Diversificazione di un portafoglio d’investimento: quanto è importante?

Diversificazione di un portafoglio d’investimento: quanto è importante?

Per diversificazione intendiamo la distribuzione del rischio legato all’investimento, in attività o asset class che hanno una relazione debole o assente. Il famoso detto “non mettere tutte le uova nello stesso paniere” rende bene l’idea e riflette in modo inequivocabile il principio di fondo di uno dei più importanti strumenti nell’arsenale di ogni investitore che si rispetti.

C’è una persona al mondo che può essere giustamente definita il “re della diversificazione“: questo è Warren Buffet. È l’unica persona nella top ten di Forbes che ha fatto fortuna solo attraverso attività di investimento. Il suo portafoglio di investimenti comprende una cinquantina di società appartenenti a settori diversi. Anche se, per assurdo, le azioni di dieci società dovessero  scendere di prezzo contemporaneamente, Buffet subirà sì delle perdite relative, ma non rischierà la bancarotta.Warren Buffet

Un altro noto investitore che merita attenzione è Bill Gates. Probabilmente quando si sente questo nome viene subito in mente Microsoft, di cui Gates è co-fondatore. I suoi primi profitti, che gli hanno permesso di diventare uno degli uomini più ricchi del mondo, provengono proprio da Microsoft. Dal 2001 Gates ha venduto buona parte delle sue partecipazioni e nel 2014 infatti possedeva solo il 4% delle azioni Microsoft. Nel 1995, Gates ha creato il fondo d’investimento Cascade Investments, gestito da Michael Larson. Secondo lo stesso Larson, la strategia di Buffett è senza dubbio tra le più profittevoli e infatti il fondo è strutturato su un piano conservativo simile: buy and hold. Il portafoglio di investimenti del fondo comprende oltre trenta società di vari settori.

In entrambi gli esempi, viene effettuata una selezione accurata e meticolosa delle attività sottostanti, poiché la base del portafoglio di investimenti è la diversificazione del rischio. Numerosi fattori possono influenzare il prezzo delle azioni delle società: crisi finanziarie, rapporti trimestrali, conflitti politici, catastrofi naturali e fattore umano. Sia che il tuo portafoglio sia di $ 100 che di $ 1 milione, i rischi potenziali dovrebbero essere sempre mitigati. Il principio di fondo è quello secondo cui i capitali degli investitori confluiscono costantemente da un settore all’altro; quindi quando un settore soffre, un altro ne trae beneficio.

 

Come diversificare il rischio

L’infezione da coronavirus ha causato l’inizio della crisi del 2020. Quasi tutti i settori dell’economia hanno avuto pesanti contraccolpi e tra i più colpiti abbiamo il settore energetico, finanziario, manifatturiero, turistico e al dettaglio. Le azioni delle società di questi settori, ovviamente, hanno subìto ingenti perdite e in alcuni casi non si sono ancora riprese. Il tasso di disoccupazione è aumentato in tutto il mondo e molti analisti prevedono un decremento del il PIL mondiale del 6% nel 2020, il che sarebbe un record (negativo) assoluto.

Tuttavia dobbiamo considerare anche quelle aziende e società che, nonostante la pandemia, hanno continuato a garantire buone performance e chiaramente stiamo parlendo delle compagnie IT e dell’high tech:

  • Rivenditori online: Amazon, Ebay, Alibabà e altri
  • Servizi di streaming: Netflix, Twitch e altri
  • Ristoranti e servizi di home delivery: Papa John’s, Mc Donald’s e altri
  • Sviluppatori di videogiochi: Activision Blizzard, Electronic Arts e altri
  • Comunicazioni online: Zoom, Facebook, Snapchat e altri;
  • Produttori hardware e software: Intel, AMD, Nvidia, Microsoft e altri.

Inoltre, anche l’oro si è rafforzato nei confronti del dollaro, in quanto viene tradizionalmente considerato un bene rifugio contro le incertezze del mercato azionario e l’inflazione. I prezzi delle materie prime, in particolare del petrolio, sono scesi drammaticamente seguiti dalle azioni delle società minerarie e di raffinazione.

Per comprendere i reali vantaggi della diversificazione del rischio, diamo un’occhiata a 2 semplici esempi nel mercato reale. Comporremo idealmente due portafogli di investimento, ciascuno da $ 10.000, per un periodo che va dal 1 ° gennaio al 1 ° giugno 2020, ovvero durante uno dei momenti più difficili degli ultimi anni. Poi ne confronteremo le relative performance.

OPZIONE 1: Brent crude oil e azioni dell’American Express. Importo totale dell’investimento $ 10000 ($ 5000 per ogni asset).

Nel periodo di riferimento, il Brent è sceso del 44% da $ 66,5 a $ 37,2, mentre le azioni American Express sono scese del 25,2%, da $ 126,2 a $ 94,5. Per gli investimenti nel Brent il portafoglio ha perso $ 2.200 e per la parte relativa alle azioni AE $ 1.260. La perdita totale è di $ 3460 o del 34,6%. Allo stesso tempo, il massimo drawdown nel conto ha superato in due occasioni il 50%: il 18 marzo ha raggiunto il -54,5% e il 22 aprile il -55,5%. Potresti mai reagire con calma a questa eventualità? Improbabile. E il risultato finale di meno $ 3460 nel conto trading difficilmente può essere definito qualcosa di piacevole.

OPZIONE 2: Diversifichiamo un po’ il nostro portafoglio. Al Brent e alle azioni American Express aggiungiamo quelle della Activision Blizzard e infine oro e bitcoin. Investimento iniziale sempre di $ 10000 ma questa volta ripartito in $ 2000 su ogni asset.

  • Il Brent è sceso del 44% da $ 66,5 a $ 37,2, registrando una perdita di $ 880.
  • Le azioni American Express sono scese del 25,2%, passando da $ 126,2 a $ 94,5. Perdita netta di $ 504.
  • Le azioni di Activision Blizzard sono aumentate del 25,4%, da $ 58,7 a $ 73,5.  Profitto di $ 508.
  • L’oro è aumentato del 15%, da $ 1,517 a $ 1,744, per un profitto di $ 300.
  • Infine il bitcoin è cresciuto del 45,9%, da $ 7,150 a $ 10,429, per un profitto di $ 918.

Il rendimento totale del portafoglio è stato di $ 342 o 3,42%. Come puoi vedere, il risultato è significativamente diverso da quello del primo caso. Se ritieni che il 3,42% non sia un profitto così grande in un arco temporale di 5 mesi, ricordiamoci che stiamo parlando di uno dei periodi più difficili nella storia dell’economia mondiale contemporanea e nonostante tutto il portafoglio è stato in grado di generare una piccola plusvalenza. Certo, vi sono stati dei momenti di drawdown, ma non così impattanti come quelli del primo esempio. Il massimo drawdown del portafoglio dell’opzione 2 si è verificato il 13 marzo, durante il periodo del crollo generale dei mercati finanziari, ed è stato del 28,18% (circa la metà se paragonato al caso 1). Il risultato è palesemente diverso.

 

Gli errori nella diversificazione

L’errore principale che spesso si riscontra nella composizione di un portafoglio è proprio la mancata diversificazione. Ad esempio, un portafoglio d’investimento composto da varie criptovalute difficilmente si potrà considerare diversificato, poiché parliamo di un’asset class in cui tutte le monete hanno un’elevata correlazione con il bitcoin. La situazione è la medesima anche nei mercati tradizionali. Investire in Papa John’s, McDonald’s e Subway non è una diversificazione, perché tutte le società appartengono allo stesso settore. Caso diverso se, oltre alle criptovalute o alle azioni di società di uno stesso settore, il portafoglio si compone anche di asset riconducibili ad altri settori.

Le regole principali per una corretta diversificazione

Abbiamo già visto come durante la fase di due diligence e di creazione del portafoglio sia essenziale contemplare una corretta diversificazione, al fine di mitigare il rischio a cui ci esporremmo con la concentrazione del capitale in poche asset classes, magari dello stesso settore.

Quando ad esempio investi nel mercato azionario, prova a scegliere società e start up sottovalutate, giovani e promettenti. Il principio dell’investimento di valore (Value Investment) è spesso applicato dal noto investitore Warren Buffett. Nel 2008 durante la crisi del sistema bancario, tutti gli investitori hanno scientemente evitato di acquistare azioni di banche e altri istituti finanziari. Warren Buffett invece scelse le azioni delle banche più sottovalutate, al di sotto del loro valore contabile, e le acquistò. Tali opportunità sono difficili da trovare in un momento di calma, tuttavia durante periodi di crisi sono occasioni che si presentano spesso e non vanno assolutamente mancate. Scegli diversi settori dell’economia: produzione all’ingrosso, vendita al dettaglio, edilizia, medicina, società IT, fondi di investimento. La quota di portafoglio riservata a ogni asset class non deve mai superare il 20/25%.

I limiti delle strategie di diversificazione

Chiaramente la diversificazione non è la panacea di tutti i mali e da sola non può essere sufficiente a garantire ottime performance. Esistono numerose strategie individuali, per il trading e per il risk management all’interno di una società d’investimento. Spesso nuove strategie si sviluppano in seguito a eventi negativi (leggasi ad esempio lo shock sistemico innescato dal Covid-19), palesando l’inefficacia dei vecchi metodi.

Non esiste un modello ideale per la diversificazione del rischio, ma una strategia diversa per ciascun caso. Il compito della diversificazione infatti è quello di ridurre le potenziali perdite. C’è un famoso detto che spiega al meglio la situazione: “Speriamo per il meglio, ma ci prepariamo per il peggio“.

Anche il modello di diversificazione più semplice può assolvere egregiamente il suo compito.

Come iniziare a diversificare il proprio portafoglio

La diversificazione è dunque uno strumento utile a ridurre il rischio e le potenziali perdite. Tuttavia non sostituisce in alcun modo un’attenta analisi in fase di due diligence delle asset classes in cui si decide di investire. Se questa valutazione non viene eseguita meticolosamente, allora anche le strategie e i modelli più sofisticati di diversificazione saranno inefficaci.

Sarà fondamentale bilanciare adeguatamente le attività sottostanti rischiose con quelle protettive, scegliendo da sei a otto classi di asset su cui investire. Seguendo queste semplici regole, la probabilità di scontare una perdita superiore al 10% si riduce sensibilmente e le opportunità di guadagno saranno molto più elevate rispetto a quando si investe in un solo settore.

Dopo aver selezionato gli asset è necessario determinare il punto di ingresso corretto, ovvero cercare di acquistare al prezzo più basso, coerentemente con lo scenario di mercato. L’analisi tecnica può contribuire a individuare il prezzo d’ingresso ottimale per una determinata fase.

Se vuoi avvicinarti ai successi di Warren Buffett e Bill Gates che abbiamo illustrato nella prima parte dell’articolo, allora devi familiarizzare con le strategie e i modelli di diversificazione. Non importa quale sia la dimensione del tuo portafoglio d’investimento; è necessario valutare adeguatamente i rischi per qualsiasi importo utilizzato. Le crisi, i disastri naturali, i disordini all’interno di paesi sovani, i rapporti trimestrali delle società quotate in borsa, sono tutti eventi difficili da prevedere. Quindi assicurati di gestire adeguatamente i rischi in anticipo.

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Grayscale: il Bitcoin è la nuova riserva di valore mondiale

Grayscale: il Bitcoin è la nuova riserva di valore mondiale

La crisi di liquidità generata dai lockdown per contrastare la diffusione del covid-19 ha portato in recessione l’economia globale. Dopo i timidi tentativi di reazione a inizio marzo a base del taglio dei tassi d’interesse (armi spuntate a causa delle politiche monetarie espansive dell’ultimo decennio), i governi e le banche centrali ben presto hanno realizzato che le misure di stimolo da mettere in campo avrebbero dovuto essere di ben altro tenore. Infatti a oggi l’iniezione di liquidità nel sistema finanziario ha raggiunto i livelli record di $ 255 trilioni, pari al 350% del Pil mondiale.
 
Non c’è altra soluzione per favorire la ripresa dell’economia mondiale e ormai appare evidente che queste politiche monetarie e fiscali “accomodanti” saranno portate avanti anche nel medio lungo termine. Diversamente il rischio di una deflazione, che è proprio ciò che si sta cercando di evitare con le misure di stimolo in atto, si farà sempre più concreto.
 
In tale contesto, questo Quantitative Easing estremo favorirà nel lungo termine un aumento dell’inflazione e della svalutazione delle principali valute fiat e una simile dinamica appare già evidente in quei paesi in via di sviluppo come l’Argentina, il Libano e lo Zimbawe, che stanno vedendo le rispettive valute nazionali falcidiate dall’iper-inflazione.
 
Ragionevolmente nei prossimi mesi risparmiatori e investitori andranno alla ricerca spasmodica di quelle asset class che gli garantiscano di proteggere e al tempo stesso di remunerare il capitale. La crisi finanziaria attuale ha modificato nel profondo i vecchi schemi finanziari, infatti fino a qualche mese fa i Treasury americani (come i bond statali più solidi) assolvevano egregiamente questa funzione. Tuttavia il crash finanziario di marzo, i tassi d’interesse prossimi a finire in territorio negativo e lo spettro dell’inflazione, hanno palesato come non sia più premiante investire in titoli di stato “sicuri”.
 
In tale ambito, il bitcoin sta emergendo chiaramente come una nuova asset class per la riserva di valore. Sono settimane ormai che su Bloomberg e nei report dei principali asset manager e fondi d’investimento leggiamo valutazioni in tal senso e il motivo è ovvio: a fronte del QE messo in campo dalle banche centrali, il Bitcoin (BitfinexUSD) con l’halving di lunedì 11 maggio ha concretizzato in pieno la sua natura deflattiva e posto in essere il Quantitative Tightening con il dimezzamento dell’offerta monetaria futura e la relativa riduzione del tasso d’inflazione annuo che per la prima volta è all’1.8%, ben al di sotto del target delle principali banche centrali.
 
Nella video analisi al termine dell’articolo abbiamo approfondito tutti questi aspetti, analizzando nel dettaglio il report che il fondo Grayscale ha inviato ai suoi investitori, dove oltre a mettere in luce le dinamiche appena descritte ed evidenziare il nuovo ruolo del bitcoin all’interno del panorama finanziario, l’analista di Grayscale ha effettuato anche un interessantissimo parallelo con l’oro. Non esagero affermando che le conclusioni a cui giunge l’autore sono a dir poco sorprendenti.
 
Infatti oltre a definire l’oro letteralmente “ingombrante”, nel report si sottolinea come il ritorno all’utilizzo del metallo giallo come riserva di valore mondiale, significherebbe andare contro la tendenza alla digitalizzazione e al progresso tecnologico in corso. Il contesto economico internazionale oggi richiede un denaro digitale, portatile e accessibile a tutti, mantenendo allo stesso tempo le qualità di una riserva di valore a lungo termine.
 
Parole chiarissime e inequivocabili pronunciate da uno dei più grandi fondi d’investimento al mondo.
 
La definitiva consacrazione del bitcoin nel panorama finanziario internazionale.
 

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Cos’è il COT report e come va interpretato

Cos’è il COT report e come va interpretato

Il Commitment Of Traders Report è una pubblicazione settimanale che mostra le partecipazioni aggregate delle diverse tipologie d’investitori nel mercato dei futures negli Stati Uniti. Pubblicato ogni venerdì dalla Commodity Futures Trading Commission (CFTC) il COT report è un’istantanea dell’impegno dei traders dal martedì della settimana corrente. Il rapporto fornisce agli investitori informazioni aggiornate sulle operazioni nei mercati dei futures e ne aumenta la trasparenza. Viene utilizzato da molti investitori come segnale operativo.

 

  • Il COT report è una pubblicazione settimanale che mostra le partecipazioni aggregate dei partecipanti al mercato dei futures.
  • I traders possono utilizzare il report come segnale per valutare se assumere posizioni long o short nella loro operatività.
  • Al suo interno contiene 4 tipi di rapporti: il Legacy, Supplemental, Disaggregated e Traders in financial futures.

Come interpretare il COT report

Il COT report risale al 1924, quando l’U.S. Department of Agriculture’s Grain Futures Administration pubblicò il primo rapporto relativo alle attività di hedging (copertura) e speculazione sul mercato dei futures. Nel 2000 le autorità finanziarie hanno deciso di pubblicare il rapporto a cadenza settimanale.

Le informazioni contenute nel COT report vengono raccolte e controllate tra il martedì e il giovedì della settimana corrente e pubblicate il venerdì. Abbiamo visto come l’intento del rapporto sia quello di aiutare gli investitori a comprendere le dinamiche all’interno di un mercato estremamente complesso e variegato, come quello dei futures.

Tuttavia non va commesso l’errore di sopravvalutare questo strumento. Consideriamolo solo per quello che è, cioè una raccolta di dati statistici per gli investitori e per lo studio delle tendenze dei prezzi nel mercato dei futures.

Detto questo, una delle evidenti criticità del documento è la scarsa trasparenza: infatti il report nasce per promuovere la trasparenza sui mercati futures ma le regole che ne governano la redazione sono molto poco trasparenti. Ma all’interno delle varie categorie d’investitori elencate nel rapporto, non è possibile sapere a quale entità siano riconducibili tali posizioni.

Ad esempio, i traders sono classificati come Commercial o Non Commercial e questo vale per tutte le posizioni relative a ogni singola materia prima. Ciò significa che una compagnia petrolifera, che ragionevolmente avrà una piccola posizione di copertura (hedging) e una posizione speculativa più consistente sul petrolio greggio, risulterà con entrambe le posizioni all’interno della categoria Commercial. In parole povere, anche i dati disaggregati in realtà sono troppo aggregati per rappresentare con precisione il mercato.

A tal proposito continuano a esserci molte richieste in merito alla pubblicazione di dati più dettagliati, ma al momento l’ipotesi sembra lontana. Inoltre nonostante questi limiti evidenti, molti operatori sono concordi sul fatto che dati parziali sono meglio di niente.

Tipologie di report

Come accennato in precedenza, il rapporto COT contiene quattro diversi tipi di rapporti.

Legacy

Il Legacy COT è il rapporto con cui i traders hanno più familiarità. Suddivide l’Open Interest di tutti i principali contratti. Il COT legacy mostra semplicemente il mercato di un determinato prodotto o materia prima, suddiviso in posizioni long, short e spread per gli operatori Non Commercial, Commercial e non-reportable positions (piccoli investitori). Viene fornito l’Open Interest totale con la variazione rispetto al report precedente.

Il Legacy report offre una panoramica di ciò che pensano i principali partecipanti al mercato e aiuta a determinare la probabilità che una tendenza continui o finisca. Se ad esempio le posizioni long Commerciali e Non Commerciali sono in aumento, questo è un segnale rialzista per il prezzo della merce sottostante.

Supplemental

Rapporto specifico per contratti futures su materie prime agricole, dunque non significativo ai fini della nostra operatività.

Disaggregated

Questo rapporto fornisce un quadro più dettagliato dei partecipanti al mercato dei futures, suddividendo i Commercial traders in produttori, grossisti, rivenditori e utenti finali. I Non Commercial traders sono suddivisi tra grandi speculatori e Other Reportables. Attraverso questi dati è possibile avere il quadro di cosa pensano gli investirori coinvolti direttamente nei business correlati al prodotto/materia prima di riferimento (Commercial traders) rispetto agli investitori speculativi il cui unico obiettivo è il profitto (Non Commercial). Il disaggregated report è stata una risposta (parziale) alle critiche relative alla scarsa trasparenza del COT report.

Traders in Financial Futures

La parte conclusiva del COT report. Questa sezione delinea diversi contratti come titoli del Tesoro USA, azioni, valute ed euro. Come per gli altri, ci sono quattro diverse classificazioni in questo rapporto: dealer/intermediario, gestore patrimoniale/ istituzionale, fondi speculativi e other reportables.

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Ma davvero la volatilità penalizza il bitcoin?

Ma davvero la volatilità penalizza il bitcoin?

La vulgata vuole che la volatilità dei prezzi sia uno dei motivi principali per cui Bitcoin non ha ottenuto una maggiore adozione da parte del pubblico mainstream. Ma è davvero così?

La realtà tuttavia potrebbe essere molto diversa: infatti come suggeriscono i grafici allegati, molte persone in passato sono state attratte dal Bitcoin proprio grazie alle sue oscillazioni selvagge.
 
Sia su Google che su Baidu (principale motore di ricerca in Cina) le ricerche relative alla parola chiave “Bitcoin” registrano un deciso aumento proprio durante i principali movimenti del prezzo (al rialzo quanto al ribasso).
 
bitcoin su google
Per me che sono nel campo del trading e della divulgazione di bitcoin da anni, è sempre stato un concetto molto chiaro: alla maggioranza delle persone, la cosa piaccia o meno, non interessa nulla di Lightning network o di Schnorr signatures, in quanto molti sono interessati quasi esclusivamente al prezzo.
 
Bitcoin su Baidu
A riprova di questa tesi c’è il supporto dei dati di analytics del mio blog o gli insights degli articoli scritti per le testate con cui collaboro, come Cointelegraph o Investing: i pezzi che hanno avuto il maggior numero di lettori, sono proprio quelli relativi all’analisi tecnica e fondamentale del bitcoin e del prezzo.
 
Un esempio lampante di queste dinamiche è avvenuto a fine 2017, quando Coinbase è diventata letteralmente l’app più popolare sull’Apple Store, mentre Bitcoin e diverse altre criptovalute guadagnavano i massimi storici.
 
O, più recentemente, l’annuncio di molti exchange del settore che hanno rilevato aumenti considerevoli nelle iscrizioni degli utenti dopo il crash di metà marzo.
 
Quindi al netto dei vari Taliban, dobbiamo capire che la volatilità del prezzo del bitcoin e delle criptovalute è proprio la caratteristica che rende estremamente appetibile il mercato.
 
E fin quando gli swing selvaggi delle quotazioni continueranno ad attirare nuovi partecipanti e investitori, rendendo così i network più solidi, i primi a beneficiare di questo scenario saremo proprio noi già coinvolti nel mondo crypto.
 
 
 

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Rischio di una depressione mondiale sempre più concreto

Rischio di una depressione mondiale sempre più concreto

I mercati finanziari stanno attraversando una fase erratica. I dati sulla disoccupazione negli Stati Uniti sono terribili e molto presto avremo statistiche simili nei principali paesi europei.

Il petrolio tenta di recuperare stabilmente i 30 dollari e il tentativo degli Usa di rialzare il prezzo va letto in ottica di sostegno alle aziende produttrici di shale oil, la cui produzione non è sostenibile agli attuali prezzi al barile. Ragionevolmente gli sviluppi degli ultimi giorni porteranno a più miti consigli i vari attori in campo e presto si raggiungerà un accordo sui livelli di produzione tra i membri opec e i non opec members.

Gli indici azionari sembrano essersi stabilizzati sugli attuali livelli di prezzo con un’attenuazione della volatilità. Ormai appare chiaro come i mercati abbiano già scontato l’effetto coronavirus e siano legati esclusivamente alle stime sui livelli di produzione (e di guadagno) delle varie società quotate.

Ovviamente il covid19 incide indirettamente su questo aspetto, infatti l’ibernazione economica mondiale è complementare alle misure di contenimento del virus che vanno a incidere sulle stime dei livelli di produttività nei prossimi trimestri.

Come ho già spiegato nella diretta di martedì (https://www.youtube.com/watch?v=4LnaJocsVn8&t), un’estensione dei lockdown potrebbe avere degli effetti irreversibili sulle economie interne dei paesi coinvolti e le misure di sostegno finanziario messe in campo dalle banche centrali potrebbero non essere più sufficienti a contenere lo shock per la sopravvenuta “morte cerebrale” dell’economia. Le prossime settimane saranno decisive in tal senso.

E il bitcoin come si sta adattando al contesto economico?

Il bitcoin negli ultimi giorni ha ridotto significativamente la sua relazione con gli indici azionari e la recente price action conferma questo trend. Anche se il mancato superamento dei 7000 dollari di ieri con rigetto immediato, conferma ancora come i volumi attuali non consentano dei breakout decisivi. Anzi se andiamo ad osservare nel dettaglio l’andamento del bitcoin durante gli ultimi 2 weekend, scopriremo che in entrambi i casi la moneta è andata a cercare il bottom di breve, sempre all’interno della figura evidenziata nel grafico (triangolo ascendente) e sostenuta dalla trendline che unisce i minimi crescenti dal dump di inizio marzo.

btc/usd

Dunque lo scenario più probabile nelle prossime ore è quello di un retest della suddetta trendline in area $ 6200/6300, anche se non è da escludere che il bitcoin trovi il bottom sul livello statico $ 6400/6500, vecchia R1 nel movimento iniziato lunedì. Questi livelli potrebbero fornire ottime opportunità di trading di breve qualora arrivassero delle conferme da parte degli indicatori tecnici e dagli oscillatori in oversold.

Lo scenario alternativo è quello di un breakout tecnico dei 7000 dollari accompagnato da volumi in aumento e a qual punto si dovranno valutare i nuovi livelli di prezzo statici e dinamici su cui effettuare gli ingressi.

Nel Rally Trading Club stiamo sfruttando da giorni questi movimenti all’interno del trading range del bitcoin per mettere a segno delle operazioni dagli ottimi rendimenti. In questi giorni potete unirvi al Club sfruttando il 70% di sconto sull’annuale

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Ci vediamo a bordo! 

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Rischio crisi finanziaria: Quale scenario ci aspetta?

Rischio crisi finanziaria: Quale scenario ci aspetta?

L’ombra di una crisi economica si fa sempre più ingombrante e la giornata di ieri è stata piuttosto indicativa in relazione agli sviluppi che potremmo avere nelle prossime settimane.

I mercati si aspettavano un sostegno delle banche centrali e infatti dopo il taglio dei tassi d’interesse della banca centrale australiana, i principali indici hanno reagito positivamente. Poi è arrivato il turno della Federal Reserve, che ha tagliato i tassi dello 0,5% e Wall Street è sprofondata al -3%. Questa potrebbe sembrare una contraddizione, infatti il taglio dei tassi d’interesse è una misura positiva nell’ottica dei mercati, poiché prelude a nuova liquidità in arrivo e crescita.

Ma se analizziamo bene il contesto in cui la decisione è maturata, in realtà c’è poco di cui rallegrarsi. Infatti la misura è stata introdotta in seguito a una riunione straordinaria e con l’unanimità del board.

Consideriamo anche come il taglio di mezzo punto dei tassi sia una misura che sottintende grande preoccupazione. Infatti l’ultima volta che si è verificata una situazione simile è stato nel 2008 in piena crisi finanziaria mondiale.

Gli investitori dunque hanno riscontrato un’analogia e si sono spaventati. Volendo fare una metafora che ben si adatta allo scenario attuale, è come se ci rivolgessimo al nostro medico perché ci sentiamo poco bene e lui decidesse di mandarci direttamente in terapia intensiva, magari allertando anche il parroco per il sacramento dell’estrema unzione, perché forse a breve ne avremo bisogno.

Un’altra tegola arriva dai rendimenti dei Treasury a 10 e 30 anni, con nuovi minimi storici a 1,02% e 1,64%. Per avere un metro di paragone, durante la crisi del 2008 i rendimenti dei buoni del tesoro americano a 10 e 30 anni erano rispettivamente al 2,08% e 2,53%.

rendimenti titoli del tesoro Usa

L’oro è scambiato stabilmente sopra i 1600 dollari e nelle prossime settimane potrebbe riprendere il suo rialzo, come si evince dal grafico impietoso che mostra il rapporto tra l’indice Dow Jones e l’oro.

Dow Jones - Gold ratio

 
Le prossime settimane saranno incandescenti e nelle ultime ore sta diventando chiaro che le misure messe in campo dai vari governi per contenere il coronavirus, potrebbero impattare ancora più drammaticamente sull’economia.
 
In Giappone dopo la chiusura delle scuole il governo ha annunciato che distribuirà $ 80 al giorno alle famiglie per non andare a lavoro e restare a casa con i figli. Secondo caso di Helicopter money dopo Hong Kong insomma. Anche in Italia il governo ha annunciato la chiusura delle scuole almeno fino a metà marzo.
 
In tale contesto, le politiche monetarie delle banche centrali a sostegno del sistema finanziario si faranno sempre più aggressive. Questa sembra essere l’unica soluzione per evitare il collasso del sistema (come del resto è chiaro dalla crisi del 2008 che ha evidenziato i problemi strutturali dell’economia mondiale, tutt’altro che risolti).
 
La problematica principale però, è che dopo un decennio di politiche monetarie espansive le banche centrali hanno le armi spuntate, infatti con i tassi d’interesse già ai minimi e i vari Quantitative Easing e Repo la base monetaria è già alle stelle.
 
Ma l’unica soluzione attualmente percorribile, congiuntamente a politiche fiscali più elastiche, sembra essere proprio quella di continuare a stampare denaro con l’auspicio che questa volta sia distribuito direttamente alle famiglie e ai consumatori (e non ai soliti noti banche in primis), attraverso politiche di Helicopter money.
 
La speranza è che queste politiche consentano di arginare la crisi e lo spettro della recessione. Purtroppo questo non è affatto scontato.
 

E il Bitcoin?

Nelle ultime 24 ore la situazione sul mercato crypto è sostanzialmente invariata. Il bitcoin continua a perseverare nel suo tentativo di consolidamento sopra la Daily Moving Aaverage 200, dopo aver tentato timidamente di riportarsi sopra i 9000 dollari.
 
La volatilità ai minimi da circa una settimana e il trading range che si va restringendo sempre di più, verosimilmente presto daranno luogo a un movimento impulsivo che andrà a stravolgere il quadro tecnico di breve in maniera significativa.
 
È importante sottolineare come nel momento in cui ieri la Fed ha annunciato il taglio dei tassi, il bitcoin ha registrato un picco di volatilità all’interno di una giornata sostanzialmente piatta.
Questo ci dimostra ancora una volta la forte influenza dei mercati tradizionali sul Bitcoin e più in generale su tutto il comparto crypto. Considerata l’attuale scenario, se sui mercati finanziari non avremo ulteriori movimenti estremi è ragionevole aspettarsi un nuovo tentativo del bitcoin di riguadagnare i $ 9000.
 
Consideriamo anche come la quotazione sia alle prese con il POC del 2020, area in cui compratori e venditori tendono a raggiungere l’equilibrio come si evince plasticamente dalla price action degli ultimi giorni.
 
btc usd daily
Dal punto di vista dei fondamentali abbiamo due notizie da segnalare.
 
La prima è relativa alla rimozione da parte della Corte Suprema indiana delle limitazioni e dei divieti alle società di servizi finanziari che desiderano operare nel settore delle criptovalute. Il divieto era in vigore dall’aprile del 2018, quindi questa è a pieno titolo una notizia importantissima per il settore, nella considerazione che stiamo parlando di uno dei paesi più popolati al mondo.
 
L’altra news è relativa all’incontro che c’è stato ieri tra il Segretario del tesoro Usa e i principali attori del settore crypto, per discutere della regolamentazione del settore. Da mesi gli Stati Uniti stanno producendo il massimo sforzo per stringere la morsa della regolamentazione sul mercato delle valute digitali (con scarso successo in realtà). Vedremo quali saranno gli sviluppi, ma ho la sensazione che molto presto gli yankee avranno cose più urgenti di cui occuparsi.
 

Considerazioni finali

La Federal Reserve ha operato in “stato d’emergenza” il taglio di 50 punti base ai tassi d’interesse, a circa 2 mesi dall’halving del bitcoin. Neanche il più ottimista degli investitori nel mercato delle criptovalute avrebbe potuto scrivere una sceneggiatura così “perfetta” (mi si conceda il termine), con la Fed che taglia pesantemente i tassi e avvierà ragionevolmente una politica monetaria aggressiva, nel momento esatto in cui l’offerta di bitcoin si dimezzerà a causa dell’halving.

I prossimi mesi saranno incandescenti.

Buon trading

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Il vaso di pandora è rotto: cosa dobbiamo aspettarci?

Il vaso di pandora è rotto: cosa dobbiamo aspettarci?

Il sistema finanziario sta affrontando la situazione più difficile dalla crisi del 2008. Le politiche monetarie espansive a base di liquidità senza fine e tassi di interesse prossimi allo zero non sono più in grado di sostenere il sistema, messo in crisi dalla diffusione del coronavirus che minaccia di minare alle fondamenta la crescita di tutti i paesi.

La situazione sul mercato è pressocché invariata rispetto agli ultimi giorni. Sembra che il bitcoin abbia trovato un buon supporto nel range di prezzo $ 8500 – 8700, dove sta cercando di stabilizzarsi (in mattinata la moneta ha stampato un nuovo minimo appena sotto gli $ 8500 sull’onda degli attacchi D-Dos subiti da bitfinex e Okex, risolti poi senza particolari problemi dalle popolari piattaforme). La capitalizzazione del mercato è attestata intorno ai 250 miliardi con la dominance del bitcoin al 64%.

Sui mercati tradizionali continua il bagno di sangue innescato dai timori di una pandemia a base di coronavirus. I principali indici mondiali in 2 giorni hanno lasciato sul terreno quasi il 10%, in un calo che per violenza ricorda quello dell’autunno del 2008. Anche il prezzo del petrolio è in calo, segno che gli investitori non credono in una ripresa della crescita nel medio termine. Addirittura l’oro sta scontando una correzione importante, dopo che nelle ultime settimane era cresciuto molto.

E questo è l’aspetto che forse spaventa di più: quando gli investitori hanno paura anche ad acquistare oro, significa che la situazione è dannatamente seria. Tuttavia se i principali indici azionari continueranno nella loro discesa all’inferno, è ragionevole aspettarsi che l’oro torni a correre avvicinandosi nuovamente ai 1700 dollari.

L’ultima speranza per i mercati azionari sono le banche centrali, che di certo proveranno a contenere i ribassi con una nuova imponente iniezione di liquidità (l’ennesima). Questa strategia avrà successo se ci saranno sviluppi positivi sul fronte coronavirus. Anche i tweet di Trump hanno smesso di sortire l’effetto “rinvigorente” sui mercati: a questo punto serve qualcosa di molto “più forte”.

E per il mercato crypto?

Nel medio lungo termine, un crash dei mercati azionari con una relativa recessione favorirà la crescita e lo sviluppo del bitcoin. Il probabile taglio dei tassi d’interesse della Federal Reserve sortirà lo stesso effetto.

Nel breve termine tuttavia, il bitcoin risentirà dell’ondata di panico che si sta riverberando nel sistema finanziario, poichè i fondi d’investimento e i grandi investitori liquideranno tutti gli asset percepiti come “rischiosi” e il settore crypto rientra a pieno titolo in questa categoria.

In futuro però, la domanda di un asset scollegato dal sistema finanziario tradizionale e non soggetto a inflazione come il bitcoin sarà inarrestabile (dopo l’halving il tasso d’inflazione del bitcoin scenderà all’1,8% annuo, al di sotto di tutti i target delle banche centrali mondiali).

Anche la misura estrema dell’helicopter money (ipotesi ventilata a Hong Kong con la distribuzione di 1200 dollari a ciascun residente) con la diffusione a pioggia di liquidità alla popolazione, verosimilmente avvantaggerà il bitcoin. Infatti buona parte di queste somme potrebbe confluire nel settore delle criptovalute.

Alla luce dello scenario odierno, non è da escludere un ulteriore calo del bitcoin che vada a ritestare il range di prezzo tra gli 8000/8200 dollari, avvicinandosi di molto al macro POC di lungo termine, che rappresenta il vero supporto chiave in questa fase.

Al contrario, se il bitcoin dovesse chiudere la candela giornaliera odierna sopra gli 8800 (MA 200 daily) dollari e nel corso del weekend riuscirà a tornare sopra i 9k, anche lo scenario tecnico di breve assumerebbe dei contorni decisamente più soddisfacenti.

Buon trading

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Bitcoin ecco il segnale d’acquisto di lungo termine

Bitcoin ecco il segnale d’acquisto di lungo termine

Dopo la correzione di sabato 15 febbraio e il successivo rimbalzo sul supporto dinamico della EMA 21 daily, il Bitcoin si è riportato per la terza volta in 10 giorni sopra i $ 10000 nel suo tentativo di consolidamento sopra la soglia psicologica dei 10k.
 
Inoltre sul grafico giornaliero il golden cross tra MA 50 e MA 200 ha dato un importante segnale d’acquisto di lungo periodo. Con l’aiuto dell’analisi tecnica analizziamo i livelli di prezzo più importanti e cerchiamo di stimare la price action nel breve termine.
 
Nella seconda parte del video faremo un focus sul COT report relativo ai Bitcoin Futures della CME.
 
Buona visione
Coronavirus, il cigno nero inaspettato?

Coronavirus, il cigno nero inaspettato?

Governi e mercati sembrano non dare più molta importanza agli sviluppi sulla diffusione del coronavirus. Ma la situazione è realmente sotto controllo?

Lo scenario macroeconomico internazionale negli ultimi anni ha raggiunto importanti livelli di crescita e solidità. Le fragilità strutturali del sistema finanziario, caratterizzate da un eccessivo indebitamento in ogni settore della società e dall’interconnessione indissolubile tra le economie mondiali, vengono ampiamente compensate dalle politiche espansive delle banche centrali, che iniettano liquidità nel sistema stimolando artificialmente i consumi, gli investimenti e le prospettive di crescita.

In tale contesto molti analisti hanno espresso timori sul rischio di una nuova recessione, ma al momento tutte le previsioni si sono rivelate fallaci. Questo perchè con le attuali politiche monetarie espansive, solo un grande shock sistemico può impattare sull’equilibrio dell’economia mondiale.

Questo grande shock potrebbe essere arrivato, inaspettato e improvviso: il coronavirus.

Cosa sappiamo del virus?

Il coronavirus è meno letale di altri, infatti al momento il tasso di mortalità è attestato intorno al 2%, ben al di sotto dei livelli raggiunti durante pandemie passate (Sars circa 9%). Però il contagio, che pare diffondersi anche in assenza di sintomi, è estremamente rapido e difficile da circoscrivere senza vaccini (che non saranno disponibili prima di 1 anno). Al momento i casi rilevati sono oltre 35000 e il grosso dei contagi è in Cina.

diffusione coronavirus

Purtroppo però questi dati potrebbero essere incompleti. Infatti in Cina a causa della carenza di posti letto negli ospedali molti malati non vengono diagnosticati e non sappiamo quanti di questi restano all’interno delle proprie abitazioni. L’altra nota dolente viene dall’Africa.

Al momento non si segnalano casi di coronavirus nonostante la forte presenza cinese nel continente e questo alimenta qualche sospetto. Non possiamo escludere dunque che la debolezza dei sistemi sanitari locali trasformi l’Africa in un nuovo focolaio del virus.

Un’altro aspetto da non sottovalutare è quello relativo al rapporto tra contagi e decessi: infatti l’epidemia è ancora recente e il numero delle vittime potrebbe aumentare nei prossimi giorni, incidendo sul tasso di mortalità. Inoltre, da un punto di vista economico e sociale, il numero dei malati va a impattare direttamente sulle attività produttive e sulla domanda aggregata.

Purtroppo i dati ufficiali confermano che almeno in Cina l’epidemia sta dilagando in modo esponenziale e potremmo essere solo all’inizio.

aumento contagi coronavirus

Al momento l’economia cinese è sostanzialmente ferma e, in un contesto globale estremamente interconnesso, gli effetti si riverberano a livello internazionale. Diverse multinazionali e aziende locali hanno interrotto le attività produttive prorogando le festività per il capodanno cinese fino a domenica 9 febbraio e il governo ha diffuso delle stime secondo le quali nel corso del 2020 ci sarà un rallentamento della crescita di 4 punti percentuali (dal 6.5 al 2.5%).

Se consideriamo che la Cina attualmente rappresenta circa il 15% dell’economia mondiale, secondo i modelli econometrici a ogni punto percentuale di crescita perso dalla Cina corrisponderà un rallentamento pari allo 0,3% nel resto del mondo.

Al momento non sappiamo cosa succederà in Cina da lunedì e non possiamo escludere che nel corso dell’anno la crescita si azzeri completamente, innescando una reazione a catena sui mercati.

A fronte di questi elementi di considerazione quasi certamente, dopo un periodo di iniziale sottovalutazione del fenomeno, nelle prossime settimane le borse sconteranno lo scenario internazionale incerto e i timori di una pandemia (come già accaduto nell’autunno del 2014 con il panico da virus ebola) e questa volta la situazione potrebbe essere più complessa. Infatti la notizia di oggi secondo cui 5 britannici sono stati contagiati da un connazionale rientrato da Singapore che li ha raggiunti durante una settimana bianca in Francia, contribuirà ad alimentare paura e incertezza.

Considerazioni finali

In conclusione se il coronavirus dovesse confermarsi un “black swan event” porterebbe con se delle conseguenze drammatiche. In un contesto internazionale caratterizzato da un’estrema interconnessione e da livelli di indebitamento superiori a quelli pre-crisi 2008, uno shock sistemico potrebbe innescare un effetto domino al pari, se non peggiore, di quello scatenato dal collasso dei CDO e del sistema bancario nel 2008. E questa volta le banche centrali avranno molte meno munizioni (i tassi d’interesse sono già molto bassi e le politiche monetarie espansive sono già in pieno corso d’opera).

Non possiamo escludere dunque che la situazione sia più complicata di quanto media e governi lascino intendere. A fronte delle ultime notizie sembra che il rischio di pandemia stia crescendo e, come abbiamo visto, un simile scenario avrebbe conseguenze molto negative che potrebbero inficiare seriamente i tassi di crescita globali.

La spirale potrebbe autoalimentarsi con effetti sui trasporti (si viaggerà sempre meno), sui cibi e materie prime che in alcuni casi potrebbero iniziare a scarseggiare scontando un deciso aumento dei prezzi, e sull’inflazione che potrebbe subire un aumento significativo costringendo le banche centrali a tagliare i tassi d’interesse.

In tale contesto, i metalli preziosi e in generale tutti gli asset anticiclici registreranno una notevole impennata e anche il bitcoin, nel ruolo di oro digitale, potrebbe beneficiare di uno scenario economico e finanziario permeato da paura e incertezza.

Auspico che quanto ipotizzato nell’articolo non si concretizzi mai e che le autorità sanitarie internazionali riescano a debellare il fenomeno implementando misure efficaci e risolutive.

Ma negli investimenti, come nella vita, è sempre opportuno prevedere tutti gli scenari possibili e approntare un piano B. 

Nel video l’analisi dell’impatto del coronavirus sui mercati e delle misure da implementare a protezione dei nostri portafogli. Oltre all’acquisto di bitcoin, una valida soluzione è quella dell’oro e grazie a Bitfinex oggi è possibile acquistare i token XAUT, un asset a replica fisica dell’oro che in sostanza ci consente di investire in oro fisico senza dover sostenere i costi di custodia.

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Bitcoin: analisi tecnica e fondamentale di lungo termine

Bitcoin: analisi tecnica e fondamentale di lungo termine

Bitcoin chiude gennaio in positivo del 30% rispetto ad inizio anno: come si evolverà il prezzo della criptovaluta? Analisi tecnica e fondamentale di lungo periodo.

Il bitcoin si appresta a chiudere il mese di gennaio con un rendimento davvero considerevole (al momento della scrittura siamo al +30% da inizio anno). Andiamo ad analizzare i principali driver tecnici e fondamentali che hanno guidato il movimento.

Dall’analisi del grafico settimanale si evince in modo inequivocabile come il bitcoin abbia rotto tecnicamente la trendline ribassista (primo step per un’inversione). L’altro aspetto da non sottovalutare è che una chiusura sopra i 9.555$ darà luogo a un higher high (massimo crescente), interrompendo così la sequenza di massimi decrescenti che accompagnano la quotazione da fine giugno 2019.

analisi bitcoin

La formazione di un massimo crescente è decisiva nel processo di inversione di un trend, che prevede appunto la rottura della trend line ribassista e la successiva formazione di una nuova struttura al rialzo che abbia come base di partenza sia un massimo che un minimo crescente (higher high e higher low).

I prossimi giorni saranno decisivi per stabilire se il bitcoin avrà la forza (e soprattutto i volumi) per stabilire un nuovo massimo crescente, violando il precedente massimo a 9.555$.

Comunque dal punto di vista squisitamente tecnico, è chiaro che la rottura di inizio gennaio del macro POC nell’area di prezzo 8.000/7.800 dollari sia stata fondamentale per fornire nuovo impulso alla quotazione, che proprio su quel livello ha costruito la base di supporto per la nuova struttura al rialzo di breve.

Come si evince dall’analisi del profilo volumetrico del bitcoin, il prossimo livello significativo è senza dubbio il range di prezzo 10.100$ – 10.300$, che potrebbe rivelarsi prima una solida resistenza statica (anche nella considerazione che i 10.000 dollari sono una soglia psicologica importante) e poi un supporto per la successiva struttura al rialzo di medio-lungo termine.

È chiaro che il bitcoin potrebbe ancora invertire la tendenza di breve con un pullback significativo, ma fino a quando la quotazione resterà sopra gli 8.000$ (e non è affatto scontato che li rivedremo) l’attuale struttura tecnica è ancora integra.

L’ultimo elemento di considerazione (non per importanza) è la rottura tecnica della media mobile giornaliera a 200 periodi, una delle resistenze dinamiche più arcigne sul cross BTC/USD. La rottura e il consolidamento al di sopra di tale livello è un ulteriore segnale di come il sentiment del mercato stia virando verso un cauto ottimismo.

bitcoin sentiment

Comunque, visti i livelli di volatilità che stanno caratterizzando le ultime settimane, per determinare le eventuali rotture dei livelli indicati in precedenza è sempre bene aspettare le chiusure delle candele giornaliere e, ancora più importanti, di quelle settimanali.

Passiamo ai fondamentali

Dal punto di vista dei fondamentali del mercato, il catalizzatore principale è sicuramente l’halving del bitcoin previsto per maggio 2020, che garantirà un dimezzamento dell’offerta proprio in un periodo storico in cui ragionevolmente assisteremo a un aumento della domanda.

Ciò che voglio dire è che potremmo essere di fronte a un cambio radicale nel rapporto e nell’equilibrio tra la domanda e l’offerta di bitcoin nel medio-lungo termine. Infatti, mentre l’halving di maggio 2020 ridurrà progressivamente l’offerta, la Cina e i principali Paesi asiatici hanno ufficialmente reso la blockchain un pilastro strategico nazionale, di fatto stimolando un notevole aumento della domanda che impatterà l’ecosistema da qui ai prossimi anni.

Consideriamo anche che le principali compagnie dell’high tech (come Google, Samsung, Facebook) stanno investendo ingenti risorse nel settore, nella consapevolezza che blockchain e valute digitali sono uno dei macro trend del futuro.

Se a questo aggiungiamo la dinamica che vede i cittadini dei Paesi in crisi monetaria fare incetta di valute estere più solide (dollaro, euro) e asset per la riserva di valore (come oro e Bitcoin) per proteggere i propri risparmi dall’iper-inflazione che continua a falcidiare le rispettive valute nazionali, lo scenario che abbiamo davanti è ancora più interessante.

crisi del bolivar

Bolivar necessari per l’acquisto di un rotolo di carta igienica in Venezuela. Immagine tratta dal libro Bitcoin Facile

Dobbiamo inoltre considerare un altro aspetto molto importante: l’inflazione del bitcoin è in calo costante e dopo l’halving di maggio 2020 passerà dall’attuale 3,8% all’1,8% annuo!

inflazione bitcoin

Dopo l’halving dunque, per la prima volta il bitcoin avrà un tasso di inflazione annuale inferiore rispetto al target del 2% imposto dalle principali banche centrali, e gli investitori internazionali iniziano a comprendere l’importanza di questo aspetto.

In ultima istanza, c’è da considerare la nascita e lo sviluppo della finanza decentralizzata. La DeFi infatti diventerà presto un nuovo paradigma del sistema finanziario tradizionale, superando le diffidenze iniziali di Stati ed enti regolatori che dovranno arrendersi all’avanzata di network decentralizzati, i quali trasformeranno vecchi prodotti finanziari in protocolli sicuri e trasparenti che non necessitano più di intermediari o di enti centrali.

La “backdoor” per quella parte di popolazione mondiale unbanked che attende di avere finalmente l’accesso a un nuovo sistema finanziario (si stima che solo negli Stati Uniti oltre 10 milioni di persone non abbiano un conto corrente e che nel mondo vi siano circa 3 miliardi di underbanked).

Infine, l’implementazione della blockchain come pilastro strategico nelle principali economie mondiali sarà il volano decisivo per lo sviluppo del settore DeFi. Exchange decentralizzati, prestiti peer-to-peer, pagamenti in valute digitali e tokenizzazione di assets saranno molto presto una realtà del mercato con cui tutti dovremo confrontarci.

Considerazioni Finali

Tutti gli elementi fin qui analizzati trovano un riscontro oggettivo nella recente price action del bitcoin: infatti. come abbiamo già accennato in precedenza, gennaio 2020 si sta per chiudere con un rendimento del +30%, che rappresenta la performance migliore nel primo trimestre dal lontano 2013.

Negli altri anni in cui il Q1 si è chiuso con un rendimento positivo (2017 e 2019) il Q2 è stato ancora più profittevole, con rendimenti trimestrali che hanno superato di gran lunga il 100%. E con l’hype generato dall’imminente halving, quei rendimenti non sono così fuori portata.

bitcoin primo trimestre 2020

Leggi l’articolo su Cointelegraph

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Bitcoin halving: cos’è e quale scenario ci aspetta

Bitcoin halving: cos’è e quale scenario ci aspetta

L’halving del Bitcoin di maggio è l’appuntamento più atteso del 2020 da tutti gli appassionati e investitori. Vediamo in cosa consiste esattamente e quale impatto avrà sul network e sul prezzo della criptovaluta più importante del mercato.

Per capire bene in cosa consiste l’halving, dobbiamo necessariamente prima introdurre il concetto di mining. Molti avranno sentito dire che i bitcoin vengono creati attraverso un meccanismo di “estrazione” (mining). Ma come avviene esattamente questo processo?

Il mining di bitcoin è il sistema con cui si convalidano le transazioni che avvengono nel Bitcoin core (la blockchain bitcoin) e si registrano su un ledger distribuito (database decentralizzato). Il mining è la spina dorsale del network, infatti grazie ad esso si assicura la solidità e la sicurezza del network e vengono immessi in circolazione nuovi bitcoin.

Il Bitcoin core è un network strutturato su dei nodi decentralizzati (chiunque può diventare un nodo della rete scaricando l’intera blockchain sul proprio PC), alcuni dei quali svolgono anche il ruolo di miners, i quali contribuiscono a mantenere la rete operativa utilizzando hardware ASICs (Application Specific Integrated Circuits). I miners vengono ricompensati attraverso le commissioni di rete (le cosiddette fees per effettuare una transazione) e con i bitcoin coniati al momento della creazione di ogni blocco.

Sebbene questa sia una semplificazione, questo sistema di incentivi è alla base del network Bitcoin.

Proof of work e mining

Tutti i nodi della rete che svolgono la funzione di miners hanno a disposizione un certo numero di macchine hardware (in base all’investimento iniziale) che forniranno la potenza di calcolo necessaria alla validazione delle transazioni all’interno del Bitcoin core.

Ogni 10 minuti le transazioni verificate vengono raggruppate in un blocco della grandezza di 1 MB e tutti i miners sono in competizione tra loro per completare il processo di validazione, attraverso la soluzione di un problema matematico alla base dell’algoritmo che regola il mining, chiamato Proof of work (POW). Il primo miner o pool di miners che risolve il puzzle crittografico avrà la facoltà di validare il blocco e aggiungerlo alla blockchain, così da assicurarsi la ricompensa (block reward).

Per risolvere il problema matematico è necessaria una notevole potenza di calcolo e per questo motivo spesso i miners si associano tra loro formando delle vere e proprie mining farm, in modo da combinare la potenza di calcolo dei rispettivi hardware. Allo stato attuale, per ogni blocco validato e aggiunto alla blockchain il “minatore” ottiene una ricompensa di 12,5 bitcoin.

E qui introduciamo il concetto di l’halving o dimezzamento. Infatti ogni 210.000 blocchi minati (circa 4 anni), la ricompensa si riduce della metà. I primi miners agli albori del network guadagnavano 50 bitcoin per ogni blocco validato, mentre da maggio 2020 il block reward scenderà a 6,25 bitcoin.

bitcoin halving

Il Bitcoin core è stato concepito per produrre al massimo 21 milioni di unità e questa limitazione al “conio” di nuove monete fa del bitcoin una valuta dalla chiara natura deflazionistica. Infatti l’inflazione del bitcoin è in calo costante e dopo l’halving di maggio 2020 passerà dall’attuale 3,8% all’1,8% annuo!

inflazione bitcoin

Dopo l’halving dunque, per la prima volta il bitcoin avrà un tasso di inflazione annuale inferiore rispetto al target del 2% imposto dalle principali banche centrali mondiali e gli investitori internazionali iniziano a comprendere l’importanza di questo aspetto. Guardate infatti questo sondaggio lanciato su Twitter da Ron Paul, investitore americano ed ex membro del Congresso:

sondaggio Ron Paul

In sostanza il buon Ron Paul ha chiesto ai suoi followers in quale forma preferirebbero ricevere un eventuale “donazione” di 10.000$, da vincolare per 10 anni senza possibilità di riscossione anticipata.

Sorprendentemente, il 59% dei partecipanti ha risposto bitcoin! E ribadisco che il sondaggio è stato lanciato su una pagina assolutamente fredda e asettica nei confronti delle criptovalute, a dimostrazione di come ormai le persone inizino a comprendere l’importanza di un’inflazione bassa o nulla, che protegga i propri risparmi.

Ricapitolando, attualmente i bitcoin di nuovo conio fungono da incentivo per i miners a mantenere la rete operativa, ma l’importo è destinato a diminuire gradualmente fino a quando tutti i 21 milioni di BTC saranno estratti. Nel 2025 il 95% di tutte le monete sarà estratto, mentre il resto sarà immesso nel mercato entro il 2140.

Dopo tale data, i miners riceveranno come ricompensa solo le commissioni sulle transazioni, ma ciò dovrebbe essere più che sufficiente per mantenere la rete attiva, visto il valore del bitcoin in continua ascesa.

Considerazioni finali

Nella breve storia del bitcoin, l’halving ha sempre rappresentato un momento importante dal punto di vista speculativo. Infatti, come si evince chiaramente dalla prossima chart, le precedenti fasi di dimezzamento del block reward nel 2012 e 2016 hanno dato vita a un significativo aumento di prezzo della moneta nel lungo termine.halving e prezzo bitcoin

Questo però non significa che da giugno 2020 assisteremo matematicamente a una salita esponenziale del bitcoin, infatti i rendimenti passati non sono garanzia di profitti futuri.Anzi non è da escludere che nel breve periodo l’halving possa addirittura causare un temporaneo calo della quotazione dovuto al fatto che alcuni miners tenderanno a liquidare parte delle proprie monete poco prima dell’halving o, a seguito dell’evento, decidano di abbandonare l’attività a causa della riduzione del margine di guadagno.

Credo che gli effetti positivi dell’halving sul prezzo della moneta si vedranno solo nel lungo termine. Detto questo, tengo a precisare che non sto consigliando di correre a comprare bitcoin alla cieca come la mandria di investitori retailers in piena FOMO (Fear Of Missing 0ut o paura di perdere l’opportunità) durante i cicli di bolla, solo perché il Presidente cinese Xi Jinping ha rilasciato alcune dichiarazioni positive nei confronti della blockchain, la Samsung e le principali società dell’high tech stanno investendo nel settore o l’halving potrebbe comportare l’aumento del prezzo della moneta.

Ciò che voglio dire è che ragionevolmente siamo di fronte a un cambio radicale nel rapporto e nell’equilibrio tra la domanda e l’offerta di bitcoin nel medio-lungo termine. Infatti, mentre l’halving di maggio 2020 ridurrà progressivamente l’offerta, la Cina e i principali paesi asiatici (come Giappone e Corea del Sud) hanno ufficialmente reso la blockchain un pilastro strategico nazionale, di fatto stimolando un notevole aumento della domanda che impatterà nell’ecosistema da qui ai prossimi anni.

Se a questo aggiungiamo la dinamica che vede i cittadini dei paesi in crisi monetaria fare incetta di valute estere più solide (dollaro, euro) e asset per la riserva di valore (come oro e Bitcoin) per proteggere i propri risparmi dall’iper-inflazione che continua a falcidiare le rispettive valute nazionali, lo scenario che abbiamo davanti è ancora più interessante.

Infatti, in base al principio di scarsità (scarcity index) di un determinato bene, l’aumento della domanda a fronte di una riduzione dell’offerta dà luogo inevitabilmente all’aumento del prezzo del bene stesso. Allargando la prospettiva alle principali valute digitali, in futuro mi aspetto uno scenario molto polarizzato, con il bitcoin che continuerà a strutturarsi con la doppia valenza di metodo di pagamento (grazie al Lightning Network) e riserva di valore (oro digitale) e le stablecoin e i network alla Ethereum con la funzione di spina dorsale di una nuova finanza decentralizzata.

In tale contesto, solo poche altre criptovalute troveranno lo spazio per affermarsi all’interno della propria nicchia di mercato, come ad esempio le privacy coin e gli utility token dei vari servizi che prospereranno in ambito DeFi.

La finanza decentralizzata (DeFi) diventerà presto un nuovo paradigma del sistema finanziario tradizionale, superando le diffidenze iniziali di stati ed enti regolatori che dovranno arrendersi all’avanzata di network decentralizzati che trasformeranno vecchi prodotti finanziari in protocolli sicuri e trasparenti che non necessitano più di intermediari o di enti centrali.

La “backdoor” per quella parte di popolazione mondiale unbanked che attende di avere finalmente l’accesso a un nuovo sistema finanziario (si stima che solo negli Stati Uniti oltre 10 milioni di persone non abbiano un conto corrente e nel mondo vi siano circa 3 miliardi di underbanked). E l’implementazione della blockchain come pilastro strategico nelle principali economie mondiali favorirà lo sviluppo del settore DeFi. Exchange decentralizzati, prestiti peer to peer, pagamenti in valute digitali e tokenizzazione di assets saranno molto presto una realtà del mercato con cui tutti dovremo confrontarci.

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Bitcoin, è tempo di bilanci: cosa ci aspetta nel 2020?

Bitcoin, è tempo di bilanci: cosa ci aspetta nel 2020?

Il 2019 sta per concludersi ed è tempo di bilanci. Ripercorriamo i principali traguardi raggiunti dal bitcoin nel corso dell’anno e scopriamo gli aspetti principali che caratterizzeranno il 2020, alla luce del sistema finanziario internazionale e della nuova Finanza Decentralizzata in cui bitcoin e valute digitali giocheranno un ruolo chiave.

Il 2019 è stato un anno determinante nella breve storia del bitcoin e del settore delle valute digitali e possiamo di certo definirlo l’anno della maturità. Dopo l’hype e l’entusiasmo del biennio 2016/17 culminato con l’exponential bubble run di dicembre 2017 e un 2018 che ha riportato bruscamente tutti con i piedi per terra, il 2019 si chiude con la consapevolezza che il mercato è profondamente maturato.

L’interesse nei confronti della blockchain e delle valute digitali mostrato da facebook attraverso il progetto Libra, stati e banche centrali che ormai parlano apertamente di Digital Currencies Electronic Payment, le più grandi società dell’ high tech che investono seriamente nel settore e le principali borse mondiali che fanno a gara per lanciare propri fondi d’investimento e prodotti finanziari legati al bitcoin e alle principali criptovalute, ci dimostrano inequivocabilmente come ormai le criptovalute siano definitivamente sdoganate e legittimate agli occhi degli investitori e dell’opinione pubblica.

Quali sono i punti chiave per il bitcoin e le criptovalute nel 2020?

La sfida più grande che i big players del mercato dovranno affrontare nel corso del 2020, sarà relativa alla capacità di far conciliare le esigenze di regolamentazione e di tutela degli investitori che rivendicano le varie entità politiche e finanziarie internazionali, con il desiderio di libertà e decentralizzazione su cui si fonda il settore delle valute digitali. Se tutti noi saremo in grado di vincere questa sfida, il mercato riuscirà a catalizzare le migliori menti e le energie positive per portare la tecnologia al livello successivo: quello di spina dorsale della nuova finanza decentralizzata (DeFi).

Relativamente al bitcoin, il network più solido e strutturato del mercato con la capitalizzazione maggiore, possiamo affermare serenamente che nel corso del 2019 ha fatto registrare importanti progressi dal punto di vista degli upgrade tecnologici. Il lightning network garantirà la soluzione dell’annoso problema della scalabilità, una volta che sarà risolto il nodo della sicurezza delle transazioni off-chain, mentre aggiornamenti come schnoor signatures, taproot e Interactive Aggregate Signature apporteranno miglioramenti significativi in relazione alla privacy.

La solidità e la sicurezza del bitcoin core è rappresentata plasticamente dall’hashrate del network in continua ascesa nel corso di tutto il 2019 (con una stabilizzazione nell’ultimo trimestre).

bitcoin hashrate

Inoltre a maggio 2020 avremo forse l’evento più atteso, ossia l’halving che porterà al dimezzamento del block reward. Se collochiamo l’halving del bitcoin all’interno del contesto economico internazionale, lo scenario che ci aspetta assume dei contorni davvero promettenti.

Ragionevolmente potremmo essere di fronte a un cambio radicale nel rapporto e nell’equilibrio tra la domanda e l’offerta del Bitcoin nel medio-lungo termine. Infatti mentre l’halving di maggio 2020 ridurrà progressivamente l’offerta, la Cina ha ufficialmente reso la blockchain un pilastro strategico nazionale, colossi del calibro di Samsung hanno inserito wallet nativi all’interno dei propri dispositivi e un ecosistema di DApp basato su blockchain e i governi di tutto il mondo si mostrano sempre più interessati a comprendere e implementare questa tecnologia: tutto questo ovviamente stimolerà un notevole aumento della domanda che impatterà sul mercato da qui ai prossimi anni.

Se a questo aggiungiamo che i cittadini dei paesi in via di sviluppo che stanno fronteggiando una severa crisi monetaria, continueranno a fare incetta di valute estere più solide e di asset anticiclici (come oro e bitcoin) per proteggere il valore dei propri risparmi dall’iper-inflazione che continua a falcidiare le rispettive valute nazionali, lo scenario che abbiamo davanti è ancora più interessante.

Infatti, in base al principio di scarsità (scarcity index) di un determinato bene, l’aumento della domanda a fronte di una riduzione dell’offerta dà luogo inevitabilmente all’aumento del prezzo del bene stesso.

Previsione dei prezzi del bitcoin nel 2020

Le previsioni in merito al prezzo del bitcoin nel medio-breve periodo non mi hanno mai appassionato. Infatti da convinto ed entusiasta sostenitore della tecnologia trovo del tutto irrilevante focalizzarsi sul prezzo in un arco temporale limitato, nella convinzione che nel lungo termine il bitcoin abbia delle potenzialità incredibili dal punto di vista tecnologico e, perché no, speculativo.

Inoltre, come mi piace sempre sottolineare, un mercato a bassa capitalizzazione come quello crypto è facilmente manipolabile da investitori dalle capacità medio basse (le cosiddette whales che con pochi milioni di dollari di capitale possono far letteralmente ciò che vogliono) al contrario dei mercati regolamentati che per essere manipolati necessitano di capitali di ben altra portata. In tale ambito, anche le analisi più impeccabili dal punto di vista tecnico e fondamentale rischiano di essere frustrate da queste dinamiche surrettizie a cui purtroppo assistiamo non di rado.

Tuttavia per chi opera nel mondo del trading di criptovalute è senza dubbio una materia d’interesse e anch’io spesso nei numerosi articoli che scrivo in qualità di analista devo affrontare il tema della previsione del prezzo.

Detto questo, nel primo semestre del 2020 mi aspetto un bitcoin in ranging market con tendenze ribassiste, nel tentativo di consolidamento e difesa dell’attuale livello di supporto tra i 6800 e i 7200 dollari, che rappresenta la golden pocket delle correzioni di Fibonacci data dagli intervalli 0.618 e 0.65 dal massimo di fine giugno 2019. Non è escluso però che quest’area di prezzo possa cedere sotto la pressione delle vendite e dall’analisi del profilo volumetrico di lungo termine del bitcoin, la prossima area di supporto significativa passa in zona 5500/6000 dollari.

previsione prezzo bitcoin

Nel secondo semestre del 2020, dopo che il mercato avrà metabolizzato un oggettivo aumento della domanda di bitcoin per le ragioni elencate in precedenza a fronte di una drastica riduzione dell’offerta causata dall’halving, mi aspetto una ripresa di quella spinta rialzista che generalmente caratterizza le fasi dei cicli del bitcoin in cui la FOMO degli investitori retailers prende il sopravvento sulla ragione, di fatto alimentando bull run paraboliche, con il prossimo picco del ciclo rialzista che non credo arriverà prima del 2023.

Josh Rager prediction

E le altcoins?

Nel futuro che immagino sono poche le monete che sopravviveranno alla “selezione naturale” in corso nel mercato, in uno scenario per certi aspetti molto simile alla fase successiva allo scoppio della bolla dei dotcom all’inizio del nuovo millennio, dove solo le società e i progetti con le fondamenta più solide hanno retto l’urto per poi assurgere al ruolo di star dell’high tech (Amazon e Google su tutte). Ritengo che una classe di asset digitali che avrà molto successo sarà quella dei security token, con cui ad esempio gli investitori possono scambiare valore attraverso uno smart contract.

Se pensiamo a tutti gli asset fisici e digitali di valore (equity aziendali, brand) e a come questi asset possano essere tokenizzati e venduti come securities in una blockchain, vediamo come il margine di crescita per questa tipologia di token sia potenzialmente illimitato.

Se restiamo nel campo delle valute digitali mi aspetto uno scenario molto polarizzato, con il bitcoin che continuerà a strutturarsi con la doppia valenza di metodo di pagamento e riserva di valore (oro digitale) e le stablecoin e i network alla Ethereum con la funzione di spina dorsale di una nuova finanza decentralizzata. In tale contesto, solo poche altre criptovalute troveranno lo spazio per affermarsi all’interno della propria nicchia di mercato, come ad esempio le privacy coin e gli utility token dei vari servizi che prospereranno in ambito DeFi.

La finanza decentralizzata diventerà presto un nuovo paradigma del sistema finanziario tradizionale, superando le diffidenze iniziali di stati ed enti regolatori che dovranno arrendersi all’avanzata di network decentralizzati che trasformeranno vecchi prodotti finanziari in protocolli sicuri e trasparenti che non necessitano più di intermediari o di enti centrali.

La backdoor per quella parte di popolazione mondiale unbanked che attende di avere finalmente l’accesso a un nuovo sistema finanziario (si stima che solo negli Stati Uniti oltre 10 milioni di persone non abbiano un conto corrente e nel mondo vi siano circa 3 miliardi di underbanked).

E l’implementazione della blockchain come pilastro strategico nelle principali economie mondiali favorirà lo sviluppo del settore DeFi.

DEX, prestiti peer to peer, pagamenti in valute digitali e tokenizzazione di assets saranno molto presto una realtà del mercato con cui tutti dovremo confrontarci.

 

 

FUD e fake news dalla Cina: facciamo chiarezza

FUD e fake news dalla Cina: facciamo chiarezza

Nelle ultime settimane si è molto discusso del rapporto fra Cina e criptovalute: qual è il motivo del comportamento apparentemente erratico di questo paese?

Nelle ultime settimane la Cina ha monopolizzato l’attenzione di investitori e analisti per una serie impressionante di notizie relative al settore della blockchain e delle valute digitali.

Dopo l’annuncio del Presidente Xi Jinping in merito all’implementazione della blockchain come pilastro strategico nazionale nell’economia interna cinese e a tutta una serie di misure che di fatto hanno dimostrato un cambio di strategia del colosso asiatico nei confronti delle criptovalute (dal rilascio delle prime licenze per la costituzione di exchange per asset digitali alle nuove regole per agevolare il mining di criptovalute), negli ultimi giorni sono circolate alcune notizie in controtendenza.

La più clamorosa è stata senza dubbio quella diffusa dal sito The Block in merito a un presunto raid della polizia cinese presso gli uffici di Binance a Shanghai, rivelatasi in seguito una fake news.

Un’altra notizia che ha suscitato molto scalpore è stata quella secondo cui il Presidente della Cina avrebbe parlato delle criptovalute in termini poco edificanti, definendole addirittura una frode e uno schema Ponzi.

Incuriosito dalla portata di tali dichiarazioni e nella consapevolezza che Xi Jinping non soffrisse di una qualche forma di bipolarismo latente, ho approfondito l’argomento grazie all’analisi di alcune fonti cinesi ed è emersa tutta un’altra storia rispetto a quella che ci hanno raccontato alcune testate del settore con eccessiva leggerezza e senza effettuare le verifiche del caso.

Analizziamo innanzitutto lo scenario attuale in Cina.

Dopo l’annuncio che la blockchain diventerà un pilastro strategico nell’economia nazionale, si è raggiunto un livello incredibile di hype nel mondo e soprattutto in Cina nei confronti di questa nuova tecnologia.

A questo punto sono ragionevolmente emersi parecchi tentativi di truffa per approfittare della situazione: infatti nei giorni successivi all’annuncio circa 32.000 aziende cinesi hanno dichiarato di utilizzare la tecnologia blockchain, ma poco dopo si è scoperto che meno del 10% attualmente lo fa davvero.

Inoltre, nonostante la valuta digitale nazionale cinese DCEP (Digital Currency Electronic Payment) sia ancora in fase embrionale, numerosi exchange in Cina supportano già coppie di trading con DCEP e sono addirittura comparsi dei token ERC20 chiamati “DCEP”.

In tale contesto, il numero di risultati di ricerca relativi alla parola chiave “download DCEP” in Baidu, il più grande motore di ricerca cinese, è di circa 516.000.

A questo punto è palese come in Cina si stia creando una situazione pericolosa per gli investitori e dunque, per combattere quelli che possiamo definire “blockchain hype scam“, il governo e gli organi di controllo hanno annunciato un giro di vite sull’intero settore. Sono state infatti condotte indagini accurate nei confronti delle società che hanno messo in campo queste pratiche scorrette e fraudolente, e che magari hanno avviato delle raccolte fondi non autorizzate tramite Initial Coin Offering (ICO) che in Cina sono illegali.

È chiaro quindi che questo giro di vite di cui si parla compulsivamente negli ultimi giorni non è assolutamente nei confronti del Bitcoin o verso la parte sana del mercato delle valute digitali, bensì contro la parte marcia, contro i numerosi tentativi di truffe e di frodi: è bene fare questa distinzione perché generalizzare come ho visto fare nei giorni scorsi attraverso articoli del tipo “il Presidente cinese definisce le criptovalute una frode” danneggia inutilmente il mercato, oltre a riportare in maniera errata una notizia dalla portata dirompente.

Non solo blockchain scam: IDAX e Plus Token

Purtroppo dalla Cina continuano a giungere notizie relative a truffe e schemi Ponzi che attanagliano il settore delle valute digitali.

L’ultima in ordine di tempo è quella sulla sparizione del CEO dell’exchange cinese IDAX, che sembra essersi volatilizzato con le chiavi private del cold wallet della società, di fatto rendendo inaccessibili i fondi degli utenti. I rumors delle ultime ore parlano di un exit scam in piena regola.

A questo proposito apro una veloce parentesi per sottolineare ancora una volta quanto sia sbagliato e inopportuno conservare le proprie monete su un exchange, soprattutto quando non abbiamo a che fare con i big del mercato che storicamente offrono maggiori garanzie e tutele.

E in ultimo, ma non certo per importanza, il Plus Token affaire. Addirittura da alcuni analisti è stato identificato come uno dei trigger events dell’impetuosa bull run primaverile e del successivo ribasso.

Facciamo un breve riepilogo degli eventi a beneficio di chi non conosce la piattaforma Plus Token.

Plus Token è stato uno schema Ponzi basato su criptovalute, mascherato da programma d’investimento ad alto rendimento. Gli amministratori della piattaforma hanno chiuso le operazioni nel giugno del 2019 prelevando oltre 3,3 miliardi di dollari in criptovalute (Bitcoin, Ethereum, EOS e altre) e dileguandosi nel nulla. Questo ovviamente ha scatenato una serrata caccia all’uomo internazionale nei confronti dei creatori e degli amministratori della piattaforma.

Plus Token ha avuto un seguito importante in Corea e Cina, in particolare tra gli investitori che hanno poca familiarità con le criptovalute, promettendo rendimenti mensili tra il 9 e il 18 percento, con un sistema “progressivo” che incrementava i profitti all’aumentare dell’investimento. 

Ovviamente, come ogni schema Ponzi che si rispetti, inizialmente Plus Token si è rivelato un vero affare che macinava profitti su profitti… fino alla chiusura dello schema.

Una struttura che ricorda molto da vicino quella di Bitconnect, il famigerato schema Ponzi mascherato anch’esso da programma d’investimento ad alto rendimento e che ha causato la rovina di molti investitori in seguito al suo crollo all’inizio del 2018.

Le forze dell’ordine sono state in grado di arrestare sei dei sospettati coinvolti con Plus Token a Vanuatu (Oceania) il 29 giugno 2019, che successivamente sono stati estradati in Cina per essere processati. La quantità totale di BTC che è stata raccolta dai truffatori durante la loro attività con Plus Token varia da un range che va dagli 80.000 ai 200.000!

Secondo un’analisi che ha riscosso molto successo negli ultimi giorni, circa 180.000 Bitcoin potrebbero essere ancora nella disponibilità dei rimanenti truffatori ancora in fuga.

plus token scam

Se la quantità di BTC stimata e l’analisi del crypto flow fosse corretta (i dati a supporto dell’analisi sembrano piuttosto solidi), ciò significherebbe che circa 1.100 BTC vengono riversati nel mercato su base giornaliera, principalmente attraverso l’exchange Huobi: parliamo di circa il 60% della block reward totale quotidiana!

Dunque in che modo questa storia ha impattato sulla price action del Bitcoin?

La campagna pubblicitaria di Plus Token è iniziata ad aprile, esattamente quando è partito il rally dei prezzi (zona evidenziata in verde), mentre la piattaforma ha chiuso i battenti a giugno e alcuni truffatori sono stati catturati alla fine dello stesso mese, esattamente sul massimo del 2019 (zona evidenziata in rosso).

grafico bitcoin giornaliero

A fronte dei dati fin qui analizzati ci sono ancora diversi punti oscuri in questa vicenda:

  1. Huobi ha davvero rilevato un aumento massiccio dei volumi di trading dopo l’exit scam di Plus Token?
  2. Perché i truffatori sono in grado di inviare BTC a Huobi senza che questo venga segnalato dai sistemi di analisi e controllo di conformità?
  3. Che fine hanno fatto i rimanenti truffatori ancora in fuga?

Considerazioni finali

Fino a quando questa storia non sarà chiarita in maniera definitiva, oggettivamente è difficile ipotizzare quali possano essere gli scenari nel medio termine. Ovviamente il mercato ha già scontato abbondantemente la news, come si evince chiaramente dall’andamento dei prezzi, ed è impossibile stimare se le vendite degli asset digitali ancora in possesso dei truffatori in fuga (sempre ammesso che siano ancora in grado di operare sul mercato) impatteranno ancora negativamente sui prezzi.

Quel che è certo, è che in Cina abbiamo uno scenario e una realtà ancora in piena evoluzione e le autorità si stanno impegnando duramente per conciliare le esigenze di sviluppo tecnologico con quelle di protezione degli investitori da queste frodi sempre più frequenti nel settore delle valute digitali.

Da anni leggo storie in cui migliaia di persone perdono montagne di soldi per colpa di truffatori senza scrupoli e, oltre che l’impegno delle autorità, è auspicabile anche un deciso cambio di passo da parte delle piattaforme e dei big players del settore a tutela della parte sana del mercato. 

Non si possono più tollerare atteggiamenti ambigui o improntati al disimpegno, ne va del buon nome di tutte quelle persone che giornalmente lavorano e si impegnano nello sviluppo di una nuova tecnologia che promette di rivoluzionare il nostro modo di intendere il denaro e lo scambio delle informazioni: lasciare campo libero a queste persone senza scrupoli che continuano a diffondere scam e truffe di varia natura, senza che la parte sana del mercato impegni ogni risorsa utile a contrastare il fenomeno, sarebbe un peccato davvero imperdonabile.

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