La bitcoin mania ormai coinvolge buona parte della popolazione mondiale e, al netto di quelle persone che guardano alle criptovalute come a una possibile soluzione contro la crisi monetaria che affligge le loro nazioni, anche gli investitori istituzionali e i retailers sono attratti da questo mercato.

In tal senso, arrivano dei segnali interessanti dall’ingresso nel mercato di asset manager del calibro di Black Rock con fondi basati sulle criptovalute, dallo sviluppo della piattaforma BAKKT da parte della New York Stock Exchange che ha appena annunciato il lancio dei primi bitcoin futures “fisici” e dall’interesse che ruota intorno alla futura decisione della Sec sui Bitcoin ETF.

Ricordo che un recente sondaggio quest’estate ha mostrato che solo l’8% degli americani possiede criptovalute, ma il 50% sarebbe disposto ad acquistarne!

A fronte di questi dati, che mostrano inequivocabilmente come l’attuale capitalizzazione del mercato cripto abbia dei margini di crescita esponenziali, nel 2018 il valore delle transazioni in bitcoin ($ 1,3 trilioni) hanno superato quelle di colossi del calibro di PayPal e Discover.

Nonostante queste e molte altre notizie, che delineano un quadro dei fondamentali del bitcoin davvero promettente, la tanto attesa adozione di massa stenta ad arrivare.

Anche perché la questione si inserisce in un quadro molto più ampio.

Intanto la scarsa chiarezza normativa dal punto di vista giuridico e fiscale sicuramente non favorisce una dinamica di adozione condivisa.

Inoltre, anche volendo considerare per un momento che questa situazione non costituisca un freno per l’adozione delle criptovalute come metodo di pagamento da parte dei grandi e piccoli rivenditori, questo non significa che un numero significativo di persone le stiano usando per tale scopo.

E qui arriviamo alla questione decisiva che ho posto nel titolo del pezzo.

Il bitcoin è da considerare come una valida alternativa ai metodi di pagamento tradizionali o è assurto al ruolo di asset per la riserva di valore, al pari dell’oro e dei metalli preziosi?

Il futuro del bitcoin

Lo sviluppo della moneta e del mercato, ruota tutt’intorno a questa dicotomia.

Intanto cerchiamo di capire il motivo per cui un commerciante dovrebbe scegliere di accettare il bitcoin come metodo di pagamento.

Gli svantaggi di tale scelta si concretizzano principalmente nei costi delle commissioni di rete e delle riconversioni (non ho incluso il tempo necessario alla validazione della transazione, visto che il lightning network pare aver risolto questo aspetto).

Tra i vantaggi invece possiamo annoverare sicuramente il fattore “cool” e la conseguente pubblicità generata dalla decisione di adottare il bitcoin e le criptovalute nel proprio punto vendita (fisico o online) ed è innegabile come questa sia oggettivamente una concreta opportunità per aumentare il proprio mercato.

Consideriamo poi che per i puristi il bitcoin è a tutti gli effetti una moneta, anche se la sua utilità in tal senso è messa in discussione da più parti.

Bitcoin originariamente è stato progettato con lo scopo di favorire l’effettuazione di transazioni elettroniche, ma è indubbio come con il tempo si sia evoluto in un diverso tipo di strumento finanziario.

Certo, può ancora essere utilizzato per pagamenti e transazioni, ma i suoi limiti intrinseci hanno frustrato le aspettative di sostituzione delle monete fiat.

D’altra parte l’ingresso nel mercato di fondi istituzionali e piccoli risparmiatori evidenzia il valore del bitcoin in quanto asset. La sua recente performance ha attratto ancora più investitori, che consolidano ulteriormente il suo carattere di “bene” piuttosto che di “valuta”.

Nel frattempo, dopo l’entusiasmo iniziale dei commercianti, che nel biennio 2016-2017 ha portato diverse attività ad entrare nell’ecosistema crypto, l’interesse si è ridotto.

Diversi grandi rivenditori che accettano bitcoin riferiscono che il coinvolgimento dei clienti è minimo, e l’incertezza normativa nella maggior parte delle giurisdizioni internazionale rende gli esercenti cauti nell’investire in questo processo.

Può cambiare lo scenario?

Tutti questi aspetti, potrebbero rappresentare un ostacolo all’adozione planetaria del bitcoin.

E’ vero che “l’effetto ricchezza” teorizzato dai puristi, presuppone che i possessori della moneta saranno disposti a spendere parte dei propri bitcoin a fronte dell’aumento delle loro ricchezze, ma non credo che questo sia sufficiente a innescare la scintilla che porterà alla tanto agognata adozione di massa (a tal proposito basta vedere come la curva di adozione del bitcoin negli ultimi anni sia rimasta sostanzialmente invariata).

A mio avviso, è più veritiero uno scenario in cui il numero degli acquisti in bitcoin aumenterà grazie alla crescita dei volumi delle transazioni, ma la maggior parte dello sviluppo sarà probabilmente guidato da altri casi di utilizzo.

Una parte verrà da applicazioni pratiche, come i trasferimenti transfrontalieri.

Tuttavia, la recente enfasi riguardo al potenziale di investimento e al ruolo sempre più palese di riserva di valore, indica un cambiamento sostanziale nella percezione del bitcoin.

Basta vedere la corsa sfrenata al bitcoin nei paesi più colpiti dalla crisi monetaria (Turchia e Venezuela in testa), che viene appunto percepito come la riserva di valore ideale per proteggere il proprio capitale dal crollo delle rispettive valute nazionali, sempre più falcidiate dall’iper-inflazione.

In tale contesto, lo spostamento del focus dal “bitcoin come mezzo di pagamento” al “bitcoin come investimento” potrebbe avere implicazioni anche sullo sviluppo a lungo termine.

Infatti l’abbassamento dei costi di transazione e lo sviluppo delle sidechain diventerebbero meno prioritari, a fronte dei miglioramenti in termini di sicurezza e fruibilità delle varie piazze di negoziazione (gli exchange di criptovalute per intenderci, che attualmente, salvo qualche rara e lodevole eccezione, non forniscono assolutamente degli standard qualitativi degni di nota).

In tale ambito, presto potrebbe arrivare anche quella chiarezza normativa auspicata proprio dagli attori principali del mercato.

Infatti la natura multiforme del bitcoin è difficile da comprendere e disciplinare per i regolatori: un approccio più focalizzato renderebbe più semplice la creazione di protezioni specifiche, che a loro volta potrebbero incoraggiare ulteriormente questo tipo di utilizzo, in quello che sarebbe uno splendido circolo virtuoso.

E la confusione tra i media mainstream e il pubblico in generale potrebbe gradualmente lasciare il passo alla comprensione che questa nuova tecnologia non è una minaccia per il sistema finanziario tradizionale, ma può completarlo, diventare parte di esso e aiutarlo ad evolversi.

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