Quella del “pump and dump” è una piaga che affligge la maggior parte dei mercati finanziari, ma mentre nelle piazze tradizionali gli organi di controllo svolgono serie attività di monitoraggio e intervengono duramente per reprimere il fenomeno, all’interno del mercato delle criptovalute, ancora privo di una reale regolamentazione, queste attività proliferano praticamente indisturbate arrivando a movimentare svariati milioni di dollari.

Secondo un’analisi del Wall Street Journal, nel 2018 decine di cosiddetti “gruppi di pump” hanno generato un volume di trading pari a $ 825 milioni e causato centinaia di milioni di perdite per chi ha avuto un timing d’ingresso sbagliato.

Il WSJ dunque, grazie a un’accurata analisi, ha identificato ben 175 schemi di pump and dump che hanno coinvolto 125 monete digitali, le quali nel giro di pochi minuti hanno fatto registrare degli improvvisi aumenti della quotazione seguiti da altrettanto rapidi crolli.

Cosa sono gli schemi di pump and dump

Lo schema pump and dump è una delle più antiche tipologie di frodi nei mercati e la dinamica è semplice: gli squali mangiano e “ripuliscono” i pesci piccoli.

Un gruppo o gruppi di investitori identificano e rastrellano un determinato asset, poi fanno in modo di aumentarne l’hype e la visibilità e infine, attraverso un’azione coordinata, ne gonfiano artificialmente il prezzo, lanciando così l’esca.

Chiaramente altri traders (spesso piccoli investitori con poca esperienza) saranno attirati da questo improvviso rialzo e acquisteranno l’asset in questione, convinti magari che sia un genuino movimento di mercato.

Peccato che una volta raggiunto il target price, che può arrivare anche al +50% nel giro di pochi minuti, (quello vero deciso dai promotori però, non certo quello annunciato nelle chat che è solo uno specchietto per le allodole, utile a tener dentro i partecipanti), gli organizzatori dello schema rivenderanno massicciamente i titoli acquistati in precedenza, lasciando con il cerino in mano gli ultimi arrivati.

Queste pratiche sono state messe fuori legge negli anni ’30 e proliferarono durante il boom del dot-com, spinte da società di intermediazione senza scrupoli come la Stratton Oakmont fondata da Jordan Belfort, meglio noto come “The Wolf of Wall Street”.

La Securities and Exchange Commission conduce regolarmente attività di monitoraggio e in passato ha perseguito diverse frodi similari nel mercato azionario, ma per quel che riguarda il mercato delle criptovalute non è stata presentata ancora nessuna accusa formale.

A dire la verità lo scorso maggio, la US Commodity Futures Trading Commission (CFTC) ha stabilito una ricompensa da 100.000$ per chiunque fornirà informazioni utili a smascherare questi gruppi organizzati nel mercato delle valute digitali, chiaro segnale di come le autorità di vigilanza negli Usa si siano decise ad affrontare seriamente la questione.

Il problema che a questo punto si pone però, è che gli exchange di criptovalute sono dei mercati non regolamentati, dunque queste attività possono essere condotte godendo di una sostanziale impunità.

Anatomia di una frode

Le incubatrici di questi eventi spesso sono dei gruppi organizzati sull’app telegram, che neanche tentano di nascondere il proprio fine: il gruppo più prolifico identificato dal WSJ infatti è chiamato “Big Pump Signal” e ha più di 74000 iscritti.

Si stima che da dicembre a oggi il gruppo abbia promosso 26 operazioni di pump and dump, per un volume di scambio pari a più di $ 200 milioni.

Esistono molte altre organizzazioni di questo tipo, che potenzialmente hanno un giro di affari superiore, ma operano in canali privati a cui si può accedere solo su invito, generalmente supervisionati da un moderatore anonimo.

La strategia di questi gruppi è semplice: si annuncia la data, l’ora e la piattaforma dove avrà luogo lo schema, poi all’ora stabilita viene segnalata la moneta oggetto dell’azione, si aspetta che i traders l’acquistino massicciamente, aumentandone così esponenzialmente i volumi e il prezzo e alla fine si rivendono tutte le monete acquistate dagli organizzatori nelle fasi che hanno preceduto l’annuncio. Tutto avviene nel giro di pochi minuti.

Secondo il Wall Street Journal “un giorno all’inizio di luglio il gruppo Big pump signal ha raccomandato ai suoi numerosi seguaci di acquistare una moneta chiamata cloakcoin sull’exchange Binance esattamente alle ore 15. Il prezzo di cloakckcoin è salito alle stelle poco dopo la comparsa del messaggio su telegram che esortava i membri all’acquisto. Durante queste fasi, i prezzi dei 10 cross di monete più scambiate su binance, – uno degli exchange con i volumi di scambio più alti al mondo(nda), – sono rimasti praticamente immobili. La corsa agli acquisti è stata immediata: il prezzo del cloakcoin è salito del 50% a $ 5,77 su Binance, prima di crollare di quasi un dollaro dopo due minuti. In totale, sono state eseguite 6.700 operazioni per $ 1,7 milioni, rispetto a quasi nessuna negoziazione nell’ora precedente.”

cloakcoin pump and dump

Le attività correlate al gruppo Big pump signal restano comunque un mistero, infatti la proprietà del dominio associato è occultata e i moderatori sono anonimi. Binance, attualmente tra gli exchange con i maggiori volumi di scambio, è utilizzato frequentemente per questo genere di attività, infatti al suo interno si trovano decine di monete dalla capitalizzazione bassissima e dunque efficacemente manipolabili.pump and dump su binance

Binance si è rifiutata di commentare l’articolo del Wall Street Journal.

E qui entriamo nel campo del comportamento, a mio avviso ambiguo e deplorevole, di queste piattaforme.
In un articolo precedente ho segnalato come un altro importante exchange del mercato, Okex, a fine luglio abbia avuto serie problematiche nella gestione del trading dei bitcoin futures, che nanno portato alla liquidazione forzata di una posizione da $ 415 milioni.

Non è tollerabile come, delle società che per prime dovrebbero avere a cuore la tutela e la salvaguardia di un mercato giovane e promettente come quello delle criptovalute, non implementino tutte le misure necessarie a scongiurare questo tipo di attività.

Non possiamo continuare a nascondere la testa sotto la sabbia e far finta che nel mercato delle valute digitali tutto vada per il meglio, perché semplicemente non è così e la piaga dei pump and dump, ricordo vere e proprie frodi, ne sono la dimostrazione plastica.

E’ auspicabile dunque, che queste piattaforme prendano rapidamente coscienza della problematica e, magari sotto l’egida delle autorità di controllo, intervengano duramente per reprimere questo fenomeno vergognoso, anche per togliere delle frecce dall’arco dei detrattori delle monete digitali.

Commenti

commenti

Facebook
Visit Us On Twitter