La morsa della regolamentazione sulle valute digitali

La morsa della regolamentazione sulle valute digitali

Dopo le numerose dichiarazioni d’intenti nei vari consessi internazionali, tra cui il G20, il sistema finanziario rompe gli indugi e contrattacca il settore delle valute digitali con il chiaro intento di regolamentare un mondo che, al contrario, nasce per decentralizzare e disintermediare.

I partner commerciali abbandonano Libra

Mastercard, Visa, Stripe, uno dopo l’altro i principali partner di Facebook nel progetto Libra hanno ritirato la loro disponibilità a collaborare nella realizzazione della prima criptovaluta “social”. Un vero esodo.

Qualunque sia l’opinione su Libra, uno dei meriti che le vanno indiscutibilmente riconosciuti è quello di aver sdoganato le criptovalute agli occhi della massa e un dietrofront così brutale da parte di società che fanno del profitto la loro unica ragion d’essere, dovrebbe far nascere più di un interrogativo.

Cosa ha spinto i vecchi partner di facebook ad abbandonare la nave? Ma ovviamente la pressione politica delle autorità politiche e finanziarie USA!

lettera a stripe del senato Usa

lettera senato Usa 2

Questa è la lettera intestata del Senato degli Stati Uniti che ha ricevuto Patrick Collison, Founder e CEO di Stripe, dove alcuni senatori si mostrano “preoccupati” in merito al progetto Libra e agli sviluppi della collaborazione tra la stessa Stripe e Facebook. Se questa non è una “velata minaccia” quantomeno può essere annoverata a pieno titolo come una pressione indebita.

Ovviamente, c’è da immaginare che i destinatari della missiva (a vario titolo tutte le società che avevano annunciato la partnership con Facebook) sentendo la pressione del Senato e delle autorità di controllo hanno preferito rinunciare per evitare ulteriori conseguenze.

Binance e Ali Babà: è fatta, anzi no!

Questa ha davvero del clamoroso. Il 9 ottobre Binance e CZ hanno annunciato al mondo la lodevole iniziativa portata avanti con WeChat e Alipay (l’online payment processor di Alibabà) per favorire l’acquisto di Bitcoin in Cina.

Il giorno dopo Alipay ha annunciato che bloccherà tutte le transazioni volte all’acquisto di bitcoin e criptovalute, per una non meglio precisara lotta a transazioni irregolari.

binance annuncia la partnership con Alipay

alipay annuncia blocco transazioni crypto

Anche in questo caso qualche domanda sorge spontanea, non fosse altro perche chi conosce CZ sa benissimo che gli si possono attribuire molti difetti, ma di certo non quello di parlare a caso.

In tale contesto, le dichiarazioni di Xi Jinping in merito alla necessità della Cina di accelerare lo sviluppo della blockchain da implementare nell’economia nazionale ha una doppia chiave di lettura.

Innanzitutto, le affermazioni del Presidente della Cina vanno inserite nel contesto della guerra commerciale con gli USA, ed è chiaro come le valute digitali siano un’arma estremamente potente nelle mani del colosso orientale per contrastare le mosse del proprio avversario. Nel breve termine questo scenario ha chiaramente ridato nuova linfa al mercato, che ha infatti reagito in maniera estremamente positiva, con il Bitcoin tornato prepotentemente a ridosso dei 10.000$.

Ma nel lungo periodo aspettiamoci un’ulteriore stretta dal punto di vista della regolamentazione del settore, tanto dalla Cina, che storicamente non è esattamente il portabandiera degli ideali di decentralizzazione e libertà, quanto dagli Stati Uniti, che hanno già palesato chiaramente intenti egemonici e di controllo sul settore delle valute digitali.

La SEC stronca il lancio di Gram e del Telegram Open Network

Il 12 ottobre la Sec, in pieno delirio d’onnipotenza, ha prima ottenuto un’ordinanza restrittiva contro il lancio della blockchain pubblica di Telegram (propedeutica al Telegram Open Network, che ha come fine ultimo quello di consentire l’acquisto di bitcoin e valute digitali direttamente su app telegram) e poi ha preteso di estendere la sua giurisdizione a Russia, Gran Bretagna e Dubai (quest’ultima sede legale di Telegram).

Anche Telegram, a questo punto è stata costretta a modificare la sua tabella di marcia e sospendere l’attesissimo lancio di Gram.

Guerra alle stable coins e restrizioni severe per gli exchange decentralizzati

Gli ultimi due eventi in ordine cronologico che ci segnalano una fervente attività da parte delle autorità finanziarie di controllo internazionali, sono le dichiarazioni di venerdì della Financial Action Task Force (FATF) che ha definito le stable coin addirittura un rischio mondiale (sic.)  e la chiusura dell’Exchange Bittrex in oltre 30 paesi tra cui  Afghanistan, Egitto, Bosnia and Herzegovina, Cambogia, Congo, Costa D’avorio, Tunisia, Ethiopia, Uganda e Yemen.

Dagli ultimi sviluppi è ormai chiaro come la reazione del sistema finanziario, che teme di perdere il monopolio sulla creazione di denaro e ricchezza, si stia decisamente inasprendo e nei prossimi mesi, se lo scenario macroeconomico dovesse peggiorare ulteriormente (il nuovo Quantitative Easing annunciato dalla Fed non è di buon auspicio) mi aspetto un’escalation delle iniziative volte a imbrigliare il settore delle criptovalute, che indirettamente trarranno beneficio da una recessione e la relativa crisi monetaria negli stati più deboli (l’Argentina con il suo Peso è solo l’ultima in ordine di tempo).

Il redde rationem dunque si avvicina.

La reazione del mercato

Dopo gli eventi analizzati nell’articolo, sono tornate in auge le presunte criticità del mercato di Bitcoin e delle criptovalute: l’eccessiva volatilità dei prezzi, che comprometterebbe anche le funzionalità della moneta come metodo di pagamento e riserva di valore, i temi della governance e delle regolamentazioni, nonché i presunti problemi del network dal punto di vista della scalabilità.

Ritengo che, almeno relativamente al Bitcoin, siano preoccupazioni senza fondamento.

È naturale che il sistema finanziario reagisca in questo modo scomposto contro il settore delle valute digitali, ma un conto sono Libra, Gram e le stablecoin, riconducibili a delle società dunque facilmente attaccabili, ma un altro è Bitcoin, vale a dire un network decentralizzato non riconducibile a nessuna entità, dunque molto più complicato da attaccare dal punto di vista legale (se non agendo indirettamente contro le mining farm, anche se ci sarà sempre un pool di nazioni disponibili a garantire che tale attività prosegua). Pertanto, da questo punto di vista non ravviso particolari criticità. E poi se gli USA avessero davvero l’obiettivo di distruggere il Bitcoin, avrebbero mai approvato la miriade di strumenti finanziari legati alla criptovaluta?

Relativamente all’accostamento del Bitcoin come riserva di valore, dobbiamo necessariamente allargare la nostra prospettiva. Non ragioniamo in termini di volatilità paragonando il BTC a monete forti come dollaro o euro, ma facciamolo con monete tipo il Bolivar, che per un periodo di tempo hanno viaggiato a un tasso d’inflazione giornaliero superiore al 2%! A confronto, le oscillazioni del Bitcoin sono acqua fresca (e poi consideriamo che l’inflazione distrugge potere d’acquisto, mentre il Bitcoin nel lungo periodo beneficia dalla volatilità).

Infine una considerazione sulla volatilità e sulla capitalizzazione del Bitcoin. È naturale che la volatilità sia inversamente proporzionale alla capitalizzazione, è un concetto semplice e lineare: più la massa monetaria è ampia, più le speculazioni sono difficili poiché serviranno fondi di gran lunga superiori a quelli attualmente sufficienti agli speculatori per fare il bello e il cattivo tempo (whales, fondi speculativi, chiamiamoli come ci pare ma il concetto è questo).

Le affermazioni poi relative alla problematica della scalabilità non hanno senso. Il Lightning Network infatti eliminerà il problema della scalabilità, una volta risolta completamente la questione della sicurezza delle transazioni off-chain.

Non tutti temono gli USA

Nonostante le dinamiche emerse nelle ultime settimane e analizzate nell’articolo, molte società continuano a portare avanti i loro progetti disinteressandosi dell’atteggiamento diffidente degli Stati Uniti, difendendosi con tutte le armi a propria disposizione (Binance è riuscita infatti a lanciare la sua piattaforma Binance.US e Bitfinex sta rispondendo colpo su colpo alle accuse del Procuratore generale di New York, aggiudicandosi anche round importanti in sede giudiziaria).

Inoltre colossi dell’high tech del calibro di Samsung e LG continuano a riservare ingenti investimenti nel settore delle valute digitali: Samsung ha implementato nei suoi nuovi telefoni dei wallet compatibili con le principali criptovalute e una serie di DApp riconducibili alle start-up più attive del settore, mentre LG che ha registrato un brevetto per un portafoglio di criptovalute per smartphone e possiede una divisione business che lavora con una grande banca sudcoreana su un progetto di token digitale.

Chiudo con questo grafico relativo ai miglioramenti tecnologici del Bitcoin, con la stima dei prossimi upgrade utili a perfezionare ulteriormente i temi della scalabilità e della privacy.

bitcoin upgrade

Parliamo senza dubbio del network più solido e dinamico del mercato.

 

Canale Telegram Bitcoin Facile

BAKKT vs ETF: quale impatto avranno sul mercato?

BAKKT vs ETF: quale impatto avranno sul mercato?

Negli ultimi mesi il lancio di strumenti finanziari regolamentati legati al bitcoin ha catalizzato l’attenzione di analisti e investitori.

Infatti, grazie ai Bitcoin Futures a replica fisica di BAKKT, piattaforma dell’Intercontinental Exchange (ICE), e all’ipotesi sempre più concreta del semaforo verde da parte della Securities and Exchange Commission (Sec) al rilascio dei primi Bitcoin ETF, tutto il settore delle valute digitali potrà beneficiare di una nuova aurea di credibilità legata a tali strumenti, che contribuiranno a sdoganare in modo definitivo il bitcoin e le criptovalute agli occhi dei grandi investitori.

Andiamo dunque ad analizzare nel dettaglio BAKKT e i Bitcoin ETF, evidenziando le principali caratteristiche, i punti in comune e le differenze.

Bitcoin Futures e servizio di custodia: Bakkt scende in campo

A inizio settembre Kelly Loeffler, Ceo di Bakkt, ha annunciato che entro la fine del mese la piattaforma dell’ICE, proprietario anche della New York Stock Exchange, una delle borse più prestigiose negli Stati Uniti, inizierà a immettere sul mercato i primi Bitcoin Futures a replica fisica.

Dopo i test di luglio andati a buon fine, infatti, Bakkt ha ricevuto luce verde dalla Commodities Futures Trading Commission (CFTC) e a questo punto non ci sono più ostacoli normativi a ritardare il lancio della piattaforma, che nei giorni scorsi ha già reso operativo il servizio di custodia.

I ritardi sulla tabella di marcia originaria (ricordo che il primo lancio di Bakkt era stato annunciato prima per dicembre 2018, poi posticipato a gennaio 2019 e infine rinviato a data da destinarsi) sono da imputare alla “collaborazione” con la CFTC tesa a sviluppare una piattaforma che potesse soddisfare le esigenze dei clienti in conformità alle stringenti normative federali statunitensi.

Il percorso in questione ha portato lo scorso luglio ai primi test UAT (User Acceptance Testing) a cui hanno partecipato attivamente anche gli utenti, utilizzati appunto per testare il modello di trading e il servizio di custodia. 

Lo stesso CEO di Bakkt ha affermato che “i nuovi contratti future sul bitcoin sono stati plasmati dopo numerosi scambi di idee con le controparti e offrono caratteristiche uniche di trading, sicurezza e gestione del rischio“.

Quali sono le particolarità dei Bitcoin Futures di Bakkt?

La caratteristica principale di questi contratti futures a replica fisica rispetto ai parenti stretti scambiati alla CME di Chicago, consiste nel fatto che il sottostante a cui i contratti sono riferiti (bitcoin) sarà acquistato fisicamente sul mercato; dunque BAKKT andrà a dotarsi di un quantitativo di bitcoin in relazione al numero di contratti che saranno rilasciati.  

Adesso andiamo ad analizzare le altre specifiche di questo nuovo strumento finanziario:

  1. Saranno fornite due tipologie di contratti, giornalieri e mensili, così da adattare l’esperienza di trading alle esigenze temporali degli utenti;
  2. la formazione del prezzo relativa all’asset di riferimento (Bitcoin) sarà fornita direttamente dall’Intercontinental Exchange Futures US e supportata da strumenti di analisi per rilevare eventuali pratiche scorrette (come il wash trading). In sostanza Bakkt avrà un proprio Benchmark di riferimento, senza affidarsi agli attuali Spot market del settore non regolamentati;
  3. i contratti futures saranno gestiti direttamente dall’ICE Clear US, compresa la raccolta e la variazione del capitale iniziale a garanzia (margine);
  4. Bakkt contribuirà con $ 35 milioni a garanzia e sicurezza di tutti gli investitori, in modo da coprire eventuali “buchi” causati da una mancata margin call, magari a causa di uno spike improvviso della quotazione;
  5. per l’acquisto e la conservazione dei Bitcoin sarà fornito un servizio di custodia integrato approvato dalle autorità USA, regolarmente assicurato e protetto da eventuali attacchi informatici, che implementerà inoltre dei software anti-riciclaggio e di analisi blockchain.

Alla luce di queste considerazioni è palese come il lavoro svolto da Bakkt per aumentare la visibilità delle valute digitali, insieme alla fattiva collaborazione tenuta con gli utenti e le autorità statunitensi, abbia contribuito a sviluppare una coscienza collettiva utile a favorire la diffusione degli asset digitali, grazie appunto alla sinergia e unità d’intenti tra le imprese e i responsabili politici, che fanno di Bakkt una delle piattaforme istituzionali più all’avanguardia del settore.

Bitcoin, febbre da ETF

Entro ottobre è attesa la decisione finale della Sec in merito all’istanza della CBOE Global Market sul rilascio dei primi Bitcoin ETF e il mercato attende con estremo interesse la pronuncia della commissione. Prima di entrare nel dettaglio vediamo velocemente cos’è un ETF. 

Gli Exchange-Traded Funds, che fanno parte della grande famiglia dei prodotti ad indice quotati (ETP), sono dei fondi negoziati in Borsa come azioni, che replicano in maniera passiva un benchmark. Gli ETF permettono agli investitori di acquisire un’esposizione a indici azionari o settori ben noti con un solo “trade off”, con la stessa facilità di acquisto di un’azione ordinaria.

Già grazie alla sua definizione, possiamo intuire come al momento del lancio dei primi Bitcoin ETF la platea di possibili investitori nel settore aumenterà significativamente. 

Ma allora, ci si potrebbe domandare, cosa sta ostacolando il rilascio di questi strumenti finanziari? 

In realtà in alcune borse europee, come l’Exchange Six che è la borsa principale in Svizzera, sono già operativi degli ETN legati a un paniere delle principali criptovalute, ma ovviamente tutti aspettano il semaforo verde della Sec per il lancio degli ETF nel mercato USA. Purtroppo la legislazione federale americana è estremamente rigida al riguardo, dunque è necessario un grande lavoro di mediazione con le autorità di controllo per arrivare a una modifica dei regolamenti che consentirà il lancio dei Bitcoin ETF.

Nel corso degli ultimi anni infatti sono state inoltrate numerose richieste di autorizzazioni relative al lancio di prodotti ETF legati al bitcoin, molte delle quali però sono state respinte.

Tra le ragioni principali che hanno indotto la Securities and Exchange Commission a cassare definitivamente queste istanze, c’è stato senza dubbio il rischio di una manipolazione del mercato con un ETF legato al prezzo del Bitcoin negli spot market (i vari exchange per intenderci), con tutte le problematiche relative alla facilità con cui queste piattaforme possono essere manipolate.

A tal proposito, l’istanza che a detta di tutti ha più chance di essere approvata dalla Sec, è proprio quella della CBOE in collaborazione con la Van Eck – Solid X, che infatti prevede un’assicurazione sui fondi investiti, oltre a basare il prodotto sull’indice MVIS Bitcoin OTC.

Per chi non lo conoscesse, Il mercato OTC (Over The Counter) è quello maggiormente utilizzato dai grandi investitori per le transazioni di un certo peso.

Si tratta di uno scambio diretto tra utenti senza passare attraverso un exchange. L’utilizzo di questo mercato consente di preservare la quotazione dell’asset scambiato, che al contrario sconterebbe evidenti ripercussioni in termini di prezzo dopo uno scambio in open market di ingenti capitali. 

L’MVIS Bitcoin OTC index, dunque, è molto meno manipolabile e volatile. Grazie a queste caratteristiche l’istanza presentata dalla CBOE è quella che ha migliori possibilità di essere approvata dalla Sec.

La deadline per la decisione finale era originariamente prevista per il 27 febbraio 2019, dopo che la Sec aveva utilizzato tutto il tempo a sua disposizione per analizzare la proposta.

Poi l’istanza è stata ritirata a metà gennaio per evitare il probabile rigetto a causa dello shutdown del governo USA, che avrebbe compromesso il lavoro di tutte le agenzie federali, compresa la Sec.

Dopo il ritiro e la nuova pubblicazione nel registro federale a fine gennaio, la procedura è partita dall’inizio e si concluderà entro ottobre 2019.

Qui puoi leggere l’istanza completa della CBOE.

Gli equilibri all’interno della Sec sono in fase di evoluzione e la Commissaria Hester Pierce (affettuosamente chiamata “crypto mamma” dalla community internazionale per le sue dichiarazioni favorevoli all’approvazione di un Bitcoin ETF) è pronta a dare battaglia in commissione.

Già nell’estare 2018 la Pierce aveva fortemente criticato la decisione di bocciare l’istanza dell’exchange Gemini, puntualizzando come fosse estremamente scorretto privare il mercato di uno strumento quale l’ETF per un asset come il bitcoin, che suscita molto interesse nel pubblico, e che per la stessa commissaria era (ed è) ormai pronto al battesimo del suo primo Exchage Traded Fund.

bitcoin etf hester peirce sec

Inoltre il 13 maggio 2019 durante la conferenza annuale Consensus a New York, la Commissaria della Sec Pierce ha ribadito la sua convinzione sul fatto che i tempi siano ormai maturi per dare il via libera al primo Bitcoin ETF, chiarendo come in passato le manipolazioni del mercato siano state tra le ragioni principali per cui la SEC ha finora respinto ogni proposta di Bitcoin ETF.

Una decisione che potrebbe stravolgere il mercato (così come lo conosciamo)

Secondo molti analisti l’approvazione di un ETF potrebbe far aumentare il prezzo del bitcoin anche del 500% a causa dell’afflusso di denaro degli investitori istituzionali. La società Capgemini, attiva nei settori della consulenza informatica e della fornitura di altri servizi professionali e quotata nell’indice CAC 40 alla Borsa di Parigi, ha stimato che oltre il 29% degli individui con un patrimonio netto elevato è entusiasta di investire in asset digitali, mentre un altro 27% è “interessato”.

Questo è uno scenario tutt’altro che irrealistico, infatti basta vedere l’enorme interesse per il comparto delle valute digitali di Wall Street e di asset manager del calibro di Black Rock (che da solo gestisce quasi 7 Trilioni di dollari, circa 30 volte la capitalizzazione attuale di tutto il settore delle criptovalute).

D’altronde ricordiamo come i Bitcoin Futures della CME di Chicago siano stati proprio il driver principale della bull run culminata con il raggiungimento dei $ 20000 nel dicembre 2017.

E, volendo fare un paragone con dei dati oggettivi, visto che il bitcoin spesso viene definito “l’oro digitale” andiamo ad analizzare l’andamento dell’oro al momento del rilascio dei primi Gold ETF alla fine del 2003.

gold etf

Il prezzo di un’oncia d’oro è passato dai $ 400 ai $1900! È vero che alla fine del 2008 la crisi ha contribuito al rialzo esponenziale dell’oro, ma anche la salita dal 2004 al 2008 lascia poco spazio a interpretazioni.

Vediamo dunque come lo studio della Capgemini che ha stimato un +500% al momento del lancio dei Bitcoin ETF, sia decisamente in linea con i dati relativi all’oro nel momento del rilascio dei Gold Exchange Traded Funds, soprattutto se consideriamo che lo scenario macroeconomico attuale presenta delle serie criticità che hanno portato molti analisti a non escludere una severa recessione da qui ai prossimi anni.

Tale scenario è avvalorato dal fatto che questo strumento finanziario, oltre ad aprire le porte agli investitori istituzionali, consente l’ingresso nel mercato delle valute digitali anche ai piccoli e medi investitori retailers (che storicamente determinano l’esplosione di un asset, perchè da soli gli istituzionali non bastano). Attualmente ci sono molte persone che vorrebbero entrare nel mercato delle criptovalute, ma per limiti tecnologici o di expertise informatica, sono tagliati fuori.

Ma grazie agli ETF, con una semplice telefonata in banca o magari attraverso la propria piattaforma di home banking, potranno acquistare bitcoin e criptovalute in tutta serenità e con la consapevolezza di avere tra le mani uno strumento finanziario sicuro e regolamentato. 

Insomma, una rivoluzione per il mercato come lo conosciamo oggi.

Qui puoi leggere l’articolo originale che ho scritto per Cointelegraph

 

Break-down del bitcoin, quale scenario ci aspetta?

Break-down del bitcoin, quale scenario ci aspetta?

Il pesante calo del 24 settembre, che in meno di un’ora ha sfiorato il -20%, dimostra ancora una volta come il bitcoin sia vulnerabile alla manipolazione da parte di un cartello di investitori (in gergo chiamate balene), che hanno gioco facile a manovrare la quotazione in un ambiante a bassa capitalizzazione. Il mercato riuscirà a smaltire le scorie del dump e a consolidarsi sopra gli 8000 dollari?

Il break down del bitcoin, favorito dalla compressione del prezzo all’interno del triangolo discendente che accompagnava la quotazione dall’estate, ha oggettivamente sorpreso tutti per l’inaudita violenza concentrata in un arco temporale inferiore all’ora.

Non dunque la rottura al ribasso della figura, più che legittima e ipotizzabile, ma la veemenza dell’impulso ci impongono una doverosa riflessione sull’atavica questione della manipolazione del mercato. Ma su questo torneremo più avanti.

In merito alla recente price action, dopo la rottura del supporto di medio periodo dato dal doppio minimo di luglio in area $ 9100, il bitcoin è andato a testare il supporto dinamico della media mobile a 200 periodo giornaliera (linea rossa nella foto di apertura) che attualmente passa a 8400 dollari, ma anche questo livello di prezzo è stato violato al ribasso. Per il mantenimento dell’attuale struttura al rialzo di lungo periodo è auspicabile che il bitcoin torni rapidamente sopra la suddetta media mobile, che storicamente è un importante spartiacque tra un trend al rialzo o al ribasso.

Ricordiamo infatti che nel 2018 tutti i rally del bitcoin si sono interrotti proprio sulla resistenza della MA 200 e la bull run del 2019 è iniziata proprio con la rottura di tale resistenza.

Se nei prossimi giorni non avremo una chiusura daily e relativo consolidamento al di sopra di tale livello, il prossimo livello di supporto è quello nell’area 7800/7600 dollari.

bitcoin

Infatti dall’analisi del profilo volumetrico, apprezzabile nella foto, vediamo che nei mesi di maggio e giugno 2019 abbiamo avuto molta action su quel livello di prezzo, che ha rappresentato prima una resistenza e poi la base su cui la quotazione ha costruito la struttura al rialzo che ha portato il bitcoin a riprendere la sua corsa fino a sfiorare i $14000 a fine giugno.

Se anche questo supporto dovesse cedere sotto la pressione delle vendite, il livello chiave di supporto su cui si accenderanno i riflettori sarà quello sui 7200 dollari, dove passa l’intervatto 0.618 dei ritracciamenti di fibonacci.

bitcoin 0.618 fibonacci

Questo intervallo in analisi tecnica rappresenta il vero e proprio spartiacque tra correzione e inversione del trend. Dunque, in caso di una rottura al ribasso anche di questo supporto, almeno graficamente il bitcoin tornerebbe in pieno bear trend.

Ovviamente utilizzare con le criptovalute i canoni dell’analisi tecnica che generalmente si applicano ai mercati tradizionali spesso può essere fuorviante, infatti sappiamo bene che siamo in presenza di un mercato che rappresenta un “unicum“, vista la sua estrema volatilità favorita da una bassa capitalizzazione. Allo stesso tempo però, è sbagliato ignorare totalmente questi segnali.

I prossimi giorni dunque saranno decisivi per il bitcoin e la tenuta dei livelli di prezzo appena descritti ci diranno molto sull’integrità della struttura al rialzo che ha accompagnato l’incredibile rally del 2019 e, dal punto di vista operativo, conviene restare alla finestra in attesa che la situazione si dipani chiaramente. In uno scenario ad alta volatilità, tentare di anticipare il mercato può essere un gioco molto pericoloso.

La piaga del mercato crypto: la manipolazione

Inutile nascondere la testa sotto la sabbia, questo purtroppo è un problema che affligge il mercato da sempre e i principali attori del settore, in primis le piattaforme di scambio, dovrebbero cercare quantomeno di ridimensionare il fenomeno, per non compromettere la reputazione di tutte le persone e start up che lavorano seriamente e con passione nel campo della blockchain e delle valute digitali.

Voglio subito precisare che per manipolazione non intendo esclusivamente quella caratterizzata da ribassi, ma anche le dinamiche inverse come ho spesso evidenziato nei miei post.

Quello a cui abbiamo assistito martedì sera è stato un imponente deleveraging per colpire le “mani deboli” del mercato, cioè i margin traders e gli investitori retailers più “timidi”. Nel dubbio infatti il dump è stato spinto talmente in profondità da assicurarsi di aver spazzato via tutti gli stop loss.

Tutto è stato scientemente organizzato nella giornata del lancio di Bakkt, che ricordo ha alle spalle l’Intercontinental Exchange proprietario della New York Stock Exchange, un evento che ha sdoganato definitivamente il bitcoin agli occhi dei grandi investitori.

Uno dei principali ostacoli alla consacrazione del Bitcoin come moneta di scambio o quale asset per la riserva di valore è stato più volte indicato nella manipolazione del mercato, dunque cosa c’è di meglio di un’azione eclatante di manipolazione il giorno dell’esordio su Bakkt? A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina.

A tal proposito, lo studio condotto da Arcane Research è illuminante.

Analizzando i movimenti dei prezzi da gennaio 2018 ad agosto 2019 la compagnia ha scoperto che, in quasi tutte le occasioni, poco prima delle date di scadenza dei contratti future su Bitcoin presenti sul Chicago Mercantile Exchange (CME) il valore di Bitcoin è diminuito.

bitcoin manipolazione prezzi CME

Tra le altre cose, nello studio leggiamo un’osservazione che dovrebbe far riflettere seriamente: “Ad oggi, le cifre supportano l’ipotesi che il prezzo di Bitcoin venga manipolato in vista della scadenza dei contratti sul CME. Tuttavia, questi dati non svelano se si tratta o meno di una manipolazione intenzionale. Ad esempio, questi movimenti potrebbero essere semplicemente legati ad una strategia popolare fra gli investitori per proteggere i propri fondi.

Alla luce dei fatti credo che su un punto dovremmo essere tutti d’accordo, dai puristi del bitcoin che vedono come fumo negli occhi i nuovi strumenti finanziari, agli investitori che hanno un approccio più speculativo:  lo spettacolo indecente a cui abbiamo assistito il 24 settembre non deve più ripetersi e l’augurio è che i principali attori del settore si rendano conto di quanto sia importante prevenire tali dinamiche. Ne va del buon nome di tutto il mercato.

Quale scenario ci aspetta?

Negli ultimi giorni i ribassisti hanno mostrato segnali di grande forza, segnando il ritorno sulla scena di una volatilità estrema che aveva caratterizzato i mesi scorsi. La volatilità in sé non va percepita come negativa, infatti è proprio grazie ad essa che si possono realizzare ingenti guadagni con il trading del bitcoin e delle criptovalute.

Non sono mai stato influenzato dalla quotazione del bitcoin nel breve termine, e chi mi segue sa bene quanto anche nei momenti più difficili di fine 2018 abbia sempre mantenuto un approccio oggettivo ed empirico, nella consapevolezza che nel lungo termine il bitcoin ha dei margini di crescita esponenziali.

Dunque niente panico, evitiamo che le emozioni prendano il sopravvento e cerchiamo di sfruttare a nostro vantaggio la volatilità del mercato, nella consapevolezza che proprio nelle fasi di dip si creano le basi per i successivi guadagni.

A questo proposito, per gli investitori che prediligono un approccio di lungo periodo, prendo in prestito quest’immagine del buon Alberto De Luigi, dove sono rappresentati i cicli di halving del bitcoin.

Lo shake-out dei giorni scorsi si inquadra perfettamente all’interno di quella fase chiamata di “reaccumulation” che dovrebbe caratterizzare l’andamento del bitcoin fino al vero bull market dopo l’halving di maggio 2020, in quello che è stato un andamento ciclico che ha caratterizzato tutta la breve storia del bitcoin.

cicli di halving

 

 

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Il Bitcoin prova a tirare la volata estiva al mercato

Il Bitcoin prova a tirare la volata estiva al mercato

L’annuncio di Libra la criptovaluta di facebook, i grandi fondi di investimento che entrano massicciamente nel mercato e il Bitcoin che continua a dettar legge: il mercato delle valute digitali è tornato finalmente in salute.

Negli ultimi giorni leggo scambi di opinioni appassionati tra sostenitori e detrattori di Libra, la “criptovaluta” (parliamone) di Facebook.

Al momento non voglio entrare nel merito, anche perchè le ritengo discussioni piuttosto sterili, per due ordini di ragioni.

Credo sia inutile discutere oggi di una moneta che sarà lanciata tra un anno e presumibilmente stravolta da vari upgrade in corso d’opera.

In secondo luogo, al netto delle innumerevoli criticità riscontrate nel progetto, Libra ha avuto il merito di squarciare il velo di ipocrisia che avvolgeva il mondo delle valute digitali (e che la stessa facebook ha contribuito a creare con il suo precedente ban alle crypto ads, poi rimosso), quindi non credo sia giusto demonizzarla a prescindere.

Detto questo torniamo a parlare di cose serie, perchè nelle ultime ore c’è un’altra criptovaluta che continua a macinare terreno e prova a tirare la volata a tutto il settore: il Bitcoin!

Nelle ultime settimane è stato davvero incontenibile e ha mostrato una prova di forza impressionante. Nel grafico settimanale vediamo come sostanzialmente da aprile la quotazione vada in un’unica direzione: quella che ci piace!

bitcoin dollaro weekly

Mentre tutti aspettavano una correzione, il bitcoin ha continuato a superare tutti i livelli critici (a mio avviso la facilità con cui sono stati rotti i 6000 dollari è davvero impressionante) e attualmente punta con decisione la soglia psicologica dei $ 10000.

Gli ultimi 6 weekend hanno fatto registrare quasi sempre rialzi importanti e se la tendenza sarà confermata anche nelle prossime ore, ne vedremo delle belle.

Se anche la resistenza dei 10000 $ sarà superata di slancio, fatico davvero a trovare un target di prezzo dove ipotizzare una prima correzione importante.

Se osserviamo attentamente il grafico settimanale, scopriremo che si sta configurando un pattern davvero potente: il 3 outside up. Questo segnale tecnico viene spesso utilizzato per individuare l’inversione di un trend. ma in questo caso ci dà la conferma che la struttura del bitcoin è ancora improntata a un deciso rialzo.

bitcoin 3 outside up

Nel dettaglio in foto vediamo che dopo la correzione di inizio giugno (anticipata dal DOJI nella candela precedente) la candela rossa è stata letteralmente inglobata dalla successiva (bullish engulfing) e se anche l’attuale candela settimanale chiuderà sui livelli attuali dandoci la bullish confirmation (con la pressione degli acquisti di queste ore è molto probabile), il pattern sarà chiuso.

E se a questo affianchiamo la probabile rottura della resistenza a 10000 dollari, potremmo raggiungere dei livelli di prezzo inimmaginabili solo poche settimane fa.

La FOMO sta tornando velocemente ai livelli bull run 2017 e ricordiamo tutti a cosa ha portato.

Stay tuned

Binance sbarca in America!

Binance sbarca in America!

Brutte notizie per i cittadini americani. Tra 90 giorni per loro le funzionalità di trading saranno disabilitate (comunque sarà garantito l’accesso ai wallet e i relativi prelievi). Ma CZ ha un altro piano, sbarcare in America!

Tutto è iniziato la mattina del 14 giugno con l’aggiornamento dei termini di utilizzo dell’Exchange Binance 

termini e condizioni binance

Nell’annuncio si legge che: “Binance è impossibilitata a fornire il servizio ai cittadini statunitensi. Binance rivendica il diritto di decidere autonomamente i mercati e le giurisdizioni in cui operare e può limitare o negare a sua discrezione il servizio ad alcuni paesi.”

Nella nota si legge ancora: “Tra 90 giorni, gli utenti che non rispecchieranno più i termini di utilizzo della piattaforma continueranno ad avere accesso ai propri fondi ma non avranno più la possibilità di depositare nè di operare con il trading.”

A causa delle stringenti normative federali, i cittadini statunitensi hanno sempre più difficoltà a operare sul mercato delle criptovalute. Tuttavia gli ultimi eventi potrebbero favorire degli sviluppi molto positivi, infatti Binance dopo poche ore aver diffuso l’aggiornamento dei termini di utilizzo, ha annunciato la partnership con la società BAM Trading Service Inc. come backdoor per offrire il servizio di trading negli Stati Uniti.

tweet binance

Collaborando con BAM infatti, Binance potrà sfruttare il partner statunitense che è interamente regolamentato dalle autorità federali e concedergli in licenza l’erogazione dei suoi servizi.

CZ ha dichiarato: “Siamo entusiasti di annunciare la nascita di Binance US e di portare la sicurezza, la liquidità e la velocità di Binance in Nord America. Binance.US sarà guidato dal nostro partner locale BAM e servirà il mercato degli Stati Uniti in piena conformità alle normative.”

Questa mossa da parte di CZ, decisamente il più intraprendente e dinamico tra i CEO delle società crypto, era nell’aria già da tempo. Infatti se analizziamo i dati del traffico su Binance negli ultimi mesi, scopriremo che circa 1/4 del traffico viene proprio dagli USA.

TRAFFICO SU BINANCE

Binance coin non reagisce bene: sell the news? 

BNB dopo l’annuncio nella mattinata del 14 giugno, ha lasciato sul terreno circa un 12% prima di effettuare un rimbalzo tecnico e tornare ampiamente sopra i $ 30. 

binance coin

Credo però che nel lungo periodo questi sviluppi porteranno di certo enormi benefici a Binance e a tutto il comparto dunque non vedo particolari problemi per il token BNB, decisamente tra i più performanti del 2019.

Alcuni osservatori comunque hanno sottolineato come la mossa di CZ in realtà serva a prender tempo e a tenere buoni gli enti regolartori americani, così da potersi concentrare serenamente nello sviluppo di Binance DEX, l’exchange decentralizzato che sarà implementato sulla Binance Chain, che una volta a regime consentirà la fruizione agli utenti di tutto il mondo senza la possibilità di essere “geo-bloccati”.

Al netto delle speculazioni comunque, nessuno sa realmente cosa progettino CZ e il suo team. Di certo se Binance riuscirà a penetrare la cortina di ferro americana, darebbe vita a un interessante precedente dando modo anche ad altri exchange di sfruttare la breccia. 

Il mercato delle valute digitali è sempre più importante e il fatto che colossi del calibro di Fidelity, Black Rock e l’ICE con BAKKT stiano entrando dalla porta principale, ne è la dimostrazione plastica.

 

Bitcoin ETF: prossima fermata 21 maggio

Bitcoin ETF: prossima fermata 21 maggio

Le chances di un’approvazione dei Bitcoin ETF da parte della Securities Exchange Commission continuano a crescere. Martedì 21 maggio la Commissione è chiamata a esprimersi, ma è probabile un rinvio della decisione.

La SEC infatti ha 240 giorni a disposizione per valutare le istanze presentate ed è quasi certo che per esprimere un parere su una materia nuova e complessa come il primo Bitcoin ETF, che prevede un cambio o quantomeno un aggiornamento dei regolamenti federali, utilizzerà tutto il tempo a sua disposizione.

A tal proposito, la Commissaria della Sec Hester Pierce (affettuosamente chiamata “crypto mamma” dalla community internazionale per le sue dichiarazioni favorevoli all’approvazione di un Bitcoin ETF) è pronta a dare battaglia in commissione.

Già nell’estare 2018 la Pierce aveva fortemente criticato la decisione di bocciare l’istanza dell’exchange Gemini, puntualizzando come fosse estremamente scorretto privare il mercato di uno strumento quale l’ETF per un asset come il bitcoin, che suscita molto interesse nel pubblico, e che per la stessa commissaria era (ed è) ormai pronto al battesimo del suo primo Exchage Traded Fund.

bitcoin etf hester peirce sec

Un altro aspetto che ha destato “l’attenzione” degli analisti, è stato il rinvio dell’istanza di Bitwise (sempre relativa a un bitcoin ETF) il 15 maggio scorso, mentre non c’è stata ancora la pronuncia sull’istanza della CBOE in collaborazione con le società Van Exk e Solid X (che hanno presentato l’istanza con le maggiori probabilità di approvazione, per le ragioni che ho elencato in questo articolo di qualche settimana fa). E tutto questo è sembrato molto strano, visto che la Sec stava gestendo contemporaneamente le due pratiche. 

Ciò ha dato adito a tutta una serie di speculazioni in merito a un’imminente approvazione, anche se le possibilità sono oggettivamente minime.

Una decisione che potrebbe stravolgere il mercato (così come lo conosciamo). 

Il 13 maggio durante la conferenza annuale Consensus a New York, la Commissaria della Sec Hester Pierce ha ribadito la sua convinzione sul fatto che i tempi siano ormai maturi per dare il via libera al primo Bitcoin ETF, chiarendo come in passato le manipolazioni del mercato siano state tra le ragioni principali per cui la SEC ha finora respinto ogni proposta di Bitcoin ETF.

Uno studio recente mostra che l’approvazione di un ETF  potrebbe far aumentare il prezzo del bitcoin anche del 500% a causa dell’afflusso di denaro degli investitori istituzionali. La società di consulenza Capgemini ha stimato che oltre il 29% degli individui con un patrimonio netto elevato è entusiasta di investire in asset digitali, mentre un altro 27% è “un po’ interessato”.

Questo è uno scenario tutt’altro che irrealistico, infatti basta vedere l’enorme interesse per il comparto delle valute digitali di asset manager del calibro di Black Rock (che da solo gestisce quasi 7 Trilioni di dollari, circa 30 volte la capitalizzazione attuale di tutto il settore delle criptovalute) e di Wall Street. 

D’altronde ricordiamo come i Bitcoin Futures della CME di Chicago siano stati proprio il driver principale della bull run culminata con il raggiungimento dei $ 20000 nel dicembre 2017.

E volendo fare un paragone con dei dati oggettivi, visto che il bitcoin spesso viene definito “l’oro digitale” andiamo ad analizzare l’andamento dell’oro al momento del rilascio dei primi Gold ETF alla fine del 2003. 

gold etf

Il prezzo di un’oncia d’oro è passato dai $ 400 ai $1900! Credo che questo grafico non necessiti di ulteriori commenti.

Vediamo dunque come lo studio della Capgemini che ha stimato un +500% al momento del lancio dei Bitcoin ETF, sia decisamente in linea con i dati relativi all’oro nel momento del rilascio dei Gold Exchange Traded Funds

Tale scenario è avvalorato dal fatto che questo strumento finanziario, oltre ad aprire le porte agli investitori istituzionali, consente l’ingresso nel mercato delle valute digitali anche ai piccoli e medi investitori retailers (che storicamente determinano l’esplosione di un asset, perchè da soli gli istituzionali non bastano). Attualmente ci sono molte persone che vorrebbero entrare nel mercato delle criptovalute, ma per limiti tecnologici o di expertise informatica, sono tagliati fuori.

Ma grazie agli ETF, con una semplice telefonata o magari attraverso la propria piattaforma di home banking, potranno acquistare bitcoin e criptovalute in tutta serenità e con la consapevolezza di avere tra le mani uno strumento finanziario sicuro e regolamentato. Insomma, una rivoluzione per il mercato come lo conosciamo noi oggi!   

 

Bitcoin Futures e servizio custodia: Bakkt scende in campo

Bitcoin Futures e servizio custodia: Bakkt scende in campo

I primi test per il servizio di custodia e il trading di Bitcoin Futures partiranno a Luglio.

Nell’annuncio pubblicato oggi su Medium da Kelly Loeffler, Ceo di Bakkt, sono stati svelati importanti aggiornamenti sul lancio di una delle piattaforme più attese per il trading di Bitcoin futures a replica fisica. Ricordo che dietro Bakkt c’è l’ICE (Intercontinental Exchange), proprietario della New York Stock Exchange, una delle borse più popolari negli Stati Uniti.

Intanto Loeffler ha evidenziato come negli ultimi mesi ci sia stata una strettissima collaborazione con la CFTC (Commodities Futures Trading Commission) per sviluppare una piattaforma che soddisfi le esigenze dei clienti e che al tempo stesso sia conforme alle normative federali statunitensi.

I primi test UAT (User Acceptance Testing) a cui parteciperanno attivamente anche gli utenti, avranno inizio a luglio 2019 e saranno utilizzati per testare il modello di trading e il servizio di custodia.

Secondo il Ceo di Bakkt “i nuovi contratti future sul bitcoin sono stati plasmati dopo numerosi scambi di idee con le controparti e offrono caratteristiche uniche di trading, sicurezza e gestione del rischio“.

Le caratteristiche principali dei Bitcoin futures di Bakkt

  1. Saranno fornite due tipologie di contratti, giornalieri e mensili, così da adattare l’esperienza di trading alle esigenze temporali degli utenti;
  2. la formazione del prezzo relativa all’asset di riferimento (Bitcoin) sarà fornita direttamente dall’Intercontinental Exchange Futures US e sarà supportata da tools di analisi per rilevare eventuali pratiche scorrette (come il wash trading). In sostanza Bakkt avrà un proprio Benchmark di riferimento, senza affidarsi agli attuali Spot market del settore non regolamentati.
  3. i contratti futures saranno gestiti direttamente dall’ICE Clear US, compresa la raccolta e la variazione del capitale iniziale a garanzia (margine);
  4. Bakkt contribuirà con $ 35 milioni a garanzia e sicurezza di tutti gli investitori, in modo da coprire eventuali “buchi” causati da una mancata margin call, magari a causa di uno spike improvviso della quotazione;
  5. per l’acquisto e la conservazione dei Bitcoin sarà fornito un servizio di custodia integrato approvato dalle autorità USA, regolarmente assicurato e protetto da eventuali attacchi informatici, che implementerà dei software anti-riciclaggio e di analisi blockchain.

La nota si conclude con l’auspicio che i nuovi acquisti della società (come il Consigliere generale Marc D’Annunzio) contribuirnno a rendere ancora più efficiente e competente il team di gestione della piattaforma Bakkt. 

Kelly Loeffler conclude con un’interessante considerazione, quando rivendica il lavoro svolto da Bakkt per aumentare la visibilità delle Valute Digitali rendendole più “mainstream” e la fattiva collaborazione tenuta con gli utenti e le autorità statunitensi: infatti al fine di sviluppare una coscienza collettiva utile a favorire la diffusione degli asset digitali, sarà necessaria una fattiva collaborazione tra le imprese e i responsabili politici ed è esattamente quello che sta portando avanti Bakkt.

Forse siamo davvero all’alba di una nuova era.

 

 

Bitfinex lancia la sua Initial Exchange Offering

Bitfinex lancia la sua Initial Exchange Offering

Da qualche ora circola in rete una bozza del whitepaper relativo alla IEO del token di Bitfinex LEO, che sarà offerto prima a investitori privati e dal 10 maggio sarà disponibile al pubblico.
 
L’obiettivo dichiarato è il raggiungimento del miliardo di dollari e se tale importo sarà raggiunto in fase di private offer (cosa molto probabile dato che da indiscrezioni pare siano stati raccolti già 600 milioni nda) ovviamente la fase pubblica non avrà luogo.
 
Questa mossa è chiaramente un tentativo per uscire dall’angolo dopo che nei giorni scorsi è emerso che $ 850 milioni sono stati congelati dalle autorità statunitensi, polacche e portoghesi in seguito a un’indagine. 
 
Ifinex, la società che gestisce Bitfinex e Tether, si è sempre dichiarata tranquilla e confida nel fatto che in poche settimane l’importo sequestrato sarà restituito.
 
Nel dubbio comunque, con questa iniziativa che sembra aver suscitato grande entusiasmo tra gli investitori, Ifinex mette in campo il piano B.
 
E che piano B!
 
Andiamo ad analizzare rapidamente i punti salienti del whitepaper:
 
  • la struttura del token Leo sembra essere molto simile a quella di Bnb (l’utility token di Binance);
  • Ifinex procederà al buy back e al burn del token Leo una volta rientrata in possesso degli 850 milioni attualmente congelati, entro 18 mesi dal lancio della IEO);
  • anche l’80% dei bitcoin recuperati dopo l’hacking di Bitfinex nel 2016 sarà impiegato per il burning dei token Leo;
  • è prevista una percentuale di sconto sulle fee per i depositi, i prelievi e il trading.

In conclusione Leo sarà una parte essenziale dell’ecosistema di IFINEX. 

Questi eventi dimostrano come l’intuizione di Binance di affiancare le Initial Exchange Offering (IEO) alle vecchie Initial Coin Offering (ICO) sia stata una strategia premiante, infatti sono convinto che nei prossimi mesi le migliori opportunità di investimento verranno proprio dalle IEO delle piattaforme più prestigiose del settore, come Binance e Bitfinex.
 
 
 
Binance lancia Binance Chain e dice addio a Ethereum

Binance lancia Binance Chain e dice addio a Ethereum

Giovedì Binance ha annunciato che il 23 aprile dovrebbe lanciare Binance Chain, una blockchain pubblica che supporterà i tokens BNB, all’interno della quale presto sarà integrato anche l’exchange decentralizzato di Binance.

Allo stesso tempo, e questa è una notizia dalla portata rivoluzionaria per il settore delle criptovalute, Binance autorizzerà altri progetti a sviluppare nuovi tokens sul suo network, abilitandoli a lanciare Initial Coin Offering (ICO) e a raccogliere fondi in Binance Coin (BNB).

Subito dopo l’annuncio del lancio della sua mainnet, così come i dettagli per lo swap in BNB, Binance ha rivelato che Mithril (MITH) sarà il primo progetto a vedere i suoi tokens migrare sulla Binance Chain.

binance mithril

Mentre Mithril è stato il primo progetto ad annunciare la migrazione sulla Binance Chain, altri ora stanno iniziando a seguire il suo esempio: infatti Red Pulse, una piattaforma di marketplace dedicata all’economia cinese, ha rivelato che presto migrerà sulla blockchain di binance.

Subito dopo l’annuncio, Mith e Red Pulse hanno fatto registrare rialzi importanti sulle ali dell’entusiasmo.

Anche l’Enjin token, appartenente all’omonimo wallet, sta segnando guadagni considerevoli subito dopo aver annunciato il supporto alla Binance Chain.

Alla luce degli ultimi sviluppi, c’è la seria possibilità che Binance diventerà una token factory in grado di insidiare una considerevole fetta di mercato al momento appannaggio di ethereum.

Se andiamo ad analizzare velocemente i due token (ETH e BNB) scopriremo come la politica di Binance di procedere a dei “burn” periodici di BNB, favorirà una crescita qualitativa del proprio token, contrariamente a ETH che al momento presenta decisamente un profilo inflazionistico.

Dunque dopo il bitcoin con il suo RGB Lightning Asset Protocol, anche Binance ha deciso di scendere nell’arena dei network dedicati alla tokenizzazione e a questo punto per ethereum si aprono nuovi scenari in cui il team dovrà impegnarsi a fondo per tenere il passo dei concorrenti e sviluppare degli upgrade adeguati.

 

 

Breakout del bitcoin, assalto ai $5000

Breakout del bitcoin, assalto ai $5000

Dopo i numerosi tentativi degli ultimi mesi frustrati da volumi non adeguati e dalla mancanza di compratori, il bitcoin è riuscito a violare la zona di resistenza sul livello 4400/4200 dollari per giungere senza grandi difficoltà a ridosso dei $ 5000, importante soglia psicologica.

In caso di rottura di tale livello, presumubilmente il bitcoin non troverà più grandi ostacoli fino ai $ 6000. 

Ovviamente non sarà facile, anche se nelle ultime ore i volumi sembrano sostenere il movimento. Cercare di stabilire con assoluta certezza una rottura o meno dei 5000 dollari è quasi impossibile ma quello che possiamo e dobbiamo fare è analizzare cosa ha determinato il breakout degli ultimi giorni.

Una premessa prima di iniziare: non è ancora il momento di farsi prendere dai facili entusiasmi, perchè la strada da fare prima di arrivare a una sostanziale inversione del beartrend è ancora lunga.

Ma è palese come negli ultimi mesi ci siano stati diversi segnali importanti.

Eventi e novità del settore

E’ innegabile che il 2019 si è aperto all’insegna di una ritrovata vitalità per il settore delle valute digitali, dopo un 2018 decisamente negativo.

Se torniamo con la memoria al biennio 2016/2017 ricorderete come il rilascio di testnet, il lancio di mainnet, partnership importanti e upgrade dei vari network fossero eventi all’ordine del giorno.

Ebbene negli ultimi mesi questa vitalità è tornata prepotentemente sul mercato e tutto ciò contribuisce a creare un sentiment improntato all’ottimismo (il lancio delle testnet dei DEX di Binance e Bitfinex, partnership importanti all’ordine del giorno, colossi bancari e delle comunicazioni che investono pesantemente nel settore, upgrade importanti dei principali network).

Questi eventi sono stati tra i principali catalizzatori per i rialzi importanti del 2017, culminati poi con la bull run di dicembre al momento del rilascio dei primi Bitcoin Futures alla CME di Chicago (piccola coincidenza, a fine anno probabilmente avremo a regime BAKKT e il primo Bitcoin ETF).

Nel 2018, in seguito al declino importante della capitalizzazione del comparto, ovviamente abbiamo assistito a una rarefazione importante di questo genere di iniziative, ma ritengo che nel corso del 2019 l’analisi fondamentale giocherà un ruolo importante nelle analisi di mercato.

Criticità

Se è vero che dal punto di vista fondamentale il bitcoin e le principali criptovalute sembrano beneficiare di questo clima di rinnovata fiducia, le maggiori criticità a mio avviso sono da ricercare nell’analisi tecnica e dei volumi.

Il problema dei volumi è ormai noto a tutti: quelli dichiarati da coinmarketcap spesso e volentieri sono gonfiati nell’ordine del 70/90%, a causa della vergognosa pratica di molti exchange (non tutti per fortuna) di gonfiare i propri volumi di trading nelle 24 ore. Se vuoi approfondire l’argomento in questo video ho spiegato tutto nel dettaglio

A dimostrazione di come i bassi volumi rendano vulnerabile il mercato alle manipolazioni del prezzo (in entrambe le direzioni, visto che con gli strumenti finanziari attuali è possibile guadagnare dai rialzi quanto dai ribassi) c’è proprio la notizia rilanciata da Reuters secondo cui il rialzo del 2 aprile sarebbe stato propiziato da un maxi ordine di 100 milioni di dollari piazzato su 3 diversi exchange (Coinbase, Kraken, Bitstamp) ma riconducibile a una stessa entità.

Infatti dall’osservazione dei dati degli scambi appena citati, si evince un’impennata sincronizzata dei volumi di circa 7000 bitcoin in un’ora.

Con questo non sto dicendo che l’acquisto faccia parte di una manovra speculativa (anche se una domanda mi sorge spontanea: come mai l’investitore/i non si è rivolto al mercato Over the Counter, decisamente più attagliato all’esigenza?), ma voglio mettere l’accento su un fatto incontrovertibile, e cioè che i bassi volumi degli ultimi mesi e una capitalizzazione di circa 70 miliardi di dollari (prima del breakout di ieri) rendono il bitcoin e tutto il mercato esposto e vulnerabile a potenziali manipolazioni.

Infatti 100 milioni di dollari possono sembrare molti, ma vi assicuro che solo le transazioni giornaliere over the counter sono nell’ordine di miliardi di dollari (le transazioni OTC hanno la particolarità di non inficiare direttamente la quotazione di un asset, in questo caso bitcoin).

Dunque qualsiasi grande investitore o fondo d’investimento con una disponibilità medio-bassa, dato che a certi livelli 100 milioni di dollari sono la base, può causare un movimento importante del prezzo del bitcoin (si può arrivare anche al 20% come abbiamo visto) con tutto ciò che ne consegue.

Purtroppo fino a quando non torneremo a una capitalizzazione vicina a quella raggiunta a fine 2017, il mercato sarà sempre soggetto a questo genere di dinamiche e questo è un dato di fatto.

Analisi dell’azione del prezzo

bitcoin analisi prezzo

Da un’analisi squisitamente tecnica, dopo il breakout del 2 aprile e il primo test della resistenza a $ 5000 possiamo aspettarci un pullback e un test del livello 4400/4200 (nel frattempo diventato supporto). Se i volumi delle ultime 24 ore continueranno a sostenere la quotazione e la pressione dei compratori rimarrà costante nei prossimi giorni non mi sento di escludere totalmente una rottura secca anche dei 5000 dollari, anche se questo scenario è decisamente quello meno probabile.

Buon trading

 

Trading Over The Counter: il nuovo campo da gioco del mercato delle criptovalute

Trading Over The Counter: il nuovo campo da gioco del mercato delle criptovalute

Con la crescente tendenza delle grandi istituzioni finanziaria a investire in bitcoin e criptovalute, tutte le principali piattaforme del mercato si stanno dotando di desk per il trading Over the Counter.

Il trading Over the Counter consente agli investitori di effettuare transazioni private, senza passare per un exchange o intermediari.

I vantaggi sono molteplici, infatti di solito parliamo di scambi nell’ordine dei milioni di dollari, ai quali è possibile affiancare una vera e propria trattativa per generare vantaggi a beneficio di tutte le parti interessate alla transazione.

A dimostrazione di come i grandi investitori e i principali fondi d’investimento prediligano le transazioni OTC, a novembre 2018 la MV index Solution (una sussidiaria della Van Eck, la società che in collaborazione con la Cboe ha depositato presso la Sec l’istanza per il rilascio dei primi Bitcoin ETF) ha lanciato il suo Bitcoin Index basato sui 3 principali desk OTC.

I numerosi vantaggi derivanti dalla presenza di un importante indice che rifletta le quotazioni degli scambi che avvengono Over the Counter, potranno aprire la strada a prodotti finanziari importanti, quali appunto gli ETF, grazie a un notevole miglioramento della trasparenza dei prezzi.

A tal proposito, a novembre 2018 la banca d’affari Morgan Stanley ha pubblicato un report dal titolo “Aggiornamento: Bitcoin, Criptovalute e Blockchain”, dove ha evidenziato come le banche centrali e i principali enti regolatori si stiano “abituando” all’idea di una più diffusa adozione sia del Bitcoin che della tecnologia blockchain nel suo complesso.

Insieme alla nuova percezione del bitcoin come asset per investimenti istituzionali, gli operatori coinvolti si rivolgono sempre di più agli scambi Over the Counter grazie appunto agli enormi vantaggi offerti da questa tipologia di trading.

Gli investitori istituzionali continuano ad aumentare

L’idea generale è quella secondo cui i grandi investitori stiano aspettando il rilascio di strumenti finanziari importanti, quali i Bitcoin ETF, prima di entrare nel mercato delle Valute Digitali.

Ma l’analisi dei volumi OTC degli ultimi mesi raccontano un’altra storia.

Gli appassionati di criptovalute parlano spesso di come il denaro istituzionale potrebbe determinare una nuova bull run simile, se non più impetuosa, di quella di fine 2017.

Questa cosa in realtà sembra stia accadendo in modo silenzioso senza attirare troppo l’attenzione.

Molte delle più grandi società di mining hanno creato dei desk OTC per vendere le proprie monete senza affidarsi agli exchange del settore e ovviamente è qui che si rivolgono i grandi investitori.

desk over the counter

Infatti il trading Over the Counter ha fatto registrare una crescita esponenziale nel corso del 2018.

Secondo i rapporti della Digital Asset Research e del Gruppo TABB, ad aprile 2018 il volume giornaliero degli scambi OTC era di circa $ 250 milioni, mentre alla fine dell’anno sono stati raggiunti picchi di $ 15 miliardi al giorno!

Questo è dovuto a delle precise dinamiche e se analizziamo a fondo il meccanismo, scopriremo che in realtà è un’evoluzione del tutto naturale.

Infatti da un lato i miners di bitcoin hanno grandi quantità di monete da vendere e. ovviamente, per evitare di incidere negativamente sul prezzo, preferiscono rivolgersi al mercato Over the Counter.

Dall’altra parte abbiamo i grandi investitori che vogliono procurarsi enormi quantità di monete che, se acquistate negli spot market attraverso gli exchange, determinerebbero un aumento delle rispettive quotazioni.

Così la convergenza degli interessi delle grandi società di mining e dei fondi d’investimento ha di fatto favorito l’esplosione del trading Over the Counter.

C’è da scommettere che in futuro gli scambi OTC continueranno a beneficiare di questo enorme flusso di capitali “sotterraneo”, che ha il pregio (o il difetto, dipende dai punti di vista) di influenzare poco o niente la quotazione del bitcoin, e che garantisce tutta una serie di vantaggi a quegli investitori che dispongono di grandi capitali da investire e non desiderano utilizzare gli exchange del mercato, che ricordiamo nella maggior parte dei casi sono pur sempre delle piattaforme non regolamentate.

Se sei interessato a concludere una o più transazioni sul mercato Over the Counter, scrivi una mail a info@bitcoinfacile.org e riceverai tutti i dettagli sul nostro servizio di assistenza, consulenza e desk sul trading OTC. 

 

Bitcoin ETF: prossima fermata 21 maggio

Dopo la NYSE, la CBOE presenta nuovamente l’istanza per un Bitcoin ETF

La Chicago Board Options Exchange torna in pista ripresentando la sua proposta congiunta con le società VanEck e Solid X per il rilascio di Bitcoin ETF.

L’istanza era stata ritirata a metà gennaio per evitare il probabile rigetto a causa dello shutdown del governo USA, che avrebbe compromesso il lavoro di tutte le agenzie federali compresa la Sec.

La deadline per la decisione finale era originariamente prevista per il 27 febbraio, dopo che la Sec aveva utilizzato tutto il tempo a sua disposizione per analizzare la proposta.

Dopo il ritiro e la nuova presentazione però, la procedura partirà dall’inizio e, una volta pubblicata nel registro federale, la SEC avrà un massimo di 240 giorni per decidere se approvare o rifiutare la proposta.
 
 
La nuova istanza infatti non è stata ancora pubblicata, il che significa che non è iniziato il conto alla rovescia perchè la Securities and Exchange Commission prenda una decisione.
 
Il rinnovo della richiesta arriva dopo che la New York Stock Exchange ha presentato a sua volta la propria istanza per l’approvazione di Bitcoin ETF in collaborazione con l’asset manager Bitwise.
 
Anche in questo caso, la proposta della NYSE non è stata ancora pubblicata nel Registro federale dunque non abbiamo ancora una deadline.
 
La brutta notizia è che per vedere un bitcoin ETF ora dovremo aspettare presumibilmente altri 8 mesi, ma quella buona è che adesso abbiamo 2 istanze presentate da due delle borse più prestigiose degli Stati Uniti e che hanno ottime probabiità di essere approvate.
 
Fonte: Coindesk
 
 
 
 
 

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Bitcoin, quale scenario ci aspetta nel 2019?

Bitcoin, quale scenario ci aspetta nel 2019?

Il Bitcoin sembra aver temporaneamente arrestato la sua discesa. Andiamo ad analizzare i livelli di prezzo significativi nel lungo periodo per capire cosa aspettarci nel corso del 2019.

Dopo una panoramica delle principali notizie, troverai un interessante parallelo tra l’andamento dell’oro e del bitcoin al momento del lancio dei primi contratti futures , dove emergono delle incredibili analogie.

Buona visione

Ethereum: crollo lampo a $13 su coinbase pro

Ethereum: crollo lampo a $13 su coinbase pro

Ieri Ethereum ha subito un flash crash anomalo che ha portato la moneta a raggiungere i $ 13,05 su Coinbase pro, una delle piattaforme più popolari del mercato.

Oggi Ethereum è scambiato a poco più di $ 85. Tuttavia, sembra che alcuni trader fortunati abbiano avuto l’opportunità di acquistare Ethereum ben al di sotto del prezzo corrente.

ethereum crollo lampo

Coinbase ha recentemente sperimentato quello che sembra un crash lampo sulla coppia ETH/USDC.

Nel 2017 si era verificato un episodio analogo, che aveva portato ethereum a toccare i 10 centesimi di dollaro.

Uno dei fortunati traders, ha twittato entusiasta che tutti i limit order piazzati ben al di sotto dell’attuale quotazione sono stati eseguiti.

crollo lampo di ethereum

Nessuno sa davvero quali siano state le cause che hanno determinato questo crollo lampo.

Probabilmente qualche start up del settore che ha deciso di liquidare tutti gli ethereum raccolti in fase di ICO, oppure un trader incauto che ha piazzato un ordine di vendita errato. Quale che sia la verità, il dato certo è che l’operazione è stata eseguita in open market e chiaramente ha condotto la moneta fino al bottom dei $ 13, quando l’ordine di vendita è stato completamente eseguito.

Ovviamente non è da escludere una manovra speculativa.

Il pesante calo si è verificato solo sul cross ETH/USDC, mentre i cross in euro e dollaro sono rimasti inalterati.

Per qualcuno è stata davvero una giornata profittevole, con la strategia low ball pienamente riuscita, mentre per altri è stata decisamente una disfatta.

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ethereum crollo lampo

 

Cosa ha determinato il crollo del bitcoin?

Cosa ha determinato il crollo del bitcoin?

Nelle ultime settimane ho letto molte analisi in merito alle cause che avrebbero innescato il pesante calo del bitcoin di metà novembre.

Alcune sensate, altre caratterizzate da elementi di considerazione senza alcun fondamento.

Con quest’articolo voglio mettere a sistema tutte le informazioni relative agli ultimi eventi e delineare il quadro che ha determinato l’attuale scenario.

Ricostruiamo quanto accaduto negli ultimi mesi.

Da inizio settembre fino a metà novembre 2018 il bitcoin è entrato in una fase di ranging market che ha determinato un calo drastico della volatilità e dei volumi di scambio, tanto che la moneta e il mercato cripto per alcune settimane hanno presentato dei profili di stabilità maggiori rispetto ai principali titoli azionari, che da ottobre sono in forte sofferenza.

Parallelamente abbiamo assistito a enormi volumi di scambio sul mercato OTC (Over the Counter), segnale chiaro che grossi investitori avevano iniziato ad accumulare grosse quantità di bitcoin.

Vi ricordo che in quella fase il trading range era tra i $ 6000 e i 6800.

Voglio sottolineare come fino a metà novembre nessuno si aspettava un calo della moneta sotto i $ 6000, anzi l’entusiasmo generato dall’imminente rilascio di alcuni prodotti finanziari a replica fisica del bitcoin, tra cui i futures della piattaforma BAKKT di proprietà della New York Stock Exchange, e dalle buone probabilità di vedere entro la primavera del 2019 i primi bitcoin ETF, aveva indotto molti analisti a effettuare dei paralleli con l’autunno 2017, prima della bull run di fine anno.

Anche il quadro fondamentale del bitcoin e dell’intero mercato era, ed è ancora, estremamente positivo.

 Infatti in tale ottica ricordiamo i primi tentativi in Europa di introdurre le criptovalute nelle legislazioni dei singoli stati (con il Parlamento europeo che con la direttiva 2018/843 di fatto obbliga gli stati membri a introdurre lo status di Valute Digitali nei rispettivi ordinamenti giuridici entro il 2020) e il primo framework normativo del governo maltese che regolamenta gli asset finanziari virtuali.

Per non parlare delle adozioni di altre blockchain come Ripple e Stellar da parte di multinazionali che operano nel settore dell’informatica e dell’instant payment.

Dunque che cosa è successo?

A mio avviso, da un punto di vista squisitamente tecnico, dopo la rottura del supporto chiave in area $ 6000 il 14 novembre, è iniziata una reazione a catena che ha determinato il sell-off e il conseguente crollo del bitcoin fino alle quotazioni attuali.

Intanto tutti quegli operatori che da mesi accumulavano grosse quantità di bitcoin sul mercato OTC, sono rimasti spiazzati dall’evento e c’è da scommettere che per minimizzare le perdite siano corsi a smobilitare parte, se non tutte, le posizioni aperte nei mesi precedenti.

Viste le grosse cifre in gioco, sono certo che non tutti abbiano avuto la freddezza e la lucidità di completare la vendita Over the Counter, anche perché per perfezionare una transazione simile possono volerci anche giorni, soprattutto in una fase di forti movimenti dei prezzi (e a maggior ragione dopo la rottura di un livello chiave).

Molto più semplice e immediato procedere alla vendita nei classici spot market, cioè le varie piattaforme di scambio del mercato e questo chiaramente ha influito direttamente sulla quotazione, al contrario delle transazioni OTC.

Anche gli investitori retailers che nei mesi scorsi avevano iniziato ad accumulare bitcoin sulle ali dell’entusiasmo per lo stesso ordine di ragioni illustrato in precedenza, sono rimasti bruciati dal brusco calo e hanno iniziato a vendere le proprie monete.

Stesso discorso per tutti quei traders che operano con il margin trading: infatti tra il 14 e il 15 novembre sono scattate una serie impressionante di margin calls che hanno portato alla liquidazione forzata di tutte le posizioni long aperte nelle settimane e nei mesi precedenti.

Alla luce di questi elementi di considerazione, è chiaro a mio parere come il panic selling derivante dalla rottura del supporto in are 6000$ abbia innescato il sell off che ha dato il là al crollo del bitcoin; sell-off che ha continuato ad autoalimentarsi fino a spingere la moneta sotto i $ 5000.

Da notare come nel giro di una settimana siano stati spazzati via due supporti considerati molto solidi, come i $ 6000 che hanno sostenuto la quotazione per tutto il 2018 e i $ 5000 che rappresentano un livello chiave e un’importante soglia psicologica.

A questo punto la rottura tecnica dei $ 5000 ha determinato il cedimento del fronte di quegli investitori che avevano resistito alla prima ondata di vendite, che dunque sono corsi a liquidare le posizioni residue e hanno condotto il bitcoin a violare anche il supporto in area $ 4000 il 24 novembre.

Questo a mio parere è ciò che è avvenuto dal punto di vista tecnico.

Ora proviamo a individuare i drivers fondamentali che hanno contribuito a determinare il primo sell-off del 14 novembre.

La speculazione

Molti hanno gridato alla speculazione.

Non mi sento di escludere a priori qualche manovra speculativa, anche se non credo abbia influito direttamente sul calo delle ultime settimane.

Non si può negare però che ci siano state alcune circostanze quantomeno sospette.

Infatti i prodotti finanziari in fase di lancio elencati in precedenza favoriranno l’ingresso di capitali istituzionali e di grandi investitori, dunque potrebbero essere state messe in campo una serie di manovre volte a sopprimere temporaneamente il prezzo del bitcoin, così da favorire l’ingresso di questa liquidità a condizioni più vantaggiose.

E in un mercato small cap come quello crypto, dove è sufficiente disporre di fondi nell’ordine di milioni di dollari per provocare oscillazioni della quotazione di svariati punti %, implementare simili strategie è davvero semplice.

In quest’ottica, la speculazione potrebbe aver contribuito indirettamente al pesante calo del bitcoin, spingendo il prezzo violentemente al ribasso il 14 novembre fino a rompere il supporto chiave sui 6000$, così da innescare il successivo panic selling.

Siamo comunque nel campo della teoria e non c’è possibilità di fornire un supporto probatorio a queste affermazioni, dunque vanno considerate esclusivamente ipotesi.

Il “Tether affaire”

Uno degli eventi principali che ha contribuito a creare paura e incertezza del mercato, è stato senza dubbio lo spread tra gli USDT e il dollaro (la moneta di cui questi token dovrebbero replicare l’andamento), che dal 15 ottobre ha condizionato pesantemente gli scambi

Ho già scritto a proposito del tether affaire e qui puoi approfondire la storia, dunque non mi soffermerò a spiegare l’antefatto.

Oggi gli inutili allarmismi delle ultime settimane in merito all’insolvenza della società Tether sono rientrati, infatti quest’ultima ha completamente chiarito la propria posizione e al momento della scrittura lo scostamento tra gli USDT e il dollaro è praticamente azzerato.

Tutto lo stress scontato dal mercato però, ha inevitabilmente prodotto delle tensioni che hanno contribuito a minare la fiducia che aveva caratterizzato invece l’ultimo periodo.

L’hard fork di bitcoin cash

Da molti è stato considerato il trigger event che ha determinato il crollo delle quotazioni di tutto il mercato delle criptovalute.

Sicuramente l’hash war a cui abbiamo assistito nelle scorse settimane è stata uno spettacolo poco edificante, che apre le porte a tutta una serie di considerazioni su una reale e poco rassicurante concentrazione di potere nelle mani di queste società di mining.

Credo infatti che tutti gli eventi e le contraddizioni emerse dall’hard fork di Bch abbiano contribuito ad acuire le tensioni nel mercato, già provato dal tether affaire.

Inoltre la paura che in un prossimo futuro si possano verificare degli hard fork anche su altre blockchain che al momento sono rimaste indenni da tali problematiche, ha finito per destabilizzare ulteriormente l’ambiente.

Consideriamo come gli hard fork rappresentino anche la causa di una possibile perdita improvvisa non preventivabile in fase di due diligence e di programmazione di un investimento, e questo chiaramente spaventa gli investitori.

A questo punto è chiaro come anche l’hard fork di bitcoin cash si sia inserito in un contesto già fortemente permeato da paura, dubbio e incertezza.

La faida dei miners

Attualmente è in atto una vera e propria faida tra le grandi società di mining, tesa a ottenere il monopolio su quello che rappresenta uno dei business più redditizi nel panorama delle valute digitali.

Minare bitcoin può essere profittevole fino a una determinata soglia di prezzo e una delle variabili che determinano l’andamento dei guadagni è il costo dell’energia elettrica.

Chi volesse crearsi una posizione dominante nel mercato, non dovrebbe far altro che provocare un repentino calo delle quotazioni e operare in perdita per un arco temporale prestabilito.

In questo modo tutti i miners entrati da poco nel business o che non sono riusciti ad aggiornare i propri hardware per tutta una serie di ragioni, si troveranno in una condizione di svantaggio e di grande difficoltà e ragionevolmente saranno costretti ad abbandonare il mercato.

Le stesse dinamiche che hanno visto negli anni scorsi le multinazionali della grande distribuzione massacrare letteralmente la concorrenza, grazie a una politica di sottocosto che ha portato le stesse grandi catene a operare in perdita, fino alla progressiva chiusura di tutti i competitors della zona.

A tal proposito, la scorsa settimana il Ceo di F2 Pool, mining pool cinese, ha stimato che circa 600 mila miners hanno cessato le proprie attività dopo il crollo del bitcoin di metà novembre.

Questo si evince chiaramente dal progressivo e costante calo della “difficoltà” nel mining del bitcoin.

L’algoritmo che regola la difficoltà di hashing del bitcoin normalmente viene regolato ogni due settimane, per mantenere il tempo medio necessario alla validazione di un blocco nei 10 minuti.

Dal pesante drop del bitcoin di metà novembre, la difficoltà nel mining del bitcoin è in continua diminuzione.

bitcoin difficulty

Questo improvviso calo, ci conferma proprio come molti miners abbiano semplicemente abbandonato l’attività

Alla luce di questi elementi di considerazione, il bitcoin potrebbe entrare in una lunga fase di ranging market necessaria a stabilizzare il mercato, espellere i miners non attrezzati a questa eventualità e, come dicevamo in precedenza, favorire l’ingresso degli operatori istituzionali e grandi investitori a condizioni decisamente più vantaggiose rispetto a un mese fa.

Bitcoin whales

Quasi la metà dei bitcoin in circolazione (consideriamo che dei 17.408.375 attualmente disponibili, circa 5 milioni sono andati perduti a causa dello smarrimento delle chiavi private) sono concentrati nelle mani di un migliaio di persone o fondi d’investimento.

I proprietari di questi wallet da migliaia di pezzi (per un controvalore di centinaia di milioni di dollari), nell’ambiente sono definiti balene.

La fase depressiva delle quotazioni del bitcoin e delle principali criptovalute iniziata a giugno, preceduta della bull run di aprile e inizio maggio con il bitcoin che ha toccato quota $ 10000, potrebbe essere una diretta conseguenza delle azioni di queste balene.

Ricordiamo come il 12 aprile 2018 si sia verificato un imponente short squeeze che ha causato un crollo dei contratti di vendita allo scoperto su bitfinex (uno dei principali exchange del mercato cripto) dalla cifra record di 40000 a 23000 nel giro di qualche ora, con conseguente liquidazione forzata di molte posizioni e buy back del bitcoin. Ovviamente tali ricoperture hanno alimentato quella che è stata una salita vertiginosa delle quotazioni, che hanno fatto registrare un +18% nel giro di qualche ora.

bitcoin shorts

Questa, come altre dinamiche, sono verosimilmente delle manovre propiziate dalle cosiddette balene allo scopo di speculare sull’inesperienza e a estromettere dal mercato la “stupid money” degli investitori retailers dell’ultimo momento, che hanno iniziato a operare nel settore delle valute digitali esclusivamente sull’onda della ribalta mediatica raggiunta nel 2018 dal bitcoin, ottenendo anche l’effetto secondario di accrescere ulteriormente la concentrazione di bitcoin in loro possesso.

La presenza di queste bitcoin whales dunque, in grado di provocare improvvisi e incisivi movimenti di mercato, sta mettendo molta pressione agli investitori retailers e contribuisce ad aumentare la diffidenza degli investitori istituzionali, alimentando così un’atmosfera caratterizzata da dubbio e incertezza.

Considerazioni finali

Alla luce degli elementi analizzati nel corso dell’analisi, la situazione del bitcoin nel breve termine è dominata da profonda indecisione e oggettivamente è quasi impossibile prevedere quale sarà l’andamento delle quotazioni nei prossimi giorni.

Certo è che, se i ribassisti continueranno ad avere il pieno controllo delle operazioni, sarà molto dura per i tori difendere l’attuale support zone nell’area di prezzo 3600/3700 e non è da escludere che successivi test del livello porteranno a un suo cedimento aprendo la strada verso il prossimo supporto chiave in zona $ 3000.

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bitcoin support zone

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