinamiche all’interno di un mercato estremamente complesso e variegato, come quello dei futures.

Tuttavia non va commesso l’errore di sopravvalutare questo strumento. Consideriamolo solo per quello che è, cioè una raccolta di dati statistici per gli investitori e per lo studio delle tendenze dei prezzi nel mercato dei futures.

Detto questo, una delle evidenti criticità del documento è la scarsa trasparenza: infatti il report nasce per promuovere la trasparenza sui mercati futures ma le regole che ne governano la redazione sono molto poco trasparenti. Ma all’interno delle varie categorie d’investitori elencate nel rapporto, non è possibile sapere a quale entità siano riconducibili tali posizioni.

Ad esempio, i traders sono classificati come Commercial o Non Commercial e questo vale per tutte le posizioni relative a ogni singola materia prima. Ciò significa che una compagnia petrolifera, che ragionevolmente avrà una piccola posizione di copertura (hedging) e una posizione speculativa più consistente sul petrolio greggio, risulterà con entrambe le posizioni all’interno della categoria Commercial. In parole povere, anche i dati disaggregati in realtà sono troppo aggregati per rappresentare con precisione il mercato.

A tal proposito continuano a esserci molte richieste in merito alla pubblicazione di dati più dettagliati, ma al momento l’ipotesi sembra lontana. Inoltre nonostante questi limiti evidenti, molti operatori sono concordi sul fatto che dati parziali sono meglio di niente.

Tipologie di report

Come accennato in precedenza, il rapporto COT contiene quattro diversi tipi di rapporti.

Legacy

Il Legacy COT è il rapporto con cui i traders hanno più familiarità. Suddivide l’Open Interest di tutti i principali contratti. Il COT legacy mostra semplicemente il mercato di un determinato prodotto o materia prima, suddiviso in posizioni long, short e spread per gli operatori Non Commercial, Commercial e non-reportable positions (piccoli investitori). Viene fornito l’Open Interest totale con la variazione rispetto al report precedente.

Il Legacy report offre una panoramica di ciò che pensano i principali partecipanti al mercato e aiuta a determinare la probabilità che una tendenza continui o finisca. Se ad esempio le posizioni long Commerciali e Non Commerciali sono in aumento, questo è un segnale rialzista per il prezzo della merce sottostante.

Supplemental

Rapporto specifico per contratti futures su materie prime agricole, dunque non significativo ai fini della nostra operatività.

Disaggregated

Questo rapporto fornisce un quadro più dettagliato dei partecipanti al mercato dei futures, suddividendo i Commercial traders in produttori, grossisti, rivenditori e utenti finali. I Non Commercial traders sono suddivisi tra grandi speculatori e Other Reportables. Attraverso questi dati è possibile avere il quadro di cosa pensano gli investirori coinvolti direttamente nei business correlati al prodotto/materia prima di riferimento (Commercial traders) rispetto agli investitori speculativi il cui unico obiettivo è il profitto (Non Commercial). Il disaggregated report è stata una risposta (parziale) alle critiche relative alla scarsa trasparenza del COT report.

Traders in Financial Futures

La parte conclusiva del COT report. Questa sezione delinea diversi contratti come titoli del Tesoro USA, azioni, valute ed euro. Come per gli altri, ci sono quattro diverse classificazioni in questo rapporto: dealer/intermediario, gestore patrimoniale/ istituzionale, fondi speculativi e other reportables.

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Ma davvero la volatilità penalizza il bitcoin?

Ma davvero la volatilità penalizza il bitcoin?

La vulgata vuole che la volatilità dei prezzi sia uno dei motivi principali per cui Bitcoin non ha ottenuto una maggiore adozione da parte del pubblico mainstream. Ma è davvero così?

La realtà tuttavia potrebbe essere molto diversa: infatti come suggeriscono i grafici allegati, molte persone in passato sono state attratte dal Bitcoin proprio grazie alle sue oscillazioni selvagge.
 
Sia su Google che su Baidu (principale motore di ricerca in Cina) le ricerche relative alla parola chiave “Bitcoin” registrano un deciso aumento proprio durante i principali movimenti del prezzo (al rialzo quanto al ribasso).
 
bitcoin su google
Per me che sono nel campo del trading e della divulgazione di bitcoin da anni, è sempre stato un concetto molto chiaro: alla maggioranza delle persone, la cosa piaccia o meno, non interessa nulla di Lightning network o di Schnorr signatures, in quanto molti sono interessati quasi esclusivamente al prezzo.
 
Bitcoin su Baidu
A riprova di questa tesi c’è il supporto dei dati di analytics del mio blog o gli insights degli articoli scritti per le testate con cui collaboro, come Cointelegraph o Investing: i pezzi che hanno avuto il maggior numero di lettori, sono proprio quelli relativi all’analisi tecnica e fondamentale del bitcoin e del prezzo.
 
Un esempio lampante di queste dinamiche è avvenuto a fine 2017, quando Coinbase è diventata letteralmente l’app più popolare sull’Apple Store, mentre Bitcoin e diverse altre criptovalute guadagnavano i massimi storici.
 
O, più recentemente, l’annuncio di molti exchange del settore che hanno rilevato aumenti considerevoli nelle iscrizioni degli utenti dopo il crash di metà marzo.
 
Quindi al netto dei vari Taliban, dobbiamo capire che la volatilità del prezzo del bitcoin e delle criptovalute è proprio la caratteristica che rende estremamente appetibile il mercato.
 
E fin quando gli swing selvaggi delle quotazioni continueranno ad attirare nuovi partecipanti e investitori, rendendo così i network più solidi, i primi a beneficiare di questo scenario saremo proprio noi già coinvolti nel mondo crypto.
 
 
 

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Rischio di una depressione mondiale sempre più concreto

Rischio di una depressione mondiale sempre più concreto

I mercati finanziari stanno attraversando una fase erratica. I dati sulla disoccupazione negli Stati Uniti sono terribili e molto presto avremo statistiche simili nei principali paesi europei.

Il petrolio tenta di recuperare stabilmente i 30 dollari e il tentativo degli Usa di rialzare il prezzo va letto in ottica di sostegno alle aziende produttrici di shale oil, la cui produzione non è sostenibile agli attuali prezzi al barile. Ragionevolmente gli sviluppi degli ultimi giorni porteranno a più miti consigli i vari attori in campo e presto si raggiungerà un accordo sui livelli di produzione tra i membri opec e i non opec members.

Gli indici azionari sembrano essersi stabilizzati sugli attuali livelli di prezzo con un’attenuazione della volatilità. Ormai appare chiaro come i mercati abbiano già scontato l’effetto coronavirus e siano legati esclusivamente alle stime sui livelli di produzione (e di guadagno) delle varie società quotate.

Ovviamente il covid19 incide indirettamente su questo aspetto, infatti l’ibernazione economica mondiale è complementare alle misure di contenimento del virus che vanno a incidere sulle stime dei livelli di produttività nei prossimi trimestri.

Come ho già spiegato nella diretta di martedì (https://www.youtube.com/watch?v=4LnaJocsVn8&t), un’estensione dei lockdown potrebbe avere degli effetti irreversibili sulle economie interne dei paesi coinvolti e le misure di sostegno finanziario messe in campo dalle banche centrali potrebbero non essere più sufficienti a contenere lo shock per la sopravvenuta “morte cerebrale” dell’economia. Le prossime settimane saranno decisive in tal senso.

E il bitcoin come si sta adattando al contesto economico?

Il bitcoin negli ultimi giorni ha ridotto significativamente la sua relazione con gli indici azionari e la recente price action conferma questo trend. Anche se il mancato superamento dei 7000 dollari di ieri con rigetto immediato, conferma ancora come i volumi attuali non consentano dei breakout decisivi. Anzi se andiamo ad osservare nel dettaglio l’andamento del bitcoin durante gli ultimi 2 weekend, scopriremo che in entrambi i casi la moneta è andata a cercare il bottom di breve, sempre all’interno della figura evidenziata nel grafico (triangolo ascendente) e sostenuta dalla trendline che unisce i minimi crescenti dal dump di inizio marzo.

btc/usd

Dunque lo scenario più probabile nelle prossime ore è quello di un retest della suddetta trendline in area $ 6200/6300, anche se non è da escludere che il bitcoin trovi il bottom sul livello statico $ 6400/6500, vecchia R1 nel movimento iniziato lunedì. Questi livelli potrebbero fornire ottime opportunità di trading di breve qualora arrivassero delle conferme da parte degli indicatori tecnici e dagli oscillatori in oversold.

Lo scenario alternativo è quello di un breakout tecnico dei 7000 dollari accompagnato da volumi in aumento e a qual punto si dovranno valutare i nuovi livelli di prezzo statici e dinamici su cui effettuare gli ingressi.

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