Bitcoin: struttura al rialzo di breve periodo compromessa?

Bitcoin: struttura al rialzo di breve periodo compromessa?

Il pesante dump di ieri sera sta minacciando la struttura al rialzo del Bitcoin che si è consolidata nelle ultime settimane. Nel corso dell’analisi faremo delle considerazioni in merito alla natura speculativa dell’accaduto, ma adesso cerchiamo di individuare il corretto trading range in cui operare.

Prima di iniziare però voglio fare una doverosa premessa. Queste analisi sono attagliate per chi effettua trading di breve. Se hai acquistato bitcoin con un’ottica di lungo periodo, non preoccuparti troppo di queste oscillazioni, tra qualche anno aver acquistato a 9000 o 8000 dollari non farà alcuna differenza.

Nella foto ho evidenziato quelli che al momento sono i livelli di prezzo da tenere sotto osservazione. Nella parte alta del range abbiamo i $ 9000, che hanno respinto pesantemente il primo assalto. la parte mediana del range a $ 8540 e la parte inferiore a $ 8200 che al momento rappresenta anche il supporto chiave per salvaguardare la struttura al rialzo nel breve termine.

Bitcoin trading range

La tenuta del supporto dunque è fondamentale e a questo punto è opportuno alzare lo stop loss subito a ridosso, nella zona evidenziata in blu (tra gli 8200 e gli 8080) così da contenere l’eventuale cedimento del livello.

In un ottica conservativa, si può valutare la chiusura dell’operazione al primo test dell’area mediana del range (8500 $) in modo da chiudere in sostanziale break even.

Una mossa più aggressiva consiste nell’aspettare un eventuale nuovo test della parte alta del range.

Tornando velocemente alla dinamica di ieri, è stato senza dubbio un long squeeze da manuale. Infatti dopo aver innescato un false break-out dei $ 9000, nel giro di pochi minuti sono stati effettuati importanti ordini di vendita a mercato su tutti i principali exchange, che hanno causato l’ovvio crollo della quotazione e la relativa liquidazione di molte posizioni long. Nel giro di poche ore, un rigetto così pesante ha indotto vari traders a chiudere le proprie posizioni così da salvaguardare i profitti delle ultime settimane e questo ha causato un ulteriore shakeout con conseguente panic selling, che ha portato il bitcoin a un -12%.

Un po’ quello che è avvenuto il 12 aprile 2018, a parti inverse. Infatti, come molti di voi ricorderanno, in quella data abbiamo avuto uno degli short squeeze più clamorosi della storia del bitcoin. In quella fase la pressione sull’area di supporto $ 6800 era fortissima e i contratti short raggiunsero il loro massimo storico.

La dinamica fu molto simile, con un false breakout al ribasso e subito dopo una serie di ordini di acquisto massicci (ricordo che la capitalizzazione del mercato aumentò di 20 miliardi in 24 ore) che spinsero la quotazione sulla soglia degli $ 8000.

Bitcoin short squeeze 12 aprile 2018

Questo è il mercato e le manovre speculative ne sono parte integrante. L’importante è adottare i giusti accorgimenti per sfruttarle a proprio favore, evitando di restarne vittime.

Un’ultima considerazione relativamente ai bitcoin futures. Ho letto in giro alcune tesi secondo cui il calo di ieri sarebbe stato generato dalla chiusura orierna dei contratti futures alla CME di Chicago. Come al solito, queste teorie non sono dimostrabili anche se non si possono escludere a priori, vista la natura speculativa del mercato.

E’ però interessante notare una cosa.

Nella foto vi ho inserito il grafico delle contrattazioni dei Bitcoin Futures alla CME. Come vedete il rialzo di domenica notte ha generato un “gap” importante alla riapertura della borsa lunedì mattina e generalmente quei gap “il mercato li chiude”.

Bitcoin futures CME

Sembrerebbe proprio che il pesante dump di ieri abbia chiuso esattamente quel Gap.

A voi le considerazioni del caso, anche perchè le teorie del complotto non mi hanno mai affascinato particolarmente.

Buon trading

Guerra commerciale: l’arma segreta della Cina e il doppio gioco degli Usa

Guerra commerciale: l’arma segreta della Cina e il doppio gioco degli Usa

La Guerra commerciale tra Usa e Cina si sta inasprendo a dei livelli impensabili fino a pochi mesi fa e sul terreno ci sono delle implicazioni e degli interessi che potrebbero condurre a scenari  inaspettati.

 

Lo scontro tra i due colossi tecnologici Google e Huawei all’ombra della guerra commerciale tra Cina e Usa, è l’ultimo di una serie di azioni e ritorsioni che hanno caratterizzato una stagione di tensioni sui mercati inaugurata dal Presidente Trump nel corso del 2018.

In questo articolo non voglio dilungarmi troppo sugli aspetti tecnici a cui gli utenti Huawei dovranno far fronte nel caso in cui le minacce di google prendano forma e sostanza, anche se a giudicare dalla rapida anche se parziale retromarcia degli ultimi giorni questo non è affatto scontato.

Ma questo lo analizzeremo nel corso dell’articolo.

Se sei interessato a capire gli sviluppi tecnici di questa vicenda o hai un dispositivo Huawei e sei preoccupato di eventuali limitazioni nel suo utilizzo, in questo breve video trovi tutte le indicazioni del caso.

Adesso andiamo a esaminare tutte le implicazioni dietro l’evento che ha monopolizzato l’attenzione e le cronache di tutto il mondo. Intanto la prima considerazione può esser fatta in merito alla risposta cinese, che secondo alcuni è ancora in corso di elaborazione, ma che con tutta probabilità invece è stata già “inoltrata” alla Casa Bianca.

Infatti, senza preoccuparsi di nascondere troppo il suo intento, nelle giornate successive alle prime dichiarazioni di Google il Presidente cinese Xi Jinping ha fatto visita alla JL-Mag Rare Earth Co. azienda leader mondiale nel settore delle “terre rare”, cioè tutti quei materiali di vitale importanza per l’industria dell’high tech e la produzione di pc, tablet e smartphone.

guerra commerciale Usa Cina

Il Presidente Xi Jinping in visita alla JL-Mag, azienda cinese leader mondiale nel settore delle terre rare. Fonte Business Insider

La minaccia, nemmeno troppo velata, è quella di interrompere l’esportazione di terre rare verso gli Stati Uniti mettendo così seriamente in crisi l’industria Tech. Infatti la Cina al momento esporta circa l’80% delle terre rare di cui gli Usa necessitano.

terre rare

Casualmente, tra i vari dazi introdotti negli Stati Uniti sull’importazione di vari prodotti cinesi non troviamo quelli relativi alle terre rare, proprio perchè questi preziosi minerali sono stati esentati, a dimostrazione di quanto siano considerati strategici.

In sostanza, la ritorsione cinese potrebbe avere minore risonanza ma un impatto molto più sistemico e devastante.

Ma dietro il susseguirsi degli eventi appena descritti, potrebberso nascondersi delle implicazioni ancora più sorprendenti! Infatti alcuni analisti suggeriscono che l’amministrazione Trump in realtà sia proprio interessata all’incidente commerciale così da ridimensionare la bolla del settore tecnologico grazie alla mossa cinese, che potrà essere utilizzata come alibi perfetto per nascondere all’opinione pubblica i reali problemi del settore, dall’eccesso di debito fino all’abusata pratica del buyback.

Chiaramente questo scenario innescherebbe una reazione a catena di vero e proprio panico mediatico, che però darebbe al Presidente Trump altre munizioni nella sua guerra contro la Fed per ottenere il tanto desiderato taglio dei tassi d’interesse e magari ancora un po’ di politica monetaria espansiva a base di Quantitative Easing.

Nelle prossime settimane sarà certamente interessante assistere all’evoluzione dello scontro tra le due superpotenze e da tutto questo dobbiamo imparare che nei rapporti geopolitici “i livelli di pensiero” e le implicazioni dietro una determinata mossa, spesso sono da ricercare più in profondità rispetto a quanto la stampa mainstream vorrebbe farci credere e la guerra commerciale in atto non fa certo eccezione. 

 

Debito: i rischi di una nuova recessione

Debito: i rischi di una nuova recessione

Brexit, instabilità politica europea, bolla immobiliare, guerra commerciale in atto tra Usa e Cina, la crisi della Deutsche Bank e in ultima analisi, ma non per importanza, il debito dei consumatori ormai fuori controllo.

Nuvole nere si addensano all’orizzonte, con lo spettro di una nuova recessione sempre più tangibile.

Proprio la crisi del debito, potrebbe essere il trigger event che innescherà la crisi economica.

Sul fronte USA, nemmeno la conferma del rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed ha dato un po’ di respiro ai principali indici azionari, ad esclusione del breve rally post natalizio che però potrebbe essere solo una diretta conseguenza del Plunge Protection Team messo in campo dall’amministrazione a stelle e strisce.

Lo scenario attuale sta confermando una tendenza già in corso da qualche mese, come ho già scritto a novembre in questo approfondimento, ossia lo spostamento di ingenti capitali dall’azionario verso i Treasury.

Infatti con i tassi d’interesse a breve e a lungo termine che si vanno via via normalizzando, fornendo rendimenti sempre più interessanti al netto dell’inflazione, molti investitori preferiscono rifugiarsi nei bond del tesoro ed è probabile che, a fronte di questa dinamica, le quotazioni dei principali indici azionari scenderanno sui livelli medi del P/E ratio, che sono ben al di sotto degli attuali livelli di prezzo.

La principale causa che ha innescato questa ondata di sfiducia, è senza dubbio rappresentata dal debito americano che ormai sembra decisamente fuori controllo, infatti in molti segmenti sono stati superati i livelli pre-crisi 2008.

debito Usa

In tale contesto, siamo nuovamente immersi in uno scenario internazionale in cui le banche “too big to fail” rischiano di innescare una nuova recessione (il caso di Deutsche Bank è emblematico).

Partiamo dall’assunto che, come in tutto il mondo, anche negli Stati Uniti il sistema finanziario è fortemente influenzato dalla Banca Centrale, che svolge il ruolo di “stimolante artificiale” del mercato.

Ma gli ultimi eventi evidenziano le criticità del sistema.

Inoltre dato che tutto è interconnesso, gli investitori più esperti sanno perfettamente che se l’economia degli Usa vacilla, potrebbe innescarsi uno spaventoso effetto domino su tutti i mercati internazionali.

La storia si ripete

Buona parte della crescita del PIL degli Stati Uniti è basata sul debito.

E nel momento in cui ricorre il decimo anniversario dello scoppio della crisi del 2008 e del successivo salvataggio dei principali istituti di credito da parte del governo statunitense, la struttura delle grandi banche non è cambiata, infatti attualmente sono nelle stesse condizioni di dieci anni fa: troppo grandi per fallire.

Per fronteggiare gli eventi post 2008, sappiamo tutti che la Fed ha utilizzato l’artiglieria pesante del quantitative easing, dopo aver azzerato i tassi di interesse e aumentato la base monetaria (oggi sarebbe impossibile riproporre quella strategia, dato che i tassi sono già molto bassi e la base monetaria al suo massimo storico).

Un aspetto da sottolineare è che mentre le banche sono state sostenute dal QE per tornare in una situazione finanziaria stabile, lo stesso non possiamo dire per i consumatori e le famiglie americane.

La cosa più grave a mio avviso, è che questa grande iniezione di liquidità non è stata utilizzata per rilanciare l’economia reale, bensì per alimentare la speculazione di banche e big companies.

Anche le grandi società hanno utilizzato questa enorme massa di danaro principalmente per effettuare il buy back delle proprie azioni, invece che per investimenti utili al miglioramento delle attività produttive o per l’adeguamento dei salari dei propri dipendenti.

stock buybacks

Come si evince dalla foto, dal Q1 del 2010 il riacquisto delle azioni da parte delle società USA ha avuto un costante trend al rialzo.

Quando le aziende riacquistano le loro azioni, aumentano il loro valore riducendo il numero di azioni in circolazione.

Questa pratica era considerata una vera e propria manipolazione del mercato, ma nel 1982 la Securities and Exchange Commission (la Consob USA) sotto la presidenza Reagan ha cambiato le regole e da allora i riacquisti sono diventati gradualmente lo strumento principale con cui le società premiano i loro investitori, superando di gran lunga i dividendi negli ultimi anni.

Una delle conseguenze nefaste dei riacquisti, è che molte aziende hanno approfittato dei bassi rendimenti obbligazionari per indebitarsi nel mercato delle obbligazioni societarie, così da finanziare il buy back delle proprie azioni.

Ma quando le mutate condizioni monetarie causeranno una notevole diminuzione di questa pratica (ricordo che la FED sta procedendo al rialzo dei tassi d’interesse e alla diminuzione della base monetaria, inaugurando di fatto una nuova fase di quantitative tightening), c’è da scommettere che il mercato azionario sconterà pesantemente la cosa. E questo a sua volta innescherà un aumento dei rendimenti obbligazionari, complicando la posizione delle grandi corporations.

La bolla del debito

In tale contesto è palese come ci sia stata una grande sperequazione tra banche e società da una parte e famiglie e consumatori dall’altra.

Infatti questi ultimi non hanno beneficiato della politica di espansione monetaria messa in campo dalla FED nell’ultimo decennio ma anzi hanno dovuto indebitarsi e con tassi molto più alti rispetto a quelli riservati a banche e grandi compagnie.

Come ho già accennato all’inizio dell’articolo, negli Stati Uniti alcune aree del debito dei consumatori hanno raggiunto nuovi record.

Secondo un rapporto della Federal Reserve Bank di New York del novembre 2018, il debito totale dei consumatori è a livelli più alti rispetto alla scorsa crisi finanziaria.

Analizzare lo scenario socio-economico negli Stati Uniti è fondamentale, infatti un’eventuale crisi del debito oltreoceano potrebbe riverberarsi sui mercati europei e asiatici con una violenza ancora maggiore rispetto al 2008 e questo gli investitori lo sanno bene.

Vediamo quali sono le aree più critiche del debito USA.

Debito totale delle famiglie

Lo stato del debito delle famiglie, tenuto conto del debito combinato all’interno di un nucleo familiare, continua a destare profonda preoccupazione.

Secondo uno studio della FED, circa 1/4 degli adulti negli Stati Uniti non ha risparmi da parte e il 41% afferma di non aver abbastanza denaro per far fronte a una spesa imprevista di $ 400.

Il livello generale del debito dei consumatori ha raggiunto un nuovo record di $ 13,29 trilioni rispetto al picco nel Q3 del 2008 prima dell’inizio della crisi e ha fatto registrare un + 454 miliardi rispetto allo scorso anno.

Come si evince chiaramente dalla foto 1, il debito è aumentato per 16 trimestri consecutivi e non sembra dare segnali d’inversione.

Debito delle carte di credito

Il totale dei prestiti con carte di credito negli USA è aumentato di $ 45 miliardi nel 2018, per un totale di $ 830 miliardi.

Nonostante i bassi costi per le banche il tasso d’interesse medio è del 15,5% (+3% in 5 anni), ma nonostante questo le persone continuano a utilizzare questa tipologia di prestito.

Il debito totale delle carte di credito revolving si attesta oltre $ 1 trilione, superando così il picco del 2008, e gli utilizzatori hanno pagato $ 104 miliardi di interessi e commissioni sono nel 2018, con un +10% rispetto al 2017 e un +35% negli ultimi 5 anni.

Ovviamente se la FED continuerà con la sua politica di rialzo dei tassi d’interesse, tutti i debiti associati diventeranno più costosi e la restituzione dei prestiti sarà a rischio.

In tale contesto è incredibile come i consumatori non comprendano questo meccanismo, in una sorta di negazione della realtà.

D’altronde è risaputo che le persone tendono sempre a rinviare i problemi, nella convinzione che con il tempo le cose andranno meglio e che “non succederà a me”.

Questa stima ottimistica, unita all’aumento dei tassi d’interesse, potrebbe condurre nuovamente a uno scenario in cui molti debitori semplicemente non riusciranno più a far fronte ai debiti contratti, di fatto andando incontro al default.

Prestiti riservati agli studenti

L’importo dei prestiti agli studenti è aumentato a 1,40 trilioni di dollari nel Q2 2018 e tale cifra è triplicata dall’inizio della crisi finanziaria nel 2008; questa tipologia di debito, dall’analisi del debito combinato delle famiglie, è la seconda più alta a carico dei consumatori.

Questo enorme debito costringerà i neolaureati a lavorare per ripianare i costi della propria istruzione e, di conseguenza, si avranno meno soldi a disposizione per i consumi, il che inciderà negativamente sulla crescita economica complessiva.

Inoltre questo debito pregresso non ispirerà le nuove generazioni a intraprendere dei rischi imprenditoriali, lanciando magari una start up, ma le renderà molto più predisposte al risparmio.

Debito settore dell’auto

Anche se l’aumento dei costi di produzione delle autovetture ha impattato negativamente sul settore, non ha dissuaso comunque i consumatori dal prendere denaro in prestito per l’acquisto di una nuova auto, infatti il debito totale in questo segmento è aumentato a $ 1,26 trilioni con un + $ 48 miliardi in un anno.

Purtroppo molti prestiti erogati in questo settore sono della tipologia subprime (gli stessi tipi di prestito ad alto tasso che hanno innescato l’ultima crisi finanziaria) con la sola differenza che quindici anni fa venivano concessi in fase di sottoscrizione dei mutui per l’acquisto delle case.

I tassi d’insolvenza hanno già superato i livelli pre-crisi di 10 anni fa e quello delle auto è uno dei settori del debito a essere più in sofferenza e a destare maggiori preoccupazioni.

Quale scenario ci aspetta?

Come si evince dall’analisi delle principali aree del debito negli Stati Uniti, lo scenario è decisamente fosco e la crisi di uno solo dei settori analizzati in precedenza, potrebbe innescare un effetto domino che condurrà allo scoppio della bolla del debito USA con effetti catastrofici sui consumi e sui mercati finanziari e con lo spettro di una nuova recessione che si materializzerà d’incanto.

E questa volta l’arsenale a disposizione della FED per contrastare la crisi sarà decisamente limitato, se consideriamo i tassi d’interesse già ai minimi (forse è da leggere in quest’ottica il tentativo di normalizzazione dei tassi portato avanti dalla Federal Reserve nella seconda metà del 2018) e la base monetaria più che triplicata dai livelli di fine 2008 (un ulteriore aumento di liquidità in circolazione condurrebbe inevitabilmente a un eccesso di inflazione).

base monetaria dollaro

Dal punto di vista dell’investitore, in questa fase è necessario prepararsi al worst case attraverso una rimodulazione del proprio portafoglio con l’inserimento di asset anticiclici e asset per la riserva di valore.

In tale ambito, chi ha una maggiore predisposizione al rischio può valutare l’inserimento in portafoglio del Bitcoin, la moneta a maggior capitalizzazione del mercato delle valute digitali, che dopo un 2018 caratterizzato da un pesante downtrend presenta adesso un rapporto rischio rendimento estremamente favorevole, anche nella considerazione degli innumerevoli strumenti finanziari a replica fisica del bitcoin che attualmente sono al vaglio della Commodities Futures Trading Commission e della Securities Exchange Commission e che hanno ottime probabilità di ricevere semaforo verde (soprattutto la piattaforma BAKKT della New York Stock Exchange e gestita dall’Intercontinental Exchange).

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutte le mie analisi.

 
Crisi dei mercati: l’orso è uscito dal letargo

Crisi dei mercati: l’orso è uscito dal letargo

Brexit, instabilità politica europea, bolla immobiliare incombente, guerra commerciale in atto tra Usa e Cina, la crisi della Deutsche Bank e in ultima analisi, ma non per importanza, il debito dei consumatori ormai fuori controllo.
 
Nuvole nere si addensano all’orizzonte, con lo spettro di una nuova recessione sempre più tangibile.
 
Proprio la crisi del debito, potrebbe essere il trigger event che innescherà la crisi economica.
 
Il mercato azionario al ribasso è ormai una realtà, con tutti gli indici che registrano severi cali: lo S&P 500 al -17% dai massimi storici di fine settembre, il Dow Jones più o meno con lo stesso andamento, il Nasdaq sprofonda oltre il -20% entrando così ufficialmente in una fase di bear market e l’Europa in profondo rosso, con i principali indici azionari che toccano i minimi di 2 anni.
 
Ci sono diverse analogie con lo scenario pre-cris 2008, soprattutto dal punto di vista del debito delle famiglie.
 
 

Come proteggersi dalla crisi?

E’ arrivato il momento di considerare seriamente una rimodulazione dei propri portafogli, con il posizionamento strategico su asset anticiclici.
 
In tale ambito, la conferma da parte della FED della volontà di proseguire con la politica di rialzo dei tassi d’interesse negli USA favorirà proprio la corsa ai “Treasury”, che al momento già offrono discreti rendimenti al netto dell’inflazione, a discapito dei titoli azionari.
 
E a giudicare dal recente andamento dei mercati, direi che questa dinamica è già ampiamente in corso.
 
A tal proposito anche il bitcoin potrebbe riservarci delle interessanti sorprese.
 
Nel recente passato il Re del mercato crypto ha assunto alcuni connotati interessanti, che hanno portato alcuni analisti ad accostarlo agli asset tipici per la riserva di valore, come ad esempio l’oro.
Ritengo che sia una lettura interessante e ho scritto anche un approfondimento in merito.
In caso di crisi, avremo il primo banco di prova del bitcoin in uno scenario reale e sono sicuro che ci riserverà delle belle sorprese.
 
Discorso diverso per le altcoins: infatti nei momenti di ribasso generalizzato gli investitori tendono naturalmente a smobilitare le risk positions e a concentrare il capitale residuo in quello che viene percepito come l’asset più sicuro (nel mercato crypto, ovviamente il bitcoin).
 
Dunque, qualora lo scenario di crisi dovesse concretizzarsi, è ragionevole aspettarsi un aumento notevole della dominance del bitcoin e un crollo delle capitalizzazioni delle altcoins.
 
Questa fase potrebbe rappresentare il colpo di grazia per tutti quei progetti che non hanno un piano di sviluppo concreto e un team di sviluppatori solido alle spalle.
 
Bitcoin: quale scenario ci aspetta nel 2019?

Bitcoin: quale scenario ci aspetta nel 2019?

Il bitcoin sembra aver temporaneamente arrestato la sua discesa.

Andiamo ad analizzare i livelli di prezzo significativi nel lungo periodo per capire cosa aspettarci nel 2019.

Dopo una panoramica delle principali notizie, troverete un interessante parallelo tra l’andamento dell’oro e del bitcoin al momento dei lancio dei primi contratti futures, dove emergono delle incredibili analogie.

Buona visione

Bitcoin: nuova bull run entro fine anno?

Bitcoin: nuova bull run entro fine anno?

Da oltre un mese, il bitcoin è imprigionato in un canale tra due aree di prezzo che rappresentano un supporto e una resistenza ben definiti.

bitcoin aree di supporto e resistenza

Più a lungo la moneta continuerà la sua fase di ranging all’interno di questo canale e più il movimento del breakout a cui inevitabilmente presto o tardi assisteremo sarà impulsivo e dirompente.

Un altro elemento grafico da tenere in considerazione, utile soprattutto a fornire una prospettiva più a lungo termine, è rappresentato dal triangolo discendente chiaramente visibile sul timeframe giornaliero.

Con la parentesi dello spike di lunedì causato dal dump di tether, la moneta è ancora saldamente all’interno del pattern.

Se consideriamo anche che nell’area di prezzo $ 6800/6750 insistono contemporaneamente una delle resistenze statiche più solide e la resistenza dinamica data dalla moving average 100, è facile capire come l’uscita dal triangolo discendente sarà possibile solo grazie a un aumento considerevole dei volumi (che, con l’eccezione dell’11 e del 15 ottobre, sono abbondantemente sotto la media) e più in generale della liquidità.

bitcoin triangolo discendente

Nuova bull run in arrivo?

In tale contesto, è evidente come un impulso alla quotazione potrà essere dato più da drivers fondamentali che tecnici.

A tal proposito, nelle ultime settimane a Wall Street e più in generale tra gli operatori istituzionali circolano dei rumors davvero interessanti, in merito alla possibilità che entro la fine dell’anno (o al più tardi nei primi mesi del 2019) il bitcoin possa raggiungere e superare i suoi massimi storici.

Chiaramente a fronte di un 2018 caratterizzato da un mercato in forte sofferenza, che ha dovuto far fronte a un severo calo della capitalizzazione e delle quotazioni delle criptovalute principali, questo potrebbe sembrare uno scenario poco realistico.

Tuttavia proprio i principali operatori istituzionali, senza pubblicizzare troppo la cosa, ritengono che presto potrebbero realizzarsi delle condizioni di mercato favorevoli a un nuovo pump price in stile fine 2017.

Gli elementi a supporto di questa tesi sono diversi.

Intanto l’imminente pronuncia della Securities and Exchange Commission statunitense su ben 9 ETF a replica fisica del bitcoin prevista per il 5 novembre (senza contare gli ETF della CBOE in collaborazione con le società VanEck e Solid X che hanno un’altissima probabilità di essere approvati e che saranno discussi a inizio 2019) potrebbe dare il via a una corsa sfrenata per accaparrarsi la moneta: infatti tutti gli emittenti saranno obbligati a dotarsi fisicamente di bitcoin, incidendo in maniera significativa sull’aumento della domanda.

Nuova liquidità in ingresso

Un altro elemento di considerazione, è dato dal fatto che proprio i bitcoin ETF aprirebbero le porte a quella parte di investitori retailers che ancora non sono entrati nel mercato anche se ne sono attratti.

In tale ambito, l’acquisto di uno strumento finanziario regolamentato come un bitcoin ETF è sicuramente più semplice e immediato rispetto ai canali di acquisto tradizionali, che prevedono conoscenze e capacità tecnico-informatiche non alla portata di tutti. Infatti per acquistare tale prodotto finanziario sarà sufficiente una telefonata alla propria banca o addirittura una semplice piattaforma di home banking.

Questa è la motivazione per cui molti operatori istituzionali si stanno avvicinando al mondo delle valute digitali: un radicale cambio di scenario nel mercato, che determinerà prima un boom della domanda di bitcoin e, a seguire, delle principali criptovalute ad alta e media capitalizzazione.

In tal senso, molti analisti hanno individuato un parallelo con quanto accaduto a fine 2017 con il lancio dei primi bitcoin futures (consideriamo anche come i futures siano degli strumenti meno accessibili agli investitori retailers rispetto agli ETF).

Scarcity index

Un altro elemento a sostegno di questa tesi, viene dalla Scarcity Index o indice di scarsità: più un bene è raro e più aumenta di valore.

Dunque quanti bitcoin sono disponibili nel mercato?

Sappiamo che sono stati minati più di 17 milioni di bitcoin, a fronte di un massimo di 21 milioni di pezzi.

Considerato che di questi 17, circa 5 milioni sono andati definitivamente persi, la disponibilità di bitcoin che può essere assorbita dal mercato di fatto è nell’ordine degli 11-12 milioni di monete.

Dunque tutti quegli operatori istituzionali che vorranno dotarsi di strumenti finanziari a replica fisica del bitcoin, si dovranno contendere le monete disponibili.

Alla luce di tutti gli elementi esaminati, quello appena descritto è uno scenario più che realistico e, molto presto, potrebbe determinare un nuovo boom del mercato.

Per ricevere tutte le mie analisi e aggiornamenti, iscriviti alla newsletter e seguimi su telegram

Bitcoin in ranging, quale scenario ci aspetta?

Bitcoin in ranging, quale scenario ci aspetta?

Dopo il brusco calo iniziato il 5 settembre che ha portato il bitcoin a ritestare i $ 6000, negli ultimi giorni la moneta è entrata in una fase di ranging nel canale $ 6400 – 6600.

Un altro elemento di considerazione, è quello relativo alla formazione di un higher low nel grafico settimanale (evento che non si verificava dall’inizio dell’anno) e nelle scorse analisi abbiamo già evidenziato come questo elemento fosse importante.

Inoltre abbiamo avuto l’ennesima conferma di come $ 6000 sia un’area di prezzo che attrarre un gran numero di compratori in grado di consolidare il supporto più importante della moneta in questa fase.

Nelle ultime 24 ci sono stati 3 test sui $ 6400, la parte bassa del canale di ranging, segno che la pressione delle vendite è in aumento.

btc - usd grafico orario

Comunque i volumi di trading degli ultimi giorni sono ancora piuttosto contenuti, complice sicuramente il fine settimana appena trascorso, dunque il livello ha tenuto piuttosto agevolmente.

Attualmente i livelli di prezzo da tenere sotto osservazione sono rappresentati dalla resistance zone che insiste tra i $ 6600 e i 6800 e dai supporti a $ 6400 (parte bassa del canale di ranging), $ 6100 (minimo precedente) e dal livello chiave a $ 6000.

Dall’osservazione dell’RSI e dello stocastico sul grafico giornaliero, è evidente come la moneta abbia ancora molto spazio per tentare un break al rialzo e andare a ritestare la moving average 200 in area $ 7600, che al momento rappresenta l’ostacolo più grande sul cammino del bitcoin.

btc usd rsi

In quest’ottica sarà fondamentale un aumento dei volumi, che potrebbe essere innescato dall’imminenza della pronuncia della Sec relativamente all’istanza della CBOE sui Bitcoin ETF (anche se a mio avviso lo scenario più probabile è quello di un rinvio della decisione a febbraio 2019, dove ci sarà lo showdown decisivo).

Bitcoin futures: posizioni al ribasso in calo

Dal punto di vista dei fondamentali, un dato interessante ci arriva dalla Commodity Futures Trading Commission, secondo la quale i grandi speculatori hanno ridotto per la seconda settimana consecutiva le loro posizioni al ribasso nel mercato dei Bitcoin Futures.

bitcoin futures net positions

Dal grafico si evince come la tendenza sia iniziata già da oltre un mese e attualmente siamo sui livelli più bassi dall’inizio del trading sui futures a dicembre 2017.

Questo è un chiaro segnale di come il sentiment dei grandi speculatori non è più improntato verso un deciso ribasso.

Mt GOX: nuovo sell-off?

Un’altra notizia che sta generando qualche preoccupazione all’interno della community crypto, è quella relativa all’imminente risarcimento degli utenti dell’exchange Mt Gox, fallito per bancarotta nel 2014 in seguito a un attacco hacker.

Tra qualche settimana gli ex utenti della piattaforma saranno risarciti con 160.000 bitcoin, nel frattempo recuperati dalle varie attività di indagine.

C’è chi sostiene che presto assisteremo a un enorme sell-off, dettato dalla voglia di monetizzare di quelle persone che da anni aspettano di veder sanata la propria posizione, che ha il potenziale di affossare ancora una volta il mercato.

Personalmente non credo in questo scenario, anzi ritengo che chi si vedrà consegnare un asset dalle potenzialità enormi e che nel 2014 valeva poche centinaia di dollari mentre oggi è stabilmente in zona $ 6000, percepirà la situazione come un gran colpo di fortuna.

Altro elemento da considerare, è quello del mercato Over the Counter.

Infatti dopo il clamore suscitato nei mesi scorsi dalle vendite scriteriate in open market del fiduciario di Mt Gox, l’avvocato giapponese Kobayashi meglio noto come la balena di Tokyo, c’è da scommettere che eventuali utenti desiderosi di liquidare i bitcoin restituiti, saranno indirizzati verso il mercato OTC, in modo da non impattare negativamente sulla quotazione del bitcoin attraverso una vendita di importi ingenti sulle varie piattaforme del mercato.

Bitcoin: selling pressure in aumento, ma i tori mantengono la posizione

Bitcoin: selling pressure in aumento, ma i tori mantengono la posizione

Dopo la rottura della resistenza statica in area $ 6800 avvenuta la scorsa settimana, dove insisteva anche la trendline al ribasso dai massimi di dicembre 2017, il bitcoin è riuscito a violare anche i $ 7150 consolidandosi così sopra i $ 7000.

Il raggiungimento del target price a $ 7800 indicato nella scorsa analisi, è ostacolato da una “resistance zone” che si è venuta a formare nel range $ 7500/7250.

Se infatti analizziamo la price action all’interno di questa specifica zona di prezzo, vediamo come nel recente passato ci sia stata molta azione con un considerevole aumento dei volumi di scambio.

resistance zone btc-usd

L’immagine dunque ci restituisce una situazione in cui i ribassisti sono ancora troppo forti in quella determinata area (da notare come il tentativo di rottura avvenuto domenica 2 settembre, nonostante i volumi in deciso aumento, sia stato respinto abbastanza agevolmente).

Short positions e tether dollari

A completare il quadro, sabato 1 settembre è stato registrato un aumento di ben 10000 BTC open short positions (quasi +40% nel giro di poche ore), per un controvalore di oltre $ 70 milioni, segno che in molti si aspettano un imminente calo della quotazione.

btc shorts

Alla luce degli elementi fin qui analizzati, ci aspettano due tipi di scenari nel breve termine:

il primo, in cui la pressione delle vendite determinerà un arresto dell’attuale rialzo e spingerà il bitcoin al ribasso, con un probabile retest del supporto a $ 6800;

il secondo, in cui la lettura dei ribassisti è sbagliata e la quotazione continuerà la salita, violando la resistance zone evidenziata in precedenza, così le attuali posizioni short saranno trasformate in carburante che andrà ad alimentare l’impulso del rialzo grazie allo short squeeze, che nelle scorse settimane ha già aiutato la moneta a violare i $ 6800, come abbiamo visto nelle analisi precedenti.

A rendere ancora più interessante la situazione, quasi nelle stesse ore ben 100 milioni di Tether Dollari sono stati depositati su bitfinex!

Dunque questa notizia, sommata ai volumi tornati a livelli interessanti (circa 12 miliardi di dollari scambiati negli ultimi giorni, escluse le transaction mining exchanges che a loro volta hanno dei volumi enormi) potrebbe favorire la realizzazione del secondo scenario, dato che presumibilmente le short positions attualmente aperte non avranno la forza di resistere a un nuovo rialzo.

Relative strenght index e exponential moving average

Anche dal punto squisitamente tecnico, i grafici btc-usd ci rivelano una situazione incerta.

dall’analisi del timeframe a 4 ore, vediamo come sull’RSI si sia formata una bearish divergence, che già a fine luglio ha anticipato il pesante calo della quotazione dai massimi a $ 8500, rivelandosi così un segnale dalla buona affidabilità.

btc-usd 4h RSI

al contrario osservando le exponential moving average, vediamo come la quotazione sia riuscita a violare definitivamente il muro rappresentato dalle suddette medie mobili esponenziali, che attualmente fungono da supporto e sostengono il rialzo della moneta (a metà luglio un simile scenario ha dato il via all’ultima bull run del bitcoin).

BTC-USD RIBBON ma exp

Mettendo a sistema tutti gli elementi a disposizione, il quadro generale appare caratterizzato da estrema incertezza e in questi casi la strategia migliore è quella di limitare l’operatività al minimo, in attesa che la quotazione prenda una direzione precisa.

Il bitcoin supera PayPal

Dall’analisi dei fondamentali, la notizia più interessante dei giorni scorsi è quella relativa al valore delle transazioni in bitcoin che hanno superato quelle di colossi del calibro di PayPal e Discover.

bitcoin vs paypal

Le transazioni in bitcoin nel solo 2018 si aggirano intorno a $ 1.3 trilioni.

Certo, per arrivare a competere con Visa la strada è ancora lunga (nel 2016 visa ha processato transazioni per un valore di circa $ 9 trilioni), anche perché le criptovalute sono ancora un settore di nicchia e la maggior parte delle transazioni avvengono in un contesto speculativo.

Ma nei prossimi anni la situazione potrebbe mutare radicalmente, se gli sviluppatori del Bitcoin core saranno in grado di rendere più snella e accessibile la tecnologia, favorendo così l’aumento della curva di adozione.

Il mercato dei Bitcoin ha registrato un aumento di quasi l’80% annuo negli ultimi cinque anni, raggiungendo il suo picco nel 2017 con un aumento del valore delle transazioni pari a otto volte.

Se lo stesso tasso di crescita sarà mantenuto anche nei prossimi anni, il futuro ci riserverà delle belle sorprese, incluso il Bitcoin che supera Visa (con il tasso di crescita sopra menzionato teoricamente la criptovaluta ha le potenzialità per superare i 13 trilioni di dollari in transazioni entro il 2023).

Il calo del potere d’acquisto del dollaro rinforza il bitcoin

Notoriamente il prezzo del bitcoin è legato a una serie di fattori, tra cui il livello di adozione e lo sviluppo della tecnologia.

Tuttavia ultimamente dall’analisi della relazione tra il bitcoin e lo US dollar, sono emersi degli spunti interessanti.

Negli ultimi mesi infatti mentre il dollaro saliva, bitcoin scendeva e viceversa.

Queste dinamiche sono normalmente presenti nelle realtà in cui le valute nazionali diminuiscono di valore a causa dell’iperinflazione e le persone decidono di conservare il proprio denaro in altre classi di asset (oro, obbligazioni e più di recente criptovalute) che ne conservano o aumentano il valore (gli ultimi esempi in tal senso ci vengono dalla Turchia e dal Venezuela).

L’oro e le obbligazioni però, tradizionalmente sono una classe di asset accessibile solo a un numero limitato di persone. Con l’attuale facilità di accesso al Bitcoin invece, è lecito aspettarsi che sempre più persone trasferiranno i propri fondi in criptovaluta durante i periodi di difficoltà per le rispettive valute nazionali.

Per molti anni il potere d’acquisto del dollaro USA è sceso lentamente ma inesorabilmente.

potere d'acquisto dollaro

Se questa è un’indicazione di valore futuro, possiamo aspettarci di vedere il Bitcoin diventare uno degli asset class più importanti per quegli investitori statunitensi, che cercano di mantenere o aumentare il valore del proprio denaro.

Neanche l’aumento dei tassi d’interesse messo in campo dalla Federal Reserve, un evento che di solito influisce sul prezzo dell’oro e di altre classi di asset, comprometterà il valore del Bitcoin che rimarrà in gran parte inalterato, infatti la moneta è per lo più disconnessa da qualsiasi mercato tradizionale e non ha assolutamente alcun legame con la prospettiva di un aumento dei tassi di interesse.

Agli albori del Bitcoin, le numerose barriere tecniche e il timore di attività illegali hanno impedito agli investitori tradizionali di diversificare i propri portafogli con dei cripto asset. Ma ora che il prestigio e la notorietà del Bitcoin ha raggiunto livelli interessanti, grazie anche alla collaborazione di importanti istituzioni finanziarie come il NASDAQ, la CME, la CBOE e i media come la CNBC, l’investitore medio ha finalmente realizzato l’opportunità e ora ha un punto di ingresso più accessibile per l’acquisto di criptovalute, attraverso piattaforme dal prestigio indiscusso del calibro di Coinbase.

In definitiva il miglioramento dell’accessibilità si traduce in un futuro aumento dei titolari di Bitcoin e dall’analisi della correlazione tra le Fiat currencies e la criptovaluta possiamo concludere che il valore decrescente delle monete legali, sempre più falcidiate dall’inflazione, inciderà positivamente sul prezzo del Bitcoin.

Bitcoin, prossima fermata $ 7800? Analisi tecnica e fondamentale

Bitcoin, prossima fermata $ 7800? Analisi tecnica e fondamentale

Dopo vari tentativi di rottura del livello chiave a $ 6800, nella giornata di ieri il bitcoin è riuscito a superare la resistenza e a chiudere la giornata sopra i $ 7000.

Ancora una volta la “support zone” che oscilla nel range 6200/5800 ha respinto l’assalto dei ribassisti, che hanno visto infrangere le proprie speranze sul muro dei $ 5880.

A questo proposito sono d’obbligo 2 considerazioni.

Capitalizzazione del bitcoin

Ancora una volta abbiamo avuto la dimostrazione plastica di come la “support zone” evidenziata in precedenza, abbia la capacità di attrarre nuovi compratori in grado di arrestare la caduta e invertire il trend, causando un crollo dei volumi di vendita, che invece dovrebbero essere di ben altra portata per tentare la violazione di quel supporto che, come mi piace ripetere, ormai è inequivocabilmente la “Linea del Piave” del bitcoin.

Ma proprio nel momento in cui gli orsi ne avrebbero più bisogno, ecco che finiscono “le munizioni”.

Questa dinamica è facilmente spiegata dall’analisi del market cap del bitcoin.

Infatti, vediamo come in corrispondenza dei $ 5800 vi siano i 100 miliardi di capitalizzazione, che stanno supportando la moneta in ogni tentativo di rottura al ribasso.

Questo significa che i “one hundred billions holders” non hanno alcuna intenzione di vendere i propri bitcoin, ragion per cui senza un loro ripensamento per i ribassisti sarà una sorta di mission impossible violare al ribasso i $ 5800, a meno di non ricaricare l’arsenale (ma per far questo devono necessariamente acquistare bitcoin).

Un bel circolo vizioso, vero?

bitcoin market cap

Un’altra strada è quella della vendita allo scoperto, che è esattamente ciò a cui abbiamo assistito nelle ultime settimane.

Quest’approccio però non va a influenzare direttamente la quotazione, ma va a incidere solo su quello che è il sentiment del mercato, che sull’onda dei contratti short in aumento si orienta al ribasso.

I problemi arrivano nel momento in cui i ribassisti vengono attaccati attraverso una manovra speculativa nota come short squeeze, ossia quando il numero di contratti venduti allo scoperto raggiunge un livello di guardia tale da indurre grandi gruppi di speculatori a puntare fortemente al rialzo, in modo da far scattare le ricoperture delle numerose posizioni ribassiste che andranno ad alimentare ulteriormente l’impulso del rialzo.

Ed è esattamente questo che potrebbe verificarsi nelle prossime ore, se il bitcoin riuscirà a consolidarsi stabilmente sopra i $7000.

btc shorts

Struttura al rialzo

Il secondo elemento di considerazione è quello afferente la formazione di un higher low sul grafico, in relazione al minimo di fine giugno a $ 5770.

Come ho già indicato nella scorsa analisi, questo è il primo e fondamentale step da cui partire per la formazione di una nuova struttura al rialzo (la violazione dei $ 5770 e il conseguente lower low al contrario avrebbe determinato la conferma del trend di medio periodo orientato a un deciso ribasso).

Il prossimo decisivo passo per la moneta a questo punto consiste nel cercare di stabilire un nuovo higher high sul grafico, superando il massimo precedente a $ 8500, ma prima si dovranno fare i conti con quella resistenza dinamica che negli ultimi mesi ha frustrato tutti i tentativi di risalita della quotazione: la Simple Moving Average 200, che attualmente insiste in area $ 7800.

bitcoin ma 200 daily

Vediamo infatti come da febbraio 2018 in almeno 3 occasioni il trend al rialzo ha perso slancio proprio in prossimità della media mobile a 200 periodi.

Dunque i prossimi livelli su cui tenere i fari puntati sono i $ 7800, dove insiste la SMA 200 e gli $ 8500, dove abbiamo il lower high precedente.

Rompere la SMA 200 e stabilire un higher high violando il massimo precedente, questo sarà il vero banco di prova del bitcoin, che ci dirà finalmente se il trend secondario è uscito dalla sua fase bearish.

Analisi fondamentale

Dal punto di vista dei fondamentali, due notizie sono meritevoli di approfondimento.

La prima è relativa al lancio della VCA (Virtual Commodities Agency) da parte dei fratelli Winklevoss, un’organizzazione autoregolatrice per il settore delle criptovalute.

Il lancio di questa agenzia è una risposta alle preoccupazioni della SEC descritte in una lettera all’inizio di quest’anno, relative ai meccanismi di sicurezza interni e ai tentativi di price fixing negli exchange di criptovalute, da cui è scaturita anche un’indagine federale ufficiale.

Lo sforzo di autoregolamentazione del settore è stato accolto con favore dalle autorità preposte, in quanto una simile entità potrebbe avere un impatto significativo sull’integrità e sulla credibilità di questo giovane mercato, soprattutto alla luce degli ultimi eventi che recentemente hanno determinato alcune problematiche nelle varie piattaforme, legate alla manipolazione dei prezzi sui bitcoin futures e alla piaga del pump and dump, senza contare gli innumerevoli tentativi di price fixing.

L’annuncio è stato accolto con favore anche dalla Commodities Futures Trading Commission CFTC.

Tra le attività dell’agenzia vi è l’istituzione di un meccanismo di condivisione delle informazioni tra le varie piattaforme di trading che listano prodotti basati su beni virtuali, per scopi di sorveglianza del mercato. L’organizzazione mira anche alla diffusione di dati certificati relativi ai prezzi e alla negoziazione dei cripto asset, in modo da migliorarne l’affidabilità e la trasparenza.

Ritengo che questa sia un’ottima iniziativa, soprattutto alla luce dell’esigenza sempre più impellente di porre un argine alle manovre “poco chiare” che spesso caratterizzano il mercato delle criptovalute, che come ho già indicato negli articoli precedenti, ne minano la credibilità alle fondamenta.

L’altra notizia di giornata, è senza dubbio quella relativa all’annuncio dell’asset manager Morgan Creek Capital, che sull’onda delle iniziative simili di giganti del calibro di Black Rock e Northern Trust, ha annunciato la creazione di un Digital Asset Index Fund.

L’avvicinamento di questi colossi finanziari, ci dimostra ancora una volta come l’appeal del bitcoin e delle criptovalute sia in deciso aumento e l’ingresso dei capitali di questi grandi investitori, potrebbe rappresentare la scintilla che darà il via a una nuova salita impetuosa della capitalizzazione del mercato, che mai come in questa fase ha bisogno dell’iniezione di nuova liquidità.

Bitcoin: analisi tecnica e fondamentale 28 luglio 2018

Bitcoin: analisi tecnica e fondamentale 28 luglio 2018

La recente quanto sorprendente bull run dai minimi di fine giugno, ha portato il bitcoin a un rialzo di oltre il 40% in poco meno di un mese

A fronte di questo incremento importante una correzione era inevitabile e infatti è arrivata puntuale nella giornata di giovedì 26 luglio.

bull run bitcoin

Più che i legittimi dubbi sulla tempistica dell’approvazione dei primi bitcoin ETF da parte della Sec, il fattore principale che ha determinato questo storno è stata la presa di profitto di quegli investitori che hanno aperto delle posizioni long proprio sui minimi di giugno in area 5800 $ e che adesso legittimamente passano all’incasso.

Chiudere un’operazione in meno di un mese con un gain del 40%, ma anche “solo” del 25% per i traders più prudenti, è un evento più unico che raro nei mercati finanziari.

D’altra parte è vero che gli operatori sono stati agevolati nella scelta anche da alcuni drivers tecnici; infatti osservando il grafico giornaliero del bitcoin noteremo come la moneta sia giunta in prossimità di un livello di resistenza importante, rappresentato dalla SMA 200.

Ma procediamo con ordine.

Analisi tecnica di breve

bitcoin daily chart

La trend line che ha respinto la quotazione per ben 3 volte da gennaio 2018 (in giallo) è stata rotta definitivamente nella giornata di martedì 24 luglio e adesso da resistenza quasi inviolabile (ricordiamo con quale violenza il prezzo è stato respinto il 5 maggio sul livello dei $ 10000), è diventata un solido supporto.

In quella circostanza, si era cementata una super-resistenza che includeva la suddetta trend line, la Simple Moving Average 200 e il prezzo $ 10000 che già da solo normalmente rappresenta una soglia psicologica importante.

La rottura della trend line comunque è un ottimo segnale di forza dell’attuale trend di breve: la moneta infatti ha esaurito la sua correzione proprio sul supporto da essa rappresentato.

Anche l’RSI sul giornaliero avvalora questa tesi, a dispetto di quegli analisti che vedono nella condizione di iper-comprato un possibile segnale di esaurimento del trend.

RSI BITCOIN

Vediamo infatti come in passato ogni volta che la moneta è stata in zona over-bought, ha poi avuto lo spunto per una bull run (tra le più clamorose ricordiamo quella avvenuta tra luglio e dicembre 2017 che ha portato il bitcoin alla soglia dei $ 20000).

Da questa prospettiva, l’attuale condizione potrebbe essere un indicatore che stiamo entrando in una fase bullish.

Sulla weekly chart è ancora più evidente lo “spazio” a disposizione del bitcoin.

bitcoin weekly chart

Ora con l’aiuto di Fibonacci analizziamo i livelli di prezzo più significativi:

Misurando il potential reversal del trend al ribasso iniziato il 5 maggio, vediamo come la quotazione ha interrotto la sua corsa proprio sul livello 0.618 che insiste in area $ 8400 e come la moneta adesso si stia muovendo proprio nel canale tra 0.618, molto vicino alla MA 200 che storicamente è una resistenza durissima, e 0.5 dove passa anche la trend line che sta supportando il bitcoin.

 

bitcoin fibonacci reversal bearish trend

Invece, analizzando dal massimo di martedì 24 luglio il potential reversal del trend al rialzo partito a fine giugno, osserviamo come la moneta abbia interrotto la sua correzione proprio sul livello 0.236 che guarda caso insiste praticamente in corrispondenza della nostra famigerata trend line.

Alla luce dell’acquisizione di tutti questi elementi, verosimilmente nei prossimi giorni il bitcoin continuerà la sua fase di ranging all’interno del canale evidenziato nella foto qui sotto, in attesa di sferrare l’attacco alla resistenza dinamica rappresentata dalla media mobile a 200 periodi.

bitcoin potential reversal bullish trend

Bitcoin Dominance

Come ho già evidenziato nell’analisi di inizio settimana, il bitcoin ha raggiunto il 47% che rappresenta il suo massimo relativo dal dicembre 2017, a fronte di un evidente periodo di grande difficoltà per le altcoins.

bitcoin dominance

Senza entrare nuovamente nel merito, (chi vuole può approfondire leggendo l’analisi di lunedì 23 luglio) i termini della questione sono semplici:

LE ALTCOINS SONO IN PROFONDA SOFFERENZA E IN QUESTO MOMENTO INVESTIRE SU DI ESSE UNA GROSSA PARTE DEL PROPRIO CAPITALE NON E’ PREMIANTE.

Nel grafico relativo alla dominance troviamo un dato interessante, cioè quel 20% di others, riferito alla maggioranza delle altcoin con l’esclusione delle top 15.

Bene, la maggior parte di queste others sono degli scams (con le varie gradazioni), o comunque dei progetti non così validi da meritare l’attuale livello di capitalizzazione.

Questo significa che c’è una grandissima inflazione di altcoins.

In sostanza, oggi è molto rischioso investire con un’ottica di lungo periodo sulle altcoins, contando su enormi ritorni d’investimento in stile anni d’oro 2016/17, perché verosimilmente i 2/3 delle alts semplicemente non esisteranno più da qui ai prossimi anni.

Dall’altro lato, possiamo invece aspettarci che il bitcoin raggiunga presto il 50% di dominance, sfruttando l’hype derivante dalla recente analisi fondamentale della moneta.

Dunque sull’onda delle ultime news (prima su tutte l’attesa per il lancio del primo bitcoin etf da parte della CBOE) e dalla FOMO (Fear Of Missing Out) che queste notizie scateneranno, è presumibile aspettarsi una nuova bull run del bitcoin in stile giugno – dicembre 2017, che ha portato la moneta a sfiorare i $ 20000 e il 65% di dominance.

BITCOIN BULL RUN 2017

In questo scenario, chiaramente è più profittevole investire buona parte del proprio capitale in bitcoin piuttosto che in altcoins.

Chiaramente si potrà riservare una parte residuale (a mio avviso non più del 10-15%) a quei progetti più validi che avranno la forza di “sopravvivere” alla selezione naturale dei prossimi anni e che adesso è possibile acquistare a ottimi prezzi.

Dalla prospettiva del trading di breve/investimento a medio termine, invece le altcoins rappresentano ancora un’ottima opportunità, soprattutto alla luce dell’hype di cui ancora godono (del tutto ingiustificato a mio avviso, con qualche lodevole eccezione) che favorirà un recupero delle rispettive quotazioni dopo la sanguinosa fase bearish dell’ultimo trimestre.

Prima di chiudere la sezione relativa alla dominance, diamo un’occhiata veloce al grafico della capitalizzazione del mercato.

CRYPTO MARKET CAP

Da metà luglio si è formata una resistenza che impedisce alla capitalizzazione del mercato di rompere la soglia dei 300 miliardi di dollari.

La rottura di tale resistenza, è la condizione indispensabile alla prosecuzione dell’attuale fase rialzista del mercato.

“Sine pecunia ne cantantur missae”.

News – Wall Street si unisce al party?

Diamo una rapida occhiata alle notizie più interessanti della settimana.

Il primo posto va senza dubbio ai rumors relativi all’imminente approvazione da parte della Sec del primo bitcoin ETF.

Inutile dilungarsi troppo sull’argomento, anche perché è stato trattato esaustivamente nelle precedenti analisi, ma è sufficiente dire che l’eventuale concessione dell’autorizzazione alla CBOE, inietterebbe nel mercato delle criptovalute un fiume di capitali freschi.

Un’altra notizia davvero interessante che è passata piuttosto sottotraccia, è quella relativa al volume dei bitcoin futures nell’ultima settimana: nella sola giornata di martedì 24 luglio, sono stati tradati ben 572 milioni di dollari in bitcoin futures!

L’importanza dell’evento è riassunta perfettamente in questo tweet della CME, la borsa di Chicago che per prima ha quotato i bitcoin futures.cme group tweet

Questo significa che l’interesse dei big players nei confronti del bitcoin e del mercato criptpo è sempre più elevato e le recenti notizie positive (Unione Europea che riconosce di fatto le criptovalute, il fondo black rock che mostra interesse nei confronti delle cripto, la Sec che dichiara apertamente che le criptovalute primarie sono troppo decentralizzate per essere considerate dei titoli di borsa) hanno contribuito a rompere la diffidenza che ha contraddistinto negli ultimi mesi i grandi investitori.

Lightning Network

Un ultimo accenno al lightning network, che si sta dimostrando uno degli upgrade più importante del bitcoin core negli ultimi anni.

Ho trovato queste due foto, che mostrano l’evoluzione dei nodi, dei canali e della capacità totale del lightning network da gennaio 2018 a oggi.

A volte le parole non sono sufficienti a descrivere la magnificenza di un evento e credo che questo sia uno di quei casi.

Lightning network gen 2018

LIGHTNING NETWORK

IL FUTURO E’ ADESSO!

CP

Bitcoin: dominance da record, torna la star del mercato

Bitcoin: dominance da record, torna la star del mercato

Il doppio minimo di fine giugno del bitcoin a $ 5750, alla luce degli ultimi eventi assume sempre di più i connotati di una sorta di bear trap.

fasi di mercato

Il sell-off che ha causato il doppio test dei $ 5750 ha indotto molti traders ad aprire posizioni short sul bitcoin, ritenendo ormai compromessa la tenuta del supporto in area $ 6000, che invece ha assorbito il violento urto ed è stato in grado di respingere la pressione dei venditori.

 

L’improvviso rialzo di martedì 17 luglio, in parte è stato alimentato proprio dalle “ricoperture” di questi investitori sulla rottura dei $ 6750 che, come indicato in questa analisi di inizio luglio, rappresentava uno dei livelli chiave da superare.

Attualmente il bitcoin ha 3 ostacoli sulla sua strada: le resistenze dinamiche rappresentate dalle medie mobili a 100 e 200 periodi, che insistono rispettivamente in area $ 7600 e $ 7850 (linea verde e gialla nel grafico in foto) e la resistenza statica a $ 7750.

La leggera correzione a cui abbiamo assistito nel fine settimana, è stata causata da una fisiologica presa di profitto da parte di quei traders che sono dentro dai minimi di fine giugno e, a fronte di un guadagno vicino al 30% in sole tre settimane, hanno ritenuto opportuno chiudere le proprie posizioni.

Storno che comunque non ha compromesso la fase al rialzo, anche se solo il definitivo superamento delle resistenze sopracitate, darà luogo al breakout, con i successivi target in area 8800 e 10000 $.

Le dinamiche delle ultime settimane hanno evidenziato come, nel momento di maggior difficoltà, il bitcoin abbia sorpreso nuovamente tutti regalando un rally incredibile, ripagando la fiducia di tutti quei compratori che hanno consentito la difesa del livello $ 5750 a fine giugno.

Capitalizzazione del mercato e dominance del bitcoin

E’ interessante notare come contrariamente all’andamento degli ultimi mesi, dove la dominance del bitcoin è cresciuta in maniera inversamente proporzionale all’aumento della capitalizzazione del mercato, negli ultimi giorni la relazione sia tornata diretta.

dominance bitcoin

Infatti a fronte dell’ingresso di circa 20 miliardi di dollari nel mercato delle criptovalute durante l’ultima settimana, la dominance del bitcoin è passata dal 41 a quasi il 46%, che rappresenta il punto più alto da dicembre 2017.

Dall’analisi della capitalizzazione del bitcoin, si evince chiaramente come la maggior parte della nuova liquidità sia confluita quasi interamente sulla moneta principale.

capitalizzazione bitcoin

Questo significa che il Bitcoin è tornata la star indiscussa del mercato! 

Bitcoin vs Altcoins

Questo scenario era ampiamente prevedibile dall’analisi fondamentale del mese di luglio:

L’Unione Europea che di fatto legittima le criptovalute, la Sec che riconosce esplicitamente la natura decentralizzata del bitcoin e delle criptovalute primarie, la borsa di Chicago (CBOE) che spinge per lanciare il primo Bitcoin ETF, il fondo Blackrock (il più grande asset manager del mondo) che annuncia la creazione di un gruppo di studio sulla blockchain e le valute digitali, sono tutti segnali evidenti di un imminente boom del mercato.

E la moneta che sta attirando maggiormente l’interesse degli investitori, è proprio il bitcoin che, oltre agli eventi sopracitati, è interessato da importanti upgrade del proprio protocollo che lo renderanno estremamente competitivo nei confronti delle altre criptovalute, come ho già scritto in questo approfondimento.

Le altre monete del mercato, dopo aver beneficiato almeno inizialmente dell’improvvisa salita del bitcoin, hanno lasciato sul terreno parte dei progressi ottenuti e, in alcuni casi, hanno azzerato l’intero rialzo.

Questo proprio a causa della concentrazione dei capitali sul principale asset del mercato delle valute digitali, il bitcoin.

In questo contesto è chiaro come il bitcoin sia riuscito a riprendersi prepotentemente la scena, dopo i mesi difficili in cui la sua superiorità tecnica è stata più volte messa in discussione da altri progetti.

Vedremo se nelle prossime settimane questa tendenza sarà confermata o assisteremo a un ritorno aggressivo delle altcoins, magari grazie alla rinnovata fiducia degli investitori nei confronti del mercato delle valute digitali.

 

 

 

Bitcoin: analisi del ciclo di medio periodo

Bitcoin: analisi del ciclo di medio periodo

Approfittiamo delle relativa calma per fare un aggiornamento ciclico sul bitcoin.

Anzitutto occorre dire che il supporto a 6100$, che rappresenta il 66% di ritracciamento dell’ultimo rialzo, ha, almeno momentaneamente, tenuto chiudendo anche il ciclo a 15 giorni del bitcoin iniziato il 30 giugno.

Adesso siamo all’inizio di un secondo ciclo che deve dimostrare di avere la forza di superare le resistenze a 6300 e 6500$ se vuole superare il massimo del ciclo precedente a 6750$.

In caso contrario attenzione al supporto dei 6100$ che se violato porterebbe le quotazioni a testare il minimo precedente a 5850$.

E’ ancora una volta l’indecisione a dominare questa fase di mercato e nei prossimi giorni i volumi e la capitalizzazione ci diranno quale direzione vuole prendere il bitcoin.

MC

Bitcoin: rimbalzo tecnico o inversione del trend?

Bitcoin: rimbalzo tecnico o inversione del trend?

 

Il mercato delle criptovalute nelle ultime settimane sta vivendo una fase particolare che merita un approfondimento.

Con questo articolo analizzerò gli elementi più importanti di analisi fondamentale e tecnica, per cercare di fornire una visione d’insieme utile a comprendere le dinamiche a cui stiamo assistendo.

Il bitcoin intanto si conferma sempre più il benchmark del mercato cripto, che influenza pesantemente, suo malgrado, l’andamento delle altcoins.

Prendiamo ad esempio le prime 10 criptovalute nel marketcap: scopriremo come i grafici abbiano un andamento pressochè identico (con l’ovvia eccezione di Tether).

mercato cripto top 10 coin

La dominance del bitcoin è tornata quasi al 42%, dopo che a gennaio era scesa intorno al 32%. Questo fenomeno è normale in un mercato al ribasso, dove i capitali residui tendono naturalmente a muoversi verso gli asset considerati più solidi.

capitalizzazione bitcoin

Analizzando i fondamentali del mercato delle ultime settimane, troveremo molte notizie interessanti che stanno contribuendo a creare fermento nel mondo crypto.

Non mi riferisco ai rumors e alle notizie non verificate a cui siamo abituati da tempo ormai, come l’ultima che circola da giorni in merito all’acquisizione di Coinbase da parte di Facebook, quanto piuttosto a notizie che sul lungo periodo impatteranno in maniera decisiva sul mercato.

Sicuramente quella che ha avuto più risonanza e che indubbiamente determinerà un cambio di scenario nel mondo delle criptovalute, è stata la presa di posizione della US Securities and Exchange Commission in merito a ethereum e alle Initial Coin Offering (ICO).

Se da un lato la Sec ha confermato come ethereum non si possa considerare un Security Token, dall’altro ha in pratica classificato tutti i progetti in fase ICO alla stregua di una security, cioè un titolo di borsa.

Questo significa che una volta ufficializzata la cosa, la maggior parte delle ICO non potrà più essere listata sui vari crypto exchange non registrati presso la Sec.

Ovviamente questa notizia avrà dei pesanti risvolti sul mercato.

Dopo circa due settimane dalla comunicazione della Sec, facebook ha deciso di revocare il divieto di pubblicità di criptovalute  sulla propria piattaforma, divieto che invece permane per le ICO.

Un’altra news che ha fatto discutere molto la communuty cripto, è quella relativa al report pubblicato sul sito della Banca dei regolamenti (BRI), con cui quest’ultima ha attaccato duramente le criptovalute.

Un altro argomento utilizzato dai detrattori del bitcoin, verte su una presunta inefficienza energetica del mining della valuta digitale, anche se la rivista Forbes si è incaricata di smentire definitivamente questa credenza con un articolo magistrale.

Insomma, carne al fuoco dal punto di vista dei fondamentali ne abbiamo tanta, ora proviamo a mettere tutti questi elementi a sistema, per trovare una sintesi che ci fornisca un quadro d’insieme sulla situazione attuale del mercato.

Selezione naturale

 

Non per traslare sul darwinismo, ma quella a cui stiamo assistendo è una vera e propria selezione naturale del mercato: le monete nate sull’onda dell’entusiasmo del 2017, ma che non hanno alle spalle una struttura e un progetto solido, stanno lentamente ma inesorabilmente scomparendo.

Già qualche mese fa, ho evidenziato questa tendenza in un articolo in cui abbiamo visto come circa l’80% delle ICO degli ultimi mesi, si siano poi rivelate degli scam o comunque progetti deboli, falliti nel giro di poco tempo.

Questa tendenza, ovviamente, è peggiorata in questa fase di mercato caratterizzata da forti ribassi.

Quando il mercato va alle stelle, come nel 2017, è davvero facile trarre grossi profitti. I problemi iniziano nelle fasi di ribasso, che in un mercato estremamente volatile come quello cripto, possono essere davvero severe.

Tuttavia analizzando più in profondità i cicli del mercato, scopriremo che anche le fasi di ribasso possono rivelarsi utili dal punto di vista dello sviluppo della tecnologia.

Strutturalmente questo è un mercato che si basa su un processo di continua innovazione della tecnologia sottostante e sulla curva di adozione di questa nuova tecnologia.

Nelle fasi ribassiste, la ricerca e lo sviluppo vanno quasi a “compensare” il momento di calo, creando i presupposti per un nuovo Boom, mentre le fasi di forte rialzo attraggono nuovi soggetti che si avvicinano alle criptovalute (anche se non è detto che la cosa coincida con un aumento della curva di adozione, dato che nelle fasi di “bolla” spesso i nuovi players sono speculatori e opportunity seekers).

I cicli al rialzo e al ribasso dunque sono complementari e propedeutici allo sviluppo e all’adozione della tecnologia stessa.

Lo sviluppo del bitcoin – Lightning Network

 

Prendiamo il caso del bitcoin che, proprio mentre le quotazioni scendono, sta implementando continui miglioramenti al proprio protocollo, che potrebbero presto determinare una nuova fase di boom.

Lo sviluppo di cui spesso sentiamo parlare, ma il cui funzionamento non è chiaro a molti vista la difficoltà e la tecnicità delle tematiche, è il Lightning Network.

Cercherò di spiegare con parole semplici gli aspetti principali dello sviluppo del LN:

  • miglioramento della privacy: le transazioni all’interno di un canale LN restano private, al contrario di quelle su blockchain;
  • implementazione di smart contract e dunque tokens su layer LN;
  • possibilità di effettuare grandi quantità di microtransazioni immediate, idonee alle applicazioni Internet of Things.

Di fatto LN e’ una sorta di infrastruttura, di protocollo, sul quale sara’ possibile costruire svariate tipologie di applicazioni, aggiungendo layer di reti “sopra” quella bitcoin.

Un po’ come internet, che nei primi anni ’90 era agli albori e con il tempo vi sono state “costruite” sopra una miriade di applicazioni.

Insomma con il lightning network si prospetta uno scenario dalle potenzialità enormi, proprio nel momento di maggiore difficoltà per il Re delle criptovalute.

La cosa più importante per il bitcoin in questo momento non è la quotazione, ma la quantità di persone che lo utilizzano.

Spesso si è portati a credere che il numero di possessori di bitcoin cambi al variare del prezzo, ma sul lungo periodo è vero il contrario.

Il bitcoin infatti ha una chiara natura deflattiva (visto il tetto massimo di 21 milioni di pezzi che si potranno minare), dunque aumentando il numero di utilizzatori aumenterà anche il valore, in base al principio di scarsità di un determinato bene.

E c’è da scommettere che in tutto questo il lightning network avrà un ruolo fondamentale.

L’inizio della fine per la maggior parte delle ICO

 

La US Sec è stata chiara: le criptovalute primarie non sono da considerare dei titoli,  mentre i token offerti durante le ICO molto probabilmente sono per lo più delle securities.

William Hinman, capo della divisione Corporate Finance per la SEC, ha affermato che “Il punto chiave per determinare se un titolo possa essere considerato tale, è il modo in cui viene venduto e le aspettative degli acquirenti”.

In poche parole, se i token legati a una startup o società, dunque centralizzati, vengono rilasciati sotto forma di dividendi al fine di ricavarne un utile, siamo di fronte a una security (o appunto un titolo).

Siamo dunque alla resa dei conti tra le potenziali criptomonete decentralizzate e che possono trovare svariate applicazioni, tra cui le funzioni avanzate tipo gli smart contracts, e token che non sono altro che “emissioni” di startup del settore blockchain (a volte solo mascherate per sfruttare l’hype e la popolarità del settore) che non danno i diritti di un titolo ma sono spesso solo scam.

Diversamente dal 2017, adesso è necessario mettere in pratica una serrata selezione dei migliori progetti che offre il mercato delle ICO e che possono essere ancora delle valide occasioni di investimento, proprio perchè i token saranno sempre più considerati securities e dunque avranno moltiplicatori di guadagno sempre minori, ma con gli high risk tipici delle startup innovative

Per questo motivo nel Club Bitcoin 3X abbiamo un’apposita sezione dedicata all’analisi e allo studio delle migliori opportunità nel settore delle ICO.

Analisi tecnica BTC/USD

 

In questi giorni il web pullula di pseudo-analisti che si cimentano nelle più svariate previsioni sulla sorte del bitcoin nel breve periodo.

Ritengo sia difficile e inutile tentare un approccio di questo tipo, in quanto il mercato cripto attualmente è in balia di una forte speculazione, come abbiamo avuto modo di vedere nel secondo trimestre del 2018.

Quella che possiamo fare invece, è un’analisi di ampio respiro per individuare le potenzialità e il trend del bitcoin nel lungo periodo.

Una lettura che attualmente va molto di moda, è quella in cui si va a paragonare il grafico BTC/USD del 2018 con quello del 2014.

BTC/USD 2014

BTC/USD 2018

Nel dicembre 2013 abbiamo avuto una bull run graficamente simile (ma totalmente differente dal punto di vista dei fondamentali) a quella del dicembre 2017, a cui è seguita in entrambi i casi una violenta correzione che si è protratta per molto tempo (nel caso del 2014 per circa un anno).

I risultati dell’analisi comparativa, ovviamente portano questi analisti della domenica a concludere che avremo la stessa dinamica nel 2018.

Andiamo a vedere perchè questa previsione è decisamente azzardata.

Intanto non si tiene conto del contesto di quel periodo.

Nella primavera del 2014 c’è stato l’attacco informatico verso l’exchange Mt Gox  (all’epoca l’hackeraggio più grave nella breve storia del giovane mercato cripto) che è stato vissuto come un vero e proprio psico-dramma dalla community internazionale.

Per fare un paragone con la situazione attuale, è come se oggi venisse attaccato Coinbase.

Gli attacchi informatici a cui stiamo assistendo negli ultimi mesi (l’ultimo in ordine cronologico è quello a bithumb) non sono minimamente paragonabili a quello subito da Mt Gox, che all’epoca ha causato un vero e proprio terremoto sul mercato.

Capite bene come già solo con l’analisi di questo evento, il paragone tra il 2014 e il 2018 sia quantomeno azzardato.

Inoltre dal punto di vista dei fondamentali del bitcoin, stiamo cercando di confrontare due “ere” totalmente diverse.

Alla velocità con cui si muove la tecnologia, 4 anni sono un’eternità.

Dal 2012 al 2014 intanto, non c’è stato alcun upgrade del protocollo Bitcoin, dunque per ben due anni non sono state apportate innovazioni alla tecnologia (gli ultimi aggiornamenti al protocollo infatti risalivano all’aprile 2012 con le transazioni pay to script hash – P2SH, standardizzate in BIP 16).

Al contrario oggi abbiamo una community decisamente più vivace e gli sviluppatori del bitcoin core sono aumentati esponenzialmente, fornendo un contributo determinante allo sviluppo e all’evoluzione della tecnologia, come si evince chiaramente da questa rappresentazione grafica

 

Oltre al Lightning Network, teorizzato per la prima volta all’inizio del 2015 e di cui abbiamo già ampiamente discusso in precedenza, negli ultimi anni abbiamo avuto una serie di upgrade strutturali al protocollo Bitcoin, la maggior parte dei quali propedeutici al Lightning Network, che ci danno appunto l’idea di quanto lavoro ci sia nel back end di questa tecnologia.

L’ultima in ordine di tempo è stata l’implementazione del protocollo SegWit (Segregated Witness), destinato a incrementare la protezione delle transazioni e aumentare la capacità del blocchi.

A questo punto credo sia palese come il paragone tra il 2014 e il 2018 sia totalmente fuorviante.

Adesso analizziamo nel dettaglio il grafico daily del bitcoin/dollaro e cerchiamo di osservare le attuali dinamiche dalla giusta prospettiva.

bitcoin - dollaro

Ho preparato quast’immagine domenica 1 luglio, ed è perfetta per valutare lo scenario attuale.

Intanto vediamo che, come avevo già suggerito nell’analisi di lungo periodo di metà giugno, (andando contro la maggioranza di pseudo traders che si stracciavano le vesti e individuavano target price a 3000 dollari) il supporto in area 6000 $ si è rivelato davvero la “linea del Piave” del bitcoin.

Utilizzando una metafora militare, vediamo come le brecce del 24 e 28 giugno siano state prontamente respinte, facendo tornare la moneta in “zona di sicurezza”. Ormai è chiaro come quell’area di prezzo attragga una marea di acquirenti, che hanno individuato il livello come il punto d’ingresso ideale per la strategia buy the dip. 

Il veloce recupero è stato favorito anche all’evidente condizione di oversold apprezzabile sull’RSI, ma la vera chiave di volta è data piuttosto dalla comparsa di molti compratori decisi ad acquistare.

Nella giornata di ieri abbiamo assistito al secondo step di questa fase, che non sappiamo ancora se definire di inversione o semplice pullback.

Il bitcoin infatti si è avvicinato alla soglia dei 6700 $, che rappresenta la prima vera resistenza da superare.

La vera partita si gioca qui.

Se la moneta avrà la forza di superare questa soglia, allora avrà la strada spianata verso i 7300$ e infine verso i 7700$, dove a mio avviso avremo il vero e proprio break out.

Molto ci diranno i volumi e ancora di più la capitalizzazione del mercato, che dovrà tornare necessariamente sopra i 300 miliardi di dollari, per alimentare la ripresa del bitcoin e di tutto il mercato delle criptovalute.

Diversamente, avremo avuto la conferma che la fase attuale non è nient’altro che un rimbalzo tecnico e dunque c’è il rischio di vedere un nuovo test del supporto a 6000 $, già indebolito dai tentativi di rottura delle scorse settimane.

A mio avviso questi sono i punti fermi da avere ben presenti in questa fase, tutto il resto lascia solo il tempo che trova.

Dato che non mi piace nascondermi però, come ho già fatto con l’analisi di metà giugno, vi dirò la mia.

Ritengo che il primo scenario sia quello più verosimile, dunque ci sono buone possibilità di vedere un recupero del bitcoin e di conseguenza di tutto il mercato nel medio periodo.

Ma se anche ciò non dovesse verificarsi in questa fase, le prospettive di crescita del mercato delle valute digitali sono rosee, come abbiamo avuto modo di scoprire nel corso dell’articolo, dunque gli investitori che hanno acquistato le proprie cripto in un’ottica di lungo periodo, possono essere soddisfatti.

Paradossalmente, questa fase potrebbe essere l’ideale per incrementare le proprie posizioni e abbassare il prezzo medio d’acquisto, visto l’ottimo rapporto rischio/rendimento dato da questa fase di mercato.

Buon trading

CP

 

 

 

 

 

 

 

Il Bitcoin ha raggiunto la bottom line?

Il Bitcoin ha raggiunto la bottom line?

Dopo il rally partito il 12 aprile e culminato con il raggiungimento di quota 10000$ il 5 maggio, abbiamo assistito a un lento ma inesorabile declino della moneta, che è tornata intorno alla fatidica zona dei 6000 $.

Ancora una volta quest’area di prezzo si rivela un solidissimo supporto e pare aver frenato la caduta della quotazione, almeno per il momento.

Dopo torneremo sull’analisi del grafico, ma prima alcune considerazioni.

La bull run di aprile, per quanto entusiasmante e ricca di soddisfazioni anche per noi, alla fine si è rivelata per quello che realmente era: un pump del bitcoin innescato il 12 aprile con quello short squeeze da manuale, che ha costretto molti traders a chiudere velocemente le proprie posizioni short. I primi di maggio poi, quando anche il più ostinato dei traders si è convinto a chiudere con severe perdite le proprie posizioni short, credendo che ormai il bitcoin fosse pronto a raggiungere i massimi di marzo, ecco che è successo esattamente il contrario! Il titolo è stato spinto ferocemente al ribasso.

Ricordate quei giorni? Le false voci sulla Sec in procinto di classificare ethereum come un security token, Bill Gates, Buffet e soci che criticano aspramente il bitcoin palesando platealmente il loro orientamento a “shortare” il titolo, e il resto è storia recente.

Qui puoi approfondire la notizia. 

Non sto facendo complottismo, anche perchè non ho mai amato questo genere di impostazione mentale, ma cerco semplicemente di riordinare gli eventi.

Il giorno 11 aprile, prima dell’inizio della bull run che ha portato il bitcoin in mezza giornata a passare dai 6700 a quasi 8000$, la capitalizzazione del mercato era di circa 270 miliardi di dollari. Quel giorno in poche ore sono stati immessi nel mercato più di 20 miliardi di dollari.

Sono poche le persone o gli hedge fund che dispongono di una tale potenza di fuoco e, chi due mesi fa predicava cautela sottolineando l’anomalia di quel rialzo, aveva decisamente visto giusto.

In meno di un mese sono stati letteralmente pompati nel mercato quasi 200 miliardi di dollari, (il 5 maggio sono stati toccati i 460 miliardi di dollari) dunque la capitalizzazione del mercato cripto è quasi raddoppiata in 25 giorni!

Oggi siamo tornati ai livelli di capitalizzazione pre bull run (275 miliardi di dollari) e questo forse, RIBADISCO IL FORSE, potrebbe essere un indizio che ci rivela che la spinta al ribasso sia quasi esaurita.

E’ di qualche settimana fa la notizia che il Dipartimento di giustizia americano in collaborazione con la Commodity Futures Trading Commission, sta indagando su una presunta manipolazione del prezzo del bitcoin e c’è da scommettere che le indagini stanno puntando i fari proprio nella fase che abbiamo analizzato in precedenza.

Qui puoi approfondire la notizia.

Ovviamente la dinamica appena descritta ha un nome ben preciso: SPECULAZIONE.

Questo tipo di speculazione aggressiva è chiaramente un reato, anche perchè ricordiamo che anche se il mercato cripto non è regolamentato, il bitcoin è quotato sottoforma di Bitcoin Futures su diverse borse e piattaforme, e in questo caso la CFTC (Commodity Futures Trading Commission) e la SEC, se rilevano delle frodi negli spot market, hanno tutta l’autorità di imporre sanzioni.

Tornando all’evidente speculazione degli ultimi mesi, voglio ragionare insieme a te sulle contromisure che possiamo adottare per difenderci da queste dinamiche e come l’analisi tecnica va interpretata in questi frangenti.

Per quanto concerne le contromisure da adottare, occorre intanto valutare bene la tipologia d’investimento che abbiamo effettuato.

Ho investito con un’ottica da cassettista sul lungo periodo? Le situazioni sopra descritte non devono interessarmi. Volatilità e speculazione sono tratti distintivi di questo mercato e se non accetto la situazione o la cosa mi disturba, significa che ho sbagliato qualcosa nella fase di pre analisi del mio investimento. Inoltre sul lungo periodo la volatilità viene ampiamente compensata, dunque se credo nel progetto delle criptovalute e nella blockchain, posso stare più che sereno.

Ho investito in ottica di medio periodo, dunque in due o tre mesi voglio massimizzare i miei guadagni?
Massima attenzione ai trend secondari e alle oscillazioni di questi ultimi. I trend secondari solitamente non sono altro che delle correzioni dei trend primari, ma in un mercato come quello delle criptovalute questi pullback possono essere molto severi. Dunque se vengo da un trend secondario caratterizzato da una bull run, dovrò necessariamente considerare la possibilità che prima o poi si verificherà un’importante correzione.
Una mossa valida quando si resta imprigionati in un drawdown, può essere quella di “switchare” su monete con una capitalizzazione solida, che ci offrono maggiori garanzie di recupero alla ripartenza del mercato.

Investo con un’ottica di breve periodo e di trading intra day? Devo lavorare con parametri precisi (take profit e stop loss) e soprattutto stabiliti in fase di pianificazione di un’operazione. Mai operare senza un piano sull’onda di un’emozione, positiva o negativa che sia: può rivelarsi molto deleterio.

In tutto questo, ad esclusione degli investimenti sul lungo periodo, dovremo anche tener conto della speculazione che funesta il mercato cripto!

Come vedi non è una realtà semplice, ma occorre molto studio e preparazione o si rischia di rimanere scottati pesantemente!

A questo punto voglio passare a quella che ritengo essere la croce e delizia del trader, cioè l’analisi tecnica!

Parliamoci chiaro, negli ultimi mesi questo prezioso strumento si è rivelato quasi completamente inutile e fuorviante.

Questo perchè la montagna di denaro utilizzata nelle speculazioni che ho descritto in precedenza, ha reso qualsiasi pattern di analisi tecnica un falso segnale.

Nelle ultime settimane ho letto di tutto. Da chi dava il bitcoin a 13500$ entro fine maggio a chi straparlava di un “bear target” a 3000$.

Cazzate sesquipedali.

L’analisi tecnica invece ci può essere d’aiuto nell’analisi del trend primario. Nella foto in basso c’è la chart daily del bitcoin degli ultimi 14 mesi (aprile 2017 – giugno 2018).

Al netto di tutti i profeti che trovi on line, secondo te com’è il trend? E’ una valutazione che puoi fare tranquillamente da solo, senza lasciarti influenzare dalle letture di altri traders o presunti tali.

Non ti darò la risposta, anzi vorrei che scrivessi nei commenti le tue valutazioni, così da arricchire la discussione.

Nella chart ho anche evidenziato i livelli chiave con cui credo che avremo a che fare nei prossimi mesi.

10000$ che è una soglia determinante e superata la quale assisteremo presumibilmente a un break out del titolo e, come ho scritto all’inizio, 6000 $, che si è rivelato ancora una volta un livello di supporto solidissimo. Se ci fai caso sostiene la quotazione da ottobre 2017 ed è stata la base per la bull run dello scorso anno.

La caduta di questi giorni si è arrestata in prossimità di questo supporto, come anche a febbraio e marzo (ricorda che i livelli di supporto o resistenza non vanno mai intesi come delle linee o dei prezzi specifici ma sono da intendersi come delle aree di prezzo).

Dunque con un’ardita metafora, potremmo definire i 6000 dollari come la Linea del Piave del Bitcoin. Se tale linea sarà violata, potrebbero aprirsi scenari e target di prezzo impensabili fino a qualche settimana fa.

L’uso del condizionale è d’obbligo dato che il mercato delle criptovalute ci ha abituati a dei cambi di scenario incredibili!

Comunque la mia valutazione personale è che il supporto in area 6000 sia ancora solido e intatto e potrebbe rivelarsi ancora una volta la base da cui il bitcoin tenterà di risalire la china.

Infine nella parte bassa del grafico ho inserito l’RSI (Relative Strenght Index) o indicatore di forza relativa.

Attualmente il titolo è palesemente in iper venduto e ogni volta che è stata raggiunta quella zona nell’RSI, abbiamo poi avuto un reverse del trend di medio periodo.

Anche in questo caso certezze non ne abbiamo, la quotazione potrebbe tranquillamente continuare a scendere.

Inoltre i volumi oggi sono ai minimi termini e ci indicano, almeno per il momento, un calo importante nella pressione delle vendite.

Tutti questi piccoli segnali messi insieme però, ci lasciano intravedere la possibilità quanto meno di una stabilizzazione del bitcoin, se non una risalita del prezzo. E, come si usa dire, tre indizi fanno una prova.

– Supporto solidissimo a 6000 dollari
– volumi in calo e capitalizzazione ai livelli pre bull run
– RSI smaccatamente in iper venduto

Nei prossimi giorni vedremo come reagirà il mercato a questa fase.

Spero che questa analisi ti sia stata di aiuto per comprendere a pieno questa fase delicata e controversa.

Per qualsiasi dubbio o domanda confrontiamoci nei commenti.

Buon trading.

Supporti e Resistenze

Supporti e Resistenze

Come individuare sul grafico supporti e resistenze

Nel trading i supporti e le resistenze sono i due elementi essenziali dell’analisi tecnica ed è di fondamentale importanza saperli riconoscere e interpretare.

Con questa breve guida voglio fornirti tutti gli elementi che ti consentiranno di individuare questi due livelli chiave, che le quotazioni creano durante il loro fisiologico corso.

Supporti e resistenze

 

Supporto: è un livello o zona di prezzo dove la pressione in acquisto è così forte da contrastare efficacemente la pressione dei venditori, arrestando temporaneamente un down trend o invertendolo.

Normalmente, un mercato tende ad evitare che il prezzo scenda al di sotto del livello di supporto, con acquirenti che intervengono per aumentarne nuovamente il prezzo.

Resistenza: è l’opposto del supporto. È il livello al quale un prezzo in salita trova resistenza alla crescita, dovuta alla concentrazione dell’offerta, e potenzialmente scende.

Questo avviene perché i potenziali venditori, vista la crescita del prezzo, decidono che è un buon momento per vendere. Questo genera un aumento dell’offerta sul mercato, che alla fine raggiunge la domanda creando un nuovo equilibrio. Un numero crescente di venditori cerca però di sfruttare il mercato rialzista, creando una forza di vendita tale da spingere di nuovo i prezzi al ribasso.

Solitamente un prezzo che viola il livello di resistenza previsto, può continuare a salire fino a raggiungere la resistenza successiva.

Come stimare la forza dei supporti e resistenze

Intanto quando analizziamo questi livelli di reazione, dobbiamo tener conto di 3 parametri fondamentali:

IL VOLUME

Maggiori sono gli scambi in una determinata zona di supporto o resistenza e maggiore sarà la sua forza, poichè vorrà dire che molti traders hanno mostrato interesse in quell’area di prezzo.

IL TEMPO

Più un supporto o una resistenza è recente, più questi livelli di reazione saranno affidabili. Infatti è più probabile che ci saranno dei traders con delle operazioni ancora aperte.

DISTANZA DI ROTTURA

Più una quotazione si muove lontana da un livello di supporto o resistenza e più questo livello viene percepito come “forte” dal mercato, aumentandone la solidità. In questo caso infatti molti traders si convinceranno di aver sbagliato le valutazioni e tenderanno a chiudere le proprie operazioni con la minima perdita.

Come determinale la forza di supporti e resistenze

Per determinare l’effettiva solidità di una zona di supporto o resistenza, dovremo effettuare un’accurata analisi del grafico.

Infatti più un livello di supporto o di resistenza viene toccato, minore sarà la sua capacità di assorbire urti successivi.

Ogni volta che un supporto o una resistenza viene testata, perde una parte della sua forza. Inoltre maggiore è il volume con cui viene testata, maggiore sarà la perdita di forza.

Generalmente al terzo attacco, il livello interessato viene rotto.

In uno scenario di trend rialzista, le resistenze superate invertiranno il loro ruolo diventando dei supporti, viceversa in un down trend i supporti rotti si trasformeranno in resistenze.

Per esplicitare meglio il concetto, voglio mostrarvi cosa è accaduto nelle ultime settimane al Bitcoin.

Analizziamo il grafico 2H.

Potete apprezzare come il 20 febbraio e il 5 marzo, il titolo abbia testato la resistenza in zona 11700$ e come per ben due volte sia stato respinto. Alla luce delle informazioni che abbiamo appreso in questa lezione, adesso sappiamo che se dovesse verificarsi un successivo retest della resistenza, avremo buone possibilità che questa volta ci sia la rottura del livello.

Supporti e resistenze nel trading

In ottica trading, la rottura di un livello di resistenza viene definito breakout, mentre la rottura di un supporto è chiamata breakin.

Facendo un esempio pratico, un tipo di operatività sulla rottura di un livello di resistenza prevede che, una volta che si ritiene di aver individuato la direzione del trend rialzista e i relativi livelli, si piazzi l’ordine di acquisto e contestualmente un ordine di stop loss in prossimità del minimo precedente.

Poi nel caso in cui il trend si sviluppi effettivamente nella direzione individuata, rompendo ulteriori e nuove resistenze, si andrà ad alzare dinamicamente lo stop loss inizialmente individuato, così avremo modo di seguire interamente il trend stesso.

Se questo articolo ti è piaciuto e ritieni che i contenuti illustrati siano validi, dammi il tuo feedback nei commenti, dove eventualmente sarò lieto di rispondere a eventuali dubbi o domande.

Al tuo trading di successo

Cristian

 

 

 

 

 

 

 

Facebook
Visit Us On Twitter