Il Bitcoin prova a tirare la volata estiva al mercato

Il Bitcoin prova a tirare la volata estiva al mercato

L’annuncio di Libra la criptovaluta di facebook, i grandi fondi di investimento che entrano massicciamente nel mercato e il Bitcoin che continua a dettar legge: il mercato delle valute digitali è tornato finalmente in salute.

Negli ultimi giorni leggo scambi di opinioni appassionati tra sostenitori e detrattori di Libra, la “criptovaluta” (parliamone) di Facebook.

Al momento non voglio entrare nel merito, anche perchè le ritengo discussioni piuttosto sterili, per due ordini di ragioni.

Credo sia inutile discutere oggi di una moneta che sarà lanciata tra un anno e presumibilmente stravolta da vari upgrade in corso d’opera.

In secondo luogo, al netto delle innumerevoli criticità riscontrate nel progetto, Libra ha avuto il merito di squarciare il velo di ipocrisia che avvolgeva il mondo delle valute digitali (e che la stessa facebook ha contribuito a creare con il suo precedente ban alle crypto ads, poi rimosso), quindi non credo sia giusto demonizzarla a prescindere.

Detto questo torniamo a parlare di cose serie, perchè nelle ultime ore c’è un’altra criptovaluta che continua a macinare terreno e prova a tirare la volata a tutto il settore: il Bitcoin!

Nelle ultime settimane è stato davvero incontenibile e ha mostrato una prova di forza impressionante. Nel grafico settimanale vediamo come sostanzialmente da aprile la quotazione vada in un’unica direzione: quella che ci piace!

bitcoin dollaro weekly

Mentre tutti aspettavano una correzione, il bitcoin ha continuato a superare tutti i livelli critici (a mio avviso la facilità con cui sono stati rotti i 6000 dollari è davvero impressionante) e attualmente punta con decisione la soglia psicologica dei $ 10000.

Gli ultimi 6 weekend hanno fatto registrare quasi sempre rialzi importanti e se la tendenza sarà confermata anche nelle prossime ore, ne vedremo delle belle.

Se anche la resistenza dei 10000 $ sarà superata di slancio, fatico davvero a trovare un target di prezzo dove ipotizzare una prima correzione importante.

Se osserviamo attentamente il grafico settimanale, scopriremo che si sta configurando un pattern davvero potente: il 3 outside up. Questo segnale tecnico viene spesso utilizzato per individuare l’inversione di un trend. ma in questo caso ci dà la conferma che la struttura del bitcoin è ancora improntata a un deciso rialzo.

bitcoin 3 outside up

Nel dettaglio in foto vediamo che dopo la correzione di inizio giugno (anticipata dal DOJI nella candela precedente) la candela rossa è stata letteralmente inglobata dalla successiva (bullish engulfing) e se anche l’attuale candela settimanale chiuderà sui livelli attuali dandoci la bullish confirmation (con la pressione degli acquisti di queste ore è molto probabile), il pattern sarà chiuso.

E se a questo affianchiamo la probabile rottura della resistenza a 10000 dollari, potremmo raggiungere dei livelli di prezzo inimmaginabili solo poche settimane fa.

La FOMO sta tornando velocemente ai livelli bull run 2017 e ricordiamo tutti a cosa ha portato.

Stay tuned

Binance sbarca in America!

Binance sbarca in America!

Brutte notizie per i cittadini americani. Tra 90 giorni per loro le funzionalità di trading saranno disabilitate (comunque sarà garantito l’accesso ai wallet e i relativi prelievi). Ma CZ ha un altro piano, sbarcare in America!

Tutto è iniziato la mattina del 14 giugno con l’aggiornamento dei termini di utilizzo dell’Exchange Binance 

termini e condizioni binance

Nell’annuncio si legge che: “Binance è impossibilitata a fornire il servizio ai cittadini statunitensi. Binance rivendica il diritto di decidere autonomamente i mercati e le giurisdizioni in cui operare e può limitare o negare a sua discrezione il servizio ad alcuni paesi.”

Nella nota si legge ancora: “Tra 90 giorni, gli utenti che non rispecchieranno più i termini di utilizzo della piattaforma continueranno ad avere accesso ai propri fondi ma non avranno più la possibilità di depositare nè di operare con il trading.”

A causa delle stringenti normative federali, i cittadini statunitensi hanno sempre più difficoltà a operare sul mercato delle criptovalute. Tuttavia gli ultimi eventi potrebbero favorire degli sviluppi molto positivi, infatti Binance dopo poche ore aver diffuso l’aggiornamento dei termini di utilizzo, ha annunciato la partnership con la società BAM Trading Service Inc. come backdoor per offrire il servizio di trading negli Stati Uniti.

tweet binance

Collaborando con BAM infatti, Binance potrà sfruttare il partner statunitense che è interamente regolamentato dalle autorità federali e concedergli in licenza l’erogazione dei suoi servizi.

CZ ha dichiarato: “Siamo entusiasti di annunciare la nascita di Binance US e di portare la sicurezza, la liquidità e la velocità di Binance in Nord America. Binance.US sarà guidato dal nostro partner locale BAM e servirà il mercato degli Stati Uniti in piena conformità alle normative.”

Questa mossa da parte di CZ, decisamente il più intraprendente e dinamico tra i CEO delle società crypto, era nell’aria già da tempo. Infatti se analizziamo i dati del traffico su Binance negli ultimi mesi, scopriremo che circa 1/4 del traffico viene proprio dagli USA.

TRAFFICO SU BINANCE

Binance coin non reagisce bene: sell the news? 

BNB dopo l’annuncio nella mattinata del 14 giugno, ha lasciato sul terreno circa un 12% prima di effettuare un rimbalzo tecnico e tornare ampiamente sopra i $ 30. 

binance coin

Credo però che nel lungo periodo questi sviluppi porteranno di certo enormi benefici a Binance e a tutto il comparto dunque non vedo particolari problemi per il token BNB, decisamente tra i più performanti del 2019.

Alcuni osservatori comunque hanno sottolineato come la mossa di CZ in realtà serva a prender tempo e a tenere buoni gli enti regolartori americani, così da potersi concentrare serenamente nello sviluppo di Binance DEX, l’exchange decentralizzato che sarà implementato sulla Binance Chain, che una volta a regime consentirà la fruizione agli utenti di tutto il mondo senza la possibilità di essere “geo-bloccati”.

Al netto delle speculazioni comunque, nessuno sa realmente cosa progettino CZ e il suo team. Di certo se Binance riuscirà a penetrare la cortina di ferro americana, darebbe vita a un interessante precedente dando modo anche ad altri exchange di sfruttare la breccia. 

Il mercato delle valute digitali è sempre più importante e il fatto che colossi del calibro di Fidelity, Black Rock e l’ICE con BAKKT stiano entrando dalla porta principale, ne è la dimostrazione plastica.

 

Bitcoin ETF: prossima fermata 21 maggio

Bitcoin ETF: prossima fermata 21 maggio

Le chances di un’approvazione dei Bitcoin ETF da parte della Securities Exchange Commission continuano a crescere. Martedì 21 maggio la Commissione è chiamata a esprimersi, ma è probabile un rinvio della decisione.

La SEC infatti ha 240 giorni a disposizione per valutare le istanze presentate ed è quasi certo che per esprimere un parere su una materia nuova e complessa come il primo Bitcoin ETF, che prevede un cambio o quantomeno un aggiornamento dei regolamenti federali, utilizzerà tutto il tempo a sua disposizione.

A tal proposito, la Commissaria della Sec Hester Pierce (affettuosamente chiamata “crypto mamma” dalla community internazionale per le sue dichiarazioni favorevoli all’approvazione di un Bitcoin ETF) è pronta a dare battaglia in commissione.

Già nell’estare 2018 la Pierce aveva fortemente criticato la decisione di bocciare l’istanza dell’exchange Gemini, puntualizzando come fosse estremamente scorretto privare il mercato di uno strumento quale l’ETF per un asset come il bitcoin, che suscita molto interesse nel pubblico, e che per la stessa commissaria era (ed è) ormai pronto al battesimo del suo primo Exchage Traded Fund.

bitcoin etf hester peirce sec

Un altro aspetto che ha destato “l’attenzione” degli analisti, è stato il rinvio dell’istanza di Bitwise (sempre relativa a un bitcoin ETF) il 15 maggio scorso, mentre non c’è stata ancora la pronuncia sull’istanza della CBOE in collaborazione con le società Van Exk e Solid X (che hanno presentato l’istanza con le maggiori probabilità di approvazione, per le ragioni che ho elencato in questo articolo di qualche settimana fa). E tutto questo è sembrato molto strano, visto che la Sec stava gestendo contemporaneamente le due pratiche. 

Ciò ha dato adito a tutta una serie di speculazioni in merito a un’imminente approvazione, anche se le possibilità sono oggettivamente minime.

Una decisione che potrebbe stravolgere il mercato (così come lo conosciamo). 

Il 13 maggio durante la conferenza annuale Consensus a New York, la Commissaria della Sec Hester Pierce ha ribadito la sua convinzione sul fatto che i tempi siano ormai maturi per dare il via libera al primo Bitcoin ETF, chiarendo come in passato le manipolazioni del mercato siano state tra le ragioni principali per cui la SEC ha finora respinto ogni proposta di Bitcoin ETF.

Uno studio recente mostra che l’approvazione di un ETF  potrebbe far aumentare il prezzo del bitcoin anche del 500% a causa dell’afflusso di denaro degli investitori istituzionali. La società di consulenza Capgemini ha stimato che oltre il 29% degli individui con un patrimonio netto elevato è entusiasta di investire in asset digitali, mentre un altro 27% è “un po’ interessato”.

Questo è uno scenario tutt’altro che irrealistico, infatti basta vedere l’enorme interesse per il comparto delle valute digitali di asset manager del calibro di Black Rock (che da solo gestisce quasi 7 Trilioni di dollari, circa 30 volte la capitalizzazione attuale di tutto il settore delle criptovalute) e di Wall Street. 

D’altronde ricordiamo come i Bitcoin Futures della CME di Chicago siano stati proprio il driver principale della bull run culminata con il raggiungimento dei $ 20000 nel dicembre 2017.

E volendo fare un paragone con dei dati oggettivi, visto che il bitcoin spesso viene definito “l’oro digitale” andiamo ad analizzare l’andamento dell’oro al momento del rilascio dei primi Gold ETF alla fine del 2003. 

gold etf

Il prezzo di un’oncia d’oro è passato dai $ 400 ai $1900! Credo che questo grafico non necessiti di ulteriori commenti.

Vediamo dunque come lo studio della Capgemini che ha stimato un +500% al momento del lancio dei Bitcoin ETF, sia decisamente in linea con i dati relativi all’oro nel momento del rilascio dei Gold Exchange Traded Funds

Tale scenario è avvalorato dal fatto che questo strumento finanziario, oltre ad aprire le porte agli investitori istituzionali, consente l’ingresso nel mercato delle valute digitali anche ai piccoli e medi investitori retailers (che storicamente determinano l’esplosione di un asset, perchè da soli gli istituzionali non bastano). Attualmente ci sono molte persone che vorrebbero entrare nel mercato delle criptovalute, ma per limiti tecnologici o di expertise informatica, sono tagliati fuori.

Ma grazie agli ETF, con una semplice telefonata o magari attraverso la propria piattaforma di home banking, potranno acquistare bitcoin e criptovalute in tutta serenità e con la consapevolezza di avere tra le mani uno strumento finanziario sicuro e regolamentato. Insomma, una rivoluzione per il mercato come lo conosciamo noi oggi!   

 

Bitcoin Futures e servizio custodia: Bakkt scende in campo

Bitcoin Futures e servizio custodia: Bakkt scende in campo

I primi test per il servizio di custodia e il trading di Bitcoin Futures partiranno a Luglio.

Nell’annuncio pubblicato oggi su Medium da Kelly Loeffler, Ceo di Bakkt, sono stati svelati importanti aggiornamenti sul lancio di una delle piattaforme più attese per il trading di Bitcoin futures a replica fisica. Ricordo che dietro Bakkt c’è l’ICE (Intercontinental Exchange), proprietario della New York Stock Exchange, una delle borse più popolari negli Stati Uniti.

Intanto Loeffler ha evidenziato come negli ultimi mesi ci sia stata una strettissima collaborazione con la CFTC (Commodities Futures Trading Commission) per sviluppare una piattaforma che soddisfi le esigenze dei clienti e che al tempo stesso sia conforme alle normative federali statunitensi.

I primi test UAT (User Acceptance Testing) a cui parteciperanno attivamente anche gli utenti, avranno inizio a luglio 2019 e saranno utilizzati per testare il modello di trading e il servizio di custodia.

Secondo il Ceo di Bakkt “i nuovi contratti future sul bitcoin sono stati plasmati dopo numerosi scambi di idee con le controparti e offrono caratteristiche uniche di trading, sicurezza e gestione del rischio“.

Le caratteristiche principali dei Bitcoin futures di Bakkt

  1. Saranno fornite due tipologie di contratti, giornalieri e mensili, così da adattare l’esperienza di trading alle esigenze temporali degli utenti;
  2. la formazione del prezzo relativa all’asset di riferimento (Bitcoin) sarà fornita direttamente dall’Intercontinental Exchange Futures US e sarà supportata da tools di analisi per rilevare eventuali pratiche scorrette (come il wash trading). In sostanza Bakkt avrà un proprio Benchmark di riferimento, senza affidarsi agli attuali Spot market del settore non regolamentati.
  3. i contratti futures saranno gestiti direttamente dall’ICE Clear US, compresa la raccolta e la variazione del capitale iniziale a garanzia (margine);
  4. Bakkt contribuirà con $ 35 milioni a garanzia e sicurezza di tutti gli investitori, in modo da coprire eventuali “buchi” causati da una mancata margin call, magari a causa di uno spike improvviso della quotazione;
  5. per l’acquisto e la conservazione dei Bitcoin sarà fornito un servizio di custodia integrato approvato dalle autorità USA, regolarmente assicurato e protetto da eventuali attacchi informatici, che implementerà dei software anti-riciclaggio e di analisi blockchain.

La nota si conclude con l’auspicio che i nuovi acquisti della società (come il Consigliere generale Marc D’Annunzio) contribuirnno a rendere ancora più efficiente e competente il team di gestione della piattaforma Bakkt. 

Kelly Loeffler conclude con un’interessante considerazione, quando rivendica il lavoro svolto da Bakkt per aumentare la visibilità delle Valute Digitali rendendole più “mainstream” e la fattiva collaborazione tenuta con gli utenti e le autorità statunitensi: infatti al fine di sviluppare una coscienza collettiva utile a favorire la diffusione degli asset digitali, sarà necessaria una fattiva collaborazione tra le imprese e i responsabili politici ed è esattamente quello che sta portando avanti Bakkt.

Forse siamo davvero all’alba di una nuova era.

 

 

Bitfinex lancia la sua Initial Exchange Offering

Bitfinex lancia la sua Initial Exchange Offering

Da qualche ora circola in rete una bozza del whitepaper relativo alla IEO del token di Bitfinex LEO, che sarà offerto prima a investitori privati e dal 10 maggio sarà disponibile al pubblico.
 
L’obiettivo dichiarato è il raggiungimento del miliardo di dollari e se tale importo sarà raggiunto in fase di private offer (cosa molto probabile dato che da indiscrezioni pare siano stati raccolti già 600 milioni nda) ovviamente la fase pubblica non avrà luogo.
 
Questa mossa è chiaramente un tentativo per uscire dall’angolo dopo che nei giorni scorsi è emerso che $ 850 milioni sono stati congelati dalle autorità statunitensi, polacche e portoghesi in seguito a un’indagine. 
 
Ifinex, la società che gestisce Bitfinex e Tether, si è sempre dichiarata tranquilla e confida nel fatto che in poche settimane l’importo sequestrato sarà restituito.
 
Nel dubbio comunque, con questa iniziativa che sembra aver suscitato grande entusiasmo tra gli investitori, Ifinex mette in campo il piano B.
 
E che piano B!
 
Andiamo ad analizzare rapidamente i punti salienti del whitepaper:
 
  • la struttura del token Leo sembra essere molto simile a quella di Bnb (l’utility token di Binance);
  • Ifinex procederà al buy back e al burn del token Leo una volta rientrata in possesso degli 850 milioni attualmente congelati, entro 18 mesi dal lancio della IEO);
  • anche l’80% dei bitcoin recuperati dopo l’hacking di Bitfinex nel 2016 sarà impiegato per il burning dei token Leo;
  • è prevista una percentuale di sconto sulle fee per i depositi, i prelievi e il trading.

In conclusione Leo sarà una parte essenziale dell’ecosistema di IFINEX. 

Questi eventi dimostrano come l’intuizione di Binance di affiancare le Initial Exchange Offering (IEO) alle vecchie Initial Coin Offering (ICO) sia stata una strategia premiante, infatti sono convinto che nei prossimi mesi le migliori opportunità di investimento verranno proprio dalle IEO delle piattaforme più prestigiose del settore, come Binance e Bitfinex.
 
 
 
Binance lancia Binance Chain e dice addio a Ethereum

Binance lancia Binance Chain e dice addio a Ethereum

Giovedì Binance ha annunciato che il 23 aprile dovrebbe lanciare Binance Chain, una blockchain pubblica che supporterà i tokens BNB, all’interno della quale presto sarà integrato anche l’exchange decentralizzato di Binance.

Allo stesso tempo, e questa è una notizia dalla portata rivoluzionaria per il settore delle criptovalute, Binance autorizzerà altri progetti a sviluppare nuovi tokens sul suo network, abilitandoli a lanciare Initial Coin Offering (ICO) e a raccogliere fondi in Binance Coin (BNB).

Subito dopo l’annuncio del lancio della sua mainnet, così come i dettagli per lo swap in BNB, Binance ha rivelato che Mithril (MITH) sarà il primo progetto a vedere i suoi tokens migrare sulla Binance Chain.

binance mithril

Mentre Mithril è stato il primo progetto ad annunciare la migrazione sulla Binance Chain, altri ora stanno iniziando a seguire il suo esempio: infatti Red Pulse, una piattaforma di marketplace dedicata all’economia cinese, ha rivelato che presto migrerà sulla blockchain di binance.

Subito dopo l’annuncio, Mith e Red Pulse hanno fatto registrare rialzi importanti sulle ali dell’entusiasmo.

Anche l’Enjin token, appartenente all’omonimo wallet, sta segnando guadagni considerevoli subito dopo aver annunciato il supporto alla Binance Chain.

Alla luce degli ultimi sviluppi, c’è la seria possibilità che Binance diventerà una token factory in grado di insidiare una considerevole fetta di mercato al momento appannaggio di ethereum.

Se andiamo ad analizzare velocemente i due token (ETH e BNB) scopriremo come la politica di Binance di procedere a dei “burn” periodici di BNB, favorirà una crescita qualitativa del proprio token, contrariamente a ETH che al momento presenta decisamente un profilo inflazionistico.

Dunque dopo il bitcoin con il suo RGB Lightning Asset Protocol, anche Binance ha deciso di scendere nell’arena dei network dedicati alla tokenizzazione e a questo punto per ethereum si aprono nuovi scenari in cui il team dovrà impegnarsi a fondo per tenere il passo dei concorrenti e sviluppare degli upgrade adeguati.

 

 

Breakout del bitcoin, assalto ai $5000

Breakout del bitcoin, assalto ai $5000

Dopo i numerosi tentativi degli ultimi mesi frustrati da volumi non adeguati e dalla mancanza di compratori, il bitcoin è riuscito a violare la zona di resistenza sul livello 4400/4200 dollari per giungere senza grandi difficoltà a ridosso dei $ 5000, importante soglia psicologica.

In caso di rottura di tale livello, presumubilmente il bitcoin non troverà più grandi ostacoli fino ai $ 6000. 

Ovviamente non sarà facile, anche se nelle ultime ore i volumi sembrano sostenere il movimento. Cercare di stabilire con assoluta certezza una rottura o meno dei 5000 dollari è quasi impossibile ma quello che possiamo e dobbiamo fare è analizzare cosa ha determinato il breakout degli ultimi giorni.

Una premessa prima di iniziare: non è ancora il momento di farsi prendere dai facili entusiasmi, perchè la strada da fare prima di arrivare a una sostanziale inversione del beartrend è ancora lunga.

Ma è palese come negli ultimi mesi ci siano stati diversi segnali importanti.

Eventi e novità del settore

E’ innegabile che il 2019 si è aperto all’insegna di una ritrovata vitalità per il settore delle valute digitali, dopo un 2018 decisamente negativo.

Se torniamo con la memoria al biennio 2016/2017 ricorderete come il rilascio di testnet, il lancio di mainnet, partnership importanti e upgrade dei vari network fossero eventi all’ordine del giorno.

Ebbene negli ultimi mesi questa vitalità è tornata prepotentemente sul mercato e tutto ciò contribuisce a creare un sentiment improntato all’ottimismo (il lancio delle testnet dei DEX di Binance e Bitfinex, partnership importanti all’ordine del giorno, colossi bancari e delle comunicazioni che investono pesantemente nel settore, upgrade importanti dei principali network).

Questi eventi sono stati tra i principali catalizzatori per i rialzi importanti del 2017, culminati poi con la bull run di dicembre al momento del rilascio dei primi Bitcoin Futures alla CME di Chicago (piccola coincidenza, a fine anno probabilmente avremo a regime BAKKT e il primo Bitcoin ETF).

Nel 2018, in seguito al declino importante della capitalizzazione del comparto, ovviamente abbiamo assistito a una rarefazione importante di questo genere di iniziative, ma ritengo che nel corso del 2019 l’analisi fondamentale giocherà un ruolo importante nelle analisi di mercato.

Criticità

Se è vero che dal punto di vista fondamentale il bitcoin e le principali criptovalute sembrano beneficiare di questo clima di rinnovata fiducia, le maggiori criticità a mio avviso sono da ricercare nell’analisi tecnica e dei volumi.

Il problema dei volumi è ormai noto a tutti: quelli dichiarati da coinmarketcap spesso e volentieri sono gonfiati nell’ordine del 70/90%, a causa della vergognosa pratica di molti exchange (non tutti per fortuna) di gonfiare i propri volumi di trading nelle 24 ore. Se vuoi approfondire l’argomento in questo video ho spiegato tutto nel dettaglio

A dimostrazione di come i bassi volumi rendano vulnerabile il mercato alle manipolazioni del prezzo (in entrambe le direzioni, visto che con gli strumenti finanziari attuali è possibile guadagnare dai rialzi quanto dai ribassi) c’è proprio la notizia rilanciata da Reuters secondo cui il rialzo del 2 aprile sarebbe stato propiziato da un maxi ordine di 100 milioni di dollari piazzato su 3 diversi exchange (Coinbase, Kraken, Bitstamp) ma riconducibile a una stessa entità.

Infatti dall’osservazione dei dati degli scambi appena citati, si evince un’impennata sincronizzata dei volumi di circa 7000 bitcoin in un’ora.

Con questo non sto dicendo che l’acquisto faccia parte di una manovra speculativa (anche se una domanda mi sorge spontanea: come mai l’investitore/i non si è rivolto al mercato Over the Counter, decisamente più attagliato all’esigenza?), ma voglio mettere l’accento su un fatto incontrovertibile, e cioè che i bassi volumi degli ultimi mesi e una capitalizzazione di circa 70 miliardi di dollari (prima del breakout di ieri) rendono il bitcoin e tutto il mercato esposto e vulnerabile a potenziali manipolazioni.

Infatti 100 milioni di dollari possono sembrare molti, ma vi assicuro che solo le transazioni giornaliere over the counter sono nell’ordine di miliardi di dollari (le transazioni OTC hanno la particolarità di non inficiare direttamente la quotazione di un asset, in questo caso bitcoin).

Dunque qualsiasi grande investitore o fondo d’investimento con una disponibilità medio-bassa, dato che a certi livelli 100 milioni di dollari sono la base, può causare un movimento importante del prezzo del bitcoin (si può arrivare anche al 20% come abbiamo visto) con tutto ciò che ne consegue.

Purtroppo fino a quando non torneremo a una capitalizzazione vicina a quella raggiunta a fine 2017, il mercato sarà sempre soggetto a questo genere di dinamiche e questo è un dato di fatto.

Analisi dell’azione del prezzo

bitcoin analisi prezzo

Da un’analisi squisitamente tecnica, dopo il breakout del 2 aprile e il primo test della resistenza a $ 5000 possiamo aspettarci un pullback e un test del livello 4400/4200 (nel frattempo diventato supporto). Se i volumi delle ultime 24 ore continueranno a sostenere la quotazione e la pressione dei compratori rimarrà costante nei prossimi giorni non mi sento di escludere totalmente una rottura secca anche dei 5000 dollari, anche se questo scenario è decisamente quello meno probabile.

Buon trading

 

Trading Over The Counter: il nuovo campo da gioco del mercato delle criptovalute

Trading Over The Counter: il nuovo campo da gioco del mercato delle criptovalute

Con la crescente tendenza delle grandi istituzioni finanziaria a investire in bitcoin e criptovalute, tutte le principali piattaforme del mercato si stanno dotando di desk per il trading Over the Counter.

Il trading Over the Counter consente agli investitori di effettuare transazioni private, senza passare per un exchange o intermediari.

I vantaggi sono molteplici, infatti di solito parliamo di scambi nell’ordine dei milioni di dollari, ai quali è possibile affiancare una vera e propria trattativa per generare vantaggi a beneficio di tutte le parti interessate alla transazione.

A dimostrazione di come i grandi investitori e i principali fondi d’investimento prediligano le transazioni OTC, a novembre 2018 la MV index Solution (una sussidiaria della Van Eck, la società che in collaborazione con la Cboe ha depositato presso la Sec l’istanza per il rilascio dei primi Bitcoin ETF) ha lanciato il suo Bitcoin Index basato sui 3 principali desk OTC.

I numerosi vantaggi derivanti dalla presenza di un importante indice che rifletta le quotazioni degli scambi che avvengono Over the Counter, potranno aprire la strada a prodotti finanziari importanti, quali appunto gli ETF, grazie a un notevole miglioramento della trasparenza dei prezzi.

A tal proposito, a novembre 2018 la banca d’affari Morgan Stanley ha pubblicato un report dal titolo “Aggiornamento: Bitcoin, Criptovalute e Blockchain”, dove ha evidenziato come le banche centrali e i principali enti regolatori si stiano “abituando” all’idea di una più diffusa adozione sia del Bitcoin che della tecnologia blockchain nel suo complesso.

Insieme alla nuova percezione del bitcoin come asset per investimenti istituzionali, gli operatori coinvolti si rivolgono sempre di più agli scambi Over the Counter grazie appunto agli enormi vantaggi offerti da questa tipologia di trading.

Gli investitori istituzionali continuano ad aumentare

L’idea generale è quella secondo cui i grandi investitori stiano aspettando il rilascio di strumenti finanziari importanti, quali i Bitcoin ETF, prima di entrare nel mercato delle Valute Digitali.

Ma l’analisi dei volumi OTC degli ultimi mesi raccontano un’altra storia.

Gli appassionati di criptovalute parlano spesso di come il denaro istituzionale potrebbe determinare una nuova bull run simile, se non più impetuosa, di quella di fine 2017.

Questa cosa in realtà sembra stia accadendo in modo silenzioso senza attirare troppo l’attenzione.

Molte delle più grandi società di mining hanno creato dei desk OTC per vendere le proprie monete senza affidarsi agli exchange del settore e ovviamente è qui che si rivolgono i grandi investitori.

desk over the counter

Infatti il trading Over the Counter ha fatto registrare una crescita esponenziale nel corso del 2018.

Secondo i rapporti della Digital Asset Research e del Gruppo TABB, ad aprile 2018 il volume giornaliero degli scambi OTC era di circa $ 250 milioni, mentre alla fine dell’anno sono stati raggiunti picchi di $ 15 miliardi al giorno!

Questo è dovuto a delle precise dinamiche e se analizziamo a fondo il meccanismo, scopriremo che in realtà è un’evoluzione del tutto naturale.

Infatti da un lato i miners di bitcoin hanno grandi quantità di monete da vendere e. ovviamente, per evitare di incidere negativamente sul prezzo, preferiscono rivolgersi al mercato Over the Counter.

Dall’altra parte abbiamo i grandi investitori che vogliono procurarsi enormi quantità di monete che, se acquistate negli spot market attraverso gli exchange, determinerebbero un aumento delle rispettive quotazioni.

Così la convergenza degli interessi delle grandi società di mining e dei fondi d’investimento ha di fatto favorito l’esplosione del trading Over the Counter.

C’è da scommettere che in futuro gli scambi OTC continueranno a beneficiare di questo enorme flusso di capitali “sotterraneo”, che ha il pregio (o il difetto, dipende dai punti di vista) di influenzare poco o niente la quotazione del bitcoin, e che garantisce tutta una serie di vantaggi a quegli investitori che dispongono di grandi capitali da investire e non desiderano utilizzare gli exchange del mercato, che ricordiamo nella maggior parte dei casi sono pur sempre delle piattaforme non regolamentate.

Se sei interessato a concludere una o più transazioni sul mercato Over the Counter, scrivi una mail a info@bitcoinfacile.org e riceverai tutti i dettagli sul nostro servizio di assistenza, consulenza e desk sul trading OTC. 

 

Bitcoin ETF: prossima fermata 21 maggio

Dopo la NYSE, la CBOE presenta nuovamente l’istanza per un Bitcoin ETF

La Chicago Board Options Exchange torna in pista ripresentando la sua proposta congiunta con le società VanEck e Solid X per il rilascio di Bitcoin ETF.

L’istanza era stata ritirata a metà gennaio per evitare il probabile rigetto a causa dello shutdown del governo USA, che avrebbe compromesso il lavoro di tutte le agenzie federali compresa la Sec.

La deadline per la decisione finale era originariamente prevista per il 27 febbraio, dopo che la Sec aveva utilizzato tutto il tempo a sua disposizione per analizzare la proposta.

Dopo il ritiro e la nuova presentazione però, la procedura partirà dall’inizio e, una volta pubblicata nel registro federale, la SEC avrà un massimo di 240 giorni per decidere se approvare o rifiutare la proposta.
 
 
La nuova istanza infatti non è stata ancora pubblicata, il che significa che non è iniziato il conto alla rovescia perchè la Securities and Exchange Commission prenda una decisione.
 
Il rinnovo della richiesta arriva dopo che la New York Stock Exchange ha presentato a sua volta la propria istanza per l’approvazione di Bitcoin ETF in collaborazione con l’asset manager Bitwise.
 
Anche in questo caso, la proposta della NYSE non è stata ancora pubblicata nel Registro federale dunque non abbiamo ancora una deadline.
 
La brutta notizia è che per vedere un bitcoin ETF ora dovremo aspettare presumibilmente altri 8 mesi, ma quella buona è che adesso abbiamo 2 istanze presentate da due delle borse più prestigiose degli Stati Uniti e che hanno ottime probabiità di essere approvate.
 
Fonte: Coindesk
 
 
 
 
 

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Bitcoin, quale scenario ci aspetta nel 2019?

Bitcoin, quale scenario ci aspetta nel 2019?

Il Bitcoin sembra aver temporaneamente arrestato la sua discesa. Andiamo ad analizzare i livelli di prezzo significativi nel lungo periodo per capire cosa aspettarci nel corso del 2019.

Dopo una panoramica delle principali notizie, troverai un interessante parallelo tra l’andamento dell’oro e del bitcoin al momento del lancio dei primi contratti futures , dove emergono delle incredibili analogie.

Buona visione

Ethereum: crollo lampo a $13 su coinbase pro

Ethereum: crollo lampo a $13 su coinbase pro

Ieri Ethereum ha subito un flash crash anomalo che ha portato la moneta a raggiungere i $ 13,05 su Coinbase pro, una delle piattaforme più popolari del mercato.

Oggi Ethereum è scambiato a poco più di $ 85. Tuttavia, sembra che alcuni trader fortunati abbiano avuto l’opportunità di acquistare Ethereum ben al di sotto del prezzo corrente.

ethereum crollo lampo

Coinbase ha recentemente sperimentato quello che sembra un crash lampo sulla coppia ETH/USDC.

Nel 2017 si era verificato un episodio analogo, che aveva portato ethereum a toccare i 10 centesimi di dollaro.

Uno dei fortunati traders, ha twittato entusiasta che tutti i limit order piazzati ben al di sotto dell’attuale quotazione sono stati eseguiti.

crollo lampo di ethereum

Nessuno sa davvero quali siano state le cause che hanno determinato questo crollo lampo.

Probabilmente qualche start up del settore che ha deciso di liquidare tutti gli ethereum raccolti in fase di ICO, oppure un trader incauto che ha piazzato un ordine di vendita errato. Quale che sia la verità, il dato certo è che l’operazione è stata eseguita in open market e chiaramente ha condotto la moneta fino al bottom dei $ 13, quando l’ordine di vendita è stato completamente eseguito.

Ovviamente non è da escludere una manovra speculativa.

Il pesante calo si è verificato solo sul cross ETH/USDC, mentre i cross in euro e dollaro sono rimasti inalterati.

Per qualcuno è stata davvero una giornata profittevole, con la strategia low ball pienamente riuscita, mentre per altri è stata decisamente una disfatta.

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ethereum crollo lampo

 

Cosa ha determinato il crollo del bitcoin?

Cosa ha determinato il crollo del bitcoin?

Nelle ultime settimane ho letto molte analisi in merito alle cause che avrebbero innescato il pesante calo del bitcoin di metà novembre.

Alcune sensate, altre caratterizzate da elementi di considerazione senza alcun fondamento.

Con quest’articolo voglio mettere a sistema tutte le informazioni relative agli ultimi eventi e delineare il quadro che ha determinato l’attuale scenario.

Ricostruiamo quanto accaduto negli ultimi mesi.

Da inizio settembre fino a metà novembre 2018 il bitcoin è entrato in una fase di ranging market che ha determinato un calo drastico della volatilità e dei volumi di scambio, tanto che la moneta e il mercato cripto per alcune settimane hanno presentato dei profili di stabilità maggiori rispetto ai principali titoli azionari, che da ottobre sono in forte sofferenza.

Parallelamente abbiamo assistito a enormi volumi di scambio sul mercato OTC (Over the Counter), segnale chiaro che grossi investitori avevano iniziato ad accumulare grosse quantità di bitcoin.

Vi ricordo che in quella fase il trading range era tra i $ 6000 e i 6800.

Voglio sottolineare come fino a metà novembre nessuno si aspettava un calo della moneta sotto i $ 6000, anzi l’entusiasmo generato dall’imminente rilascio di alcuni prodotti finanziari a replica fisica del bitcoin, tra cui i futures della piattaforma BAKKT di proprietà della New York Stock Exchange, e dalle buone probabilità di vedere entro la primavera del 2019 i primi bitcoin ETF, aveva indotto molti analisti a effettuare dei paralleli con l’autunno 2017, prima della bull run di fine anno.

Anche il quadro fondamentale del bitcoin e dell’intero mercato era, ed è ancora, estremamente positivo.

 Infatti in tale ottica ricordiamo i primi tentativi in Europa di introdurre le criptovalute nelle legislazioni dei singoli stati (con il Parlamento europeo che con la direttiva 2018/843 di fatto obbliga gli stati membri a introdurre lo status di Valute Digitali nei rispettivi ordinamenti giuridici entro il 2020) e il primo framework normativo del governo maltese che regolamenta gli asset finanziari virtuali.

Per non parlare delle adozioni di altre blockchain come Ripple e Stellar da parte di multinazionali che operano nel settore dell’informatica e dell’instant payment.

Dunque che cosa è successo?

A mio avviso, da un punto di vista squisitamente tecnico, dopo la rottura del supporto chiave in area $ 6000 il 14 novembre, è iniziata una reazione a catena che ha determinato il sell-off e il conseguente crollo del bitcoin fino alle quotazioni attuali.

Intanto tutti quegli operatori che da mesi accumulavano grosse quantità di bitcoin sul mercato OTC, sono rimasti spiazzati dall’evento e c’è da scommettere che per minimizzare le perdite siano corsi a smobilitare parte, se non tutte, le posizioni aperte nei mesi precedenti.

Viste le grosse cifre in gioco, sono certo che non tutti abbiano avuto la freddezza e la lucidità di completare la vendita Over the Counter, anche perché per perfezionare una transazione simile possono volerci anche giorni, soprattutto in una fase di forti movimenti dei prezzi (e a maggior ragione dopo la rottura di un livello chiave).

Molto più semplice e immediato procedere alla vendita nei classici spot market, cioè le varie piattaforme di scambio del mercato e questo chiaramente ha influito direttamente sulla quotazione, al contrario delle transazioni OTC.

Anche gli investitori retailers che nei mesi scorsi avevano iniziato ad accumulare bitcoin sulle ali dell’entusiasmo per lo stesso ordine di ragioni illustrato in precedenza, sono rimasti bruciati dal brusco calo e hanno iniziato a vendere le proprie monete.

Stesso discorso per tutti quei traders che operano con il margin trading: infatti tra il 14 e il 15 novembre sono scattate una serie impressionante di margin calls che hanno portato alla liquidazione forzata di tutte le posizioni long aperte nelle settimane e nei mesi precedenti.

Alla luce di questi elementi di considerazione, è chiaro a mio parere come il panic selling derivante dalla rottura del supporto in are 6000$ abbia innescato il sell off che ha dato il là al crollo del bitcoin; sell-off che ha continuato ad autoalimentarsi fino a spingere la moneta sotto i $ 5000.

Da notare come nel giro di una settimana siano stati spazzati via due supporti considerati molto solidi, come i $ 6000 che hanno sostenuto la quotazione per tutto il 2018 e i $ 5000 che rappresentano un livello chiave e un’importante soglia psicologica.

A questo punto la rottura tecnica dei $ 5000 ha determinato il cedimento del fronte di quegli investitori che avevano resistito alla prima ondata di vendite, che dunque sono corsi a liquidare le posizioni residue e hanno condotto il bitcoin a violare anche il supporto in area $ 4000 il 24 novembre.

Questo a mio parere è ciò che è avvenuto dal punto di vista tecnico.

Ora proviamo a individuare i drivers fondamentali che hanno contribuito a determinare il primo sell-off del 14 novembre.

La speculazione

Molti hanno gridato alla speculazione.

Non mi sento di escludere a priori qualche manovra speculativa, anche se non credo abbia influito direttamente sul calo delle ultime settimane.

Non si può negare però che ci siano state alcune circostanze quantomeno sospette.

Infatti i prodotti finanziari in fase di lancio elencati in precedenza favoriranno l’ingresso di capitali istituzionali e di grandi investitori, dunque potrebbero essere state messe in campo una serie di manovre volte a sopprimere temporaneamente il prezzo del bitcoin, così da favorire l’ingresso di questa liquidità a condizioni più vantaggiose.

E in un mercato small cap come quello crypto, dove è sufficiente disporre di fondi nell’ordine di milioni di dollari per provocare oscillazioni della quotazione di svariati punti %, implementare simili strategie è davvero semplice.

In quest’ottica, la speculazione potrebbe aver contribuito indirettamente al pesante calo del bitcoin, spingendo il prezzo violentemente al ribasso il 14 novembre fino a rompere il supporto chiave sui 6000$, così da innescare il successivo panic selling.

Siamo comunque nel campo della teoria e non c’è possibilità di fornire un supporto probatorio a queste affermazioni, dunque vanno considerate esclusivamente ipotesi.

Il “Tether affaire”

Uno degli eventi principali che ha contribuito a creare paura e incertezza del mercato, è stato senza dubbio lo spread tra gli USDT e il dollaro (la moneta di cui questi token dovrebbero replicare l’andamento), che dal 15 ottobre ha condizionato pesantemente gli scambi

Ho già scritto a proposito del tether affaire e qui puoi approfondire la storia, dunque non mi soffermerò a spiegare l’antefatto.

Oggi gli inutili allarmismi delle ultime settimane in merito all’insolvenza della società Tether sono rientrati, infatti quest’ultima ha completamente chiarito la propria posizione e al momento della scrittura lo scostamento tra gli USDT e il dollaro è praticamente azzerato.

Tutto lo stress scontato dal mercato però, ha inevitabilmente prodotto delle tensioni che hanno contribuito a minare la fiducia che aveva caratterizzato invece l’ultimo periodo.

L’hard fork di bitcoin cash

Da molti è stato considerato il trigger event che ha determinato il crollo delle quotazioni di tutto il mercato delle criptovalute.

Sicuramente l’hash war a cui abbiamo assistito nelle scorse settimane è stata uno spettacolo poco edificante, che apre le porte a tutta una serie di considerazioni su una reale e poco rassicurante concentrazione di potere nelle mani di queste società di mining.

Credo infatti che tutti gli eventi e le contraddizioni emerse dall’hard fork di Bch abbiano contribuito ad acuire le tensioni nel mercato, già provato dal tether affaire.

Inoltre la paura che in un prossimo futuro si possano verificare degli hard fork anche su altre blockchain che al momento sono rimaste indenni da tali problematiche, ha finito per destabilizzare ulteriormente l’ambiente.

Consideriamo come gli hard fork rappresentino anche la causa di una possibile perdita improvvisa non preventivabile in fase di due diligence e di programmazione di un investimento, e questo chiaramente spaventa gli investitori.

A questo punto è chiaro come anche l’hard fork di bitcoin cash si sia inserito in un contesto già fortemente permeato da paura, dubbio e incertezza.

La faida dei miners

Attualmente è in atto una vera e propria faida tra le grandi società di mining, tesa a ottenere il monopolio su quello che rappresenta uno dei business più redditizi nel panorama delle valute digitali.

Minare bitcoin può essere profittevole fino a una determinata soglia di prezzo e una delle variabili che determinano l’andamento dei guadagni è il costo dell’energia elettrica.

Chi volesse crearsi una posizione dominante nel mercato, non dovrebbe far altro che provocare un repentino calo delle quotazioni e operare in perdita per un arco temporale prestabilito.

In questo modo tutti i miners entrati da poco nel business o che non sono riusciti ad aggiornare i propri hardware per tutta una serie di ragioni, si troveranno in una condizione di svantaggio e di grande difficoltà e ragionevolmente saranno costretti ad abbandonare il mercato.

Le stesse dinamiche che hanno visto negli anni scorsi le multinazionali della grande distribuzione massacrare letteralmente la concorrenza, grazie a una politica di sottocosto che ha portato le stesse grandi catene a operare in perdita, fino alla progressiva chiusura di tutti i competitors della zona.

A tal proposito, la scorsa settimana il Ceo di F2 Pool, mining pool cinese, ha stimato che circa 600 mila miners hanno cessato le proprie attività dopo il crollo del bitcoin di metà novembre.

Questo si evince chiaramente dal progressivo e costante calo della “difficoltà” nel mining del bitcoin.

L’algoritmo che regola la difficoltà di hashing del bitcoin normalmente viene regolato ogni due settimane, per mantenere il tempo medio necessario alla validazione di un blocco nei 10 minuti.

Dal pesante drop del bitcoin di metà novembre, la difficoltà nel mining del bitcoin è in continua diminuzione.

bitcoin difficulty

Questo improvviso calo, ci conferma proprio come molti miners abbiano semplicemente abbandonato l’attività

Alla luce di questi elementi di considerazione, il bitcoin potrebbe entrare in una lunga fase di ranging market necessaria a stabilizzare il mercato, espellere i miners non attrezzati a questa eventualità e, come dicevamo in precedenza, favorire l’ingresso degli operatori istituzionali e grandi investitori a condizioni decisamente più vantaggiose rispetto a un mese fa.

Bitcoin whales

Quasi la metà dei bitcoin in circolazione (consideriamo che dei 17.408.375 attualmente disponibili, circa 5 milioni sono andati perduti a causa dello smarrimento delle chiavi private) sono concentrati nelle mani di un migliaio di persone o fondi d’investimento.

I proprietari di questi wallet da migliaia di pezzi (per un controvalore di centinaia di milioni di dollari), nell’ambiente sono definiti balene.

La fase depressiva delle quotazioni del bitcoin e delle principali criptovalute iniziata a giugno, preceduta della bull run di aprile e inizio maggio con il bitcoin che ha toccato quota $ 10000, potrebbe essere una diretta conseguenza delle azioni di queste balene.

Ricordiamo come il 12 aprile 2018 si sia verificato un imponente short squeeze che ha causato un crollo dei contratti di vendita allo scoperto su bitfinex (uno dei principali exchange del mercato cripto) dalla cifra record di 40000 a 23000 nel giro di qualche ora, con conseguente liquidazione forzata di molte posizioni e buy back del bitcoin. Ovviamente tali ricoperture hanno alimentato quella che è stata una salita vertiginosa delle quotazioni, che hanno fatto registrare un +18% nel giro di qualche ora.

bitcoin shorts

Questa, come altre dinamiche, sono verosimilmente delle manovre propiziate dalle cosiddette balene allo scopo di speculare sull’inesperienza e a estromettere dal mercato la “stupid money” degli investitori retailers dell’ultimo momento, che hanno iniziato a operare nel settore delle valute digitali esclusivamente sull’onda della ribalta mediatica raggiunta nel 2018 dal bitcoin, ottenendo anche l’effetto secondario di accrescere ulteriormente la concentrazione di bitcoin in loro possesso.

La presenza di queste bitcoin whales dunque, in grado di provocare improvvisi e incisivi movimenti di mercato, sta mettendo molta pressione agli investitori retailers e contribuisce ad aumentare la diffidenza degli investitori istituzionali, alimentando così un’atmosfera caratterizzata da dubbio e incertezza.

Considerazioni finali

Alla luce degli elementi analizzati nel corso dell’analisi, la situazione del bitcoin nel breve termine è dominata da profonda indecisione e oggettivamente è quasi impossibile prevedere quale sarà l’andamento delle quotazioni nei prossimi giorni.

Certo è che, se i ribassisti continueranno ad avere il pieno controllo delle operazioni, sarà molto dura per i tori difendere l’attuale support zone nell’area di prezzo 3600/3700 e non è da escludere che successivi test del livello porteranno a un suo cedimento aprendo la strada verso il prossimo supporto chiave in zona $ 3000.

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bitcoin support zone

Bitcoin: mining e profittabilità, siamo al bottom?

Bitcoin: mining e profittabilità, siamo al bottom?

Spesso nelle varie community abbiamo sentito qualcuno affermare che mai il prezzo del bitcoin sarebbe potuto scendere sotto una determinata soglia (prima $6000, poi $ 5000), in quanto un tale calo avrebbe determinato per i miners un saldo negativo in termini di profitto.

Non si capisce bene come tali analisti siano giunti a queste conclusioni, ma è bene sottolineare come il profitto derivante da tale attività non sia un numero astratto ma il risultato di calcoli precisi messi a sistema con una serie di altre variabili.

Ora, al netto della leggerezza con cui nel recente passato sono state fatte tali affermazioni, che denotano una scarsa attitudine nelle cryptocommunity alla verifica di fonti e notizie e una mera riproposizione acritica delle informazioni reperite in rete, è interessante notare come dopo l’ulteriore calo di ieri del bitcoin, i profitti derivanti dal mining (in base al paese, al costo dell’elettricità e al device utilizzato) siano arrivati in prossimità dello zero, quando non in negativo.

bitcoin mining

 

 

In tale contesto, si evidenzia come, a seconda della posizione geografica, i rendimenti possano variare sensibilmente e, ad oggi, il paese migliore per effettuare attività di mining sia il Venezuela.

paesi migliori per il bitcoin mining

Inoltre ci sono anche altre aree nel mondo dove, con un buon equipaggiamento, è possibile minare bitcoin intorno ai $ 4000.

Qui potete calcolare la profittabilità del mining inserendo l’hardware che eventualmente utilizzate e il costo dell’elettricità.

Bitcoin: siamo al bottom?

Questo potrebbe essere un elemento che dà forza a chi afferma che i livelli raggiunti ieri ($3500/3800) siano vicini al bottom?

Potrebbe.

bitcoin weekly

Anche i volumi incredibili della settimana appena conclusa, apprezzabili sul grafico settimanale, insieme alla lunga candela rossa relativa al prezzo, sono un segnale interessante in tal senso.

Analizzando i livelli dei volumi raggiunti a dicembre 2017 (e le corrispondenti candele) in relazione alla quotazione, vediamo come questo spesso sia un buon indicatore per individuare il top (inizio dicembre 2017) e forse il bottom (novembre 2018).

Anche l’RSI settimanale in zona oversold è un’ulteriore conferma al riguardo.

Ovviamente il condizionale è d’obbligo, anche alla luce dell’attuale fase delicata e del sentiment generale nel mercato, attualmente improntato su un’estrema negatività.

Crisi del debito: una nuova recessione all’orizzonte?

Crisi del debito: una nuova recessione all’orizzonte?

A dieci anni di distanza dalla grande recessione, si profila all’orizzonte una nuova crisi.

I livelli dei mercati azionari sui massimi storici e la tendenza all’aumento dei prezzi del settore immobiliare, rispecchiano lo scenario che ha preceduto lo schianto del 2008, quando dopo un lungo periodo di tassi d’interesse molto bassi, la Fed negli Stati Uniti ha avviato una politica di aumento dei tassi (esattamente come sta avvenendo in questi ultimi mesi), impattando negativamente sulla ricchezza delle famiglie e sui consumi.

Negli anni precedenti la recessione del 2008 infatti, la Fed ha ridotto i tassi d’interesse al minimo dell’1%, abbassando così gli interessi sui mutui e favorendo la crescita dei prezzi degli immobili di circa il 10% annuo.

La storia si ripete?

Quando la Fed nel 2005 ha iniziato ad aumentare i tassi, la bolla immobiliare è scoppiata nel giro di due anni.

Infatti molte persone hanno visto lievitare i propri mutui e non sono più riusciti a farvi fronte, vedendosi così ipotecare le case.

Le vendite delle proprietà pignorate hanno provocato un ulteriore calo delle quotazioni, portando l’indice nazionale dei prezzi delle case a diminuire del 30% in meno di tre anni.

Le banche che detenevano i mutui e i prodotti finanziari a essi collegati, hanno visto crollare i rispettivi profitti.

Nel 2009 ben 140 banche statunitensi sono fallite e, quelle che sono “sopravvissute”, spaventate dall’acuirsi della crisi hanno evitato di erogare nuovi mutui e prestiti alle imprese e addirittura si sono rifiutate di concedere prestiti ad altre banche i cui bilanci erano anch’essi in calo.

Il calo dei prezzi delle case dal 2007 al 2009 e la concomitante crisi dei mercati azionari, ha fatto crollare la spesa dei consumatori spingendo così l’economia in recessione.

Il crollo del credito bancario ha dato il colpo di grazia al sistema e ha contribuito a rallentare la ripresa negli anni successivi.

Tornando all’attualità, la bolla immobiliare riscontrabile in alcune aree del mondo non è paragonabile a quella pre 2008, dunque il rischio principale è dato da un calo del mercato azionario che, unitamente alla crisi del debito delle famiglie americane, potrebbe indurre una nuova contrazione dei consumi e spingere l’economia in recessione.

Oggi i prezzi delle azioni sono alti perché sostanzialmente i tassi di interesse a lungo termine sono estremamente bassi.

Infatti il tasso di interesse sui titoli del tesoro americano è inferiore al 3%, il che significa che il rendimento di queste obbligazioni al netto dell’inflazione è vicino allo zero.

Dunque la ricerca di maggiori rendimenti spinge gli investitori verso le azioni, facendo salire i prezzi delle stesse.

Ma i tassi a lungo termine stanno iniziando a salire e probabilmente aumenteranno sostanzialmente nel prossimo futuro, spinti dall’inflazione.

Tassi d'interesse USA rischio recessione

E poiché il deficit di spesa federale annuo esploderà nel prossimo decennio, occorreranno tassi di interesse a lungo termine sempre più alti per convincere gli investitori ad assorbire il debito con l’acquisto dei titoli di stato.

Non sarebbe sorprendente vedere nel prossimo futuro il rendimento dei Treasury a 10 anni superiore al 5%, con il rendimento reale che, al netto dell’inflazione, passa da zero a oltre il 2%.

Secondo l’economista statunitense Martin Feldstein, man mano che i tassi d’interesse a breve e a lungo termine si normalizzeranno, è probabile che anche i prezzi azionari tornino sui livelli medi del rapporto prezzo/utili.

Se il P/E ratio (Price-Earnings Ratio) dello Standard and Poor’s 500 regredisce alla sua media storica, oltre il 30% al di sotto del livello attuale, $ 10 trilioni della ricchezza delle famiglie verrebbero spazzati via.

S&P 500 P/E RATIO rischio recessione

Secondo Feldstein: “La passata relazione tra ricchezza delle famiglie e spesa dei consumatori suggerisce che un tale calo ridurrebbe la spesa annuale di circa $ 400 miliardi, riducendo il prodotto interno lordo del 2%. Aggiungendo a questa crisi della spesa gli effetti sugli investimenti delle imprese, il rischio di veder piombare l’economia nuovamente in recessione è alto.”

Quale scenario ci aspetta?

Solitamente le recessioni sono di breve durata, con una media di circa un anno tra lo scoppio della crisi e l’inizio della ripresa. perché le banche centrali rispondono alla crisi tagliando bruscamente i tassi d’interesse.

Questa volta però le banche centrali dei vari paesi non hanno praticamente spazio per una manovra simile (alla fed va un po’ meglio dato che le ultime previsioni danno i tassi al 3% entro il 2020, mentre in Europa ad esempio siamo ancora in prossimità dello zero).

Il disavanzo pubblico negli USA dovrebbe superare il trilione di dollari annuo nei prossimi anni e si prevede che il debito pubblico federale salga dal 75% del PIL a quasi il 100% entro la fine del decennio.

Anche da questo punto di vista all’Europa non va meglio, con i disavanzi pubblici degli stati membri in costante aumento e i debiti pubblici sempre più sotto pressione.

In questo scenario, la prossima recessione potrebbe essere più lunga e profonda del solito e sfortunatamente, non c’è nulla a questo punto che le banche centrali o qualsiasi altro attore governativo possa fare per evitare che ciò accada.

Delta Summit, Welcome to the Blockchain Island

Delta Summit, Welcome to the Blockchain Island

Guest post (di Luca Lamberti)

Si è da poco concluso il DELTA Summit di Malta, un summit interamente dedicato al settore delle criptovalute, blockchain e DLT (Distributed Ledger Technology).

Perché abbiamo scelto il summit/incontro di Malta? Perché è stato fortemente voluto e sponsorizzato dal governo maltese.

Eh si, mentre in Italia si discute ancora nei vari TG e giornali sedicenti esperti se il Bitcoin sia una bolla o meno, in molti paesi del mondo (a dire il vero, la grande maggioranza) si è passati all’azione già da tempo.

Molti governi si stanno organizzando per integrare queste nuove tecnologie nella vita di tutti i giorni ed alcuni si stanno impegnando nel creare un terreno adatto al fiorire e prosperare di società che operano in questo ambito.

 A tal proposito, Malta ha deciso di creare un hub dove far convergere centinaia di realtà del mondo cripto.

Ma mettere a disposizione infrastrutture (nella fattispecie un grattacielo ed un intero quartiere) non basta, bisogna legiferare.

E nel fare questo, il primo ministro Muscat ed i suoi ministri cosa hanno fatto? Hanno interpellato le maggiori aziende del mondo, quelle mondiali ed anche alcune locali chiedendo loro “cosa possiamo fare per invogliarvi a venire qui e farvi sentire protetti ed accolti?”.

Ecco, nel suo intervento CZ (all’anagrafe Changpeng Zhao) CEO & founder di Binance, la prima piattaforma di trading al mondo di crittovalute, che di recente si è trasferita da Hong Kong proprio a Malta, trascinandosi con sé centinaia di altre aziende del settore, ha tenuto a sottolineare come il governo maltese sia “il più progressista in Europa”.

Ha inoltre affermato che “I leader maltesi sono relativamente giovani, aperti di mente, aperti alla tecnologia… abbiamo bisogno di persone più giovani nei governi al fine di creare le giuste regolamentazioni; i leader devono essere alla mano, non ottusi e irraggiungibili”.

E detto da un imprenditore di successo, che in meno di 1 anno ha creato un’azienda che ha prodotto profitti netti per oltre 1 miliardo di dollari, ci dovrebbe far riflettere sulla nostra situazione in Italia, dove si discute di tante cose ma i fatti che potrebbero cambiare davvero la situazione nazionale tardano ad arrivare.

CZ ha anche voluto rimarcare come “Muscat sia stato il primo leader del mondo ad accogliere su Twitter una società blockchain (Binance)”.

Malta si propone come “hub” dove far convergere centinaia di realtà del mondo crypto

Delta Summit blockchain

La lungimiranza del governo maltese è evidente, vogliono proporsi come esempio per gli altri paesi europei. Inoltre, è doveroso ricordare che Malta è non solo un paese membro UE ma anche del Commonwealth; si trova quindi nella posizione chiave di incontro tra Europa e Commonwealth, soprattutto dopo la Brexit.

Il summit è stato ricco di interventi; i toni erano sereni, pacati e non ci sono state notizie “disruptive”, ma questo (come mi hanno confessato diversi relatori) è stato voluto dall’organizzazione, che desiderava un incontro internazionale sobrio, professionale e concreto. Direi un ottimo parterre dove fare networking in tutta serenità.

Ci sono stati diversi interventi e dibattiti. Forse in alcuni casi avrebbero potuto dare maggior tempo e spazio ad alcuni relatori, perché era palpabile che avessero molto di più da dire di quanto gli sia stato loro concesso; per limiti di tempo Il summit è iniziato con gli interventi istituzionali, che hanno rassicurato i partecipanti sul fatto che le istituzioni maltesi fanno sul serio e stanno lavorando alacremente, insieme alle aziende del settore. (…)

Dopo scrosci di applausi e totale approvazione della platea per le dichiarazioni, sale sul palco quello che forse era il personaggio più atteso, ChangPeng Zhao (detto CZ), CEO di Binance.

Dopo essersi congratulato con l’intero governo maltese per il lavoro svolto ha tenuto a ribadire che “troppe regole uccidono il mercato. Ci vogliono intelligenza e flessibilità”. Ha anche confermato di avere stretto una partnership con banche maltesi, molto pro crypto, per il trading in euro sulla sua piattaforma.

Nella breve intervista che mi ha poi rilasciato, ha confermato che stanno lavorando da tempo sulle transazioni in euro, che già stanno facendo test e che molto presto sarà possibile acquistare/vendere crittovalute su Binance in euro, nel pieno rispetto delle normative maltesi; cosa di cui beneficerà non solo la copiosa comunità italiana (che ringrazia per il supporto) ma l’intera Europa.

La blockchain e le criptovalute secondo ChangPeng Zhao

Delta Summit blockchain CZ intervista

Secondo CZ, è fondamentale introdurre la blockchain nel settore charity, perché assicurerebbe una trasparenza assoluta.

Mentre nella beneficienza “tradizionale” gli spostamenti di fondi non sono trasparenti e gran parte di essi viene deviata nelle tasche di privati corrotti (in Italia abbiamo avuto esempi recenti in tal senso). Con le valute digitali possiamo davvero aiutare i bisognosi, in tutti i paesi del mondo.

Binance sta investendo in tanti progetti e sta dedicando risorse in primis alla educazione sulla blockchain e sulle valute digitali. CZ sconsiglia alle startup di lavorare sull’ecosistema nella fase iniziale; non prima di aver lanciato e solidificato il proprio prodotto.

CZ di Binance si è reso disponibile a rispondere alle nostre domande e a quelle di molti altri; è inoltre restato per ore a disposizione dei molti imprenditori che desideravano incontrarlo per varie proposte; mentre sembra abbia chiuso alcune porte agli intermediari che cercano di far quotare i token dei loro clienti.

Questo ci è piaciuto molto e tutti abbiamo apprezzato la volontà da parte di Binance di fare chiarezza, soprattutto dopo la recente bufera sulla corruzione all’interno degli exchange.

Binance si conferma, anche sotto questo punto di vista, il riferimento del settore, dichiarando anche di dare una stretta alla selezione dei token che verranno quotati, e molti sono i CEO di altri exchange che seguono la loro rotta.

Le Public Sales (ICO) non stanno più funzionando

Tutti, all’unanimità, sono d’accordo sul fatto che le ICO in passato sono state lanciate in maniera errata, forse in preda all’entusiasmo collettivo, e che si debba rivedere il modus operandi delle start up.

Oggi, al fine di lanciare con successo una ICO, o il proprio token, bisogna PRIMA mostrare il prodotto/servizio alla comunità. Lo scopo di una ICO non dev’essere quello di finanziare una società, bensì dev’essere funzionale all’ economia crypto.

Questo perché molti progetti si sono rivelati fumo e sono falliti per incapacità dei team, o perché sono stati gonfiati con marketing aggressivo. In altre parole, gli investitori seri (non i piccoli appassionati con migliaia di euro in mano alla ricerca del miracolo) vogliono sostanza, tanta sostanza. E ci sono migliaia di progetti tra cui scegliere.

Le start up oggi devono mostrare un prodotto esistente, non basterà più una “promessa” sul white paper per convincere gli investitori. Il motto è “mostrami il tuo prodotto e poi offrimi il relativo token”.

Per questo motivo il settore si sta dirigendo sempre più verso l’investimento professionale (non è poi quello che abbiamo chiesto a gran voce tutti?); ci saranno sempre meno micro investitori privati e sempre più professionisti del settore; che oltre ad apportare i fondi necessari sono focalizzati sulla riuscita del progetto e non sulla mera speculazione finanziaria.

Anche se questa è una visione ancora utopistica, e non ancora attuale, devo tenere in considerazione tali affermazioni; visto che si tratta di advisor ed imprenditori molto esperti e direttamente coinvolti in molti progetti e, ovviamente, hanno una visione da insider. (…)

Per leggere la versione integrale del Reportage sul Delta Summit, oltre a tante altre notizie, analisi e approfondimenti, scarica il Report Bitcoin Facile!

 

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