Perché lo short selling di bitcoin è una pessima idea

Perché lo short selling di bitcoin è una pessima idea

Le ultime settimane sono state caratterizzate da titoloni e previsioni nefaste su bitcoin e criptovalute, di conseguenza l’argomento short selling è tornato prepotentemente alla ribalta, con i soliti crypto-influenZer e “starlette” social di nuovo alla carica con tutorial e operazioni di vendita allo scoperto di bitcoin. Ma shortare bitcoin è davvero una buona idea?

Intanto partiamo da un presupposto: tutte quelle persone che divulgano tutorial e operatività di breve termine, nella maggior parte dei casi sono interessate esclusivamente a massimizzare i volumi dei loro referral. Dunque l’obiettivo non è quello di fornire informazioni e suggerimenti di qualità, ma solo fare in modo che voi aumentiate i vostri volumi di trading, magari sfruttando i link delle piattaforme a cui questi fenomeni sono affiliati (che trovate copiosi sotto i vari post/tutorial) e da cui ricevono ingenti ricompense per “incentivare” i rispettivi follower a far trading.

Ma anche le banche d’affari e i fondi d’investimento non sono da meno. Guardate ad esempio il lancio del primo Bitcoin short strategy ETF da parte dell’emittente ProShares. Sono rimasto sorpreso dal cinico tentativo di spremere denaro dai clienti offrendo loro l’opportunità di “guadagnare sul ribasso di bitcoin”, quando ormai quest’ultimo è già sceso in area 20.000 dollari.

D’altronde è un’abitudine consolidata, infatti la stessa ProShares aveva lanciato il suo Bitcoin-linked ETF il 19 ottobre 2021, con la principale criptovaluta saldamente sopra 60.000 dollari.

Credo sia palese a questo punto come queste grandi e piccole entità non sono interessate ai profitti dei clienti, ma sono a massimizzare i loro volumi.

Ultimamente ho ricevuto molti quesiti di persone che fanno la domanda: perché non aprire ora uno short su Bitcoin?

L’idea, benché possa sembrare allettante, presenta non poche criticità e molto probabilmente gli unici a guadagnare saranno gli exchange dove piazzerete gli ordini.

Analizziamo i 5 motivi per cui in questa fase non è premiante shortare bitcoin.

Il dollar index sui massimi e il rapporto con bitcoin.

In questo articolo del 2020 abbiamo già analizzato il rapporto tra indice del dollaro e bitcoin. L’attuale contesto macroeconomico vede il dollaro in grande spolvero, ma siamo sicuri che il trend sia ancora sostenibile?

Il dollaro USA sta tentando di sfondare una significativa zona di resistenza, infatti negli ultimi 40 anni è stato sopra 106 punti per pochissimo tempo.

dollar index bitcoin facile

La stagionalità del dollaro è attualmente sfavorevole mentre i livelli di ottimismo sul dollaro sono sui massimi. Naturalmente qualsiasi direzione prenda il dollaro avrà un notevole impatto sui mercati finanziari.

La debolezza stagionale, la forte resistenza in zona 105 punti e il sentiment eccessivamente rialzista, potrebbero essere un freno molto potente sul prezzo di qualsiasi asset. Vero, se il dollaro rompe al rialzo la situazione si farà dannatamente seria.

Tuttavia, più resterà sotto la resistenza e più è probabile che gli altri fattori faranno sentire il loro peso, con il potenziale di una significativa debolezza nel corso del 2022.

Questo indubbiamente avvantaggerebbe molto i mercati azionari, che sappiamo bene essere profondamente correlati a bitcoin.

E se mettiamo sul piatto anche il fatto che bitcoin è l’asset più deflattivo nel panorama finanziario attuale, capiamo bene come scommettere contro sia un’opzione quantomeno azzardata.

Inflazione

L’inflazione sembra inarrestabile nel mondo. Europa, Stati Uniti e Regno Unito continuano ad aggiornare al rialzo i dati dei rispettivi indici dei prezzi al consumo. Entro la fine dell’anno, molti paesi in via di sviluppo seguiranno il destino dello Sri Lanka che a maggio ha dichiarato default tecnico (L’Ecuador è vicino al collasso economico) e sempre più valute locali saranno falcidiate dall’inflazione.

All’inizio, per una sorta di riflesso condizionato, le persone stanno cercando rifugio nel dollaro. Ma l’inflazione morde anche negli Stati Uniti e la Federal Reserve ha già quasi terminato il margine per il rialzo dei tassi e per il Quantitative Tightening (QT). A tal proposito, il Presidente della Federal Reserve Bank di St. Loius giorni fa ha precisato che la Fed ha meno spazio di quanto si pensi per la prosecuzione di politiche monetarie restrittive.

E il motivo è semplice, infatti la struttura del debito pubblico e privato attuale non consente il rialzo dei tassi sopra la soglia indicata dalla stessa banca centrale (3,50-3,75%).

Inoltre continuare con il QT durante una fase di rallentamento dell’economia, aumenterebbe notevolmente il rischio di far piombare il paese in recessione.

fed funds rate bitcoin facileLa realtà è che ci sono ancora troppi soldi in circolazione nel sistema finanziario, dunque dove pensate che finiranno una volta che gli investitori capiranno che tenere la liquidità in dollari non è più sostenibile? Torniamo sempre al via, azionario e bitcoin. Per non parlare di quelle persone che vivono in paesi dove l’inflazione viaggia su percentuali annue imbarazzanti: pensate che a un argentino, iraniano o turco, importi qualcosa della volatilità di breve di bitcoin, quando le valute locali viaggiano a un inflation rate del 30 o 50% annuo? Considerando anche che BTC garantisce una tendenza di lungo termine palesemente rialzista? Credo che la risposta sia ovvia.

Situazione di mercato

L’obiezione che oggettivamente sembra più realistica suona più o meno così: “vero, probabilmente nei prossimi anni bitcoin tornerà a salire, ma nel breve termine è destinato a scendere ancora. Dunque perchè non approfittarne con una bella operazione di short selling?”.

Analizziamo la situazione.

Bitcoin è in calo quasi senza soluzione di continuità da inizio marzo. L’indice di paura e avidità da mesi insiste nella zona di paura estrema. Nell’ultimo mese c’è stata molta negatività sul mercato delle criptovalute (fallimenti, insolvenze truffe, liquidazioni) e di conseguenza il mercato ha scontato molte vendite forzate.

In tale contesto, Bitcoin è sceso ai livelli attuali e dunque gli eventi si possono considerare come già scontati dal mercato, così come le azioni della Fed sono già state “prezzate” nelle scorse settimane. Dunque cosa dovrebbe succedere per innescare un altro grande shake-out sul mercato crypto?

Solo una situazione di FUD-bombing (in stile maggio e giugno 2021) o qualche grande fallimento di un top exchange o piattaforma di lending (dopo Celsius).

Alla luce degli elementi appena analizzati, direi che possiamo serenamente concludere che vendere allo scoperto un asset in caduta libera da 6 mesi, per di più dopo un contesto fondamentale caratterizzato da fallimenti e insolvenze come quello dell’ultimo mese e mezzo, non sembra un’idea particolarmente brillante.

Gestione del rischio

Ok, ipotizziamo di ritenere che ci sia ancora margine per aprire una posizione short. La domanda successiva sarà, dove mettiamo lo stop loss? Quando si opera con la leva finanziaria, lo stop è obbligatorio e per aprire una short position dobbiamo usare margin trading o strumenti derivati che prevedono la leva.

Dunque dove mettiamo lo stop loss? Ipotizzando di aprire uno short sul livello di prezzo attuale appena sopra 20.000 dollari, un area di stop ragionevole sarebbe intorno a $ 23.000. Con i livelli di volatilità attuali, è una soglia che si può raggiungere serenamente con una singola candela giornaliera (per non dire H4). Questo significherebbe una perdita di un certo peso, dato che stiamo utilizzando la leva finanziaria.

E qual è la soglia di profitto potenziale, un retest dei 18.000 dollari? Con una buona dose di fortuna, direi di sì.

Chiaramente il gioco non vale la candela, infatti l’operazione presenta un pessimo rapporto rischio/rendimento.

BTC USD Bitcoin Facile

Non sarebbe meglio posizionarsi long acquistando in spot market a scaglioni da $ 20.000, dunque senza leva e senza stop, per chiudere l’operazione in pochi mesi a 30.000 o magari 40.000 dollari? Direi di sì.

Smart money e grandi capitali

Pensi che le società e i grandi investitori che nel 2021 hanno acquistato ingenti quantitativi di Bitcoin, venderanno a un prezzo più basso di quello d’acquisto? Conosciamo gli acquisti di Tesla e Microstrategy in quanto società pubbliche, ma ce ne sono molte di più nel settore privato e tra i grandi fondi.

Numerose società di analisi stanno registrando volumi impressionanti di transazioni OTC, che indicano quasi certamente grandi acquisti di big players noti e meno noti.

smart money dumb money bitcoin facile

E voi da che parte volete stare, con la smart money o con i piccoli speculatori e trend followers?

In conclusione è bene precisare che lo short selling può risultare estremamente utile nelle operazioni di copertura o nelle fasi di mercato estremamente surriscaldate, quando il mercato è in iper-comprato. Anche in questo caso però, va dosato con criterio e adattato alle circostanze, nella consapevolezza che gestire correttamente una posizione allo scoperto richiede molta esperienza.

Inoltre consideriamo anche l’eventualità che il mercato potrebbe anche andare contro la nostra analisi, nonostante la mole di informazioni che abbiamo analizzato.

È vero, i prezzi delle principali criptovalute potrebbero continuare a scendere. Ma se mettiamo sul piatto della bilancia tutti i dati in nostro possesso, le probabilità di forte rimbalzo sono molto più alte di una prosecuzione dei ribassi in un mercato già in profondo oversold. Dopotutto il trading è un “gioco” di probabilità e varianza, dove se eseguiamo le azioni più corrette dal punto di vista probabilistico nel lungo periodo saremo premiati.

E dopo una fase di mercato come quella che ha caratterizzato le ultime settimane, non è il momento di essere ribassisti.

 

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Come negoziare il mercato in calo?

Come negoziare il mercato in calo?

Nelle analisi degli ultimi mesi abbiamo analizzato a fondo lo scenario macroeconomico e geopolitico, in una delle fasi più difficili degli ultimi 15 anni. Non possiamo escludere infatti che i mercati azionari e obbligazionari estendano i ribassi, trascinando giù anche Bitcoin e il comparto crypto, forse in area $35K, magari più in basso.

Le probabilità che ciò accada non sono elevate, ma vanno considerate.
 
Le prossime settimane saranno ricche di potenziali “inneschi”, a partire dalla Fed che potrebbe alzare aggressivamente i tassi d’interesse dello 0.50% o addirittura dello 0,75% già nel meeting di maggio.
 
Ipotizziamo di dover fronteggiare un mercato crypto in calo costante da diversi giorni, che non riesce a consolidare su un buon livello di supporto.
Qual è la linea di condotta migliore in questa situazione?
 
Partiamo dalla regola d’oro dei mercati, che sebbene possa sembrare banale è la chiave per essere profittevoli: comprare basso quando la paura è sul mercato e vendere alto quando tutti sono in preda all’entusiasmo.
 
Inoltre, i motivi per cui abbiamo deciso di acquistare Bitcoin non cambiano solo perché il prezzo scende del 20 o del 30%.
 
Dunque vendere Bitcoin (e le top altcoin) al di sotto del prezzo di acquisto è un’azione irrazionale, a meno che non abbiate commesso un altro tipico errore: investire oltre le proprie possibilità.
 
Cosa fare in un simile contesto?
 
Accumulare Bitcoin, Ether e se le finanze lo consentono, anche BNB.
 
Più il prezzo è basso e più gli acquisti andrebbero intensificati, così da migliorare significativamente il prezzo medio di acquisto e anticipare le prese di profitto.
 
BTC accumulation zone
 
 
È opportuno lasciare negli exchange solo gli importi necessari al trading, mentre le monete acquistate con una prospettiva d’investimento di lungo termine andrebbero custodite nei cold wallet.
 
È meglio evitare il margin trading e i futures, poiché in caso di ribassi improvvisi, cascate di liquidazioni o crash delle piattaforme, rischiate di compromettere l’intero deposito.
 
E questo sarebbe un peccato, soprattutto nel caso in cui il mercato si riprenda velocemente e torni a salire.
 
Utilizzare una leva 100X, 50X o 20X non è trading ma gambling, che nel 90% dei casi porta a perdite notevoli.
 
In merito alle altcoin, in un contesto ribassista si può valutare l’accumulo delle monete in top 30, mentre il resto andrebbe evitato.
 
Infatti, a causa della bassa capitalizzazione, i ribassi sono molto più violenti rispetto a Bitcoin e un calo del 50-70% è normale amministrazione per le small cap.
 
Quando il mercato tornerà a salire ci sarà tempo per posizionarsi su altcoin più speculative, poiché tenderanno a seguire in “differita” il resto del comparto.
 
Una considerazione sui livelli tecnici e psicologici di analisi tecnica: spesso sono usati dalla massa per entrare sul mercato o per piazzare gli stop loss, pertanto nella maggior parte dei casi le rotture di questi livelli sono dei falsi breakout.
 
Tutto ciò che va contro la regola del “compra basso e vendi alto” è stupido e illogico.
 
Ovviamente questo processo richiede mesi per generare profitti e la pazienza è un’arma fondamentale nel nostro arsenale.
 
Troppo spesso invece mi confronto con persone che pensavano di arricchirsi in poche settimane, per di più investendo poche centinaia di euro.
 
Inutile che vi racconti il finale della storia.
 
E se i drawdown vi rendono tristi e depressi, impostate un piano di DCA e spostate tutto su un hardware wallet, senza dar peso alla price action di breve.
Concentratevi nello sport, nella famiglia o nello studio e dimenticatevi del mercato, che farà tutto da solo.
 
Ricordate che nessuna balena o squalo di wall street prenderà le vostre monete a buon mercato, se non pigiate il pulsante “sell”.
 
Solo dopo aver fatto clic su quel pulsante la perdita sarà reale e ci sono fondate possibilità che poco dopo il mercato torni a crescere.
 
Non c’è alcun misticismo in questo.
 
Se si decide di vendere un asset durante un ribasso, si entra a pieno titolo nella categoria dei Cervus Elaphus.
 
Generalmente quando il panic selling arriva sul mercato e la massa svende i propri asset, il mercato crolla e si instaura una sorta di consenso ribassista, ossia tutti si aspettano che il mercato continui a scendere.
 
Ma in questi casi di solito accade l’esatto contrario, suggellando il passaggio dell’asset dalle mani deboli a quelle forti.
 
P. S. In settimana è stato aggiornato il dato della Money Supply (M2) negli Stati Uniti, che ha raggiunto i $ 22 mila miliardi. Questo è il massimo assoluto, mentre sappiamo che la supply di BTC non potrà mai superare i 21 milioni di token.
 
In tale contesto, la domanda che dovremmo porci non è quale sarà il prezzo di Bitcoin in futuro.
 
L’unica domanda è quando raggiungerà quella cifra.

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Bitcoin, migliora il sentiment e la propensione al rischio

Bitcoin, migliora il sentiment e la propensione al rischio

L’indice Crypto Fear and Greed ha invertito la tendenza rispetto al suo range recente in zona paura estrema. L’inversione ha innescato un nuovo segnale di acquisto per Bitcoin, che storicamente ha avuto un win rate dell’88% dopo segnali simili.

Il crypto fear and greed index è un modello creato da Alternative.me, che calcola una media ponderata del sentiment su bitcoin aggregando cinque fattori: 1) Volatilità 2) Momentum e volumi 3) Social media 4) Sondaggi 5) Dominance.

Nella foto in basso vediamo che gli ultimi 3 mesi sono stati caratterizzati prima da una condizione di reset pessimistico, determinato dalle ben note tensioni geopolitiche in atto, seguito poi da una rapida inversione del sentiment che ha attivato un nuovo segnale di acquisto. Per considerare il segnale affidabile, il prezzo di bitcoin deve essere >= 5% nei cinque giorni successivi al cross over, indicando uno slancio positivo del mercato.

bitcoin inversione del sentiment

Questo segnale è stato attivato altre 8 volte negli ultimi 3 anni e i rendimenti successivi unitamente al profilo di rischio/rendimento di Bitcoin sono stati solidi nel breve termine, soprattutto nel primo mese.

Cosa è accaduto in precedenza?

Dalla violenta correzione di dicembre in avanti il sentiment sul mercato crypto è notevolmente deteriorato, favorendo il classico passaggio di Bitcoin dalle mani deboli a quelle forti. Spesso facciamo riferimento a queste categorie di investitori, ma ho notato che c’è molta confusione sul tema.

Alcune persone pensano che le mani forti siano quegli investitori che dispongono di notevoli capitali e le mani deboli la categoria con meno disponibilità economica. Questo è vero in parte.

Ci sono molti esempi di persone abbienti che però negli investimenti si comportano come dei cervi, acquistando un asset sopravvalutato sotto l’influenza dell’avidità, per poi venderlo in preda al panico a un prezzo più basso quando il mercato inverte la tendenza al ribasso.

Uno degli esempi più eclatanti dell’ultimo biennio è stato senza dubbio Dave Portnoy, imprenditore americano fondatore di Barstool Sports. Dave ha comprato Bitcoin nell’estate 2020 al prezzo di $ 12400 per un valore di un milione di dollari. La settimana dopo Bitcoin è sceso a 11.000 dollari e il buon Dave ha liquidato l’intera posizione in preda al panico, perdendo svariate decine di migliaia di dollari in pochi giorni e annunciando che non era più intenzionato ad acquistare bitcoin.

Gli ulteriori sviluppi del mercato hanno però mostrato che se Dave non avesse agito come un Cervus Elaphus, avrebbe guadagnato 4-5 milioni di dollari in 12-18 mesi.

In questo caso ci sono soldi, ma le mani sono deboli.

A fare da contraltare alla situazione appena descritta, ci sono tante altre storie che hanno visto persone comuni accumulare una fortuna grazie agli investimenti in criptovalute.

La maggior parte di loro inizialmente non aveva molti soldi, ma grazie a una mente acuta hanno compreso le prospettive del mercato elaborando un piano che gli ha permesso  di non svendere le proprie monete durante le fasi di bear market, grazie a una buona consapevolezza e lucidità.

In questo caso pochi soldi, ma mani forti.

Caratteristiche delle mani deboli

Si tratta delle classiche persone perennemente indecise, che ponderano le opportunità di acquisto basandosi sulle opinioni degli altri (che spesso ne sanno meno di loro) e lasciano trascorrere molto tempo in attesa di conferme. Questo atteggiamento attendista li porta a entrare sul mercato con pessimo tempismo, quando ormai le prospettive sono ovvie per tutti.

Dunque si posizionano nella fase di mercato meno favorevole, quella pubblica, e nella maggior parte dei casi lo fanno in preda alla FOMO.

Ovviamente durante una correzione saranno i primi a svendere in panic selling le proprie monete sotto l’influenza della paura, a un prezzo di vendita decisamente inferiore a quello d’acquisto (il contrario di ciò che andrebbe fatto).

E quando accade l’inevitabile, saranno anche i primi a cercare i colpevoli a cui attribuire le responsabilità del loro fallimento. Ma i colpevoli sono proprio loro stessi.

Caratteristiche delle mani forti

Le mani forti si posizionano sul mercato quando l’asset è ancora di scarso interesse per la massa oppure durante le fasi di sell-off quando il mercato è dominato dalla paura. Se l’asset scende sotto il prezzo di acquisto, le mani forti ne approfittano per rinforzare la posizione e migliorare il prezzo di entrata.

Sia gli acquisti che le vendite sono pianificate secondo un rigido protocollo d’investimento, senza lasciare che le emozioni guidino le operazioni. Le mani forti utilizzano gli eccessi di paura e di avidità sul mercato come un contrarian indicator: quando i ribassi e la paura dilagano sul mercato intensificano gli acquisti, mentre quando il mercato è in preda all’euforia pianificano diligentemente un’exit strategy (se previsto dal piano).

Come evitare i tipici errori da “dumb money”

È chiaro che sul mercato le mani deboli tenderanno a perdere sistematicamente denaro, svolgendo il ruolo di liquidità d’ingresso e di uscita per le mani forti.

Le mani deboli in senso lato esistono anche al di fuori dei mercati. Parliamo di tutte quelle persone che nelle decisioni importanti si lasciano guidare dalle emozioni anziché dalla ragione, gente che non sa analizzare i flussi informativi e trae conclusioni basate sulle proprie convinzioni invece che sulle informazioni ricevute.

Negli anni ho notato che questa categoria di persone presenta sempre le stesse caratteristiche: emotività, suggestionabilità, assenza di spirito critico, incapacità di trarre conclusioni e di formulare pareri indipendenti, suscettibilità all’opinione della massa. Un’altra caratteristica comune che ho riscontrato, è la tendenza a informarsi quasi esclusivamente tramite TV generaliste, social e media mainstream, piuttosto che attraverso la lettura di saggi e articoli di approfondimento. Se prendiamo il segmento under 40 anni, direi che la suddetta descrizione corrisponde nel 90% dei casi.

D’altronde, come affermava già nel secolo scorso Yevgeny Gilbo, “chi legge libri controllerà sempre chi guarda la TV”.

Vi siete mai chiesti perché negli ultimi 20 anni sia aumentato notevolmente il numero delle persone suggestionabili, inclini a comportamenti irrazionali e che non sono in grado di processare correttamente le informazioni o di assumersi responsabilità?

Questo è un argomento molto interessante, ma che per ovvie ragioni di spazio affronteremo in altra sede.

Conclusioni

Il primo passo per evitare gli errori descritti nell’articolo, è quello della consapevolezza. Una volta che abbiamo preso coscienza della situazione e della necessità di dover migliorare le nostre competenze, lo step successivo deve essere quello della formazione. Ho scritto il libro Bitcoin Facile proprio per fornire gli strumenti di base per poter operare sul mercato delle criptovalute con “consapevolezza efficace”.

Se avete già letto il libro e siete alla ricerca di un percorso di approfondimento che vi consenta di completare il quadro, seguite le indicazioni che trovate a questo link.

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NFT: cosa sono e i principali casi d’uso

NFT: cosa sono e i principali casi d’uso

Nel 2021 il mercato NFT è balzato agli onori delle cronache, attirando l’attenzione dei media mainstream e di numerosi utenti del settore crypto. Nell’ultimo anno il volume di scambio dei token non fungibili è cresciuto esponenzialmente e continua a farlo ma, come ogni mercato, anche gli NFT nascondono delle insidie. In questo articolo analizzeremo nel dettaglio cosa sono i Non Fungible Token, gli eventi chiave e i possibili sviluppi futuri di questo settore.

Premessa

Negli ultimi mesi ho ricevuto molte domande in merito alla tecnologia NFT, d’altronde parliamo di uno dei principali trend del 2021 che continua ad appassionare una larga parte degli addetti ai lavori del settore crypto.
 
Credo che la maggior parte delle persone abbia sentito parlare di NFT senza però avere un’esperienza diretta, così ho deciso di scrivere un approfondimento in modo da chiarire tutti gli aspetti relativi ai Non Fungible Token.
 
Ovviamente dopo aver compreso cos’è un token non fungibile, andremo a esaminare gli NFT dal punto di vista investimento.
 
Vale davvero la pena investire in un JPEG di scimmie, conigli e altri simpatici animaletti o acquistare la foto dell’influencer di turno, nella speranza di generare un profitto?
 
La risposta non è facile.
 
A un primo sguardo superficiale sul settore NFT sembra di assistere a una sorta di gioco dove tutti sono impazziti. Però parliamo di transazioni con denaro reale, in cui una delle parti ha generato grandi profitti.
 
Ma dubito che gli acquirenti di tutte queste collezioni (con l’eccezione del tweet di Jack Dorsey forse) riusciranno a vendere questi “beni” a un prezzo ancora maggiore.
 
Qualcuno tra un paio d’anni avrà davvero bisogno di un gatto Nyan o della foto del Vip di turno e sarà disposto a pagare un prezzo superiore a 300 Ether?
 
Credo sia un evento assai improbabile e per questo motivo non compro tali “asset”, nonostante il clamore.
 
C’è un modello ricorrente in tutti i mercati. Nelle prime fasi di un nuovo settore c’è sempre un lungo ciclo di crescita determinato dall’euforia dei nuovi partecipanti, che genera un eccesso di denaro e ottimismo rendendo i mercati troppo irrazionali.
 
A un certo punto poi, un evento o semplicemente il top del ciclo dell’hype causerà una violenta inversione del mercato che taglierà fuori gli ultimi arrivati, che con poca esperienza e scarsa cultura finanziaria si sono posizionati nel momento peggiore, contabilizzando così perdite in alcuni casi drammatiche.
 
Un po’ quello che è avvenuto durante la bolla dei titoli tech all’inizio degli anni 2000 o, restando in tema di criptovalute, con il boom delle ICO nel mercato del 2017, quando qualsiasi progetto sconclusionato, se non una vera e propria truffa, raccoglieva milioni di dollari.
 
Oggi è più o meno la stessa cosa, solo che invece di ICO abbiamo gli NFT.
 
Precisiamo subito, non credo che gli NFT siano una truffa. Questa è una tecnologia interessante che in futuro avrà sicuramente numerose applicazioni.
 
Inoltre la tecnologia NFT è molto più di una semplice immagine, ma oggi viene utilizzata solo per una piccola parte delle sue potenziali applicazioni.
 
Credo che nei prossimi mesi ci sarà un crollo di massa nel mercato NFT, dopo di che avremo la crescita e lo sviluppo di prodotti e applicazioni realmente funzionali.
 
Ma cosa possiamo considerare un prodotto NFT degno di tale nome? Le collezioni TOP alla cryptopunk per intenderci, non hanno un uso pratico e sono solo un eventuale indicatore di status. Ma gli oggetti e le collezioni da “status simbol” non possono essere inflazionate, dunque quando l’offerta aumenterà rendendo il prodotto di massa, lo status andrà perso. Pertanto, le possibilità che altri analoghi della collezione NFT Bored Ape Yacht Club ripetano il loro successo sono davvero minime.
 
Prendiamo la notizia di Instagram pronta a entrare nel mercato NFT. Molti la interpretano come un segnale che presto tutti gli NFT cresceranno ancora di più. A mio avviso l’effetto potrebbe essere esattamente opposto. Quando milioni di utenti possono generare NFT con un paio di pressioni di pulsanti, chi sarà disposto a investire cifre consistenti? L’offerta aumenterà esponenzialmente, con la domanda che non terrà il passo.
 
Dopotutto è chiaro che la maggior parte degli utenti di Instagram preferirà creare un NFT, venderlo e monetizzare, piuttosto che spendere soldi per un acquisto e attendere che il prezzo aumenti.
 
Quello è il momento in cui presumibilmente il mercato NFT di massa crollerà. Ma chi sopravvivrà alla selezione naturale, ha buone possibilità di diventare la nuova opportunità del decennio.
 
Cosa sono gli NFT?

NFT sta per Non Fungible Token (token non fungibile) e rappresenta un insieme di record, di informazioni inserite in una blockchain. Questi dati, così come avviene in ogni blockchain, sono visibili a tutti i partecipanti al network e non si possono modificare o cancellare. I dati contenuti in un record sono dunque pubblici, rendendo gli NFT una tecnologia ideale per fissare la proprietà digitale, legandola inoltre a oggetti del mondo reale.

Grazie a un token non fungibile possiamo vendere quasi tutti gli oggetti virtuali: immagini, musica, testi, modelli 3D. Ma il più delle volte si parla di oggetti d’arte digitale.

Volendo fare una metafora, è come acquistare un dipinto costoso per poi esporlo al pubblico degli amanti delle belle arti in una nota galleria. Oggi non è semplice capire a fondo tutte le implicazioni di questa nuova tecnologia, ma è probabile che con il tempo diventerà familiare. Non mi stupirei infatti se in pochi anni l’acquisto e la gestione di NFT da parte degli utenti avrà un grado di accessibilità simile agli acquisti tramite carta di credito o smartphone.

Il mercato degli NFT

Il mercato NFT è composto principalmente da singole opere d’arte, collezioni, oggetti del Metaverso, brani musicali e tutto ciò che può essere collegato a token digitali per dimostrare la proprietà di queste risorse digitali. A oggi le tipologie più popolari di token non fungibili sono le collezioni NFT. Il primo e più noto progetto al mondo di questo genere è stata la collezione “Cryptopunks”, concepita nel 2017 quasi per gioco e all’inizio distribuita gratuitamente. Nel 2021 il cryptopunk più costoso è stato venduto per oltre 7 milioni di dollari.

Il network leader indiscusso in termini di vendite in ambito NFT è la rete Ethereum, dove sono stati rilasciati la maggior parte dei grandi progetti. Ad esempio l’11 marzo 2021, un file JPG contenete cinquemila dipinti dell’artista Beeple è stato venduto per 69,3 milioni di dollari in criptovaluta Ether (ETH). Il collage si chiama Everydays: The First 5000 Days e include tutti i dipinti di Beeple negli ultimi 13 anni.

Anche le celebrità stanno prendendo atto del mondo NFT; Quentin Tarantino ha deciso di vendere sotto forma di NFT una parte della sceneggiatura del film Pulp Fiction, che non è stata inclusa nel film uscito nelle sale cinematografiche. Il rapper americano Snoop Dogg ha pubblicato una raccolta NFT chiamata “A Journey with the Dogg“, disponibile solo per 24 ore. Inoltre sono già apparse le prime sfilate di moda nel mondo virtuale. Il leader del segmento è il marchio olandese The Fabrican che realizza solo abbigliamento digitale per avatar di un metaverso dove tutto viene venduto come NFT. Anche i principali marchi di abbigliamento si stanno interessando al fenomeno, vedi Nike che ha iniziato a vendere alcuni articoli sotto forma di NFT.

Opportunità e rischi degli NFT

A gennaio 2021 i volumi di scambio mensili di NFT non superavano i 10 milioni di dollari, mentre all’inizio di maggio 2021 hanno raggiunto la soglia di 325 milioni di dollari, grazie al trend rialzista dell’intero mercato delle criptovalute che ha portato bitcoin sul massimo storico pro tempore e le altcoin a vivere una stagione di rialzi senza precedenti.

Contestualmente gli stessi NFT erano tra i token più richiesti, registrando acquistati di singoli pezzi per decine di milioni di dollari. Analizziamo le maggiori vendite NFT nel 2021:

A febbraio e marzo 2021 diversi criptopunk sono stati venduti per $ 1,24 milioni, $ 1,5 milioni, $ 7,57 milioni e $ 7,58 milioni e a giugno è stato chiuso un accordo da $ 11,7 milioni per l’acquisto di un criptopunk.

Nel marzo 2021, Sotheby’s ha venduto un collage digitale Beeple per 69 milioni di dollari.

Il fondatore di Twitter Jack Dorsey ha venduto il suo primo tweet sotto forma di NFT per $ 2,9 milioni e ha donato il ricavato in beneficenza.

Tuttavia, quando a fine maggio 2021 l’intero mercato delle criptovalute ha subito una violenta correzione, anche i volumi mensili di NFT sono crollati dai 325 milioni di dollari di maggio ai 50 milioni di giugno. Anche il numero medio delle transazioni, così come i portafogli attivi che scambiavano NFT, sono diminuiti sensibilmente.

Inoltre nel corso del 2021 sono emerse le prime storie clamorose relative a incidenti o errori, come ad esempio il proprietario di un raro token NFT Bored Ape che lo ha venduto per $ 3.000 invece di $ 300.000 a causa di un errore di battitura. Il trader ha affermato di aver notato l’errore dopo aver piazzato il lotto in vendita e di non aver avuto il tempo di annullare l’ordine. Ora il token viene rivenduto per $ 320.000.

Come sappiamo bene, gli errori nel settore blockchain e crypto costano molto cari.

Nel secondo semestre 2021 molti “esperti” hanno cominciato a dubitare del reale valore della tecnologia NFT, ritenendo i token non fungibili l’ennesima bolla che non avrebbe più raggiunto i volumi di scambio precedenti. Ma gli scettici hanno commesso un grande errore di valutazione e il mercato NFT si è ripreso velocemente, continuando a svilupparsi. Solo nella prime metà di gennaio 2022, i volumi di scambi hanno superato i 2 miliardi di dollari.

Sviluppi futuri del mercato NFT e casi d’uso

NFT è di gran lunga la principale tendenza cripto dell’ultimo anno, in fase di sviluppo attivo con sempre più nuove opzioni d’investimento, incluso lo staking. Per non parlare delle startup NFT. Nel 2021 i token non fungibili sono diventati un fenomeno mainstream, con celebrità, grandi marchi e banche d’affari che hanno iniziato a investire in maniera significativa nel settore NFT e nel metaverso.

Le implicazioni sono davvero variegate, ad esempio provate a immaginare come un’azienda di qualsiasi settore potrebbe rivoluzionare il concetto di Crowdfunding tramite questa tecnologia; migliorare il coinvolgimento di clienti e investitori, magari riconoscendo loro una parte degli utili o royalties legate all’esclusività di questo nuovo concetto di proprietà.

Prendiamo il classico esempio dell’abbonamento in palestra. Sfido chiunque a negare il fatto di essersi iscritto almeno una volta in una palestra con un abbonamento annuale, sfruttato in realtà per poche settimane o addirittura giorni.

Un costo che oggi tramite un NFT può essere tramutato in investimento, nel momento in cui magari andiamo a rivendere l’abbonamento inutilizzato, realizzando una cifra che compensi interamente o parzialmente il costo del servizio non sfruttato oppure, nello scenario migliore, un cifra maggiore dovuta al valore della palestra che nel frattempo è aumentato grazie al rinnovamento di servizi più esclusivi, accessibili a sconto da parte dei possessori dell’abbonamento NFT. Un modello decisamente win-win.

Adesso andiamo ad analizzare i principali use cases della tecnologia NFT.

Metaverso

Il Metaverse è uno spazio virtuale in cui le persone possono interagire tra loro e con oggetti digitali attraverso i loro avatar, grazie alla tecnologia della realtà virtuale. Grandi aziende e marchi famosi mostrano un interesse crescente per questo settore e, se consideriamo che la proprietà delle risorse digitali nei metaversi viene trasferita tramite NFT e, allo stesso tempo, che le criptovalute saranno le “monete a corso legale” nel metaverso che consentiranno la formazione di un’economia digitale con vari tipi di utility token, non è difficile immaginare le notevoli implicazioni future di tali tecnologie.

Tra i più grandi metaversi decentralizzati vale la pena menzionare i giochi blockchain Decentraland, Sandbox e Alien Worlds. Le grandi aziende stanno acquistando decine di milioni di dollari di immobili digitali al loro interno. Pertanto, nell’ultimo anno, il valore dei lotti e degli edifici virtuali in questi mondi è aumentato notevolmente.

Nelle prossime settimane scriverò un approfondimento interamente dedicato al metaverso.

NFT musicali

Nel 2022 stanno nascendo nuove collaborazioni tra musicisti e progetti NFT. Mentre la tecnologia è ancora agli albori, in futuro il modo in cui la musica viene monetizzata potrebbe cambiare radicalmente. Ad esempio, nell’agosto 2021 il rapper canadese Tory Lanez ha venduto un’edizione limitata del suo nuovo album — un milione di copie al prezzo di 1 dollaro l’una — in soli 57 secondi sulla nuova piattaforma di streaming E-NFT. Gli acquirenti dell’album sotto forma di NFT hanno anche diritto a privilegi speciali: incontri virtuali con l’artista, brani inediti, merchandising autografato e altro ancora.

Fan token NFT

Secondo gli esperti la popolarità dei fan token nel 2022 è destinata a crescere, così come il loro fatturato che potrebbe superare i 2 miliardi di dollari, con un bacino d’utenza iniziale vicino ai 5 milioni di persone. I Fan Token rappresentano un mercato da miliardi di dollari con un pubblico potenzialmente enorme. Hanno iniziato ad attirare l’attenzione nel 2020, quando l’FC Barcelona ha lanciato un fan token per monetizzare il supporto dei tifosi. Molti fan di NFT non vedono l’ora che anche l’industria musicale si unisca a questo settore, in modo da imprimere un’ulteriore accelerazione. In tale contesto si potranno sviluppare numerose opportunità, come ad esempio votare per le date di un tour futuro della propria band preferita o per le città in cui il gruppo dovrebbe esibirsi.

In sintesi, nel 2022 il mercato NFT potrebbe mantenere serenamente il trend di crescita registrato lo scorso anno e diventare molto richiesto in quei settori dove la prova di proprietà è importante: immobili virtuali, abbigliamento, risorse di gioco nell’e-gaming. Molto probabilmente questa tendenza continuerà nel 2022 e attirerà ancora di più l’attenzione da parte di investitori e collezionisti.

Rischi legati agli NFT

Nonostante le previsioni ottimistiche per il settore, questa nuova asset class presenta anche dei rischi concreti. Andiamo ad analizzarli nel dettaglio.

Regolamentazione

Gli NFT non sono ancora regolamentati in alcun modo e le autorità di controllo e regolamentazione finanziaria potrebbero non considerare i token come analoghi non fungibili dei titoli. Ciò potrebbe disincentivare molti grandi investitori ad avvicinarsi al settore.

Perdita di proprietà

La proprietà di una NFT non è sancita da alcuna legislazione e i partecipanti al mercato spesso discutono su cosa significhi possedere una proprietà digitale, poiché nessun diritto legale viene trasferito all’utente con l’acquisto di un NFT.

Diritti d’autore

Quando si acquista un NFT, il titolare possiede solo il token e non il sottostante. Dunque non è ancora chiaro come gli NFT si interfacceranno con le attuali leggi sul copyright.

Rischio d’investimento

Ogni tipologia d’investimento presenta dei rischi e il settore NFT non fa eccezione. Quando si investe in NFT, è difficile prevedere in anticipo quale collezione NFT attirerà il pubblico e sarà in grado di realizzare un profitto. Secondo la piattaforma Chainalysis, solo il 28,5% degli NFT acquistati durante l’emissione iniziale del token ha poi concretizzato un profitto per i detentori, nel momento in cui i token sono arrivati sulla piattaforma OpenSea.

Conclusione

È probabile che nel 2022 la tecnologia NFT continui a crescere e venga utilizzata con successo in un numero crescente di settori. Teniamo inoltre presente che gli NTF sono un nuovo strumento che può essere utilizzato per una varietà di scopi, dal settore automobilistico, all’immobiliare, a quello delle opere d’arte, oltre ai numerosi casi d’uso evidenziati nell’articolo. Ad oggi l’utilizzo più diffuso è quello delle collezioni digitali, ma c’è la concreta possibilità che un giorno gli NFT diventino così saldamente radicati nelle nostre vite che questa tecnologia raggiungerà un tasso di adozione simile a quello degli smartphone.

Scordiamoci però il successo delle collezioni alla Bored Ape Yatch Club, questo segmento è destinato a scomparire. Solo gli NFT che sono di utilità pratica per il proprietario rimarranno sul mercato. Parliamo di quei token non fungibili che daranno diritti, benefici diretti e vantaggi tangibili. Dove ci sarà una risposta chiara e univoca alla domanda di chi e perché dovrebbe comprarli dal primo proprietario/emittente.

Questi sono gli NFT del futuro.

Per ulteriori informazioni e per consulenze personalizzate, scrivete una mail all’indirizzo info@bitcoinfacile.org o compilate il modulo di contatto qui nel sito.

 

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De inflatio naturae: il nuovo corso dell’inflazione

De inflatio naturae: il nuovo corso dell’inflazione

Per mesi la narrazione di governi, banche centrali e stampa da riporto, ha negato l’evidenza dell’inflazione con la scusa del fenomeno transitorio. Ma le cose stanno davvero così?

La realtà è ben diversa, come chiunque di noi può apprezzare, con rincari a tappeto che stanno impattando anche sui prezzi dei beni di prima necessità come pane e latte.
 
Giusto ieri mattina, ho ascoltato un’intervista a un fornaio italiano che giustificava l’aumento del prezzo del pane nel suo panificio a causa dei rincari sul costo della farina e della bolletta elettrica, nell’ordine del 50%.
 
A pranzo poi, sulla CNN un altro servizio sul rincaro del latte negli States da 1.99 a 2.79 dollari al gallone.
 
Tutto ciò è dannatamente spaventoso, poiché potrebbe essere la fase iniziale di uno dei periodi più neri della storia dal punto di vista dell’inflazione.
 
Di seguito alcuni esempi di iper inflazione Year over Year nel mondo:
 
Canada: 4,4%
Germania: 4,5%
Stati Uniti: 5,4%
Russia: 8,1%
Brasile: 10,3%
Turchia: 19,9%
Argentina: 52,2%
Venezuela: 1946%
 
 
Lo scenario attuale mette a nudo le conseguenze drammatiche delle politiche monetarie aggressive che le banche centrali hanno implementato negli ultimi anni, a base di un aumento folle della money supply con i tassi d’interesse a zero.
 
E personalmente non sono ottimista per il futuro. Anzi, mi aspetto il solito fiume di parole vuote, misure folli e disperazione crescente nel mondo, dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri (con la classe media che si livella verso il basso).
 
Prendiamo la Federal Reserve, senza dubbio la principale banca centrale: la narrativa attuale racconta che il passaggio a una politica monetaria restrittiva sia imminente e nelle ultime settimane c’è stato un gran parlare del famigerato tapering (riduzione dell’acquisto di asset, principalmente titoli di stato, sul mercato secondario).
 
Bene, il 3 novembre il Presidente della Fed Powell ha annunciato che il taper potrebbe finire ragionevolmente a metà 2022. Con tanti saluti ai vari fenomeni che ancora sperano in un cambio di politica monetaria delle banche centrali, in modo da contrastare l’inflazione.
 
Il bilancio della Fed (foto in apertura) è impietoso.
 
Anche se il tapering dovesse continuare senza sosta (e abbiamo visto che non sarà così), avremmo semplicemente una riduzione degli acquisti di asset, non un vero e proprio calo del balance sheet. Purtroppo questa corsa non prevede fermate.
 
Dal nostro punto di vista, è fondamentale strutturare un portafoglio che contrasti la svalutazione derivante dall’inflazione. Banalmente, tenere la nostra liquidità ferma sul c/c ci costa una perdita di potere d’acquisto di circa il 5% all’anno (con outlook in peggioramento).
 
L’imperativo deve essere acquistare oro e soprattutto bitcoin.
 
La chiave per indovinare il timing corretto, sta nell’attendere la contronarrativa dei governi e della stampa mainstream su economia debole = pausa delle politiche monetarie restrittive = prossimo QE.
 
Sarà in quel momento, che ragionevolmente bitcoin darà luogo al prossimo rally parabolico.

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Bitcoin e la storia di Davide contro Golia

Bitcoin e la storia di Davide contro Golia

Una vecchio adagio di Wall Street narra che quando grandi società o entità finanziarie vogliono acquistare un’ingente quantità di un determinato asset, prima diffondono rumors e news negative (FUD) e poi completano l’opera con vendite allo scoperto (short selling).
 
In questo modo creano paura tra gli investitori, i quali cedono al panic selling e aumentano l’offerta sul mercato svendendo i propri asset, in modo che le entità di cui sopra possano acquistare in grandi quantità su livelli di prezzo decisamente vantaggiosi.
 

Ripercorriamo gli ultimi 10 giorni.

Prima Elon Musk rinnega la scelta di aver abbracciato Bitcoin, poi iniziano a circolare rumors che minano la stabilità del mercato (dalla presunta indagine ai danni di Binance all’ennesimo ban di Bitcoin in Cina).
 
A questo punto, l’offerta liquida di Bitcoin schizza a livelli visti l’ultima volta nell’estate del 2019 in pieno trend reversal dai massimi di giugno dello stesso anno.
 
bitcoin supply change
 
 
Il tocco finale è stato il long squeeze del 19 maggio, che ha portato a 8 miliardi di dollari di liquidazioni.
 
Ed ecco che adesso le società o grandi investitori che erano in attesa di posizionarsi, hanno a disposizione una supply enorme per poter comodamente acquistare i quantitativi che desiderano su livelli di prezzo più favorevoli.
 
La storia si chiude con Elon Musk che ha twittato che Tesla ha le Diamond hands (in gergo, non ha venduto).
 
Elon Musk su Bitcoin
Il cerchio è chiuso e la giostra può ripartire.
 
 
 
 
 

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Lo strano caso della liquidità nei conti correnti

Lo strano caso della liquidità nei conti correnti

Che ormai sia un errore mantenere la liquidità in giacenza sul proprio conto corrente è chiaro a tutti, con il “potere d’acquisto” eroso lentamente ma inesorabilmente dal combinato disposto inflazione + tassi d’interesse negativi. Ma recentemente gli istituti di credito stanno attuando iniziative tese a disincentivare ulteriormente tale pratica.

Oggi infatti siamo arrivati a un nuovo step, con la Fineco che modifica unilateralmente il contratto e si arroga il diritto di chiudere il conto a quei clienti che mantengono una giacenza media superiore ai 100mila euro, senza al contempo aver acceso un mutuo/finanziamento o avere investito in prodotti finanziari della banca stessa.
 
Forse il costo della liquidità sta diventando insostenibile per le banche (ci credo poco) o semplicemente è un tentativo di ammortizzare i costi di gestione del danaro, attraverso le commissioni ricavate dalla sottoscrizione dei prodotti finanziari appena menzionati.
 
E qualcuno, in prima istanza, potrebbe anche ritenere legittima una simile strategia, salvo poi approfondire l’argomento “sistema del credito” e scoprire che, grazie al meccanismo della riserva frazionaria, le banche utilizzano i nostri risparmi per generare nuovo credito, prestando magari la liquidità a terze parti sottoforma di finanziamento, e per produrre montagne di profitti investendo nei mercati finanziari, lasciando a noi legittimi proprietari di quelle somme giusto gli spiccioli per la merenda, quando va bene.
 
Il sistema della riserva frazionaria è spiegato in dettaglio nel mio libro Bitcoin Facile.
 
Al netto di quali siano le reali intenzioni degli istituti di credito, nei prossimi mesi assisteremo all’intensificarsi di uno “swap” della liquidità dai conti correnti ai mercati, che poi è il vero obiettivo delle banche centrali e delle autorità politiche.
 
Il sistema finanziario per mantenersi in vita ha bisogno di denaro a buon mercato (cheap money) e le politiche monetarie attuali hanno proprio questo scopo: tassi d’interesse a zero, quando non negativi, e un mare di liquidità creata dal nulla per dopare il sistema.
 
Peccato poi che, in ultima istanza, il conto sarà presentato alla solita classe media, che vedrà il proprio potere d’acquisto letteralmente disintegrato da questi meccanismi, in un processo di depauperamento che va avanti da decenni.
 
L’unica possibilità di difendersi da una simile dinamica è quella di uscire dal sistema delle valute a corso legale (fiat), che per restare competitive devono continuare a svalutarsi ad libitum, e allocare parte del patrimonio in metalli preziosi come l’oro e bitcoin.
 
Quest’ultimo oggi presenta delle condizioni di accesso e una remunerazione del capitale di gran lunga più vantaggiose rispetto all’oro e infatti basta vedere la relazione inversa tra il metallo giallo e bitcoin da luglio 2020, quando una parte del market cap dell’oro è transitata sul mercato delle Valute Digitali.
 
Bitcoin Vs Oro
Ignorare queste dinamiche, può rivelarsi estremamente deleterio per le proprie finanze.

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Perchè la maggioranza dei trader perde soldi?

Perchè la maggioranza dei trader perde soldi?

La maggior parte dei partecipanti ai mercati finanziari è sempre in rosso. Questo è comprensibile, dopotutto il denaro non viene dal nulla, dunque se un investitore entra sul mercato con 1 bitcoin per uscirne con 2, qualcuno deve perdere il possesso del secondo bitcoin.

Detta ancora in termini più spiccioli, la maggioranza che perde denaro diventa la base di foraggio per la minoranza che ne guadagna. E non può essere che così, infatti diversamente i capitali degli insiders e dei traders esperti non basterebbero a coprire i profitti della massa di investitori retails.

Prendiamo l’esempio di bitcoin da aprile 2020, data in cui è iniziato il ciclo rialzista post halving: il prezzo è cresciuto quasi senza soluzione di continuità, ma nonostante tutto moltissimi trader hanno perso soldi nei tentativi pressocché infruttuosi di utilizzare lo short selling in attesa di un ribasso (ribassi che si sono concretizzati al massimo in semplici correzioni dell’uptrend attuale, impossibili da anticipare).

Tutte le posizioni corte liquidate negli ultimi mesi, hanno rappresentato parte del profitto di chi era posizionato correttamente.

Ma possiamo fare anche altri esempi al di fuori del contesto crypto, magari sull’azionario. Prendiamo il caso Tesla.

Un recente studio ha dimostrato che tra i 10 titoli azionari che hanno generato il maggior volume di perdite di posizioni short nel 2020 (per un ammontare di circa 79 miliardi di dollari), più del 50% è stato generato dalle azioni Tesla, per oltre $ 40 miliardi! Questa somma, chiaramente, è stata parte del profitto degli investitori che invece hanno dato fiducia alla casa automobilistica californiana.

Non a caso ho utilizzato gli esempi di Bitcoin e Tesla, che spesso durante lo scorso anno sono stati tacciati di sopravvalutazione, di essere una bolla e le solite cantilene a cui siamo abituati. D’altronde basta andare a leggere cosa consigliavano di fare con bitcoin la maggior parte degli analisti il ​​21-24 novembre, il 13-17 dicembre e a fine gennaio 2021 (quando invece nel Rally Trading Club continuavamo a rinforzare le nostre posizioni long). Tutti si aspettavano un’ulteriore ribasso, mentre in realtà eravamo semplicemente su dei minimi locali, ed è facilmente immaginabile il triste destino di coloro i quali hanno aperto posizioni short seguendo le indicazioni dei fenomeni sopraccitati.

Rally Trading Club

Spot market o derivati con leva finanziaria?

Questo è l’eterno dilemma che attanaglia gli investitori, novizi e non. In realtà non c’è una risposta univoca, infatti se si ha una solida strategia di breve termine nulla vieta di utilizzare la leva, ovviamente senza superare il 20X. Con la leva infatti è vero che possiamo aumentare esponenzialmente i profitti, ma anche le perdite.

Nel mercato spot (negoziazione senza leva), un’operazione che va male rischia solo di congelare l’asset per un periodo di tempo limitato. Se hai acquistato Bitcoin in spot market a 50000 dollari e il prezzo scende a $40000, non hai perdite finché non vendi. Inoltre, puoi decidere se acquistare altre quote di bitcoin riducendo il prezzo medio di acquisto, oppure semplicemente attendere che il prezzo torni sopra i $ 50000.

Avrai comunque sempre la quantità di Bitcoin che hai acquistato.

Quando fai trading con la leva finanziaria, la libertà di manovra è limitata dalla dimensione del deposito. Se hai commesso un errore di valutazione e i prezzi muovono nella direzione opposta a quella auspicata, sei costretto ad agire tempestivamente tagliando le perdite con uno stop loss per non rischiare la liquidazione di buona parte del margin wallet, con la possibilità che alla fine il prezzo si muova nella direzione preventivata dopo che sei stato tagliato fuori.

Pertanto, in caso di errore, la scelta è tra la monetizzazione della perdita parziale e la minaccia di una liquidazione.

Da cervo a investitore

Come possiamo fare dunque a passare dalla categoria dei cervi, ossia la massa degli investitori quasi costantemente in perdita, a quella di investitore profittevole?

Come prima cosa, dobbiamo iniziare a ragionare in termini di probabilità, gestione del rischio e diversificazione. In questo articolo ho trattato a fondo l’argomento della diversificazione di un portafoglio, proprio in ottica di gestione del rischio.

Un altro aspetto importante, è quello di evitare gli stereotipi del trading che non hanno riscontri oggettivi.

Tra gli stereotipi più diffusi, possiamo menzionare la necessità di settare uno stop loss  su ogni scambio, il rapporto rischio rendimento di almeno 1: 3 o il rischio di afferrare “coltelli che cadono” quando si vanno a mediare le posizioni.

Sono anni che queste “regole” vengono tramandate da teorici e accademici che hanno poca esperienza sul campo, magari anche con scarsi risultati, senza considerare che comunque parliamo di teorie degli anni ’30 le quali difficilmente si adattano al contesto dei moderni mercati finanziari.

Nei prossimi giorni scriverò un articolo dettagliato sugli stereotipi dannosi nel trading.

Un altro elemento di considerazione, è senza dubbio quello dell’analisi tecnica. Sarò diretto, devi smettere di prendere decisioni operative basate esclusivamente sull’analisi tecnica. L’analisi tecnica è spesso l’unica cosa che viene insegnata a chi vuole approcciare il mercato delle criptovalute, ragionevolmente perchè gli insegnanti stessi non conoscono altri strumenti, dunque preferiscono vendere formazione piuttosto che cimentarsi direttamente con i mercati.

Chi si affida esclusivamente all’analisi tecnica per prendere decisioni di trading, si pone automaticamente tra la massa degli investitori (parco buoi) che opera sul mercato, che alimenta i profitti degli insiders e della smart money.

Con questo non sto asserendo che non sia importante conoscere l’analisi tecnica, anzi è assolutamente necessario avere una comprensione dell’AT, ma non per il proprio trading bensì per comprendere la logica delle azioni della massa. A breve scriverò un approfondimento anche su questo argomento.

L’ultimo aspetto che voglio evidenziare in questo articolo, è relativo alla regola aurea del perfetto investitore: compra a buon mercato e vendi sul rialzo.

Detta così sembra una cosa semplice e anche un po’ banale, ma è la regola più difficile da applicare.

Pertanto, acquistare su un mercato in calo può rivelarsi una strategia corretta anche se va contro il principio dei “coltelli cadenti”, così come vendere su un mercato in forte crescita mentre tutti comprano in preda alla FOMO (paura di perdere l’opportunità) è giusto e talvolta necessario. Di converso, acquistare “in caso di breakout” senza attendere un pullback può rivelarsi a volte una scelta sbagliata.

Considerazioni finali

Opera quasi esclusivamente in spot market e non usare la leva, a meno che non sia prevista in una strategia operativa di breve termine ben definita.

Usa gli stop loss solo se davvero necessario e abbiamo visto come nel mercato spot non lo sia. Ricorda che il market maker vede i tuoi stop e prima o poi cercherà di tagliarti fuori definitivamente.

Non avere paura del rischio ma gestiscilo correttamente, attraverso un money management conservativo e la diversificazione del portafoglio.

Se non sei sicuro delle tue capacità, affidati a un percorso di formazione che possa guidarti nella scelta delle strategie corrette, come il Master online di crypto trading dell’ABTG grazie al quale imparerai tutte le strategie più avanzate per operare con profitto sul mercato delle valute digitali.

Oppure, se preferisci il supporto di una community ed essere guidato potendo replicare trader professionisti che operano sui mercati, puoi valutare il Rally Trading Club dove centinaia di soci ci hanno dato fiducia e sono stati ampiamente ripagati.

Qui trovi il bilancio 2020 del Rally Trading Club e come puoi vedere parliamo di risultati che non hanno alcun bisogno di essere commentati.

Buon trading

 

 

 

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Mt Gox e bitcoin: cos’è davvero successo il 15 dicembre

Mt Gox e bitcoin: cos’è davvero successo il 15 dicembre

La scorsa settimana sono circolati dei rumors relativi alla soluzione dell’annosa questione dell’exchange Mt Gox, fallito nel 2014 in seguito a un furto di centinaia di migliaia di bitcoin. Secondo queste ipotesi, rilanciate oscenamente da stampa e divulgatori senza uno straccio di verifica preventiva, il 15 dicembre i creditori sarebbero rientrati in possesso delle criptovalute perse. Ma è davvero andata così?

In questi giorni si è parlato di un possibile crollo del prezzo dovuto alla distribuzione dei bitcoin da parte del tribunale di Tokyo che ha competenza sul caso. Il tribunale detiene circa 162.000 degli originali 850.000 BTC un tempo in mano al fallito exchange giapponese, da ripartire fra tutti i creditori legittimi. La scadenza, secondo le indiscrezioni circolate la scorsa settimana, sarebbe stata fissata per la data di oggi, 15 dicembre 2020.

Che cosa è veramente successo oggi?

In realtà i creditori di MtGox sapevano benissimo che non ci sarebbe stata nessuna distribuzione, e tantomeno nessun crollo del prezzo. La scadenza del 15 dicembre riguardava una sola persona, il curatore fallimentare fiduciario Nobuaki Kobayashi, il quale, entro oggi, avrebbe dovuto presentare alla corte un piano di riabilitazione.

E, a tal proposito, ringrazio gli amici di Bitcoinyou.it e nello specifico Simone Cantarini, i quali ci hanno fornito la testimonianza di un loro cliente che è tra i creditori dell’exchange Mt Gox. 

La buona notizia per i creditori è stata che il piano è stato effettivamente presentato alla corte. Non si trattava di una notizia così scontata, infatti in passato la scadenza in questione era stata più volte rinviata, proprio da parte dello stesso Kobayashi.

Per quando è attesa l’effettiva distribuzione dei 162.000 bitcoin MtGox?

Il tribunale ora dovrà esaminare il piano di riabilitazione proposto dal curatore, per poi pronunciarsi sull’istanza presentata da Coinlab (un’azienda che sostiene di essere creditrice del defunto exchange). Difficile attendersi una distribuzione entro il 2021 e più ragionevolmente si dovrà attendere il 2022.

I creditori sperano di ottenere, tra bitcoin, bitcoin cash e denaro fiat, circa il 20 % di quanto perso al momento dell’attacco hacker.

Nel 2018 il curatore fallimentare Kobayashi, ancorato alla logica “fiat”, aveva iniziato a vendere in open market parte dei bitcoin in suo possesso, provocando effettivamente un crollo del prezzo sui mercati e guadagnandosi il soprannome di Tokyo whale (la balena di Tokyo).

I creditori in seguito, sono riusciti ad ottenere l’approvazione di un’istanza per il rimborso non in valuta fiat ma direttamente in bitcoin, cosa comunque insolita per un tribunale.

Considerazioni finali

Non c’è dubbio che l’incertezza determinata dalle notizie mendaci diffuse la scorsa settimana, abbia contribuito al pullback di bitcoin fino al supporto in area 17500 dollari e, ragionevolmente, abbia indotto erroneamente più di qualcuno a vendere i propri bitcoin sotto i 18000 dollari, su livelli di prezzo che invece hanno attratto gli acquisti massicci dei grandi investitori.

Questa esperienza dovrà servire per comprendere l’importanza delle fonti da cui ci si informa. Quando si opera nel settore degli investimenti, è importante ragionare sempre con la propria testa e lasciarsi influenzare il meno possibile dal rumore di fondo delle notizie esterne, spesso veicolate ad arte per confondere le acque.

Per formare le vostre opinioni, rivolgetevi esclusivamente a fonti che divulgano notizie perfettamente verificate e che abbiano come unico obiettivo quello di fare informazione e non sensazionalismo o clickbaiting, purtroppo sempre più diffusi nel settore crypto.

Affidarsi a una fonte sbagliata, può rivelarsi estremamente deleterio.

Qui nel blog Bitcoin Facile, così come nel canale telegram o nel gruppo facebook, non leggerete mai notizie che non siano prima state accuratamente verificate.

 

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Bitcoin e la storia di Davide contro Golia

Cos’è il dollar index e perchè è importante per il bitcoin?

Recentemente l’indice del dollaro è balzato agli onori delle cronache anche per i traders e gli investitori nel settore crypto, grazie alla correlazione inversa che è emersa tra bitcoin e lo stesso dollar index. È palese dunque che l’andamento del dollaro impatta direttamente anche sul prezzo del bitcoin, ma non a tutti è chiaro come questo sia possibile. In questo approfondimento andremo ad analizzare proprio tale dinamica.

L’indice del dollaro indica il valore del tasso del dollaro rispetto a un paniere di valute. L’indice è stato lanciato nel 1973 e il suo valore iniziale era di 100,00 punti. Come puoi vedere, da quel momento non ci sono state variazioni significative: al momento della scrittura il valore del dollar index è di 92,98 punti, sui minimi degli ultimi 2 anni.

dollar index e bitcoin

Ma tutto ciò cosa ha a che vedere con il bitcoin?

Per capirlo, andiamo a sovrapporre l’andamento del dollar index (linea blu) con quello del bitcoin (linea rossa) dall’inizio del 2020. Quest’ultimo ha raggiunto il suo massimo per l’anno in corso intorno ai $ 12.400, ed eravamo al 18 agosto. L’indice del dollaro in quel momento era a circa 92,5 punti.

dollar index correlazione inversa con bitcoin

Il picco successivo del Bitcoin, con un falso breakout dei 12.000 dollari, è avvenuto il 1 settembre, con il dollar index a 92,14 punti. Successivamente, il dollaro ha attraversato una fase di leggera ripresa e il 9 settembre, contestualmente al raggiungimento di un massimo locale a 93,6 punti, il bitcoin ha scontato una violenta correzione aggiornando il suo minimo di breve medio termine a 9800 dollari. Infine, dal 14 settembre il dollaro ha mostrato nuovamente debolezza scendendo sotto i 93 punti e il bitcoin è tornato all’assalto degli 11000 dollari.

Siamo chiaramente in presenza di una correlazione inversa. In sostanza più alto è l’indice del dollaro, peggiori sono le performance del Bitcoin.

Coincidenza? Adesso andiamo a vedere quando l’indice del dollaro ha raggiunto il suo massimo nel 2020. Era il 9 marzo e il dollaro ha iniziato a palesare una notevole forza relativa, arrivando a sfiorare i 102 punti nei giorni successivi. Tutti ricordiamo dov’era il Bitcoin durante la prima metà di marzo.

Da inizio aprile poi, il dollaro è tornato a mostrare debolezza e il bitcoin ha iniziato la sua incredibile bull run. Abbiamo già visto infine come nelle ultime settimane questa dinamica si sia nuovamente riproposta . A fine agosto, con il dollar index al rialzo e il bitcoin in piena correzione, e il 9 settembre, con il dollaro in soffernza e il bitcoin in ripresa.

Ne consegue che il dollar index e il bitcoin hanno una correlazione inversa estremamente pronunciata.

Il motivo di questa dinamica ha un suo chiaro fondamento, da ricercare nella propensione al rischio degli investitori. Infatti l’indice del dollaro aumenta quando la propensione al rischio diminuisce, dunque tutti gli asset considerati rischiosi, come le azioni e il bitcoin, perdono valore (vi dice nulla la “recente” correlazione diretta tra indici azionari e bitcoin di cui parliamo spesso?).

Quando invece il dollaro si indebolisce e il suo indice di riferimento scende, magari per la legittima paura dei risparmiatori di una forte svalutazione a causa delle politiche monetarie espansive delle banche centrali, aumenta la propensione al rischio degli investitori e gli asset percepiti come rischiosi, ma che allo stesso tempo garantiscono ottimi rendimenti, tornano in auge.

Non c’è niente di buono in tutto ciò, ma questa è la realtà oggettiva che è stata determinata dall’arrivo degli investitori istituzionali sul mercato crypto (il processo è iniziato nel 2017 con il lancio dei primi BTC futures alla Chicago Mercantile Exchange).

Alla luce di quanto appena descritto, dovremo usare il dollar index alla stregua di un indicatore che può aiutarci a comprendere e “anticipare” l’andamento del bitcoin e delle principali criptovalute nel medio breve termine.

Buon trading.

 

 

 

 

 

 

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Binance Vs Coinbase: il confronto tra 2 delle migliori piattaforme del mercato

Binance Vs Coinbase: il confronto tra 2 delle migliori piattaforme del mercato

Binance e Coinbase sono due degli exchange più noti nel mondo del crypto trading. Con milioni di utenti in oltre 180 paesi, entrambi offrono ai propri utenti la possibilità di acquistare criptovalute utilizzando valute locali come la sterlina britannica (GBP) e l’euro (EUR). Andiamo ad analizzare le caratteristiche principali di entrambe le piattaforme.

Coinbase è stato creato nel 2012. Durante questo periodo, ha costruito il suo brand principalmente negli Stati Uniti prima di espandersi in tutto il mondo. Offre principalmente servizi di custodia e di cold storage e trading di criptovalute. La società ha attualmente un valore di $ 8 miliardi e si sta avviando verso la quotazione in borsa.

Binance è stata fondata nel 2017 dopo un’Initial Coin Offering (ICO) e nel giro di poco tempo è diventato il più grande exchange al mondo per volumi di scambio. Da allora, Binance ha integrato molti servizi nel campo del mining, dello sviluppo di blockchain e persino nella finanza decentralizzata (DeFi).

In questo articolo effettueremo un confronto tra Binance e Coinbase, concentrandoci principalmente sulle caratteristiche delle loro piattaforme per l’acquisto di criptovalute utilizzando le valute a corso legale locali. Lo faremo rispondendo a sei domande con le quali assegneremo un punteggio a entrambe le piattaforme.

1. Quali sono le opzioni per l’acquisto di criptovalute?
Sia Binance che Coinbase supportano l’uso di bonifici bancari, così come di carte di credito, carte di debito e persino di servizi bancari locali.
PUNTEGGIO – Binance 1 – Coinbase 1

2. Quanto sono le commissioni sulle carte di credito?
Binance addebita uno spread dell’1% e una commissione del 2% per ogni transazione. Coinbase presenta uno spread dello 0,5% sugli acquisti di criptovaluta, che è la metà del tasso di spread su Binance, ma addebita anche una commissione del 3,99%, che è quasi il doppio del tasso di Binance.

PUNTEGGIO – Binance 1 – Coinbase 0

3. Quali sono le opzioni di prelievo disponibili?
Sia su Binance che su Coinbase è possibile prelevare tramite bonifico bancario. Ciò che li differenzia è la seconda opzione per i prelievi: Binance utilizza Advcash, mentre Coinbase utilizza PayPal. Ogni servizio ha i suoi pro e contro, rivelandosi comunque un’ottima soluzione.
PUNTEGGIO – Binance 1 – Coinbase 1

4. Fino a quanto posso prelevare?
Su Binance gli utenti possono prelevare fino a € 200.000 al giorno tramite bonifico bancario. Su Coinbase, il limite di prelievo giornaliero su PayPal è di £ 20.000. Coinbase offre anche un’opzione di bonifico bancario per i prelievi e, sebbene non dichiarato esplicitamente, gli utenti di Coinbase Pro possono prelevare fino a $ 25.000 al giorno. In ogni caso, il limite di prelievo di Binance fa impallidire Coinbase.
PUNTEGGIO – Binance 1 – Coinbase 0

5. Cosa puoi fare con le tue criptovalute sulle due piattaforme?
In poco tempo Binance ha creato un vasto ecosistema di servizi, rivelandosi una delle realtà più dinamiche del settore. L’offerta di crypto trading varia dai mercati spot, al margin trading fino ai derivati come i futures. Si possono utilizzare le proprie criptovalute anche in servizi di staking e lending, per guadagnare anche se non si fa trading. Sebbene Coinbase sia principalmente un wallet online che dà la possibilità di acquistare criptovalute, offre anche l’exchange Coinbase Pro, che però presenta degli strumenti e delle funzionalità di base che se possono andar bene per un principiante, non soddisfano le esigenze di un trader esperto.
PUNTEGGIO: Binance 1 – Coinbase 0

6. Custodia e cold storage
Coinbase nasce come wallet online e negli Stati Uniti è assurto a servizio di custodia per gli operatori istituzionali che investono nel mercato crypto. Inoltre la piattaforma offre gratuitamente il servizio Vault (cassaforte), un cold storage dove le monete depositate sono assicurate. Non a caso Coinbase è uno dei pochi exchange del settore a non aver mai subito un attacco di sicurezza informatica (o, per meglio dire, nessun attacco è mai andato a buon fine). Binance, nonostante sia una piattaforma dall’eccellente architettura di rete che garantisce la massima efficienza dal punto di vista della sicurezza informatica, non ha ancora implementato un servizio di cold storage.
PUNTEGGIO: – Binance 0 – Coinbase 1

PUNTEGGIO FINALE: Binance 5 – Coinbase 3

In conclusione, parliamo di due delle migliori piattaforme del mercato crypto, che offrono il massimo dell’affidabilità dal punto di vista della sicurezza e garantiscono ottimi volumi di scambio. Tuttavia, in relazione all’esperienza di trading e alla capacità d’innovazione, Binance ha decisamente una marcia in più confermandosi una delle migliori realtà del settore, in grado di fornire aggiornamenti costanti e di interpretare al meglio le innovazioni, all’interno di un settore che corre veloce e fa dell’innovazione una delle sue caratteristiche principali.

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Cos’è il COT report e come va interpretato

Cos’è il COT report e come va interpretato

Il Commitment Of Traders Report è una pubblicazione settimanale che mostra le partecipazioni aggregate delle diverse tipologie d’investitori nel mercato dei futures negli Stati Uniti. Pubblicato ogni venerdì dalla Commodity Futures Trading Commission (CFTC) il COT report è un’istantanea dell’impegno dei traders dal martedì della settimana corrente. Il rapporto fornisce agli investitori informazioni aggiornate sulle operazioni nei mercati dei futures e ne aumenta la trasparenza. Viene utilizzato da molti investitori come segnale operativo.

 

  • Il COT report è una pubblicazione settimanale che mostra le partecipazioni aggregate dei partecipanti al mercato dei futures.
  • I traders possono utilizzare il report come segnale per valutare se assumere posizioni long o short nella loro operatività.
  • Al suo interno contiene 4 tipi di rapporti: il Legacy, Supplemental, Disaggregated e Traders in financial futures.

Come interpretare il COT report

Il COT report risale al 1924, quando l’U.S. Department of Agriculture’s Grain Futures Administration pubblicò il primo rapporto relativo alle attività di hedging (copertura) e speculazione sul mercato dei futures. Nel 2000 le autorità finanziarie hanno deciso di pubblicare il rapporto a cadenza settimanale.

Le informazioni contenute nel COT report vengono raccolte e controllate tra il martedì e il giovedì della settimana corrente e pubblicate il venerdì. Abbiamo visto come l’intento del rapporto sia quello di aiutare gli investitori a comprendere le dinamiche all’interno di un mercato estremamente complesso e variegato, come quello dei futures.

Tuttavia non va commesso l’errore di sopravvalutare questo strumento. Consideriamolo solo per quello che è, cioè una raccolta di dati statistici per gli investitori e per lo studio delle tendenze dei prezzi nel mercato dei futures.

Detto questo, una delle evidenti criticità del documento è la scarsa trasparenza: infatti il report nasce per promuovere la trasparenza sui mercati futures ma le regole che ne governano la redazione sono molto poco trasparenti. Ma all’interno delle varie categorie d’investitori elencate nel rapporto, non è possibile sapere a quale entità siano riconducibili tali posizioni.

Ad esempio, i traders sono classificati come Commercial o Non Commercial e questo vale per tutte le posizioni relative a ogni singola materia prima. Ciò significa che una compagnia petrolifera, che ragionevolmente avrà una piccola posizione di copertura (hedging) e una posizione speculativa più consistente sul petrolio greggio, risulterà con entrambe le posizioni all’interno della categoria Commercial. In parole povere, anche i dati disaggregati in realtà sono troppo aggregati per rappresentare con precisione il mercato.

A tal proposito continuano a esserci molte richieste in merito alla pubblicazione di dati più dettagliati, ma al momento l’ipotesi sembra lontana. Inoltre nonostante questi limiti evidenti, molti operatori sono concordi sul fatto che dati parziali sono meglio di niente.

Tipologie di report

Come accennato in precedenza, il rapporto COT contiene quattro diversi tipi di rapporti.

Legacy

Il Legacy COT è il rapporto con cui i traders hanno più familiarità. Suddivide l’Open Interest di tutti i principali contratti. Il COT legacy mostra semplicemente il mercato di un determinato prodotto o materia prima, suddiviso in posizioni long, short e spread per gli operatori Non Commercial, Commercial e non-reportable positions (piccoli investitori). Viene fornito l’Open Interest totale con la variazione rispetto al report precedente.

Il Legacy report offre una panoramica di ciò che pensano i principali partecipanti al mercato e aiuta a determinare la probabilità che una tendenza continui o finisca. Se ad esempio le posizioni long Commerciali e Non Commerciali sono in aumento, questo è un segnale rialzista per il prezzo della merce sottostante.

Supplemental

Rapporto specifico per contratti futures su materie prime agricole, dunque non significativo ai fini della nostra operatività.

Disaggregated

Questo rapporto fornisce un quadro più dettagliato dei partecipanti al mercato dei futures, suddividendo i Commercial traders in produttori, grossisti, rivenditori e utenti finali. I Non Commercial traders sono suddivisi tra grandi speculatori e Other Reportables. Attraverso questi dati è possibile avere il quadro di cosa pensano gli investirori coinvolti direttamente nei business correlati al prodotto/materia prima di riferimento (Commercial traders) rispetto agli investitori speculativi il cui unico obiettivo è il profitto (Non Commercial). Il disaggregated report è stata una risposta (parziale) alle critiche relative alla scarsa trasparenza del COT report.

Traders in Financial Futures

La parte conclusiva del COT report. Questa sezione delinea diversi contratti come titoli del Tesoro USA, azioni, valute ed euro. Come per gli altri, ci sono quattro diverse classificazioni in questo rapporto: dealer/intermediario, gestore patrimoniale/ istituzionale, fondi speculativi e other reportables.

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Ma davvero la volatilità penalizza il bitcoin?

Ma davvero la volatilità penalizza il bitcoin?

La vulgata vuole che la volatilità dei prezzi sia uno dei motivi principali per cui Bitcoin non ha ottenuto una maggiore adozione da parte del pubblico mainstream. Ma è davvero così?

La realtà tuttavia potrebbe essere molto diversa: infatti come suggeriscono i grafici allegati, molte persone in passato sono state attratte dal Bitcoin proprio grazie alle sue oscillazioni selvagge.
 
Sia su Google che su Baidu (principale motore di ricerca in Cina) le ricerche relative alla parola chiave “Bitcoin” registrano un deciso aumento proprio durante i principali movimenti del prezzo (al rialzo quanto al ribasso).
 
bitcoin su google
Per me che sono nel campo del trading e della divulgazione di bitcoin da anni, è sempre stato un concetto molto chiaro: alla maggioranza delle persone, la cosa piaccia o meno, non interessa nulla di Lightning network o di Schnorr signatures, in quanto molti sono interessati quasi esclusivamente al prezzo.
 
Bitcoin su Baidu
A riprova di questa tesi c’è il supporto dei dati di analytics del mio blog o gli insights degli articoli scritti per le testate con cui collaboro, come Cointelegraph o Investing: i pezzi che hanno avuto il maggior numero di lettori, sono proprio quelli relativi all’analisi tecnica e fondamentale del bitcoin e del prezzo.
 
Un esempio lampante di queste dinamiche è avvenuto a fine 2017, quando Coinbase è diventata letteralmente l’app più popolare sull’Apple Store, mentre Bitcoin e diverse altre criptovalute guadagnavano i massimi storici.
 
O, più recentemente, l’annuncio di molti exchange del settore che hanno rilevato aumenti considerevoli nelle iscrizioni degli utenti dopo il crash di metà marzo.
 
Quindi al netto dei vari Taliban, dobbiamo capire che la volatilità del prezzo del bitcoin e delle criptovalute è proprio la caratteristica che rende estremamente appetibile il mercato.
 
E fin quando gli swing selvaggi delle quotazioni continueranno ad attirare nuovi partecipanti e investitori, rendendo così i network più solidi, i primi a beneficiare di questo scenario saremo proprio noi già coinvolti nel mondo crypto.
 
 
 

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Bitcoin halving: cos’è e quale scenario ci aspetta

Bitcoin halving: cos’è e quale scenario ci aspetta

L’halving del Bitcoin di maggio è l’appuntamento più atteso del 2020 da tutti gli appassionati e investitori. Vediamo in cosa consiste esattamente e quale impatto avrà sul network e sul prezzo della criptovaluta più importante del mercato.

Per capire bene in cosa consiste l’halving, dobbiamo necessariamente prima introdurre il concetto di mining. Molti avranno sentito dire che i bitcoin vengono creati attraverso un meccanismo di “estrazione” (mining). Ma come avviene esattamente questo processo?

Il mining di bitcoin è il sistema con cui si convalidano le transazioni che avvengono nel Bitcoin core (la blockchain bitcoin) e si registrano su un ledger distribuito (database decentralizzato). Il mining è la spina dorsale del network, infatti grazie ad esso si assicura la solidità e la sicurezza del network e vengono immessi in circolazione nuovi bitcoin.

Il Bitcoin core è un network strutturato su dei nodi decentralizzati (chiunque può diventare un nodo della rete scaricando l’intera blockchain sul proprio PC), alcuni dei quali svolgono anche il ruolo di miners, i quali contribuiscono a mantenere la rete operativa utilizzando hardware ASICs (Application Specific Integrated Circuits). I miners vengono ricompensati attraverso le commissioni di rete (le cosiddette fees per effettuare una transazione) e con i bitcoin coniati al momento della creazione di ogni blocco.

Sebbene questa sia una semplificazione, questo sistema di incentivi è alla base del network Bitcoin.

Proof of work e mining

Tutti i nodi della rete che svolgono la funzione di miners hanno a disposizione un certo numero di macchine hardware (in base all’investimento iniziale) che forniranno la potenza di calcolo necessaria alla validazione delle transazioni all’interno del Bitcoin core.

Ogni 10 minuti le transazioni verificate vengono raggruppate in un blocco della grandezza di 1 MB e tutti i miners sono in competizione tra loro per completare il processo di validazione, attraverso la soluzione di un problema matematico alla base dell’algoritmo che regola il mining, chiamato Proof of work (POW). Il primo miner o pool di miners che risolve il puzzle crittografico avrà la facoltà di validare il blocco e aggiungerlo alla blockchain, così da assicurarsi la ricompensa (block reward).

Per risolvere il problema matematico è necessaria una notevole potenza di calcolo e per questo motivo spesso i miners si associano tra loro formando delle vere e proprie mining farm, in modo da combinare la potenza di calcolo dei rispettivi hardware. Allo stato attuale, per ogni blocco validato e aggiunto alla blockchain il “minatore” ottiene una ricompensa di 12,5 bitcoin.

E qui introduciamo il concetto di l’halving o dimezzamento. Infatti ogni 210.000 blocchi minati (circa 4 anni), la ricompensa si riduce della metà. I primi miners agli albori del network guadagnavano 50 bitcoin per ogni blocco validato, mentre da maggio 2020 il block reward scenderà a 6,25 bitcoin.

bitcoin halving

Il Bitcoin core è stato concepito per produrre al massimo 21 milioni di unità e questa limitazione al “conio” di nuove monete fa del bitcoin una valuta dalla chiara natura deflazionistica. Infatti l’inflazione del bitcoin è in calo costante e dopo l’halving di maggio 2020 passerà dall’attuale 3,8% all’1,8% annuo!

inflazione bitcoin

Dopo l’halving dunque, per la prima volta il bitcoin avrà un tasso di inflazione annuale inferiore rispetto al target del 2% imposto dalle principali banche centrali mondiali e gli investitori internazionali iniziano a comprendere l’importanza di questo aspetto. Guardate infatti questo sondaggio lanciato su Twitter da Ron Paul, investitore americano ed ex membro del Congresso:

sondaggio Ron Paul

In sostanza il buon Ron Paul ha chiesto ai suoi followers in quale forma preferirebbero ricevere un eventuale “donazione” di 10.000$, da vincolare per 10 anni senza possibilità di riscossione anticipata.

Sorprendentemente, il 59% dei partecipanti ha risposto bitcoin! E ribadisco che il sondaggio è stato lanciato su una pagina assolutamente fredda e asettica nei confronti delle criptovalute, a dimostrazione di come ormai le persone inizino a comprendere l’importanza di un’inflazione bassa o nulla, che protegga i propri risparmi.

Ricapitolando, attualmente i bitcoin di nuovo conio fungono da incentivo per i miners a mantenere la rete operativa, ma l’importo è destinato a diminuire gradualmente fino a quando tutti i 21 milioni di BTC saranno estratti. Nel 2025 il 95% di tutte le monete sarà estratto, mentre il resto sarà immesso nel mercato entro il 2140.

Dopo tale data, i miners riceveranno come ricompensa solo le commissioni sulle transazioni, ma ciò dovrebbe essere più che sufficiente per mantenere la rete attiva, visto il valore del bitcoin in continua ascesa.

Considerazioni finali

Nella breve storia del bitcoin, l’halving ha sempre rappresentato un momento importante dal punto di vista speculativo. Infatti, come si evince chiaramente dalla prossima chart, le precedenti fasi di dimezzamento del block reward nel 2012 e 2016 hanno dato vita a un significativo aumento di prezzo della moneta nel lungo termine.halving e prezzo bitcoin

Questo però non significa che da giugno 2020 assisteremo matematicamente a una salita esponenziale del bitcoin, infatti i rendimenti passati non sono garanzia di profitti futuri.Anzi non è da escludere che nel breve periodo l’halving possa addirittura causare un temporaneo calo della quotazione dovuto al fatto che alcuni miners tenderanno a liquidare parte delle proprie monete poco prima dell’halving o, a seguito dell’evento, decidano di abbandonare l’attività a causa della riduzione del margine di guadagno.

Credo che gli effetti positivi dell’halving sul prezzo della moneta si vedranno solo nel lungo termine. Detto questo, tengo a precisare che non sto consigliando di correre a comprare bitcoin alla cieca come la mandria di investitori retailers in piena FOMO (Fear Of Missing 0ut o paura di perdere l’opportunità) durante i cicli di bolla, solo perché il Presidente cinese Xi Jinping ha rilasciato alcune dichiarazioni positive nei confronti della blockchain, la Samsung e le principali società dell’high tech stanno investendo nel settore o l’halving potrebbe comportare l’aumento del prezzo della moneta.

Ciò che voglio dire è che ragionevolmente siamo di fronte a un cambio radicale nel rapporto e nell’equilibrio tra la domanda e l’offerta di bitcoin nel medio-lungo termine. Infatti, mentre l’halving di maggio 2020 ridurrà progressivamente l’offerta, la Cina e i principali paesi asiatici (come Giappone e Corea del Sud) hanno ufficialmente reso la blockchain un pilastro strategico nazionale, di fatto stimolando un notevole aumento della domanda che impatterà nell’ecosistema da qui ai prossimi anni.

Se a questo aggiungiamo la dinamica che vede i cittadini dei paesi in crisi monetaria fare incetta di valute estere più solide (dollaro, euro) e asset per la riserva di valore (come oro e Bitcoin) per proteggere i propri risparmi dall’iper-inflazione che continua a falcidiare le rispettive valute nazionali, lo scenario che abbiamo davanti è ancora più interessante.

Infatti, in base al principio di scarsità (scarcity index) di un determinato bene, l’aumento della domanda a fronte di una riduzione dell’offerta dà luogo inevitabilmente all’aumento del prezzo del bene stesso. Allargando la prospettiva alle principali valute digitali, in futuro mi aspetto uno scenario molto polarizzato, con il bitcoin che continuerà a strutturarsi con la doppia valenza di metodo di pagamento (grazie al Lightning Network) e riserva di valore (oro digitale) e le stablecoin e i network alla Ethereum con la funzione di spina dorsale di una nuova finanza decentralizzata.

In tale contesto, solo poche altre criptovalute troveranno lo spazio per affermarsi all’interno della propria nicchia di mercato, come ad esempio le privacy coin e gli utility token dei vari servizi che prospereranno in ambito DeFi.

La finanza decentralizzata (DeFi) diventerà presto un nuovo paradigma del sistema finanziario tradizionale, superando le diffidenze iniziali di stati ed enti regolatori che dovranno arrendersi all’avanzata di network decentralizzati che trasformeranno vecchi prodotti finanziari in protocolli sicuri e trasparenti che non necessitano più di intermediari o di enti centrali.

La “backdoor” per quella parte di popolazione mondiale unbanked che attende di avere finalmente l’accesso a un nuovo sistema finanziario (si stima che solo negli Stati Uniti oltre 10 milioni di persone non abbiano un conto corrente e nel mondo vi siano circa 3 miliardi di underbanked). E l’implementazione della blockchain come pilastro strategico nelle principali economie mondiali favorirà lo sviluppo del settore DeFi. Exchange decentralizzati, prestiti peer to peer, pagamenti in valute digitali e tokenizzazione di assets saranno molto presto una realtà del mercato con cui tutti dovremo confrontarci.

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