Bitcoin halving: cos’è e quale scenario ci aspetta

Bitcoin halving: cos’è e quale scenario ci aspetta

L’halving del Bitcoin di maggio è l’appuntamento più atteso del 2020 da tutti gli appassionati e investitori. Vediamo in cosa consiste esattamente e quale impatto avrà sul network e sul prezzo della criptovaluta più importante del mercato.

Per capire bene in cosa consiste l’halving, dobbiamo necessariamente prima introdurre il concetto di mining. Molti avranno sentito dire che i bitcoin vengono creati attraverso un meccanismo di “estrazione” (mining). Ma come avviene esattamente questo processo?

Il mining di bitcoin è il sistema con cui si convalidano le transazioni che avvengono nel Bitcoin core (la blockchain bitcoin) e si registrano su un ledger distribuito (database decentralizzato). Il mining è la spina dorsale del network, infatti grazie ad esso si assicura la solidità e la sicurezza del network e vengono immessi in circolazione nuovi bitcoin.

Il Bitcoin core è un network strutturato su dei nodi decentralizzati (chiunque può diventare un nodo della rete scaricando l’intera blockchain sul proprio PC), alcuni dei quali svolgono anche il ruolo di miners, i quali contribuiscono a mantenere la rete operativa utilizzando hardware ASICs (Application Specific Integrated Circuits). I miners vengono ricompensati attraverso le commissioni di rete (le cosiddette fees per effettuare una transazione) e con i bitcoin coniati al momento della creazione di ogni blocco.

Sebbene questa sia una semplificazione, questo sistema di incentivi è alla base del network Bitcoin.

Proof of work e mining

Tutti i nodi della rete che svolgono la funzione di miners hanno a disposizione un certo numero di macchine hardware (in base all’investimento iniziale) che forniranno la potenza di calcolo necessaria alla validazione delle transazioni all’interno del Bitcoin core.

Ogni 10 minuti le transazioni verificate vengono raggruppate in un blocco della grandezza di 1 MB e tutti i miners sono in competizione tra loro per completare il processo di validazione, attraverso la soluzione di un problema matematico alla base dell’algoritmo che regola il mining, chiamato Proof of work (POW). Il primo miner o pool di miners che risolve il puzzle crittografico avrà la facoltà di validare il blocco e aggiungerlo alla blockchain, così da assicurarsi la ricompensa (block reward).

Per risolvere il problema matematico è necessaria una notevole potenza di calcolo e per questo motivo spesso i miners si associano tra loro formando delle vere e proprie mining farm, in modo da combinare la potenza di calcolo dei rispettivi hardware. Allo stato attuale, per ogni blocco validato e aggiunto alla blockchain il “minatore” ottiene una ricompensa di 12,5 bitcoin.

E qui introduciamo il concetto di l’halving o dimezzamento. Infatti ogni 210.000 blocchi minati (circa 4 anni), la ricompensa si riduce della metà. I primi miners agli albori del network guadagnavano 50 bitcoin per ogni blocco validato, mentre da maggio 2020 il block reward scenderà a 6,25 bitcoin.

bitcoin halving

Il Bitcoin core è stato concepito per produrre al massimo 21 milioni di unità e questa limitazione al “conio” di nuove monete fa del bitcoin una valuta dalla chiara natura deflazionistica. Infatti l’inflazione del bitcoin è in calo costante e dopo l’halving di maggio 2020 passerà dall’attuale 3,8% all’1,8% annuo!

inflazione bitcoin

Dopo l’halving dunque, per la prima volta il bitcoin avrà un tasso di inflazione annuale inferiore rispetto al target del 2% imposto dalle principali banche centrali mondiali e gli investitori internazionali iniziano a comprendere l’importanza di questo aspetto. Guardate infatti questo sondaggio lanciato su Twitter da Ron Paul, investitore americano ed ex membro del Congresso:

sondaggio Ron Paul

In sostanza il buon Ron Paul ha chiesto ai suoi followers in quale forma preferirebbero ricevere un eventuale “donazione” di 10.000$, da vincolare per 10 anni senza possibilità di riscossione anticipata.

Sorprendentemente, il 59% dei partecipanti ha risposto bitcoin! E ribadisco che il sondaggio è stato lanciato su una pagina assolutamente fredda e asettica nei confronti delle criptovalute, a dimostrazione di come ormai le persone inizino a comprendere l’importanza di un’inflazione bassa o nulla, che protegga i propri risparmi.

Ricapitolando, attualmente i bitcoin di nuovo conio fungono da incentivo per i miners a mantenere la rete operativa, ma l’importo è destinato a diminuire gradualmente fino a quando tutti i 21 milioni di BTC saranno estratti. Nel 2025 il 95% di tutte le monete sarà estratto, mentre il resto sarà immesso nel mercato entro il 2140.

Dopo tale data, i miners riceveranno come ricompensa solo le commissioni sulle transazioni, ma ciò dovrebbe essere più che sufficiente per mantenere la rete attiva, visto il valore del bitcoin in continua ascesa.

Considerazioni finali

Nella breve storia del bitcoin, l’halving ha sempre rappresentato un momento importante dal punto di vista speculativo. Infatti, come si evince chiaramente dalla prossima chart, le precedenti fasi di dimezzamento del block reward nel 2012 e 2016 hanno dato vita a un significativo aumento di prezzo della moneta nel lungo termine.halving e prezzo bitcoin

Questo però non significa che da giugno 2020 assisteremo matematicamente a una salita esponenziale del bitcoin, infatti i rendimenti passati non sono garanzia di profitti futuri.Anzi non è da escludere che nel breve periodo l’halving possa addirittura causare un temporaneo calo della quotazione dovuto al fatto che alcuni miners tenderanno a liquidare parte delle proprie monete poco prima dell’halving o, a seguito dell’evento, decidano di abbandonare l’attività a causa della riduzione del margine di guadagno.

Credo che gli effetti positivi dell’halving sul prezzo della moneta si vedranno solo nel lungo termine. Detto questo, tengo a precisare che non sto consigliando di correre a comprare bitcoin alla cieca come la mandria di investitori retailers in piena FOMO (Fear Of Missing 0ut o paura di perdere l’opportunità) durante i cicli di bolla, solo perché il Presidente cinese Xi Jinping ha rilasciato alcune dichiarazioni positive nei confronti della blockchain, la Samsung e le principali società dell’high tech stanno investendo nel settore o l’halving potrebbe comportare l’aumento del prezzo della moneta.

Ciò che voglio dire è che ragionevolmente siamo di fronte a un cambio radicale nel rapporto e nell’equilibrio tra la domanda e l’offerta di bitcoin nel medio-lungo termine. Infatti, mentre l’halving di maggio 2020 ridurrà progressivamente l’offerta, la Cina e i principali paesi asiatici (come Giappone e Corea del Sud) hanno ufficialmente reso la blockchain un pilastro strategico nazionale, di fatto stimolando un notevole aumento della domanda che impatterà nell’ecosistema da qui ai prossimi anni.

Se a questo aggiungiamo la dinamica che vede i cittadini dei paesi in crisi monetaria fare incetta di valute estere più solide (dollaro, euro) e asset per la riserva di valore (come oro e Bitcoin) per proteggere i propri risparmi dall’iper-inflazione che continua a falcidiare le rispettive valute nazionali, lo scenario che abbiamo davanti è ancora più interessante.

Infatti, in base al principio di scarsità (scarcity index) di un determinato bene, l’aumento della domanda a fronte di una riduzione dell’offerta dà luogo inevitabilmente all’aumento del prezzo del bene stesso. Allargando la prospettiva alle principali valute digitali, in futuro mi aspetto uno scenario molto polarizzato, con il bitcoin che continuerà a strutturarsi con la doppia valenza di metodo di pagamento (grazie al Lightning Network) e riserva di valore (oro digitale) e le stablecoin e i network alla Ethereum con la funzione di spina dorsale di una nuova finanza decentralizzata.

In tale contesto, solo poche altre criptovalute troveranno lo spazio per affermarsi all’interno della propria nicchia di mercato, come ad esempio le privacy coin e gli utility token dei vari servizi che prospereranno in ambito DeFi.

La finanza decentralizzata (DeFi) diventerà presto un nuovo paradigma del sistema finanziario tradizionale, superando le diffidenze iniziali di stati ed enti regolatori che dovranno arrendersi all’avanzata di network decentralizzati che trasformeranno vecchi prodotti finanziari in protocolli sicuri e trasparenti che non necessitano più di intermediari o di enti centrali.

La “backdoor” per quella parte di popolazione mondiale unbanked che attende di avere finalmente l’accesso a un nuovo sistema finanziario (si stima che solo negli Stati Uniti oltre 10 milioni di persone non abbiano un conto corrente e nel mondo vi siano circa 3 miliardi di underbanked). E l’implementazione della blockchain come pilastro strategico nelle principali economie mondiali favorirà lo sviluppo del settore DeFi. Exchange decentralizzati, prestiti peer to peer, pagamenti in valute digitali e tokenizzazione di assets saranno molto presto una realtà del mercato con cui tutti dovremo confrontarci.

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Bitcoin, è tempo di bilanci: cosa ci aspetta nel 2020?

Bitcoin, è tempo di bilanci: cosa ci aspetta nel 2020?

Il 2019 sta per concludersi ed è tempo di bilanci. Ripercorriamo i principali traguardi raggiunti dal bitcoin nel corso dell’anno e scopriamo gli aspetti principali che caratterizzeranno il 2020, alla luce del sistema finanziario internazionale e della nuova Finanza Decentralizzata in cui bitcoin e valute digitali giocheranno un ruolo chiave.

Il 2019 è stato un anno determinante nella breve storia del bitcoin e del settore delle valute digitali e possiamo di certo definirlo l’anno della maturità. Dopo l’hype e l’entusiasmo del biennio 2016/17 culminato con l’exponential bubble run di dicembre 2017 e un 2018 che ha riportato bruscamente tutti con i piedi per terra, il 2019 si chiude con la consapevolezza che il mercato è profondamente maturato.

L’interesse nei confronti della blockchain e delle valute digitali mostrato da facebook attraverso il progetto Libra, stati e banche centrali che ormai parlano apertamente di Digital Currencies Electronic Payment, le più grandi società dell’ high tech che investono seriamente nel settore e le principali borse mondiali che fanno a gara per lanciare propri fondi d’investimento e prodotti finanziari legati al bitcoin e alle principali criptovalute, ci dimostrano inequivocabilmente come ormai le criptovalute siano definitivamente sdoganate e legittimate agli occhi degli investitori e dell’opinione pubblica.

Quali sono i punti chiave per il bitcoin e le criptovalute nel 2020?

La sfida più grande che i big players del mercato dovranno affrontare nel corso del 2020, sarà relativa alla capacità di far conciliare le esigenze di regolamentazione e di tutela degli investitori che rivendicano le varie entità politiche e finanziarie internazionali, con il desiderio di libertà e decentralizzazione su cui si fonda il settore delle valute digitali. Se tutti noi saremo in grado di vincere questa sfida, il mercato riuscirà a catalizzare le migliori menti e le energie positive per portare la tecnologia al livello successivo: quello di spina dorsale della nuova finanza decentralizzata (DeFi).

Relativamente al bitcoin, il network più solido e strutturato del mercato con la capitalizzazione maggiore, possiamo affermare serenamente che nel corso del 2019 ha fatto registrare importanti progressi dal punto di vista degli upgrade tecnologici. Il lightning network garantirà la soluzione dell’annoso problema della scalabilità, una volta che sarà risolto il nodo della sicurezza delle transazioni off-chain, mentre aggiornamenti come schnoor signatures, taproot e Interactive Aggregate Signature apporteranno miglioramenti significativi in relazione alla privacy.

La solidità e la sicurezza del bitcoin core è rappresentata plasticamente dall’hashrate del network in continua ascesa nel corso di tutto il 2019 (con una stabilizzazione nell’ultimo trimestre).

bitcoin hashrate

Inoltre a maggio 2020 avremo forse l’evento più atteso, ossia l’halving che porterà al dimezzamento del block reward. Se collochiamo l’halving del bitcoin all’interno del contesto economico internazionale, lo scenario che ci aspetta assume dei contorni davvero promettenti.

Ragionevolmente potremmo essere di fronte a un cambio radicale nel rapporto e nell’equilibrio tra la domanda e l’offerta del Bitcoin nel medio-lungo termine. Infatti mentre l’halving di maggio 2020 ridurrà progressivamente l’offerta, la Cina ha ufficialmente reso la blockchain un pilastro strategico nazionale, colossi del calibro di Samsung hanno inserito wallet nativi all’interno dei propri dispositivi e un ecosistema di DApp basato su blockchain e i governi di tutto il mondo si mostrano sempre più interessati a comprendere e implementare questa tecnologia: tutto questo ovviamente stimolerà un notevole aumento della domanda che impatterà sul mercato da qui ai prossimi anni.

Se a questo aggiungiamo che i cittadini dei paesi in via di sviluppo che stanno fronteggiando una severa crisi monetaria, continueranno a fare incetta di valute estere più solide e di asset anticiclici (come oro e bitcoin) per proteggere il valore dei propri risparmi dall’iper-inflazione che continua a falcidiare le rispettive valute nazionali, lo scenario che abbiamo davanti è ancora più interessante.

Infatti, in base al principio di scarsità (scarcity index) di un determinato bene, l’aumento della domanda a fronte di una riduzione dell’offerta dà luogo inevitabilmente all’aumento del prezzo del bene stesso.

Previsione dei prezzi del bitcoin nel 2020

Le previsioni in merito al prezzo del bitcoin nel medio-breve periodo non mi hanno mai appassionato. Infatti da convinto ed entusiasta sostenitore della tecnologia trovo del tutto irrilevante focalizzarsi sul prezzo in un arco temporale limitato, nella convinzione che nel lungo termine il bitcoin abbia delle potenzialità incredibili dal punto di vista tecnologico e, perché no, speculativo.

Inoltre, come mi piace sempre sottolineare, un mercato a bassa capitalizzazione come quello crypto è facilmente manipolabile da investitori dalle capacità medio basse (le cosiddette whales che con pochi milioni di dollari di capitale possono far letteralmente ciò che vogliono) al contrario dei mercati regolamentati che per essere manipolati necessitano di capitali di ben altra portata. In tale ambito, anche le analisi più impeccabili dal punto di vista tecnico e fondamentale rischiano di essere frustrate da queste dinamiche surrettizie a cui purtroppo assistiamo non di rado.

Tuttavia per chi opera nel mondo del trading di criptovalute è senza dubbio una materia d’interesse e anch’io spesso nei numerosi articoli che scrivo in qualità di analista devo affrontare il tema della previsione del prezzo.

Detto questo, nel primo semestre del 2020 mi aspetto un bitcoin in ranging market con tendenze ribassiste, nel tentativo di consolidamento e difesa dell’attuale livello di supporto tra i 6800 e i 7200 dollari, che rappresenta la golden pocket delle correzioni di Fibonacci data dagli intervalli 0.618 e 0.65 dal massimo di fine giugno 2019. Non è escluso però che quest’area di prezzo possa cedere sotto la pressione delle vendite e dall’analisi del profilo volumetrico di lungo termine del bitcoin, la prossima area di supporto significativa passa in zona 5500/6000 dollari.

previsione prezzo bitcoin

Nel secondo semestre del 2020, dopo che il mercato avrà metabolizzato un oggettivo aumento della domanda di bitcoin per le ragioni elencate in precedenza a fronte di una drastica riduzione dell’offerta causata dall’halving, mi aspetto una ripresa di quella spinta rialzista che generalmente caratterizza le fasi dei cicli del bitcoin in cui la FOMO degli investitori retailers prende il sopravvento sulla ragione, di fatto alimentando bull run paraboliche, con il prossimo picco del ciclo rialzista che non credo arriverà prima del 2023.

Josh Rager prediction

E le altcoins?

Nel futuro che immagino sono poche le monete che sopravviveranno alla “selezione naturale” in corso nel mercato, in uno scenario per certi aspetti molto simile alla fase successiva allo scoppio della bolla dei dotcom all’inizio del nuovo millennio, dove solo le società e i progetti con le fondamenta più solide hanno retto l’urto per poi assurgere al ruolo di star dell’high tech (Amazon e Google su tutte). Ritengo che una classe di asset digitali che avrà molto successo sarà quella dei security token, con cui ad esempio gli investitori possono scambiare valore attraverso uno smart contract.

Se pensiamo a tutti gli asset fisici e digitali di valore (equity aziendali, brand) e a come questi asset possano essere tokenizzati e venduti come securities in una blockchain, vediamo come il margine di crescita per questa tipologia di token sia potenzialmente illimitato.

Se restiamo nel campo delle valute digitali mi aspetto uno scenario molto polarizzato, con il bitcoin che continuerà a strutturarsi con la doppia valenza di metodo di pagamento e riserva di valore (oro digitale) e le stablecoin e i network alla Ethereum con la funzione di spina dorsale di una nuova finanza decentralizzata. In tale contesto, solo poche altre criptovalute troveranno lo spazio per affermarsi all’interno della propria nicchia di mercato, come ad esempio le privacy coin e gli utility token dei vari servizi che prospereranno in ambito DeFi.

La finanza decentralizzata diventerà presto un nuovo paradigma del sistema finanziario tradizionale, superando le diffidenze iniziali di stati ed enti regolatori che dovranno arrendersi all’avanzata di network decentralizzati che trasformeranno vecchi prodotti finanziari in protocolli sicuri e trasparenti che non necessitano più di intermediari o di enti centrali.

La backdoor per quella parte di popolazione mondiale unbanked che attende di avere finalmente l’accesso a un nuovo sistema finanziario (si stima che solo negli Stati Uniti oltre 10 milioni di persone non abbiano un conto corrente e nel mondo vi siano circa 3 miliardi di underbanked).

E l’implementazione della blockchain come pilastro strategico nelle principali economie mondiali favorirà lo sviluppo del settore DeFi.

DEX, prestiti peer to peer, pagamenti in valute digitali e tokenizzazione di assets saranno molto presto una realtà del mercato con cui tutti dovremo confrontarci.

 

 

FUD e fake news dalla Cina: facciamo chiarezza

FUD e fake news dalla Cina: facciamo chiarezza

Nelle ultime settimane si è molto discusso del rapporto fra Cina e criptovalute: qual è il motivo del comportamento apparentemente erratico di questo paese?

Nelle ultime settimane la Cina ha monopolizzato l’attenzione di investitori e analisti per una serie impressionante di notizie relative al settore della blockchain e delle valute digitali.

Dopo l’annuncio del Presidente Xi Jinping in merito all’implementazione della blockchain come pilastro strategico nazionale nell’economia interna cinese e a tutta una serie di misure che di fatto hanno dimostrato un cambio di strategia del colosso asiatico nei confronti delle criptovalute (dal rilascio delle prime licenze per la costituzione di exchange per asset digitali alle nuove regole per agevolare il mining di criptovalute), negli ultimi giorni sono circolate alcune notizie in controtendenza.

La più clamorosa è stata senza dubbio quella diffusa dal sito The Block in merito a un presunto raid della polizia cinese presso gli uffici di Binance a Shanghai, rivelatasi in seguito una fake news.

Un’altra notizia che ha suscitato molto scalpore è stata quella secondo cui il Presidente della Cina avrebbe parlato delle criptovalute in termini poco edificanti, definendole addirittura una frode e uno schema Ponzi.

Incuriosito dalla portata di tali dichiarazioni e nella consapevolezza che Xi Jinping non soffrisse di una qualche forma di bipolarismo latente, ho approfondito l’argomento grazie all’analisi di alcune fonti cinesi ed è emersa tutta un’altra storia rispetto a quella che ci hanno raccontato alcune testate del settore con eccessiva leggerezza e senza effettuare le verifiche del caso.

Analizziamo innanzitutto lo scenario attuale in Cina.

Dopo l’annuncio che la blockchain diventerà un pilastro strategico nell’economia nazionale, si è raggiunto un livello incredibile di hype nel mondo e soprattutto in Cina nei confronti di questa nuova tecnologia.

A questo punto sono ragionevolmente emersi parecchi tentativi di truffa per approfittare della situazione: infatti nei giorni successivi all’annuncio circa 32.000 aziende cinesi hanno dichiarato di utilizzare la tecnologia blockchain, ma poco dopo si è scoperto che meno del 10% attualmente lo fa davvero.

Inoltre, nonostante la valuta digitale nazionale cinese DCEP (Digital Currency Electronic Payment) sia ancora in fase embrionale, numerosi exchange in Cina supportano già coppie di trading con DCEP e sono addirittura comparsi dei token ERC20 chiamati “DCEP”.

In tale contesto, il numero di risultati di ricerca relativi alla parola chiave “download DCEP” in Baidu, il più grande motore di ricerca cinese, è di circa 516.000.

A questo punto è palese come in Cina si stia creando una situazione pericolosa per gli investitori e dunque, per combattere quelli che possiamo definire “blockchain hype scam“, il governo e gli organi di controllo hanno annunciato un giro di vite sull’intero settore. Sono state infatti condotte indagini accurate nei confronti delle società che hanno messo in campo queste pratiche scorrette e fraudolente, e che magari hanno avviato delle raccolte fondi non autorizzate tramite Initial Coin Offering (ICO) che in Cina sono illegali.

È chiaro quindi che questo giro di vite di cui si parla compulsivamente negli ultimi giorni non è assolutamente nei confronti del Bitcoin o verso la parte sana del mercato delle valute digitali, bensì contro la parte marcia, contro i numerosi tentativi di truffe e di frodi: è bene fare questa distinzione perché generalizzare come ho visto fare nei giorni scorsi attraverso articoli del tipo “il Presidente cinese definisce le criptovalute una frode” danneggia inutilmente il mercato, oltre a riportare in maniera errata una notizia dalla portata dirompente.

Non solo blockchain scam: IDAX e Plus Token

Purtroppo dalla Cina continuano a giungere notizie relative a truffe e schemi Ponzi che attanagliano il settore delle valute digitali.

L’ultima in ordine di tempo è quella sulla sparizione del CEO dell’exchange cinese IDAX, che sembra essersi volatilizzato con le chiavi private del cold wallet della società, di fatto rendendo inaccessibili i fondi degli utenti. I rumors delle ultime ore parlano di un exit scam in piena regola.

A questo proposito apro una veloce parentesi per sottolineare ancora una volta quanto sia sbagliato e inopportuno conservare le proprie monete su un exchange, soprattutto quando non abbiamo a che fare con i big del mercato che storicamente offrono maggiori garanzie e tutele.

E in ultimo, ma non certo per importanza, il Plus Token affaire. Addirittura da alcuni analisti è stato identificato come uno dei trigger events dell’impetuosa bull run primaverile e del successivo ribasso.

Facciamo un breve riepilogo degli eventi a beneficio di chi non conosce la piattaforma Plus Token.

Plus Token è stato uno schema Ponzi basato su criptovalute, mascherato da programma d’investimento ad alto rendimento. Gli amministratori della piattaforma hanno chiuso le operazioni nel giugno del 2019 prelevando oltre 3,3 miliardi di dollari in criptovalute (Bitcoin, Ethereum, EOS e altre) e dileguandosi nel nulla. Questo ovviamente ha scatenato una serrata caccia all’uomo internazionale nei confronti dei creatori e degli amministratori della piattaforma.

Plus Token ha avuto un seguito importante in Corea e Cina, in particolare tra gli investitori che hanno poca familiarità con le criptovalute, promettendo rendimenti mensili tra il 9 e il 18 percento, con un sistema “progressivo” che incrementava i profitti all’aumentare dell’investimento. 

Ovviamente, come ogni schema Ponzi che si rispetti, inizialmente Plus Token si è rivelato un vero affare che macinava profitti su profitti… fino alla chiusura dello schema.

Una struttura che ricorda molto da vicino quella di Bitconnect, il famigerato schema Ponzi mascherato anch’esso da programma d’investimento ad alto rendimento e che ha causato la rovina di molti investitori in seguito al suo crollo all’inizio del 2018.

Le forze dell’ordine sono state in grado di arrestare sei dei sospettati coinvolti con Plus Token a Vanuatu (Oceania) il 29 giugno 2019, che successivamente sono stati estradati in Cina per essere processati. La quantità totale di BTC che è stata raccolta dai truffatori durante la loro attività con Plus Token varia da un range che va dagli 80.000 ai 200.000!

Secondo un’analisi che ha riscosso molto successo negli ultimi giorni, circa 180.000 Bitcoin potrebbero essere ancora nella disponibilità dei rimanenti truffatori ancora in fuga.

plus token scam

Se la quantità di BTC stimata e l’analisi del crypto flow fosse corretta (i dati a supporto dell’analisi sembrano piuttosto solidi), ciò significherebbe che circa 1.100 BTC vengono riversati nel mercato su base giornaliera, principalmente attraverso l’exchange Huobi: parliamo di circa il 60% della block reward totale quotidiana!

Dunque in che modo questa storia ha impattato sulla price action del Bitcoin?

La campagna pubblicitaria di Plus Token è iniziata ad aprile, esattamente quando è partito il rally dei prezzi (zona evidenziata in verde), mentre la piattaforma ha chiuso i battenti a giugno e alcuni truffatori sono stati catturati alla fine dello stesso mese, esattamente sul massimo del 2019 (zona evidenziata in rosso).

grafico bitcoin giornaliero

A fronte dei dati fin qui analizzati ci sono ancora diversi punti oscuri in questa vicenda:

  1. Huobi ha davvero rilevato un aumento massiccio dei volumi di trading dopo l’exit scam di Plus Token?
  2. Perché i truffatori sono in grado di inviare BTC a Huobi senza che questo venga segnalato dai sistemi di analisi e controllo di conformità?
  3. Che fine hanno fatto i rimanenti truffatori ancora in fuga?

Considerazioni finali

Fino a quando questa storia non sarà chiarita in maniera definitiva, oggettivamente è difficile ipotizzare quali possano essere gli scenari nel medio termine. Ovviamente il mercato ha già scontato abbondantemente la news, come si evince chiaramente dall’andamento dei prezzi, ed è impossibile stimare se le vendite degli asset digitali ancora in possesso dei truffatori in fuga (sempre ammesso che siano ancora in grado di operare sul mercato) impatteranno ancora negativamente sui prezzi.

Quel che è certo, è che in Cina abbiamo uno scenario e una realtà ancora in piena evoluzione e le autorità si stanno impegnando duramente per conciliare le esigenze di sviluppo tecnologico con quelle di protezione degli investitori da queste frodi sempre più frequenti nel settore delle valute digitali.

Da anni leggo storie in cui migliaia di persone perdono montagne di soldi per colpa di truffatori senza scrupoli e, oltre che l’impegno delle autorità, è auspicabile anche un deciso cambio di passo da parte delle piattaforme e dei big players del settore a tutela della parte sana del mercato. 

Non si possono più tollerare atteggiamenti ambigui o improntati al disimpegno, ne va del buon nome di tutte quelle persone che giornalmente lavorano e si impegnano nello sviluppo di una nuova tecnologia che promette di rivoluzionare il nostro modo di intendere il denaro e lo scambio delle informazioni: lasciare campo libero a queste persone senza scrupoli che continuano a diffondere scam e truffe di varia natura, senza che la parte sana del mercato impegni ogni risorsa utile a contrastare il fenomeno, sarebbe un peccato davvero imperdonabile.

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La morsa della regolamentazione sulle valute digitali

La morsa della regolamentazione sulle valute digitali

Dopo le numerose dichiarazioni d’intenti nei vari consessi internazionali, tra cui il G20, il sistema finanziario rompe gli indugi e contrattacca il settore delle valute digitali con il chiaro intento di regolamentare un mondo che, al contrario, nasce per decentralizzare e disintermediare.

I partner commerciali abbandonano Libra

Mastercard, Visa, Stripe, uno dopo l’altro i principali partner di Facebook nel progetto Libra hanno ritirato la loro disponibilità a collaborare nella realizzazione della prima criptovaluta “social”. Un vero esodo.

Qualunque sia l’opinione su Libra, uno dei meriti che le vanno indiscutibilmente riconosciuti è quello di aver sdoganato le criptovalute agli occhi della massa e un dietrofront così brutale da parte di società che fanno del profitto la loro unica ragion d’essere, dovrebbe far nascere più di un interrogativo.

Cosa ha spinto i vecchi partner di facebook ad abbandonare la nave? Ma ovviamente la pressione politica delle autorità politiche e finanziarie USA!

lettera a stripe del senato Usa

lettera senato Usa 2

Questa è la lettera intestata del Senato degli Stati Uniti che ha ricevuto Patrick Collison, Founder e CEO di Stripe, dove alcuni senatori si mostrano “preoccupati” in merito al progetto Libra e agli sviluppi della collaborazione tra la stessa Stripe e Facebook. Se questa non è una “velata minaccia” quantomeno può essere annoverata a pieno titolo come una pressione indebita.

Ovviamente, c’è da immaginare che i destinatari della missiva (a vario titolo tutte le società che avevano annunciato la partnership con Facebook) sentendo la pressione del Senato e delle autorità di controllo hanno preferito rinunciare per evitare ulteriori conseguenze.

Binance e Ali Babà: è fatta, anzi no!

Questa ha davvero del clamoroso. Il 9 ottobre Binance e CZ hanno annunciato al mondo la lodevole iniziativa portata avanti con WeChat e Alipay (l’online payment processor di Alibabà) per favorire l’acquisto di Bitcoin in Cina.

Il giorno dopo Alipay ha annunciato che bloccherà tutte le transazioni volte all’acquisto di bitcoin e criptovalute, per una non meglio precisara lotta a transazioni irregolari.

binance annuncia la partnership con Alipay

alipay annuncia blocco transazioni crypto

Anche in questo caso qualche domanda sorge spontanea, non fosse altro perche chi conosce CZ sa benissimo che gli si possono attribuire molti difetti, ma di certo non quello di parlare a caso.

In tale contesto, le dichiarazioni di Xi Jinping in merito alla necessità della Cina di accelerare lo sviluppo della blockchain da implementare nell’economia nazionale ha una doppia chiave di lettura.

Innanzitutto, le affermazioni del Presidente della Cina vanno inserite nel contesto della guerra commerciale con gli USA, ed è chiaro come le valute digitali siano un’arma estremamente potente nelle mani del colosso orientale per contrastare le mosse del proprio avversario. Nel breve termine questo scenario ha chiaramente ridato nuova linfa al mercato, che ha infatti reagito in maniera estremamente positiva, con il Bitcoin tornato prepotentemente a ridosso dei 10.000$.

Ma nel lungo periodo aspettiamoci un’ulteriore stretta dal punto di vista della regolamentazione del settore, tanto dalla Cina, che storicamente non è esattamente il portabandiera degli ideali di decentralizzazione e libertà, quanto dagli Stati Uniti, che hanno già palesato chiaramente intenti egemonici e di controllo sul settore delle valute digitali.

La SEC stronca il lancio di Gram e del Telegram Open Network

Il 12 ottobre la Sec, in pieno delirio d’onnipotenza, ha prima ottenuto un’ordinanza restrittiva contro il lancio della blockchain pubblica di Telegram (propedeutica al Telegram Open Network, che ha come fine ultimo quello di consentire l’acquisto di bitcoin e valute digitali direttamente su app telegram) e poi ha preteso di estendere la sua giurisdizione a Russia, Gran Bretagna e Dubai (quest’ultima sede legale di Telegram).

Anche Telegram, a questo punto è stata costretta a modificare la sua tabella di marcia e sospendere l’attesissimo lancio di Gram.

Guerra alle stable coins e restrizioni severe per gli exchange decentralizzati

Gli ultimi due eventi in ordine cronologico che ci segnalano una fervente attività da parte delle autorità finanziarie di controllo internazionali, sono le dichiarazioni di venerdì della Financial Action Task Force (FATF) che ha definito le stable coin addirittura un rischio mondiale (sic.)  e la chiusura dell’Exchange Bittrex in oltre 30 paesi tra cui  Afghanistan, Egitto, Bosnia and Herzegovina, Cambogia, Congo, Costa D’avorio, Tunisia, Ethiopia, Uganda e Yemen.

Dagli ultimi sviluppi è ormai chiaro come la reazione del sistema finanziario, che teme di perdere il monopolio sulla creazione di denaro e ricchezza, si stia decisamente inasprendo e nei prossimi mesi, se lo scenario macroeconomico dovesse peggiorare ulteriormente (il nuovo Quantitative Easing annunciato dalla Fed non è di buon auspicio) mi aspetto un’escalation delle iniziative volte a imbrigliare il settore delle criptovalute, che indirettamente trarranno beneficio da una recessione e la relativa crisi monetaria negli stati più deboli (l’Argentina con il suo Peso è solo l’ultima in ordine di tempo).

Il redde rationem dunque si avvicina.

La reazione del mercato

Dopo gli eventi analizzati nell’articolo, sono tornate in auge le presunte criticità del mercato di Bitcoin e delle criptovalute: l’eccessiva volatilità dei prezzi, che comprometterebbe anche le funzionalità della moneta come metodo di pagamento e riserva di valore, i temi della governance e delle regolamentazioni, nonché i presunti problemi del network dal punto di vista della scalabilità.

Ritengo che, almeno relativamente al Bitcoin, siano preoccupazioni senza fondamento.

È naturale che il sistema finanziario reagisca in questo modo scomposto contro il settore delle valute digitali, ma un conto sono Libra, Gram e le stablecoin, riconducibili a delle società dunque facilmente attaccabili, ma un altro è Bitcoin, vale a dire un network decentralizzato non riconducibile a nessuna entità, dunque molto più complicato da attaccare dal punto di vista legale (se non agendo indirettamente contro le mining farm, anche se ci sarà sempre un pool di nazioni disponibili a garantire che tale attività prosegua). Pertanto, da questo punto di vista non ravviso particolari criticità. E poi se gli USA avessero davvero l’obiettivo di distruggere il Bitcoin, avrebbero mai approvato la miriade di strumenti finanziari legati alla criptovaluta?

Relativamente all’accostamento del Bitcoin come riserva di valore, dobbiamo necessariamente allargare la nostra prospettiva. Non ragioniamo in termini di volatilità paragonando il BTC a monete forti come dollaro o euro, ma facciamolo con monete tipo il Bolivar, che per un periodo di tempo hanno viaggiato a un tasso d’inflazione giornaliero superiore al 2%! A confronto, le oscillazioni del Bitcoin sono acqua fresca (e poi consideriamo che l’inflazione distrugge potere d’acquisto, mentre il Bitcoin nel lungo periodo beneficia dalla volatilità).

Infine una considerazione sulla volatilità e sulla capitalizzazione del Bitcoin. È naturale che la volatilità sia inversamente proporzionale alla capitalizzazione, è un concetto semplice e lineare: più la massa monetaria è ampia, più le speculazioni sono difficili poiché serviranno fondi di gran lunga superiori a quelli attualmente sufficienti agli speculatori per fare il bello e il cattivo tempo (whales, fondi speculativi, chiamiamoli come ci pare ma il concetto è questo).

Le affermazioni poi relative alla problematica della scalabilità non hanno senso. Il Lightning Network infatti eliminerà il problema della scalabilità, una volta risolta completamente la questione della sicurezza delle transazioni off-chain.

Non tutti temono gli USA

Nonostante le dinamiche emerse nelle ultime settimane e analizzate nell’articolo, molte società continuano a portare avanti i loro progetti disinteressandosi dell’atteggiamento diffidente degli Stati Uniti, difendendosi con tutte le armi a propria disposizione (Binance è riuscita infatti a lanciare la sua piattaforma Binance.US e Bitfinex sta rispondendo colpo su colpo alle accuse del Procuratore generale di New York, aggiudicandosi anche round importanti in sede giudiziaria).

Inoltre colossi dell’high tech del calibro di Samsung e LG continuano a riservare ingenti investimenti nel settore delle valute digitali: Samsung ha implementato nei suoi nuovi telefoni dei wallet compatibili con le principali criptovalute e una serie di DApp riconducibili alle start-up più attive del settore, mentre LG che ha registrato un brevetto per un portafoglio di criptovalute per smartphone e possiede una divisione business che lavora con una grande banca sudcoreana su un progetto di token digitale.

Chiudo con questo grafico relativo ai miglioramenti tecnologici del Bitcoin, con la stima dei prossimi upgrade utili a perfezionare ulteriormente i temi della scalabilità e della privacy.

bitcoin upgrade

Parliamo senza dubbio del network più solido e dinamico del mercato.

 

Canale Telegram Bitcoin Facile

BAKKT vs ETF: quale impatto avranno sul mercato?

BAKKT vs ETF: quale impatto avranno sul mercato?

Negli ultimi mesi il lancio di strumenti finanziari regolamentati legati al bitcoin ha catalizzato l’attenzione di analisti e investitori.

Infatti, grazie ai Bitcoin Futures a replica fisica di BAKKT, piattaforma dell’Intercontinental Exchange (ICE), e all’ipotesi sempre più concreta del semaforo verde da parte della Securities and Exchange Commission (Sec) al rilascio dei primi Bitcoin ETF, tutto il settore delle valute digitali potrà beneficiare di una nuova aurea di credibilità legata a tali strumenti, che contribuiranno a sdoganare in modo definitivo il bitcoin e le criptovalute agli occhi dei grandi investitori.

Andiamo dunque ad analizzare nel dettaglio BAKKT e i Bitcoin ETF, evidenziando le principali caratteristiche, i punti in comune e le differenze.

Bitcoin Futures e servizio di custodia: Bakkt scende in campo

A inizio settembre Kelly Loeffler, Ceo di Bakkt, ha annunciato che entro la fine del mese la piattaforma dell’ICE, proprietario anche della New York Stock Exchange, una delle borse più prestigiose negli Stati Uniti, inizierà a immettere sul mercato i primi Bitcoin Futures a replica fisica.

Dopo i test di luglio andati a buon fine, infatti, Bakkt ha ricevuto luce verde dalla Commodities Futures Trading Commission (CFTC) e a questo punto non ci sono più ostacoli normativi a ritardare il lancio della piattaforma, che nei giorni scorsi ha già reso operativo il servizio di custodia.

I ritardi sulla tabella di marcia originaria (ricordo che il primo lancio di Bakkt era stato annunciato prima per dicembre 2018, poi posticipato a gennaio 2019 e infine rinviato a data da destinarsi) sono da imputare alla “collaborazione” con la CFTC tesa a sviluppare una piattaforma che potesse soddisfare le esigenze dei clienti in conformità alle stringenti normative federali statunitensi.

Il percorso in questione ha portato lo scorso luglio ai primi test UAT (User Acceptance Testing) a cui hanno partecipato attivamente anche gli utenti, utilizzati appunto per testare il modello di trading e il servizio di custodia. 

Lo stesso CEO di Bakkt ha affermato che “i nuovi contratti future sul bitcoin sono stati plasmati dopo numerosi scambi di idee con le controparti e offrono caratteristiche uniche di trading, sicurezza e gestione del rischio“.

Quali sono le particolarità dei Bitcoin Futures di Bakkt?

La caratteristica principale di questi contratti futures a replica fisica rispetto ai parenti stretti scambiati alla CME di Chicago, consiste nel fatto che il sottostante a cui i contratti sono riferiti (bitcoin) sarà acquistato fisicamente sul mercato; dunque BAKKT andrà a dotarsi di un quantitativo di bitcoin in relazione al numero di contratti che saranno rilasciati.  

Adesso andiamo ad analizzare le altre specifiche di questo nuovo strumento finanziario:

  1. Saranno fornite due tipologie di contratti, giornalieri e mensili, così da adattare l’esperienza di trading alle esigenze temporali degli utenti;
  2. la formazione del prezzo relativa all’asset di riferimento (Bitcoin) sarà fornita direttamente dall’Intercontinental Exchange Futures US e supportata da strumenti di analisi per rilevare eventuali pratiche scorrette (come il wash trading). In sostanza Bakkt avrà un proprio Benchmark di riferimento, senza affidarsi agli attuali Spot market del settore non regolamentati;
  3. i contratti futures saranno gestiti direttamente dall’ICE Clear US, compresa la raccolta e la variazione del capitale iniziale a garanzia (margine);
  4. Bakkt contribuirà con $ 35 milioni a garanzia e sicurezza di tutti gli investitori, in modo da coprire eventuali “buchi” causati da una mancata margin call, magari a causa di uno spike improvviso della quotazione;
  5. per l’acquisto e la conservazione dei Bitcoin sarà fornito un servizio di custodia integrato approvato dalle autorità USA, regolarmente assicurato e protetto da eventuali attacchi informatici, che implementerà inoltre dei software anti-riciclaggio e di analisi blockchain.

Alla luce di queste considerazioni è palese come il lavoro svolto da Bakkt per aumentare la visibilità delle valute digitali, insieme alla fattiva collaborazione tenuta con gli utenti e le autorità statunitensi, abbia contribuito a sviluppare una coscienza collettiva utile a favorire la diffusione degli asset digitali, grazie appunto alla sinergia e unità d’intenti tra le imprese e i responsabili politici, che fanno di Bakkt una delle piattaforme istituzionali più all’avanguardia del settore.

Bitcoin, febbre da ETF

Entro ottobre è attesa la decisione finale della Sec in merito all’istanza della CBOE Global Market sul rilascio dei primi Bitcoin ETF e il mercato attende con estremo interesse la pronuncia della commissione. Prima di entrare nel dettaglio vediamo velocemente cos’è un ETF. 

Gli Exchange-Traded Funds, che fanno parte della grande famiglia dei prodotti ad indice quotati (ETP), sono dei fondi negoziati in Borsa come azioni, che replicano in maniera passiva un benchmark. Gli ETF permettono agli investitori di acquisire un’esposizione a indici azionari o settori ben noti con un solo “trade off”, con la stessa facilità di acquisto di un’azione ordinaria.

Già grazie alla sua definizione, possiamo intuire come al momento del lancio dei primi Bitcoin ETF la platea di possibili investitori nel settore aumenterà significativamente. 

Ma allora, ci si potrebbe domandare, cosa sta ostacolando il rilascio di questi strumenti finanziari? 

In realtà in alcune borse europee, come l’Exchange Six che è la borsa principale in Svizzera, sono già operativi degli ETN legati a un paniere delle principali criptovalute, ma ovviamente tutti aspettano il semaforo verde della Sec per il lancio degli ETF nel mercato USA. Purtroppo la legislazione federale americana è estremamente rigida al riguardo, dunque è necessario un grande lavoro di mediazione con le autorità di controllo per arrivare a una modifica dei regolamenti che consentirà il lancio dei Bitcoin ETF.

Nel corso degli ultimi anni infatti sono state inoltrate numerose richieste di autorizzazioni relative al lancio di prodotti ETF legati al bitcoin, molte delle quali però sono state respinte.

Tra le ragioni principali che hanno indotto la Securities and Exchange Commission a cassare definitivamente queste istanze, c’è stato senza dubbio il rischio di una manipolazione del mercato con un ETF legato al prezzo del Bitcoin negli spot market (i vari exchange per intenderci), con tutte le problematiche relative alla facilità con cui queste piattaforme possono essere manipolate.

A tal proposito, l’istanza che a detta di tutti ha più chance di essere approvata dalla Sec, è proprio quella della CBOE in collaborazione con la Van Eck – Solid X, che infatti prevede un’assicurazione sui fondi investiti, oltre a basare il prodotto sull’indice MVIS Bitcoin OTC.

Per chi non lo conoscesse, Il mercato OTC (Over The Counter) è quello maggiormente utilizzato dai grandi investitori per le transazioni di un certo peso.

Si tratta di uno scambio diretto tra utenti senza passare attraverso un exchange. L’utilizzo di questo mercato consente di preservare la quotazione dell’asset scambiato, che al contrario sconterebbe evidenti ripercussioni in termini di prezzo dopo uno scambio in open market di ingenti capitali. 

L’MVIS Bitcoin OTC index, dunque, è molto meno manipolabile e volatile. Grazie a queste caratteristiche l’istanza presentata dalla CBOE è quella che ha migliori possibilità di essere approvata dalla Sec.

La deadline per la decisione finale era originariamente prevista per il 27 febbraio 2019, dopo che la Sec aveva utilizzato tutto il tempo a sua disposizione per analizzare la proposta.

Poi l’istanza è stata ritirata a metà gennaio per evitare il probabile rigetto a causa dello shutdown del governo USA, che avrebbe compromesso il lavoro di tutte le agenzie federali, compresa la Sec.

Dopo il ritiro e la nuova pubblicazione nel registro federale a fine gennaio, la procedura è partita dall’inizio e si concluderà entro ottobre 2019.

Qui puoi leggere l’istanza completa della CBOE.

Gli equilibri all’interno della Sec sono in fase di evoluzione e la Commissaria Hester Pierce (affettuosamente chiamata “crypto mamma” dalla community internazionale per le sue dichiarazioni favorevoli all’approvazione di un Bitcoin ETF) è pronta a dare battaglia in commissione.

Già nell’estare 2018 la Pierce aveva fortemente criticato la decisione di bocciare l’istanza dell’exchange Gemini, puntualizzando come fosse estremamente scorretto privare il mercato di uno strumento quale l’ETF per un asset come il bitcoin, che suscita molto interesse nel pubblico, e che per la stessa commissaria era (ed è) ormai pronto al battesimo del suo primo Exchage Traded Fund.

bitcoin etf hester peirce sec

Inoltre il 13 maggio 2019 durante la conferenza annuale Consensus a New York, la Commissaria della Sec Pierce ha ribadito la sua convinzione sul fatto che i tempi siano ormai maturi per dare il via libera al primo Bitcoin ETF, chiarendo come in passato le manipolazioni del mercato siano state tra le ragioni principali per cui la SEC ha finora respinto ogni proposta di Bitcoin ETF.

Una decisione che potrebbe stravolgere il mercato (così come lo conosciamo)

Secondo molti analisti l’approvazione di un ETF potrebbe far aumentare il prezzo del bitcoin anche del 500% a causa dell’afflusso di denaro degli investitori istituzionali. La società Capgemini, attiva nei settori della consulenza informatica e della fornitura di altri servizi professionali e quotata nell’indice CAC 40 alla Borsa di Parigi, ha stimato che oltre il 29% degli individui con un patrimonio netto elevato è entusiasta di investire in asset digitali, mentre un altro 27% è “interessato”.

Questo è uno scenario tutt’altro che irrealistico, infatti basta vedere l’enorme interesse per il comparto delle valute digitali di Wall Street e di asset manager del calibro di Black Rock (che da solo gestisce quasi 7 Trilioni di dollari, circa 30 volte la capitalizzazione attuale di tutto il settore delle criptovalute).

D’altronde ricordiamo come i Bitcoin Futures della CME di Chicago siano stati proprio il driver principale della bull run culminata con il raggiungimento dei $ 20000 nel dicembre 2017.

E, volendo fare un paragone con dei dati oggettivi, visto che il bitcoin spesso viene definito “l’oro digitale” andiamo ad analizzare l’andamento dell’oro al momento del rilascio dei primi Gold ETF alla fine del 2003.

gold etf

Il prezzo di un’oncia d’oro è passato dai $ 400 ai $1900! È vero che alla fine del 2008 la crisi ha contribuito al rialzo esponenziale dell’oro, ma anche la salita dal 2004 al 2008 lascia poco spazio a interpretazioni.

Vediamo dunque come lo studio della Capgemini che ha stimato un +500% al momento del lancio dei Bitcoin ETF, sia decisamente in linea con i dati relativi all’oro nel momento del rilascio dei Gold Exchange Traded Funds, soprattutto se consideriamo che lo scenario macroeconomico attuale presenta delle serie criticità che hanno portato molti analisti a non escludere una severa recessione da qui ai prossimi anni.

Tale scenario è avvalorato dal fatto che questo strumento finanziario, oltre ad aprire le porte agli investitori istituzionali, consente l’ingresso nel mercato delle valute digitali anche ai piccoli e medi investitori retailers (che storicamente determinano l’esplosione di un asset, perchè da soli gli istituzionali non bastano). Attualmente ci sono molte persone che vorrebbero entrare nel mercato delle criptovalute, ma per limiti tecnologici o di expertise informatica, sono tagliati fuori.

Ma grazie agli ETF, con una semplice telefonata in banca o magari attraverso la propria piattaforma di home banking, potranno acquistare bitcoin e criptovalute in tutta serenità e con la consapevolezza di avere tra le mani uno strumento finanziario sicuro e regolamentato. 

Insomma, una rivoluzione per il mercato come lo conosciamo oggi.

Qui puoi leggere l’articolo originale che ho scritto per Cointelegraph

 

Break-down del bitcoin, quale scenario ci aspetta?

Break-down del bitcoin, quale scenario ci aspetta?

Il pesante calo del 24 settembre, che in meno di un’ora ha sfiorato il -20%, dimostra ancora una volta come il bitcoin sia vulnerabile alla manipolazione da parte di un cartello di investitori (in gergo chiamate balene), che hanno gioco facile a manovrare la quotazione in un ambiante a bassa capitalizzazione. Il mercato riuscirà a smaltire le scorie del dump e a consolidarsi sopra gli 8000 dollari?

Il break down del bitcoin, favorito dalla compressione del prezzo all’interno del triangolo discendente che accompagnava la quotazione dall’estate, ha oggettivamente sorpreso tutti per l’inaudita violenza concentrata in un arco temporale inferiore all’ora.

Non dunque la rottura al ribasso della figura, più che legittima e ipotizzabile, ma la veemenza dell’impulso ci impongono una doverosa riflessione sull’atavica questione della manipolazione del mercato. Ma su questo torneremo più avanti.

In merito alla recente price action, dopo la rottura del supporto di medio periodo dato dal doppio minimo di luglio in area $ 9100, il bitcoin è andato a testare il supporto dinamico della media mobile a 200 periodo giornaliera (linea rossa nella foto di apertura) che attualmente passa a 8400 dollari, ma anche questo livello di prezzo è stato violato al ribasso. Per il mantenimento dell’attuale struttura al rialzo di lungo periodo è auspicabile che il bitcoin torni rapidamente sopra la suddetta media mobile, che storicamente è un importante spartiacque tra un trend al rialzo o al ribasso.

Ricordiamo infatti che nel 2018 tutti i rally del bitcoin si sono interrotti proprio sulla resistenza della MA 200 e la bull run del 2019 è iniziata proprio con la rottura di tale resistenza.

Se nei prossimi giorni non avremo una chiusura daily e relativo consolidamento al di sopra di tale livello, il prossimo livello di supporto è quello nell’area 7800/7600 dollari.

bitcoin

Infatti dall’analisi del profilo volumetrico, apprezzabile nella foto, vediamo che nei mesi di maggio e giugno 2019 abbiamo avuto molta action su quel livello di prezzo, che ha rappresentato prima una resistenza e poi la base su cui la quotazione ha costruito la struttura al rialzo che ha portato il bitcoin a riprendere la sua corsa fino a sfiorare i $14000 a fine giugno.

Se anche questo supporto dovesse cedere sotto la pressione delle vendite, il livello chiave di supporto su cui si accenderanno i riflettori sarà quello sui 7200 dollari, dove passa l’intervatto 0.618 dei ritracciamenti di fibonacci.

bitcoin 0.618 fibonacci

Questo intervallo in analisi tecnica rappresenta il vero e proprio spartiacque tra correzione e inversione del trend. Dunque, in caso di una rottura al ribasso anche di questo supporto, almeno graficamente il bitcoin tornerebbe in pieno bear trend.

Ovviamente utilizzare con le criptovalute i canoni dell’analisi tecnica che generalmente si applicano ai mercati tradizionali spesso può essere fuorviante, infatti sappiamo bene che siamo in presenza di un mercato che rappresenta un “unicum“, vista la sua estrema volatilità favorita da una bassa capitalizzazione. Allo stesso tempo però, è sbagliato ignorare totalmente questi segnali.

I prossimi giorni dunque saranno decisivi per il bitcoin e la tenuta dei livelli di prezzo appena descritti ci diranno molto sull’integrità della struttura al rialzo che ha accompagnato l’incredibile rally del 2019 e, dal punto di vista operativo, conviene restare alla finestra in attesa che la situazione si dipani chiaramente. In uno scenario ad alta volatilità, tentare di anticipare il mercato può essere un gioco molto pericoloso.

La piaga del mercato crypto: la manipolazione

Inutile nascondere la testa sotto la sabbia, questo purtroppo è un problema che affligge il mercato da sempre e i principali attori del settore, in primis le piattaforme di scambio, dovrebbero cercare quantomeno di ridimensionare il fenomeno, per non compromettere la reputazione di tutte le persone e start up che lavorano seriamente e con passione nel campo della blockchain e delle valute digitali.

Voglio subito precisare che per manipolazione non intendo esclusivamente quella caratterizzata da ribassi, ma anche le dinamiche inverse come ho spesso evidenziato nei miei post.

Quello a cui abbiamo assistito martedì sera è stato un imponente deleveraging per colpire le “mani deboli” del mercato, cioè i margin traders e gli investitori retailers più “timidi”. Nel dubbio infatti il dump è stato spinto talmente in profondità da assicurarsi di aver spazzato via tutti gli stop loss.

Tutto è stato scientemente organizzato nella giornata del lancio di Bakkt, che ricordo ha alle spalle l’Intercontinental Exchange proprietario della New York Stock Exchange, un evento che ha sdoganato definitivamente il bitcoin agli occhi dei grandi investitori.

Uno dei principali ostacoli alla consacrazione del Bitcoin come moneta di scambio o quale asset per la riserva di valore è stato più volte indicato nella manipolazione del mercato, dunque cosa c’è di meglio di un’azione eclatante di manipolazione il giorno dell’esordio su Bakkt? A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina.

A tal proposito, lo studio condotto da Arcane Research è illuminante.

Analizzando i movimenti dei prezzi da gennaio 2018 ad agosto 2019 la compagnia ha scoperto che, in quasi tutte le occasioni, poco prima delle date di scadenza dei contratti future su Bitcoin presenti sul Chicago Mercantile Exchange (CME) il valore di Bitcoin è diminuito.

bitcoin manipolazione prezzi CME

Tra le altre cose, nello studio leggiamo un’osservazione che dovrebbe far riflettere seriamente: “Ad oggi, le cifre supportano l’ipotesi che il prezzo di Bitcoin venga manipolato in vista della scadenza dei contratti sul CME. Tuttavia, questi dati non svelano se si tratta o meno di una manipolazione intenzionale. Ad esempio, questi movimenti potrebbero essere semplicemente legati ad una strategia popolare fra gli investitori per proteggere i propri fondi.

Alla luce dei fatti credo che su un punto dovremmo essere tutti d’accordo, dai puristi del bitcoin che vedono come fumo negli occhi i nuovi strumenti finanziari, agli investitori che hanno un approccio più speculativo:  lo spettacolo indecente a cui abbiamo assistito il 24 settembre non deve più ripetersi e l’augurio è che i principali attori del settore si rendano conto di quanto sia importante prevenire tali dinamiche. Ne va del buon nome di tutto il mercato.

Quale scenario ci aspetta?

Negli ultimi giorni i ribassisti hanno mostrato segnali di grande forza, segnando il ritorno sulla scena di una volatilità estrema che aveva caratterizzato i mesi scorsi. La volatilità in sé non va percepita come negativa, infatti è proprio grazie ad essa che si possono realizzare ingenti guadagni con il trading del bitcoin e delle criptovalute.

Non sono mai stato influenzato dalla quotazione del bitcoin nel breve termine, e chi mi segue sa bene quanto anche nei momenti più difficili di fine 2018 abbia sempre mantenuto un approccio oggettivo ed empirico, nella consapevolezza che nel lungo termine il bitcoin ha dei margini di crescita esponenziali.

Dunque niente panico, evitiamo che le emozioni prendano il sopravvento e cerchiamo di sfruttare a nostro vantaggio la volatilità del mercato, nella consapevolezza che proprio nelle fasi di dip si creano le basi per i successivi guadagni.

A questo proposito, per gli investitori che prediligono un approccio di lungo periodo, prendo in prestito quest’immagine del buon Alberto De Luigi, dove sono rappresentati i cicli di halving del bitcoin.

Lo shake-out dei giorni scorsi si inquadra perfettamente all’interno di quella fase chiamata di “reaccumulation” che dovrebbe caratterizzare l’andamento del bitcoin fino al vero bull market dopo l’halving di maggio 2020, in quello che è stato un andamento ciclico che ha caratterizzato tutta la breve storia del bitcoin.

cicli di halving

 

 

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Il Bitcoin prova a tirare la volata estiva al mercato

Il Bitcoin prova a tirare la volata estiva al mercato

L’annuncio di Libra la criptovaluta di facebook, i grandi fondi di investimento che entrano massicciamente nel mercato e il Bitcoin che continua a dettar legge: il mercato delle valute digitali è tornato finalmente in salute.

Negli ultimi giorni leggo scambi di opinioni appassionati tra sostenitori e detrattori di Libra, la “criptovaluta” (parliamone) di Facebook.

Al momento non voglio entrare nel merito, anche perchè le ritengo discussioni piuttosto sterili, per due ordini di ragioni.

Credo sia inutile discutere oggi di una moneta che sarà lanciata tra un anno e presumibilmente stravolta da vari upgrade in corso d’opera.

In secondo luogo, al netto delle innumerevoli criticità riscontrate nel progetto, Libra ha avuto il merito di squarciare il velo di ipocrisia che avvolgeva il mondo delle valute digitali (e che la stessa facebook ha contribuito a creare con il suo precedente ban alle crypto ads, poi rimosso), quindi non credo sia giusto demonizzarla a prescindere.

Detto questo torniamo a parlare di cose serie, perchè nelle ultime ore c’è un’altra criptovaluta che continua a macinare terreno e prova a tirare la volata a tutto il settore: il Bitcoin!

Nelle ultime settimane è stato davvero incontenibile e ha mostrato una prova di forza impressionante. Nel grafico settimanale vediamo come sostanzialmente da aprile la quotazione vada in un’unica direzione: quella che ci piace!

bitcoin dollaro weekly

Mentre tutti aspettavano una correzione, il bitcoin ha continuato a superare tutti i livelli critici (a mio avviso la facilità con cui sono stati rotti i 6000 dollari è davvero impressionante) e attualmente punta con decisione la soglia psicologica dei $ 10000.

Gli ultimi 6 weekend hanno fatto registrare quasi sempre rialzi importanti e se la tendenza sarà confermata anche nelle prossime ore, ne vedremo delle belle.

Se anche la resistenza dei 10000 $ sarà superata di slancio, fatico davvero a trovare un target di prezzo dove ipotizzare una prima correzione importante.

Se osserviamo attentamente il grafico settimanale, scopriremo che si sta configurando un pattern davvero potente: il 3 outside up. Questo segnale tecnico viene spesso utilizzato per individuare l’inversione di un trend. ma in questo caso ci dà la conferma che la struttura del bitcoin è ancora improntata a un deciso rialzo.

bitcoin 3 outside up

Nel dettaglio in foto vediamo che dopo la correzione di inizio giugno (anticipata dal DOJI nella candela precedente) la candela rossa è stata letteralmente inglobata dalla successiva (bullish engulfing) e se anche l’attuale candela settimanale chiuderà sui livelli attuali dandoci la bullish confirmation (con la pressione degli acquisti di queste ore è molto probabile), il pattern sarà chiuso.

E se a questo affianchiamo la probabile rottura della resistenza a 10000 dollari, potremmo raggiungere dei livelli di prezzo inimmaginabili solo poche settimane fa.

La FOMO sta tornando velocemente ai livelli bull run 2017 e ricordiamo tutti a cosa ha portato.

Stay tuned

Binance sbarca in America!

Binance sbarca in America!

Brutte notizie per i cittadini americani. Tra 90 giorni per loro le funzionalità di trading saranno disabilitate (comunque sarà garantito l’accesso ai wallet e i relativi prelievi). Ma CZ ha un altro piano, sbarcare in America!

Tutto è iniziato la mattina del 14 giugno con l’aggiornamento dei termini di utilizzo dell’Exchange Binance 

termini e condizioni binance

Nell’annuncio si legge che: “Binance è impossibilitata a fornire il servizio ai cittadini statunitensi. Binance rivendica il diritto di decidere autonomamente i mercati e le giurisdizioni in cui operare e può limitare o negare a sua discrezione il servizio ad alcuni paesi.”

Nella nota si legge ancora: “Tra 90 giorni, gli utenti che non rispecchieranno più i termini di utilizzo della piattaforma continueranno ad avere accesso ai propri fondi ma non avranno più la possibilità di depositare nè di operare con il trading.”

A causa delle stringenti normative federali, i cittadini statunitensi hanno sempre più difficoltà a operare sul mercato delle criptovalute. Tuttavia gli ultimi eventi potrebbero favorire degli sviluppi molto positivi, infatti Binance dopo poche ore aver diffuso l’aggiornamento dei termini di utilizzo, ha annunciato la partnership con la società BAM Trading Service Inc. come backdoor per offrire il servizio di trading negli Stati Uniti.

tweet binance

Collaborando con BAM infatti, Binance potrà sfruttare il partner statunitense che è interamente regolamentato dalle autorità federali e concedergli in licenza l’erogazione dei suoi servizi.

CZ ha dichiarato: “Siamo entusiasti di annunciare la nascita di Binance US e di portare la sicurezza, la liquidità e la velocità di Binance in Nord America. Binance.US sarà guidato dal nostro partner locale BAM e servirà il mercato degli Stati Uniti in piena conformità alle normative.”

Questa mossa da parte di CZ, decisamente il più intraprendente e dinamico tra i CEO delle società crypto, era nell’aria già da tempo. Infatti se analizziamo i dati del traffico su Binance negli ultimi mesi, scopriremo che circa 1/4 del traffico viene proprio dagli USA.

TRAFFICO SU BINANCE

Binance coin non reagisce bene: sell the news? 

BNB dopo l’annuncio nella mattinata del 14 giugno, ha lasciato sul terreno circa un 12% prima di effettuare un rimbalzo tecnico e tornare ampiamente sopra i $ 30. 

binance coin

Credo però che nel lungo periodo questi sviluppi porteranno di certo enormi benefici a Binance e a tutto il comparto dunque non vedo particolari problemi per il token BNB, decisamente tra i più performanti del 2019.

Alcuni osservatori comunque hanno sottolineato come la mossa di CZ in realtà serva a prender tempo e a tenere buoni gli enti regolartori americani, così da potersi concentrare serenamente nello sviluppo di Binance DEX, l’exchange decentralizzato che sarà implementato sulla Binance Chain, che una volta a regime consentirà la fruizione agli utenti di tutto il mondo senza la possibilità di essere “geo-bloccati”.

Al netto delle speculazioni comunque, nessuno sa realmente cosa progettino CZ e il suo team. Di certo se Binance riuscirà a penetrare la cortina di ferro americana, darebbe vita a un interessante precedente dando modo anche ad altri exchange di sfruttare la breccia. 

Il mercato delle valute digitali è sempre più importante e il fatto che colossi del calibro di Fidelity, Black Rock e l’ICE con BAKKT stiano entrando dalla porta principale, ne è la dimostrazione plastica.

 

Bitcoin ETF: prossima fermata 21 maggio

Bitcoin ETF: prossima fermata 21 maggio

Le chances di un’approvazione dei Bitcoin ETF da parte della Securities Exchange Commission continuano a crescere. Martedì 21 maggio la Commissione è chiamata a esprimersi, ma è probabile un rinvio della decisione.

La SEC infatti ha 240 giorni a disposizione per valutare le istanze presentate ed è quasi certo che per esprimere un parere su una materia nuova e complessa come il primo Bitcoin ETF, che prevede un cambio o quantomeno un aggiornamento dei regolamenti federali, utilizzerà tutto il tempo a sua disposizione.

A tal proposito, la Commissaria della Sec Hester Pierce (affettuosamente chiamata “crypto mamma” dalla community internazionale per le sue dichiarazioni favorevoli all’approvazione di un Bitcoin ETF) è pronta a dare battaglia in commissione.

Già nell’estare 2018 la Pierce aveva fortemente criticato la decisione di bocciare l’istanza dell’exchange Gemini, puntualizzando come fosse estremamente scorretto privare il mercato di uno strumento quale l’ETF per un asset come il bitcoin, che suscita molto interesse nel pubblico, e che per la stessa commissaria era (ed è) ormai pronto al battesimo del suo primo Exchage Traded Fund.

bitcoin etf hester peirce sec

Un altro aspetto che ha destato “l’attenzione” degli analisti, è stato il rinvio dell’istanza di Bitwise (sempre relativa a un bitcoin ETF) il 15 maggio scorso, mentre non c’è stata ancora la pronuncia sull’istanza della CBOE in collaborazione con le società Van Exk e Solid X (che hanno presentato l’istanza con le maggiori probabilità di approvazione, per le ragioni che ho elencato in questo articolo di qualche settimana fa). E tutto questo è sembrato molto strano, visto che la Sec stava gestendo contemporaneamente le due pratiche. 

Ciò ha dato adito a tutta una serie di speculazioni in merito a un’imminente approvazione, anche se le possibilità sono oggettivamente minime.

Una decisione che potrebbe stravolgere il mercato (così come lo conosciamo). 

Il 13 maggio durante la conferenza annuale Consensus a New York, la Commissaria della Sec Hester Pierce ha ribadito la sua convinzione sul fatto che i tempi siano ormai maturi per dare il via libera al primo Bitcoin ETF, chiarendo come in passato le manipolazioni del mercato siano state tra le ragioni principali per cui la SEC ha finora respinto ogni proposta di Bitcoin ETF.

Uno studio recente mostra che l’approvazione di un ETF  potrebbe far aumentare il prezzo del bitcoin anche del 500% a causa dell’afflusso di denaro degli investitori istituzionali. La società di consulenza Capgemini ha stimato che oltre il 29% degli individui con un patrimonio netto elevato è entusiasta di investire in asset digitali, mentre un altro 27% è “un po’ interessato”.

Questo è uno scenario tutt’altro che irrealistico, infatti basta vedere l’enorme interesse per il comparto delle valute digitali di asset manager del calibro di Black Rock (che da solo gestisce quasi 7 Trilioni di dollari, circa 30 volte la capitalizzazione attuale di tutto il settore delle criptovalute) e di Wall Street. 

D’altronde ricordiamo come i Bitcoin Futures della CME di Chicago siano stati proprio il driver principale della bull run culminata con il raggiungimento dei $ 20000 nel dicembre 2017.

E volendo fare un paragone con dei dati oggettivi, visto che il bitcoin spesso viene definito “l’oro digitale” andiamo ad analizzare l’andamento dell’oro al momento del rilascio dei primi Gold ETF alla fine del 2003. 

gold etf

Il prezzo di un’oncia d’oro è passato dai $ 400 ai $1900! Credo che questo grafico non necessiti di ulteriori commenti.

Vediamo dunque come lo studio della Capgemini che ha stimato un +500% al momento del lancio dei Bitcoin ETF, sia decisamente in linea con i dati relativi all’oro nel momento del rilascio dei Gold Exchange Traded Funds

Tale scenario è avvalorato dal fatto che questo strumento finanziario, oltre ad aprire le porte agli investitori istituzionali, consente l’ingresso nel mercato delle valute digitali anche ai piccoli e medi investitori retailers (che storicamente determinano l’esplosione di un asset, perchè da soli gli istituzionali non bastano). Attualmente ci sono molte persone che vorrebbero entrare nel mercato delle criptovalute, ma per limiti tecnologici o di expertise informatica, sono tagliati fuori.

Ma grazie agli ETF, con una semplice telefonata o magari attraverso la propria piattaforma di home banking, potranno acquistare bitcoin e criptovalute in tutta serenità e con la consapevolezza di avere tra le mani uno strumento finanziario sicuro e regolamentato. Insomma, una rivoluzione per il mercato come lo conosciamo noi oggi!   

 

Bitcoin Futures e servizio custodia: Bakkt scende in campo

Bitcoin Futures e servizio custodia: Bakkt scende in campo

I primi test per il servizio di custodia e il trading di Bitcoin Futures partiranno a Luglio.

Nell’annuncio pubblicato oggi su Medium da Kelly Loeffler, Ceo di Bakkt, sono stati svelati importanti aggiornamenti sul lancio di una delle piattaforme più attese per il trading di Bitcoin futures a replica fisica. Ricordo che dietro Bakkt c’è l’ICE (Intercontinental Exchange), proprietario della New York Stock Exchange, una delle borse più popolari negli Stati Uniti.

Intanto Loeffler ha evidenziato come negli ultimi mesi ci sia stata una strettissima collaborazione con la CFTC (Commodities Futures Trading Commission) per sviluppare una piattaforma che soddisfi le esigenze dei clienti e che al tempo stesso sia conforme alle normative federali statunitensi.

I primi test UAT (User Acceptance Testing) a cui parteciperanno attivamente anche gli utenti, avranno inizio a luglio 2019 e saranno utilizzati per testare il modello di trading e il servizio di custodia.

Secondo il Ceo di Bakkt “i nuovi contratti future sul bitcoin sono stati plasmati dopo numerosi scambi di idee con le controparti e offrono caratteristiche uniche di trading, sicurezza e gestione del rischio“.

Le caratteristiche principali dei Bitcoin futures di Bakkt

  1. Saranno fornite due tipologie di contratti, giornalieri e mensili, così da adattare l’esperienza di trading alle esigenze temporali degli utenti;
  2. la formazione del prezzo relativa all’asset di riferimento (Bitcoin) sarà fornita direttamente dall’Intercontinental Exchange Futures US e sarà supportata da tools di analisi per rilevare eventuali pratiche scorrette (come il wash trading). In sostanza Bakkt avrà un proprio Benchmark di riferimento, senza affidarsi agli attuali Spot market del settore non regolamentati.
  3. i contratti futures saranno gestiti direttamente dall’ICE Clear US, compresa la raccolta e la variazione del capitale iniziale a garanzia (margine);
  4. Bakkt contribuirà con $ 35 milioni a garanzia e sicurezza di tutti gli investitori, in modo da coprire eventuali “buchi” causati da una mancata margin call, magari a causa di uno spike improvviso della quotazione;
  5. per l’acquisto e la conservazione dei Bitcoin sarà fornito un servizio di custodia integrato approvato dalle autorità USA, regolarmente assicurato e protetto da eventuali attacchi informatici, che implementerà dei software anti-riciclaggio e di analisi blockchain.

La nota si conclude con l’auspicio che i nuovi acquisti della società (come il Consigliere generale Marc D’Annunzio) contribuirnno a rendere ancora più efficiente e competente il team di gestione della piattaforma Bakkt. 

Kelly Loeffler conclude con un’interessante considerazione, quando rivendica il lavoro svolto da Bakkt per aumentare la visibilità delle Valute Digitali rendendole più “mainstream” e la fattiva collaborazione tenuta con gli utenti e le autorità statunitensi: infatti al fine di sviluppare una coscienza collettiva utile a favorire la diffusione degli asset digitali, sarà necessaria una fattiva collaborazione tra le imprese e i responsabili politici ed è esattamente quello che sta portando avanti Bakkt.

Forse siamo davvero all’alba di una nuova era.

 

 

Bitfinex lancia la sua Initial Exchange Offering

Bitfinex lancia la sua Initial Exchange Offering

Da qualche ora circola in rete una bozza del whitepaper relativo alla IEO del token di Bitfinex LEO, che sarà offerto prima a investitori privati e dal 10 maggio sarà disponibile al pubblico.
 
L’obiettivo dichiarato è il raggiungimento del miliardo di dollari e se tale importo sarà raggiunto in fase di private offer (cosa molto probabile dato che da indiscrezioni pare siano stati raccolti già 600 milioni nda) ovviamente la fase pubblica non avrà luogo.
 
Questa mossa è chiaramente un tentativo per uscire dall’angolo dopo che nei giorni scorsi è emerso che $ 850 milioni sono stati congelati dalle autorità statunitensi, polacche e portoghesi in seguito a un’indagine. 
 
Ifinex, la società che gestisce Bitfinex e Tether, si è sempre dichiarata tranquilla e confida nel fatto che in poche settimane l’importo sequestrato sarà restituito.
 
Nel dubbio comunque, con questa iniziativa che sembra aver suscitato grande entusiasmo tra gli investitori, Ifinex mette in campo il piano B.
 
E che piano B!
 
Andiamo ad analizzare rapidamente i punti salienti del whitepaper:
 
  • la struttura del token Leo sembra essere molto simile a quella di Bnb (l’utility token di Binance);
  • Ifinex procederà al buy back e al burn del token Leo una volta rientrata in possesso degli 850 milioni attualmente congelati, entro 18 mesi dal lancio della IEO);
  • anche l’80% dei bitcoin recuperati dopo l’hacking di Bitfinex nel 2016 sarà impiegato per il burning dei token Leo;
  • è prevista una percentuale di sconto sulle fee per i depositi, i prelievi e il trading.

In conclusione Leo sarà una parte essenziale dell’ecosistema di IFINEX. 

Questi eventi dimostrano come l’intuizione di Binance di affiancare le Initial Exchange Offering (IEO) alle vecchie Initial Coin Offering (ICO) sia stata una strategia premiante, infatti sono convinto che nei prossimi mesi le migliori opportunità di investimento verranno proprio dalle IEO delle piattaforme più prestigiose del settore, come Binance e Bitfinex.
 
 
 
Binance lancia Binance Chain e dice addio a Ethereum

Binance lancia Binance Chain e dice addio a Ethereum

Giovedì Binance ha annunciato che il 23 aprile dovrebbe lanciare Binance Chain, una blockchain pubblica che supporterà i tokens BNB, all’interno della quale presto sarà integrato anche l’exchange decentralizzato di Binance.

Allo stesso tempo, e questa è una notizia dalla portata rivoluzionaria per il settore delle criptovalute, Binance autorizzerà altri progetti a sviluppare nuovi tokens sul suo network, abilitandoli a lanciare Initial Coin Offering (ICO) e a raccogliere fondi in Binance Coin (BNB).

Subito dopo l’annuncio del lancio della sua mainnet, così come i dettagli per lo swap in BNB, Binance ha rivelato che Mithril (MITH) sarà il primo progetto a vedere i suoi tokens migrare sulla Binance Chain.

binance mithril

Mentre Mithril è stato il primo progetto ad annunciare la migrazione sulla Binance Chain, altri ora stanno iniziando a seguire il suo esempio: infatti Red Pulse, una piattaforma di marketplace dedicata all’economia cinese, ha rivelato che presto migrerà sulla blockchain di binance.

Subito dopo l’annuncio, Mith e Red Pulse hanno fatto registrare rialzi importanti sulle ali dell’entusiasmo.

Anche l’Enjin token, appartenente all’omonimo wallet, sta segnando guadagni considerevoli subito dopo aver annunciato il supporto alla Binance Chain.

Alla luce degli ultimi sviluppi, c’è la seria possibilità che Binance diventerà una token factory in grado di insidiare una considerevole fetta di mercato al momento appannaggio di ethereum.

Se andiamo ad analizzare velocemente i due token (ETH e BNB) scopriremo come la politica di Binance di procedere a dei “burn” periodici di BNB, favorirà una crescita qualitativa del proprio token, contrariamente a ETH che al momento presenta decisamente un profilo inflazionistico.

Dunque dopo il bitcoin con il suo RGB Lightning Asset Protocol, anche Binance ha deciso di scendere nell’arena dei network dedicati alla tokenizzazione e a questo punto per ethereum si aprono nuovi scenari in cui il team dovrà impegnarsi a fondo per tenere il passo dei concorrenti e sviluppare degli upgrade adeguati.

 

 

Breakout del bitcoin, assalto ai $5000

Breakout del bitcoin, assalto ai $5000

Dopo i numerosi tentativi degli ultimi mesi frustrati da volumi non adeguati e dalla mancanza di compratori, il bitcoin è riuscito a violare la zona di resistenza sul livello 4400/4200 dollari per giungere senza grandi difficoltà a ridosso dei $ 5000, importante soglia psicologica.

In caso di rottura di tale livello, presumubilmente il bitcoin non troverà più grandi ostacoli fino ai $ 6000. 

Ovviamente non sarà facile, anche se nelle ultime ore i volumi sembrano sostenere il movimento. Cercare di stabilire con assoluta certezza una rottura o meno dei 5000 dollari è quasi impossibile ma quello che possiamo e dobbiamo fare è analizzare cosa ha determinato il breakout degli ultimi giorni.

Una premessa prima di iniziare: non è ancora il momento di farsi prendere dai facili entusiasmi, perchè la strada da fare prima di arrivare a una sostanziale inversione del beartrend è ancora lunga.

Ma è palese come negli ultimi mesi ci siano stati diversi segnali importanti.

Eventi e novità del settore

E’ innegabile che il 2019 si è aperto all’insegna di una ritrovata vitalità per il settore delle valute digitali, dopo un 2018 decisamente negativo.

Se torniamo con la memoria al biennio 2016/2017 ricorderete come il rilascio di testnet, il lancio di mainnet, partnership importanti e upgrade dei vari network fossero eventi all’ordine del giorno.

Ebbene negli ultimi mesi questa vitalità è tornata prepotentemente sul mercato e tutto ciò contribuisce a creare un sentiment improntato all’ottimismo (il lancio delle testnet dei DEX di Binance e Bitfinex, partnership importanti all’ordine del giorno, colossi bancari e delle comunicazioni che investono pesantemente nel settore, upgrade importanti dei principali network).

Questi eventi sono stati tra i principali catalizzatori per i rialzi importanti del 2017, culminati poi con la bull run di dicembre al momento del rilascio dei primi Bitcoin Futures alla CME di Chicago (piccola coincidenza, a fine anno probabilmente avremo a regime BAKKT e il primo Bitcoin ETF).

Nel 2018, in seguito al declino importante della capitalizzazione del comparto, ovviamente abbiamo assistito a una rarefazione importante di questo genere di iniziative, ma ritengo che nel corso del 2019 l’analisi fondamentale giocherà un ruolo importante nelle analisi di mercato.

Criticità

Se è vero che dal punto di vista fondamentale il bitcoin e le principali criptovalute sembrano beneficiare di questo clima di rinnovata fiducia, le maggiori criticità a mio avviso sono da ricercare nell’analisi tecnica e dei volumi.

Il problema dei volumi è ormai noto a tutti: quelli dichiarati da coinmarketcap spesso e volentieri sono gonfiati nell’ordine del 70/90%, a causa della vergognosa pratica di molti exchange (non tutti per fortuna) di gonfiare i propri volumi di trading nelle 24 ore. Se vuoi approfondire l’argomento in questo video ho spiegato tutto nel dettaglio

A dimostrazione di come i bassi volumi rendano vulnerabile il mercato alle manipolazioni del prezzo (in entrambe le direzioni, visto che con gli strumenti finanziari attuali è possibile guadagnare dai rialzi quanto dai ribassi) c’è proprio la notizia rilanciata da Reuters secondo cui il rialzo del 2 aprile sarebbe stato propiziato da un maxi ordine di 100 milioni di dollari piazzato su 3 diversi exchange (Coinbase, Kraken, Bitstamp) ma riconducibile a una stessa entità.

Infatti dall’osservazione dei dati degli scambi appena citati, si evince un’impennata sincronizzata dei volumi di circa 7000 bitcoin in un’ora.

Con questo non sto dicendo che l’acquisto faccia parte di una manovra speculativa (anche se una domanda mi sorge spontanea: come mai l’investitore/i non si è rivolto al mercato Over the Counter, decisamente più attagliato all’esigenza?), ma voglio mettere l’accento su un fatto incontrovertibile, e cioè che i bassi volumi degli ultimi mesi e una capitalizzazione di circa 70 miliardi di dollari (prima del breakout di ieri) rendono il bitcoin e tutto il mercato esposto e vulnerabile a potenziali manipolazioni.

Infatti 100 milioni di dollari possono sembrare molti, ma vi assicuro che solo le transazioni giornaliere over the counter sono nell’ordine di miliardi di dollari (le transazioni OTC hanno la particolarità di non inficiare direttamente la quotazione di un asset, in questo caso bitcoin).

Dunque qualsiasi grande investitore o fondo d’investimento con una disponibilità medio-bassa, dato che a certi livelli 100 milioni di dollari sono la base, può causare un movimento importante del prezzo del bitcoin (si può arrivare anche al 20% come abbiamo visto) con tutto ciò che ne consegue.

Purtroppo fino a quando non torneremo a una capitalizzazione vicina a quella raggiunta a fine 2017, il mercato sarà sempre soggetto a questo genere di dinamiche e questo è un dato di fatto.

Analisi dell’azione del prezzo

bitcoin analisi prezzo

Da un’analisi squisitamente tecnica, dopo il breakout del 2 aprile e il primo test della resistenza a $ 5000 possiamo aspettarci un pullback e un test del livello 4400/4200 (nel frattempo diventato supporto). Se i volumi delle ultime 24 ore continueranno a sostenere la quotazione e la pressione dei compratori rimarrà costante nei prossimi giorni non mi sento di escludere totalmente una rottura secca anche dei 5000 dollari, anche se questo scenario è decisamente quello meno probabile.

Buon trading

 

Trading Over The Counter: il nuovo campo da gioco del mercato delle criptovalute

Trading Over The Counter: il nuovo campo da gioco del mercato delle criptovalute

Con la crescente tendenza delle grandi istituzioni finanziaria a investire in bitcoin e criptovalute, tutte le principali piattaforme del mercato si stanno dotando di desk per il trading Over the Counter.

Il trading Over the Counter consente agli investitori di effettuare transazioni private, senza passare per un exchange o intermediari.

I vantaggi sono molteplici, infatti di solito parliamo di scambi nell’ordine dei milioni di dollari, ai quali è possibile affiancare una vera e propria trattativa per generare vantaggi a beneficio di tutte le parti interessate alla transazione.

A dimostrazione di come i grandi investitori e i principali fondi d’investimento prediligano le transazioni OTC, a novembre 2018 la MV index Solution (una sussidiaria della Van Eck, la società che in collaborazione con la Cboe ha depositato presso la Sec l’istanza per il rilascio dei primi Bitcoin ETF) ha lanciato il suo Bitcoin Index basato sui 3 principali desk OTC.

I numerosi vantaggi derivanti dalla presenza di un importante indice che rifletta le quotazioni degli scambi che avvengono Over the Counter, potranno aprire la strada a prodotti finanziari importanti, quali appunto gli ETF, grazie a un notevole miglioramento della trasparenza dei prezzi.

A tal proposito, a novembre 2018 la banca d’affari Morgan Stanley ha pubblicato un report dal titolo “Aggiornamento: Bitcoin, Criptovalute e Blockchain”, dove ha evidenziato come le banche centrali e i principali enti regolatori si stiano “abituando” all’idea di una più diffusa adozione sia del Bitcoin che della tecnologia blockchain nel suo complesso.

Insieme alla nuova percezione del bitcoin come asset per investimenti istituzionali, gli operatori coinvolti si rivolgono sempre di più agli scambi Over the Counter grazie appunto agli enormi vantaggi offerti da questa tipologia di trading.

Gli investitori istituzionali continuano ad aumentare

L’idea generale è quella secondo cui i grandi investitori stiano aspettando il rilascio di strumenti finanziari importanti, quali i Bitcoin ETF, prima di entrare nel mercato delle Valute Digitali.

Ma l’analisi dei volumi OTC degli ultimi mesi raccontano un’altra storia.

Gli appassionati di criptovalute parlano spesso di come il denaro istituzionale potrebbe determinare una nuova bull run simile, se non più impetuosa, di quella di fine 2017.

Questa cosa in realtà sembra stia accadendo in modo silenzioso senza attirare troppo l’attenzione.

Molte delle più grandi società di mining hanno creato dei desk OTC per vendere le proprie monete senza affidarsi agli exchange del settore e ovviamente è qui che si rivolgono i grandi investitori.

desk over the counter

Infatti il trading Over the Counter ha fatto registrare una crescita esponenziale nel corso del 2018.

Secondo i rapporti della Digital Asset Research e del Gruppo TABB, ad aprile 2018 il volume giornaliero degli scambi OTC era di circa $ 250 milioni, mentre alla fine dell’anno sono stati raggiunti picchi di $ 15 miliardi al giorno!

Questo è dovuto a delle precise dinamiche e se analizziamo a fondo il meccanismo, scopriremo che in realtà è un’evoluzione del tutto naturale.

Infatti da un lato i miners di bitcoin hanno grandi quantità di monete da vendere e. ovviamente, per evitare di incidere negativamente sul prezzo, preferiscono rivolgersi al mercato Over the Counter.

Dall’altra parte abbiamo i grandi investitori che vogliono procurarsi enormi quantità di monete che, se acquistate negli spot market attraverso gli exchange, determinerebbero un aumento delle rispettive quotazioni.

Così la convergenza degli interessi delle grandi società di mining e dei fondi d’investimento ha di fatto favorito l’esplosione del trading Over the Counter.

C’è da scommettere che in futuro gli scambi OTC continueranno a beneficiare di questo enorme flusso di capitali “sotterraneo”, che ha il pregio (o il difetto, dipende dai punti di vista) di influenzare poco o niente la quotazione del bitcoin, e che garantisce tutta una serie di vantaggi a quegli investitori che dispongono di grandi capitali da investire e non desiderano utilizzare gli exchange del mercato, che ricordiamo nella maggior parte dei casi sono pur sempre delle piattaforme non regolamentate.

Se sei interessato a concludere una o più transazioni sul mercato Over the Counter, scrivi una mail a info@bitcoinfacile.org e riceverai tutti i dettagli sul nostro servizio di assistenza, consulenza e desk sul trading OTC. 

 

Bitcoin ETF: prossima fermata 21 maggio

Dopo la NYSE, la CBOE presenta nuovamente l’istanza per un Bitcoin ETF

La Chicago Board Options Exchange torna in pista ripresentando la sua proposta congiunta con le società VanEck e Solid X per il rilascio di Bitcoin ETF.

L’istanza era stata ritirata a metà gennaio per evitare il probabile rigetto a causa dello shutdown del governo USA, che avrebbe compromesso il lavoro di tutte le agenzie federali compresa la Sec.

La deadline per la decisione finale era originariamente prevista per il 27 febbraio, dopo che la Sec aveva utilizzato tutto il tempo a sua disposizione per analizzare la proposta.

Dopo il ritiro e la nuova presentazione però, la procedura partirà dall’inizio e, una volta pubblicata nel registro federale, la SEC avrà un massimo di 240 giorni per decidere se approvare o rifiutare la proposta.
 
 
La nuova istanza infatti non è stata ancora pubblicata, il che significa che non è iniziato il conto alla rovescia perchè la Securities and Exchange Commission prenda una decisione.
 
Il rinnovo della richiesta arriva dopo che la New York Stock Exchange ha presentato a sua volta la propria istanza per l’approvazione di Bitcoin ETF in collaborazione con l’asset manager Bitwise.
 
Anche in questo caso, la proposta della NYSE non è stata ancora pubblicata nel Registro federale dunque non abbiamo ancora una deadline.
 
La brutta notizia è che per vedere un bitcoin ETF ora dovremo aspettare presumibilmente altri 8 mesi, ma quella buona è che adesso abbiamo 2 istanze presentate da due delle borse più prestigiose degli Stati Uniti e che hanno ottime probabiità di essere approvate.
 
Fonte: Coindesk
 
 
 
 
 

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