Il pesante calo del 24 settembre, che in meno di un’ora ha sfiorato il -20%, dimostra ancora una volta come il bitcoin sia vulnerabile alla manipolazione da parte di un cartello di investitori (in gergo chiamate balene), che hanno gioco facile a manovrare la quotazione in un ambiante a bassa capitalizzazione. Il mercato riuscirà a smaltire le scorie del dump e a consolidarsi sopra gli 8000 dollari?

Il break down del bitcoin, favorito dalla compressione del prezzo all’interno del triangolo discendente che accompagnava la quotazione dall’estate, ha oggettivamente sorpreso tutti per l’inaudita violenza concentrata in un arco temporale inferiore all’ora.

Non dunque la rottura al ribasso della figura, più che legittima e ipotizzabile, ma la veemenza dell’impulso ci impongono una doverosa riflessione sull’atavica questione della manipolazione del mercato. Ma su questo torneremo più avanti.

In merito alla recente price action, dopo la rottura del supporto di medio periodo dato dal doppio minimo di luglio in area $ 9100, il bitcoin è andato a testare il supporto dinamico della media mobile a 200 periodo giornaliera (linea rossa nella foto di apertura) che attualmente passa a 8400 dollari, ma anche questo livello di prezzo è stato violato al ribasso. Per il mantenimento dell’attuale struttura al rialzo di lungo periodo è auspicabile che il bitcoin torni rapidamente sopra la suddetta media mobile, che storicamente è un importante spartiacque tra un trend al rialzo o al ribasso.

Ricordiamo infatti che nel 2018 tutti i rally del bitcoin si sono interrotti proprio sulla resistenza della MA 200 e la bull run del 2019 è iniziata proprio con la rottura di tale resistenza.

Se nei prossimi giorni non avremo una chiusura daily e relativo consolidamento al di sopra di tale livello, il prossimo livello di supporto è quello nell’area 7800/7600 dollari.

bitcoin

Infatti dall’analisi del profilo volumetrico, apprezzabile nella foto, vediamo che nei mesi di maggio e giugno 2019 abbiamo avuto molta action su quel livello di prezzo, che ha rappresentato prima una resistenza e poi la base su cui la quotazione ha costruito la struttura al rialzo che ha portato il bitcoin a riprendere la sua corsa fino a sfiorare i $14000 a fine giugno.

Se anche questo supporto dovesse cedere sotto la pressione delle vendite, il livello chiave di supporto su cui si accenderanno i riflettori sarà quello sui 7200 dollari, dove passa l’intervatto 0.618 dei ritracciamenti di fibonacci.

bitcoin 0.618 fibonacci

Questo intervallo in analisi tecnica rappresenta il vero e proprio spartiacque tra correzione e inversione del trend. Dunque, in caso di una rottura al ribasso anche di questo supporto, almeno graficamente il bitcoin tornerebbe in pieno bear trend.

Ovviamente utilizzare con le criptovalute i canoni dell’analisi tecnica che generalmente si applicano ai mercati tradizionali spesso può essere fuorviante, infatti sappiamo bene che siamo in presenza di un mercato che rappresenta un “unicum“, vista la sua estrema volatilità favorita da una bassa capitalizzazione. Allo stesso tempo però, è sbagliato ignorare totalmente questi segnali.

I prossimi giorni dunque saranno decisivi per il bitcoin e la tenuta dei livelli di prezzo appena descritti ci diranno molto sull’integrità della struttura al rialzo che ha accompagnato l’incredibile rally del 2019 e, dal punto di vista operativo, conviene restare alla finestra in attesa che la situazione si dipani chiaramente. In uno scenario ad alta volatilità, tentare di anticipare il mercato può essere un gioco molto pericoloso.

La piaga del mercato crypto: la manipolazione

Inutile nascondere la testa sotto la sabbia, questo purtroppo è un problema che affligge il mercato da sempre e i principali attori del settore, in primis le piattaforme di scambio, dovrebbero cercare quantomeno di ridimensionare il fenomeno, per non compromettere la reputazione di tutte le persone e start up che lavorano seriamente e con passione nel campo della blockchain e delle valute digitali.

Voglio subito precisare che per manipolazione non intendo esclusivamente quella caratterizzata da ribassi, ma anche le dinamiche inverse come ho spesso evidenziato nei miei post.

Quello a cui abbiamo assistito martedì sera è stato un imponente deleveraging per colpire le “mani deboli” del mercato, cioè i margin traders e gli investitori retailers più “timidi”. Nel dubbio infatti il dump è stato spinto talmente in profondità da assicurarsi di aver spazzato via tutti gli stop loss.

Tutto è stato scientemente organizzato nella giornata del lancio di Bakkt, che ricordo ha alle spalle l’Intercontinental Exchange proprietario della New York Stock Exchange, un evento che ha sdoganato definitivamente il bitcoin agli occhi dei grandi investitori.

Uno dei principali ostacoli alla consacrazione del Bitcoin come moneta di scambio o quale asset per la riserva di valore è stato più volte indicato nella manipolazione del mercato, dunque cosa c’è di meglio di un’azione eclatante di manipolazione il giorno dell’esordio su Bakkt? A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina.

A tal proposito, lo studio condotto da Arcane Research è illuminante.

Analizzando i movimenti dei prezzi da gennaio 2018 ad agosto 2019 la compagnia ha scoperto che, in quasi tutte le occasioni, poco prima delle date di scadenza dei contratti future su Bitcoin presenti sul Chicago Mercantile Exchange (CME) il valore di Bitcoin è diminuito.

bitcoin manipolazione prezzi CME

Tra le altre cose, nello studio leggiamo un’osservazione che dovrebbe far riflettere seriamente: “Ad oggi, le cifre supportano l’ipotesi che il prezzo di Bitcoin venga manipolato in vista della scadenza dei contratti sul CME. Tuttavia, questi dati non svelano se si tratta o meno di una manipolazione intenzionale. Ad esempio, questi movimenti potrebbero essere semplicemente legati ad una strategia popolare fra gli investitori per proteggere i propri fondi.

Alla luce dei fatti credo che su un punto dovremmo essere tutti d’accordo, dai puristi del bitcoin che vedono come fumo negli occhi i nuovi strumenti finanziari, agli investitori che hanno un approccio più speculativo:  lo spettacolo indecente a cui abbiamo assistito il 24 settembre non deve più ripetersi e l’augurio è che i principali attori del settore si rendano conto di quanto sia importante prevenire tali dinamiche. Ne va del buon nome di tutto il mercato.

Quale scenario ci aspetta?

Negli ultimi giorni i ribassisti hanno mostrato segnali di grande forza, segnando il ritorno sulla scena di una volatilità estrema che aveva caratterizzato i mesi scorsi. La volatilità in sé non va percepita come negativa, infatti è proprio grazie ad essa che si possono realizzare ingenti guadagni con il trading del bitcoin e delle criptovalute.

Non sono mai stato influenzato dalla quotazione del bitcoin nel breve termine, e chi mi segue sa bene quanto anche nei momenti più difficili di fine 2018 abbia sempre mantenuto un approccio oggettivo ed empirico, nella consapevolezza che nel lungo termine il bitcoin ha dei margini di crescita esponenziali.

Dunque niente panico, evitiamo che le emozioni prendano il sopravvento e cerchiamo di sfruttare a nostro vantaggio la volatilità del mercato, nella consapevolezza che proprio nelle fasi di dip si creano le basi per i successivi guadagni.

A questo proposito, per gli investitori che prediligono un approccio di lungo periodo, prendo in prestito quest’immagine del buon Alberto De Luigi, dove sono rappresentati i cicli di halving del bitcoin.

Lo shake-out dei giorni scorsi si inquadra perfettamente all’interno di quella fase chiamata di “reaccumulation” che dovrebbe caratterizzare l’andamento del bitcoin fino al vero bull market dopo l’halving di maggio 2020, in quello che è stato un andamento ciclico che ha caratterizzato tutta la breve storia del bitcoin.

cicli di halving

 

 

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