Bitcoin, la FASB cambia le regole per le contabilità societarie

Bitcoin, la FASB cambia le regole per le contabilità societarie

Mercoledì si è verificato un evento che non ha nulla da invidiare a uno Spot ETF in termini di impatto che avrà sulle prospettive di lungo periodo di Bitcoin. Il Financial Accounting Standards Board (FASB) degli Stati Uniti ha modificato le regole contabili con cui le aziende potranno contabilizzare il valore delle loro partecipazioni in Bitcoin (ed eventualmente in altre criptovalute).

Il nuovo regolamento consentirà alle aziende di usare il metodo della contabilità al valore equo. Ciò significa che presto una società potrà misurare le attività e passività in criptovalute al loro valore di mercato corrente.

Perché questo cambiamento è importante? Lo ha spiegato Michael Saylor, il Ceo di una delle società di Wall Street più esposte su Bitcoin (MicroStrategy): “L’aggiornamento delle regole elimina un grande ostacolo all’adozione di BTC da parte delle aziende come Treasury asset”.

Proviamo a scendere più nel dettaglio, senza impelagarci in eccessivi tecnicismi.

Le nuove regole contabili introdotte dalla FASB per le aziende che detengono o investono in Bitcoin (e altre criptovalute), consentiranno la contabilizzazione al “fair value” (valore equo): dunque le aziende saranno tenute a segnalare le loro partecipazioni in Bitcoin al valore più attuale dell’asset.

Ciò include l’eventuale acquisizione di valore dopo un rimbalzo che segue un ipotetico calo dei prezzi. Queste regole entreranno in vigore dal 2025, ma le aziende possono scegliere di adottarle prima.

Fino a oggi il regolamento attuale era decisamente lacunoso sul tema, con una totale assenza di linee guida specifiche su come le aziende avrebbero dovuto contabilizzare gli asset digitali a bilancio. Le società dunque utilizzavano le linee guida dell’American Institute of CPAs che considera Bitcoin come un bene immateriale, alla stregua di un marchio o di diritti d’autore.

Questo metodo naturalmente non consente adeguamenti del controvalore se il mercato si riprende dopo un calo improvviso (e questa è proprio una peculiarità di bitcoin).

Invece l’utilizzo del valore equo offrirà agli investitori una visione più pertinente della posizione finanziaria di una società in merito alle sue partecipazioni in Bitcoin.

L’azione della FASB rimuove un ostacolo oggettivo all’acquisizione di criptovalute a bilancio da parte di società pubbliche, che sappiamo bene essere soggette a report trimestrali con cui aggiornare costantemente gli azionisti.

E grazie a queste nuove regole, le partecipazioni in Bitcoin e criptovalute delle società americane saranno più trasparenti e lineari.

I token non fungibili (NFT), le stablecoin e i “wrapped” token sono esclusi dalle nuove regole contabili.

In conclusione, possiamo affermare che il cambio di posizione della FASB, che negli anni passati si era rifiutata in più occasioni di creare un framework normativo ad hoc per il settore crypto, è avvenuto grazie al fatto che le principali aziende del paese hanno iniziato a investire in Bitcoin e, di conseguenza, adesso hanno messo pressione all’agenzia a causa della necessità di maggior chiarezza e specificità normativa.

La mossa attuale è vista dagli operatori del settore come il primo passo nella giusta direzione.

Nel complesso, l’introduzione di queste nuove regole contabili per Bitcoin e altcoin fornisce chiarezza alle aziende che detengono o investono in asset digitali ed è un passo importante nella direzione dell’adozione mainstream e istituzionale.

E ciò è innegabilmente positivo per tutto il settore.

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Merge Ethereum: sviluppi del network e rischio fork

Merge Ethereum: sviluppi del network e rischio fork

Ethereum a breve passerà all’algoritmo di consenso Proof of Stake (PoS) e ciò ha causato speculazioni sull’emergere di un fork che resti legato alla Proof of Work (ETHW). Sebbene esistano precedenti ben noti di fork della rete Ethereum, molti ritengono che questo percorso non sia praticabile. Quali prospettive ci aspettano per Ethereum (ETH) ed Ethereum Classic (ETC)?

Il network Ethereum Classic è nato nel 2016 dopo che un bug nel codice alla base di una “DAO”, è stato sfruttato per consentire a un hacker di rubare più di 3,6 milioni di token ETH. Mentre la maggior parte della community era a favore di un hard fork per modificare il record transazionale della rete in modo da annullare le azioni dell’attaccante, alcuni ritenevano che non ci dovesse essere alcuna modifica allo stato della rete. Ma il fork ci fu e la nuova versione della blockchain è diventata l’attuale rete Ethereum, mentre la parte della community contraria al fork ha continuato a ospitare la versione precedente della rete, oggi nota come Ethereum Classic.

Da allora, mentre Ethereum ha sviluppato un solido ecosistema on-chain di applicazioni decentralizzate (dApp) e utenti, non possiamo dire lo stesso per Ethereum Classic. Nonostante le differenze, quest’ultimo presenta una variante Proof of Work (POW) della rete Ethereum a cui utenti, sviluppatori e miners potrebbero passare senza problemi dopo il merge.

A marzo 2022, sono iniziate a circolare le prime speculazioni sul fatto che i miners della rete Ethereum stavano considerando un passaggio a Ethereum Classic, facendo aumentare il prezzo di ETC del 100% in pochi giorni. Nonostante le più recenti indiscrezioni su un nuovo fork di ETHW dopo il merge, ETC ha continuato a registrare performance notevoli, diventando una delle criptovalute con le migliori prestazioni del 2022.

ETH Vs ETC

ETH (linea arancione) Vs ETC (linea blu)

Storicamente, i fork sono stati piuttosto redditizi e molti dei principali token per capitalizzazione di mercato sono iniziati come fork di Bitcoin ed Ethereum. Ad esempio, nel luglio 2016, dopo il fork Ethereum che ha dato vita a ETH ed ETC, chiunque detenesse token sulla blockchain originale in quel momento è entrato in possesso di una quantità equivalente di token riferibili al nuovo network. Dopo pochi mesi, ETC è diventata la sesta moneta del mercato con una capitalizzazione di $ 124 milioni rispetto ai $ 697 milioni di ETH. Oggi, Ethereum Classic (ETC) è in top 20 del mercato con una capitalizzazione di oltre $ 5 miliardi.

Nonostante simili precedenti, oggi molti membri della community sono scettici sulla riuscita di un nuovo hard fork.

Ethereum è più di una valuta digitale

È importante distinguere tra l’ecosistema Ethereum del 2016 (ai tempi dell’hard fork ETH – ETC) e l’attuale ecosistema on-chain molto più sviluppato e basato su protocolli, dApp e token su network Ethereum, con cui gli utenti interagiscono quotidianamente. Un “fork PoW” dell’attuale rete Ethereum produrrà duplicati di tutti questi token, che potrebbero presentare sfide significative per sviluppatori e investitori. In effetti, l’assoluta complessità della DeFi e il numero di token garantiti da asset bloccati nei protocolli di finanza decentralizzata, rappresentano un rischio enorme per il prezzo di ETHW.

Per contestualizzare quanto alta sia la posta in gioco oggi, diamo un’occhiata a un elemento chiave dell’ecosistema Ethereum: le stablecoin. Nel 2016, dopo l‘hard fork di Ethereum Classic, le stablecoin erano da poco comparse sul mercato. Nel giugno dello stesso anno, la capitalizzazione di mercato di Tether (USDT) rispetto a Ethereum (ETH) era solo dello 0,65%, rispetto al 28% (circa) attuale.

Tether e altri emittenti di stablecoin, come Circle (USDC), hanno dichiarato che solo i token sulla rete PoS saranno riscattabili dopo il fork. Dunque è probabile che tutte le varianti su rete ETH PoW diventino prive di valore, oltre ad altri “token collateralizzati”, come Wrap Bitcoin (wBTC) e ETH con staking (stETH).

Alcuni dei principali casi d’uso per questi “asset-backed tokens” sono garanzie per prestiti, fornitura di liquidità e altre applicazioni DeFi. Nel 2016, questo ecosistema era effettivamente inesistente ma oggi, la DeFi su Ethereum è composta da oltre 500 protocolli con quasi 40 miliardi di dollari di valore raccolti negli smart contract.

Se il fork ETHW diventa operativo, gli utenti di questi protocolli potrebbero tentare di liquidare le posizioni a margine precedentemente garantite da asset in token ETHW, mentre i detentori di ETH corrono a vendere i token ETHW ricevuti gratuitamente dopo il fork. Di conseguenza, una simile dinamica causerà una pressione di vendita sproporzionata sull’asset ETHW.

E mentre ETHPoW-IOU (I Owe You) è diminuito di oltre il 50% dal lancio, abbiamo visto che ETC si è comportato decisamente meglio nello stesso arco di tempo.

ETHPoW (IOU)

Performance dal lancio del token ETHPoW

Un fork ETHW dunque dovrà affrontare sfide significative a causa della complessità della DeFi e della proliferazione di token garantiti da asset. Sebbene le possibilità di successo siano basse, miners ed exchange (Poloniex, Bitmex) hanno già mostrato un certo supporto all’hard fork, nonostante la speculazione abbia penalizzato notevolmente token ETHW, al contrario di ETC.

Inoltre alcuni dei principali attori della rete Ethereum, come Tether e Circle, hanno già annunciato che per loro la rete standard sarà ETH PoS.
 
In ogni caso, non dovremo attendere molto per conoscere l’esito di tale diatriba.
 

Il merge Ethereum e l’impatto sull’emissione del token

Il merge della rete Ethereum è uno degli sviluppi più importanti nella storia del settore crypto, che avrà un grande impatto sul secondo ecosistema di mercato e su quasi $ 40 miliardi di valore “locked” nella finanza decentralizzata. Dopo il successo del merge sulla testnet Goerli, la fondazione Ethereum è a un passo dal passaggio formale alla proof of stake.

L’imminente upgrade produrrà notevoli cambiamenti sul fronte supply, che potrebbero favorire notevolmente i detentori di ETH. Proprio questa è stata una delle ragioni che ha consentito a Ether di realizzare un abbondante +80% dai minimi di giugno.

Andiamo ad analizzare i cambiamenti dal punto di vista dell’emissione di nuovi token ETH.

 

emissione ETH

I miners della rete Ethereum vengono attualmente premiati con 2 ETH/blocco nell’ambito del meccanismo di consenso Proof of Work e, dato che ci sono circa 6.300 blocchi giornalieri, questo crea circa 12.600 ETH al giorno.

I validatori di Ethereum sulla Beacon Chain (la catena Proof of Stake) sono attualmente premiati in base alla quantità di ETH in staking. Attualmente ci sono circa 13,2 milioni di ETH in staking, con un APR di circa il 4,66%. Questo determina l’emissione di circa 1.685 ETH al giorno.

L’emissione giornaliera odierna è la somma delle ricompense di mining e staking: totale emissione 14.285 ETH / giorno.

Ma dopo il passaggio della rete al meccanismo PoS, i miners non riceveranno più i 2 ETH/blocco e solo i validators continueranno a percepire la ricompensa in proporzione agli ETH in staking.

L’emissione giornaliera dunque scenderà da 14.285 ETH / giorno a soli 1.685 ETH / giorno, con una riduzione dell’89% che non tiene conto dell’ulteriore riduzione determinata dal burn delle commissioni. Infatti sulla base dell’EIP1559, la maggior parte delle fees verrà “bruciata”, comportando un’ulteriore riduzione di 750 ETH al giorno (almeno secondo le stime attuali).

Emissione giornaliera di ETH

Emissione giornaliera token ETH pre e post merge (fonte watchtheburn)

 

Passare da 14.285 ETH / giorno a 935 ETH / giorno rappresenta una diminuzione del 93,4% delle nuove emissioni. Per mettere in prospettiva la magnitudo di una simile contrazione dell’offerta, questo sarebbe paragonabile a 3 cicli di halving di Bitcoin.

Conclusioni

Mentre la rete Ethereum sembra ormai prossima al passaggio al meccanismo di consenso Proof of Stake, abbiamo visto come la strada verso il completamento dell’upgrade sia ancora lastricata di ostacoli, come il rischio di un hard fork supportato da una parte della community e già sostenuto da piattaforme del settore come Poloniex e BitMex, che hanno lanciato scambi IOU sul token ETHW.

Inoltre in questa sede non abbiamo affrontato le criticità etiche a cui si sta esponendo il network Ethereum con il passaggio alla PoS. Infatti, come ha dimostrato plasticamente il caso Tornado Cash, c’è il rischio concreto che il network diventi altamente centralizzato, con il potere decisionale concentrato nelle mani dei validators più “ricchi”.

Cose che capitano, quando si decide di sacrificare la decentralizzazione sull’altare della scalabilità (e del profitto).

Ma di questo parleremo in un altro approfondimento.

CP

 

 

 

 

 

 

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Perché lo short selling di bitcoin è una pessima idea

Perché lo short selling di bitcoin è una pessima idea

Le ultime settimane sono state caratterizzate da titoloni e previsioni nefaste su bitcoin e criptovalute, di conseguenza l’argomento short selling è tornato prepotentemente alla ribalta, con i soliti crypto-influenZer e “starlette” social di nuovo alla carica con tutorial e operazioni di vendita allo scoperto di bitcoin. Ma shortare bitcoin è davvero una buona idea?

Intanto partiamo da un presupposto: tutte quelle persone che divulgano tutorial e operatività di breve termine, nella maggior parte dei casi sono interessate esclusivamente a massimizzare i volumi dei loro referral. Dunque l’obiettivo non è quello di fornire informazioni e suggerimenti di qualità, ma solo fare in modo che voi aumentiate i vostri volumi di trading, magari sfruttando i link delle piattaforme a cui questi fenomeni sono affiliati (che trovate copiosi sotto i vari post/tutorial) e da cui ricevono ingenti ricompense per “incentivare” i rispettivi follower a far trading.

Ma anche le banche d’affari e i fondi d’investimento non sono da meno. Guardate ad esempio il lancio del primo Bitcoin short strategy ETF da parte dell’emittente ProShares. Sono rimasto sorpreso dal cinico tentativo di spremere denaro dai clienti offrendo loro l’opportunità di “guadagnare sul ribasso di bitcoin”, quando ormai quest’ultimo è già sceso in area 20.000 dollari.

D’altronde è un’abitudine consolidata, infatti la stessa ProShares aveva lanciato il suo Bitcoin-linked ETF il 19 ottobre 2021, con la principale criptovaluta saldamente sopra 60.000 dollari.

Credo sia palese a questo punto come queste grandi e piccole entità non sono interessate ai profitti dei clienti, ma sono a massimizzare i loro volumi.

Ultimamente ho ricevuto molti quesiti di persone che fanno la domanda: perché non aprire ora uno short su Bitcoin?

L’idea, benché possa sembrare allettante, presenta non poche criticità e molto probabilmente gli unici a guadagnare saranno gli exchange dove piazzerete gli ordini.

Analizziamo i 5 motivi per cui in questa fase non è premiante shortare bitcoin.

Il dollar index sui massimi e il rapporto con bitcoin.

In questo articolo del 2020 abbiamo già analizzato il rapporto tra indice del dollaro e bitcoin. L’attuale contesto macroeconomico vede il dollaro in grande spolvero, ma siamo sicuri che il trend sia ancora sostenibile?

Il dollaro USA sta tentando di sfondare una significativa zona di resistenza, infatti negli ultimi 40 anni è stato sopra 106 punti per pochissimo tempo.

dollar index bitcoin facile

La stagionalità del dollaro è attualmente sfavorevole mentre i livelli di ottimismo sul dollaro sono sui massimi. Naturalmente qualsiasi direzione prenda il dollaro avrà un notevole impatto sui mercati finanziari.

La debolezza stagionale, la forte resistenza in zona 105 punti e il sentiment eccessivamente rialzista, potrebbero essere un freno molto potente sul prezzo di qualsiasi asset. Vero, se il dollaro rompe al rialzo la situazione si farà dannatamente seria.

Tuttavia, più resterà sotto la resistenza e più è probabile che gli altri fattori faranno sentire il loro peso, con il potenziale di una significativa debolezza nel corso del 2022.

Questo indubbiamente avvantaggerebbe molto i mercati azionari, che sappiamo bene essere profondamente correlati a bitcoin.

E se mettiamo sul piatto anche il fatto che bitcoin è l’asset più deflattivo nel panorama finanziario attuale, capiamo bene come scommettere contro sia un’opzione quantomeno azzardata.

Inflazione

L’inflazione sembra inarrestabile nel mondo. Europa, Stati Uniti e Regno Unito continuano ad aggiornare al rialzo i dati dei rispettivi indici dei prezzi al consumo. Entro la fine dell’anno, molti paesi in via di sviluppo seguiranno il destino dello Sri Lanka che a maggio ha dichiarato default tecnico (L’Ecuador è vicino al collasso economico) e sempre più valute locali saranno falcidiate dall’inflazione.

All’inizio, per una sorta di riflesso condizionato, le persone stanno cercando rifugio nel dollaro. Ma l’inflazione morde anche negli Stati Uniti e la Federal Reserve ha già quasi terminato il margine per il rialzo dei tassi e per il Quantitative Tightening (QT). A tal proposito, il Presidente della Federal Reserve Bank di St. Loius giorni fa ha precisato che la Fed ha meno spazio di quanto si pensi per la prosecuzione di politiche monetarie restrittive.

E il motivo è semplice, infatti la struttura del debito pubblico e privato attuale non consente il rialzo dei tassi sopra la soglia indicata dalla stessa banca centrale (3,50-3,75%).

Inoltre continuare con il QT durante una fase di rallentamento dell’economia, aumenterebbe notevolmente il rischio di far piombare il paese in recessione.

fed funds rate bitcoin facileLa realtà è che ci sono ancora troppi soldi in circolazione nel sistema finanziario, dunque dove pensate che finiranno una volta che gli investitori capiranno che tenere la liquidità in dollari non è più sostenibile? Torniamo sempre al via, azionario e bitcoin. Per non parlare di quelle persone che vivono in paesi dove l’inflazione viaggia su percentuali annue imbarazzanti: pensate che a un argentino, iraniano o turco, importi qualcosa della volatilità di breve di bitcoin, quando le valute locali viaggiano a un inflation rate del 30 o 50% annuo? Considerando anche che BTC garantisce una tendenza di lungo termine palesemente rialzista? Credo che la risposta sia ovvia.

Situazione di mercato

L’obiezione che oggettivamente sembra più realistica suona più o meno così: “vero, probabilmente nei prossimi anni bitcoin tornerà a salire, ma nel breve termine è destinato a scendere ancora. Dunque perchè non approfittarne con una bella operazione di short selling?”.

Analizziamo la situazione.

Bitcoin è in calo quasi senza soluzione di continuità da inizio marzo. L’indice di paura e avidità da mesi insiste nella zona di paura estrema. Nell’ultimo mese c’è stata molta negatività sul mercato delle criptovalute (fallimenti, insolvenze truffe, liquidazioni) e di conseguenza il mercato ha scontato molte vendite forzate.

In tale contesto, Bitcoin è sceso ai livelli attuali e dunque gli eventi si possono considerare come già scontati dal mercato, così come le azioni della Fed sono già state “prezzate” nelle scorse settimane. Dunque cosa dovrebbe succedere per innescare un altro grande shake-out sul mercato crypto?

Solo una situazione di FUD-bombing (in stile maggio e giugno 2021) o qualche grande fallimento di un top exchange o piattaforma di lending (dopo Celsius).

Alla luce degli elementi appena analizzati, direi che possiamo serenamente concludere che vendere allo scoperto un asset in caduta libera da 6 mesi, per di più dopo un contesto fondamentale caratterizzato da fallimenti e insolvenze come quello dell’ultimo mese e mezzo, non sembra un’idea particolarmente brillante.

Gestione del rischio

Ok, ipotizziamo di ritenere che ci sia ancora margine per aprire una posizione short. La domanda successiva sarà, dove mettiamo lo stop loss? Quando si opera con la leva finanziaria, lo stop è obbligatorio e per aprire una short position dobbiamo usare margin trading o strumenti derivati che prevedono la leva.

Dunque dove mettiamo lo stop loss? Ipotizzando di aprire uno short sul livello di prezzo attuale appena sopra 20.000 dollari, un area di stop ragionevole sarebbe intorno a $ 23.000. Con i livelli di volatilità attuali, è una soglia che si può raggiungere serenamente con una singola candela giornaliera (per non dire H4). Questo significherebbe una perdita di un certo peso, dato che stiamo utilizzando la leva finanziaria.

E qual è la soglia di profitto potenziale, un retest dei 18.000 dollari? Con una buona dose di fortuna, direi di sì.

Chiaramente il gioco non vale la candela, infatti l’operazione presenta un pessimo rapporto rischio/rendimento.

BTC USD Bitcoin Facile

Non sarebbe meglio posizionarsi long acquistando in spot market a scaglioni da $ 20.000, dunque senza leva e senza stop, per chiudere l’operazione in pochi mesi a 30.000 o magari 40.000 dollari? Direi di sì.

Smart money e grandi capitali

Pensi che le società e i grandi investitori che nel 2021 hanno acquistato ingenti quantitativi di Bitcoin, venderanno a un prezzo più basso di quello d’acquisto? Conosciamo gli acquisti di Tesla e Microstrategy in quanto società pubbliche, ma ce ne sono molte di più nel settore privato e tra i grandi fondi.

Numerose società di analisi stanno registrando volumi impressionanti di transazioni OTC, che indicano quasi certamente grandi acquisti di big players noti e meno noti.

smart money dumb money bitcoin facile

E voi da che parte volete stare, con la smart money o con i piccoli speculatori e trend followers?

In conclusione è bene precisare che lo short selling può risultare estremamente utile nelle operazioni di copertura o nelle fasi di mercato estremamente surriscaldate, quando il mercato è in iper-comprato. Anche in questo caso però, va dosato con criterio e adattato alle circostanze, nella consapevolezza che gestire correttamente una posizione allo scoperto richiede molta esperienza.

Inoltre consideriamo anche l’eventualità che il mercato potrebbe anche andare contro la nostra analisi, nonostante la mole di informazioni che abbiamo analizzato.

È vero, i prezzi delle principali criptovalute potrebbero continuare a scendere. Ma se mettiamo sul piatto della bilancia tutti i dati in nostro possesso, le probabilità di forte rimbalzo sono molto più alte di una prosecuzione dei ribassi in un mercato già in profondo oversold. Dopotutto il trading è un “gioco” di probabilità e varianza, dove se eseguiamo le azioni più corrette dal punto di vista probabilistico nel lungo periodo saremo premiati.

E dopo una fase di mercato come quella che ha caratterizzato le ultime settimane, non è il momento di essere ribassisti.

 

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Come negoziare il mercato in calo?

Come negoziare il mercato in calo?

Nelle analisi degli ultimi mesi abbiamo analizzato a fondo lo scenario macroeconomico e geopolitico, in una delle fasi più difficili degli ultimi 15 anni. Non possiamo escludere infatti che i mercati azionari e obbligazionari estendano i ribassi, trascinando giù anche Bitcoin e il comparto crypto, forse in area $35K, magari più in basso.

Le probabilità che ciò accada non sono elevate, ma vanno considerate.
 
Le prossime settimane saranno ricche di potenziali “inneschi”, a partire dalla Fed che potrebbe alzare aggressivamente i tassi d’interesse dello 0.50% o addirittura dello 0,75% già nel meeting di maggio.
 
Ipotizziamo di dover fronteggiare un mercato crypto in calo costante da diversi giorni, che non riesce a consolidare su un buon livello di supporto.
Qual è la linea di condotta migliore in questa situazione?
 
Partiamo dalla regola d’oro dei mercati, che sebbene possa sembrare banale è la chiave per essere profittevoli: comprare basso quando la paura è sul mercato e vendere alto quando tutti sono in preda all’entusiasmo.
 
Inoltre, i motivi per cui abbiamo deciso di acquistare Bitcoin non cambiano solo perché il prezzo scende del 20 o del 30%.
 
Dunque vendere Bitcoin (e le top altcoin) al di sotto del prezzo di acquisto è un’azione irrazionale, a meno che non abbiate commesso un altro tipico errore: investire oltre le proprie possibilità.
 
Cosa fare in un simile contesto?
 
Accumulare Bitcoin, Ether e se le finanze lo consentono, anche BNB.
 
Più il prezzo è basso e più gli acquisti andrebbero intensificati, così da migliorare significativamente il prezzo medio di acquisto e anticipare le prese di profitto.
 
BTC accumulation zone
 
 
È opportuno lasciare negli exchange solo gli importi necessari al trading, mentre le monete acquistate con una prospettiva d’investimento di lungo termine andrebbero custodite nei cold wallet.
 
È meglio evitare il margin trading e i futures, poiché in caso di ribassi improvvisi, cascate di liquidazioni o crash delle piattaforme, rischiate di compromettere l’intero deposito.
 
E questo sarebbe un peccato, soprattutto nel caso in cui il mercato si riprenda velocemente e torni a salire.
 
Utilizzare una leva 100X, 50X o 20X non è trading ma gambling, che nel 90% dei casi porta a perdite notevoli.
 
In merito alle altcoin, in un contesto ribassista si può valutare l’accumulo delle monete in top 30, mentre il resto andrebbe evitato.
 
Infatti, a causa della bassa capitalizzazione, i ribassi sono molto più violenti rispetto a Bitcoin e un calo del 50-70% è normale amministrazione per le small cap.
 
Quando il mercato tornerà a salire ci sarà tempo per posizionarsi su altcoin più speculative, poiché tenderanno a seguire in “differita” il resto del comparto.
 
Una considerazione sui livelli tecnici e psicologici di analisi tecnica: spesso sono usati dalla massa per entrare sul mercato o per piazzare gli stop loss, pertanto nella maggior parte dei casi le rotture di questi livelli sono dei falsi breakout.
 
Tutto ciò che va contro la regola del “compra basso e vendi alto” è stupido e illogico.
 
Ovviamente questo processo richiede mesi per generare profitti e la pazienza è un’arma fondamentale nel nostro arsenale.
 
Troppo spesso invece mi confronto con persone che pensavano di arricchirsi in poche settimane, per di più investendo poche centinaia di euro.
 
Inutile che vi racconti il finale della storia.
 
E se i drawdown vi rendono tristi e depressi, impostate un piano di DCA e spostate tutto su un hardware wallet, senza dar peso alla price action di breve.
Concentratevi nello sport, nella famiglia o nello studio e dimenticatevi del mercato, che farà tutto da solo.
 
Ricordate che nessuna balena o squalo di wall street prenderà le vostre monete a buon mercato, se non pigiate il pulsante “sell”.
 
Solo dopo aver fatto clic su quel pulsante la perdita sarà reale e ci sono fondate possibilità che poco dopo il mercato torni a crescere.
 
Non c’è alcun misticismo in questo.
 
Se si decide di vendere un asset durante un ribasso, si entra a pieno titolo nella categoria dei Cervus Elaphus.
 
Generalmente quando il panic selling arriva sul mercato e la massa svende i propri asset, il mercato crolla e si instaura una sorta di consenso ribassista, ossia tutti si aspettano che il mercato continui a scendere.
 
Ma in questi casi di solito accade l’esatto contrario, suggellando il passaggio dell’asset dalle mani deboli a quelle forti.
 
P. S. In settimana è stato aggiornato il dato della Money Supply (M2) negli Stati Uniti, che ha raggiunto i $ 22 mila miliardi. Questo è il massimo assoluto, mentre sappiamo che la supply di BTC non potrà mai superare i 21 milioni di token.
 
In tale contesto, la domanda che dovremmo porci non è quale sarà il prezzo di Bitcoin in futuro.
 
L’unica domanda è quando raggiungerà quella cifra.

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Bitcoin, migliora il sentiment e la propensione al rischio

Bitcoin, migliora il sentiment e la propensione al rischio

L’indice Crypto Fear and Greed ha invertito la tendenza rispetto al suo range recente in zona paura estrema. L’inversione ha innescato un nuovo segnale di acquisto per Bitcoin, che storicamente ha avuto un win rate dell’88% dopo segnali simili.

Il crypto fear and greed index è un modello creato da Alternative.me, che calcola una media ponderata del sentiment su bitcoin aggregando cinque fattori: 1) Volatilità 2) Momentum e volumi 3) Social media 4) Sondaggi 5) Dominance.

Nella foto in basso vediamo che gli ultimi 3 mesi sono stati caratterizzati prima da una condizione di reset pessimistico, determinato dalle ben note tensioni geopolitiche in atto, seguito poi da una rapida inversione del sentiment che ha attivato un nuovo segnale di acquisto. Per considerare il segnale affidabile, il prezzo di bitcoin deve essere >= 5% nei cinque giorni successivi al cross over, indicando uno slancio positivo del mercato.

bitcoin inversione del sentiment

Questo segnale è stato attivato altre 8 volte negli ultimi 3 anni e i rendimenti successivi unitamente al profilo di rischio/rendimento di Bitcoin sono stati solidi nel breve termine, soprattutto nel primo mese.

Cosa è accaduto in precedenza?

Dalla violenta correzione di dicembre in avanti il sentiment sul mercato crypto è notevolmente deteriorato, favorendo il classico passaggio di Bitcoin dalle mani deboli a quelle forti. Spesso facciamo riferimento a queste categorie di investitori, ma ho notato che c’è molta confusione sul tema.

Alcune persone pensano che le mani forti siano quegli investitori che dispongono di notevoli capitali e le mani deboli la categoria con meno disponibilità economica. Questo è vero in parte.

Ci sono molti esempi di persone abbienti che però negli investimenti si comportano come dei cervi, acquistando un asset sopravvalutato sotto l’influenza dell’avidità, per poi venderlo in preda al panico a un prezzo più basso quando il mercato inverte la tendenza al ribasso.

Uno degli esempi più eclatanti dell’ultimo biennio è stato senza dubbio Dave Portnoy, imprenditore americano fondatore di Barstool Sports. Dave ha comprato Bitcoin nell’estate 2020 al prezzo di $ 12400 per un valore di un milione di dollari. La settimana dopo Bitcoin è sceso a 11.000 dollari e il buon Dave ha liquidato l’intera posizione in preda al panico, perdendo svariate decine di migliaia di dollari in pochi giorni e annunciando che non era più intenzionato ad acquistare bitcoin.

Gli ulteriori sviluppi del mercato hanno però mostrato che se Dave non avesse agito come un Cervus Elaphus, avrebbe guadagnato 4-5 milioni di dollari in 12-18 mesi.

In questo caso ci sono soldi, ma le mani sono deboli.

A fare da contraltare alla situazione appena descritta, ci sono tante altre storie che hanno visto persone comuni accumulare una fortuna grazie agli investimenti in criptovalute.

La maggior parte di loro inizialmente non aveva molti soldi, ma grazie a una mente acuta hanno compreso le prospettive del mercato elaborando un piano che gli ha permesso  di non svendere le proprie monete durante le fasi di bear market, grazie a una buona consapevolezza e lucidità.

In questo caso pochi soldi, ma mani forti.

Caratteristiche delle mani deboli

Si tratta delle classiche persone perennemente indecise, che ponderano le opportunità di acquisto basandosi sulle opinioni degli altri (che spesso ne sanno meno di loro) e lasciano trascorrere molto tempo in attesa di conferme. Questo atteggiamento attendista li porta a entrare sul mercato con pessimo tempismo, quando ormai le prospettive sono ovvie per tutti.

Dunque si posizionano nella fase di mercato meno favorevole, quella pubblica, e nella maggior parte dei casi lo fanno in preda alla FOMO.

Ovviamente durante una correzione saranno i primi a svendere in panic selling le proprie monete sotto l’influenza della paura, a un prezzo di vendita decisamente inferiore a quello d’acquisto (il contrario di ciò che andrebbe fatto).

E quando accade l’inevitabile, saranno anche i primi a cercare i colpevoli a cui attribuire le responsabilità del loro fallimento. Ma i colpevoli sono proprio loro stessi.

Caratteristiche delle mani forti

Le mani forti si posizionano sul mercato quando l’asset è ancora di scarso interesse per la massa oppure durante le fasi di sell-off quando il mercato è dominato dalla paura. Se l’asset scende sotto il prezzo di acquisto, le mani forti ne approfittano per rinforzare la posizione e migliorare il prezzo di entrata.

Sia gli acquisti che le vendite sono pianificate secondo un rigido protocollo d’investimento, senza lasciare che le emozioni guidino le operazioni. Le mani forti utilizzano gli eccessi di paura e di avidità sul mercato come un contrarian indicator: quando i ribassi e la paura dilagano sul mercato intensificano gli acquisti, mentre quando il mercato è in preda all’euforia pianificano diligentemente un’exit strategy (se previsto dal piano).

Come evitare i tipici errori da “dumb money”

È chiaro che sul mercato le mani deboli tenderanno a perdere sistematicamente denaro, svolgendo il ruolo di liquidità d’ingresso e di uscita per le mani forti.

Le mani deboli in senso lato esistono anche al di fuori dei mercati. Parliamo di tutte quelle persone che nelle decisioni importanti si lasciano guidare dalle emozioni anziché dalla ragione, gente che non sa analizzare i flussi informativi e trae conclusioni basate sulle proprie convinzioni invece che sulle informazioni ricevute.

Negli anni ho notato che questa categoria di persone presenta sempre le stesse caratteristiche: emotività, suggestionabilità, assenza di spirito critico, incapacità di trarre conclusioni e di formulare pareri indipendenti, suscettibilità all’opinione della massa. Un’altra caratteristica comune che ho riscontrato, è la tendenza a informarsi quasi esclusivamente tramite TV generaliste, social e media mainstream, piuttosto che attraverso la lettura di saggi e articoli di approfondimento. Se prendiamo il segmento under 40 anni, direi che la suddetta descrizione corrisponde nel 90% dei casi.

D’altronde, come affermava già nel secolo scorso Yevgeny Gilbo, “chi legge libri controllerà sempre chi guarda la TV”.

Vi siete mai chiesti perché negli ultimi 20 anni sia aumentato notevolmente il numero delle persone suggestionabili, inclini a comportamenti irrazionali e che non sono in grado di processare correttamente le informazioni o di assumersi responsabilità?

Questo è un argomento molto interessante, ma che per ovvie ragioni di spazio affronteremo in altra sede.

Conclusioni

Il primo passo per evitare gli errori descritti nell’articolo, è quello della consapevolezza. Una volta che abbiamo preso coscienza della situazione e della necessità di dover migliorare le nostre competenze, lo step successivo deve essere quello della formazione. Ho scritto il libro Bitcoin Facile proprio per fornire gli strumenti di base per poter operare sul mercato delle criptovalute con “consapevolezza efficace”.

Se avete già letto il libro e siete alla ricerca di un percorso di approfondimento che vi consenta di completare il quadro, seguite le indicazioni che trovate a questo link.

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NFT: cosa sono e i principali casi d’uso

NFT: cosa sono e i principali casi d’uso

Nel 2021 il mercato NFT è balzato agli onori delle cronache, attirando l’attenzione dei media mainstream e di numerosi utenti del settore crypto. Nell’ultimo anno il volume di scambio dei token non fungibili è cresciuto esponenzialmente e continua a farlo ma, come ogni mercato, anche gli NFT nascondono delle insidie. In questo articolo analizzeremo nel dettaglio cosa sono i Non Fungible Token, gli eventi chiave e i possibili sviluppi futuri di questo settore.

Premessa

Negli ultimi mesi ho ricevuto molte domande in merito alla tecnologia NFT, d’altronde parliamo di uno dei principali trend del 2021 che continua ad appassionare una larga parte degli addetti ai lavori del settore crypto.
 
Credo che la maggior parte delle persone abbia sentito parlare di NFT senza però avere un’esperienza diretta, così ho deciso di scrivere un approfondimento in modo da chiarire tutti gli aspetti relativi ai Non Fungible Token.
 
Ovviamente dopo aver compreso cos’è un token non fungibile, andremo a esaminare gli NFT dal punto di vista investimento.
 
Vale davvero la pena investire in un JPEG di scimmie, conigli e altri simpatici animaletti o acquistare la foto dell’influencer di turno, nella speranza di generare un profitto?
 
La risposta non è facile.
 
A un primo sguardo superficiale sul settore NFT sembra di assistere a una sorta di gioco dove tutti sono impazziti. Però parliamo di transazioni con denaro reale, in cui una delle parti ha generato grandi profitti.
 
Ma dubito che gli acquirenti di tutte queste collezioni (con l’eccezione del tweet di Jack Dorsey forse) riusciranno a vendere questi “beni” a un prezzo ancora maggiore.
 
Qualcuno tra un paio d’anni avrà davvero bisogno di un gatto Nyan o della foto del Vip di turno e sarà disposto a pagare un prezzo superiore a 300 Ether?
 
Credo sia un evento assai improbabile e per questo motivo non compro tali “asset”, nonostante il clamore.
 
C’è un modello ricorrente in tutti i mercati. Nelle prime fasi di un nuovo settore c’è sempre un lungo ciclo di crescita determinato dall’euforia dei nuovi partecipanti, che genera un eccesso di denaro e ottimismo rendendo i mercati troppo irrazionali.
 
A un certo punto poi, un evento o semplicemente il top del ciclo dell’hype causerà una violenta inversione del mercato che taglierà fuori gli ultimi arrivati, che con poca esperienza e scarsa cultura finanziaria si sono posizionati nel momento peggiore, contabilizzando così perdite in alcuni casi drammatiche.
 
Un po’ quello che è avvenuto durante la bolla dei titoli tech all’inizio degli anni 2000 o, restando in tema di criptovalute, con il boom delle ICO nel mercato del 2017, quando qualsiasi progetto sconclusionato, se non una vera e propria truffa, raccoglieva milioni di dollari.
 
Oggi è più o meno la stessa cosa, solo che invece di ICO abbiamo gli NFT.
 
Precisiamo subito, non credo che gli NFT siano una truffa. Questa è una tecnologia interessante che in futuro avrà sicuramente numerose applicazioni.
 
Inoltre la tecnologia NFT è molto più di una semplice immagine, ma oggi viene utilizzata solo per una piccola parte delle sue potenziali applicazioni.
 
Credo che nei prossimi mesi ci sarà un crollo di massa nel mercato NFT, dopo di che avremo la crescita e lo sviluppo di prodotti e applicazioni realmente funzionali.
 
Ma cosa possiamo considerare un prodotto NFT degno di tale nome? Le collezioni TOP alla cryptopunk per intenderci, non hanno un uso pratico e sono solo un eventuale indicatore di status. Ma gli oggetti e le collezioni da “status simbol” non possono essere inflazionate, dunque quando l’offerta aumenterà rendendo il prodotto di massa, lo status andrà perso. Pertanto, le possibilità che altri analoghi della collezione NFT Bored Ape Yacht Club ripetano il loro successo sono davvero minime.
 
Prendiamo la notizia di Instagram pronta a entrare nel mercato NFT. Molti la interpretano come un segnale che presto tutti gli NFT cresceranno ancora di più. A mio avviso l’effetto potrebbe essere esattamente opposto. Quando milioni di utenti possono generare NFT con un paio di pressioni di pulsanti, chi sarà disposto a investire cifre consistenti? L’offerta aumenterà esponenzialmente, con la domanda che non terrà il passo.
 
Dopotutto è chiaro che la maggior parte degli utenti di Instagram preferirà creare un NFT, venderlo e monetizzare, piuttosto che spendere soldi per un acquisto e attendere che il prezzo aumenti.
 
Quello è il momento in cui presumibilmente il mercato NFT di massa crollerà. Ma chi sopravvivrà alla selezione naturale, ha buone possibilità di diventare la nuova opportunità del decennio.
 
Cosa sono gli NFT?

NFT sta per Non Fungible Token (token non fungibile) e rappresenta un insieme di record, di informazioni inserite in una blockchain. Questi dati, così come avviene in ogni blockchain, sono visibili a tutti i partecipanti al network e non si possono modificare o cancellare. I dati contenuti in un record sono dunque pubblici, rendendo gli NFT una tecnologia ideale per fissare la proprietà digitale, legandola inoltre a oggetti del mondo reale.

Grazie a un token non fungibile possiamo vendere quasi tutti gli oggetti virtuali: immagini, musica, testi, modelli 3D. Ma il più delle volte si parla di oggetti d’arte digitale.

Volendo fare una metafora, è come acquistare un dipinto costoso per poi esporlo al pubblico degli amanti delle belle arti in una nota galleria. Oggi non è semplice capire a fondo tutte le implicazioni di questa nuova tecnologia, ma è probabile che con il tempo diventerà familiare. Non mi stupirei infatti se in pochi anni l’acquisto e la gestione di NFT da parte degli utenti avrà un grado di accessibilità simile agli acquisti tramite carta di credito o smartphone.

Il mercato degli NFT

Il mercato NFT è composto principalmente da singole opere d’arte, collezioni, oggetti del Metaverso, brani musicali e tutto ciò che può essere collegato a token digitali per dimostrare la proprietà di queste risorse digitali. A oggi le tipologie più popolari di token non fungibili sono le collezioni NFT. Il primo e più noto progetto al mondo di questo genere è stata la collezione “Cryptopunks”, concepita nel 2017 quasi per gioco e all’inizio distribuita gratuitamente. Nel 2021 il cryptopunk più costoso è stato venduto per oltre 7 milioni di dollari.

Il network leader indiscusso in termini di vendite in ambito NFT è la rete Ethereum, dove sono stati rilasciati la maggior parte dei grandi progetti. Ad esempio l’11 marzo 2021, un file JPG contenete cinquemila dipinti dell’artista Beeple è stato venduto per 69,3 milioni di dollari in criptovaluta Ether (ETH). Il collage si chiama Everydays: The First 5000 Days e include tutti i dipinti di Beeple negli ultimi 13 anni.

Anche le celebrità stanno prendendo atto del mondo NFT; Quentin Tarantino ha deciso di vendere sotto forma di NFT una parte della sceneggiatura del film Pulp Fiction, che non è stata inclusa nel film uscito nelle sale cinematografiche. Il rapper americano Snoop Dogg ha pubblicato una raccolta NFT chiamata “A Journey with the Dogg“, disponibile solo per 24 ore. Inoltre sono già apparse le prime sfilate di moda nel mondo virtuale. Il leader del segmento è il marchio olandese The Fabrican che realizza solo abbigliamento digitale per avatar di un metaverso dove tutto viene venduto come NFT. Anche i principali marchi di abbigliamento si stanno interessando al fenomeno, vedi Nike che ha iniziato a vendere alcuni articoli sotto forma di NFT.

Opportunità e rischi degli NFT

A gennaio 2021 i volumi di scambio mensili di NFT non superavano i 10 milioni di dollari, mentre all’inizio di maggio 2021 hanno raggiunto la soglia di 325 milioni di dollari, grazie al trend rialzista dell’intero mercato delle criptovalute che ha portato bitcoin sul massimo storico pro tempore e le altcoin a vivere una stagione di rialzi senza precedenti.

Contestualmente gli stessi NFT erano tra i token più richiesti, registrando acquistati di singoli pezzi per decine di milioni di dollari. Analizziamo le maggiori vendite NFT nel 2021:

A febbraio e marzo 2021 diversi criptopunk sono stati venduti per $ 1,24 milioni, $ 1,5 milioni, $ 7,57 milioni e $ 7,58 milioni e a giugno è stato chiuso un accordo da $ 11,7 milioni per l’acquisto di un criptopunk.

Nel marzo 2021, Sotheby’s ha venduto un collage digitale Beeple per 69 milioni di dollari.

Il fondatore di Twitter Jack Dorsey ha venduto il suo primo tweet sotto forma di NFT per $ 2,9 milioni e ha donato il ricavato in beneficenza.

Tuttavia, quando a fine maggio 2021 l’intero mercato delle criptovalute ha subito una violenta correzione, anche i volumi mensili di NFT sono crollati dai 325 milioni di dollari di maggio ai 50 milioni di giugno. Anche il numero medio delle transazioni, così come i portafogli attivi che scambiavano NFT, sono diminuiti sensibilmente.

Inoltre nel corso del 2021 sono emerse le prime storie clamorose relative a incidenti o errori, come ad esempio il proprietario di un raro token NFT Bored Ape che lo ha venduto per $ 3.000 invece di $ 300.000 a causa di un errore di battitura. Il trader ha affermato di aver notato l’errore dopo aver piazzato il lotto in vendita e di non aver avuto il tempo di annullare l’ordine. Ora il token viene rivenduto per $ 320.000.

Come sappiamo bene, gli errori nel settore blockchain e crypto costano molto cari.

Nel secondo semestre 2021 molti “esperti” hanno cominciato a dubitare del reale valore della tecnologia NFT, ritenendo i token non fungibili l’ennesima bolla che non avrebbe più raggiunto i volumi di scambio precedenti. Ma gli scettici hanno commesso un grande errore di valutazione e il mercato NFT si è ripreso velocemente, continuando a svilupparsi. Solo nella prime metà di gennaio 2022, i volumi di scambi hanno superato i 2 miliardi di dollari.

Sviluppi futuri del mercato NFT e casi d’uso

NFT è di gran lunga la principale tendenza cripto dell’ultimo anno, in fase di sviluppo attivo con sempre più nuove opzioni d’investimento, incluso lo staking. Per non parlare delle startup NFT. Nel 2021 i token non fungibili sono diventati un fenomeno mainstream, con celebrità, grandi marchi e banche d’affari che hanno iniziato a investire in maniera significativa nel settore NFT e nel metaverso.

Le implicazioni sono davvero variegate, ad esempio provate a immaginare come un’azienda di qualsiasi settore potrebbe rivoluzionare il concetto di Crowdfunding tramite questa tecnologia; migliorare il coinvolgimento di clienti e investitori, magari riconoscendo loro una parte degli utili o royalties legate all’esclusività di questo nuovo concetto di proprietà.

Prendiamo il classico esempio dell’abbonamento in palestra. Sfido chiunque a negare il fatto di essersi iscritto almeno una volta in una palestra con un abbonamento annuale, sfruttato in realtà per poche settimane o addirittura giorni.

Un costo che oggi tramite un NFT può essere tramutato in investimento, nel momento in cui magari andiamo a rivendere l’abbonamento inutilizzato, realizzando una cifra che compensi interamente o parzialmente il costo del servizio non sfruttato oppure, nello scenario migliore, un cifra maggiore dovuta al valore della palestra che nel frattempo è aumentato grazie al rinnovamento di servizi più esclusivi, accessibili a sconto da parte dei possessori dell’abbonamento NFT. Un modello decisamente win-win.

Adesso andiamo ad analizzare i principali use cases della tecnologia NFT.

Metaverso

Il Metaverse è uno spazio virtuale in cui le persone possono interagire tra loro e con oggetti digitali attraverso i loro avatar, grazie alla tecnologia della realtà virtuale. Grandi aziende e marchi famosi mostrano un interesse crescente per questo settore e, se consideriamo che la proprietà delle risorse digitali nei metaversi viene trasferita tramite NFT e, allo stesso tempo, che le criptovalute saranno le “monete a corso legale” nel metaverso che consentiranno la formazione di un’economia digitale con vari tipi di utility token, non è difficile immaginare le notevoli implicazioni future di tali tecnologie.

Tra i più grandi metaversi decentralizzati vale la pena menzionare i giochi blockchain Decentraland, Sandbox e Alien Worlds. Le grandi aziende stanno acquistando decine di milioni di dollari di immobili digitali al loro interno. Pertanto, nell’ultimo anno, il valore dei lotti e degli edifici virtuali in questi mondi è aumentato notevolmente.

Nelle prossime settimane scriverò un approfondimento interamente dedicato al metaverso.

NFT musicali

Nel 2022 stanno nascendo nuove collaborazioni tra musicisti e progetti NFT. Mentre la tecnologia è ancora agli albori, in futuro il modo in cui la musica viene monetizzata potrebbe cambiare radicalmente. Ad esempio, nell’agosto 2021 il rapper canadese Tory Lanez ha venduto un’edizione limitata del suo nuovo album — un milione di copie al prezzo di 1 dollaro l’una — in soli 57 secondi sulla nuova piattaforma di streaming E-NFT. Gli acquirenti dell’album sotto forma di NFT hanno anche diritto a privilegi speciali: incontri virtuali con l’artista, brani inediti, merchandising autografato e altro ancora.

Fan token NFT

Secondo gli esperti la popolarità dei fan token nel 2022 è destinata a crescere, così come il loro fatturato che potrebbe superare i 2 miliardi di dollari, con un bacino d’utenza iniziale vicino ai 5 milioni di persone. I Fan Token rappresentano un mercato da miliardi di dollari con un pubblico potenzialmente enorme. Hanno iniziato ad attirare l’attenzione nel 2020, quando l’FC Barcelona ha lanciato un fan token per monetizzare il supporto dei tifosi. Molti fan di NFT non vedono l’ora che anche l’industria musicale si unisca a questo settore, in modo da imprimere un’ulteriore accelerazione. In tale contesto si potranno sviluppare numerose opportunità, come ad esempio votare per le date di un tour futuro della propria band preferita o per le città in cui il gruppo dovrebbe esibirsi.

In sintesi, nel 2022 il mercato NFT potrebbe mantenere serenamente il trend di crescita registrato lo scorso anno e diventare molto richiesto in quei settori dove la prova di proprietà è importante: immobili virtuali, abbigliamento, risorse di gioco nell’e-gaming. Molto probabilmente questa tendenza continuerà nel 2022 e attirerà ancora di più l’attenzione da parte di investitori e collezionisti.

Rischi legati agli NFT

Nonostante le previsioni ottimistiche per il settore, questa nuova asset class presenta anche dei rischi concreti. Andiamo ad analizzarli nel dettaglio.

Regolamentazione

Gli NFT non sono ancora regolamentati in alcun modo e le autorità di controllo e regolamentazione finanziaria potrebbero non considerare i token come analoghi non fungibili dei titoli. Ciò potrebbe disincentivare molti grandi investitori ad avvicinarsi al settore.

Perdita di proprietà

La proprietà di una NFT non è sancita da alcuna legislazione e i partecipanti al mercato spesso discutono su cosa significhi possedere una proprietà digitale, poiché nessun diritto legale viene trasferito all’utente con l’acquisto di un NFT.

Diritti d’autore

Quando si acquista un NFT, il titolare possiede solo il token e non il sottostante. Dunque non è ancora chiaro come gli NFT si interfacceranno con le attuali leggi sul copyright.

Rischio d’investimento

Ogni tipologia d’investimento presenta dei rischi e il settore NFT non fa eccezione. Quando si investe in NFT, è difficile prevedere in anticipo quale collezione NFT attirerà il pubblico e sarà in grado di realizzare un profitto. Secondo la piattaforma Chainalysis, solo il 28,5% degli NFT acquistati durante l’emissione iniziale del token ha poi concretizzato un profitto per i detentori, nel momento in cui i token sono arrivati sulla piattaforma OpenSea.

Conclusione

È probabile che nel 2022 la tecnologia NFT continui a crescere e venga utilizzata con successo in un numero crescente di settori. Teniamo inoltre presente che gli NTF sono un nuovo strumento che può essere utilizzato per una varietà di scopi, dal settore automobilistico, all’immobiliare, a quello delle opere d’arte, oltre ai numerosi casi d’uso evidenziati nell’articolo. Ad oggi l’utilizzo più diffuso è quello delle collezioni digitali, ma c’è la concreta possibilità che un giorno gli NFT diventino così saldamente radicati nelle nostre vite che questa tecnologia raggiungerà un tasso di adozione simile a quello degli smartphone.

Scordiamoci però il successo delle collezioni alla Bored Ape Yatch Club, questo segmento è destinato a scomparire. Solo gli NFT che sono di utilità pratica per il proprietario rimarranno sul mercato. Parliamo di quei token non fungibili che daranno diritti, benefici diretti e vantaggi tangibili. Dove ci sarà una risposta chiara e univoca alla domanda di chi e perché dovrebbe comprarli dal primo proprietario/emittente.

Questi sono gli NFT del futuro.

Per ulteriori informazioni e per consulenze personalizzate, scrivete una mail all’indirizzo info@bitcoinfacile.org o compilate il modulo di contatto qui nel sito.

 

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De inflatio naturae: il nuovo corso dell’inflazione

De inflatio naturae: il nuovo corso dell’inflazione

Per mesi la narrazione di governi, banche centrali e stampa da riporto, ha negato l’evidenza dell’inflazione con la scusa del fenomeno transitorio. Ma le cose stanno davvero così?

La realtà è ben diversa, come chiunque di noi può apprezzare, con rincari a tappeto che stanno impattando anche sui prezzi dei beni di prima necessità come pane e latte.
 
Giusto ieri mattina, ho ascoltato un’intervista a un fornaio italiano che giustificava l’aumento del prezzo del pane nel suo panificio a causa dei rincari sul costo della farina e della bolletta elettrica, nell’ordine del 50%.
 
A pranzo poi, sulla CNN un altro servizio sul rincaro del latte negli States da 1.99 a 2.79 dollari al gallone.
 
Tutto ciò è dannatamente spaventoso, poiché potrebbe essere la fase iniziale di uno dei periodi più neri della storia dal punto di vista dell’inflazione.
 
Di seguito alcuni esempi di iper inflazione Year over Year nel mondo:
 
Canada: 4,4%
Germania: 4,5%
Stati Uniti: 5,4%
Russia: 8,1%
Brasile: 10,3%
Turchia: 19,9%
Argentina: 52,2%
Venezuela: 1946%
 
 
Lo scenario attuale mette a nudo le conseguenze drammatiche delle politiche monetarie aggressive che le banche centrali hanno implementato negli ultimi anni, a base di un aumento folle della money supply con i tassi d’interesse a zero.
 
E personalmente non sono ottimista per il futuro. Anzi, mi aspetto il solito fiume di parole vuote, misure folli e disperazione crescente nel mondo, dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri (con la classe media che si livella verso il basso).
 
Prendiamo la Federal Reserve, senza dubbio la principale banca centrale: la narrativa attuale racconta che il passaggio a una politica monetaria restrittiva sia imminente e nelle ultime settimane c’è stato un gran parlare del famigerato tapering (riduzione dell’acquisto di asset, principalmente titoli di stato, sul mercato secondario).
 
Bene, il 3 novembre il Presidente della Fed Powell ha annunciato che il taper potrebbe finire ragionevolmente a metà 2022. Con tanti saluti ai vari fenomeni che ancora sperano in un cambio di politica monetaria delle banche centrali, in modo da contrastare l’inflazione.
 
Il bilancio della Fed (foto in apertura) è impietoso.
 
Anche se il tapering dovesse continuare senza sosta (e abbiamo visto che non sarà così), avremmo semplicemente una riduzione degli acquisti di asset, non un vero e proprio calo del balance sheet. Purtroppo questa corsa non prevede fermate.
 
Dal nostro punto di vista, è fondamentale strutturare un portafoglio che contrasti la svalutazione derivante dall’inflazione. Banalmente, tenere la nostra liquidità ferma sul c/c ci costa una perdita di potere d’acquisto di circa il 5% all’anno (con outlook in peggioramento).
 
L’imperativo deve essere acquistare oro e soprattutto bitcoin.
 
La chiave per indovinare il timing corretto, sta nell’attendere la contronarrativa dei governi e della stampa mainstream su economia debole = pausa delle politiche monetarie restrittive = prossimo QE.
 
Sarà in quel momento, che ragionevolmente bitcoin darà luogo al prossimo rally parabolico.

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Bitcoin e la storia di Davide contro Golia

Bitcoin e la storia di Davide contro Golia

Una vecchio adagio di Wall Street narra che quando grandi società o entità finanziarie vogliono acquistare un’ingente quantità di un determinato asset, prima diffondono rumors e news negative (FUD) e poi completano l’opera con vendite allo scoperto (short selling).
 
In questo modo creano paura tra gli investitori, i quali cedono al panic selling e aumentano l’offerta sul mercato svendendo i propri asset, in modo che le entità di cui sopra possano acquistare in grandi quantità su livelli di prezzo decisamente vantaggiosi.
 

Ripercorriamo gli ultimi 10 giorni.

Prima Elon Musk rinnega la scelta di aver abbracciato Bitcoin, poi iniziano a circolare rumors che minano la stabilità del mercato (dalla presunta indagine ai danni di Binance all’ennesimo ban di Bitcoin in Cina).
 
A questo punto, l’offerta liquida di Bitcoin schizza a livelli visti l’ultima volta nell’estate del 2019 in pieno trend reversal dai massimi di giugno dello stesso anno.
 
bitcoin supply change
 
 
Il tocco finale è stato il long squeeze del 19 maggio, che ha portato a 8 miliardi di dollari di liquidazioni.
 
Ed ecco che adesso le società o grandi investitori che erano in attesa di posizionarsi, hanno a disposizione una supply enorme per poter comodamente acquistare i quantitativi che desiderano su livelli di prezzo più favorevoli.
 
La storia si chiude con Elon Musk che ha twittato che Tesla ha le Diamond hands (in gergo, non ha venduto).
 
Elon Musk su Bitcoin
Il cerchio è chiuso e la giostra può ripartire.
 
 
 
 
 

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Lo strano caso della liquidità nei conti correnti

Lo strano caso della liquidità nei conti correnti

Che ormai sia un errore mantenere la liquidità in giacenza sul proprio conto corrente è chiaro a tutti, con il “potere d’acquisto” eroso lentamente ma inesorabilmente dal combinato disposto inflazione + tassi d’interesse negativi. Ma recentemente gli istituti di credito stanno attuando iniziative tese a disincentivare ulteriormente tale pratica.

Oggi infatti siamo arrivati a un nuovo step, con la Fineco che modifica unilateralmente il contratto e si arroga il diritto di chiudere il conto a quei clienti che mantengono una giacenza media superiore ai 100mila euro, senza al contempo aver acceso un mutuo/finanziamento o avere investito in prodotti finanziari della banca stessa.
 
Forse il costo della liquidità sta diventando insostenibile per le banche (ci credo poco) o semplicemente è un tentativo di ammortizzare i costi di gestione del danaro, attraverso le commissioni ricavate dalla sottoscrizione dei prodotti finanziari appena menzionati.
 
E qualcuno, in prima istanza, potrebbe anche ritenere legittima una simile strategia, salvo poi approfondire l’argomento “sistema del credito” e scoprire che, grazie al meccanismo della riserva frazionaria, le banche utilizzano i nostri risparmi per generare nuovo credito, prestando magari la liquidità a terze parti sottoforma di finanziamento, e per produrre montagne di profitti investendo nei mercati finanziari, lasciando a noi legittimi proprietari di quelle somme giusto gli spiccioli per la merenda, quando va bene.
 
Il sistema della riserva frazionaria è spiegato in dettaglio nel mio libro Bitcoin Facile.
 
Al netto di quali siano le reali intenzioni degli istituti di credito, nei prossimi mesi assisteremo all’intensificarsi di uno “swap” della liquidità dai conti correnti ai mercati, che poi è il vero obiettivo delle banche centrali e delle autorità politiche.
 
Il sistema finanziario per mantenersi in vita ha bisogno di denaro a buon mercato (cheap money) e le politiche monetarie attuali hanno proprio questo scopo: tassi d’interesse a zero, quando non negativi, e un mare di liquidità creata dal nulla per dopare il sistema.
 
Peccato poi che, in ultima istanza, il conto sarà presentato alla solita classe media, che vedrà il proprio potere d’acquisto letteralmente disintegrato da questi meccanismi, in un processo di depauperamento che va avanti da decenni.
 
L’unica possibilità di difendersi da una simile dinamica è quella di uscire dal sistema delle valute a corso legale (fiat), che per restare competitive devono continuare a svalutarsi ad libitum, e allocare parte del patrimonio in metalli preziosi come l’oro e bitcoin.
 
Quest’ultimo oggi presenta delle condizioni di accesso e una remunerazione del capitale di gran lunga più vantaggiose rispetto all’oro e infatti basta vedere la relazione inversa tra il metallo giallo e bitcoin da luglio 2020, quando una parte del market cap dell’oro è transitata sul mercato delle Valute Digitali.
 
Bitcoin Vs Oro
Ignorare queste dinamiche, può rivelarsi estremamente deleterio per le proprie finanze.

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Perchè la maggioranza dei trader perde soldi?

Perchè la maggioranza dei trader perde soldi?

La maggior parte dei partecipanti ai mercati finanziari è sempre in rosso. Questo è comprensibile, dopotutto il denaro non viene dal nulla, dunque se un investitore entra sul mercato con 1 bitcoin per uscirne con 2, qualcuno deve perdere il possesso del secondo bitcoin.

Detta ancora in termini più spiccioli, la maggioranza che perde denaro diventa la base di foraggio per la minoranza che ne guadagna. E non può essere che così, infatti diversamente i capitali degli insiders e dei traders esperti non basterebbero a coprire i profitti della massa di investitori retails.

Prendiamo l’esempio di bitcoin da aprile 2020, data in cui è iniziato il ciclo rialzista post halving: il prezzo è cresciuto quasi senza soluzione di continuità, ma nonostante tutto moltissimi trader hanno perso soldi nei tentativi pressocché infruttuosi di utilizzare lo short selling in attesa di un ribasso (ribassi che si sono concretizzati al massimo in semplici correzioni dell’uptrend attuale, impossibili da anticipare).

Tutte le posizioni corte liquidate negli ultimi mesi, hanno rappresentato parte del profitto di chi era posizionato correttamente.

Ma possiamo fare anche altri esempi al di fuori del contesto crypto, magari sull’azionario. Prendiamo il caso Tesla.

Un recente studio ha dimostrato che tra i 10 titoli azionari che hanno generato il maggior volume di perdite di posizioni short nel 2020 (per un ammontare di circa 79 miliardi di dollari), più del 50% è stato generato dalle azioni Tesla, per oltre $ 40 miliardi! Questa somma, chiaramente, è stata parte del profitto degli investitori che invece hanno dato fiducia alla casa automobilistica californiana.

Non a caso ho utilizzato gli esempi di Bitcoin e Tesla, che spesso durante lo scorso anno sono stati tacciati di sopravvalutazione, di essere una bolla e le solite cantilene a cui siamo abituati. D’altronde basta andare a leggere cosa consigliavano di fare con bitcoin la maggior parte degli analisti il ​​21-24 novembre, il 13-17 dicembre e a fine gennaio 2021 (quando invece continuavamo a rinforzare le nostre posizioni long). Tutti si aspettavano un’ulteriore ribasso, mentre in realtà eravamo semplicemente su dei minimi locali, ed è facilmente immaginabile il triste destino di coloro i quali hanno aperto posizioni short seguendo le indicazioni dei fenomeni sopraccitati.

Rally Trading Club

Spot market o derivati con leva finanziaria?

Questo è l’eterno dilemma che attanaglia gli investitori, novizi e non. In realtà non c’è una risposta univoca, infatti se si ha una solida strategia di breve termine nulla vieta di utilizzare la leva, ovviamente senza superare il 20X. Con la leva infatti è vero che possiamo aumentare esponenzialmente i profitti, ma anche le perdite.

Nel mercato spot (negoziazione senza leva), un’operazione che va male rischia solo di congelare l’asset per un periodo di tempo limitato. Se hai acquistato Bitcoin in spot market a 50000 dollari e il prezzo scende a $40000, non hai perdite finché non vendi. Inoltre, puoi decidere se acquistare altre quote di bitcoin riducendo il prezzo medio di acquisto, oppure semplicemente attendere che il prezzo torni sopra i $ 50000.

Avrai comunque sempre la quantità di Bitcoin che hai acquistato.

Quando fai trading con la leva finanziaria, la libertà di manovra è limitata dalla dimensione del deposito. Se hai commesso un errore di valutazione e i prezzi muovono nella direzione opposta a quella auspicata, sei costretto ad agire tempestivamente tagliando le perdite con uno stop loss per non rischiare la liquidazione di buona parte del margin wallet, con la possibilità che alla fine il prezzo si muova nella direzione preventivata dopo che sei stato tagliato fuori.

Pertanto, in caso di errore, la scelta è tra la monetizzazione della perdita parziale e la minaccia di una liquidazione.

Da cervo a investitore

Come possiamo fare dunque a passare dalla categoria dei cervi, ossia la massa degli investitori quasi costantemente in perdita, a quella di investitore profittevole?

Come prima cosa, dobbiamo iniziare a ragionare in termini di probabilità, gestione del rischio e diversificazione. In questo articolo ho trattato a fondo l’argomento della diversificazione di un portafoglio, proprio in ottica di gestione del rischio.

Un altro aspetto importante, è quello di evitare gli stereotipi del trading che non hanno riscontri oggettivi.

Tra gli stereotipi più diffusi, possiamo menzionare la necessità di settare uno stop loss  su ogni scambio, il rapporto rischio rendimento di almeno 1: 3 o il rischio di afferrare “coltelli che cadono” quando si vanno a mediare le posizioni.

Sono anni che queste “regole” vengono tramandate da teorici e accademici che hanno poca esperienza sul campo, magari anche con scarsi risultati, senza considerare che comunque parliamo di teorie degli anni ’30 le quali difficilmente si adattano al contesto dei moderni mercati finanziari.

Nei prossimi giorni scriverò un articolo dettagliato sugli stereotipi dannosi nel trading.

Un altro elemento di considerazione, è senza dubbio quello dell’analisi tecnica. Sarò diretto, devi smettere di prendere decisioni operative basate esclusivamente sull’analisi tecnica. L’analisi tecnica è spesso l’unica cosa che viene insegnata a chi vuole approcciare il mercato delle criptovalute, ragionevolmente perchè gli insegnanti stessi non conoscono altri strumenti, dunque preferiscono vendere formazione piuttosto che cimentarsi direttamente con i mercati.

Chi si affida esclusivamente all’analisi tecnica per prendere decisioni di trading, si pone automaticamente tra la massa degli investitori (parco buoi) che opera sul mercato, che alimenta i profitti degli insiders e della smart money.

Con questo non sto asserendo che non sia importante conoscere l’analisi tecnica, anzi è assolutamente necessario avere una comprensione dell’AT, ma non per il proprio trading bensì per comprendere la logica delle azioni della massa. A breve scriverò un approfondimento anche su questo argomento.

L’ultimo aspetto che voglio evidenziare in questo articolo, è relativo alla regola aurea del perfetto investitore: compra a buon mercato e vendi sul rialzo.

Detta così sembra una cosa semplice e anche un po’ banale, ma è la regola più difficile da applicare.

Pertanto, acquistare su un mercato in calo può rivelarsi una strategia corretta anche se va contro il principio dei “coltelli cadenti”, così come vendere su un mercato in forte crescita mentre tutti comprano in preda alla FOMO (paura di perdere l’opportunità) è giusto e talvolta necessario. Di converso, acquistare “in caso di breakout” senza attendere un pullback può rivelarsi a volte una scelta sbagliata.

Considerazioni finali

Opera quasi esclusivamente in spot market e non usare la leva, a meno che non sia prevista in una strategia operativa di breve termine ben definita.

Usa gli stop loss solo se davvero necessario e abbiamo visto come nel mercato spot non lo sia. Ricorda che il market maker vede i tuoi stop e prima o poi cercherà di tagliarti fuori definitivamente.

Non avere paura del rischio ma gestiscilo correttamente, attraverso un money management conservativo e la diversificazione del portafoglio.

Se non sei sicuro delle tue capacità, affidati a un percorso di formazione che possa guidarti nella scelta delle strategie corrette, come il Master online di crypto trading dell’ABTG grazie al quale imparerai tutte le strategie più avanzate per operare con profitto sul mercato delle valute digitali.

Oppure, se preferisci il supporto di una community ed essere guidato potendo replicare trader professionisti che operano sui mercati, puoi valutare il  dove centinaia di soci ci hanno dato fiducia e sono stati ampiamente ripagati.

Qui trovi il bilancio 2020 del Rally Trading Club e come puoi vedere parliamo di risultati che non hanno alcun bisogno di essere commentati.

Buon trading

 

 

 

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Mt Gox e bitcoin: cos’è davvero successo il 15 dicembre

Mt Gox e bitcoin: cos’è davvero successo il 15 dicembre

La scorsa settimana sono circolati dei rumors relativi alla soluzione dell’annosa questione dell’exchange Mt Gox, fallito nel 2014 in seguito a un furto di centinaia di migliaia di bitcoin. Secondo queste ipotesi, rilanciate oscenamente da stampa e divulgatori senza uno straccio di verifica preventiva, il 15 dicembre i creditori sarebbero rientrati in possesso delle criptovalute perse. Ma è davvero andata così?

In questi giorni si è parlato di un possibile crollo del prezzo dovuto alla distribuzione dei bitcoin da parte del tribunale di Tokyo che ha competenza sul caso. Il tribunale detiene circa 162.000 degli originali 850.000 BTC un tempo in mano al fallito exchange giapponese, da ripartire fra tutti i creditori legittimi. La scadenza, secondo le indiscrezioni circolate la scorsa settimana, sarebbe stata fissata per la data di oggi, 15 dicembre 2020.

Che cosa è veramente successo oggi?

In realtà i creditori di MtGox sapevano benissimo che non ci sarebbe stata nessuna distribuzione, e tantomeno nessun crollo del prezzo. La scadenza del 15 dicembre riguardava una sola persona, il curatore fallimentare fiduciario Nobuaki Kobayashi, il quale, entro oggi, avrebbe dovuto presentare alla corte un piano di riabilitazione.

E, a tal proposito, ringrazio gli amici di Bitcoinyou.it e nello specifico Simone Cantarini, i quali ci hanno fornito la testimonianza di un loro cliente che è tra i creditori dell’exchange Mt Gox. 

La buona notizia per i creditori è stata che il piano è stato effettivamente presentato alla corte. Non si trattava di una notizia così scontata, infatti in passato la scadenza in questione era stata più volte rinviata, proprio da parte dello stesso Kobayashi.

Per quando è attesa l’effettiva distribuzione dei 162.000 bitcoin MtGox?

Il tribunale ora dovrà esaminare il piano di riabilitazione proposto dal curatore, per poi pronunciarsi sull’istanza presentata da Coinlab (un’azienda che sostiene di essere creditrice del defunto exchange). Difficile attendersi una distribuzione entro il 2021 e più ragionevolmente si dovrà attendere il 2022.

I creditori sperano di ottenere, tra bitcoin, bitcoin cash e denaro fiat, circa il 20 % di quanto perso al momento dell’attacco hacker.

Nel 2018 il curatore fallimentare Kobayashi, ancorato alla logica “fiat”, aveva iniziato a vendere in open market parte dei bitcoin in suo possesso, provocando effettivamente un crollo del prezzo sui mercati e guadagnandosi il soprannome di Tokyo whale (la balena di Tokyo).

I creditori in seguito, sono riusciti ad ottenere l’approvazione di un’istanza per il rimborso non in valuta fiat ma direttamente in bitcoin, cosa comunque insolita per un tribunale.

Considerazioni finali

Non c’è dubbio che l’incertezza determinata dalle notizie mendaci diffuse la scorsa settimana, abbia contribuito al pullback di bitcoin fino al supporto in area 17500 dollari e, ragionevolmente, abbia indotto erroneamente più di qualcuno a vendere i propri bitcoin sotto i 18000 dollari, su livelli di prezzo che invece hanno attratto gli acquisti massicci dei grandi investitori.

Questa esperienza dovrà servire per comprendere l’importanza delle fonti da cui ci si informa. Quando si opera nel settore degli investimenti, è importante ragionare sempre con la propria testa e lasciarsi influenzare il meno possibile dal rumore di fondo delle notizie esterne, spesso veicolate ad arte per confondere le acque.

Per formare le vostre opinioni, rivolgetevi esclusivamente a fonti che divulgano notizie perfettamente verificate e che abbiano come unico obiettivo quello di fare informazione e non sensazionalismo o clickbaiting, purtroppo sempre più diffusi nel settore crypto.

Affidarsi a una fonte sbagliata, può rivelarsi estremamente deleterio.

Qui nel blog Bitcoin Facile, così come nel canale telegram o nel gruppo facebook, non leggerete mai notizie che non siano prima state accuratamente verificate.

 

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Bitcoin e la storia di Davide contro Golia

Cos’è il dollar index e perchè è importante per il bitcoin?

Recentemente l’indice del dollaro è balzato agli onori delle cronache anche per i traders e gli investitori nel settore crypto, grazie alla correlazione inversa che è emersa tra bitcoin e lo stesso dollar index. È palese dunque che l’andamento del dollaro impatta direttamente anche sul prezzo del bitcoin, ma non a tutti è chiaro come questo sia possibile. In questo approfondimento andremo ad analizzare proprio tale dinamica.

L’indice del dollaro indica il valore del tasso del dollaro rispetto a un paniere di valute. L’indice è stato lanciato nel 1973 e il suo valore iniziale era di 100,00 punti. Come puoi vedere, da quel momento non ci sono state variazioni significative: al momento della scrittura il valore del dollar index è di 92,98 punti, sui minimi degli ultimi 2 anni.

dollar index e bitcoin

Ma tutto ciò cosa ha a che vedere con il bitcoin?

Per capirlo, andiamo a sovrapporre l’andamento del dollar index (linea blu) con quello del bitcoin (linea rossa) dall’inizio del 2020. Quest’ultimo ha raggiunto il suo massimo per l’anno in corso intorno ai $ 12.400, ed eravamo al 18 agosto. L’indice del dollaro in quel momento era a circa 92,5 punti.

dollar index correlazione inversa con bitcoin

Il picco successivo del Bitcoin, con un falso breakout dei 12.000 dollari, è avvenuto il 1 settembre, con il dollar index a 92,14 punti. Successivamente, il dollaro ha attraversato una fase di leggera ripresa e il 9 settembre, contestualmente al raggiungimento di un massimo locale a 93,6 punti, il bitcoin ha scontato una violenta correzione aggiornando il suo minimo di breve medio termine a 9800 dollari. Infine, dal 14 settembre il dollaro ha mostrato nuovamente debolezza scendendo sotto i 93 punti e il bitcoin è tornato all’assalto degli 11000 dollari.

Siamo chiaramente in presenza di una correlazione inversa. In sostanza più alto è l’indice del dollaro, peggiori sono le performance del Bitcoin.

Coincidenza? Adesso andiamo a vedere quando l’indice del dollaro ha raggiunto il suo massimo nel 2020. Era il 9 marzo e il dollaro ha iniziato a palesare una notevole forza relativa, arrivando a sfiorare i 102 punti nei giorni successivi. Tutti ricordiamo dov’era il Bitcoin durante la prima metà di marzo.

Da inizio aprile poi, il dollaro è tornato a mostrare debolezza e il bitcoin ha iniziato la sua incredibile bull run. Abbiamo già visto infine come nelle ultime settimane questa dinamica si sia nuovamente riproposta . A fine agosto, con il dollar index al rialzo e il bitcoin in piena correzione, e il 9 settembre, con il dollaro in soffernza e il bitcoin in ripresa.

Ne consegue che il dollar index e il bitcoin hanno una correlazione inversa estremamente pronunciata.

Il motivo di questa dinamica ha un suo chiaro fondamento, da ricercare nella propensione al rischio degli investitori. Infatti l’indice del dollaro aumenta quando la propensione al rischio diminuisce, dunque tutti gli asset considerati rischiosi, come le azioni e il bitcoin, perdono valore (vi dice nulla la “recente” correlazione diretta tra indici azionari e bitcoin di cui parliamo spesso?).

Quando invece il dollaro si indebolisce e il suo indice di riferimento scende, magari per la legittima paura dei risparmiatori di una forte svalutazione a causa delle politiche monetarie espansive delle banche centrali, aumenta la propensione al rischio degli investitori e gli asset percepiti come rischiosi, ma che allo stesso tempo garantiscono ottimi rendimenti, tornano in auge.

Non c’è niente di buono in tutto ciò, ma questa è la realtà oggettiva che è stata determinata dall’arrivo degli investitori istituzionali sul mercato crypto (il processo è iniziato nel 2017 con il lancio dei primi BTC futures alla Chicago Mercantile Exchange).

Alla luce di quanto appena descritto, dovremo usare il dollar index alla stregua di un indicatore che può aiutarci a comprendere e “anticipare” l’andamento del bitcoin e delle principali criptovalute nel medio breve termine.

Buon trading.

 

 

 

 

 

 

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Binance Vs Coinbase: il confronto tra 2 delle migliori piattaforme del mercato

Binance Vs Coinbase: il confronto tra 2 delle migliori piattaforme del mercato

Binance e Coinbase sono due degli exchange più noti nel mondo del crypto trading. Con milioni di utenti in oltre 180 paesi, entrambi offrono ai propri utenti la possibilità di acquistare criptovalute utilizzando valute locali come la sterlina britannica (GBP) e l’euro (EUR). Andiamo ad analizzare le caratteristiche principali di entrambe le piattaforme.

Coinbase è stato creato nel 2012. Durante questo periodo, ha costruito il suo brand principalmente negli Stati Uniti prima di espandersi in tutto il mondo. Offre principalmente servizi di custodia e di cold storage e trading di criptovalute. La società ha attualmente un valore di $ 8 miliardi e si sta avviando verso la quotazione in borsa.

è stata fondata nel 2017 dopo un’Initial Coin Offering (ICO) e nel giro di poco tempo è diventato il più grande exchange al mondo per volumi di scambio. Da allora, Binance ha integrato molti servizi nel campo del mining, dello sviluppo di blockchain e persino nella finanza decentralizzata (DeFi).

In questo articolo effettueremo un confronto tra Binance e Coinbase, concentrandoci principalmente sulle caratteristiche delle loro piattaforme per l’acquisto di criptovalute utilizzando le valute a corso legale locali. Lo faremo rispondendo a sei domande con le quali assegneremo un punteggio a entrambe le piattaforme.

1. Quali sono le opzioni per l’acquisto di criptovalute?
Sia Binance che Coinbase supportano l’uso di bonifici bancari, così come di carte di credito, carte di debito e persino di servizi bancari locali.
PUNTEGGIO – Binance 1 – Coinbase 1

2. Quanto sono le commissioni sulle carte di credito?
Binance addebita uno spread dell’1% e una commissione del 2% per ogni transazione. Coinbase presenta uno spread dello 0,5% sugli acquisti di criptovaluta, che è la metà del tasso di spread su Binance, ma addebita anche una commissione del 3,99%, che è quasi il doppio del tasso di Binance.

PUNTEGGIO – Binance 1 – Coinbase 0

3. Quali sono le opzioni di prelievo disponibili?
Sia su Binance che su Coinbase è possibile prelevare tramite bonifico bancario. Ciò che li differenzia è la seconda opzione per i prelievi: Binance utilizza Advcash, mentre Coinbase utilizza PayPal. Ogni servizio ha i suoi pro e contro, rivelandosi comunque un’ottima soluzione.
PUNTEGGIO – Binance 1 – Coinbase 1

4. Fino a quanto posso prelevare?
Su Binance gli utenti possono prelevare fino a € 200.000 al giorno tramite bonifico bancario. Su Coinbase, il limite di prelievo giornaliero su PayPal è di £ 20.000. Coinbase offre anche un’opzione di bonifico bancario per i prelievi e, sebbene non dichiarato esplicitamente, gli utenti di Coinbase Pro possono prelevare fino a $ 25.000 al giorno. In ogni caso, il limite di prelievo di Binance fa impallidire Coinbase.
PUNTEGGIO – Binance 1 – Coinbase 0

5. Cosa puoi fare con le tue criptovalute sulle due piattaforme?
In poco tempo Binance ha creato un vasto ecosistema di servizi, rivelandosi una delle realtà più dinamiche del settore. L’offerta di crypto trading varia dai mercati spot, al margin trading fino ai derivati come i futures. Si possono utilizzare le proprie criptovalute anche in servizi di staking e lending, per guadagnare anche se non si fa trading. Sebbene Coinbase sia principalmente un wallet online che dà la possibilità di acquistare criptovalute, offre anche l’exchange Coinbase Pro, che però presenta degli strumenti e delle funzionalità di base che se possono andar bene per un principiante, non soddisfano le esigenze di un trader esperto.
PUNTEGGIO: Binance 1 – Coinbase 0

6. Custodia e cold storage
Coinbase nasce come wallet online e negli Stati Uniti è assurto a servizio di custodia per gli operatori istituzionali che investono nel mercato crypto. Inoltre la piattaforma offre gratuitamente il servizio Vault (cassaforte), un cold storage dove le monete depositate sono assicurate. Non a caso Coinbase è uno dei pochi exchange del settore a non aver mai subito un attacco di sicurezza informatica (o, per meglio dire, nessun attacco è mai andato a buon fine). Binance, nonostante sia una piattaforma dall’eccellente architettura di rete che garantisce la massima efficienza dal punto di vista della sicurezza informatica, non ha ancora implementato un servizio di cold storage.
PUNTEGGIO: – Binance 0 – Coinbase 1

PUNTEGGIO FINALE: Binance 5 – Coinbase 3

In conclusione, parliamo di due delle migliori piattaforme del mercato crypto, che offrono il massimo dell’affidabilità dal punto di vista della sicurezza e garantiscono ottimi volumi di scambio. Tuttavia, in relazione all’esperienza di trading e alla capacità d’innovazione, Binance ha decisamente una marcia in più confermandosi una delle migliori realtà del settore, in grado di fornire aggiornamenti costanti e di interpretare al meglio le innovazioni, all’interno di un settore che corre veloce e fa dell’innovazione una delle sue caratteristiche principali.

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Cos’è il COT report e come va interpretato

Cos’è il COT report e come va interpretato

Il Commitment Of Traders Report è una pubblicazione settimanale che mostra le partecipazioni aggregate delle diverse tipologie d’investitori nel mercato dei futures negli Stati Uniti. Pubblicato ogni venerdì dalla Commodity Futures Trading Commission (CFTC) il COT report è un’istantanea dell’impegno dei traders dal martedì della settimana corrente. Il rapporto fornisce agli investitori informazioni aggiornate sulle operazioni nei mercati dei futures e ne aumenta la trasparenza. Viene utilizzato da molti investitori come segnale operativo.

 

  • Il COT report è una pubblicazione settimanale che mostra le partecipazioni aggregate dei partecipanti al mercato dei futures.
  • I traders possono utilizzare il report come segnale per valutare se assumere posizioni long o short nella loro operatività.
  • Al suo interno contiene 4 tipi di rapporti: il Legacy, Supplemental, Disaggregated e Traders in financial futures.

Come interpretare il COT report

Il COT report risale al 1924, quando l’U.S. Department of Agriculture’s Grain Futures Administration pubblicò il primo rapporto relativo alle attività di hedging (copertura) e speculazione sul mercato dei futures. Nel 2000 le autorità finanziarie hanno deciso di pubblicare il rapporto a cadenza settimanale.

Le informazioni contenute nel COT report vengono raccolte e controllate tra il martedì e il giovedì della settimana corrente e pubblicate il venerdì. Abbiamo visto come l’intento del rapporto sia quello di aiutare gli investitori a comprendere le dinamiche all’interno di un mercato estremamente complesso e variegato, come quello dei futures.

Tuttavia non va commesso l’errore di sopravvalutare questo strumento. Consideriamolo solo per quello che è, cioè una raccolta di dati statistici per gli investitori e per lo studio delle tendenze dei prezzi nel mercato dei futures.

Detto questo, una delle evidenti criticità del documento è la scarsa trasparenza: infatti il report nasce per promuovere la trasparenza sui mercati futures ma le regole che ne governano la redazione sono molto poco trasparenti. Ma all’interno delle varie categorie d’investitori elencate nel rapporto, non è possibile sapere a quale entità siano riconducibili tali posizioni.

Ad esempio, i traders sono classificati come Commercial o Non Commercial e questo vale per tutte le posizioni relative a ogni singola materia prima. Ciò significa che una compagnia petrolifera, che ragionevolmente avrà una piccola posizione di copertura (hedging) e una posizione speculativa più consistente sul petrolio greggio, risulterà con entrambe le posizioni all’interno della categoria Commercial. In parole povere, anche i dati disaggregati in realtà sono troppo aggregati per rappresentare con precisione il mercato.

A tal proposito continuano a esserci molte richieste in merito alla pubblicazione di dati più dettagliati, ma al momento l’ipotesi sembra lontana. Inoltre nonostante questi limiti evidenti, molti operatori sono concordi sul fatto che dati parziali sono meglio di niente.

Tipologie di report

Come accennato in precedenza, il rapporto COT contiene quattro diversi tipi di rapporti.

Legacy

Il Legacy COT è il rapporto con cui i traders hanno più familiarità. Suddivide l’Open Interest di tutti i principali contratti. Il COT legacy mostra semplicemente il mercato di un determinato prodotto o materia prima, suddiviso in posizioni long, short e spread per gli operatori Non Commercial, Commercial e non-reportable positions (piccoli investitori). Viene fornito l’Open Interest totale con la variazione rispetto al report precedente.

Il Legacy report offre una panoramica di ciò che pensano i principali partecipanti al mercato e aiuta a determinare la probabilità che una tendenza continui o finisca. Se ad esempio le posizioni long Commerciali e Non Commerciali sono in aumento, questo è un segnale rialzista per il prezzo della merce sottostante.

Supplemental

Rapporto specifico per contratti futures su materie prime agricole, dunque non significativo ai fini della nostra operatività.

Disaggregated

Questo rapporto fornisce un quadro più dettagliato dei partecipanti al mercato dei futures, suddividendo i Commercial traders in produttori, grossisti, rivenditori e utenti finali. I Non Commercial traders sono suddivisi tra grandi speculatori e Other Reportables. Attraverso questi dati è possibile avere il quadro di cosa pensano gli investirori coinvolti direttamente nei business correlati al prodotto/materia prima di riferimento (Commercial traders) rispetto agli investitori speculativi il cui unico obiettivo è il profitto (Non Commercial). Il disaggregated report è stata una risposta (parziale) alle critiche relative alla scarsa trasparenza del COT report.

Traders in Financial Futures

La parte conclusiva del COT report. Questa sezione delinea diversi contratti come titoli del Tesoro USA, azioni, valute ed euro. Come per gli altri, ci sono quattro diverse classificazioni in questo rapporto: dealer/intermediario, gestore patrimoniale/ istituzionale, fondi speculativi e other reportables.

Iscriviti al Canale Telegram Bitcoin Facile per ricevere settimanalmente i dati aggiornati relativi al COT report della CME sui Bitcoin Futures

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Ma davvero la volatilità penalizza il bitcoin?

Ma davvero la volatilità penalizza il bitcoin?

La vulgata vuole che la volatilità dei prezzi sia uno dei motivi principali per cui Bitcoin non ha ottenuto una maggiore adozione da parte del pubblico mainstream. Ma è davvero così?

La realtà tuttavia potrebbe essere molto diversa: infatti come suggeriscono i grafici allegati, molte persone in passato sono state attratte dal Bitcoin proprio grazie alle sue oscillazioni selvagge.
 
Sia su Google che su Baidu (principale motore di ricerca in Cina) le ricerche relative alla parola chiave “Bitcoin” registrano un deciso aumento proprio durante i principali movimenti del prezzo (al rialzo quanto al ribasso).
 
bitcoin su google
Per me che sono nel campo del trading e della divulgazione di bitcoin da anni, è sempre stato un concetto molto chiaro: alla maggioranza delle persone, la cosa piaccia o meno, non interessa nulla di Lightning network o di Schnorr signatures, in quanto molti sono interessati quasi esclusivamente al prezzo.
 
Bitcoin su Baidu
A riprova di questa tesi c’è il supporto dei dati di analytics del mio blog o gli insights degli articoli scritti per le testate con cui collaboro, come Cointelegraph o Investing: i pezzi che hanno avuto il maggior numero di lettori, sono proprio quelli relativi all’analisi tecnica e fondamentale del bitcoin e del prezzo.
 
Un esempio lampante di queste dinamiche è avvenuto a fine 2017, quando Coinbase è diventata letteralmente l’app più popolare sull’Apple Store, mentre Bitcoin e diverse altre criptovalute guadagnavano i massimi storici.
 
O, più recentemente, l’annuncio di molti exchange del settore che hanno rilevato aumenti considerevoli nelle iscrizioni degli utenti dopo il crash di metà marzo.
 
Quindi al netto dei vari Taliban, dobbiamo capire che la volatilità del prezzo del bitcoin e delle criptovalute è proprio la caratteristica che rende estremamente appetibile il mercato.
 
E fin quando gli swing selvaggi delle quotazioni continueranno ad attirare nuovi partecipanti e investitori, rendendo così i network più solidi, i primi a beneficiare di questo scenario saremo proprio noi già coinvolti nel mondo crypto.
 
 
 

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