Bitcoin ecco il segnale d’acquisto di lungo termine

Bitcoin ecco il segnale d’acquisto di lungo termine

Dopo la correzione di sabato 15 febbraio e il successivo rimbalzo sul supporto dinamico della EMA 21 daily, il Bitcoin si è riportato per la terza volta in 10 giorni sopra i $ 10000 nel suo tentativo di consolidamento sopra la soglia psicologica dei 10k.
 
Inoltre sul grafico giornaliero il golden cross tra MA 50 e MA 200 ha dato un importante segnale d’acquisto di lungo periodo. Con l’aiuto dell’analisi tecnica analizziamo i livelli di prezzo più importanti e cerchiamo di stimare la price action nel breve termine.
 
Nella seconda parte del video faremo un focus sul COT report relativo ai Bitcoin Futures della CME.
 
Buona visione
Coronavirus, il cigno nero inaspettato?

Coronavirus, il cigno nero inaspettato?

Governi e mercati sembrano non dare più molta importanza agli sviluppi sulla diffusione del coronavirus. Ma la situazione è realmente sotto controllo?

Lo scenario macroeconomico internazionale negli ultimi anni ha raggiunto importanti livelli di crescita e solidità. Le fragilità strutturali del sistema finanziario, caratterizzate da un eccessivo indebitamento in ogni settore della società e dall’interconnessione indissolubile tra le economie mondiali, vengono ampiamente compensate dalle politiche espansive delle banche centrali, che iniettano liquidità nel sistema stimolando artificialmente i consumi, gli investimenti e le prospettive di crescita.

In tale contesto molti analisti hanno espresso timori sul rischio di una nuova recessione, ma al momento tutte le previsioni si sono rivelate fallaci. Questo perchè con le attuali politiche monetarie espansive, solo un grande shock sistemico può impattare sull’equilibrio dell’economia mondiale.

Questo grande shock potrebbe essere arrivato, inaspettato e improvviso: il coronavirus.

Cosa sappiamo del virus?

Il coronavirus è meno letale di altri, infatti al momento il tasso di mortalità è attestato intorno al 2%, ben al di sotto dei livelli raggiunti durante pandemie passate (Sars circa 9%). Però il contagio, che pare diffondersi anche in assenza di sintomi, è estremamente rapido e difficile da circoscrivere senza vaccini (che non saranno disponibili prima di 1 anno). Al momento i casi rilevati sono oltre 35000 e il grosso dei contagi è in Cina.

diffusione coronavirus

Purtroppo però questi dati potrebbero essere incompleti. Infatti in Cina a causa della carenza di posti letto negli ospedali molti malati non vengono diagnosticati e non sappiamo quanti di questi restano all’interno delle proprie abitazioni. L’altra nota dolente viene dall’Africa.

Al momento non si segnalano casi di coronavirus nonostante la forte presenza cinese nel continente e questo alimenta qualche sospetto. Non possiamo escludere dunque che la debolezza dei sistemi sanitari locali trasformi l’Africa in un nuovo focolaio del virus.

Un’altro aspetto da non sottovalutare è quello relativo al rapporto tra contagi e decessi: infatti l’epidemia è ancora recente e il numero delle vittime potrebbe aumentare nei prossimi giorni, incidendo sul tasso di mortalità. Inoltre, da un punto di vista economico e sociale, il numero dei malati va a impattare direttamente sulle attività produttive e sulla domanda aggregata.

Purtroppo i dati ufficiali confermano che almeno in Cina l’epidemia sta dilagando in modo esponenziale e potremmo essere solo all’inizio.

aumento contagi coronavirus

Al momento l’economia cinese è sostanzialmente ferma e, in un contesto globale estremamente interconnesso, gli effetti si riverberano a livello internazionale. Diverse multinazionali e aziende locali hanno interrotto le attività produttive prorogando le festività per il capodanno cinese fino a domenica 9 febbraio e il governo ha diffuso delle stime secondo le quali nel corso del 2020 ci sarà un rallentamento della crescita di 4 punti percentuali (dal 6.5 al 2.5%).

Se consideriamo che la Cina attualmente rappresenta circa il 15% dell’economia mondiale, secondo i modelli econometrici a ogni punto percentuale di crescita perso dalla Cina corrisponderà un rallentamento pari allo 0,3% nel resto del mondo.

Al momento non sappiamo cosa succederà in Cina da lunedì e non possiamo escludere che nel corso dell’anno la crescita si azzeri completamente, innescando una reazione a catena sui mercati.

A fronte di questi elementi di considerazione quasi certamente, dopo un periodo di iniziale sottovalutazione del fenomeno, nelle prossime settimane le borse sconteranno lo scenario internazionale incerto e i timori di una pandemia (come già accaduto nell’autunno del 2014 con il panico da virus ebola) e questa volta la situazione potrebbe essere più complessa. Infatti la notizia di oggi secondo cui 5 britannici sono stati contagiati da un connazionale rientrato da Singapore che li ha raggiunti durante una settimana bianca in Francia, contribuirà ad alimentare paura e incertezza.

Considerazioni finali

In conclusione se il coronavirus dovesse confermarsi un “black swan event” porterebbe con se delle conseguenze drammatiche. In un contesto internazionale caratterizzato da un’estrema interconnessione e da livelli di indebitamento superiori a quelli pre-crisi 2008, uno shock sistemico potrebbe innescare un effetto domino al pari, se non peggiore, di quello scatenato dal collasso dei CDO e del sistema bancario nel 2008. E questa volta le banche centrali avranno molte meno munizioni (i tassi d’interesse sono già molto bassi e le politiche monetarie espansive sono già in pieno corso d’opera).

Non possiamo escludere dunque che la situazione sia più complicata di quanto media e governi lascino intendere. A fronte delle ultime notizie sembra che il rischio di pandemia stia crescendo e, come abbiamo visto, un simile scenario avrebbe conseguenze molto negative che potrebbero inficiare seriamente i tassi di crescita globali.

La spirale potrebbe autoalimentarsi con effetti sui trasporti (si viaggerà sempre meno), sui cibi e materie prime che in alcuni casi potrebbero iniziare a scarseggiare scontando un deciso aumento dei prezzi, e sull’inflazione che potrebbe subire un aumento significativo costringendo le banche centrali a tagliare i tassi d’interesse.

In tale contesto, i metalli preziosi e in generale tutti gli asset anticiclici registreranno una notevole impennata e anche il bitcoin, nel ruolo di oro digitale, potrebbe beneficiare di uno scenario economico e finanziario permeato da paura e incertezza.

Auspico che quanto ipotizzato nell’articolo non si concretizzi mai e che le autorità sanitarie internazionali riescano a debellare il fenomeno implementando misure efficaci e risolutive.

Ma negli investimenti, come nella vita, è sempre opportuno prevedere tutti gli scenari possibili e approntare un piano B. 

Nel video l’analisi dell’impatto del coronavirus sui mercati e delle misure da implementare a protezione dei nostri portafogli. Oltre all’acquisto di bitcoin, una valida soluzione è quella dell’oro e grazie a Bitfinex oggi è possibile acquistare i token XAUT, un asset a replica fisica dell’oro che in sostanza ci consente di investire in oro fisico senza dover sostenere i costi di custodia.

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Bitcoin: analisi tecnica e fondamentale di lungo termine

Bitcoin: analisi tecnica e fondamentale di lungo termine

Bitcoin chiude gennaio in positivo del 30% rispetto ad inizio anno: come si evolverà il prezzo della criptovaluta? Analisi tecnica e fondamentale di lungo periodo.

Il bitcoin si appresta a chiudere il mese di gennaio con un rendimento davvero considerevole (al momento della scrittura siamo al +30% da inizio anno). Andiamo ad analizzare i principali driver tecnici e fondamentali che hanno guidato il movimento.

Dall’analisi del grafico settimanale si evince in modo inequivocabile come il bitcoin abbia rotto tecnicamente la trendline ribassista (primo step per un’inversione). L’altro aspetto da non sottovalutare è che una chiusura sopra i 9.555$ darà luogo a un higher high (massimo crescente), interrompendo così la sequenza di massimi decrescenti che accompagnano la quotazione da fine giugno 2019.

analisi bitcoin

La formazione di un massimo crescente è decisiva nel processo di inversione di un trend, che prevede appunto la rottura della trend line ribassista e la successiva formazione di una nuova struttura al rialzo che abbia come base di partenza sia un massimo che un minimo crescente (higher high e higher low).

I prossimi giorni saranno decisivi per stabilire se il bitcoin avrà la forza (e soprattutto i volumi) per stabilire un nuovo massimo crescente, violando il precedente massimo a 9.555$.

Comunque dal punto di vista squisitamente tecnico, è chiaro che la rottura di inizio gennaio del macro POC nell’area di prezzo 8.000/7.800 dollari sia stata fondamentale per fornire nuovo impulso alla quotazione, che proprio su quel livello ha costruito la base di supporto per la nuova struttura al rialzo di breve.

Come si evince dall’analisi del profilo volumetrico del bitcoin, il prossimo livello significativo è senza dubbio il range di prezzo 10.100$ – 10.300$, che potrebbe rivelarsi prima una solida resistenza statica (anche nella considerazione che i 10.000 dollari sono una soglia psicologica importante) e poi un supporto per la successiva struttura al rialzo di medio-lungo termine.

È chiaro che il bitcoin potrebbe ancora invertire la tendenza di breve con un pullback significativo, ma fino a quando la quotazione resterà sopra gli 8.000$ (e non è affatto scontato che li rivedremo) l’attuale struttura tecnica è ancora integra.

L’ultimo elemento di considerazione (non per importanza) è la rottura tecnica della media mobile giornaliera a 200 periodi, una delle resistenze dinamiche più arcigne sul cross BTC/USD. La rottura e il consolidamento al di sopra di tale livello è un ulteriore segnale di come il sentiment del mercato stia virando verso un cauto ottimismo.

bitcoin sentiment

Comunque, visti i livelli di volatilità che stanno caratterizzando le ultime settimane, per determinare le eventuali rotture dei livelli indicati in precedenza è sempre bene aspettare le chiusure delle candele giornaliere e, ancora più importanti, di quelle settimanali.

Passiamo ai fondamentali

Dal punto di vista dei fondamentali del mercato, il catalizzatore principale è sicuramente l’halving del bitcoin previsto per maggio 2020, che garantirà un dimezzamento dell’offerta proprio in un periodo storico in cui ragionevolmente assisteremo a un aumento della domanda.

Ciò che voglio dire è che potremmo essere di fronte a un cambio radicale nel rapporto e nell’equilibrio tra la domanda e l’offerta di bitcoin nel medio-lungo termine. Infatti, mentre l’halving di maggio 2020 ridurrà progressivamente l’offerta, la Cina e i principali Paesi asiatici hanno ufficialmente reso la blockchain un pilastro strategico nazionale, di fatto stimolando un notevole aumento della domanda che impatterà l’ecosistema da qui ai prossimi anni.

Consideriamo anche che le principali compagnie dell’high tech (come Google, Samsung, Facebook) stanno investendo ingenti risorse nel settore, nella consapevolezza che blockchain e valute digitali sono uno dei macro trend del futuro.

Se a questo aggiungiamo la dinamica che vede i cittadini dei Paesi in crisi monetaria fare incetta di valute estere più solide (dollaro, euro) e asset per la riserva di valore (come oro e Bitcoin) per proteggere i propri risparmi dall’iper-inflazione che continua a falcidiare le rispettive valute nazionali, lo scenario che abbiamo davanti è ancora più interessante.

crisi del bolivar

Bolivar necessari per l’acquisto di un rotolo di carta igienica in Venezuela. Immagine tratta dal libro Bitcoin Facile

Dobbiamo inoltre considerare un altro aspetto molto importante: l’inflazione del bitcoin è in calo costante e dopo l’halving di maggio 2020 passerà dall’attuale 3,8% all’1,8% annuo!

inflazione bitcoin

Dopo l’halving dunque, per la prima volta il bitcoin avrà un tasso di inflazione annuale inferiore rispetto al target del 2% imposto dalle principali banche centrali, e gli investitori internazionali iniziano a comprendere l’importanza di questo aspetto.

In ultima istanza, c’è da considerare la nascita e lo sviluppo della finanza decentralizzata. La DeFi infatti diventerà presto un nuovo paradigma del sistema finanziario tradizionale, superando le diffidenze iniziali di Stati ed enti regolatori che dovranno arrendersi all’avanzata di network decentralizzati, i quali trasformeranno vecchi prodotti finanziari in protocolli sicuri e trasparenti che non necessitano più di intermediari o di enti centrali.

La “backdoor” per quella parte di popolazione mondiale unbanked che attende di avere finalmente l’accesso a un nuovo sistema finanziario (si stima che solo negli Stati Uniti oltre 10 milioni di persone non abbiano un conto corrente e che nel mondo vi siano circa 3 miliardi di underbanked).

Infine, l’implementazione della blockchain come pilastro strategico nelle principali economie mondiali sarà il volano decisivo per lo sviluppo del settore DeFi. Exchange decentralizzati, prestiti peer-to-peer, pagamenti in valute digitali e tokenizzazione di assets saranno molto presto una realtà del mercato con cui tutti dovremo confrontarci.

Considerazioni Finali

Tutti gli elementi fin qui analizzati trovano un riscontro oggettivo nella recente price action del bitcoin: infatti. come abbiamo già accennato in precedenza, gennaio 2020 si sta per chiudere con un rendimento del +30%, che rappresenta la performance migliore nel primo trimestre dal lontano 2013.

Negli altri anni in cui il Q1 si è chiuso con un rendimento positivo (2017 e 2019) il Q2 è stato ancora più profittevole, con rendimenti trimestrali che hanno superato di gran lunga il 100%. E con l’hype generato dall’imminente halving, quei rendimenti non sono così fuori portata.

bitcoin primo trimestre 2020

Leggi l’articolo su Cointelegraph

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Bitcoin: analisi di breve 1 dicembre 2019

Bitcoin: analisi di breve 1 dicembre 2019

Dopo il break-out della neckline del testa e spalle formatosi nel grafico a 4h, come avevamo ipotizzato nella precedente analisi il bitcoin ha fallito il primo test della resistenza in area $7800, livello chiave negli ultimi mesi nel grafico BTC/USD. Analizziamo la situazione per determinare quello che può essere l’andamento della quotazione nel breve termine.

Dunque i bassi volumi del weekend hanno impedito al bitcoin di violare al primo tentativo la resistenza sui $ 7800 ed esattamente come avevamo ipotizzato nell’analisi di sabato la moneta è andata a ritestare l’area di supporto tra i 7200 e i 7400 dollari, dove passa la neckline del testa e spalle e soprattutto il livello 0.618 di fibonacci, parte superiore di quell’area di prezzo nota come “Golden pocket”, che si è mostrata un otimo supporto su cui il bitcoin sta tentando di impostare una nuova struttura al rialzo di medio termine.

La conferma di tale supporto, darebbe nuova forza alla quotazione come base per un retest più convinto della resistenza a $ 7800 che per essere efficace ha bisogno di volumi d’acquisto di portata superiore a quelli degli ultimi giorni. Di contro, anche il ribasso dal massimo di breve dei $ 7850 non sembra essere troppo convinto, infatti i volumi delle ultime ore sono decisamente sotto la media e al momento il range di prezzo $ 7200/7400 sta contenendo bene il calo, segno che i compratori non hanno difficoltà ad assorbire le vendite.

Dunque se nelle prossime ore avremo un rialzo della quotazione accompagnato da volumi significativi, ragionevolmente avremo un nuovo test della resistenza e a 7800 dollari e un tentativo del bitcoin di riportarsi sopra gli $ 8000. Diversamente, se la quotazione non sarà sostenuta da volumi adeguati assisteremo a un rallentamento dell’impulso rialzista, con il supporto a $ 7200 nuovamente sotto pressione e il livello 6800 dollari come prossimo target ribassista.

In tale contesto, è possibile aprire una posizione long all’interno della zona di supporto evidenziata in precedenza con take profit a livello della prossima resistenza  ($ 7800), avendo anche l’accortezza di piazzare uno stop loss molto stretto ($ 7050/7100) così da coprirsi nel caso di un cedimento tecnico dei $ 7200 ed esser pronti a riacquistare su livelli di prezzo più convenienti.

bitcoin margin trading

Un ultima nota sui dati del margin trading nelle principali piattaforme, che mostrano il sentiment degli investitori improntato all’indecisione vista la presenza ravvicinata di due livelli di resistenza e di supporto importanti, che rendono lo scenario di breve periodo molto incerto.

Buon trading

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Analisi tecnica e fondamentale del bitcoin di lungo periodo

Analisi tecnica e fondamentale del bitcoin di lungo periodo

Nell’analisi analizzeremo la price action del bitcoin, alle prese con la golden pocket dei ritracciamenti di fibonacci, oltre a valutare il profilo volumetrico così da individuare le aree di prezzo significative.

Nella seconda parte analizzeremo il fear and greed index per determinare il sentiment del mercato crypto e faremo chiarezza sulle notizie controverse che arrivano dalla Cina.

Il bitcoin si consolida sopra gli $ 8000, cosa ci aspetta?

Il bitcoin si consolida sopra gli $ 8000, cosa ci aspetta?

Il bitcoin continua a muoversi all’interno del trading range tra la resistenza dinamica data dalla media mobile giornaliera a 200 periodi, che passa in area 8700 dollari, e il supporto a $ 7800 che ha arrestato il ribasso iniziato il 24 settembre con la rottura dei 9000 dollari. Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni? 

Se analizziamo da vicino l’andamento della quotazione, vediamo che già da fine settembre la pressione sulla MA 200 daily è in aumento, segnale del tentativo messo in campo dai compratori di riportare il bitcoin sopra tale livello, che storicamente rappresenta lo spartiacque tra il trend al rialzo o al ribasso della moneta (la bull run di aprile è iniziata proprio con il break-out della suddetta MA 200). 

Relativamente al supporto, dall’analisi del profilo volumetrico del bitcoin vediamo che l’area con il maggior volume di scambio negli ultimi mesi è stata proprio quella tra gli 8000 e i 7800 dollari, il che significa che per i ribassisti non sarà affatto semplice violare tale livello.

bitcoin volume range

In tale contesto, dal punto di vista operativo abbiamo diverse soluzioni, tutte estremamente valide, che andranno ponderate in base alla propria soglia di avversione al rischio:

Opzione 1

Attendere il break-out tecnico della MA 200 daily con volumi significativi e l’eventuale pull back con conferma del livello, che andrà inteso come segnale per l’apertura di una posizione long di medio termine (un po’ come avvenuto ad aprile 2019 per intenderci).

bitcoin bull run

Opzione 2

Aspettare il re-test con conferma dell’area di supporto evidenziata in precedenza per sfruttare la strategia buy the dip di breve, che già nelle ultime settimane si è rivelata estremamente profittevole.

Opzione 3

Decisamente la più aggressiva, aprire una posizione long all’interno del falling wedge cercando di anticipare il break-out della MA 200 daily e la conseguente rottura al rialzo del canale discendente. In questo caso si dovrà necessariamente prevedere l’utilizzo di uno stop loss, che andrà impostato appena sotto il minimo di breve periodo in area $ 7700 o con un approccio più “conservativo” appena sotto gli 8000 dollari.

Come stanno giocando la partita i grandi investitori?

Un ottimo modo per leggere il mercato da una prospettiva differente, è quello di analizzare l’operatività degli “istituzionali” e dei fondi d’investimento.

Se è vero che le transazioni più importanti avvengono over the counter, cioè al di fuori dei canonici spot market e dunque i volumi non sono facilmente stimabili, quella che non può esser nascosta è la dotazione patrimoniale dei singoli indirizzi bitcoin (uno dei tanti pregi della blockchain).

Se infatti andiamo ad analizzare i wallet con più di 1000 bitcoin, scopriremo che l’accumulo iniziato a fine 2018 con la moneta a 3500 $ non si è affatto concluso, anzi il numero degli indirizzi dotati di importi superiori ai 1000 btc nelle ultime settimane ha superato le 2000 unità.

Certo qualche indirizzo sarà riconducibile agli exchange del settore, ma da un’attenta analisi è chiaro come i grandi investitori stiano continuando ad accumulare bitcoin nella convinzione che nei prossimi anni il valore della moneta abbia ancora importanti margini di crescita.

wallet con più di 1000 btc

Ad avvalorare questa lettura abbiamo il grafico dell’hashrate del bitcoin, che continua la sua crescita esponenziale e segna nuovi massimi storici in successione, mostrando come la sicurezza della blockchain sia in costante miglioramento e il network goda di ottima salute.
 
bitcoin hashrate

 

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Bitcoin in ranging, le altcoin respirano

Bitcoin in ranging, le altcoin respirano

L’ultima settimana nel mercato crypto è stata sicuramente molto interessante, infatti le principali altcoin hanno fatto registrare rialzi importanti approfittando della fase incerta del bitcoin, che continua a lateralizzare all’interno del suo trading range.

Se analizziamo l’andamento delle ultime settimane del bitcoin, sempre più benchmark di tutto il comparto, vediamo che la quotazione continua a muoversi in sostanziale ranging market all’interno del triangolo discendente che ha come base il minimo di medio periodo a 9100 dollari e come ipotenusa la trend-line che unisce i massimi decresescenti da luglio in poi.

Questa trend-line, che si sta dimostrando una resistenza statica molto solida, attualmente passa in area $ 10300 dove infatti ha respinto ancora una volta la quotazione.

Il trading range all’interno della figura si sta restringendo lentamente ma inesorabilmente e questo sta portando a una compressione del prezzo che prima o poi causerà un violento movimento impulsivo con la rottura della figura.

Stimare adesso la direzione del break-out non è semplice, anche perchè i bassi volumi che stanno accompagnando il bitcoin nelle ultime settimane lo espongono a manovre speculative da parte di quegli investitori che, pur non disponendo di risorse ingenti, hanno gioco facile a manipolare la quotazione anche con capitali medio bassi, appunto a fronte dei volumi esigui.

Dall’analisi del profilo volumetrico dell’ultimo mese vediamo che l’area con il maggior volume di scambio è passata dai 10500 ai 10300 dollari, segnale che l’equilibrio tra compratori e venditori è sceso di qualche punto percentuale.

profilo volumetrico bitcoin

Dal punto di vista dei supporti, attualmente la quotazione sta testando i $ 10000, anche se il livello chiave nel medio periodo è decisamente l’area di prezzo che va dai 9300 ai 9500 dollari.

E le altcoins?

Le principali criptovalute del mercato meritano una menzione particolare, infatti per la prima volta negli ultimi mesi hanno sovraperformato il bitcoin, come vediamo dalla comparazione dell’indice MVIS BTC Us OTC e il Crescent Crypto Alt index (quest’ultimo composto da un paniere di 8 tra le altcoin principali)

bitcoin vs altcoins

Come ho già detto nell’analisi sui flussi dei capitali, sicuramente è ancora presto per parlare di una nuova alt-season anche nella considerazione che queste ultime vengono da un’estate particolarmente difficile.

Ma questa rinnovata energia sicuramente gioverà a tutto il settore e in primis al Bitcoin, che appunto in qualità di Benchmark degli asset digitali ha bisogno di un mercato florido e dinamico per prosperare a sua volta.

Relativamente alla gestione dell’operatività, con il bitcoin prossimo a un forte movimento impulsivo è meglio muoversi con estrema prudenza, poiché in questa fase delicata sbagliare timing può rivelarsi estremamente deleterio. Nei mercati caratterizzati da estrema volatilità infatti, cercare di anticipare il mercato ci espone a dei rischi eccessivi e per questo motivo si deve evitare di operare contro trend.

La pazienza, è tra le armi migliori a disposizione del trader.

Buon trading

Bitcoin: opportunità di acquisto o rischio ribasso?

Bitcoin: opportunità di acquisto o rischio ribasso?

Il bitcoin continua a mostrare segnali contrastanti, alternando momenti di estremo vigore a fasi di incertezza, cosa del resto naturale in un’estate caratterizzata dai volumi in deciso calo. Il ribasso iniziato nella serata di mercoledì ha riportato la moneta nella zona che in passato si è rivelata un’ottima opportunità di acquisto: cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni?

Il bitcoin è tornato dunque in zona $ 9400, parte superiore di quel range che già a luglio avevamo individuato come opportunità di acquisto seguendo la strategia buy the dip (range che va dai 9400 ai 9100 dollari). Con l’aiuto del grafico settimanale andiamo a vedere quale scenario ci aspetta nei prossimi giorni.

Nella foto possiamo apprezzare chiaramente come il bitcoin si muova da giugno nel canale che ha come estremi i 9100 e i 12500 dollari (con l’eccezione del 26 giugno dove abbiamo avuto una chiusura sopra tale soglia).

La formazione di massimi decrescenti non è ottimale dal punto di vista della struttura grafica, ma chiaramente questo è stato determinato dal declino dei volumi delle ultime settimane, dinamica più che naturale in estate. Nonostante questo, l’acquisto nella zona evidenziata si è rivelato particolarmente premiante, infatti gli swing successivi al raggiungimento dei 9100 prima e dei 9400 poi, hanno consentito di portare a casa dei buoni profitti.

Lo scenario attuale presenta qualche rischio in più, poichè un livello di supporto perde forza ogni volta che viene ritestato, ma tutto sommato l’operazione presenta un rapporto rischio rendimento favorevole e la forza del bitcoin, sempre più benchmark del mercato crypto, fornisce una buona garanzia al riguardo, infatti dal punto di vista dei fondamentali in estate abbiamo avuto  delle news estremamente significative, dal semaforo verde della Commodities Futures Trading Commission al lancio dei Bitcoin a replica fisica di BAKKT, a Samsung che sta entrando prepotentemente nel settore.

In tale contesto un approccio conservativo sarà sufficiente a bilanciare il rischio di un cedimento dei 9000 dollari, magari utilizzando una bassa percentuale di capitale per aprire una posizione long nel range indicato nella foto in alto (9100/9400), pronti a sfruttare un eventuale rottura del supporto per mediare al ribasso sulla formazione di un nuovo minimo decrescente, con la consapevolezza che tra gli 8000 e i 7600 dollari abbiamo un supporto decisamente robusto.

grafico settimanale bitcoin

Infatti con l’aiuto delle medie mobili esponenziali, che storicamente ci aiutano a determinare se il bitcoin si trova in una fase rialzista o ribassista nel lungo termine, vediamo che il supporto dinamico fornito dalle exponential moving average va dai 9100 ai 7500 dollari.

Nel caso in cui invece il bitcoin riesca a riguadagnare velocemente i 10000 dollari, confermando che la zona dei 9400 dollari è saldamente presidiata dai compratori, si potrà valutare il consolidamento della posizione con una parte ulteriore di capitale.

A conferma ulteriore della solidità del supporto indicato in precedenza, vediamo che in area $ 7600 passa anche l’intervallo 0.618 di fibonacci, vero e proprio spartiacque tra la conferma e l’inversione di un trend.

bitcoin fibonacci

Il sell off di ieri presenta delle ottime opportunità di acquisto anche per quanto concerne le altcoin principali, ma attualmente preferisco concentrarmi sul bitcoin e attendere una ripresa del mercato prima di sfruttare la strategia buy the dip anche sulle altre criptovalute, infatti negli ultime settimane abbiamo avuto modo di segnalare più volte come attualmente non sia premiante operare sulle altcoins, che nelle fasi di forza del bitcoin fanno registrare guadagni percentuali più bassi, mentre nelle fasi di calo soffrono molto più del bitcoin stesso.

In tal senso le performance delle principali valute digitali nella prima parte di agosto è stata eloquente.

bitcoin vs altcoins

Meglio attendere dunque un segnale di inversione netto nel settore delle altcoins, anche se con un approccio aggressivo si potrebbe valutare un ingresso sulle principali criptovalute, ETH, LTC, EOS E BNB su tutte.

Buon trading

CP

 

Bitcoin in ranging market, cosa ci aspetta?

Bitcoin in ranging market, cosa ci aspetta?

Dopo un secondo trimestre da record il bitcoin rallenta la corsa e cerca di consolidarsi sopra gli 11800 dollari, livello che già nel 2018 ha respinto per ben due volte la quotazione.

Negli ultimi 10 giorni il bitcoin si è mosso all’interno di un range ben definito e questo ci indica un sostanziale equilibrio tra compratori e venditori. Nella considerazione che ci troviamo a luglio inoltrato, periodo in cui storicamente i volumi scendono sensibilmente, e che veniamo dall’incredibile bull run degli ultimi mesi che ha consentito al bitcoin di risorgere dalle sue ceneri, è del tutto naturale aspettarsi una fase di correzione e successivo consolidamento del prezzo.

Teniamo sempre ben presente che parliamo di un mercato small cap, dunque già facilmente manipolabile di suo, e che  durante il periodo estivo sconta l’assenza dei big players.

Nel grafico giornaliero in alto, osserviamo come dopo il raggiungimento del target a $ 13500 sia partito un violento movimento impulsivo al ribasso che nei giorni successivi ha portato la moneta a testare i 10000 dollari, che hanno retto bene l’urto. E’ importantissimo notare come le chiusure giornaliere siano avvenute sempre ampiamente al di sopra di tale soglia psicologica.

Voglio sottolineare come in questa fase caratterizzata da estrema volatiità gli unici timeframe che vale la pena osservare sono il giornaliero e il settimanale, poichè intraday abbiamo degli swing di prezzo che non rispecchiano l’effettiva tenuta o rottura tecnica di un livello.

Dunque dopo l’impulso al ribasso, abbiamo avuto il pullback che ha portato il bitcoin a stabilire un massimo decrescente sul giornaliero (con chiusura del 9 luglio a 12580 $). 

Se andiamo ad analizzare bene questa dinamica iniziata il 27 giugno e attualmente ancora in corso, vediamo che al netto di qualche giornata il bitcoin si è mosso all’interno di un trading range formato dall’area 10800/11300 che si sta rivelando un buon supporto per la quotazione e l’area 11900/12400 $, che fa da resistenza.

Più il prezzo continuerà a essere compresso all’interno di questo canale e più al momento della rottura avremo un importante movimento impulsivo. E’ molto difficile stabilire un arco temporale di questo ranging market, che potrebbe durare giorni, settimane come anche dei mesi (ricordiamo che il bitcoin è rimasto in ranging tra i 6000 e i 6800 dollari da settembre a metà novembre 2018, prima di rompere violentmente al ribasso il supporto.

Adesso passiamo al grafico settimanale, così da avere una visione di più ampio respiro.

bitcoin - dollaro weekly

Ho volutamente inserito tutto il periodo che ha caratterizzato la bull run dei mesi scorsi e da questa prospettiva è chiarissimo come ci troviamo ancora in pieno uptrend, infatti quasi tutte le ultime candele settimanali hanno una chiusura crescente (con l’eccezione della pin-bar sulla candela di fine giugno dove è iniziata l’ultima correzione). 

Operatività di breve

Il trading range è ben definito, dunque su ogni conferma della tenuta dei livelli indicati in precedenza è possibile implementare un’operatività di breve periodo per sfruttare il “prevedibile” movimento della quotazione.

LONG: su conferma del supporto in area 10800/11300 con take profit in prossimità della parte superiore del trading range. Stop loss su rottura tecnica del supporto (circa -2% dal punto più basso dell’area di supporto da aggiustare in base alla propria avversione al rischio).

SHORT: su conferma della resistenza 11900/12400 dollari con take profit in prossimità del supporto indicato in precedenza. Stop loss su rottura tecnica della resistenza (circa -2% dal punto più basso dell’area di resistenza da aggiustare in base alla propria avversione al rischio).

Operatività di medio lungo periodo

In caso di rottura del trading range nella parte inferiore, ragionevolmente avremo un nuovo test dei 10000 dollari (già indeboliti dal test di inizio luglio) che potrebbero cedere sotto la pressione delle prese di profitto e degli stop loss, dunque non è da escludere una discesa fino ai 9000 $, dove avermo un’ottima opportunità buy the dip in ottica long term.

Se al contrario si verificherà una rottura dalla parte superiore del trading range, una buona strategia consiste nell’attendere il pullback del bitcoin con conferma del nuovo supporto a 12400 dollari per poi prendere posizione.

E’ essenziale rispettare scrupolosamente i principi del money management, che prevedono di utilizzare al massimo il 5% del capitale per ogni singola operazione.

Buon trading

CP

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Inizia ora la tua settimana di prova!

Bitcoin: struttura al rialzo di breve periodo compromessa?

Bitcoin: struttura al rialzo di breve periodo compromessa?

Il pesante dump di ieri sera sta minacciando la struttura al rialzo del Bitcoin che si è consolidata nelle ultime settimane. Nel corso dell’analisi faremo delle considerazioni in merito alla natura speculativa dell’accaduto, ma adesso cerchiamo di individuare il corretto trading range in cui operare.

Prima di iniziare però voglio fare una doverosa premessa. Queste analisi sono attagliate per chi effettua trading di breve. Se hai acquistato bitcoin con un’ottica di lungo periodo, non preoccuparti troppo di queste oscillazioni, tra qualche anno aver acquistato a 9000 o 8000 dollari non farà alcuna differenza.

Nella foto ho evidenziato quelli che al momento sono i livelli di prezzo da tenere sotto osservazione. Nella parte alta del range abbiamo i $ 9000, che hanno respinto pesantemente il primo assalto. la parte mediana del range a $ 8540 e la parte inferiore a $ 8200 che al momento rappresenta anche il supporto chiave per salvaguardare la struttura al rialzo nel breve termine.

Bitcoin trading range

La tenuta del supporto dunque è fondamentale e a questo punto è opportuno alzare lo stop loss subito a ridosso, nella zona evidenziata in blu (tra gli 8200 e gli 8080) così da contenere l’eventuale cedimento del livello.

In un ottica conservativa, si può valutare la chiusura dell’operazione al primo test dell’area mediana del range (8500 $) in modo da chiudere in sostanziale break even.

Una mossa più aggressiva consiste nell’aspettare un eventuale nuovo test della parte alta del range.

Tornando velocemente alla dinamica di ieri, è stato senza dubbio un long squeeze da manuale. Infatti dopo aver innescato un false break-out dei $ 9000, nel giro di pochi minuti sono stati effettuati importanti ordini di vendita a mercato su tutti i principali exchange, che hanno causato l’ovvio crollo della quotazione e la relativa liquidazione di molte posizioni long. Nel giro di poche ore, un rigetto così pesante ha indotto vari traders a chiudere le proprie posizioni così da salvaguardare i profitti delle ultime settimane e questo ha causato un ulteriore shakeout con conseguente panic selling, che ha portato il bitcoin a un -12%.

Un po’ quello che è avvenuto il 12 aprile 2018, a parti inverse. Infatti, come molti di voi ricorderanno, in quella data abbiamo avuto uno degli short squeeze più clamorosi della storia del bitcoin. In quella fase la pressione sull’area di supporto $ 6800 era fortissima e i contratti short raggiunsero il loro massimo storico.

La dinamica fu molto simile, con un false breakout al ribasso e subito dopo una serie di ordini di acquisto massicci (ricordo che la capitalizzazione del mercato aumentò di 20 miliardi in 24 ore) che spinsero la quotazione sulla soglia degli $ 8000.

Bitcoin short squeeze 12 aprile 2018

Questo è il mercato e le manovre speculative ne sono parte integrante. L’importante è adottare i giusti accorgimenti per sfruttarle a proprio favore, evitando di restarne vittime.

Un’ultima considerazione relativamente ai bitcoin futures. Ho letto in giro alcune tesi secondo cui il calo di ieri sarebbe stato generato dalla chiusura orierna dei contratti futures alla CME di Chicago. Come al solito, queste teorie non sono dimostrabili anche se non si possono escludere a priori, vista la natura speculativa del mercato.

E’ però interessante notare una cosa.

Nella foto vi ho inserito il grafico delle contrattazioni dei Bitcoin Futures alla CME. Come vedete il rialzo di domenica notte ha generato un “gap” importante alla riapertura della borsa lunedì mattina e generalmente quei gap “il mercato li chiude”.

Bitcoin futures CME

Sembrerebbe proprio che il pesante dump di ieri abbia chiuso esattamente quel Gap.

A voi le considerazioni del caso, anche perchè le teorie del complotto non mi hanno mai affascinato particolarmente.

Buon trading

Guerra commerciale: l’arma segreta della Cina e il doppio gioco degli Usa

Guerra commerciale: l’arma segreta della Cina e il doppio gioco degli Usa

La Guerra commerciale tra Usa e Cina si sta inasprendo a dei livelli impensabili fino a pochi mesi fa e sul terreno ci sono delle implicazioni e degli interessi che potrebbero condurre a scenari  inaspettati.

 

Lo scontro tra i due colossi tecnologici Google e Huawei all’ombra della guerra commerciale tra Cina e Usa, è l’ultimo di una serie di azioni e ritorsioni che hanno caratterizzato una stagione di tensioni sui mercati inaugurata dal Presidente Trump nel corso del 2018.

In questo articolo non voglio dilungarmi troppo sugli aspetti tecnici a cui gli utenti Huawei dovranno far fronte nel caso in cui le minacce di google prendano forma e sostanza, anche se a giudicare dalla rapida anche se parziale retromarcia degli ultimi giorni questo non è affatto scontato.

Ma questo lo analizzeremo nel corso dell’articolo.

Se sei interessato a capire gli sviluppi tecnici di questa vicenda o hai un dispositivo Huawei e sei preoccupato di eventuali limitazioni nel suo utilizzo, in questo breve video trovi tutte le indicazioni del caso.

Adesso andiamo a esaminare tutte le implicazioni dietro l’evento che ha monopolizzato l’attenzione e le cronache di tutto il mondo. Intanto la prima considerazione può esser fatta in merito alla risposta cinese, che secondo alcuni è ancora in corso di elaborazione, ma che con tutta probabilità invece è stata già “inoltrata” alla Casa Bianca.

Infatti, senza preoccuparsi di nascondere troppo il suo intento, nelle giornate successive alle prime dichiarazioni di Google il Presidente cinese Xi Jinping ha fatto visita alla JL-Mag Rare Earth Co. azienda leader mondiale nel settore delle “terre rare”, cioè tutti quei materiali di vitale importanza per l’industria dell’high tech e la produzione di pc, tablet e smartphone.

guerra commerciale Usa Cina

Il Presidente Xi Jinping in visita alla JL-Mag, azienda cinese leader mondiale nel settore delle terre rare. Fonte Business Insider

La minaccia, nemmeno troppo velata, è quella di interrompere l’esportazione di terre rare verso gli Stati Uniti mettendo così seriamente in crisi l’industria Tech. Infatti la Cina al momento esporta circa l’80% delle terre rare di cui gli Usa necessitano.

terre rare

Casualmente, tra i vari dazi introdotti negli Stati Uniti sull’importazione di vari prodotti cinesi non troviamo quelli relativi alle terre rare, proprio perchè questi preziosi minerali sono stati esentati, a dimostrazione di quanto siano considerati strategici.

In sostanza, la ritorsione cinese potrebbe avere minore risonanza ma un impatto molto più sistemico e devastante.

Ma dietro il susseguirsi degli eventi appena descritti, potrebberso nascondersi delle implicazioni ancora più sorprendenti! Infatti alcuni analisti suggeriscono che l’amministrazione Trump in realtà sia proprio interessata all’incidente commerciale così da ridimensionare la bolla del settore tecnologico grazie alla mossa cinese, che potrà essere utilizzata come alibi perfetto per nascondere all’opinione pubblica i reali problemi del settore, dall’eccesso di debito fino all’abusata pratica del buyback.

Chiaramente questo scenario innescherebbe una reazione a catena di vero e proprio panico mediatico, che però darebbe al Presidente Trump altre munizioni nella sua guerra contro la Fed per ottenere il tanto desiderato taglio dei tassi d’interesse e magari ancora un po’ di politica monetaria espansiva a base di Quantitative Easing.

Nelle prossime settimane sarà certamente interessante assistere all’evoluzione dello scontro tra le due superpotenze e da tutto questo dobbiamo imparare che nei rapporti geopolitici “i livelli di pensiero” e le implicazioni dietro una determinata mossa, spesso sono da ricercare più in profondità rispetto a quanto la stampa mainstream vorrebbe farci credere e la guerra commerciale in atto non fa certo eccezione. 

 

Debito: i rischi di una nuova recessione

Debito: i rischi di una nuova recessione

Brexit, instabilità politica europea, bolla immobiliare, guerra commerciale in atto tra Usa e Cina, la crisi della Deutsche Bank e in ultima analisi, ma non per importanza, il debito dei consumatori ormai fuori controllo.

Nuvole nere si addensano all’orizzonte, con lo spettro di una nuova recessione sempre più tangibile.

Proprio la crisi del debito, potrebbe essere il trigger event che innescherà la crisi economica.

Sul fronte USA, nemmeno la conferma del rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed ha dato un po’ di respiro ai principali indici azionari, ad esclusione del breve rally post natalizio che però potrebbe essere solo una diretta conseguenza del Plunge Protection Team messo in campo dall’amministrazione a stelle e strisce.

Lo scenario attuale sta confermando una tendenza già in corso da qualche mese, come ho già scritto a novembre in questo approfondimento, ossia lo spostamento di ingenti capitali dall’azionario verso i Treasury.

Infatti con i tassi d’interesse a breve e a lungo termine che si vanno via via normalizzando, fornendo rendimenti sempre più interessanti al netto dell’inflazione, molti investitori preferiscono rifugiarsi nei bond del tesoro ed è probabile che, a fronte di questa dinamica, le quotazioni dei principali indici azionari scenderanno sui livelli medi del P/E ratio, che sono ben al di sotto degli attuali livelli di prezzo.

La principale causa che ha innescato questa ondata di sfiducia, è senza dubbio rappresentata dal debito americano che ormai sembra decisamente fuori controllo, infatti in molti segmenti sono stati superati i livelli pre-crisi 2008.

debito Usa

In tale contesto, siamo nuovamente immersi in uno scenario internazionale in cui le banche “too big to fail” rischiano di innescare una nuova recessione (il caso di Deutsche Bank è emblematico).

Partiamo dall’assunto che, come in tutto il mondo, anche negli Stati Uniti il sistema finanziario è fortemente influenzato dalla Banca Centrale, che svolge il ruolo di “stimolante artificiale” del mercato.

Ma gli ultimi eventi evidenziano le criticità del sistema.

Inoltre dato che tutto è interconnesso, gli investitori più esperti sanno perfettamente che se l’economia degli Usa vacilla, potrebbe innescarsi uno spaventoso effetto domino su tutti i mercati internazionali.

La storia si ripete

Buona parte della crescita del PIL degli Stati Uniti è basata sul debito.

E nel momento in cui ricorre il decimo anniversario dello scoppio della crisi del 2008 e del successivo salvataggio dei principali istituti di credito da parte del governo statunitense, la struttura delle grandi banche non è cambiata, infatti attualmente sono nelle stesse condizioni di dieci anni fa: troppo grandi per fallire.

Per fronteggiare gli eventi post 2008, sappiamo tutti che la Fed ha utilizzato l’artiglieria pesante del quantitative easing, dopo aver azzerato i tassi di interesse e aumentato la base monetaria (oggi sarebbe impossibile riproporre quella strategia, dato che i tassi sono già molto bassi e la base monetaria al suo massimo storico).

Un aspetto da sottolineare è che mentre le banche sono state sostenute dal QE per tornare in una situazione finanziaria stabile, lo stesso non possiamo dire per i consumatori e le famiglie americane.

La cosa più grave a mio avviso, è che questa grande iniezione di liquidità non è stata utilizzata per rilanciare l’economia reale, bensì per alimentare la speculazione di banche e big companies.

Anche le grandi società hanno utilizzato questa enorme massa di danaro principalmente per effettuare il buy back delle proprie azioni, invece che per investimenti utili al miglioramento delle attività produttive o per l’adeguamento dei salari dei propri dipendenti.

stock buybacks

Come si evince dalla foto, dal Q1 del 2010 il riacquisto delle azioni da parte delle società USA ha avuto un costante trend al rialzo.

Quando le aziende riacquistano le loro azioni, aumentano il loro valore riducendo il numero di azioni in circolazione.

Questa pratica era considerata una vera e propria manipolazione del mercato, ma nel 1982 la Securities and Exchange Commission (la Consob USA) sotto la presidenza Reagan ha cambiato le regole e da allora i riacquisti sono diventati gradualmente lo strumento principale con cui le società premiano i loro investitori, superando di gran lunga i dividendi negli ultimi anni.

Una delle conseguenze nefaste dei riacquisti, è che molte aziende hanno approfittato dei bassi rendimenti obbligazionari per indebitarsi nel mercato delle obbligazioni societarie, così da finanziare il buy back delle proprie azioni.

Ma quando le mutate condizioni monetarie causeranno una notevole diminuzione di questa pratica (ricordo che la FED sta procedendo al rialzo dei tassi d’interesse e alla diminuzione della base monetaria, inaugurando di fatto una nuova fase di quantitative tightening), c’è da scommettere che il mercato azionario sconterà pesantemente la cosa. E questo a sua volta innescherà un aumento dei rendimenti obbligazionari, complicando la posizione delle grandi corporations.

La bolla del debito

In tale contesto è palese come ci sia stata una grande sperequazione tra banche e società da una parte e famiglie e consumatori dall’altra.

Infatti questi ultimi non hanno beneficiato della politica di espansione monetaria messa in campo dalla FED nell’ultimo decennio ma anzi hanno dovuto indebitarsi e con tassi molto più alti rispetto a quelli riservati a banche e grandi compagnie.

Come ho già accennato all’inizio dell’articolo, negli Stati Uniti alcune aree del debito dei consumatori hanno raggiunto nuovi record.

Secondo un rapporto della Federal Reserve Bank di New York del novembre 2018, il debito totale dei consumatori è a livelli più alti rispetto alla scorsa crisi finanziaria.

Analizzare lo scenario socio-economico negli Stati Uniti è fondamentale, infatti un’eventuale crisi del debito oltreoceano potrebbe riverberarsi sui mercati europei e asiatici con una violenza ancora maggiore rispetto al 2008 e questo gli investitori lo sanno bene.

Vediamo quali sono le aree più critiche del debito USA.

Debito totale delle famiglie

Lo stato del debito delle famiglie, tenuto conto del debito combinato all’interno di un nucleo familiare, continua a destare profonda preoccupazione.

Secondo uno studio della FED, circa 1/4 degli adulti negli Stati Uniti non ha risparmi da parte e il 41% afferma di non aver abbastanza denaro per far fronte a una spesa imprevista di $ 400.

Il livello generale del debito dei consumatori ha raggiunto un nuovo record di $ 13,29 trilioni rispetto al picco nel Q3 del 2008 prima dell’inizio della crisi e ha fatto registrare un + 454 miliardi rispetto allo scorso anno.

Come si evince chiaramente dalla foto 1, il debito è aumentato per 16 trimestri consecutivi e non sembra dare segnali d’inversione.

Debito delle carte di credito

Il totale dei prestiti con carte di credito negli USA è aumentato di $ 45 miliardi nel 2018, per un totale di $ 830 miliardi.

Nonostante i bassi costi per le banche il tasso d’interesse medio è del 15,5% (+3% in 5 anni), ma nonostante questo le persone continuano a utilizzare questa tipologia di prestito.

Il debito totale delle carte di credito revolving si attesta oltre $ 1 trilione, superando così il picco del 2008, e gli utilizzatori hanno pagato $ 104 miliardi di interessi e commissioni sono nel 2018, con un +10% rispetto al 2017 e un +35% negli ultimi 5 anni.

Ovviamente se la FED continuerà con la sua politica di rialzo dei tassi d’interesse, tutti i debiti associati diventeranno più costosi e la restituzione dei prestiti sarà a rischio.

In tale contesto è incredibile come i consumatori non comprendano questo meccanismo, in una sorta di negazione della realtà.

D’altronde è risaputo che le persone tendono sempre a rinviare i problemi, nella convinzione che con il tempo le cose andranno meglio e che “non succederà a me”.

Questa stima ottimistica, unita all’aumento dei tassi d’interesse, potrebbe condurre nuovamente a uno scenario in cui molti debitori semplicemente non riusciranno più a far fronte ai debiti contratti, di fatto andando incontro al default.

Prestiti riservati agli studenti

L’importo dei prestiti agli studenti è aumentato a 1,40 trilioni di dollari nel Q2 2018 e tale cifra è triplicata dall’inizio della crisi finanziaria nel 2008; questa tipologia di debito, dall’analisi del debito combinato delle famiglie, è la seconda più alta a carico dei consumatori.

Questo enorme debito costringerà i neolaureati a lavorare per ripianare i costi della propria istruzione e, di conseguenza, si avranno meno soldi a disposizione per i consumi, il che inciderà negativamente sulla crescita economica complessiva.

Inoltre questo debito pregresso non ispirerà le nuove generazioni a intraprendere dei rischi imprenditoriali, lanciando magari una start up, ma le renderà molto più predisposte al risparmio.

Debito settore dell’auto

Anche se l’aumento dei costi di produzione delle autovetture ha impattato negativamente sul settore, non ha dissuaso comunque i consumatori dal prendere denaro in prestito per l’acquisto di una nuova auto, infatti il debito totale in questo segmento è aumentato a $ 1,26 trilioni con un + $ 48 miliardi in un anno.

Purtroppo molti prestiti erogati in questo settore sono della tipologia subprime (gli stessi tipi di prestito ad alto tasso che hanno innescato l’ultima crisi finanziaria) con la sola differenza che quindici anni fa venivano concessi in fase di sottoscrizione dei mutui per l’acquisto delle case.

I tassi d’insolvenza hanno già superato i livelli pre-crisi di 10 anni fa e quello delle auto è uno dei settori del debito a essere più in sofferenza e a destare maggiori preoccupazioni.

Quale scenario ci aspetta?

Come si evince dall’analisi delle principali aree del debito negli Stati Uniti, lo scenario è decisamente fosco e la crisi di uno solo dei settori analizzati in precedenza, potrebbe innescare un effetto domino che condurrà allo scoppio della bolla del debito USA con effetti catastrofici sui consumi e sui mercati finanziari e con lo spettro di una nuova recessione che si materializzerà d’incanto.

E questa volta l’arsenale a disposizione della FED per contrastare la crisi sarà decisamente limitato, se consideriamo i tassi d’interesse già ai minimi (forse è da leggere in quest’ottica il tentativo di normalizzazione dei tassi portato avanti dalla Federal Reserve nella seconda metà del 2018) e la base monetaria più che triplicata dai livelli di fine 2008 (un ulteriore aumento di liquidità in circolazione condurrebbe inevitabilmente a un eccesso di inflazione).

base monetaria dollaro

Dal punto di vista dell’investitore, in questa fase è necessario prepararsi al worst case attraverso una rimodulazione del proprio portafoglio con l’inserimento di asset anticiclici e asset per la riserva di valore.

In tale ambito, chi ha una maggiore predisposizione al rischio può valutare l’inserimento in portafoglio del Bitcoin, la moneta a maggior capitalizzazione del mercato delle valute digitali, che dopo un 2018 caratterizzato da un pesante downtrend presenta adesso un rapporto rischio rendimento estremamente favorevole, anche nella considerazione degli innumerevoli strumenti finanziari a replica fisica del bitcoin che attualmente sono al vaglio della Commodities Futures Trading Commission e della Securities Exchange Commission e che hanno ottime probabilità di ricevere semaforo verde (soprattutto la piattaforma BAKKT della New York Stock Exchange e gestita dall’Intercontinental Exchange).

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Crisi dei mercati: l’orso è uscito dal letargo

Crisi dei mercati: l’orso è uscito dal letargo

Brexit, instabilità politica europea, bolla immobiliare incombente, guerra commerciale in atto tra Usa e Cina, la crisi della Deutsche Bank e in ultima analisi, ma non per importanza, il debito dei consumatori ormai fuori controllo.
 
Nuvole nere si addensano all’orizzonte, con lo spettro di una nuova recessione sempre più tangibile.
 
Proprio la crisi del debito, potrebbe essere il trigger event che innescherà la crisi economica.
 
Il mercato azionario al ribasso è ormai una realtà, con tutti gli indici che registrano severi cali: lo S&P 500 al -17% dai massimi storici di fine settembre, il Dow Jones più o meno con lo stesso andamento, il Nasdaq sprofonda oltre il -20% entrando così ufficialmente in una fase di bear market e l’Europa in profondo rosso, con i principali indici azionari che toccano i minimi di 2 anni.
 
Ci sono diverse analogie con lo scenario pre-cris 2008, soprattutto dal punto di vista del debito delle famiglie.
 
 

Come proteggersi dalla crisi?

E’ arrivato il momento di considerare seriamente una rimodulazione dei propri portafogli, con il posizionamento strategico su asset anticiclici.
 
In tale ambito, la conferma da parte della FED della volontà di proseguire con la politica di rialzo dei tassi d’interesse negli USA favorirà proprio la corsa ai “Treasury”, che al momento già offrono discreti rendimenti al netto dell’inflazione, a discapito dei titoli azionari.
 
E a giudicare dal recente andamento dei mercati, direi che questa dinamica è già ampiamente in corso.
 
A tal proposito anche il bitcoin potrebbe riservarci delle interessanti sorprese.
 
Nel recente passato il Re del mercato crypto ha assunto alcuni connotati interessanti, che hanno portato alcuni analisti ad accostarlo agli asset tipici per la riserva di valore, come ad esempio l’oro.
Ritengo che sia una lettura interessante e ho scritto anche un approfondimento in merito.
In caso di crisi, avremo il primo banco di prova del bitcoin in uno scenario reale e sono sicuro che ci riserverà delle belle sorprese.
 
Discorso diverso per le altcoins: infatti nei momenti di ribasso generalizzato gli investitori tendono naturalmente a smobilitare le risk positions e a concentrare il capitale residuo in quello che viene percepito come l’asset più sicuro (nel mercato crypto, ovviamente il bitcoin).
 
Dunque, qualora lo scenario di crisi dovesse concretizzarsi, è ragionevole aspettarsi un aumento notevole della dominance del bitcoin e un crollo delle capitalizzazioni delle altcoins.
 
Questa fase potrebbe rappresentare il colpo di grazia per tutti quei progetti che non hanno un piano di sviluppo concreto e un team di sviluppatori solido alle spalle.
 
Bitcoin: quale scenario ci aspetta nel 2019?

Bitcoin: quale scenario ci aspetta nel 2019?

Il bitcoin sembra aver temporaneamente arrestato la sua discesa.

Andiamo ad analizzare i livelli di prezzo significativi nel lungo periodo per capire cosa aspettarci nel 2019.

Dopo una panoramica delle principali notizie, troverete un interessante parallelo tra l’andamento dell’oro e del bitcoin al momento dei lancio dei primi contratti futures, dove emergono delle incredibili analogie.

Buona visione

Bitcoin: nuova bull run entro fine anno?

Bitcoin: nuova bull run entro fine anno?

Da oltre un mese, il bitcoin è imprigionato in un canale tra due aree di prezzo che rappresentano un supporto e una resistenza ben definiti.

bitcoin aree di supporto e resistenza

Più a lungo la moneta continuerà la sua fase di ranging all’interno di questo canale e più il movimento del breakout a cui inevitabilmente presto o tardi assisteremo sarà impulsivo e dirompente.

Un altro elemento grafico da tenere in considerazione, utile soprattutto a fornire una prospettiva più a lungo termine, è rappresentato dal triangolo discendente chiaramente visibile sul timeframe giornaliero.

Con la parentesi dello spike di lunedì causato dal dump di tether, la moneta è ancora saldamente all’interno del pattern.

Se consideriamo anche che nell’area di prezzo $ 6800/6750 insistono contemporaneamente una delle resistenze statiche più solide e la resistenza dinamica data dalla moving average 100, è facile capire come l’uscita dal triangolo discendente sarà possibile solo grazie a un aumento considerevole dei volumi (che, con l’eccezione dell’11 e del 15 ottobre, sono abbondantemente sotto la media) e più in generale della liquidità.

bitcoin triangolo discendente

Nuova bull run in arrivo?

In tale contesto, è evidente come un impulso alla quotazione potrà essere dato più da drivers fondamentali che tecnici.

A tal proposito, nelle ultime settimane a Wall Street e più in generale tra gli operatori istituzionali circolano dei rumors davvero interessanti, in merito alla possibilità che entro la fine dell’anno (o al più tardi nei primi mesi del 2019) il bitcoin possa raggiungere e superare i suoi massimi storici.

Chiaramente a fronte di un 2018 caratterizzato da un mercato in forte sofferenza, che ha dovuto far fronte a un severo calo della capitalizzazione e delle quotazioni delle criptovalute principali, questo potrebbe sembrare uno scenario poco realistico.

Tuttavia proprio i principali operatori istituzionali, senza pubblicizzare troppo la cosa, ritengono che presto potrebbero realizzarsi delle condizioni di mercato favorevoli a un nuovo pump price in stile fine 2017.

Gli elementi a supporto di questa tesi sono diversi.

Intanto l’imminente pronuncia della Securities and Exchange Commission statunitense su ben 9 ETF a replica fisica del bitcoin prevista per il 5 novembre (senza contare gli ETF della CBOE in collaborazione con le società VanEck e Solid X che hanno un’altissima probabilità di essere approvati e che saranno discussi a inizio 2019) potrebbe dare il via a una corsa sfrenata per accaparrarsi la moneta: infatti tutti gli emittenti saranno obbligati a dotarsi fisicamente di bitcoin, incidendo in maniera significativa sull’aumento della domanda.

Nuova liquidità in ingresso

Un altro elemento di considerazione, è dato dal fatto che proprio i bitcoin ETF aprirebbero le porte a quella parte di investitori retailers che ancora non sono entrati nel mercato anche se ne sono attratti.

In tale ambito, l’acquisto di uno strumento finanziario regolamentato come un bitcoin ETF è sicuramente più semplice e immediato rispetto ai canali di acquisto tradizionali, che prevedono conoscenze e capacità tecnico-informatiche non alla portata di tutti. Infatti per acquistare tale prodotto finanziario sarà sufficiente una telefonata alla propria banca o addirittura una semplice piattaforma di home banking.

Questa è la motivazione per cui molti operatori istituzionali si stanno avvicinando al mondo delle valute digitali: un radicale cambio di scenario nel mercato, che determinerà prima un boom della domanda di bitcoin e, a seguire, delle principali criptovalute ad alta e media capitalizzazione.

In tal senso, molti analisti hanno individuato un parallelo con quanto accaduto a fine 2017 con il lancio dei primi bitcoin futures (consideriamo anche come i futures siano degli strumenti meno accessibili agli investitori retailers rispetto agli ETF).

Scarcity index

Un altro elemento a sostegno di questa tesi, viene dalla Scarcity Index o indice di scarsità: più un bene è raro e più aumenta di valore.

Dunque quanti bitcoin sono disponibili nel mercato?

Sappiamo che sono stati minati più di 17 milioni di bitcoin, a fronte di un massimo di 21 milioni di pezzi.

Considerato che di questi 17, circa 5 milioni sono andati definitivamente persi, la disponibilità di bitcoin che può essere assorbita dal mercato di fatto è nell’ordine degli 11-12 milioni di monete.

Dunque tutti quegli operatori istituzionali che vorranno dotarsi di strumenti finanziari a replica fisica del bitcoin, si dovranno contendere le monete disponibili.

Alla luce di tutti gli elementi esaminati, quello appena descritto è uno scenario più che realistico e, molto presto, potrebbe determinare un nuovo boom del mercato.

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